FIRST TIME


James trattenne il fiato davanti alle parole dolci, premurose ma decise di Rumlow: tutta la paura, il disgusto e la timidezza che provava svanirono in un momento e capì di voler fare l'amore per la prima volta con lui, non con Steve, ed in quel posto.

Rumlow si chinò a baciarlo e James lo lasciò fare, chiudendo gli occhi chiari, assaporando le sue labbra, la sua lingua ed il gusto della coca-cola che aveva bevuto poco prima; gli passò le braccia attorno alle spalle e si ritrovò, poco dopo, con la schiena appoggiata al pavimento freddo, che sentiva attraverso il tessuto della felpa.

Gli accarezzò i capelli, si lasciò baciare il collo e la gola e non trattenne nessuno dei gemiti che gli salivano dalla gola.

"Non ti trattenere" gli sussurrò, infatti, il più grande "nessuno ci può sentire, non avere paura"

"Si, Brock" rispose Bucky, con un profondo respiro.

"Pronuncia ancora il mio nome"

"Brock..."

"Lo sai che mi fai impazzire" gemette Rumlow, baciandolo una seconda volta, con più enfasi, stringendolo con forza a sé, sentendo il cuore di James battere forte, tanto da confondersi con il proprio; gli appoggiò la mano destra sulla guancia sinistra, prese a scendere lentamente, fino ad insinuarsi nei pantaloni del castano, che sussultò, preso alla sprovvista "non agitarti, si chiamano preliminari, non ti sei mai toccato?"

"Non sono così ignorante, ma non ho mai permesso a qualcun altro di farlo"

"Dunque ti devo chiedere il permesso?"

"Tu hai il permesso di fare qualunque cosa" sussurrò James, lasciandosi poi scappare un gemito più forte degli altri quando sentì la mano del suo amante chiudersi attorno alla sua erezione ed iniziare a compiere gesti lenti, che all'occasione diventavano più veloci, per poi tornare a rallentare; in un'occasione simile, da un'altra persona qualsiasi, Brock avrebbe preteso le stesse attenzioni ma Bucky non era come tutti gli altri, Bucky era unico, di conseguenza voleva godersi appieno quel momento: sarebbe arrivato anche per lui il momento di darsi da fare, gli avrebbe insegnato ogni cosa, ma a suo tempo.

Continuò con quelle carezze profonde fino a quando non lo sentì tremare con violenza, capì che era ad un solo passo dall'orgasmo e si fermò in modo brusco, ricevendo dall'oscurità uno sguardo di rimprovero, ma tenero.

"Non posso farti godere subito, amore, altrimenti dove sta tutto il divertimento? Sei pronto?".

Il castano era così agitato che non si accorse neppure del primo appellativo romantico che il giovane uomo gli aveva rivolto: sapeva, dai racconti di Natasha e di Wanda, che la prima volta era piuttosto dolorosa ma che era una sofferenza che valeva la pena sopportare perché poi il piacere sarebbe stato nettamente superiore; si lasciò spogliare trattenendo più volte l'istinto di allontanarsi con un gesto brusco, continuava a ripetersi che non c'era alcun motivo per farlo e poi erano avvolti dal buio, il suo corpo non era così palesemente visibile.

Brock invitò Bucky a spogliarlo a sua volta, quest'ultimo obbedì e sussultò più volte, sentendo il fisico perfetto che lui poteva solo sognare; arrossì violentemente una volta completata l'operazione, ringraziando ancora l'oscurità che lo nascondeva quasi del tutto agli occhi dell'altro.

Si sdraiò nuovamente sul pavimento freddo e poco dopo sentì la pelle caldissima di Rumlow, i suoi muscoli ed i suoi addominali; sentì anche il suo membro e si morse il labbro inferiore per placare l'eccitazione.

"Sono pronto" disse finalmente, rispondendo alla domanda che gli era stata posta poco prima; chiuse gli occhi attendendo il momento e strinse con forza i denti quando venne penetrato: delle lacrime gli rigarono le guance, era sul punto di chiedere a Rumlow di fermarsi perché non si aspettava di stare così male, ma poi il più grande iniziò a muoversi, con spinte dolci, ed il dolore se ne andò piano piano, restando solo uno spiacevole ricordo, sostituito da un piacere così appagante che James si pentì di non averlo provato prima di quella notte.

Ansimò e gemette più forte, mentre delle gocce di sudore gli scendevano lungo i capelli, sentì il giovane uomo lasciarsi andare a sua volta e gli chiese, lo pregò, di aumentare l'intensità delle spinte perché era ansioso di raggiungere l'orgasmo, ne aveva un bisogno quasi animalesco; Brock lo accontentò, con il volto ed il petto completamente lucidi di sudore, sentendosi affaticato esattamente come al termine di uno dei suoi allenamenti in palestra, quando si sentiva esausto ma soddisfatto del lavoro che aveva fatto, si sentì afferrare e stringere e sorrise contro la pelle del collo del ragazzo, provocandogli un leggero solletico.

Raggiunsero l'orgasmo quasi contemporaneamente e si strinsero l'uno nelle braccia dell'altro, ansimando, rimanendo in quella posizione per diverso tempo; il più grande invitò Bucky a sollevare il volto e lo baciò con dolcezza.

"Allora? È stato così tremendo come dicono in molti?"

"No, affatto, è stato bellissimo...".

Ritornarono nell'appartamento che erano ormai le tre.

Trovarono Maria e Jack sdraiati sul divano, che dormivano, la prima appoggiata al petto del suo ragazzo, che teneva il braccio sinistro dietro la testa; i due si chiusero nella camera di Rumlow cercando di non fare rumore, trattenendo a stento una risata.

James si spogliò, ormai privo di qualsiasi timore, ed indossò una maglietta larga come pigiama, mentre Brock rimase semplicemente in boxer, sdraiandosi poi sul materasso logoro appoggiato sul pavimento in legno; il più piccolo si sdraiò a sua volta e si accoccolò a suo fianco, cercando rifugio tra le sue braccia calde e forti: sicuramente il giorno seguente si sarebbe sentito tutto dolorante, magari aveva bisogno anche di una doccia, ma non aveva alcuna importanza.

Voleva essere cullato e coccolato dal suo amante per completare un ricordo che avrebbe portato per sempre con sé, custodito con gelosia; lo guardò con i suoi occhi azzurri, grandi e spalancati, senza pronunciare una sola parola ed il giovane uomo capì che lo aveva quasi completamente tutto per sé: l'ultimo passo che doveva compiere era lasciare Steve per sempre.



Rumlow si svegliò per primo ed andò in cucina per mangiare qualcosa; Maria se ne era già andata e Jack si stava preparando la colazione prima di uscire ed incontrare qualche cliente a cui vendere della roba pura.

Rispose a malapena alla domanda che gli venne rivolta ed aprì il frigorifero alla ricerca di qualcosa in grado di saziarlo, ma non appena i suoi occhi si posarono sulle diverse cibarie si portò la mano destra alla bocca e chiuse con violenza lo sportello; provò a raggiungere il bagno ma riuscì a fare solo un passo prima di crollare a terra e vomitare tutto quello che aveva mangiato o bevuto il giorno precedente.

"Cazzo!" esclamò Jack, perdendo improvvisamente l'appetito "ma si può sapere che ti prende? Guarda che casino che hai fatto! Lo sai dove si trova il bagno, non potevi trattenerti?"

"Non ci sono riuscito" rispose il suo migliore amico, battendo con forza i denti, Rollins gli si avvicinò e gli posò una mano sulla fronte, trovando la pelle quasi bollente.

"Complimenti, Rum, hai la febbre. Come cazzo pensi di riuscire ad allenarti ed affrontare l'incontro che hai domani sera? Scommetto che sei stato fuori l'intera notte con i vestiti bagnati"

"Fo... Fo... Fot..." provò a dire Brock, ma batteva così forte i denti che non riuscì a completare la frase; Jack gli disse di tornare a letto a riposarsi e che ci avrebbe pensato lui a ripulire il casino che aveva fatto e così scoprì che anche Bucky aveva la febbre alta e le guance in fiamme: tornò a sdraiarsi a suo fianco e lo strinse contro il proprio petto per infondergli calore "stai male?"

"Mi fanno più male le gambe" rispose il giovane, ridendo, riferendosi alla notte movimentata che aveva trascorso nella casa stregata.

"Dal momento che siamo costretti a rimanere chiusi in questa camera per tutto il giorno potresti parlarmi del tuo problema"

"Ahh..." disse subito Bucky, agitandosi leggermente a disagio nell'abbraccio di Brock, sapeva che il momento delle spiegazioni più approfondite sarebbe arrivato presto ma non credeva così dannatamente presto "non possiamo rimandare questo argomento?"

"Abbiamo fatto sesso, credo di avere tutto il diritto di sapere quale problema ti affligge, James. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi ma vorrei adesso delle spiegazioni. Non sono, forse, la persona con cui vuoi stare?"

"Si, Brock, lo sei"

"E in una coppia devono esserci segreti?"

"No, Brock, non devono esserci segreti"

"Allora inizia a raccontare" lo invitò lui, con tono accomodante, ma che celava qualcosa di aggressivo, che non accettava un'altra esitazione o un rifiuto; il più piccolo chiuse gli occhi, prese un profondo respiro ed iniziò a raccontare.

Dopotutto di che cosa doveva avere paura? Di nulla, assolutamente di nulla, doveva dei chiarimenti a Brock e glieli avrebbe dati tutti, con la febbre che tormentava entrambi, stretti in quel misero materasso che necessitava di essere cambiato.

"Abitavo con i miei genitori e mia sorella a Brooklyn e la mia vita è stata normale fino ad un giorno d'inizio estate: mia madre aveva organizzato un pic-nic al parco dato che il tempo era stupendo, io sono rimasto a casa perché la sera precedente non mi ero sentito bene e quella è stata l'ultima volta che li ho visti. Mia madre mi ha dato un bacio in fronte e dieci minuti più tardi hanno avuto un incidente in macchina che ha stroncato sul colpo tutti e tre. Dopo i funerali mi sono trasferito in Nevada dai miei nonni paterni e lì sono iniziati i problemi" James fece una breve pausa, perché stava arrivando il momento più difficile del racconto, Rumlow continuava a fissarlo, senza mai staccare dal suo viso gli occhi scuri, da predatore "ho smesso rapidamente di mangiare, lo facevo solo se costretto e poi correvo in bagno a vomitare tutto. In poco tempo ho perso non so quanti chili. I miei nonni hanno intuito qualcosa e mi hanno portato in una clinica privata... Era un posto orrendo, sembrava una prigione: i corridoi grigi, le pareti grigie, la sala mensa grigia... Dopo un solo mese pensavo d'impazzire in quel posto e così... E così..."

"Hai tentato il suicidio?"

"Si, volevo davvero farla finita. Mi sono chiuso in bagno, ho rotto uno specchio e mi sono tagliato i polsi. Mi hanno salvato appena in tempo e sono stato trasferito in un'altra clinica. Lì le cose non sono cambiate e ho tentato una seconda volta il suicidio prendendo dei farmaci... I miei nonni, allora, hanno provato a portarmi in una terza struttura e la mia fortuna è stata trovato un bravo psichiatra che mi ascoltava. O almeno fingeva bene di ascoltarmi. Sono guarito e sono ritornato a casa..."

"Ma sei ricaduto"

"Soffro di anoressia e di bulimia, Brock. Ogni volta che mangio qualcosa sento subito l'impulso di vomitare, di liberarmi di quel peso. Tutto è iniziato a causa del senso di colpa per essere sopravvissuto, ho avuto una ricaduta quando sono tornato a scuola. Nessuno mi parlava, nessuno era interessato a me, tutti mi guardavano come se fossi un animale raro, o un essere informe... C'è qualcosa di sbagliato in me, lo sento, ma non riesco a capire cosa..."

"Tu non sei sbagliato, James, sono gli altri ad essere dei coglioni. È tutto nella tua testa. Devi mangiare e basta, non devi rimuginare sul problema, capisci?"

"Credo di si"

"Steve sa del tuo problema?"

"Si, ma a volte mi chiedo se lo veda davvero"

"Allora è un coglione come gli altri" sentenziò il giovane uomo, alzandosi per uscire un momento dalla stanza: si chiuse in bagno perché aveva bisogno di farsi di eroina dato che non ricordava neppure a quando risaliva il buco precedente, forse alla mattina del giorno prima; dopo essersi iniettato la sostanza nella pelle dell'incavo dell'avambraccio sinistro abbandonò la testa contro la parete su cui era appoggiato.

James si stava rivelando un gioco più semplice di quello che aveva creduto inizialmente: il rapporto con il suo fidanzato era ormai logorato da tempo, non riceveva le attenzioni di cui aveva disperatamente bisogno, l'unica cosa che mancava era spingerlo a lasciare quella nullità per sempre, ma non era sicuro che quel ragazzino avesse il coraggio di farlo; era una di quelle persone nata per essere lasciata che per lasciare.

Rumlow, però, sapeva che le parole nascondevano un potere persuasivo molto forte, se si sapeva come usarle, così la mattina seguente, quando riportò il castano davanti al locale perché la loro breve vacanza insieme era giunta al termine, gli parlò in tono dolce ma fermo; gli tenne anche le dita della mano destra strette tra i capelli, esercitando una leggera pressione, un incrocio tra una carezza ed un gesto possessivo, un ennesimo campanello di allarme che Bucky non sentì, per quanto forte esso squillasse.

"Mi mancherai"

"Anche tu, amore, ma sai cosa devi fare? Adesso vai nel tuo appartamento, ti prepari un bel discorso da fare a quel perdente di Steve e domani lo scarichi. E dato che voglio essere sicuro che tu lo faccia lo porterai al parco per quello che dovrebbe essere un semplice pomeriggio, vicino allo stagno"

"Ci sarai anche tu?"

"Certo, osserverò tutto da distante, così saprò se davvero t'importa di me"

"Ma a me importa di te, Brock!" esclamò il più piccolo, spalancando la bocca "m'importa eccome. Ho fatto l'amore con te"

"Lo so che abbiamo fatto sesso, ma devi capire che questo non mi basta, James. Devo sapere se il mio cucciolo è dalla mia parte o mi sta prendendo in giro. Non piangere, prova a metterti al mio posto. Non la penseresti anche tu nello stesso modo?"

"Hai ragione" rispose James, respirando rumorosamente, mentre Rumlow gli asciugava con cura le lacrime.

"Bravo, sei proprio bravo, se tutto andrà come ti ho detto non hai nulla di cui preoccuparti. Domani pomeriggio al parco, alle cinque. Ricordati".

Bucky non avrebbe potuto dimenticarselo per nessuna ragione al mondo ma già sentiva la pressione che comportava la scelta di lasciare Steve, di troncare il rapporto che c'era tra loro due, perché nonostante la relazione indefinita che aveva con Tony, lui era stato il primo amico che aveva avuto, la prima persona a cui appoggiarsi ed il primo che gli avesse smosso qualcosa dentro, facendogli capire che preferiva la compagnia maschile a quella femminile; si ricordò solo in quel momento della telefonata interrotta dallo scatto d'ira di Rumlow e del fatto che non si era fatto sentire per quattro giorni, subito un rivolo di sudore freddo gli percorse tutta la spina dorsale.

Non ti sei mai fatto sentire, sicuramente sarà fuori di testa, avrà provato a cercare il numero del ranch... E se lo avesse trovato? E se avesse scoperto tutto?

In quel caso, pensò il giovane, mentre trascinava la valigia dietro di sé, tutto sarebbe stato meno complicato perché il biondo lo avrebbe mollato per primo.

Quando arrivò davanti all'appartamento prese un profondo respiro e poi aprì la porta.

"Sono tornato!" esclamò, cercando di non tremare o apparire colpevole: aveva tradito, aveva tradito spudoratamente il suo ragazzo che stava arrivando dalla cucina.

Rogers aveva un'espressione sconvolta, come se avesse visto un fantasma.

"Bucky! Santo cielo! Ma dove eri finito?"

"Ero in Nevada..."

"Lo so che eri in Nevada dai tuoi nonni, ma non hai dato tue notizie per quattro giorni, Bucky! Ho continuato a chiamarti e a mandarti messaggi ed il cellulare era sempre spento, si può sapere che è successo?"

"Mi è caduto il cellulare in una pozzanghera e ho dovuto prenderne uno nuovo. Ho dovuto cambiare anche numero e lo sai che sono una frana con la memoria... Per questo non ti ho mai chiamato e non ti ho mai mandato un messaggio! Mi dispiace averti fatto preoccupare, non era mia intenzione, si è trattato solo di un incidente".

Il castano abbassò la testa con un'aria dispiaciuta, sperando che quella recita funzionasse, Steve rilassò le spalle e sorrise.

"Mi hai fatto dannatamente preoccupare, Bucky, credevo ti fosse accaduto qualcosa di brutto" andò ad abbracciarlo "sono contento di sapere che stai bene, hai anche un aspetto diverso"

"Diverso?"

"Si, non riesco a descriverlo... Sei diverso, ma stai bene così".

Barnes si chiese se il suo primo rapporto intimo lo avesse cambiato in qualche modo, non si sentiva diverso dal solito, ed ora temeva che Steve potesse capire ciò che era accaduto, o che lo potesse capire qualcun altro, magari Natasha o Wanda dato che c'erano passate in prima persona; spostò l'attenzione su un altro argomento, chiedendo al suo compagno che cosa si fosse perso in quei quattro giorni.

Rogers rispose che non c'era molto da raccontare perché era da quattro giorni chiuso nell'appartamento a causa della febbre; James trattenne a stento un sorriso, trovando quella una curiosa coincidenza, ma poi venne colpito da un dubbio terribile, che gli tolse quasi il respiro.

E se avesse passato una serata simile alla mia?

Forse Steve era malato perché aveva trascorso a sua volta una notte all'aperto, incurante della pioggia, in compagnia di Tony, a fare l'amore in un vicolo o magari in un parco; quasi gli sembrava di vederli e provò l'impulso di troncare il loro rapporto in quello stesso momento, ma aveva promesso a Rumlow che lo avrebbe fatto al parco e così si calmò, cercando di placare anche la nausea che minacciava di stringergli la bocca dello stomaco.



James andò all'università da solo perché il suo compagno si sentiva ancora debole, quello complicava il piano che Rumlow gli aveva dettato perché non sapeva come convincerlo ad uscire dall'appartamento per una passeggiata, si chiese se non fosse il caso di rimandare il tutto a quando Steve si sarebbe sentito meglio e durante un breve intervallo cercò un angolo isolato del campus per chiamare Brock e comunicargli la novità.

"Fammi capire, tu vuoi aspettare a mollare quel perdente per qualche linea di febbre? Io sono ancora malato ma sono in palestra e questa sera parteciperò lo stesso ad un incontro. Dagli qualche pastiglia e trascinalo di peso in quel cazzo di parco se necessario. O quando lo hai rivisto hai cambiato idea?"

"No, Brock, non ho assolutamente cambiato idea"

"Allora ci vediamo alle cinque e non farmi più perdere tempo con queste cazzate, James, d'accordo?".

Il giovane uomo non aveva neppure atteso una risposta per riattaccare ed il ragazzo si ritrovò a fissare lo schermo nero del proprio cellulare, che ripose nella felpa poco prima di essere aggredito alle spalle da una ragazza dai vaporosi capelli rossi.

"Come è andata la vacanza in Nevada, Buck?" gli chiese Natasha con un sorriso smagliante "Steven mi ha detto che non ti sei mai fatto sentire"

"Ho avuto un problema con il mio vecchio cellulare"

"Cioè?"

"Ho dovuto comprarne uno nuovo" si giustificò il ragazzo, mostrandolo alla sua migliore amica, che si lasciò scappare un fischio ammirato dalle labbra socchiuse: anche lei desiderava da tempo quello stesso modello.

"Ma come hai fatto? È costosissimo!"

"Regalo dei miei nonni"

"Tu mi nascondi qualcosa".

Il cuore di Bucky prese a battere con più forza: ecco, era stato scoperto, che cosa doveva fare ora?

"Ma che cosa stai dicendo, Nat? Te l'ho detto, sono stati i miei nonni a comprarmi il cellulare..."

"Non sto parlando di quello, sciocco, hai qualcosa di diverso. Si, hai qualcosa di diverso..." la ragazza emise un verso simile ad uno squittio prima di coprirsi la bocca con la mano sinistra "oh mio dio, tu e Steve lo avete fatto, vero? Quando sei tornato a casa avete fatto l'amore?"

"No... No... Non è assolutamente così.. Nat, ti posso assicurare che..."

"James, si capisce subito quando una persona ha avuto la sua prima volta... A pranzo mi racconti tutto" disse la rossa prima di allontanarsi correndo, perché rischiava di arrivare tardi ad una lezione; James emise un lamento soffocato, sentendosi improvvisamente fottuto, perché all'amica era pressoché impossibile nascondere qualcosa o mentire: lei capiva sempre tutto.

Poteva solo sperare che nel frattempo si dimenticasse di quella faccenda.

Naturalmente ciò non accadde e quando Bucky andò a sedersi davanti ad uno dei tavoli della sala mensa venne raggiunto non solo da Natasha ma anche da Wanda e Pietro e ciò contribuì ad aumentare il disagio che provava: la fame gli era passata e voleva solo andarsene e trovare un posto isolato.

"Natasha mi ha raccontato la novità" disse subito la gemella, anche lei ansiosa di conoscere i particolari "finalmente, James!"

"Finalmente cosa?"

"Pietro! Lui e Steve..."

"Ohh!" esclamò lui "racconta!"

"Non c'è nulla da raccontare, perché non è successo assolutamente nulla!"

"Bucky ha un nuovo cellulare, dice che sono stati i suoi nonni a regalarglielo ma io dico che è stato Stevie" intervenne la rossa, scambiando un'occhiata complice con l'altra giovane; Pietro chiese se potesse vedere l'apparecchio tecnologico ed il castano glielo passò, senza ricordarsi della foto che c'era come blocco dello schermo e come sfondo.

Gli tornò in mente solo quando sentì la voce dubbiosa ed imbarazzata del giovane corridore.

"Non sapevo che Steve si fosse fatto una plastica facciale".

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top