49. UOVA E CAFFE'
Il mattino seguente, mi sveglio con le spalle contratte ed il cervello che sembra intenzionato ad esplodere dentro la testa da un momento all'altro.
Mi infilo in doccia con la speranza che lo scroscio dell'acqua abbia il potere di rilassare la muscolatura e annebbiare i pensieri di ciò che è successo questa notte. In realtà, è l'odore del bagnoschiuma a distrarmi dalle note rauche di Porter e dalla lama fredda del suo coltellino contro la mia pelle. La fragranza al cocco, infatti, riporta a galla il ricordo di Blake che dorme nel mio stesso letto, facendomi rilassare un po'.
Dopo aver passato almeno trenta minuti sotto al getto tiepido, esco e indosso un morbido accappatoio bianco, che trovo già piegato sulla mensola. Mi tampono i capelli con un asciugamano. Poi arrotolo quest'ultimo attorno alla testa umida e scendo al piano di sotto per un caffè lungo e una buona dose di carboidrati.
Non appena raggiungo il salone, il signor Carter si avventa su di me come un tornado. «Oh, eccoti, Bianca. Finalmente sei sveglia!»
Sbatto le ciglia, perplessa. Non l'ho mai visto così agitato prima d'ora. «Cosa è successo?»
«Oliver non è nella sua stanza e da nessuna altra parte della casa. Sono certo che non sia tornato questa notte. Eravate insieme ieri sera? Hai qualche vaga idea di dove possa essersi cacciato?»
«John, per favore, non prendertela con lei. Non è certo colpa sua se nostro figlio ci arreca così tanti problemi, ultimamente...»
Sposto lo sguardo dall'uomo in pantaloni eleganti e camicia bianca, che mi sta sbarrando l'accesso della cucina, tempestandomi di domande, alla donna dietro di lui. Natalia è in vestaglia da camera, con un bigodino gigante a tenerle la frangia arrotolata.
«Io non lo so» sussurro, con un debole filo di voce, mentre realizzo che la scomparsa di Oliver di ieri sera, a quanto pare, è molto più complessa di quanto potessi immaginare.
Nella mia mente si aprono subito un milione di scenari diversi. Il primo pensiero va a Richard Porter e alla sua banda. Quel balordo è di nuovo in libertà. Mi ha aspettato fuori dal locale, e se avesse fatto la stessa cosa anche con Oliver?
È già successo una volta, non mi stupirei se tentassero di aggredirlo di nuovo. Un brivido mi percorre la schiena, mentre rifletto sulle condizioni del giovane Carter quando se ne è andato dal pub; era ubriaco e in preda alla disperazione. Il fatto che non fosse da solo, ma con Terry, non riesce a tranquillizzarmi affatto.
E se gli fosse successo davvero qualcosa?
«Eravamo da Orlando's Beach. Ho accettato un lavoretto per questa estate come cameriera» confesso, messa alle strette. «Anche Oliver era nel locale con i compagni della squadra di football. Poi se ne è andato con Terry. Non.. non siamo tornati insieme. Natalia mi ha visto rientrare stanotte. Ero da sola..»
Con lo sguardo cerco l'approvazione della donna, che però neanche mi vede perché ha preso a camminare su e giù per la stanza, blaterando qualcosa sottovoce; forse una sorta di preghiera.
«Quindi, fammi capire bene, signorina, tu stai lavorando? In un pub? Di notte?» chiede il signor Carter, alzandosi i Ray-Ban sulla fronte per scrutarmi meglio.
«Oh, cara, perché? Se avevi bisogno di denaro potevi dircelo» interviene Natalia, fermandosi a metà stanza e tornando miracolosamente presente. «Ti abbiamo accolto come una figlia, fin quando sarai qui, potrai avere tutto ciò che desideri. Non occorre che tu vada a spaccarti la schiena in quel locale di ubriaconi!»
«Concordo. Da questa sera tu non lavorerai più lì» asserisce il padrone di casa. «Se hai bisogno di soldi, Natalia ti consegnerà una delle sue carte, così potrai utilizzarla per i tuoi acquisti personali.»
«No, la prego!» esplodo, giungendo le mani. «Non posso abbandonare il lavoro da un giorno all'altro. Orlando, il proprietario del pub, è anziano ed è una brava persona. Lui ha bisogno di me. La mia assenza lo metterebbe in serie difficoltà!»
«Orlando o come diavolo si chiama, quell'uomo ti ha assunta irregolarmente, sai cosa succede se un controllo scopre che non hai almeno la maggiore età per servire alcolici?»
Scuoto la testa, perfettamente ignara delle conseguenze alle quali mi sono esposta per settimane.
«Ti rispediscono da dove sei venuta!» dice il signor Carter con voce grave. «E di problemi ne abbiamo già abbastanza per gestire anche un espatrio, non trovi?»
Annuisco, senza sapere cos'altro fare.
«E stai tranquilla per quel tizio del locale. Non resterà senza una cameriera, mi basterà una telefonata per trovare una tua sostituta. Sei sotto la nostra custodia, Bianca. Abbiamo una responsabilità su di te.»
«Oh, cara, John ha ragione. Sei qui per svagarti, non per lavorare» interviene ancora Natalia, emettendo un lungo sospiro. «Se ti succedesse qualcosa, tua madre non me lo perdonerebbe mai..»
Il portone principale si apre, sbattendo. Subito dopo, un tonfo sordo ci fa sobbalzare. Natalia e Jhon smettono di farmi la predica e si precipitano in direzione del frastuono. Io dietro di loro.
Nel corridoio si è materializzato Oliver. È piegato su sè stesso, per la precisione si trova con le ginocchia puntellate sul pavimento.
Quando si accorge della nostra presenza, cerca di rimettersi in piedi. Si aggrappa al mobiletto portaoggetti, ottenendo però soltanto un pessimo risultato perché trascina a terra anche tutte le cose presenti sul ripiano; un paio di cornici d'argento con le foto di famiglia, una sveglia tempestata da piccoli brillantini e lo svuota tasche di pelle.
«Ma che diavolo..?» Le parole muoiono in gola del signor Carter, mentre osserva la scena con sgomento.
«Oh Santo Cielo!» squilla Natalia.
Oliver bofonchia qualcosa di incomprensibile.
La camicia gli si è appiccicata sul petto e sulla schiena. Il puzzo di alcol che trasuda dai suoi vestiti e dalla sua pelle, invade l'ambiente, provocandomi un conato. Mi porto una mano a tappare la bocca e il naso e scruto bene la sua faccia. Non ha ulteriori ferite. E questo mi basta per trarre un sospiro di sollievo. Ovunque abbia trascorso la notte so che adesso è qui, sano e salvo. Anche se con un tasso alcolico alle stelle.
«Ma cosa ti dice la testa, figliolo? Resti fuori fino al mattino, facendoci preoccupare, e rientri in questo stato pietoso?»
Oliver porta le mani alle tempie, strizzando gli occhi. «Papà, non gridare.. per favore..» biascica.
«Hai lasciato che Bianca lavorasse in un pub sulla spiaggia, non avresti dovuto farlo» prosegue l'uomo, ignorando qualsiasi tipo di supplica. «Eppure le conosci le leggi del nostro Paese!»
Vorrei intervenire, mettere in chiaro che Oliver non ha colpa per questo, ma suo padre non mi lascia il tempo di parlare, perché tuona, guardando la disfatta del figlio dall'alto in basso: «Tu non sei affatto degno di portare il nostro cognome!»
Oliver non risponde. I suoi occhi spenti e liquidi fissano il pavimento. Quest'ultima frase arriva a me come a lui allo stesso modo di una coltellata nel petto. Il silenzio cala improvviso nella stanza, interrotto soltanto dal padrone di casa, che apre di nuovo bocca per maledire sè stesso di non essere stato abbastanza duro con le regole e l'educazione della prole. Poi si dilegua in cucina a passi pesanti.
Intanto, Natalia si accoccola accanto al figlio e cerca di aiutarlo a rimettersi in piedi. «Oh, tesoro!»
Decido di darle una mano. Prendo un braccio del corpo mezzo svenuto a terra e me lo passo attorno alle spalle, mentre la donna fa lo stesso con l'altro arto. Oliver torna a sorreggersi sulle sue gambe, si stacca da noi e barcolla fino alla gradinata.
«L'alcol è una scorciatoia, non è la soluzione ai problemi» cantilena Natalia, seguendolo su per le scale.
Oliver si ferma a metà. Guarda indietro e poi ancora avanti. Totalmente instabile.
«Ti farò preparare dell'uovo crudo con il caffè. Questa brutta sbornia ti passerà presto!»
«Non voglio l'uovo crudo..» si lamenta il riccio, ciondolando sui gradini.
Lascio che i due spariscano al piano di sopra e mi dirigo in cucina, intenzionata a chiarire le cose con il signor Carter. Non voglio perdere il lavoro. Ho già svolto questo tipo di incarico in Italia, non mi fa paura la fatica. E poi fare la cameriera, preparare cocktail colorati, occuparmi dei clienti mi obbliga a tenere la mente impegnata e quindi mi aiuta a non pensare. Se il problema è la mia età, magari esiste un modo per arginarlo. Potremmo chiedere all'avvocato Callahn una soluzione possibile.
Ma quando entro in cucina, ogni mia rosea speranza viene abbattuta definitivamente dalle parole del padrone di casa: «Mi dispiace, Bianca, ma questa volta si fa come dico io!»
Abbasso la testa, appesantita dall'asciugamano arrotolato attorno e annuisco, perdendo ogni possibilità di replica.
Il signor Carter termina di bere il suo caffè, dopodiché lancia uno sguardo verso il salone, accertandosi che non vi sia nessuno ed emette un paio di colpi di tosse. «C'è anche un'altra faccenda che vorrei chiarire con te. Ho deciso di chiedere la separazione a Natalia.»
Spalanco gli occhi, incredula. «Perché lo dice a me?»
«Perché, almeno per ora, preferisco che Oliver non lo sappia. Sidonia ne è al corrente, ma mio figlio è troppo fragile. Voglio che si plachino le acque prima di parlargliene» afferma, passandosi una mano dietro al collo. «Tu mi hai visto in auto con quella donna e hai promesso di mantenere il segreto. Ti chiedo di farlo ancora per qualche giorno. Ci stai?»
«Certo. Sí, certo» farfuglio, senza troppe alternative.
«Bene. Nel frattempo, vorrei che ti occupassi di Oliver. Detesto che si lasci andare fino a rovinarsi la vita. Persuadilo a partecipare ai corsi di Letteratura. Quello sí che sarebbe utile per il suo futuro!»
«Io non so se sarà possibile, non sono mai stata così brava a convincere gli altri.»
«Provaci. Hai tutta la mia stima!» afferma, riabbassandosi i Ray-ban sul naso. Gli occhi piccoli e pungenti dell'uomo scompaiono dietro alle lenti scure.
«Sidonia ha trovato il suo percorso» convengo «forse Oliver ha bisogno di più tempo per capire cosa vuole fare da grande.»
L'uomo aggrotta la fronte. «Sidonia non ci ha dato problemi. Lei è sempre stata sicura di quello che voleva. Invece Oliver non ha mai avuto le idee chiare. Ho dovuto spianargli la strada a scuola, selezionare con lui le conoscenze. Eppure, ho sempre messo entrambi sullo stesso piano. Se mia figlia maggiore è arrivata a frequentare la Columbia perché non può farlo lui? Non è uno stupido» conviene. «Se soltanto si impegnasse di più!»
Forse perché la Columbia non è ciò che Oliver vuole. Vorrei sbattergli in faccia quella realtà ormai palese ai miei occhi, ma che sembra ancora sfuocata allo sguardo di tutta la famiglia Carter. Oliver detesta il football quanto detesta iscriversi a un corso di Letteratura. Possibile che suo padre non riesca proprio a vedere questa evenienza?
«Comunque, andiamo per gradi. Adesso, la cosa che mi preme di più è tornare il prima possibile alla normalità. Per fortuna, il dottor Callahan mi ha comunicato che l'avvocatessa di Price ha fatto richiesta per il processo immediato.»
«Immediato?»
Mi sento annaspare alla ricerca di ossigeno.
Non conosco la terminologia legale, ma questo aggettivo mi toglie letteralmente l'aria dai polmoni.
«Sì, Blake Price si trova in un carcere per adulti e questo potrebbe ledere la sua sanità mentale, quindi nel giro di pochi giorni tu e Oliver sarete convocati per testimoniare» spiega l'uomo, posando la sua tazza di caffè ormai vuota sul tavolo e dirigendosi verso la porta finestra della veranda. «Prima questa storia assurda finirà e meglio sarà per tutti quanti!»
Quando il signor Carter se ne va, mi rendo conto di avere il respiro spezzato e il cuore a mille.
Nell'arco di una manciata di minuti ho appreso di aver perso il lavoro, di aver rischiato l'espatrio per giorni, che dovrò custodire ancora il segreto del signor Carter e che il processo non è più qualcosa di astratto, ma di decisamente imminente. Da un lato sono felice per Blake, perché potrà dimostrare la sua innocenza e tornare alla sua vita, fuori da quel brutto posto. Ma, dall'altra, ho paura che qualcosa vada storto e quel povero ragazzo rimanga in carcere all'infinito.
Non voglio pensare a questa seconda ipotesi, né lasciare che riaffiorino tutte le emozioni legate al processo per la morte di Pamela.
In questi ultimi giorni, io e Oliver abbiamo preparato un'ottima testimonianza con il dottor Callahan ed io voglio credere in questo.
Questa volta voglio affrontare l'udienza a testa alta. Posso farcela. Non sono più una bambina.
O, almeno, lo sono soltanto per Blake.
✍️ Note autrice:
Buongiorno Wattpad! 👐🏻
Come va? Spero tutto bene! 😊
In questo capitolo il figliol prodigo Oliver è tornato a casa.. ubriaco marcio ma ci è tornato... chissà dove avrà trascorso la notte.. 🤷♀️
E poi... processo imminente in vista 👀
Siete pronti?
Blake sarà assolto o condannato?
Un caldissimo abbraccio mattutino
☀️🔥🥵
Serena ❤️
📮Vi ricordo che sono molto disponibile a scambi lettura e nuove amicizie librose. Scrivetemi pure in bacheca la vostra storia che passerò a farci un salto!
📮Di seguito i social dove potete trovarmi. Ricambio volentieri cuoricini, stelline e commenti.
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