33. ANIMA NERA

Un'ora dopo, ci ritroviamo tutti e tre in giardino.
Oliver si è fatto una doccia, indossato una camicia dai toni pastello e un paio di bermuda blu scuro. Ha raccolto i capelli indietro con una bandana di stoffa. Nella sua faccia non ci sono più lacrime, anche se acqua e sapone non sono riusciti a cancellare le occhiaie di molte notti insonni. È steso su una sdraio, una gamba sopra l'altra. Le infradito abbandonate sul prato.

Blake si è tolto la maglietta ed è seduto a terra, sull'erba verde e perfettamente tagliata.
Ha le braccia piegate indietro, così che i gomiti possano sostenerlo. Non è facile distogliere gli occhi dal suo corpo; i pettorali ben definiti, le spalle larghe, i tatuaggi che gli ricoprono ogni angolo di pelle dorata dal sole.

Cerco di non fissarlo come una maledetta stalker, di scacciare dalla mente i pensieri a luci rosse che mi affollando la testa ogni volta che i miei occhi si soffermano troppo sul suo fisico praticamente perfetto. Se solo rammento la notte appena trascorsa, vado in fibrillazione.
Il suo calore, il suo bacio. Il suo sapore.
Un brivido mi scivola lungo la schiena, mentre ricordo come è stato chiudere gli occhi e sentire le sue mani sfiorarmi il volto, i capelli, le spalle. Questa notte tutto il mondo é rimasto fuori dalla mia stanza. Anche se soltanto per qualche ora, c'eravamo soltanto io e un bellissimo ragazzo dagli occhi profondi come l'oceano e la vita incasinata più di quanto si possa immaginare.

«Okay, mettiamo il caso che io ti creda. Non sei stato tu a fare del male a Sam. E, naturalmente, non sono stato io. Chi può essere il colpevole?» chiede Oliver, volgendo un'occhiata sfuggente all'amico, per poi riportare lo sguardo al cielo azzurro.

La pioggia di questa notte è magicamente scomparsa, il vento ha portato via ogni nuvola, anche la più piccola. Il sole risplende con forza. Non so quanti gradi ci siano adesso, ma fa davvero molto caldo, tanto che sono costretta ad arrotolare le maniche della maglietta fino a metà braccia. Forse dovrei iniziare ad accettare che indossare qualcosa di più estivo e fresco non significa mostrare un aspetto che non mi piace, ma è semplicemente questione di sopravvivenza.

Sono accoccolata sul prato con le ginocchia strette al petto e la schiena appoggiata contro la sdraia sulla quale è disteso comodamente Oliver. Guardo il suo stesso punto nel cielo, quasi accecata dalla luce. Come se fissare l'infinito potesse darmi la giusta ispirazione.

«Credo che dovremmo partire dal fatto che Sam era ubriaca e drogata.»

Il tono di Blake è serio. Sento i suoi occhi addosso e cerco di ignorarli, concentrandomi sulla bellezza del cosmo.
L'aria è già di per sé irrespirabile e, se penso che Blake è proprio di fronte a me e mi sta fissando, i gradi del mio corpo aumentano notevolmente.

Oliver emette un lungo sospiro. «Sam è sempre stata pulita. Non beveva e non faceva uso di sostanze.»

«Su questo siamo d'accordo. Anche se fosse stata disperata, lei non si sarebbe mai intossicata con quella roba. Potrei metterci la mano sul fuoco!» controbatte Blake con tono sicuro.

Oliver scuote la testa. «Merda! Se non l'avessi lasciata da sola...»

«Cazzo, Carter, piantala di rivangare il passato. Mi stai facendo venire l'orticaria!» squilla il moro, portandosi indietro un ciuffo di capelli ribelle. «Altrimenti, sai cosa ti dico? Se vuoi proprio piangerti addosso allora dovresti farlo per aver invitato alla festa Kendall Olsen e quel pezzo di merda del suo fidanzato!» ringhia, strappando alcuni ciuffi d'erba. Il guizzo di rabbia e odio che passa attraverso le sue iridi verdi e blu quasi mi spaventa. «Sono stati loro a far circolare la droga. Cazzo, lo sappiamo tutti che la famiglia Porter è implicata nel giro fino al collo!»

«Quante volte dovrò ripeterti che il contatto con Kendall era fondamentale? Senza di lei non avremmo potuto avere le casse di alcolici. E a una festa a base di succo di frutta non ci viene nessuno!» sputa fuori Oliver, addrizzandosi sulla sdraio.

«Se non ci fosse stato alcol, Sam non avrebbe potuto ubriacarsi» lo fronteggia Blake, anche lui spingendosi a sedere.

«Ti ricordo che se tu fossi riuscito a tenere le tue mani e la tua lingua al suo posto, Sam non sarebbe scappata via in quel modo!»

Il mio cuore ha una stretta perché si sente colpito dritto al bersaglio.

Anche Blake si irrigidisce. Immagino che stia impiegando tutta la sua forza d'animo per restare al suo posto e non fiondarsi contro l'amico. «Senti chi ha il coraggio di parlare di mani e di lingua. Ti scopavi la mia ragazza di nascosto, l'hai già dimenticato?» grugnisce.

Oliver fa per aprire bocca, ma non dice niente perché intervengo prima che la situazione degeneri ulteriormente. «Ragazzi! Ragazzi, per favore, se fate così non arriveremo da nessuna parte!»

Blake riabbassa le spalle, buttando fuori un lungo respiro, che gli consente di tornare a concentrarsi. «Credo che non ci sia dubbio che Richard Porter c'entri qualcosa con tutta questa storia» riprende il filo del discorso.

«Anche se fosse, anche se Porter avesse portato droga alla festa, Sam non ne avrebbe mai presa da lui» conviene Oliver.

«No. Non l'avrebbe fatto. Non volontariamente, almeno. Ma se fosse stato proprio quel pezzo di merda di Richard a dargliela con l'inganno?» ribatte Blake.

Oliver scuote la testa ripetutamente. «E per quale motivo?»

«Dopo quello che è successo tra me e sua sorella, ogni occasione è buona per colpirmi e farmi del male. Porter mi odia. Ha colpito Sam per colpire me!»

Oliver farfuglia qualcosa sull'egocentrismo dell'amico, ma nella mia mente si palesano le immagini dei ragazzi in spiaggia, intenti a comprare qualcosa proprio da Richard Porter, così come le pillole rosse che si è presa Kendall la notte della fiaccolata. Allora smetto di ragionare e balzo in piedi, catturando l'attenzione di entrambi i ragazzi su di me.

«Ho visto con i miei occhi Porter spacciare in spiaggia e Kendall prendere delle pillole. Quel ragazzo può essere in grado di uccidere. Per vendetta, per soldi, per quello che volete, ma può farlo! Imbottisce la sua fidanzata di droga, se non è in grado di ammazzare uno come lui, chi altro?»

«Okay. Quel gruppo di ragazzi sono da evitare, da non invitare alle feste. Lo sappiamo tutti di che pasta sono fatti, ma da qui ad accusare qualcuno di omicidio, ce ne corre. Non abbiamo prove che Richard Porter c'entri qualcosa, sono soltanto supposizioni» dice Oliver.

«Vero. Non possiamo accusarlo della morte di Sam, ma possiamo spifferare alla polizia che la droga che circolava alla festa l'aveva portata lui. Possiamo incastrarlo!» esclamo, saltellando sul posto, fiera della mia idea.

Ma Blake smonta subito le mie brillanti aspettative con una risatina composta. «Pensi che gli sbirri non lo sappiano già? Pensi che non siano al corrente di quello che circola da Orlando's Beach? Quelli come Richard Porter sono protetti!»

«Ma è morta una ragazza e stanno cercando la persona sbagliata. Dobbiamo fare giustizia.»

«A chi importa della giustizia? Quello che conta è dare un nome al colpevole. E hanno già il mio.»

«No. Quel tipo non può passarla liscia» scuoto la testa, incrociando le braccia al petto.

«Che vuoi fare, Bianca? Se andiamo contro i Porter finiremo per metterci nei guai» mi fa presente Oliver.

«Io nei guai ci sono già» constata Blake.

«Ma io non vorrei finirci!» ribatte il riccio, battendo un pugno sul telaio della sdraia.

«Si tratta di Sam, Oliver!» gli ricordo.

Ma quest'ultimo si limita a sbuffare e sdraiarsi supino, coprendosi il volto con le braccia.

Blake si alza in piedi e inizia a camminare avanti e indietro con la testa bassa e le spalle curve. Raggiunge la piscina e si piazza a gambe divaricate davanti alla lunga vasca rettangolare. Il suo sguardo si ferma sulla superficie dell'acqua, che pare quasi una lastra immobile.

«Oliver ha ragione. Non mettiamo Richard Porter in mezzo. Almeno fino a quando non avremo elementi più concreti contro di lui. Quel ragazzo é fuori controllo e quello che è successo dopo la morte di sua sorella ne è la testimonianza. Ho passato l'inferno da allora fino ad oggi. Non vorrei mai che succedesse qualcosa di brutto anche a voi.»

Mi avvicino a lui, restando comunque alle sue spalle. «Non é giusto!» protesto.

Blake si volta. I nostri occhi si agganciano nei mille riflessi generati dall'acqua e dai raggi di un sole sempre più cocente.

«Ehi, Cappuccetto, quel tipo è un vero lupo cattivo. Promettimi che non farai cazzate...»

Impiego almeno un paio di secondi per sbollire l'adrenalina e mettere da parte l'idea che mi ero fatta di riuscire a incastrare un delinquente del genere. Un farabutto che ha fatto soffrire Blake in passato e continua ad ossessionare la sua vita nel peggiore dei modi. Tuttavia, la mia risposta è un semplice sbuffo di fastidio. Poi distolgo lo sguardo dal ragazzo che mi sta di fronte e mi concentro sulla superficie liscia della vasca.

Ma Blake non si accontenta del mio mutismo improvviso. Mi prende il mento tra due dita e mi costringe a guardarlo di nuovo. «Non sto scherzando, bambina, niente colpi di testa.»

La durezza della sua voce e la presa decisa della sua mano mi fanno piegare la testa. «Okay» soffio fuori.

Blake mi lascia andare. Il suo torace si allunga, le sue braccia si tendono e con una buona spinta delle gambe si tuffa in piscina. Sparisce in un batter d'occhio sotto la superficie cristallina, generando appena qualche schizzo.
Mentre io resto in superficie a guardarlo, come se fosse il mistero più bello.
La sua è un'anima nera, che desidera lavare via il peccato di essere perfettamente imperfetta.

✍️ Note autrice:

Ciao lettori,
mentre i nostri ragazzi sono indaffarati a cercare un modo per scoprire la verità, qui siamo in vena di Carnevale. 💥🎊

👺E, da voi, come sono stati questi giorni di maschere, coriandoli e stelle filanti? 🎭

🍪 Da me in Toscana si fanno i "cenci" e le frittelle, e da voi qual'è il dolcetto tipico di Carnevale? Da quale regione leggete?

Buona giornata, 🤗
A presto! 🫶🏻

Serena

📮Vi ricordo che sono molto disponibile a scambi lettura e nuove amicizie librose. Scrivetemi pure in bacheca la vostra storia che passerò a farci un salto!

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