***Caso Cassandra***
Nome autore: lomillina01
Titolo storia: Caso Cassandra
Data lettura: 08/11/2019
Capitolo 1
Un suggerimento che mi permetto di darti per i tuoi lettori: numera i capitoli. Io li vedo tutti con lo stesso nome. Se uno rimane indietro con la lettura e non dovesse funzionare il segnalibro dell'app, potrà sempre ritrovare il capitolo al quale era arrivato senza stare a scorrerli tutti.
"(e) accese" ; "(e) un torrenziale" (d eufonica non necessaria)
"vigeva uno stato caotico(,) mosso"
"betulle in fiore(,) mentre"
Motivazione. Virgole tattiche, specie l'ultima (nel periodo precedente non ce n'è neppure una, facci risposare gli occhi e respirare).
"Aggredito dall'eccentrico turbinio di sregolatezza inconsueta, in preda (a) un urgente bisogno di caffeina, trovai rifugio nell'ufficio dello sceriffo Stilinski, il quale mi aveva fatto convocare." (d eufonica non necessaria)
Motivazione. Non è che io non apprezzi lo sforzo di ricercare uno stile un po' più elevato, con un lessico più ricco dello scrittore medio, ma comunque lo trovo forzato nell'ottica di un racconto in cui è il protagonista a esprimersi in prima persona. Cioè, chi penserebbe mai di sentirsi "aggredito dall'eccentrico turbinio di sregolatezza inconsueta"?
"(Seduto) sulla sua sedia girevole, indifferente (all'abitudinario trambusto, firmava) alcuni documenti e (deviava) su altre linee le innumerevoli chiamate ."
Motivazione. È più importante il fatto che lui sia seduto o il fatto che stia firmando documenti e deviando chiamate? Secondo me le ultime due azioni. Quindi ho riformulato la frase, mantenendone il senso e rendendola un po' più fluida con "l'abitudinario trambusto". Depistare significa sviare dalla giusta pista, ma una chiamata non ha una pista, quindi ho scelto un verbo più specifico, "deviare".
"Riuscito ad esaudire il mio stento"
Motivazione. Ho consultato il dizionario, ma continuo a non capire cosa volessi dire con "esaudire il mio stento". Con uno sforzo d'immaginazione ho pensato: "riuscito a esaudire il mio desiderio (di caffè)".
"presi posto dinnanzi all'uomo la cui fronte aggrottata era (segno) di una..."
Motivazione. Il termine monito significa avvertimento, richiamo al dovere. L'ho sostituito con uno più appropriato.
"Mi porse (tacitamente) una dispensa (e) un dossier, sul quale...." (d eufonica non necessaria)
Motivazione. Dal momento che usi "tacito" in funzione di avverbio, l'ho reso un vero avverbio. Prova a leggere la frase ad alta voce e dimmi se non suona meglio. Ho anche rimosso l'attributo "allegato" di dossier, che trovo non necessario.
"Allora era (quello) il mio primo incarico ufficiale dal mio trasferimento ( : ) il mio servizio alla contea di BH(,) fino a quel momento(,) era stato di..."
Motivazione. Sembrava mancasse qualcosa, ho sistemato la punteggiatura e aggiunto "quello" per enfatizzare.
"Avevo ottenuto con fatica quella mansione, dopo aver completato la mia preparazione da artificiere, seppur fosse ancora un vicario della effettiva utilità della mia presenza."
Motivazione. Allora, premetto che in questa frase non ci ho capito molto. In particolare, non capisco "della effettiva utilità della mia presenza". L'impressione è che tu abbia pensato due cose diverse e le abbia messe insieme (almeno, io trovo errori simili nei miei testi quando faccio due costruzioni diverse e poi le mischio male). In base al contesto e ai periodi immediatamente precedenti e successivi, propongo la seguente soluzione:
"Avevo ottenuto con fatica quella mansione, dopo aver completato la mia preparazione da artificiere, seppur (fossi) ancora un vicario (dalla dubbia) utilità."
"(e) un'inezia" (d eufonica non necessaria) "(per la) marziale arte della burocratica pubblica assistenza"
Motivazione. Ho controllato il dizionario, non ho trovato esempi del tipo "essere un'inezia a qualcuno/qualcosa", quindi ho sostituito con "per", come sopra.
"Il genio oggetto di derisione, però, fu l'espediente che mi portò (a) imbattermi in lei." (d eufonica, da qui in poi non te le segno più)
Motivazione. Anche di questa frase, mi tocca ammettere, non ho capito granché, per quanto mi sia sforzata. Il genio di cui parli è il personaggio (che prende in giro se stesso)? Trovo poco chiaro anche l'uso della parola espediente, non riesco a cogliere il significato di questo periodo. Se vuoi sono disponibile al dialogo.
"Mi offrì un sigaro, che riposi sul tavolino da thè(,) e sembrò voler chiedere congedo."
Motivazione. Si tratta di un inciso e come tale va racchiuso, anche perché la congiunzione "e" lega le proposizioni principali, che sono distanti tra loro (mi offrì e sembrò).
Recensione finale. Non ci siamo proprio. Ho trovato più semplice leggere i manuali di diritto, non so se mi spiego. Non sono riuscita a completare la lettura perché mi sono stancata molto prima. Ci sono serissimi problemi di chiarezza espositiva.
Sebbene finora questo sia il testo nel quale ho riscontrato la maggiore ricchezza lessicale, devo dire che tale sfoggio di ricchezza diventa a tutti gli effetti un'arma a doppio taglio, che si ritorce contro l'autore. Ecco i motivi per cui tale scelta non è azzeccata.
1. Il racconto è in prima persona; già solo questo basterebbe a rendere la scelta quantomeno singolare. Infatti, chi mai penserebbe o racconterebbe di sé dicendo "(io) mossi decise falcate", "aggredito dall'eccentrico turbinio di sregolatezza inconsueta", eccetera.
2. Molti termini non solo immediatamente comprensibili. Magari di alcuni si può intuire il significato (chaise longue, per es.), ma non credo che il lettore medio conosca il significato di termini come "mentovare", "melica" (due su tutti). Anche sorvolando sulla scelta dei termini, il problema è più ampio. Che bisogno c'è di usare espressioni pompose per esprimere concetti semplici? Per es.: "ebbi il privilegio di godere di una finestra" (dai, sul serio?), "acme di gaudio", "sembrò voler chiedere congedo", ecc. quando esistono perifrasi di più facile lettura?
Avere un lessico ricco non deve portare a diventare così artificiosi. L'impressione, lo dico senza alcun intento polemico, è che chi scrive abbia voglia di far vedere al lettore che conosce tante parole e non ha paura di usarle. Io suggerisco di riscrivere tutto (sì, tutto) da capo, magari in terza persona, inserendo termini precisi e specifici quando occorre. E ricordandosi di non strafare. Occhio anche alle scelte lessicali, perché comunque devono avere un significato, non essere messe lì solo perché ci suonano bene ("depistare una chiamata", "riuscito ad esaudire il mio stento", eccetera).
Punti da tenere a mente quando si scrive:
1. Chiarezza espositiva, per raggiungere il maggior numero di lettori
2. Scelta di termini precisi, ma non così difficili, se non strettamente necessario (es. termini medici possono essere usati, se pertinenti e difficilmente sostituibili).
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