Gerard si svegliò notando che avevano invertito le posizioni.
La schiena di Frank gli accarezzava il petto, mentre con la mano gli cingeva la vita, l'altra ancora intrecciata alla sua e mai staccata dalla sera prima.
-Frankuccio svegliati- gli intimò, strofinando il naso sul suo collo.
L'altro sbuffò, mettendogli la mano in faccia e allontanandolo, prendendo il cuscino e portandoselo attorno alla testa, per coprirsi le orecchie.
"Non dovrebbe essere una cosa dolce il risveglio dopo aver dormito insieme per la prima volta?" pensò Gee, guardandolo con un sopracciglio alzato.
-io ci ho provato con le buone- si scusò, prima di posare le mani sulla schiena del povero chitarrista e spingerlo oltre il bordo del letto.
-ma sei rincoglionito!?- sbottò di risposta, rialzandosi dopo il tonfo, massaggiandosi la testa, sulla quale Gee poteva scommettere sarebbe spuntato un bozzo.
-no, sono Gerard- disse, spavaldo, ma ottenne solo una risposta poco educata e la spinta ricambiata, che però non lo fece cadere.
-la prossima volta avrò la mia vendetta- sossurrò, minaccioso, ma Gee non sarebbe mai riuscito a vedere più di un piccolo ragazzo dolcissimo, anche se voleva sembrare forte, con il cuore di panna, colui che senza neanche sapere il motivo si era precipitato a casa sua in piena notte, era stato lui a medicarlo e ad ascoltare i suoi pianti.
-sì sì piccoletto aspetta e spera- borbottò il moro, con il tipico sorriso che si fa ai bambini, scompigliandogli i capelli.
-e comunque hai ragione, visto che Gerard e rincoglionito sono sinonimi- aggiunse, come a chiudere l'argomento, ma ovviamente Gee non glielo permise, iniziando ad elencare tutti gli aggettivi negativi per il povero Frank.
-poco permaloso il ragazzo. Sono felice che stai meglio, ma ti devo andare a comprare gli assorbenti?- domandò il più basso al termine del monologo, alzandosi dal materasso per infilarsi le scarpe e sbadigliare, ridacchiando.
Gerard sospirò, fecendosi ricadere sul letto, la faccia affondata nel morbido.
-scusa ma non ho ancora preso il mio caffè- mugugnò, le braccia a penzoloni fuori il perimetro del materasso.
-caffainomane- lo accusò l'altro, alzandolo di peso, o almeno ci provò, e avvicinandosi alla porta, dicendo di andare a fare colazione.
I genitori di Gerard e Mikey erano già usciti da un pezzo, quindi l'unico rumore nella casa era quello della lavastoviglie, che stava lavando i piatti della colazione consumata in precedenza.
Gerard con fare meccanico, quasi potesse farlo ad occhi chiusi, ripose la polvere scura nella caffettiera e mise la macchinetta sul fuoco.
Frank si avvicinò a lui, restando per qualche secondo ad ammirare i suoi occhi illuminati dalle prime luci del mattino.
-fammi dare un'occhiata alla ferita- sossurrò, ricordandosi solo in quel momento la botta in testa che aveva preso l'altro, il quale annuì, sedendosi su una sedia, siccome, è brutto da dire ma era un dato di fatto, lo sguardo di Frank non poteva certo arrivargli in testa.
Con mani leste ma delicate, come se non avesse fatto null'altro nella vita, gli sciolse la fascia, rivelando un sottile strato di sangue secco, che contornava una ferita che ormai si stava cicatrizzando.
Passandoci sopra i polpastrelli notò un bozzetto.
-ti conviene mettere un po' di ghiaccio, ma prima te lo fascio di nuovo, meglio non far entrare in contatto il ghiaccio e la ferita- spiegò, e dopo che l'altro ebbe annuito, con una nuova garza ricoprì la zona, fissandogliela dietro l'orecchio con cura.
Il moro si alzò per prendere il ghiaccio, poi se lo posò sulla tempia, appoggiatosi alla tavola, ma in piedi.
Frank, con un gesto rapido gli scostò la mano, tenendo lui il freddo sacchetto, il pollice che gli accarezzava la pelle appena fuori la fasciatura, chiara e morbida.
-faccio io- sossurrò, arrossendo leggermente, cercando di mantenere il contatto visivo.
Quei suoi occhi erano di un verde talmente fitto da perdercisi dentro come in una foresta, con l'unica differenza che da quei cristallini smeraldi era bello e disorientante stare, di certo non si voleva trovare la via del ritorno.
In quel momento Frank si stava avventurando in quel bosco, non seguendo il sentiero e fermandosi ad ammirare il paesaggio, dimenticandosi che come nel bosco anche nei magneti che Gee portava in volto si celava del pericolo.
Ma ora non riusciva a vederlo, essendo i suoi occhi il riflesso della sua pura e semplice dolcezza.
Un contatto prolungato ma intenso, di quelli che poi ti lasciano senza fiato, anche se in effetti non hai fatto nulla di faticoso.
Un soffio di disappunto dalla macchinetta del caffè, che si sentiva probabilmente privata delle attenzioni, interruppe quel gioco di sguardi, quello di Frank che si rivolgeva al terreno pregno di imbarazzo, mentre Gee andava a versare il liquido scuro.
-quanto zucchero?- chiese Gerard, non una traccia di alterazione nel suo tono, come se non fossero stati a mangiarsi con gli occhi fino a qualche secondo prima.
-zero- rispose Frank, avvicinandosi al piano cottura, mentre l'altro riversava la polverina bianca nella tazzina vicino a sé (manco la droga aho).
-ma così è amarissimo- borbottò il moro, allungando una tazzina verso Frank e portando alle labbra la propria, un caffè che straripava di dolcificante.
-sai che c'è uno studio che dice che chi beve il caffè amaro ha qualche problema mentale?- continuò, iniziando a girare il caffè.
-allora mi domando perchè tu non lo beva- osservò il più basso.
-in effetti sarebbe amaro e nero come la mia anima- asserì il moro, tentando di tenere un'aspressione intrigante e misteriosa in volto, che però si illuminò non appena ebbe inghiottito la bibita dolciastra.
-non è la cosa più buona del mondo?- chiese, socchiudendo gli occhi, neanche stesse mangiando del caviale pregiato.
-pensa quanto sei facilmente comparabile, basta farti un goccio di caffè e cadresti ai piedi di chiunque- ridacchiò il più basso, riponendo la propria tazzina nel lavandino e sciacquandola.
-no, non è affatto vero. Per prima cosa, deve essere dolce, poi c'è a chi non è servito del caffè per farmi cadere ai suoi piedi- ammiccò, facendogli l'occhiolino.
Frank non sembrava più né un falò né un fuoco d'artificio sul punto di scoppiare.
Era un marshmallow dimenticato sul fuoco, abbrustolito.
-passami la tua tazzina, va- borbottò, riuscendo solo a sorridergli leggermente, dandogli una spallata.
L'altro si mise a ridere e gli diede l'oggetto, poi gli scompigliò i capelli e salì in camera per vestirsi, il povero Frank lasciato lì a morire per venti sensazioni diverse, tra le quali non mancavano di certo l'imbarazzo e la sorpresa.
Ma si stava facendo largo un'emozione raramente provata.
La felicità.
Gerard lo rendeva felice, molto felice.
Da quando lo abbracciava a quando si prendevano in giro a vicenda.
Persino quando flirtava spudoratamente con lui e faceva battute a sfondo non molto innocente si sentiva importante.
La sua mente si ritrovò a fare dei collegamenti spontanei.
Luna park+Gerard+sentimenti per lui= darsi una mossa per fare qualcosa.
Ce la poteva fare.
Ce la doveva fare.
Continuare ad essere molestato spiritualmente da lui in modo impassibile non andava più bene.
Gee doveva capire che lui non era solo un adolescente straripante di ormoni che arrossiva per un nonulla.
Fare arrossire Gerard, ce la posso fare.
Il moro scese le scale che era vestito, e Frank non perse occasione per tentare di riuscire nel suo obbiettivo.
Gli passò il cappotto, che l'altro infilò in un'abile mossa, poi disse: "guarda che se hai paura nella casa dell'orrore ti posso abbracciare GeeGee" ammiccò, passandogli la mano sulla schiena.
Gerard ridacchiò, non diventando rosso per nulla.
-oh il mio Frankie vuole fare l'ometto... attento a non stringermi troppo però che non vorrei ci richiamino dentro per pulire- rispose, dandogli un buffetto sulla guancia e uscendo, lasciando il povero Frank impalato a guardarlo, le guance come due mele e la classica espressione da "non me ne va bene una, qualunque cosa faccia si rivolta contro di me".
Poi raggiunse Gerard, che intanto si era avviato ridacchiando, avendo capito quello che voleva fare Frank prima.
Ciao :)
Come state? Io felice perchè tra poco torno a Roma, odio questo paese, mi manca il mio pianoforte e qui hanno tutti una mentalità chiusa :(
Spero il capitolo vi sia piaciuto, il prossimo sarà molto... uhm... iNteResSantE uwu
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