22


E' notte.

Sono le due di notte.

E lo saranno anche quando spunterà il sole.



Scrivo a un dolore sconosciuto, che ultimamente è diventato un po' ingombrante.

Non c'è un nome o un diario da chiamare. Non c'è nessuno qui. Ci sono solo io, con la consapevolezza che qualcosa non va e continuerà a non andare finché avrò respiro.



Oggi la commessa mi ha sorriso mentre mi passava il pane, e ho avvertito una vivace sensazione di malessere. Mi sono sentita sola davanti a quella serenità così distante dalla voragine che mi avvolge. Nessuno deve averci fatto caso. Eppure il mio corpo ha cominciato a desiderare l'asfissia e a pizzicarmi gli occhi in una patetica richiesta d'aiuto.

Al telegiornale, sui social e attorno a me, i ragazzi della mia età sono cresciuti. Ridono, concludono gli studi, lavorano, danno ripetizioni, si muovono, guidano, vanno in vacanza da soli, con gli amici o con la persona che amano. Hanno una persona, delle persone che li amano. Loro stessi si amano.

Sono cresciuti.


Sono grandi.






Splendono come le stelle la notte di San Lorenzo, come quando le guardi e desideri il futuro. La felicità, così lontana, cade come una lacrima che puoi quasi toccare e allora ti avvicini, scruti e desideri cose che non sei e cose che non avrai. Desideri l'amore e brami il successo, immagini una famiglia accogliente e dei figli da allevare con dolcezza, quella dolcezza che a te non è mai stata concessa. Non potevi permettertela.

Dovevi restare forte, in piedi, a trattenere le lacrime, le stelle cadenti della tua anima in pezzi.


Ti ricordi ancora le urla, il silenzio, quel che ti dicevano.

Avevi dieci anni ed eri già grande, troppo grande e tutti ti preferivano morta.

Dicevano "smettila di piangere, sei grande" oppure "chiudi i rubinetti, il prossimo anno vai alle medie" oppure "con te non vuole starci nessuno, sei imbarazzante" oppure "scommetto che diventerai una persona orribile".

Smettila.

La notte non è ancora finita.


Smettila.






Smettila.



Piango in preda ai pensieri.

I pensieri sono tanti, troppi e terrificanti. Non riesco più a scomporli o dargli un nome. Analizzarmi, o almeno provarci, alla lunga diventa stancante. Meglio procrastinare, guardare anime di merda o video dell'algoritmo di youtube, quello che ti conosce più di quanto non ti conosca tua madre. E non ho più tempo da perdere con queste cazzate.

Io non ho più tempo.





E invece sono qui.

Cos'è andato storto?




Ho 22 anni.

Non ho concluso nulla.

E molto probabilmente, tutto si potrebbe concludere così.

Perché a essere sincera, continuare così non ha davvero senso.

La prima volta che ho preso l'aereo in vita mia, ho avuto paura di morire. Sì, lo so, è un pensiero abbastanza stupido. Gli incidenti aerei ormai sono l'eccezione che conferma la regola: volare in cielo è quasi più sicuro che viaggiare in macchina. Lo dicono le statistiche, dicono così. Ma alla fine chi cazzo se ne frega, io avevo paura lo stesso.

Ora è ancora lo stesso.

Ho paura di tuffarmi in piscina e di affogare. Ho paura dell'altezza, dell'adrenalina. Ho paura del mio corpo, così robusto e formoso, pieno di cose che non voglio, di carne che non uso e cibo che vorrei vomitare. Ho paura di capire, di sentire.


Ho paura di volare.






Troppi anni fa, alle medie, stavamo salendo nella spirale della Mole e anche l'ascensore di vetro al centro stava salendo su, in cima, e ho detto "sarebbe bello, salire lassù" e un ragazzino accanto a me mi aveva risposto "e allora vacci, no?" e io non avevo capito, non potevo capire. Vivevo di immaginazione, non mi restava altro.

Non mi resta altro.

Ma nulla resta.

Se non fossi mai salita su un aereo, probabilmente quel momento non mi sarebbe più tornato in mente. Quel tempo è andato perso, e sono abbastanza sicura di essere l'unica a ricordarsi quello scambio di battute tra tredicenni.

Quel ragazzino nel frattempo ha preso l'ascensore mentre io sono rimasta a terra. E' diventato un uomo, almeno in apparenza, ha concluso un percorso universitario in una di quelle facoltà che ti danno il lavoro su un vassoio, ha una macchina e una fidanzata, un sorriso ebete perennemente stampato in faccia che sbuca in ogni foto, e gli occhi velati dalla convinzione di star guardando la città dal punto più alto possibile senza essersi dovuto sporcare le mani.

Bisogna pensare alle cose serie adesso, alla pagnotta, ai soldi. E la scrittura è solo un bel sogno per chi ha la pancia vuota e i conti in rosso.

"Vola con l'immaginazione", eh?

Chissà dove l'avrò letto.

Mi sento vittima di una grande truffa. Lo dicono anche in Welcome to the NHK, no? Che è tutto un complotto. Perché è così, giusto? Cioè, non so se si fosse capito, ma la vita dopo i vent'anni è una merda e non so nemmeno fino a che punto possiamo scegliercela. No, in realtà anche prima. Merda, non c'è un periodo che si salvi nella mia vita. Okay, forse uno. Facciamo due dai. O forse non è vero. In fondo, nulla è vero.






E invece no, non è vero, e lo so. Lo so perfettamente.


E' colpa mia.

E' solo, soltanto e solamente colpa mia.

Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa, confesso al nulla assoluto di aver perso e di star sprecando ossigeno, cibo e risorse su questa Terra condannata all'oblio in meno di un secolo. Ogni mia attività che escluda lo studio atto a redimere la mia schifosa esistenza, è intrisa di noia, rabbia e frustrazione. E' tutto così ripetuto e inutile, fottutamente inutile.



Gli husbandi non esistono.

Se esistessero, ora avrei la loro età, 22 anni. Stai per superare pure loro, che sono dei ragazzi immaginari, pensi. Stai invecchiando, eh? Neh?

Neh, dillo: neh. Non sei nata nel posto in cui vivi adesso. Non è qualcosa che tu possa scordare dall'oggi al domani. N'evvero?

Non sei più il target degli anime che guardi o dei fumetti che leggi, ti dici anche. Lo sai.

I tuoi personaggi di conforto, come li chiamano su Twitter, hanno quattordici anni, ma tu ne hai sempre di più di loro, e ti senti a disagio. Cazzo se ti senti a disagio

Dove cazzo stai andando? Cosa cazzo ne stai facendo della tua esistenza?

Dove vai per salvarti? Dove vai quando non hai nessuno e realizzi che ora, a questo punto della tua vita, avresti dovuto trovare, almeno dentro di te, qualcuno?








Quando chiudo gli occhi e mi addormento, mi perdo nei sogni.

Non ce n'è uno buono, uno che si salvi. Uno che mi salvi.



Ho perso qualcosa per strada e non so se lo rivoglio indietro.

Non so se voglio davvero saperlo.

Non so se voglio davvero sapere cosa ho combinato e se potevo benissimo evitarlo.

Ho fatto qualcosa di cui mi sono amaramente pentita e non ne ho ancora realizzato la portata.


Ma quando? Quando è stato?

Chi è stato?







Mani in alto!



Ho detto mani in alto!

Muoviti!

Mi senti?

Sto parlando con te! Sì, proprio con te!

Sei stata tu? Perché mi guardi così? Hai otto anni adesso, dove sono i tuoi genitori? Perché sei sola, di sera, nel centro storico di una metropoli? Dove sono andati? Aspetta, chi è quella? Chi è quello? Quello! Perché sono insieme? Non lo sai? Non lo capisci? Stanno litigando con i tuoi genitori? E' la festa della donna, c'è il cioccolato, non ne comprate? Non comprate? Oh, ma mi senti?

Ci senti?

Senti qualcosa?



Un suono?


Una sensazione?


Una parola?


Parli?




Senti qualcosa?








No, non sento nulla, Signore.


Dio è seduto dietro una scrivania in legno lucido, indossa un camice bianco e parla da un posto dolce e lontano, in cui la salsedine del mare esce dalle cornici delle foto appese alle sue spalle. La mamma è alla mia sinistra e parla, parla, parla. Non fa altro che parlare e non so se si tratti di me che svengo in chiesa, o del fatto che non parlo mai. Ma sono sicura di essere una brava bambina perché non faccio nulla, e il nulla non porta a nulla di male.

Quell'uomo mi guarda con gli occhi smarriti e non capisco perché.

Sto facendo la brava, mi sto impegnando.


Quando papà si arrabbia, faccio la brava.

Quando mamma prega, faccio la brava.

Quando la maestra mi sgrida, faccio la brava.

Quando i genitori mi escludono dai compleanni, faccio la brava.

Quando i compagni mi prendono in giro alla lavagna, mi tagliano lo zaino, mi tirano i capelli, mi chiudono in bagno, mi lanciano gli oggetti in testa, mi rubano la sciarpa, mi lasciano per ultima, mi lasciano sola, mi dicono che faccio schifo, mi mandano persone a cercarmi per picchiarmi e toccarmi, mi mandano messaggi in cui mi scrivono che devo morire, devo soffrire, devo patire, devo morire, morire, morire?... com'era?


Faccio la brava?


La brava.


Morire è fare la brava.

Eh, brava. Bravissima.



Forza, di nuovo sotto al tavolo.


Torna nello stanzino, al buio.



Nessuno verrà a salvarti e nessuno vorrà farlo.







Ed é solo, soltanto, solamente colpa mia.




Morirò nel silenzio dei miei giorni, nelle cose che non ho mai detto e che nessuno, nemmeno un'anima, saprà mai.

Dev'essere meglio così. Voglio dire, come cazzo fai a parlarne di queste cose alla gente? La gente mi prende per matta, non immaginano, sembro tanto carina. "Una ragazza così, tanto brava!". Una brava ragazza come te... dicono.

Ma non parlano di te, parlano degli altri. Parlano di loro. Gli altri non esistono.


Tanto io, per te, io non esisto.

Nella mia testa cantano i Giornalisti e ho pure sognato di essere una di loro. Una musicista e una giornalista.






Però tu, tu che sei ancora piccola e piena di sogni, devi stare tranquilla.

Sono qui per amarti e per difenderti. Sono e sarò sempre qui per proteggerti.

Dimmi tutto quello che ti è andato storto oggi e lo capirò. Dopotutto, siamo state la stessa persona un po' di tempo fa. 

Come è andata a scuola? Tutto bene? Fa schifo, eh? Dico, questa situazione, fa proprio schifo.

Non vedi l'ora di diventare grande? Già, il tempo cura le ferite per la maggior parte delle persone e sarà così anche per te. Quando sarai grande, tutto si risolverà. Sarai bella, sarai alta, sarai fantastica. Sarai la persona che hai sempre voluto diventare.

Vorresti scrivere? Ma che bel sogno! Vorresti avere degli amici? E perché no! Vorresti avere un fidanzato? E che problema c'è!


Io lì, tesoro, vedo il sole ed è tutto per te.















Come dici?

Ti sembra ancora notte?

Ma no, non ti devi preoccupare! Ci sono alti e bassi nella vita e la luna ci gioca brutti scherzi!

Quello è il sole e la giornata sta per cominciare. Ed è una bella, bellissima giornata.






Eh già, una bellissima giornata.








Già.

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