Capitolo 7-E Sofia?
Capitolo 7
E Sofia?
Ginevra's pov
Rimasi fuori dal pub dove Rafe era coi suoi amici per un tempo lunghissimo.
Una parte di me desiderava entrare dentro a quel dannato pub, gettare fuori la miriade di pensieri e dubbi che mi attanagliavano la mente da quando ci eravamo visti sul suo yacht e scappare via da lì senza più vedere nessuno.
Ma la verità era che non avevo la più pallida idea di come affrontare la confusione che avevo dentro di me.
Non ero pronta a rinunciare a Rafe, ma al tempo stesso tutto ciò che era accaduto con JJ, la sua confessione circa i suoi sentimenti dell'anno precedente... Erano tutte cose che mi portavano ad allontanarmi da Cameron.
Ed era giunto il momento di chiudere quella storia.
Anastasia, che stava entrando proprio in quel momento in quello stesso pub, mi venne incontro non appena mi vide lì sulla soglia, innervosita e con abiti per niente adeguati alla serata che parevano aver in mente.
«Ginny!» Mi chiamò sorridente, chiaramente felice di vedermi in un luogo diverso dai soliti.
«Ana.» Ricambiai i baci sulle guance, sebbene Anastasia ed io non fossimo mai state quel tipo di amiche da smancerie.
Difatti, mi stavo chiedendo che razza di amiche fossimo io e lei.
«Anche tu qui stasera?» Indicò, con le sue unghie perfettamente curate e lunghe, il pub alle mie spalle.
«Io? No no.» Scossi la testa, poi aggiunsi svelta; «Sto aspettando un amico». Sembrava la risposta più plausibile.
Anastasia sembrò sorpresa, ma annuì e forzò un sorriso di circostanza. «Ohw, bene, allora.» Nei suoi occhi verdastri notai una scintilla di rammarico. «Ti auguro buona serata, Ginny.»
Ciononostante, sembrò sincera.
Mi rasserenai anche io, annuii. «Anche a te, Ana.»
La rossa mi superò con un piccolo cenno della mano ed entrò dentro a quel locale dal quale proveniva musica ad altissimo volume.
Decisi di ignorare la porta dalla quale era passata Anastasia e dalla quale, molto probabilmente, sarei dovuta passare anche io per porre fine ai miei drammi personali.
Ma la verità era che mi pesava moltissimo l'ultima conversazione con JJ e temevo che, se avesse scoperto di quanto accaduto tra me e Rafe, i nostri rapporti ne avrebbero risentito negativamente.
Non sapevo cosa stessi combinando della mia vita, ma la paura di perdere entrambi mi paralizzava, lasciandomi fuori da quel locale.
Alzai lo sguardo con un sospiro e, proprio in quel momento, incrociai gli occhi chiari di Ryan.
Nascosi la mia sorpresa con un largo sorriso, mentre il biondo saliva, con dei rapidi salti, i gradini che costituivano l'ingresso al pub. «E tu che ci fai qui?»
Ryan mi piombò agile e svelto a pochi passi da me. Indossava una felpa larga e marrone, leggermente usurata, mentre a coprire le sue gambe forti vi erano dei semplici bermuda beige.
«Solo perché non sono ricco non vuol dire che non mi piaccia bere e fare serata, sai?» Mi schernì, ridendo.
Era quella classica persona che aveva sempre la risposta pronta, il sorriso sulle labbra e l'abilità di chiacchierare con chiunque.
«Vuoi fare serata qui?» Indicai il luogo alle mie spalle; un nuovissimo e lussuosissimo pub in cui i colori erano accecanti e la musica rumorosa.
«Perché no?» Avanzò, superandomi e inebriandomi col suo profumo forte, denso.
Mi voltai ed incrociai le braccia al petto. «Perché è un posto in cui non ti fanno entrare se non ci spendi minimo un centinaio di dollari in bottiglie pregiate.»
«Sembra il posto adatto a te, allora.» Mi fece uno sfacciato occhiolino, che mi ricordò tutte le cattive decisioni che avevo preso da quando ero diventata adolescente, forse anche prima.
Annuii. «Sembra tu mi conosca da tutta la vita!»
Chiaramente, era una pessima idea.
Chiunque avrebbe detto che lo fosse.
E la conferma la ebbi dopo all'incirca un paio d'ore da quando io e Ryan varcammo la porta di quel locale e mi ritrovai ubriaca a cantare insieme a lui e a un paio di ragazzi trovati lì per caso.
Ryan mi teneva un braccio poggiato sulle spalle e barcollavano a ritmo di musica, mentre, con voce assai storpiate a causa dell'alcol, cantavamo una canzone degli Abba.
Nonostante le mie pessime condizioni -fisiche e mentali, preciserei-, mi sentivo felice come non mi accadeva da tanto tempo.
Con la mente impegnata a ricordare il testo di Mamma mia, il cuore leggero e l'alcol che circolava per le vene mi sentivo capace di affrontare qualsiasi cosa.
Guardai Ryan per vedere se anche lui non riusciva a pronunciare bene le parole della canzone, che stavamo quindi storpiando di fronte a una platea deserta, disinteressata.
Il locale era grande, perciò non mi stupii di non aver trovato ancora nessuno che conoscessi e finii persino per dimenticarmi di Anastasia, Rafe e, anche JJ.
Quando la canzone finì, feci un inchino, e per poco non cadetti a terra su quel palco improvvisato, mentre Ryan rideva della nostra performance e i ragazzi, che avevano cantato con noi, si gettavano sparsi per il locale.
«Siamo stati fantastici!» Esclamai, saltandogli addosso in segno di esulto.
La risata di Ryan mi riempii le orecchie e sentii il suo corpo solido e caldo sotto al mio. «Cantanti nati.»
Ci staccammo solo per guardarci negli occhi. Il cuore mi batteva fortissimo nel petto, ma non sapevo se la colpa fosse dell'alcol che avevo assunto o della performance che avevo appena fatto.
Mi sentivo la pelle accaldata, il volto sudato e mi staccò lui una ciocca di capelli neri che si era impigliata fra le mie labbra, lasciate socchiuse in cerca di un ossigeno che non sembravo essere in grado di incanalare.
Osservai i suoi occhi azzurri e, per un attimo, rividi quelli di JJ.
Mi allontanai di un passo, mentre la mia espressione si mutò automaticamente in una smorfia di confusione.
«Che c'è?» Domandò Ryan, ma a stento riuscivo a comprenderlo perché la mia mente martellava.
Fino a quando non distolsi i miei occhi dai suoi, l'immagine di JJ rimase ferma nella mia testa.
Ma fu qualcun altro a distogliere completamente la mia attenzione da Ryan, ancora di fronte a me, ancora con le mani sui miei fianchi.
«Ginny?»
Mi voltai di scatto, mentre tutta l'eccitazione e la felicità legata alla musica e all'alcol svanì in un colpo.
Gli occhi chiari di Rafe mi osservavano severi, mentre Ryan fece un paio di passi indietro.
«Rafe.» Lo salutai, ma lui con un balzo salì sul quel palco improvvisato e, mentre mi prendeva per un polso e mi trascinava fuori con sé, notai, con la coda dell'occhio, i suoi amici, che un tempo erano anche i miei, starsene in disparte a guardare la scena.
Sebbene fossi ubriaca, era chiaro che stessi facendo una pessima figura e perciò mi impuntai prima che potesse trascinarmi chissà dove con sé.
«Rafe!» Esclamai arrabbiata per il modo in cui, ancora una volta, si opponeva alle mie volontà.
Più di una volta era capitato che Rafe Cameron, col suo modo di fare protettivo e intraprendente, prendesse decisioni al posto mio o si avvalesse di compiti che non gli spettavano.
«Lasciami.» Borbottai, liberandomi dalla sua presa sul mio polso.
«Che ci fai qui?» Domandò col fiato corto, le vene sul collo leggermente più in rilievo.
Scossi la testa, cercai con lo sguardo Ryan, ma non riuscì a trovarlo. Rafe riacquistò la mia attenzione prendendomi per un braccio. «Allora?»
«Tu puoi venire qui coi tuoi amici ed io no?» Mi ritrovai a chiedergli, ma la voce mi cedette e rivelò la mia poca sobrietà in quel momento.
Rafe aggrottò la fronte e si passò una mano sulla fronte, mentre piano piano le persone intorno a noi sparivano -anche se non sapevo dire se per davvero o solo nella mia testa.
«Quanto hai bevuto, Ginny?» Chiese con tono esausto, quasi stressato.
Scossi la testa ed incrociai le braccia al petto. «Non sono affari che ti riguardano.»
Sapevo che il mio comportamento schivo lo avrebbe solo fatto arrabbiato ed infatti la sua pazienza era agli sgoccioli.
«Ginny.» Ringhiò il mio nome, avvicinandosi di un passo, ma non ebbe modo di dire altro che una figura piccola e snella ci venne incontro.
«Ei!» Sofia, raggiante e bella come sempre, ci venne incontro con un enorme sorriso sul volto abbronzato.
Indossava un semplice tubino nero, che le metteva in risalto il corpo magro, ma ben definito così come tutte le sue curve piccole, ma dolci.
«Ciao, Sofia.» Cercai di mostrarmi il più carina possibile, ma sapevo che le mie condizioni non fossero le migliori.
Inoltre, avevo pur sempre fatto sesso col suo fidanzato.
Mi sentii il sorriso morire sul volto e pensai che Rafe si dovesse essere accorto del mio stato d'animo perché mi liberò da quella situazione.
«Scusa, Sofia, ma Ginny sta male. Ha bevuto troppo.» Disse, prendendo la mora in disparte, ignorando le mie lamentele. «Puoi tornare con Topper o Anastasia? Vorrei assicurarmi che Ginny torni a casa sana e salva.»
Sofia rimase in silenzio per una manciata di secondi, poi mi guardò, superando la spalla di Rafe, che si era messo di fronte a me per darsi più privacy. Infine, annuì, sorridendo appena. «Certo.» Mormorò, abbassò lo sguardo, ma sul suo viso non accennava a mostrarsi un segno di cedimento.
«Mi raccomando, non fare tardi.» Si raccomandò solamente, dopodiché si alzò sulle punte per baciare una sua guancia. Infine, mi fece un veloce cenno con la mano, accompagnato da un largo sorriso, e tornò dai nostri amici.
Mi ritrovai a fissarla andare via, chiedendomi come fosse possibile che una ragazza come lei potesse stare con uno come Rafe.
Non che Rafe non fosse una brava persona, ma era chiaro che non riusciva a darle ciò che si meritava. Non almeno fin quando ci sarei stata io in mezzo.
Ed era per questo che dovevo chiudere ogni rapporto lui.
I miei pensieri vennero interrotti da Rafe stesso che mi venne incontro. «Andiamo.» Mormorò, ma non si riuscì a fare due passi, che il cameriere arrivò a fermarci.
«Scusate, ma qualcuno deve pagare quanto consumato al tavolo.» Ci ricordò e mi porse lo scontrino di quanto io e qualche altro sconosciuto avevamo bevuto, sotto suggerimento di Ryan.
Sospirai, guardando il conto, ma Rafe intervenne; «Faccio io».
Sebbene detestassi che pagasse per me, specie perché non ne aveva alcun diritto né dovere, non ebbi le forze di protestare quando lo vidi andare verso il bancone per comunicare al cameriere che, quanto consumato, poteva essere aggiunto al conto dei Cameron.
Pensai che Rafe fosse davvero un gentiluomo, dopotutto.
Aspettai che tornasse da me, mi degnò di uno sguardo rapido come se si stesse accertando che fossi sempre lì e che andasse tutto bene, dopodiché mi fece cenno col capo di seguirlo.
Feci come mi aveva richiesto silenziosamente anche perché non avevo alcuna intenzione di litigare.
La testa mi scoppiava, ma riuscivo a camminare correttamente senza inciampare o rischiare di cadere.
Arrivammo alla sua macchina e sgusciammo dentro senza dire una parola. Persino quando abbassai i finestrini e sporsi la mano al di fuori dalla macchina, pur sapendo quanto questo lo facesse innervosire, non mi disse niente; si limitò soltanto a guardarmi storto.
Parcheggiò sotto casa mia, ma, nonostante non ci fossimo scambiati una sola parola per tutto il tragitto, nessuno dei due aveva intenzione di salutare l'altro.
C'era qualcosa che mi teneva seduta su quel dannato posto in auto e sapevo essere tutto ciò che avevo ignorato nel corso della serata.
«Rafe.» Lo richiamai piano perché l'ultima cosa che volevo era spezzare quel breve momento di calma e pace che si era venuto a creare.
La mia voce suonò nell'abitacolo della macchina, risvegliandomi da quel tepore che stavo provando anche a causa dell'alcol che avevo ingerito quella notte.
Ryan, nel frattempo, si era volatilizzato.
Ma la cosa non mi turbò particolarmente perché, se proprio dovevo essere sincera, la presenza di Rafe era confortante.
Non saremmo stati degli ottimi fidanzati o dei buoni amanti, ma eravamo dei fantastici amici e c'eravamo sempre nel momento del bisogno.
Come quello.
«Vuoi che ti accompagni dentro?» Domandò lui, ignorando completamente il mio richiamo o forse scambiandolo per un invito silenzioso.
Scossi la testa impulsivamente. «Non penso sia una buona idea.»
Rafe sospirò, si passò una mano sul viso. «Io non ti capisco, Ginny.»
Ciò che non volevo stava per accadere; sapevo che quello era il momento in cui avrei potuto rompere il cuore di Rafe.
«Lo so.» Mormorai piano. «Non so cosa mi sia preso questa sera, immagino fossi solo felice di avere un amico.»
«Quel Pogue sarebbe tuo amico adesso?» Si mise subito lui sulla difensiva, ma sapevo perfettamente che la sua rabbia provenisse dalla differenza sociale più che dal mio comportamento.
Non sapevo se Ryan potesse essere considerato mio amico, ma di certo la sua presenza quella sera mi aveva alleviato un bel po' di pensieri e problemi. O quello era stato l'alcol?
«Non lo so. So solo che per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita bene.» Decretai, pur sapendo che quello avrebbe ammesso un sacco di cose sulla nostra relazione.
Rafe, infatti, si chiuse in sé. «So solo che non puoi girare ubriaca con persone che neppure conosci, Ginny. È pericoloso.»
Pur sapendo che avesse ragione, sospirai nervosamente perché quella conversazione mi stava provocando più malessere di quanto credessi.
La verità era che da quando mia sorella era venuta a mancare mi ero chiusa in me stessa, privandomi di un sacco di cose adolescenziali, perciò quella sera era stata, per me, un assaggio di libertà fanciullesca che tanto agognavo.
«Non ho fatto preoccupare nessuno.» Decretai, sapendo perfettamente che i miei non fossero a conoscenza neppure della mia assenza.
«Per Dio, Ginny!» Esclamò Rafe adirato. «Lo sai che fai preoccupare me, lo sai perfettamente quanto io ci tenga a te.»
Non ebbi il coraggio di guardare i suoi occhi perché sapevo che il suo sguardo sarebbe stato capace di farmi tornare in quel loop infinito, in cui non sarei mai stata in grado di prendere una decisione.
«E Sofia?» Domandai lenta perché sapevo che quella domanda non mi era concessa -non dopo averle mancato di rispetto andando a letto col suo ragazzo almeno.
Rafe sospirò, probabilmente rendendosi conto da solo che quella situazione stava iniziando a diventare stretta. «Cosa c'entra Sofia? Ciò che abbiamo io e te non ha niente a che vedere con lei.»
Mentiva e lo sapevamo entrambi.
«Penso che sia stato un errore.» Dichiarai senza incrociare i suoi occhi.
«Cosa?» Domandò col fiato corto, sentivo il suo sguardo su di me in maniera insistente.
Mi leccai nervosamente le labbra. «Quello che è successo l'altro giorno sulla tua barca, Rafe.» Mi sporsi solo di poco, solo per vedere il suo volto illuminato, a stento, dalla luce della luna. «Chiaramente non sono la persona giusta per te.»
«Sei sempre stata la persona giusta per me, Ginny.» Non un briciolo di timore nel confessare quella frase, che mi avrebbe spezzata in due.
Scossi la testa, ripensando a quanto difficile fosse staccarsi da una persona che per anni mi era stata accanto in tutti i modi possibili.
Ma era giunto il momento di mettere un po' di stabilità nella mia vita, sentimentale e non. E la verità era che Rafe Cameron sapeva essere un eccellente amico.
Mi sarei dovuta accontentare di quello.
«Te lo sei sempre ripetuto fino a quando non hai cominciato a crederci anche tu.» Dissi con un groppo alla gola che rendeva difficile comunicare. «Ma la verità è che quando hai avuto la possibilità di farti una vita, una vita senza me e la mia influenza, hai scelto la persona più adatta a te.»
«Sofia? Non la conosci neanche.» Mormorò, sebbene riuscissi a comprendere nei suoi occhi una piccola incertezza.
«So che ti ha reso migliore, Rafe.» Annuii, piano. «E ha molta fiducia in te. Non l'avrebbe se tu non te la meritassi.»
Rafe dovette essere colpito dalle mie parole perché si passò una mano sul volto nervosamente, poi sospirò e rimase in silenzio.
«Ti meriti qualcosa di più di quello che posso darti io in questo momento.» Ammisi perché ero ormai chiaro che i miei sentimenti per Rafe fossero sì, forti, ma anche molto poco stabili.
Rafe annuì, grugnì, ma non rispose a nessuna delle mie frasi.
«Penso sia giusto rimanere amici.» Era l'unica soluzione che saremmo stati in grado di tollerare entrambi. «Amici per sempre, no?» Gli porsi il mignolo per siglare il nostro patto come facevamo sempre quando eravamo più piccoli.
Mi guardò con la coda dell'occhio per poi sbuffare in una risata triste, ma sincera. «Amici per sempre.» Confermò, stringendo il suo mignolo al mio. «Ma se ti becco un'altra volta ubriaca con uno sconosciuto ti porto via di peso, Ginny Byers.»
Risi, contenta di aver ritrovato il mio più caro amico.
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