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Il cinghiale grugnì amichevolmente, guardandomi con entusiasmo con i suoi enormi e tondi occhi neri. Perché mai un cinghiale doveva essere felice di vedere un lupo potenzialmente pericoloso davanti a sé nella sua tana? I lupi e i cinghiali di certo non erano una coppia da mettere insieme, almeno che non ti andava di vederne uno mangiato vivo o infilzato a morte.
Notai l'enorme stazza della bestia: era forse il cinghiale più grosso che avessi mai visto in vita mia, per non parlare di quanto fossero lunghe e appuntite le sue corna.
"Come ti chiami?" Chiesi, rimanendo comunque diffidente nei suoi confronti.
"Bifun." Rispose
"Non dovresti avere un... branco?" Chiesi incerta.
"I cinghiali non ne hanno sempre bisogno. Io ormai sono vecchiotto, e poi, sto bene anche senza uno." Rispose, lasciando un profondo grugnito, che mi fece sussultare per lo spavento.
"Perché non mi hai attaccato quando ne avevi l'occasione?" Chiesi ancora più sconcertata della situazione: di solito i cinghiali non si facevano scrupoli a uccidere ciò che incontravano, specialmente se erano lupi o altri predatori.
"Semplice... non ne ho visto il motivo. Eri ferita, congelante e morente... sarebbe stato inaccettabile lasciarti morire lì." Ammise BIfun, sorridendomi, "Ma adesso sei al caldo e al sicuro."
Mi guardai intorno, notando di essere nella sua tana, probabilmente sotto un albero, visto che dal soffitto sporgevano radici abbastanza grosse, il che mi fece venire in mente della mia missione: quanto diamine avevo dormito?
"Quanto ho dormito?" chiesi in fretta, per paura che Lunaris fosse più vicina a me di quanto pensassi.
"Lupetta, fai troppe domande! In ogni caso, hai dormito per due giorni. Sai quanto ho faticato per tenerti al caldo?" Rispose, "Sei rimasta incosciente per due giorni, e alcune volte mi sembrava che ce l'avresti fatta."
"Scusa... adesso me ne vado." Mormorai mortificata, "Non volevo recare alcun disturbo."
"NO! Non sei ancora in forze, rischi di svenire nel bel mezzo della strada e questa foresta è piena di coguari. Ti potrei accompagnare io verso l'uscita, ma non so se ti alletta l'idea di viaggiare insieme a un cinghiale..." Ridacchiò lui, lasciando piccoli e teneri grugniti.
"Va bene... basta solo che siamo veloci. Ho una nemica che mi sta perseguitando, sicuramente ha trovato le nostre tracce. Ma ti avverto che dal momento in cui che mi hai aiutato, tu sarai colpevole per lei. Cercherà di ucciderti." Mormorai, sospirando. Avevo appena messo a rischio la vita di un'altro essere, involontariamente. Bifun staccò una radice di Abete e iniziò a mangiare.
"Tranquilla lupetta, ho quattro zanne che hanno fatto strage di coguari. Un lupo è uno scherzo per me." Rispose Bifun, masticando facendo rumore.
Gli sorrisi, per poi chiudere gli occhi stanca: dovevo ancora riposarmi, sentivo le mie forze davvero insufficienti per un'altro viaggio.
"Quindi... vivi da solo..." Ripetei, sbadigliando.
"Esattamente."
"E parli." Aggiunsi
"Ma se uscissi da questa foresta, non riuscirei più a comunicare con te. E' un incantesimo a rendere la foresta particolare: è stato un Omega strano tempo fa a fare questa magia, volle trovare rifugio essendo scappato dal suo branco nei Confini." Spiegò Bifun, "Ah, non ero ancora neanche nato quando questo incantesimo fu pronunciato."
"ASPETTA! Un omega strano??" Chiesi, sospettosa che stesse parlando dello stesso lupo che stavo cercando, "Com'era?"
"Non ero nato, quindi non l'ho mai visto, ma si dice avesse un occhio azzurro e uno giallo." Rispose Bifun, "Lo conoscevi?"
"No... lo sto cercando. Vive sui monti oltre questa foresta, devo trovarlo. Ne vale della mia esistenza." Dissi, sentendo il sonno ritornare.
"Allora ti aiuterò, lupetta. Qual'è il tuo nome?" Chiese lui, sorridendo di nuovo.
"Allison." Risposi subito, non pensandoci due volte. Non mi chiamavo Soona? A quanto pare no.
"Non ti dispiace se dormo con te?" Chiese lui.
Annuii lentamente, mentre il cinghialone si sdraiò accanto a me con totale goffagine e lentezza. Tentai di mantenere delle distanze, visto che la puzza rendeva il sonno quasi impossibile, ma il calore era così accogliente.
Dopo un po' mi abituai all'odore, e mi addormentai senza fiatare.
Kira's P.O.V
Proprio una sera, mentre lo medicavo per l'ultima volta in sembianze umane, Nick non distolse lo sguardo da me per tutto il tempo.
"Non avevamo detto, niente recitazioni amorose?" obiettai
"Ma non sto recitando Kira." Rispose, "Sai ultimamente ammetto che non riesco a toglierti gli occhi di dosso. Non mi ero mai accorto di quanto fossi bella."
L-le mie guance...
Abbassai lo sguardo, nascondendo il muso per l'imbarazzo: nessuno mi aveva mai detto di essere bella, solo Magii che mi aveva cresciuta.
"Kira, quando eravamo piccoli, hai sempre saputo cosa volevi diventare. Ma, perché questa strada così solitaria? Non ti manca essere coccolata? Non hai mai neanche raccontato la tua storia a Omund, Sheila o Lunaris." Aggiunse lui, perplesso, "Metti gli altri davanti a te stessa, dimenticandoti che anche tu conti. Mi fa arrabbiare quando non hai rispetto di te così..."
"Fare la guaritrice..." Mormorai, "Nick, equivale a fare sacrifici."
"Non ha senso se questi sacrifici equivalgono a vendere metà della tua vita, per passarla in un infermeria a vedere lupi feriti e morenti. Oltretutto, vorrei evidenziare il fatto che forse sei quella che dovrebbe essere meno legata a questo branco, visto che non ne sei... originaria. Magii ha sempre detto che venivi da lontano, ma non ha mai detto altro."
"La mia vera storia?" Ripetei per poi alzare lo sguardo verso di lui, "In Cina furono sterminati la maggior parte dei lupi; io persi di vista i miei genitori durante una bufera e il mattino dopo trovai i loro corpi ghiacciati sotto la neve. Per colpa mia, i miei genitori sono morti di freddo, quando io ho potuto trovare rifugio da sola in una vecchia tana abbandonata di tassi. Rimasi a piangere sotto il corpo di mie madre, per giorni finché un giorno non mi trovò un essere umano. Poteva uccidermi, sapendo che i lupi erano da sterminare visto che ci mangiavamo il loro bestiame, ma quell'uomo mi portò a casa sua, mi nutrì, mi crebbe per i miei primi nove mesi di vita, senza sapere che stava allevando un licantropo. Mi affidò ad un'associazione per trasportarmi in un luogo dove sarei potuta stare al sicuro, dopo aver visto stavo tornando selvatica: allora fui trasportata in Canada grazie ad una nave, dove vi erano migliaia di lupi rinchiusi in gabbie, affamati e malati. Quando sbarcai qua, mi curarono, mi nutrirono e infine mi rilasciarono in questo parco nazionale del Banff. Dopo alcuni giorni di vagabondaggio dove non mangiai, conobbi Magii, che mi accolse come una nonna. Nick... gli uomini sono lerci: prendono la vita più debole e pensano di poterla domare, rovinandola. I miei genitori non sarebbero morti se quella notte non ci stavano inseguendo... vorrei solo, che non succedesse anche agli altri. Questo lavoro mi tiene occupata dai sentimenti come odio e amore, e mi sento più al sicuro."
Sentii gli occhi pizzicare dal pianto, finché non piansi con . Perché piangevo? Credevo di aver superato il trauma, eppure dopo aver raccontato questa storia anche a Magii e Nick, faceva ancora male.
"Scappando dai sentimenti, scappi anche dai tuoi amici: da me, Omund, Lunaris e Sheila. Scappi dalla vita stessa... sei ancor più vulnerabile così Kira." ribatté Nick, mentre sentii due braccia stringermi a sé.
Iniziai a piangere disperatamente, sentendomi così debole e piccola davanti a Nick, che nonostante gli avessi raccontato tutto, riusciva a dirmi che sbagliavo.
"Non volevo che mi vedessero debole." Mormorai, singhiozzando dal pianto.
"Il fatto che hai affrontato tutto questo, in tenera età, dimostra che sei forte e che non sei una lupa qualsiasi." rispose lui, "Non mi aspettavo tutto ciò da te."
Alzai lo sguardo verso di lui, per guardarlo negli occhi: avevo bisogno di vederlo in viso, volevo vedere il suo viso e assicurarmi che non mi stesse prendendo in giro, o che fossero solo parole al vento, ma presto il mio sguardo fu intrappolato nel suo.
Nick si avvicinò e sentii una piccola pressione sulle labbra: era calda, soffice e umida, ma a mia sorpresa non reagii, non tentai nemmeno di sottrarmi da esso. Era il mio primo bacio... e mi piaceva ma allo stesso tempo mi faceva paura.
Una volta staccati e leggermente ansimanti per il poco fiato, Nick non distolse lo sguardo da me.
"Il... il mio p-primo bacio." Balbettai, arrossendo.
"Non ti è piaciuto?" Domandò Nick, preoccupato.
"No, no... mi... mi è piaciuto..." risposi, "Nick... me ne dai ancora uno?"
Nick annuì e mi baciò di nuovo, facendomi provare di nuovo quella sensazione di piacere e paura, mentre sentii per la prima volta un sentimento strano nel petto.
Ma perché me? Non ero nulla di speciale: ero solo un umile guaritrice dei Beta Eyes, indaffarata nel suo lavoro. Forse... mi voleva come rimpiazzo dopo essere stato rifiutato da Allison...
Omund's P.O.V
Le tracce di tutti quei lupi si avvicinavano sempre di più alla Foresta Parlante, il che voleva dire che non ero lontano da loro; sicuramente Lunaris si era fermata per riprendere fiato, mentre Allison molto probabilmente in quel momento si stava riprendendo dalle ferite procurate durante il viaggio, essendo una foresta abbastanza sicura.
Seguii una scorciatoia per raggiungerle in fretta, entrando in un piccolo sentiero umano che puntava dritto alla cittadina subito dopo la fortesa. Avrei tagliato la strada a tutte e due e le avrei eliminate entrambe in un solo colpo.
Sentii un odore nuovo di colpo di un lupo sconosciuto, ma l'olfatto mi aiutò a capire che era un Omega. Mi voltai verso la direzione dalla quale veniva il lupo, ritrovandomi due occhi azzurro acceso, guardarmi con astio.
"Non ucciderla, Omund." Sibilò lui.
Lo riconobbi solo per il suo aspetto: era Eorn, e sicuramente aveva avuto contatti con Allison essendo l'allievo primario di Mooner.
"Ragazzino, torna a casa." Ringhiai, "Chiunque si mette tra le mie ruote, viene eliminato."
"Sottovaluti me e i miei poteri." Rispose lui, ringhiando minacciosamente.
"E tu i miei." Risi beffardo.
Eorn scomparve nel nulla tutto d'un tratto e presto ricevetti due morsi sul collo, che mi fecero guaire, ma con la mia forza da Alpha, me lo levai dalla schiena, scaraventandolo a terra.
Era semplice battere un Omega... erano così fragili.
Eorn, non avrebbe aperto gli occhi per un bel po'.
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