23.
[revisionato]
Avevo sempre amato le prime ore del mattino, quando il pallido sole dell'alba iniziava a rischiarare i dintorni silenziosi e l'aria era fresca e frizzante. Di solito non mi pesava alzarmi presto per andare ad allenarmi anzi, spesso era il momento della giornata che preferivo, quello che mi dava la carica necessaria ad affrontare tutto il resto. Quello che mi faceva sentire viva e fantastica.
Non quella mattina. Non dopo la serata appena trascorsa e, soprattutto, non con quelle quattro pietre al collo da dover gestire.
Mi sedetti di schianto sulle gradinate, osservandole depressa mentre rantolavano senza fiato dopo neanche cinque minuti di corsa.
"Avete la forma fisica di un bradipo morto", commentai a denti stretti, quando le vidi accasciarsi definitivamente sulla pista di atletica. Nello stato fisico e psicologico in cui mi trovavo in quel momento, questo non era proprio ciò che mi ci voleva.
"Cosa pretendi? Abbiamo corso un sacco!" rispose piccata Diana Young passandosi una mano fra i corti capelli scuri. "Dobbiamo partecipare a un Contest in cui verrà misurata l'intelligenza, non ai Trial pre-olimpici!" Come se avesse esaurito le ultime forze, dopo aver pronunciato l'ultima parola si stese a pancia in su con le braccia aperte e respirando come un mantice, subito imitata dalle altre tre.
"Sembrate quattro vecchie di mille anni e che abbiate corso una maratona, quando invece non avete neppure una goccia di sudore sulle vostre fronti super intelligenti", replicai infastidita. Mi alzai di scatto e mi diressi decisa verso di loro, non disposta ad accettare neppure per un altro secondo un atteggiamento del genere.
Passai di fianco a ciascuna assestandogli una leggera pedata sul fianco.
"Alzatevi all'istante, non vi si può vedere in questo stato!" esclamai gelida fissandole una a una. Probabilmente l'espressione dei miei occhi fu abbastanza eloquente, perché senza dire una parola si sollevarono, ripulendosi i vestiti.
"Chiariamo un punto", dissi non appena fui certa di avere la loro attenzione. "È evidente che due settimane non sono certo sufficienti a farvi acquisire una buona forma fisica, visto lo stato in cui siete, né a farvi perdere tutti i chili di gelatina che avete addosso. Ma vi serviranno a iniziare a far rivivere il vostro corpo, a sentirvi meglio e, soprattutto, a pensare a voi stesse in modo un po' diverso. Il che sarebbe anche ora."
Mi bloccai di botto. Negli occhi di quelle quattro era chiaro l'effetto che stavano producendo le mie parole: avevano tutte un'espressione stanca e mortificata. Si sentivano sconfitte già in partenza e ciò non andava bene per niente in quel momento, improvvisamente, tutto ciò che avevo sentito su di me la sera prima mi fece rendere conto del tono che stavo usando e, per la prima volta in vita mia, mi misi nei panni di chi mi stava ascoltando, rendendomi subito conto che potevo provare a dire le stesse cose senza necessariamente far sentire quelle ragazze come pezze da piedi. Avrei anche, forse, ottenuto più risultati.
Respirai a fondo e, quando ripresi, cercai di essere più tranquilla e ben disposta.
"Quindi proseguiremo con l'allenamento giornaliero, procedendo per gradi in base a come vi sentite. Scommettiamo che fra una settimana sarete voi a non volere più smettere?" Con uno sforzo enorme sorrisi e, sorprendendomi io stessa, vidi come immediatamente anche i loro visi si distesero un pochino.
Avevano bisogno di vedere che ero dalla loro parte, non di avere di fronte un giudice pronto a sottolineare ogni loro difetto o mancanza. Che cosa curiosa, non l'avrei mai detto.
"Va bene, Anna", annuì Abby Right, la biondina che mi aveva risposto il giorno prima nell'aula di inglese "Ci proveremo..."
"Ottimo. Allora venite con me, per oggi mi accontenterò di questi cinque minuti di corsa purché voi mi promettiate che domani vi sforzerete un po' di più. D'accordo?" Non mi riconoscevo, questa versione di me così accomodante mi era del tutto estranea.
Dovevo ammettere però che aveva qualche lato positivo, l'atmosfera fra noi era molto più rilassata. Questo deponeva a favore di un esito positivo di questo periodo e della vincita della mia scommessa con Cindy.
Dopo averle viste annuire alla mia proposta, raccolsi la borsa che avevo con me e mi incamminai verso l'uscita del campo. "Andiamo in spogliatoio, è ora di rivedere il vostro look."
"Ma che dici? Siamo perfette!" esclamò Helen Vaughn facendo una piroetta e mettendo bene in mostra la maglietta dei Metallica che indossava, di tre taglie più grandi della sua.
Ci fissammo, io schifata, sopracciglia sollevate e occhi fuori dalle orbite, e lei con un'espressione di sfida.
Un momento dopo ridevamo tutte e cinque come bambine.
Mi stavo divertendo sul serio, e con le ultime persone con cui avrei mai pensato potesse succedere. Questa mattinata stava riservando continue sorprese. A ben guardare, era come se stessi ancora indossando la maschera della sera prima e mi stessi muovendo in incognito, senza i vincoli che avevo quando ero con il mio solito gruppo di amici per il solo fatto di essere Anna Walker. Stare con queste quattro ragazze, appartenenti a un altro universo rispetto al mio, si stava rivelando molto liberatorio.
Entrammo nello spogliatoio femminile ancora sorridenti e ci dirigemmo verso le panche posizionate nel centro della stanza. Lì depositai la borsa, da cui presi alcuni indumenti.
"Ecco qui. Penso che le taglie dovrebbero essere giuste", dissi mentre consegnavo a ciascuna di loro una maglia e un paio di pantaloni. "Ora voi vi togliete quelle... cose... che avete addosso e indossate questi. Poi vi guardate allo specchio e mi dite cosa ne pensate."
Dopo poco si erano tutte e quattro cambiate e si guardavano l'un l'altra con espressioni a dir poco esterrefatte. Titubanti, andarono davanti allo specchio attaccato alla parete e rimasero a fissarsi senza parole.
"Visto come una maglietta e un pantalone della taglia e del colore giusto può fare la differenza?" dissi soddisfatta "E ora state indossando delle semplici tute, non abiti da sera."
Abby si voltò verso di me con gli occhi lucidi.
"Non avrei mai detto che anch'io... Mamma mia Anna, come faremo a ringraziarti? Possiamo farcela!"
Un secondo dopo mi ritrovai letteralmente strizzata da quattro paia di braccia entusiaste.
Il primo istinto fu quello di divincolarmi e riprendere le distanze, redarguendole sul fatto che non gradivo certe effusioni, che non stava bene perdere il controllo in quel modo. Invece mi resi conto che il calore che mi stavano trasmettendo mi piaceva eccome anzi, ne sentivo quasi il bisogno.
Le mie braccia si allargarono per ricambiare l'abbraccio e un momento dopo stavamo saltando tutte insieme in giro per lo spogliatoio vuoto senza riuscire a smettere di ridere.
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