8. TRASPARENTE

Una melodia soave si diffonde fino alla mia stanza. Apro gli occhi e stropiccio le palpebre ancora pesanti, mentre realizzo che, al piano di sotto, qualcuno sta suonando il pianoforte.
Schiaccio i tasti a caso ai lati del cellulare, fin quando non si illumina il display.
Sono le tre e mezza del pomeriggio. Porca miseria! Ma quanto ho dormito?
Ho tre chiamate e un paio di messaggi da parte di mia madre, ai quali, più tardi, mi preoccuperò di rispondere.

Mi scoppia la testa, così piena di immagini della festa in spiaggia di ieri sera; il caos, gli schiamazzi, gli occhi cristallini di Blake che mi perseguitano tra la folla.

In maglietta extralarge e pantaloncini esco dalla camera, inseguendo le note piacevoli. Mi affaccio alla ringhiera della scalinata interna.

Il padroncino di casa è seduto di schiena; le onde dei capelli gli sfiorano il colletto della camicia verde pistacchio che indossa, mentre le sue dita si muovono sicure sui tasti bianchi e neri, generando quella musica tanto coinvolgente da ipnotizzarmi.

Le note sembrano danzare armoniose. Mi entrano dentro, provocandomi brividi sulle braccia e lungo la schiena. La mia mente vola con loro, ripercorrendo un momento non troppo lontano di me e Pamela; il nostro primo concerto di Vasco Rossi allo stadio Olimpico di Roma. Albachiara, questa melodia un po' le assomiglia. Chiudo gli occhi.
Una lacrima mi riga la guancia. La lascio andare, insieme a qualcosa che non potrà più tornare. Quel momento, quando Pam aveva acceso la torcia del cellulare e mi aveva abbracciata, sussurrando il ritornello della sua canzone preferita. Sei chiara come un'alba, sei fresca come l'aria...

Al termine dell'esibizione, un fragoroso applauso si diffonde nel salone. Riapro gli occhi, strappata via dai ricordi. Ed è in questo preciso istante che mi accorgo che Oliver non è affatto da solo; Sierra, Terry e Carl lo accerchiano, concedendogli ripetute pacche sulle spalle. Anche Sam lo raggiunge, sculettando dentro a una minigonna di jeans tempestata di strass. «Ne suoniamo una a quattro mani?» chiede la bionda con fare civettuolo.

Gli occhi di Oliver si illuminano di gioia, mentre fa posto alla ragazza sullo sgabello. Le loro dita si muovono sui tasti, generando una musica dal ritmo allegro, che fa quasi venire voglia di saltellare. Sam guarda Oliver e Oliver guarda la nuova reginetta, sembra che le loro mani abbiano vita propria mentre i loro sguardi restano connessi per tutto il tempo della performance.
Dopo una cascata di note finali, Terry va a congratularsi con Oliver e Sierra con Sam.

Decido di indietreggiare e tornare nella mia stanza quando, dalla cucina, vedo sopraggiungere l'ultimo componente del gruppo: Blake.

Il moro indossa un paio di bermuda blu scuro. L'orlo dei pantaloni gli accarezza i polpacci. Sul sinistro sono dipinti con inchiostro indelebile tre giri concentrici neri. Scorro con lo sguardo sul suo busto, una canotta bianca, a spalla larga, non nasconde affatto gli altri disegni presenti sulle sue braccia, oltre a mettere in risalto l'abbronzatura dorata.

Ed ecco che, ancora una volta, mi si mozza il fiato. I battiti partono a mille, mentre un groppo mi stringe forzatamente la gola. Rimango bloccata con un piede a metà tra gli scalini. Immobile, mentre lo sguardo magnetico di Blake si alza, inevitabilmente, su di me.

«Da quale spazio temporale arrivi, bambina? Sei appena uscita dal letargo?» chiede con voce rauca, camuffando un mezzo sorrisetto, quel che basta per far comparire magicamente la fossetta sulla sua guancia destra.

So perfettamente di non essere nelle condizioni più presentabili, nel mio paio di shorts aderenti e la t-shirt di Gigi d'Alessio di mia madre, scolorita dai numerosi lavaggi, tuttavia mi faccio coraggio e decido di scendere le scale.

Lo ignoro e saluto tutti gli altri. Sierra mi abbraccia, Carl alza appena la mano e Blake infila i suoi polpastrelli tra i capelli, portandosi indietro i ciuffi che gli ricadono inevitabilmente, di nuovo, sulla fronte.
Il suo sguardo sembra non mollarmi un istante, anche quando Sam è di nuovo a fare odiose moine al suo fianco.

Mi sento osservata. Per non cadere in agitazione, decido di dirigere le mie attenzioni a Oliver e complimentarmi con lui. «La tua musica è da brividi. Hai davvero molto talento...»

Nel profilo di Oliver compare un leggero sorriso di soddisfazione.

«Da quanto tempo suoni il pianoforte?» chiedo, curiosa di conoscere qualcosa in più su questa sua passione.

«Quando sua madre l'ha partorito invece della placenta ha espulso un pianoforte, non lo sapevi? » Si mette in mezzo Blake.

Sam gli molla una gomitata sul fianco, tirandogli fuori un debole gemito di dolore. «Piantala di dire sciocchezze! Oliver suona da quando aveva cinque anni e... sì, è un vero portento, puoi dirlo forte!»

Oliver si schiarisce la voce, quasi imbarazzato dalla situazione che si è venuta a creare. «Che ne dite di smettere di parlare delle mie doti musicali e andare a vedere la partita? Bianca, sei dei nostri?» Mi avvolge con il suo caldo abbraccio sulle spalle e mi trascina sul divano.
Pian piano mi sto abituando alla sua vicinanza.
Il contatto con lui mi fa bene, mi tranquillizza e mi fa sentire al sicuro. Tuttavia, non posso essere indifferente allo sguardo scuro di Sam, che sembra infastidito da tutta questa confidenza. Anche Terry mi lancia un'occhiataccia, mentre siede, da sola, su una delle poltrone con il suo solito muso lungo. Blake invece sparisce di nuovo in cucina, per tornare poi con una ciotola di plastica rossa stracolma di popcorn. Si getta sul divano di schiena, con tutta la forza in suo possesso, provocando un sobbalzo della seduta.

«Price, merda! Hai la finezza di un elefante!» protesta Oliver, facendo dei cerchietti con la punta delle dita sulla mia spalla.

Il moro lancia uno sguardo a quei movimenti concentrici e io mi sento avvampare. «Gli elefanti mangiano arachidi non popcorn!» dice con la bocca piena.

«Gli elefanti mangiano erba» precisa Carl, sedendosi a gambe incrociate sul grande tappeto a pelo raso di fronte a noi.

«Sottigliezze, Liverpool.»

Sam si siede vicino a Blake e gli posiziona una mano sulla coscia, sopra ai bermuda. Guarda la ciotola di popcorn con le labbra rosse arricciate. Non bevi alcol, non mangi schifezze, dura la vita da reginetta, vero Sam?

Oliver si sporge in avanti sul bracciolo del divano e afferra il telecomando. «È la finale dei Carolina Panthers» mi informa, accendendo il grande televisore al plasma che occupa metà parete del salone.

Non ho la minima idea di chi siano, fin quando non vedo una massa di giocatori di football entrare in campo con caschi blu e bianchi, così spessi da coprire loro i volti.

«Sono i migliori!» Esclama Blake, prendendo ancora una manciata di popcorn e infilandoseli in bocca. Noto che porta degli anelli sulla mano destra; uno semplice grigio scuro al pollice e altri due di metallo al medio. Le sue unghie sono tutte mangiucchiate e le pellicine ai lati gli fanno sangue.

«Bryce è il migliore!» esclama Sierra, rubando una dose di popcorn. Si è tolta i sandali e si seduta a terra, accanto a Carl.

Tolgo l'attenzione dalle mani di Blake e cerco, con mia grande difficoltà, di riportarla alla partita.

«Sentiamo, cos'è che ti piace di più di Bryce, la sua potenza di lancio o il suo intuito indiscutibile?»

«Io credo che adori i suoi quadricipiti!» sghignazza Sam, stringendo la presa su quelli ben definiti e macchiati di inchiostro del suo ragazzo.

Oliver si irrigidisce. Percepisco i muscoli del suo braccio contrarsi attorno al mio collo. «Io sto con Sierra, anche secondo me lui è il migliore.»

«Grazie, amico, tu sì che sei un intenditore, Bryce è un quarterback eccellente!»

«Io preferisco Xavier.» Blake continua a ficcarsi in bocca mais soffiato senza alcun ritegno.

La partita inizia. Tutti sono presi. Non ci capisco molto, ma pare che i Carolina Panthers siano in difficoltà. Oliver e Blake si agitano, anche Sam è coinvolta, a ogni lancio scatta in piedi e impreca. C'è una collisione tra i giocatori e quest'ultima afferra la ciotola dei popcorn, ormai vuota, e la lancia in alto. Il contenitore fluttua in aria, finendo subito dopo sulla testa di Carl. «Ehi, che diamine!» mugugna il ragazzo, raggiustandosi il cappellino con la tesa.

«Non credevo che una reginetta avesse modi così mascolini, guarda cosa hai fatto al nostro povero Liverpool!» squittisce Terry. Oggi, i suoi capelli sono sciolti, le ciocche rosa le incorniciano il volto, la frangia spessa lascia appena scoperti i suoi piccoli occhi scuri.

Sam si sente attaccata. «Non ci sono regole del galateo per reginette.»Poi si rivolge a Carl: «Scusami, Liverpool, non volevo colpirti...»

Carl si massaggia la nuca. «Non fa niente...»

«Silenzio, per favore, è il round finale!» protesta Oliver.

«Invece dovrebbero esserci, Kendall non farebbe mai un gesto simile!» Terry non molla.

Sam scatta in piedi. «Cosa hai detto?»

«Sanno tutti come la penso, secondo me quest'anno doveva vincere lei lo scettro da reginetta. Niente togliere a te, Sam, ma la bellezza di Kendall Olson è indubbiamente superiore.»

Dalla gola della bionda esce un grugnito. «Che razza di amica sei? Mi attacchi di continuo, ma che diavolo ti ho fatto? Che c'è sei gelosa perché non hai la mia stessa fortuna?»

«Quale fortuna, scusa?»

«Il fatto che sono ricca, carina e ho un ragazzo che mi ama...»

«I tuoi soldi facili mi fanno schifo e la bellezza prima o poi sfiorirà...» grugnisce Terry. Poi alza le sopracciglia e lancia un'occhiata di sfida al moro, che se ne sta seduto a gambe divaricate, quasi divertito dal diverbio tra le due ragazze. «E chi sarebbe il ragazzo che ti ama? Quel troglodita che si sta ingozzando di popcorn?»

«Ehi, Castillo, vacci piano con le offese!» sbotta Blake.

«Perché tu la ami, non è vero, Price?»

«Ma certo!» dice quest'ultimo, facendo spallucce. Sì lecca le dita sporche di sale.

Non so perché ma sento il cuore affondare.

«E tu, Sam, ami Blake, giusto?»

La bionda trattiene il respiro e annuisce.

Terry soffia fuori con il naso. «Che bella coppietta felice, allora, congratulazioni!» I suoi occhi si spostano su Oliver, che continua ad affondare gli incisivi nel labbro inferiore e a stringere più forte la presa attorno alle mie spalle.

Terry si alza e se ne va. Sierra la segue con lo sguardo, indecisa se raggiungerla, ma quando sente la porta del bagno chiudersi, allora rimane seduta sul tappeto.

«Io non la capisco proprio, mi fa salire il nervoso ogni volta!» soffia fuori Sam, tornando a sedere.

«Shh, lascia perdere...» Blake le accarezza il volto, accogliendolo dentro alle sue mani e la bacia sulla bocca.

Nella stanza cala il silenzio. Oliver fissa lo schermo piatto del televisore con fare nervoso, anche se al momento non sembra esserci niente di interessante perché è stata appena fischiata la fine del primo match e i giocatori si stanno dirigendo alle rispettive panchine.

«Questa semifinale è noiosa, non abbiamo visto un touchdown.» Si lamenta Sierra.

«Hai ragione, sono mosci» conferma Carl.

«Ci vuole qualcosa da bere per tirarci su. Hai della birra, Oliver?» chiede la mora.

Quest'ultimo si alza per andare in cucina, lasciando il posto vuoto tra me e i due piccioncini. Blake approfondisce il bacio con Sam e il divano sembra diventare bollente. Unisco le mani e le nascondo tra le mie cosce strette.
Sento il petto salire e scendere mentre osservo le dita di Blake intrufolarsi nella chioma bionda di Sam con delicatezza e allo stesso tempo con possesso. Intanto, con l'altra mano, la tiene stretta sui fianchi. Cerco di non fissarli, anche se la cosa mi risulta alquanto difficile, dal momento che sono a pochi centimetri da me.

Quelle mani, quegli anelli tra i capelli.
Quella bocca che lascia una morbida scia di baci. Segretamente sto desiderando di conoscere anche io il suo sapore.

«Ehi, perché non vi prendete una stanza?» Sbotta Oliver, tornando con le birre.

Mi riscuoto dai pensieri, maledicendomi anche solo di averli formulati.

«Esatto! Qui vogliamo vedere la partita, non il vostro accoppiamento» interviene Sierra.

Blake allontana la reginetta dal suo corpo, quando le loro labbra si staccano emettono uno schiocco. «Buona idea!»

Sam segue Blake su per le scale.
Il suo sedere è perfettamente rotondo dentro la minigonna che le fascia dolcemente i fianchi. Quando arriva a metà, la reginetta si volta appena e incrocia lo sguardo di Oliver, che sta passando le bottiglie a Sierra e a Carl. Tra loro pare esserci una mezza scintilla di non so cosa; è come se Sam volesse quasi scusarsi con lui.

«Non nella mia stanza!» La voce di Oliver si confonde con il telecronista, che ha ripreso a documentare la partita.

«Quella di Sidonia?» grida Blake, ormai in cima alla gradinata.

Il mio cuore si congela all'istante. «No, quella è la mia, adesso...» pronuncio a voce bassa, ma comunque in grado di attirare l'attenzione su di me. Lo sguardo del moro dall'alto della scala sembra sfidarmi, posso quasi percepire i suoi pensieri perversi; so benissimo che è la tua stanza, bambina, proprio per questo l'ho proposta.

Perché, Blake? Perché ti comporti come se fosse tutto un gioco? Tu, il lupo, maledetto, beffardo ed io una ragazzina sciocca. Ma io non sono Cappuccetto Rosso e neanche una delle tante ragazze del tuo passato.

Oliver si riposiziona al mio fianco e grugnisce: «andate dove vi pare!»

«I muri di questa casa sono abbastanza isolanti, Oliver? Altrimenti alza il volume del televisore, non sono in vena di ascoltare quei due darci dentro come ricci» sbuffa Sierra.

Terry torna dal bagno. «Io me ne vado» annuncia.

«Non guardi l'ultimo round

Terry accetta la birra che le sta offrendo Oliver e dà una lunga sorsata, poi gliela ripassa, lasciando che le loro dita si sfreghino.

I miei sensi in questo momento sono al massimo, come ho notato dello sguardo tra Sam e Oliver poco fa non mi sfugge neanche quello di Terry, che sembra perdersi e aggrapparsi a quel briciolo di contatto. «No, tra poco inizia il mio turno di lavoro.» Poi si rivolge a me con due piccoli occhi severi. «E tu, White, non vieni?»

«Ho il giorno libero» sussurro. Sono rimasta in disparte come se avessi bisogno di studiare questa nuova compagnia; i loro gesti, i loro sguardi, le loro parole. Ho un grande caos dentro la testa. C'è una strana tensione tra i presenti, si dichiarano amici ma sembrano nascondere qualcosa che va oltre le apparenze. Difficile capire cosa sia. Oliver è teso come una corda di violino, Terry più scontrosa del solito. Blake e Sam sono scomparsi al piano superiore e Dio solo sa cosa staranno facendo. Carl e Sierra sembrano gli unici veramente interessati alla partita di football.

Terry prende dall'appendiabiti la sua borsa a tracolla fatta di paglia e perline e raggiunge la porta.

La partita termina con grande delusione per tutti quanti. «I Carolina Panthers sono fuori dal campionato, che sfiga!» soffia fuori Carl, pulendo il vetro degli occhiali con un lembo della sua t-shirt.

«Ci credo, hanno giocato di merda!» grugnisce Oliver, alzandosi per spegnere il televisore.

Qualche minuto dopo, anche Blake e Sam tornano a degnarci della loro presenza. Scendono le scale uno dietro l'altra, sono belli da far male. Ed io non posso fare a meno di sentirmi così piccola e brutta da voler essere improvvisamente trasparente.  

Blake tiene stretta tra i denti una cartina appena rollata. Si fruga in tasca per tirare fuori un accendino. «Vado fuori ad affogare nel fumo di un ottimo tabacco questa rovinosa sconfitta!» annuncia, senza guardarsi intorno.

Sam recupera la sua giacchetta di jeans e se la infila. Indossa un paio di occhiali da sole con la montatura arricciata verso l'alto, poi farfuglia qualche saluto prima di uscire.

In poco tempo, tutti se ne vanno, delusi dai loro beniamini del football. Oliver e Blake hanno una cena con la squadra, si trattengono sul viale d'ingresso, mettendosi d'accordo sui dettagli tecnici di posto e orario. Dopodiché anche Blake monta sulla sua bici. Prima di scomparire oltre il cancello si volta verso me e Oliver, che siamo rimasti sulla soglia di casa, baciati dagli ultimi raggi del sole. Lo sguardo che mi lancia è carico di un po' di tutto; parole non dette, forse una manciata di scuse oppure semplice sfida personale. È uno sguardo enigmatico, che non riesco a capire a fondo, ma che mi lascia con il cuore in viaggio alla velocità della luce.

Che mare c'è dentro ai tuoi occhi, Blake?

Io ci vedo onde tumultuose,
bizzarre e folli.
Onde che non ho mai cavalcato, perché nessuno mi ha mai insegnato a farlo.
Come un oceano limpido, mi lascio rapire. Poi ecco quei vortici imprevisti. Mulinelli impazziti.
Gli occhi di Blake sanno parlare, ma io sono cieca e muta, come una bambina in fasce, e devo ancora imparare la loro lingua maledetta.

📝 Note autrice:

Olà!!!!
Nuovo capitolo in diretta da Gran Canaria! 🏝️
Spero sia stata una piacevole lettura per conoscere meglio tutti i personaggi del gruppo. A presto con il continuo...

Serena
❤️❤️❤️

📮Vi ricordo che sono molto disponibile a scambi lettura e nuove amicizie librose. Scrivetemi pure in bacheca la vostra storia che passerò a farci un salto!

📮Di seguito i social dove potete trovarmi. Ricambio volentieri cuoricini, stelline e commenti.

♥️ TikTok: @seryya85
♥️ Facebook: Serena Arcangioli
♥️ Instagram: @seryya85
♥️ YouTube: @SerenaArcangioli

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top