III - aether // partecipante anonimo
Titolo: L'Etereo (Astroboy)
Col capo si profonde in un inchino,
poi corre a prendere la palla e torna
sfoggiando le sue nocche di bambino.
Kentarō ha appena cinque anni e sogna
di andare nello spazio come Atom,
ha gli occhi della mamma, ma è la nonna
a crescerlo da quando l'han lasciato.
Non smette di ripetere che un giorno,
appena suo papà sarà tornato
dall'estero, col minivan del nonno
verranno a prelevarlo i genitori.
Facciamo a gara, un giro tutt'intorno
a mo' di navigati corridori,
per decretare chi sarà l'eletto
che infoltirà il parterre dei vincitori.
Non sta un minuto fermo il piccoletto!
Mi arrendo, non mi riesce stargli dietro:
un altro passo e finirò in un letto
a computare conterie di vetro.
Lo osservo un po' distante saltellare
chiedendomi per quale orrendo, tetro
motivo mai si possa decretare
d'abbandonarlo come un vecchio arnese.
A un tratto, poi, mi par di ricordare
che stranamente stessa sorte offese
il noto robottino tezukiano.
Chi un dì lo ripudiò Atom difese
portando pace al bieco mondo umano.
Socchiudo gli occhi assorto in quel pensiero
e subito una luce da lontano
s'incunea fra le palpebre, non vedo,
o meglio, sono come sopraffatto
da ciò che prima non intravedevo.
Kentarō ha come un repentino scatto
e spicca il volo neanche avesse ali!
Ha propulsori ai piedi, non è affatto
un bimbo dalle doti abituali...
Ha un corpo in solidissimo metallo,
udito, vista e forza eccezionali!
Nessuno al mondo potrà mai fermarlo,
nessuno potrà più scalfirlo dentro,
nei suoi circuiti non alberga tarlo
sebbene provi ogni sentimento.
Non cerca aiuto, non ne ha più bisogno,
è al mondo che abbisogna il suo intervento.
Ha dunque realizzato già il suo sogno
e punta dritto al cielo come un razzo,
come etere dissolve nello sfondo.
Etereo si rimescola allo spazio.
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