71.
Matthew spense il motore dell'auto dopo avere parcheggiato vicino al vialetto che portava alla casa di Mrs Gray e si voltò a guardarmi. Io avevo lo sguardo fisso davanti a me e non avevo il coraggio di scendere, era inutile che mi raccontassi storie. Le parole che quella formidabile vecchietta mi aveva detto la notte in cui ci aveva dato ospitalità avevano scavato un solco troppo profondo dentro di me perché potessi non pensarci, in quel momento.
"Anna" sussurrò Matthew sfiorandomi il viso con un dito. Non mi girai e non gli risposi, non mi piaceva farmi vedere in quello stato eppure non ero in grado di fare finta di niente. "Anna, guardami. Per favore". Chiusi gli occhi e sospirai, sentendo che il suo dito, arrivato al mio mento, stava delicatamente obbligando il mio viso a girarsi verso di lui. Non potei che lasciarlo fare, quando faceva così non avevo la forza di oppormi.
Riaprii gli occhi e il mio sguardo si incatenò al suo. Vi lessi solo comprensione e qualcosa di indefinibile e molto dolce, che mi fece desiderare che quel momento non finisse mai. Quale buona stella avevo io, per avere incontrato quel ragazzo? E, soprattutto, per non averlo fatto scappare?
"Non devi temere Mrs Gray, lei si accorgerà che sei cambiata" disse, convinto "Lo vedrebbe chiunque che non sei più la stessa... hai anche cantato nonostante tu sia stonata come una campana! Quando mai lo avresti fatto, fino a poco tempo fa?" Avvolse la mia mano, che tenevo abbandonata su una gamba, con la sua e un sorriso dolce gli illuminò i lineamenti "E sai una cosa? Mentre cantavi eri bellissima e..." Non gli diedi il tempo di continuare: nell'udire quelle parole non potei fare a meno di allungarmi verso di lui e baciarlo, per cercare di trasmettergli tutto quello che stavo provando in quel momento. Affondai le mani fra i suoi capelli e il mio cervello andò in tilt, nel momento esatto in cui le nostre bocche si unirono. Volevo lui e lo volevo subito, anche se eravamo in mezzo a una strada e avremmo potuto essere visti da chiunque.
Matthew con un certo sforzo si staccò da me e mi sussurrò all'orecchio "Se non ti allontani all'istante non rispondo di me e non mi pare il luogo adatto..." Mugolai contrariata, ma non potei che dargli ragione. Almeno uno dei due ragionava.
Appoggiai la testa sulla sua spalla e gli diedi alcuni piccoli baci sul collo. Possibile che ogni millimetro di lui mi facesse quell'effetto, che non riuscissi a fermarmi? Con un enorme sforzo di volontà mi sollevai e mi misi a distanza di sicurezza. Lo guardai con aia rassegnata. "E va bene, mi arrendo. Andiamo" dissi infine fingendomi imbronciata. "Se però lei mi dirà ancora parole cattive me la prenderò con te".
Matthew sorrise e scosse la testa. "Lei non ti ha mai detto cose cattive e lo sai, Anna. Ha detto la verità, solo che nessuno prima di quel momento si era mai preso la briga di farlo e così ti ha colpito tanto. Per fortuna, dico io..." tacque per qualche secondo e il suo sguardo si perse a guardare gli alberi che costeggiavano la strada. "È anche, per non dire soprattutto, grazie a lei se noi siamo qui ora. Lo sai, vero?" Si voltò di nuovo verso di me, stavolta serio.
Ci riflettei un attimo. Forse aveva ragione, da quell'incontro tante cose avevano iniziato a prendere una piega diversa, per me. Non ero più riuscita a vedere le cose nella solita prospettiva e da lì, in cascata, tutto era cambiato. E avevo potuto trovare lui.
Annuii. "Dobbiamo ringraziarla. Io la devo ringraziare, grazie a lei mi è capitata una cosa meravigliosa... te" dissi semplicemente e lo fissai. Non ero in grado di dire altro, sperai che dallo sguardo lui potesse capire quello che avevo nel cuore in quel momento. Non era mai stata mia abitudine dire ai ragazzi con cui stavo cosa provassi per loro, ma con Matthew era diverso. Volevo che lui sapesse, anche se con ogni probabilità stavo facendo la figura della ragazzetta che aveva perso la testa per il proprio idolo.
Non recepì immediatamente il significato di ciò che gli avevo detto, ci vollero un paio di secondi. Poi lo vidi sgranare gli occhi per la sorpresa e trattenere il respiro. Mi prese il viso far le mani e lo baciò dappertutto, come se non potesse più smettere. Arrivò al mio orecchio e disse in un soffio "Anna Walker, tu mi farai andare via di testa..."
Non avrei mai saputo cosa avrebbe voluto dirmi. Un ticchettio proveniente dal vetro ci fece staccare l'uno dall'altra e guardare fuori perplessi.
"Ma dico io, vi sembra il posto di mettervi a sbaciucchiarvi, con tutta la strada che c'è? Davanti a casa mia?"
Mrs Gray, impacchettata in un'improbabile giaccone verde smeraldo di due taglie più grande e dal quale usciva il bordo d un altro abito a fiori stile quello della notte in cui l'avevo conosciuta, ci stava osservando con un cipiglio da fare invidia a un orco e le mani strette a pugno e piantate sui fianchi ossuti. Doveva essersi alzata da poco, oppure l'avevamo disturbata mentre era impegnata in qualche faccenda, perché i capelli, che ricordavo pettinati ordinatamente in uno chignon d'altri tempi, erano arruffati e circondavano il suo capo con un'aureola di ricci bianchi scomposti.
Fu questione di istanti. Quando realizzò chi fossero le persone che avevano disturbato la sua quiete, un grande sorriso le illuminò il viso e batté le mani, felice come una bambina.
"Venite fuori subito, voi due!" Esclamò ridendo. "C'è qualcosa che mi dovete raccontare, direi!" disse perentoria mentre noi aprivamo le portiere e uscivamo dall'abitacolo per andare a salutarla.
Matthew fu il primo ad arrivarle vicino, anche perché io avevo perso un po' di tempo ad arte per procrastinare il più possibile quell'incontro. Si abbassò verso di lei, così minuta, e si abbracciarono per un lungo istante scambiano qualche parola che non compresi, ma che il mio istinto mi diceva riguardare me. Avevo appena finito di formulare quell'ipotesi, mentre uscivo a mia volta dall'auto e mi avvicinavo con cautela ai due, quasi avessi paura di farmi notare e di fare rumore, che entrambi all'unisono sciolsero l'abbraccio e si voltarono verso di me. Il momento che temevo era arrivato e avrei voluto essere a mille miglia di distanza da lì. Poi però mi resi conto di ciò che stavo pensando. Inconcepibile. Per quanto in un momento grande cambiamento, io ero pur sempre Anna Walker e non esisteva che mi sentissi intimidita da chicchessia. O che lo facessi vedere, quanto meno. Così mi avvicinai ai due con passo deciso e sfoderai uno dei miei migliori sorrisi. Questa volta Mrs Gray non avrebbe avuto niente a che ridire.
La vecchina si staccò da Matthew, dopo avergli dato una carezza affettuosa sulla guancia, e mi arrivò di fronte. Trattenni il fiato, mio malgrado, preparandomi a rispondere a qualsiasi cosa mi avrebbe detto.
Invece rimase zitta. Senza distogliere lo sguardo dal mio mi prese il mento con le dita e mosse il mio viso verso la luce del sole, che faceva capolino fra gli alberi. Passò quasi un minuto a studiarmi, girando la mia faccia di qua e di là, in perfetto silenzio. Si udivano gli uccellini cinguettare e, in sottofondo, il gracidio di qualche rana. Non vedevo l'ora che terminasse, eppure non ero in grado di oppormi.
Alla fine riportò il mio viso verso di lei e annuì soddisfatta, rivolgendosi a Matthew. "Hai visto che avevo ragione" disse semplicemente. Poi si rivolse a me. "Vieni" Non ebbi il tempo di rispondere che si era già incamminata verso casa. Io rivolsi uno sguardo perplesso a Matthew che alzò le spalle e allargò le braccia, a dire che non aveva idea di cosa le stesse passando per la mente. Così non potemmo fare altro che incamminarci lungo il vialetto che attraversava il prato antistante la casa e seguirla.
Quando percorsi la veranda malmessa, non potei non ricordare la notte della tempesta, in cui era stato Matthew a costringermi a entrare in quella casa mentre io avrei preferito dormire in macchina piuttosto che lì. In quel momento, trovandomi di nuovo nello stesso luogo, cercai traccia di ciò che pensavo allora, del disgusto e della repulsione nei confronti di quella casa, e quasi non ne trovai traccia. Certo, ero ben consapevole che stesse cadendo a pezzi, ma questo passava in secondo piano rispetto all'esigenza di seguire Mrs Gray e passare un po' di tempo con lei. Ero davvero cambiata. Tanto.
Entrammo in casa e la penombra ci avvolse. Ricordavo il soggiorno strapieno di ninnoli e dalla tappezzeria consunta, la scala che portava ai piani superiori e il corridoio dove si trovava il telefono antidiluviano con il quale avevo parlato con mio padre. E la cucina, sulla destra, da cui arrivava l'unica luce che illuminava il luogo.
Matthew, dietro di me, appoggiò una mano sul mio fianco e mi indicò con un cenno proprio quella direzione, segno che anche lui pensava che Mrs Gry fosse andata lì dentro. Insieme entrammo nella grande stanza e, come quella notte, notai il tavolo al centro di essa ingombro di terrine di varie dimensioni e di una grande teglia da forno ancora vuota. Come quella notte, l'avevamo interrotta mentre cucinava. Doveva essere il suo passatempo preferito, a occhio. Cosa ne facesse poi di tutta quella roba era un mistero, per certo non poteva mangiarla solo lei, sottile com'era.
Ci fermammo sull'uscio e guardammo la padrona di casa trafficare di spalle a noi con qualcosa che era appoggiato sul tavolo. Non avevamo fatto rumore, ma lei sapeva che l'avevamo seguita infatti si girò subito e venne decisa verso di me tendendomi una mano con la quale teneva qualcosa.
Il mio sguardo passò più volte da lei all'oggetto che mi veniva porto. Il viso coperto di rughe era illuminato da una luce di sfida che danzava in quegli occhi sorprendentemente vivaci che mi scrutavano attenti.
Una sac a poche. Piena.
La mia risata risuonò per tutta la casa.
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Riecco Mrs Gray... Anna passerà l'esame? ^_^
Ho una domanda da farvi, visto che da un po' le letture e i commenti sono nettamente diminuite: secondo voi la storia sta perdendo interesse? Mi potete dire cosa non sta andando per il verso giusto, in modo che possa cercare di migliorare? Grazie mille!
Un grande abbraccio, grazie di esserci! :-*
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