II - aqua // @esseredombra

«In principio fummo liquidi seminali, 

poi concretizzati in corpi fatti di sangue; 

eppure, se ci definiamo vivi 

è solo in funzione delle nostre maree mentali: 

in fondo, noi, non siamo altro che flussi». 


La luna m'ha parlato: perdersi non implica l'auto-negazione del ritrovarsi. Se tutto è un flusso, allora tutto scorre, e se tutto scorre, allora tutto si ricongiunge in un unico centro, nella pochezza dei nostri vertici sparsi. I miraggi non esistono: ogni punto del mondo è un colore nitido, o perlomeno lo diventa nel momento in cui ritrovi te stesso al suo interno. I vertici, potenzialmente, sono punti del mondo. La luna, potenzialmente, è anch'essa un punto del mondo.
Il punto, se vuoi sopravvivere, è essere un punto del mondo. 


La luna sapeva di sussurri:
eppure la mia esistenza sa di sabbia
e ogni onda, che sia lama o sospiro,
basta a scavare un solco rosso; 

la dispersione è una piaga intrinseca,
ma dai fondali ciechi: l'intrinseco,
per quanto talvolta sappia urlare,
non ha mai avuto un volto noto. 


La luna adesso non ha più voce:
se tutto scorre, allora in me nulla converge
e io nelle divergenze ci affogo
e non si sopravvive, alle alte maree 

- non si sopravvive.


E anche la luna si sgretola addosso
come goccia
dopo goccia
dopo goccia.

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