Begin Again

Il titolo di questa storia è ripreso da "begin again" canzone di Taylor Swift, su cui all'inizio era basata la os ma poi mi è sfuggita di mano. In ogni caso, vi consiglio di ascoltarla comunque.


Buona lettura!


§


«Nel Deserto Cremisi...con Huntara, dici?» domandai incerta.


«Esattamente, ci saranno anche altri soldati con voi. Non dovrai fare molto, lì era già tutto distrutto prima e ci vive poca gente. Dovrai più che altro controllare la situazione» rispose Glimmer.


Aveva ripreso il suo compito da regina, non appena terminata la guerra, ed era davvero sotto mille pressioni, da parte di chiunque le si presentasse davanti. Per questo cercavo di non esserle d'intralcio e di rispettare sempre le sue scelte su dove mandarmi per delle missioni.


Non avrei potuto fare altro. E meno mi trovavo in mezzo alle discussioni reali, meglio era. Anche se mi dispiaceva per Bow, che doveva sorbirsi le sue crisi da neo regina.


«Va bene. Certo è un po' lontano, ma andrò comunque.»


In realtà, non tentennavo sul fatto che il Deserto fosse lontano, temevo che Catra si trovasse lì. Era scappata dall'accampamento della Ribellione otto mesi prima e in ogni parte di Etheria dove ero stata, non l'avevo mai incontrata.


Certo, Catra era abile a nascondersi, ma in fondo speravo di vederla di nuovo, perché le volevo bene anche dopo tutti quegli anni passati a combatterci. E forse, nel profondo del mio cuore, sapevo di volerla incontrare e portarla a Brightmoon, solo che non riuscivo ad ammetterlo a me stessa.


«Ottimo. Il consiglio è sciolto» annunciò a gran voce Glimmer. A quelle parole, la riunione terminò ufficialmente, lasciando così liberi i partecipanti.


Era per via di quel consiglio che mi trovavo nel Deserto Cremisi con dei soldati e Huntara. Anche se, in realtà, non avevo aiutato molto nella ricostruzione delle case nella Valle dei Perduti, poiché mi guardavo di continuo attorno nella speranza di scorgere una figura con due orecchie a punta e una coda felina.


«Io ci rinuncerei al posto tuo» voltai i miei occhi verso la donna alta e muscolosa che mi camminava accanto.


«Rinunciare a cosa, precisamente?» mi accigliai, incrociando le braccia al petto.


«Ti guardi attorno come se avessi perso la cosa più importante della tua vita e la stessi cercando in ogni singolo granello di polvere. È la tua ragazza, giusto? Quella che faceva parte dell'Orda» sul viso di Huntara spuntò un ghigno compiaciuto, quando capì di aver centrato l'argomento che mi tormentava così tanto.


«Lei non è la mia... intendo non mi dispia- ugh!» Emisi un verso di disapprovazione nei miei stessi confronti, dopo essermi resa conto di cosa avevo appena espresso davanti a quella donna viola.


«Certo, certo, non ti importa di lei. Infatti, in questo momento la tua faccia non va a fuoco, non balbetti come una stupida e non eviti il mio sguardo» rispose lei con un tono sarcastico.


Mi schiaffeggiai la faccia con una mano: «Huntara sta' zitta, ti prego.»


Per fortuna, l'altra non rispose e quindi riuscii a tornare tra miei pensieri. Che Catra in realtà si trovasse in una città da me già visitata, mi avesse vista e avesse deciso di nascondersi ed evitarmi? Possibile. Ma nel mio cuore c'era ancora un briciolo di speranza, che la ragazza gatta si trovasse nel Deserto Cremisi, proprio nella taverna dove io e Huntara eravamo dirette, quella tarda sera, per staccare un po' dal lavoro.


Arrivate alla taverna, presi un respiro profondo.


Questa è l'ultima possibilità. Se Catra non è qui ci rinuncerò, perché vuol dire che non vuole davvero avere a che fare con me, dissi a me stessa.


Scostai la tenda che fungeva da entrata del locale e ne varcai la soglia, subito seguita da Huntara.


Guardandomi attorno, scorsi delle facce familiari che avevo già visto anni fa. Armi in giro, coltelli incastrati nei tavoli come se fossero stati piantati lì per minacciare qualcuno, sguardi loschi tra i presenti, giacche di pelle nere con dei disegni di serpenti sul retro. Osservai con attenzione uno dei corpi che indossava una giacca di pelle e corrucciai la fronte, domandandomi se quella fosse davvero Catra o stessi sognando.


Mi sentii colpire sul fianco da una gomitata.


«Va' da lei, io me ne starò ad un tavolino a bere» parlò Huntara con il suo tono basso, indicando con un cenno della testa la ragazza.


Era davvero Catra. Con la coda che si muoveva agitata a destra e sinistra, le orecchie rilassate ma sempre sull'attenti per sentire dei rumori.


Mi sentii il cuore perdere un battito, per poi cominciare a saltare all'impazzata come colto da una grandissima gioia. Lo stomaco in subbuglio, se non fosse stato vuoto da quella mattina, probabilmente, avrei rischiato di vomitare, o forse era così che si sentivano le persone innamorate? Scorpia aveva lo stomaco sottosopra quando guardava Perfuma? Pure Spinnerella e Netossa?


Avanzai nella taverna e mi diressi verso Catra, ma all'ultimo mi bloccai. Lei voleva davvero vedermi? Dopo otto mesi che non ci parlavamo? Dopo essere fuggita? Non volendomi dare una risposta, tornai indietro e sedermi al tavolo con Huntara.


«Perché sei qui?» domandò.


«Ptf, dove dovrei essere?» risposi, cercando di essere disinvolta.


«Mh, non saprei, da quella lì?» indicò Catra, seduta al bancone del locale. Non mi stava dando più le spalle, ma potevo vederla di profilo. Se Catra avesse fatto spostare lo sguardo alla sua destra, con la coda dell'occhio ci avrebbe sicuramente viste.


«Sicuramente non vuole vedermi» mormorai arresa, afferrando il bicchiere mezzo vuoto della mia amica e ne bevetti un sorso. Il liquido era amarognolo e mi bruciava per la gola, ma non dava troppo fastidio.


«Ehi, queste cose non si bevono a stomaco vuoto e tu sei già abbastanza strana da sobria» mi rimproverò.


«Tu stavi bevendo, però» la donna non rispose, consapevole che avessi ragione.


«Vai a parlarle ti dico,» aprii la bocca per rispondere, ma fui prontamente interrotta «vale davvero la pena restare con il dubbio per sempre? Se non ti vorrà parlare te lo dirà e basta! È il tipo che dice le cose in faccia o sbaglio?»


Huntara non si sbagliava. Che male c'era se fossi andata da Catra anche solo per cinque minuti?
Proprio quando presi la decisione di alzarmi e raggiungerla sentii una voce alla mia destra:


«Ehi, Adora.»


Catra era accanto a me, mi guardava dall'alto con un sorriso accennato e lo sguardo più dolce che le avessi mai visto addosso. Non vedevo quell'espressione da quando eravamo due bambine allegre e spensierate, cosa era successo in quei mesi? La gatta aveva trovato un'altra persona che le rendesse la vita più felice? Ne ero terrorizzata al solo pensiero.


«Catra?! Ciao... tu, cosa-» balbettai freneticamente. Che diamine mi stava accadendo?


«Biondina? Credo che voi abbiate molte cose da dirvi, quindi restituiscimi il bicchiere e andate a parlare da un'altra parte. Ho qualcosa da fare» Huntara lanciò un'occhiata alle mie spalle, ma non osai voltarmi perché ero incantata a guardare Catra. In compenso, però, le passai la bevanda e mi alzai per seguire la mia amica.


«Cosa fai qui, nel Deserto Cremisi?» mi chiese mentre tornava a sedersi al bancone della taverna.


«Cosa ci faccio io qui? Catra, dannazione, sei scappata nel bel mezzo di una guerra e non ho più avuto tue notizie. Ero preoccupata!» Presi posto accanto a lei, mentre lei riprendeva a bere una strana bevanda marrone e fumante.


Catra mosse impercettibilmente la coda e abbassò le orecchie. Era dispiaciuta? Arrabbiata con se stessa per quello che aveva fatto?


«Ero una distrazione, come ha sempre detto la Tessitrice d'Ombre. Prima mi sarei levata dai piedi e prima avresti salvato il mondo, così sono fuggita qui.» Spiegò con tono cupo. Era davvero pentita di quello che aveva fatto?


«Mesi che giro per Etheria a controllare la situazione, ricostruire case ed edifici, mentre ti cercavo e tu sei sempre stata qui... avrei dovuto immaginarlo» scossi la testa e mi passai una mano sul volto. Poi lo sguardo mi cadde sulla tazza di Catra poggiata sul bancone.


«Cosa stai bevendo?» La curiosità prese il sopravvento sulla conversazione per un attimo. Non avevo mai visto il liquido che vi si trovava all'interno.


«Mh? Oh questa. Una tizia l'ha chiamata pozione marrone calda del mattino, non so come mai dato che qui la chiamano caffè» si rigirò il bicchiere tra le mani e guardò il liquido fumante al suo interno, «è abbastanza amara.»


«E tu la bevi di sera? Okay lasciamo perdere...» la conversazione cadde, sembrava che si fosse rotta in mille pezzi come un vaso.


«Mi dispiace di essermene andata, okay? Però ero una distrazione, probabilmente lo sono ancora-»


«Non dire mai più una cosa del genere» afferrai il braccio di Catra e lo strinsi un po', non abbastanza da farle male però, «non sei una distrazione, non lo sei mai stata. E non hai mai dato ascolto a quella donna, perché farlo ora che è pure morta?»


Le orecchie di Catra si alzarono di scatto, mentre lei mi guardava stupita: «La Tessitrice è morta?»


«Prima che raggiungessi il cuore di Etheria. Un mostro ci inseguiva ed è tornata indietro... era consapevole che sarebbe morta» Puntai gli occhi sul bancone, non essendo in grado di reggere lo sguardo sconvolto di Catra, sentendo anche il peso di tutte le emozioni che avevo provato in quel momento mesi fa. Ero dispiaciuta che fosse morta, in fondo lei mi aveva cresciuta, ma forse ero anche un po' sollevata perché equivaleva a non essere più giudicata o guardata con disprezzo, perché avrei potuto sistemare le cose con Catra... se lei non se ne fosse andata.
La ragazza accanto a me tamburellò le dita sul legno del bancone, pensierosa, le unghie che producevano un suono quasi fastidioso. Chissà cosa le passava nella mente in quell'istante.
Mi voltai per osservarla e la trovai più bella di quanto non fosse mai stata. Era da qualche anno che mi piaceva Catra, come più di un'amica, e più il tempo passava più la trovavo affascinante. I capelli castani corti stavano iniziando a ricrescere, ma ancora non toccavano le spalle.


«Sei venuta qui perché è l'unico posto dove ti sei sentita accettata e rispettata, vero?» chiesi. Non ero sicura di farle quella domanda, ma morivo dalla voglia di saperlo e quindi alla fine parlai.


«No, scusa, ignorami. Non avrei dovuto chiedertelo.»


Catra spostò la coda alla sua destra e se la passò piano sul braccio, come se volesse confortarsi, poi disse:


«In realtà sì. La prima volta che sono venuta qui, avevo pensato di restare, ma poi... ti abbiamo catturata e sono tornata nella Zona della Paura» strinse il bicchiere, prima di berne un sorso. «Mi ero sentita bene, felice, dopo un sacco di tempo e pensavo che non mi avrebbe fatto male tornare qui, se mi ero sentita così, no?» Una domanda retorica, non necessitava di una risposta.


«E sei davvero felice qui? Sola? Cioè, non so se sei da sola, ma comunque-» mi persi nelle mie stesse parole.
Catra non mi rispose, si limitò a fissare il suo bicchiere di caffè, ormai vuoto.


«Andiamo fuori a prendere un po' d'aria» Mi alzai dallo sgabello al bancone e aspettai che Catra copiasse i miei movimenti. Poi uscimmo dalla taverna, all'aria aperta, per parlare tranquillamente di tutto senza che orecchie indiscrete ci ascoltassero.


Quello era un argomento nuovo e delicato per Catra, non si sarebbe mai sentita a suo agio a parlarne così davanti a tutti. Anche se con un tono di voce basso.


«Adora» le sue orecchie si abbassarono, la coda si mosse leggermente per poi stringersi attorno alla gamba, come se fosse spaventata «non so come mi sento. Pensavo di stare bene, ma quando ti ho sentita varcare la soglia di questo posto. Non lo so, mi sono sentita meglio? Come se per tutto questo tempo avessi vissuto in quello stato che si passa dopo un raffreddore e non si respira bene... quando ti ho vista seduta al tavolo con Huntara ho sentito di nuovo l'aria nei polmoni, come se non ci fosse più nulla a bloccarla.»


Quello probabilmente era il discorso più personale che avessi mai sentito dire a Catra. Ero davvero così importante per lei? Valevo così tanto? Per tutto questo tempo Catra si era sentita vulnerabile, come se fosse appena uscita per davvero da un raffreddore e noi eravamo cresciute con la convinzione che star male significasse essere deboli, quindi per lei doveva essere costato tantissimo ammetterlo. Soprattutto a me. Si era resa conto di essere molto diversa da quella che aveva sempre cercato di apparire e, in quel momento, aveva lasciato trapelare i suoi sentimenti.


«Scusa, ho lavorato sulle mie emozioni e ora ne parlo troppo apertamente» scosse la testa e si appoggiò la mano sulla fronte, notando fin da subito il silenzio tra noi due.


«Quindi ci hai lavorato? Davvero?» chiesi utilizzando un tono tranquillo, per farle capire che era tutto come prima.


Le emozioni e i sentimenti erano un punto debole nell'Orda e Catra, finalmente, poteva mostrarlo con nonchalance, come se non le importasse più o si sentisse bene a non dover nascondere tutto, o forse era talmente stanca di fingere che ormai le bastava solo arrivare alla fine della giornata.


«Perfuma mi aveva detto di pensarci su, poi... be', sono scappata. Insomma, ho continuato a lavorare su me stessa, mi sono migliorata e non smetterò di farlo» concluse la ragazza gatta.


Le misi una mano sulla spalla e sorrisi quando lei si voltò a guardarmi. Il lato sinistro della sua bocca si era inclinato dolcemente verso l'alto.


«Facciamo un giro, non è così male il Deserto quando ti ci abitui» propose. Catra iniziò a camminare e la raggiunsi allungando il passo. Era sempre più veloce di me.


Una semplice passeggiata di notte nel Deserto Cremisi. Una cosa fuori dal comune, considerando le attività criminali del luogo, ma con le persone giuste accanto non rischiavi la vita.


La sabbia si abbassava sotto il peso dei nostri corpi, lasciando le impronte dei miei stivali e dei piedi di Catra. C'era un po' di vento e questo faceva volare della polvere, ma non abbastanza da innalzare la sabbia e non permetterci di parlare senza mangiarla. In alto, nel cielo blu e nero, si vedevano le stelle. Quest'ultime erano scomparse quando Mara aveva teletrasportato Etheria nella dimensione di Despondos. Erano bellissime, illuminavano il buio della notte insieme a tutti gli altri pianeti, alcune formavano delle figure chiamate costellazioni, le quali avevano nomi particolari.


«Tu invece?» Smisi di guardare il cielo e mi concentrai sulla ragazza che aveva appena parlato.


«Nulla di che. Glimmer è sotto stress per il suo ruolo da regina e organizza sempre missioni per ricostruire le città. Penso di aver visitato tutta Etheria in questi mesi» ridacchiai, «da quando è finita la guerra, cerco di non contrappormi e non darle fastidio. È già abbastanza occupata.»


Catra incurvò un po' le spalle e si strinse nella giacca di pelle: «Immagino che Bow sia costretto a sopportare le sue crisi. Insomma stanno insieme, no?»


«Cosa?!» esclamai.


«Be', sì... lo penso dalla prima volta che li ho conosciuti. Si vede che provano qualcosa l'un per l'altra.»


E improvvisamente realizzai: tutti gli sfioramenti dei gomiti quando eravamo seduti assieme a un tavolo, o le mani che si incontravano cercandosi come se fosse l'unico modo per sopravvivere, gli sguardi che si lanciavano, probabilmente ricchi di parole non pronunciate ad alta voce. Era palese che fossero una coppia!


«Certo che sei davvero un'idiota. Come hai fatto a non essertene accorta?» Catra scoppiò a ridere, piegando la testa all'indietro. Una risata vera, una di quelle che non sentivo da anni e che mi stava contagiando. Scoppiai a ridere anche io, assieme a lei.


«Grazie, eh!» mi colpii sulla fronte con una mano, frustrata.


«Prego» Catra rise ancora, alla figura che avevo appena fatto. Si tolse la giacca di pelle e la tenne con una mano.


«Quindi sei di nuovo la leader del Deserto Cremisi? Con tutti che ti rispettano?»


«A rispettarmi lo fanno, sì. Direi che gli faccio timore dall'ultima volta» guardò le stelle e sospirò, «non sono la leader, ma mi tengo stretta la giacca. È una cosa che mi mantiene viva, gli fa capire che non sono straniera, cioè lo sono ma almeno non cercano di uccidermi mentre dormo.»


Annuii e la guardai. Aveva lo sguardo triste forse perso nei ricordi della prima volta in cui andò nel Deserto Cremisi.


«Ehi» le diedi una spinta con la spalla, che lei ricambiò prontamente «mi sei mancata.»


Perché era vero. Eravamo state lontane tre anni con la guerra, ma almeno a quei tempi la incontravo ogni tanto. Da quando era fuggita dall'accampamento, invece, non avevo mai sue notizie, non sapevo se fosse viva o se stesse bene. Trovarmela davanti, nella taverna, era stato un bel colpo, ma vederla viva e intera era stato davvero un sollievo.


«Non intendevo quello, comunque» inarcai un sopracciglio, mentre Catra mi guardava. «Come ti senti tu, Adora? Metti sempre gli altri prima di te, quindi ora che ti chiedo cosa è successo, rispondi con ciò che pensi, non con quello che ti fa fare Sparkles.»


Come mi sentivo? Era una bella domanda.
Preoccupata, sconvolta, felice. Ero ansiosa perché avevo sulla punta della lingua una domanda da fare a Catra, da quando mi era venuta a parlare poco prima, ma avevo paura della sua reazione quindi non accennai l'argomento.


«Non saprei dirti di preciso. Sono sollevata di vedere che stai bene... ero davvero preoccupata per te e non sapevo dove cercarti.»


«Avrei dovuto dirtelo dove sarei andata. Ti importava di me, ma io sono fuggita come la codarda quale sono. Ho incasinato tutto, di nuovo.»


Catra si sedette a terra poggiando la schiena su delle rovine del Deserto. Era uno strazio immaginare cosa fossero prima, come fossero state distrutte e da chi. Copiai i movimenti della ragazza dai capelli castani e presi posto accanto a lei.


«Mi importa di te, Catra, mi è sempre importato. Capisco che tu te ne sia andata perché pensavi che tutti ti odiassero, dopo quello che hai fatto. Ma per far cambiare opinione su di te, devi dimostrare di provarci a cambiare e, stando qui a nasconderti, non ci riuscirai. Ci vorrà tempo, ma vedrai che riuscirai a farti accettare da tutti.»


Le misi una mano sulla spalla sinistra e lei la strinse, sorridendomi. Probabilmente, c'erano un sacco di cose che avrebbe voluto dirmi, ma che preferì non dire. E io avrei tanto voluto spiegarle il vero motivo per cui ero così sollevata di vederla viva, ma non era quello il momento. Se mi fossi dichiarata, dicendo che mi piaceva da anni, che l'amavo, mi avrebbe dato un pugno e poi se ne sarebbe andata. Come darle torto, d'altronde? Non ci vedevamo da mesi e un discorso del genere non poteva essere affrontato in quel modo.


«Le vedi quelle stelle?» indicai un punto sopra le nostre teste, nel cielo buio «alcune unite insieme formano le costellazioni. Quella lì è la Bilancia, rappresenta un simbolo di giustizia e, da quanto ci hanno detto i padri di Bow, secoli fa era usata da una dea per pesare le anime dei morti.»


«Sembra che si unisca ad un'altra» osservò Catra ed io assentii con un cenno della testa, a quello che aveva appena detto.


«Se pesasse la mia di anima, mi manderebbe subito all'Inferno» la ragazza accanto a me abbassò lo sguardo e fissò la sabbia davanti a noi.


«Sei ancora in tempo. Intendo per rimediare, sai? Puoi aver fatto molti errori in questi anni, ma hai tempo per migliorare e riprendere in mano la tua vita, così magari quando morirai la tua anima peserà di meno.»


Catra sospirò e appoggiò la testa contro le rovine alle nostre spalle. Chiuse gli occhi e io rimasi in silenzio, consapevole che stava pensando a cosa dire oppure di interpretare le mie parole.


«Potrei provarci, a tornare, dico. Ma non credo andrebbe bene» l'aveva capito. Aveva letto tra le righe di quello che avevo detto pochi minuti prima e aveva capito che desideravo tornasse a Brightmoon con me.


«Tentare non fa male, no?» Un lieve sorriso si mostrò sul mio volto e la ragazza gatta alzò gli occhi al cielo, notando la mia positività.


«Sarà complicato, molti ti andranno contro anche se non ti mostrerai al castello di Glimmer. Però perché stare qui e rinunciare a delle grandi occasioni?»


«Sicura che Sparkles non ti abbia mandata qui a recuperarmi, invece di ricostruire case?» rise.


«Sicura, tranquilla. Anche se per tutto questo tempo ho sempre sperato di ritrovarti, mi è sempre mancata la tua presenza.» La guardai dolcemente e lei distolse lo sguardo. Mi era sembrato di vederla arrossire, ma probabilmente me lo stavo immaginando.


Però sapevo che Catra, in qualche modo, avrebbe trovato il pretesto per non seguirmi a Brightmoon. Quel regno non era casa sua. Non era neanche la mia, nonostante tutti gli anni in cui ci avevo vissuto, avevo imparato a viverci e gli abitanti a vedermi in giro per le strade, ma non sarebbe mai stato come essere accanto alla ragazza gatta. Lei aveva quella sensazione di casa, per me, e mi mancava tantissimo.


«So che non mi seguirai, Catra» la persona in questione mi guardò alzando un sopracciglio, perplessa «ti ho chiesto per anni di farlo e non è mai accaduto. Forse è giunto il momento che sia io a restare qui, per te, no?» Emisi una leggera risata, mentre la mia amica mi guardava con gli occhi eterocromatici spalancati e la coda che si agitava sbattendo contro la sabbia.


«Adora, per quanto io desideri questo» mosse la mano sinistra tra noi due e prese la mia, stringendola «se tu non te la senti di restare qui nel Deserto Cremisi, non importa. Quando sarò finalmente in pace con me stessa, forse potrei tornare a Brightmoon.»


Ma sapevamo entrambe che non sarebbe andata così. Catra non sarebbe mai stata in pace con sé stessa, avrebbe sempre avuto dei rimorsi con sé, ma avrebbe imparato a conviverci un giorno. Forse, quel giorno, sarebbe stato lontano, ma noi due non avremmo potuto saperlo. L'unica cosa che potevamo fare, era imparare a convivere con gli errori commessi, accettarli e rimediare ad essi.


Catra non si sarebbe mai sentita a casa a Brightmoon, aveva bisogno di me per sentirsi meglio... e io avevo bisogno di lei. No, in quell'occasione, niente mi avrebbe fermata dal rimanere accanto a quella ragazza, che era un chiodo fisso nella mia vita.


«Resterò. Mi hai chiesto di farlo una volta e così sarà, non ti lascerò, non di nuovo.» Affermai, continuando a guardare la mia amica.


La vidi alzare la mano con cui non teneva la mia, per poi avvicinarla al mio volto. Mi resi conto che avevo iniziato a piangere, chissà da quanto, e Catra con la mano mi stava asciugando le lacrime.


«Non fare l'idiota, Adora.» Catra scosse la testa, mentre delle lacrime si formavano agli angoli dei suoi occhi felini.


«Non mi fermerai dal restare. Smettila di mandare via dalla tua vita le gente, non risolverai nulla così, anzi ti sentirai ancora più male poiché sarai sola» poggiai la fronte su quella di Catra e chiusi gli occhi, mentre con la mano libera le toccavo la guancia. Era una cosa che facevamo sempre da bambine e poterla fare di nuovo, mi aveva fatto esplodere il cuore di gioia, «non me ne andrò, Catra.»


Aprii gli occhi e vidi che lei mi stava osservando, la coda era posizionata sulla mia gamba, come se avesse voluto avvicinarmi di più, e le orecchie da gatta erano inclinate verso il basso, le guance leggermente tinte di rosso.


«Sarò qui a lavorare per altri due giorni, poi tornerò al castello di Glimmer. Le dirò che ho intenzione di partire, che accetti o meno me ne andrò comunque. Non ti lascerò di nuovo.»


Catra sollevò l'angolo destro della bocca per accennare un sorriso, poi disse: «Lo prometti?»


Altre lacrime si fecero strada sul mio volto, con i ricordi di quelle promesse fatte e distrutte anni fa, ma questa non sarebbe stata infranta.


«Te lo prometto.»


Alzai la testa e le diedi un bacio sulla fronte, un gesto con cui, da bambine, le dimostravo sempre il mio affetto. Catra si avvicinò di più e mi abbracciò. Erano mancati a entrambe quei semplici contatti e, in quel momento, avremmo avuto tutto il tempo a disposizione per recuperare gli anni trascorsi lontane. Poi, sentii un lieve rumore, era rilassante: Catra stava facendo le fusa, il ché significava che era felice di avermi lì accanto a lei.


Non l'avrei più lasciata andare, cosa che sicuramente neanche lei avrebbe fatto con me. Eravamo legate l'un l'altra fin da piccole e non ci saremmo mai separate. Mai più.


§

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