Capitolo 39 - Seconda Parte
È passata poco più di un'ora da quando Lauren è sparita in mezzo alla folla e la mia inquietudine è salita ad un livello superiore.
Avrei dovuto aspettarmi da lei una cosa simile, ragionandoci mi stupisco di notare che non l'abbia fatto prima. O forse sì e io nemmeno me ne sono accorta.
Non ha senso pensarci adesso perché tutto quello che devo fare è trovarla e parlarle, preferirei non farlo mentre è in uno stato alterato di se stessa, ma non tutti i mali vengono per nuocere, giusto?
"Dinah!" Richiamo la mia amica che se ne sta a ballarmi intorno mentre sorseggia l'ennesimo drink.
Sul divanetto affianco al nostro intravedo Liam e Zayn pomiciare senza troppi scrupoli. Quasi invidio il loro equilibrio, è così evidente che non sia solo sesso, ma riescono a non complicarsi la vita in un modo che io non conoscerò mai.
Quando la castana mi rivolge la sua attenzione è quasi come se si accorgesse solo ora che io sono ancora qui, vicino a lei.
"CAMILA!" Grida esaltata, buttandomi le braccia al collo. "Stasera la musica è più bella del sssolito!" Ridacchio mentre inciampa sulle sue stesse gambe e sarebbe già col culo per terra se non la tenessi.
"Dinah, che roba è quella che prendono?"
"Chi?"
"Lauren e gli altri."
Lei sbuffa, dandomi una spinta e mettendosi le mani in faccia, incurante del trucco vistoso che rischia di esser sbiadito lungo il viso. "CHE PALLE!" Esclama, gettandosi sul divanetto accanto a me. "Stimolante, credo. Che cazzo ne so... Girano tanto ai rave. Ma tanto, tanto, tanto. Voglio un altro drink." Scuoto la testa e prima che possa afferrare il bicchiere dalle mani del tipo accanto a lei la tiro verso di me.
"DAI DIVERTIAMOCI!" Protesta lei, cercando di alzarsi ma con scarsi risultati. Questa sera si è ridotta decisamente malissimo.
"Che altro sai su questa droga?"
"Cristo, Camila! Sei insopportabile!" Piagnucola sulla mia spalla "Io so solo che sei euforico, felice, e molto emotivo! Aumenta un casino l'empatia... Ti senti, sì, ti senti un sacco più vicino alle cose. Alla musica, alle persone. È la droga del sesso."
Sgrano gli occhi a quella parola, constatando che Dinah sa molto più di quanto potevo immaginare. Non mi dà il tempo di pensare ad una risposta che riprende a parlare.
"Siamo due deficienti, lo sai? Io qui disperata e ubriaca perché Ashton mi ha lasciata perché, fondamentalmente io lo so che lo pensate tutti, sono una grande stronza, forse anche un gran troia. Ci credi che mi sono scopata il suo migliore amico?"
"Sì, Dinah. Sei stata un disastro." Le dico accarezzandole il viso e lei sgrana gli occhi.
"IO? E tu? Tu che ti sei innamorata di quella..." Si mette una mano in faccia, nascondendo un'espressione che va dal divertito al disperato e io sobbalzo sentendomelo dire in modo così esplicito per la prima volta. "Di Lauren, dai! Ma tanto io già lo avevo capito, la prima sera che siamo arrivate qui... mi son scordata come continua questa frase."
Ammette portandosi una mano alla fronte.
"Comunque dovresti bere e divertirti, lasciala perdere. Goditi il tuo tempo, tanto quella non cambierà mai. Fidati di una che da ubriaca ci vede ancora meglio! Vai al bancone, prendi due drink, uno per te e uno per me e poi ci mettiamo a ballare e a fanculo chi non ci vuole, yeeeeeah."
Si alza mettendoci tutta l'energia che ha in corpo, quando si accorge di esserci riuscita alza le mani al cielo, contemporaneamente urta il viso di un ragazzo che passava davanti a lei e io scoppio a ridere. Gli ha probabilmente rotto il setto nasale, ma io non riesco a trattenermi. Soprattutto quando riesco a guardare bene il tizio dal volto vagamente familiare.
"Oddio, scusami, scusami... scus-perché sorridi?"
"Non ti ricordi?" Chiede innocentemente lui, ovviamente Dinah scuote il capo. "Una volta mi hai rovesciato un drink addosso. Direi che ho preferito quell'incontro a questo, ma, la tua amica - indica me - mi disse che se fosse stato destino ci saremmo rincontrati."
Scoppio a ridere ancora una volta, rammentando perfettamente quella volta, ma la castana è confusa, sicuramente non solo per la quantità di alcol che ha ingerito, così provo ad aiutarla.
"La prima sera all'Amnesia. Ricordi quando mi hai fatto provare lo Jack Daniels?"
Lei mi scruta, aggrotta le sopracciglia. Poi, inscena un palese tentativo di recupero, accarezza il braccio al tipo rasato che non smette di sorriderle e si presentano.
Sentendomi di troppo decido di dirigermi davvero al bar e cominciare a bere.
Dinah ha trovato il suo passatempo, devo rimediare qualcosa anche io perché so che stare tutta la serata a preoccuparmi per Lauren non mi porterà da nessuna parte.
Così il primo drink porta ad un secondo bicchiere; me lo offre un tizio spagnolo che non smette di parlare in un inglese misto alla propria lingua. È anche carino, ma mi scordo di lui non appena guardando una calca di gente che balla ad un ritmo tutto suo noto Andrew e Lauren appiccicati.
Di riflesso a quell'immagine le mie mani si stringono in un pugno, proprio come farebbe un bambino indifeso ma decisamente arrabbiato mentre si vede portar via il suo giocattolo preferito.
I loro corpi sono vicini, ma neppure si toccano.
Lo noto solo ora che mi concentro sul serio ed affino la vista che fatica a fare il suo dovere dopo qualche bicchiere di troppo.
La sensazione di benessere e leggerezza che mi regala l'alcol viene sostituita dalla carica emotiva che mi trasmettono le loro figure. Non sono in sincro, non si urtano, non si guardano, ma non si perdono in mezzo agli altri neanche per un secondo.
Andrew dimostra ancora una volta di essere un ottimo ballerino mentre colpisce il pavimento anche se i suoi piedi non sembrano sfiorarlo sul serio.
Le gambe di Lauren sono fasciate da un pantalone camouflage che le arriva poco sopra l'ombelico, coprendo un quarto della sua pelle lasciata scoperta dal top nero. Sono meno ritmatiche di quelle di Andrew ed entrano in contrapposizione col suo viso rivolto verso l'alto che invece segue perfettamente la musica, con l'espressione totalmente disinvolta di chi non sta compiendo alcun sforzo. Mi chiedo come sarebbe prendere una droga del genere, ma scaccio immediatamente la curiosità. Non potrei mai reggere una cosa simile.
Non riesco a staccarle gli occhi di dosso, soprattutto quando la musica assordante lascia spazio ad un brano molto più caldo ma meno fragoroso, Dark and long degli Underworld. Alla gente deve piacere tanto quanto piace a me visto che si innalzano dei piccoli cori d'approvazione.
Il corpo di Lauren si ferma, tiene ancora gli occhi chiusi ed un sorriso beato le colora il volto. Muovo il capo da sinistra a destra lentamente, quasi come se stesse per riprendere le forze e decidere l'armonia giusta. Non appena la canzone comincia ad infiammarsi, sembra averlo trovato. Andrew le prende la mano e sorridendosi cominciano a muovere i piedi allo stesso modo, trovandosi in qualche passo, inciampando in qualcun altro, ma senza mai fermarsi. Non ne hanno alcuna intenzione, anche se la musica va veloce e ad un certo punto avverti in ogni parte del tuo corpo i bassi.
Sono un tutt'uno e godono della mia invidia, assaporano i miei sospiri pesanti senza neanche saperlo. Quando il ritmo diventa più forte ed è possibile udire i miei piedi si muovono da soli.
Non mi curo del tipo che oltrepasso, non penso neppure a quello che dovrò fare o alla reazione di chi mi circonda. L'alcol mi incita, le circostanze mi comandano, è forse la prima volta che faccio qualcosa in un modo totalmente disinteressato. Li raggiungo.
Raggiungo Andrew, precisamente. Lo faccio voltare mettendogli una mano sulla spalla e ritrovandolo quasi estasiato nel vedermi.
Thunder thunder lightning ahead Now i kiss you dark n long
"CAMILA!" Urla, staccandosi dalla mora della quale però non riesco a vedere in modo chiaro il viso. Gli sorrido, cercando di imitare la danza che faceva fino a qualche momento fa. A differenza della mora, mi avvicino al suo fisico creando più contatto. Lo sento ridere nelle mie orecchie, riesco a percepirlo quasi più della musica. Rido anche io, inebriata dal momento.
Fin quando non sento una mano toccarmi il fianco e stringere la mia pelle.
Pizzica la carne e più che dolore avverto vampate di calore. Abbasso il mio sguardo confuso, ritrovandomi dita fin troppo familiari addosso. Sorpresa, rialzo immediatamente gli occhi riscoprendo quelli di Lauren a fissarmi. Riesco a vedere solo quelli, in realtà. Da sopra la spalla di Andrew. Tutto intorno mi appare sfocato e privo di senso. Si muove a ritmo dietro di lui, gli è praticamente appiccicato. Questa volta davvero e l'ho causato io.
È una nuova sfida.
Ero convinta di poterla vincere facilmente e vederla andar via incazzata e almeno un po' ferita, invece no; si aggrappa a lui, per raggiungere me. Senza mai farlo davvero. Gli è così vicina che riesce a sfiorarmi perfino la schiena, mentre con l'altra mano supera la testa del suo amico e raggiunge il mio viso. Usa lui come uno scudo per difendersi e ad arrivare comunque al suo desiderio primordiale, istantaneo: toccare me.
Ci muoviamo tutti e tre insieme, ora sembriamo davvero un tutt'uno.
Non riesco a capire più niente, è un vortice di sbornia ed eccitazione.
È ineccepibile e riprovevole, è tutto ciò che riesco a sentire adesso e mi manda in estasi.
Il moro ride sentendosi placcato da ogni lato, fatico a non pensare che abbia amato spassarsela in questo modo prima d'ora, ma considerando che con Lauren non ha mai avuto possibilità e che con me son fallite tutte, deve esserne più che divertito.
I want to smash it up. I want to break it down
I want a wall of tear...to wash away
Lauren non smette di fissarmi, sarà fiera dell'ennesimo giro criticabile in cui mi ha travolta. Per come siamo incollati, avere o meno i vestiti adesso sarebbe lo stesso.
Il moro mi lecca il collo avidamente, dopo aver sentito le mie dita dietro la nuca, poi poggia il suo capo contro il mio, continuando a muoversi a ritmo.
Lauren gli si avvicina all'orecchio e gli dice qualcosa che non riesco a sentire. Non ho il tempo di immaginare, vedo direttamente il corpo del moro sparire, ritrovandomi di fronte all'essere dannato dei miei sogni.
Sgrano gli occhi quando invece di seguire lui, resta ferma, immobile, di fronte a me, ma incredibilmente vicina.
Con lei, anche la musica si è placata leggermente. Restiamo a fissarci, con le braccia lungo i fianchi, riflettendo parole frastornate dal suono e dalla folla in fermento.
Now i kiss you
Dark and long
Non riesco a controllare il mio respiro, non riesco a controllare le mie mosse.
Mi mordo il labbro inferiore, cercando di fare la cosa meno stupida e insensata, ma non avvicinarmi a lei sarebbe decisamente la cosa più idiota da fare. Le pupille leggermente dilatate, i capelli appiccati alla fronte e i tumulti del suo petto rappresentano esattamente tutto ciò da cui dovrei allontanarmi, siamo all'apice del delirio.
Non ho la forza di voltarmi e scappare, pur sapendo che dovrei farlo. Vorrei solo abbandonarmi alle sue braccia, prometterle che insieme possiamo farcela e che fuggire da quello che provi non serve a nulla, perché ti sa inseguire ovunque tu vada.
È quello che ho imparato in quest'ultimo mese; per raggiungere qualche emozione esisterà sempre un sistema di codici indecifrabili nel quale prima o poi incespicherai, ma non esiste un modo per liberartene. E se pure usassi tutte le tue forze, sarebbe un errore madornale, dato che esiste nulla di più valido di quello che si prova nella vita.
La sua mano raggiunge la mia maglietta, mi attira più vicina a sé, lo fa gradualmente. Unisce i centimetri con la paura, piano e quasi tremante.
Porta la sua guancia contro la mia, socchiude gli occhi e lascio che le sue mani finiscano tra i miei capelli. Lascio, inerme, che si strusci contro la mia pelle, che le labbra sfiorino delicatamente il mio collo. Le dono me stessa perché so come ci si sente quando non ti permettono di assaporare l'affetto, quando ti viene negato talmente tante volte che smetti di percepirlo in qualsiasi cosa.
Nella poca sobrietà comincio a pensare che tutta questa ricerca dell'ebbrezza e della morte da parte di Lauren sia dovuta al non aver mai ricevuto qualcosa che sia vagamente simile alla cosa più semplice e distruttiva del mondo: l'amore.
Non riesco a trattenermi dal prenderle il viso tra le mani, appena smette di muovere le sue labbra contro l'epidermide. Non riesco a trattenermi dal poggiare la mia fronte sulla sua, dal guardarla con le lacrime agli occhi, riscoprendole anche nei suoi.
La musica attorno a noi si è affievolita, è ritornata gracile e squillante come all'inizio, lei mi sfiora le labbra, sorridendo leggermente. "Ho bisogno di farlo per l'ultima volta."
Mi bacia, risucchiando passionalmente e, soprattutto, inaspettatamente, le mie labbra tra le sue. In automatico, le mie mani le agguantano il viso attirandola ancora più vicina a me, per quanto sia possibile. Sentendomi, ancora più del primo bacio. Ancora più della prima volta in cui i nostri corpi si sono incontrati, percepisco sotto le dita tutto quello che abbiamo passato, lo sento tra le nostre labbra; le mie lacrime contro i suoi occhi lucidi.
Sono sempre un passo avanti, sempre qualche metro in più in una corsa che non ho mai voluto cominciare, ma che, per momenti come questi, non rinnegherò mai.
Neppure adesso che scuote il capo e col tono più dolce e doloroso che le abbia mai sentito mi dice:"scusami, non ce la faccio..."
Esattamente come all'inizio della serata, Lauren sparisce tra la folla ed io non riesco ad acchiapparla. Non riesco a pensare in modo corretto, un po' stordita dall'alcol che ho in corpo, un po' frastornata per tutto quello che è appena successo.
Sento la testa girare, ma neppure ciò mi blocca dal preoccuparmi per lei. Mi stringo la testa tra le mani cercando di rimettere assieme i pezzi e rammentare il suo viso. Tutto quello che mi viene in mente è: vulnerabilità. Non credo di averla vista così coinvolta prima d'ora e stento a credere che sia soltanto per la merda che si è calata stasera.
Sgomito tra figure sudate e indefinite, fino ad arrivare a Dinah. Mi nota immediatamente, a quanto pare ha smesso di bere, tiene la testa sulla spalla del tizio di prima e gli sorride mentre lui parla. Sarà un momento carino ed inusuale, ma il mio viso reclama la sua attenzione più delle parole del ragazzo. Devo avere un'espressione scombussolata se ho attirato il suo interesse così in fretta...
"Hey! Ti ho visto in pista, ragazzuola!" Mi indica facendomi l'occhiolino. "Gran bel bacio! Peccato che la principessa sia scappata... un'altra volta..." Ride ed io alzo gli occhi al cielo, capendo immediatamente mi abbia adocchiata subito; stava già guardando.
Così come tanta altra gente, ma non riesco a preoccuparmi di questo adesso.
"Ho raccontato a Dennis un po' di questa storia - tocca il petto del tizio accanto a sé - dice che sembra perfetta per qualche sceneggiatura di una serie televisiva americana." Sorride contentissima di questo particolare mentre il mio viso diventa ancora peggiore di quello di prima.
"Tipo Beverly Hills" Aggiunge lui ed io non riesco a capire se sono più fuori di testa loro oppure io che vorrei prenderli a sberle.
"Dinah, hai visto dov'è andata?" Le chiedo, avvicinandomi ai due senza nascondere la mia angoscia. La castana alza le spalle, totalmente indifferente. Torno a guardarmi intorno per scrutare qualche volto amichevole a cui chiedere, sperando di intravedere lei nella marea, con scarsi risultati.
"Camila, devi rilassarti."
"Come cazzo faccio a rilassarmi, oh?! Ma l'hai vista? È mezza drogata, ubriaca e una grande demente!" Grido io, avvertendo lo sguardo di Dennis sconcertato.
"Non è mica la prima volta." Dissente lei, apatica e col tono più calmo del mondo che riesce a farmi sembrare una squilibrata. "Io proprio non capisco come diavolo fai a comportarti così sapendo che potrebbe fare una cazzata, è tua amica!"
"Io invece non capisco come cazzo fai a starle dietro!" Ribatte instantaneamente "Seriamente, Camila. Non ti sei stancata? Non fai altro da un mese... È di Lauren che stiamo parlando, quella fa cazzate dalla mattina alla sera e se ne sta strafottendo di quello che pensi tu. Se stai soffrendo oppure no" Mi getta addosso avidamente parole che, dettate dalla sbornia o meno, hanno un certo peso e mi immobilizzano sul posto.
"Mette se stessa al primo posto. Impara a farlo anche tu."
Sbuffo, guardandola male e non sapendo cosa rispondere. Intravedo Dennis cambiare espressione e il suo sguardo diventa quasi pena nei miei confronti. Ingoio a vuoto saliva, cerco di prendere un bel respiro e decidere cosa fare. Prima che la soluzione mi appaia davanti agli occhi, agguanto Harry a pochi passi da noi. Lo raggiungo a passi spediti, afferrandolo per il braccio e riscoprendo anche il suo volto preoccupato.
"Che succede?" Gli chiedo, ma prima di avere una risposta effettiva continuo a parlare.
"Lauren è sparita dopo avermi baciata, non mi sembrava stare bene... Tu l'hai vista?"
Il riccio scuote il capo, ma, mentre nella mia mente si propagano una serie di insulti verso la mora e la sua vita maledetta, subito dopo mi dice:"Deve essere andata con Louis. Voleva andare a mare, il tempo fa schifo quindi voglio andare a vedere dove si son cacciati." Mi mostra le chiavi della macchina e immediatamente gli dico che andrò con lui.
Il tempo è effettivamente peggiorato, il cielo è diventato torbido e non promette nulla di buono. Quando alzo gli occhi verso i nuvoloni neri la testa riprende a girarmi e ringrazio il mio buon senso per aver iniziato a bere soltanto a metà serata. L'alcol mi fa l'effetto contrario e invece di lenire l'ansia, l'acutizza. Mi mangiucchio le unghie pensando ad una serie di catastrofi che possono combinare insieme quei due e questo non aiuta minimamente neppure Harry che sembra avvertire il mio malumore.
"Ti ha baciata lei?" Mi domanda, gettando uno sguardo verso la costa, cercando le moto dei due sciagurati.
Annuisco. "È successo tutto così in fretta... Stava ballando con Andrew, li ho raggiunti, abbiamo ballato insieme e poi lui è andato via, siamo rimaste a guardarci... ci credi se ti dico che il tempo sembrava fermato?"
Lui sorride e basta, ma non è un sorriso maligno. È comprensione, è una serenità che non nasce per compiacermi e questo mi fa stare bene.
"Non l'ho mai vista guardarmi così, Harry. Non l'ho mai sentita baciarmi in quel modo. E quando si è staccata... era combattuta, ti giuro che lo era. Io non ci capisco più niente..."
Ammetto disperata, continuando a ispezionare la zona fuori dal finestrino.
"Pensi che sia tutto riducibile alla pasticca?"
Lui ride. "Quella fa la sua parte, per quanto ne sappia. Ha solo amplificato qualcosa che esiste già, fidati." Sospiro perché mi rende più speranzosa e soprattutto non mi fa pensare che sia tutto tempo perso, specialmente dopo le parole di Dinah alle quali dovrò pensare dopo questa serata. Quello che conta ora è trovarli e sapere che stanno bene, anche perché il vento che si è innalzato è sempre più forte e andarsene a mare non è la migliore delle idee.
"Tutta questa storia comunque mi ha fatto pensare. Ho fatto l'amore con Louis in un cesso stasera ed è stata una delle nostre volte migliori. Dopo gli impicci che gli ho fatto passare era diventato più freddo, oggi mi è sembrato quello dei primi tempi ed è stato meraviglioso. Voglio evitare di fare stronzate perché quello che abbiamo è raro e buttarlo via..." Si blocca per un attimo, rallentando l'auto, permettendo anche a me di osservare le varie moto parcheggiate vicino ad una spiaggia.
"Io ho cercato di entrare nella tua ottica tempo fa, a comprendere cosa ti potesse spingere a farlo, ma per me è impensabile, sai?"
"Perché è sbagliato. So riconoscerlo, ma ci sono nature intrinseche dentro di noi che, per quanto malvagie e perverse siano, penso che non saremo mai in grado di sconfiggerle davvero."
Dopo aver notato le moto dei rispettivi ragazzi, scendiamo dalla macchina per raggiungere quello che sembra un falò che sta per terminare. Cominciano a farsi sentire anche dei tuoni che mettono fretta alla piccola combriccola che era intenta a divertirsi.
Mi guardo in giro cercando di trovare i nostri amici, non è la vista a permettermelo, ma l'udito. Una voce stridula e lussuriosa arriva forte e chiaro anche ai timpani di Harry.
"Oh mio Dio! Ragazzii, è stupendo!" Io ed Harry ci voltiamo contemporaneamente riscoprendo il suo ragazzo a rotolarsi sulla sabbia asciutta per poi bloccarsi e farla scivolare tra le dita, davanti agli occhi, quasi come se fosse oro colato.
Improvvisamente, si sente un tuono rimbombare e subito dopo parte un'acquazzone che intimorisce i ragazzi e li costringe a sbrigarsi sul serio, a correre sotto qualche riparo. Intravedo Harry tirare su il suo fidanzato che gode del paesaggio devastato e del mare in tempesta. Io non riesco a muovermi. Avverto la pioggia scendere sul corpo prepotentemente, sento le gocce bagnare i capelli e rendermi uno straccio, ma non importa. Non mi interessa perché quello che sto fissando adesso distrugge ogni minima certezza che avevo, seppur erano poche.
Adesso che Lauren se ne sta appoggiata ad un muretto, con Halsey tra le braccia, mentre si mangiano l'una la bocca dell'altra, l'unico bisogno che sento è quello di vomitare.
Mi trattengo, socchiudo gli occhi per non lasciar andare le lacrime che comunque si confonderebbero col resto dell'acqua, ma questa volta si tratta di una prova con me stessa. Li riapro immediatamente per fissare quest'immagine disgustosa nella mia mente. Sento la necessità di imprimerli nella memoria, per evitare passi indietro. Per non tornare a strisciarle appresso, per testimoniare che questa delusione è anche un mio fallimento. Ho creduto di avere il potere di cambiare una persona che non è mai stata mia, ho sperato in un qualcosa che non vedrà mai la luce del giorno e sono stata una stupida.
Questo momento ne è la dimostrazione.
Quasi come se Lauren si accorgesse prima di me e poi della pioggia, si stacca da quei capelli blu e mi guarda sbalordita, non mi aspettava qui, così spalanca la bocca e tenta ad avvicinarsi a me, ma si accorge di ciò che sta per fare, di non saper cosa dire esattamente e si blocca. Vedo Halsey voltarsi leggermente, guardarmi stranita ed estraniata, immagino non sappia neppure lei perché le sto fissando. Immagino che possa concepirlo da sola.
Un lieve tremore di rabbia mi continua a spingere verso di loro, verso il viso della mora, le colpisco il viso, un solo forte e risonante schiaffo, per chiudere una vicenda iniziata con l'ascia di guerra e conclusa ancora peggio.
Eppure è solo nella mia testa.
Sono ancora immobile, sotto la pioggia, contro di lei che invece ha avuto perfino il coraggio di avvicinarsi. Esattamente come in discoteca, una di fronte all'altra, in silenzio, col cuore che ha smesso di battere e il tempo è... in ogni senso, inavvertibile.
Siamo le stesse persone di qualche ora fa, ma non siamo più uguali. È scattato qualcosa dentro di me. Un rifiuto verso di lei che sale dal profondo e arriva in superficie e non mi dà neanche voglia di parlare. Se è questo il modo in cui pensa di godersi la vita, va bene così.
"Camila..." Prova a prendermi la mano ma mi scanso totalmente rigettando con voce glaciale:"Non toccarmi."
Lei sgrana gli occhi, si morde il labbro inferiore ed io non avverto alcun tremore, solo conati di vomito, ancora e ancora, accompagnati dal ritratto delle loro labbra unite. Non sa cosa dire e a me sembra semplicemente un replay di circa un anno fa. Sorrido nervosamente, ridendo della mia stupidaggine. È tutto un ciclo e io adoro ritrovarmici dentro ed uscirne straziata ogni volta, per mano di persone a cui non importa nulla di me.
"Perché sei venuta qui?" Mi chiede la mora, quasi arrabbiata.
"Perché sono un'idiota." Rispondo di getto, continuando a sorridere amareggiata. "Un'idiota innamorata che si è fidata quando hai detto che di lei - indico Halsey - non ti importa niente e si è affidata a sguardi e canzoni che non valgono niente..."
La mia faccia nauseata probabilmente dice molto più di me, ma ora non riesco a fermare le parole. "Mi sono illusa, ma tutto quello che sei è una cacasotto egoista che sa solo passare da una droga all'altra e tra le mani di qualche corpo caldo ma che non ti riscalda." Alzo le mani in aria, pronta ad andarmene, senza degnare di uno sguardo la figura che si materializza più vicina a lei e che la fissa, stranita. Sbalordita.
"Ho visto qualcosa che non c'era."
Non so esattamente da quando sta accadendo, ma ci sono lacrime mischiate con la pioggia proprio adesso, e non sono le mie. Soltanto dopo aver gettato via il grosso peso che avevo sullo stomaco la guardo davvero. Non fa nulla per nasconderlo, sta piangendo, lascia incurante che lacrime amare marciscano la sua armatura di ferro. Io spero ironicamente che questo misto di dolore e tormento le purifichino la coscienza.
"Volevi che ti lasciassi in pace, no?" Domando retoricamente, non mi importa di infierire, so che devo farlo, soprattutto per me. Lei non risponde, mi fissa e basta, rendendomi le cose più difficili, paradossalmente. "Penso proprio che lo farò..."
Senza aggiungere altro, raggiungo Harry che è in macchina a riscaldarsi assieme al suo ragazzo. So che ha osservato tutta la scena, come se fosse un film muto. So che non mi chiederà nulla perché rispetta il mio sguardo affranto.
"Voglio andarmene." Dichiaro io, appoggiando la testa al finestrino. "Voglio tornarmene a Orlando."
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