【 2 】𝘗𝘳𝘪𝘮𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪

Anya richiuse l'ultima valigia con uno scatto e la impilò sopra le altre casse scure piene dei suoi effetti personali, sulla pedana del teletrasporto.

<< Ok, dovrebbe esserci tutto. >> disse Anya un attimo prima che Vera premette il pulsante per mandare energia alle piastre del teletrasporto.

Poche ore prima le era arrivata la comunicazione da parte dell'Accademia con le coordinate del suo nuovo alloggio, perciò aveva passato il pomeriggio a preparare le valigie con tutte le cose essenziali che le sarebbero servite all'Accademia. Purtroppo Anya aveva troppe cose, e sentiva il bisogno di portarsele tutte con sé.
Lo spazio negli alloggi dei cadetti era molto ridotto e ognuno doveva dividerlo con un compagno di stanza; ma questo sarebbe stato un problema dell'Anya del futuro, o per meglio dire: dell'Anya tra non più di quattro ore.

<< La navetta per l'Accademia sta per arrivare. >> disse Rylan controllando il suo holowatch.

Suo padre aveva espressamente richiesto una navetta privata per accompagnare la figlia in totale tranquillità. Anya ovviamente si era opposta ma lui non l'aveva ascoltata.
Come se non avesse già avuto tutti gli occhi addosso per via del suo cognome, ci mancava solo un pilota privato!

Anya seguì la sua famiglia sul terrazzo, dove una navetta con il logo dell'Accademia sulla fiancata, stava accostando al piccolo ponte di attracco vicino alla ringhiera.

<< Devo andare. >> disse Anya voltandosi verso suo padre e sua sorella.

<< Non ti dimenticare di noi. >> disse Alis con voce rotta.

Anya si intenerì alla vista del volto imbronciato della sorellina e si inginocchiò per rassicurarla.
<< Hey, non ti preoccupare. Cercherò di tornare ogni volta che posso; e chissà, magari potrò anche portarti a fare un giro all'interno dell'Accademia. >>

<< Potrò vedere le navi? >> chiese Alis con gli occhi pieni di gioia. La tristezza era sparita velocemente.

<< Devo informarmi, ma forse sì. >> rispose Anya sorridendo.

A quelle parole, il piccolo viso di Alis si illuminò e partì una serie di gridolini eccitati e un vociare stridulo che ogni volta era difficile da fermare.

<< Io voglio vedere l'Enterprise! No anzi, la Phoenix! Dici che potrò entrarci? Sarebbe fighissimo entrare nella prima nave ad aver raggiunto la velocità di curvatura. Ho sentito dire che è molto piccola. Secondo te come faceva Zefram Cochrane se doveva andare in bagno? >>

Anya a quel punto decise di intervenire, interrompendola.
<< Ti prometto che troverò un modo per farti entrare nella Phoenix, e risponderò a tutte le tue domande imbarazzanti. >>

Alis sorrise ma poco dopo la tristezza riprese il controllo obbligandola ad abbassare lo sguardo.
Le venne un nodo allo stomaco al pensiero di lasciarla da sola in quella casa così grande e vuota. Alis era sempre stata una ragazzina indipendente, con la testa sulle spalle, ma era anche molto legata a Anya e non riusciva a nascondere il fatto che la loro separazione le faceva male.
Per anni erano sempre state solo loro due. Anche se Rylan era stato più permissivo con Alis riguardo le interazioni sociali (le aveva permesso di frequentare una scuola privata riservata ai figli degli ufficiali della Flotta) lei aveva trovato difficoltà a intergrarsi e si confidava solo Anya.

Sapeva che sua sorella si stava sforzando per mostrarsi forte, ma non riuscì a nascondere gli occhi lucidi. Si toccò nervosamente i fitti afro ricci scuri cercando di nascondere la sua tristezza. Anya stava per cedere e stringerla a sé con tutte le sue forze, quando Vera appoggiò una mano sulla spalla di Alis.

<< Alis, vieni con me. Lasciamo tuo padre da solo con tua sorella per qualche minuto. >> disse prendendola per mano e riconducendola all'interno dell'attico.
Alis si lasciò condurre facilmente dentro ma non staccò mai gli occhi dalla sorella.

Anya si rialzò in piedi e rimase in silenzio davanti a suo padre per qualche secondo. Non avevano avuto occasione di parlare molto dopo la discussione su Genesis. Lei sentiva ancora della tensione tra loro; fin quando suo padre non ruppe il ghiaccio.

<< Sono fiero di te, Anya. >>

Quelle parole risvegliarono qualcosa dentro la ragazza. Alzò gli occhi per guardare Rylan in viso.

<< Qualsiasi campo tu sceglierai, resterai sempre mia figlia e non potrei essere più felice di così. >>

Anya non disse nulla. Non sapeva cosa dire. Aveva sempre preso la sua partenza alla leggera ma quelle parole e la reazione di Alis avevano risvegliato una tristezza interiore che era rimasta celata per molto tempo.
Abbracciò suo padre stringendolo forte, senza parlare, cercando di ricacciare indietro le lacrime che minacciavano di scendere.
Quando trovò la forza di staccarsi giurò di aver visto degli occhi lucidi sul viso del padre.

<< Ti conviene andare, non vorrai fare tardi il primo giorno. >> le disse indicando la navetta.

Tutto quello che riuscì a dire Anya fu:
<< Grazie, papà. >>
Prima di salire sulla navetta e vedere la figura di Rylan in piedi sulla terrazza che diventava sempre più piccola e lontana, fino ad essere sostituita da un mare di palazzi.

Non riusciva a capire perché si sentiva così tanto triste; certo si stava trasferendo a più di 4.600 chilometri di distanza, dalla parte opposta degli Stati Uniti, ma sarebbe potuta tornare a casa quando voleva, e quando non poteva aveva la possibilità di chiamarli... eppure sentiva che qualcosa era cambiato, che stava cominciando un nuovo capitolo della sua vita.

Il viaggio durò poco più di tre ore prima di arrivare a San Francisco, sulla costa occidentale.
Anya premette la fronte sul finestrino per osservare meglio la città in cui aveva sognato di vivere da quando era bambina. Man mano che la navetta si avvicinava all'accademia poteva vedere le alte torri rosse del Golden Gate Bridge incorniciate dalle increspature scintillanti dell'oceano.
In basso, il campus dell'Accademia, che occupava tutto il Presidio di San Francisco, sembrava una piccola città immersa nel verde.
Era un immenso complesso di edifici circolari e rettangolari accostati ai grattacieli che caratterizzavano il quarrier generale della Flotta, situato accanto alla città universitaria.
Anya era emozionata all'idea di poter esplorare ogni angolo del campus.
La navetta diminuì la velocità per poi abbassarsi lentamente e attraccare al molo di atterraggio delle navette degli alumni.
Appena lo sportello si aprì, vide gli altri cadetti che scendevano a gruppi dalle altre navette e seguivano le indicazioni verso l'aula magna per la cerimonia di benvenuto.
Ovviamente lei era l'unica ad aver avuto una navetta privata e gli altri cadetti non si risparmiarono di ricordaglielo squadrandola con sguardi curiosi e perplessi allo stesso tempo.
Anya strinse nervosamente la tracolla della sua borsa contenente il PADD e il file del progetto Genesis, e seguì timidamente gli altri cadetti all'interno dell'Accademia.

L'aula magna aveva la forma e struttura di un teatro semicircolare, con i sedili disposti su delle gradinate concentriche. Era già piena di cadetti intenti a parlare tra di loro animatamente; molti avevano già formato dei gruppi e stavano ridendo come se si conoscessero da anni. Probabilmente nella maggior parte dei casi era davvero così.
Anya si sedette in seconda fila in un posto che era abbastanza lontano dai gruppi di cadetti per non creare disagio ma abbastanza vicina per poter ascoltare le loro conversazioni. Purtroppo Anya non ci sapeva fare molto con le interazioni sociali.
In tutta la sua vita aveva avuto dei contatti molto rari con dei suoi coetanei; la maggior parte del tempo lo passava chiusa in casa a studiare, con sua sorella o con suo padre circondata da uomini e donne adulti che la consideravano semplicemente "la prole dell'Ammiraglio Locklear". Suo padre l'aveva sempre tenuta sotto una campana di vetro, non le aveva mai permesso di frequentare una scuola e aveva sempre ingaggiato un insegnante privato: "per un'istruzione migliore e senza distrazioni" così aveva detto Rylan.
Le sue abilità sociali quindi si riducevano a sorrisi eloquenti, frasi di convenienza e cenni con la testa.

Era un cadetto da appena dieci minuti e già si sentiva fuori posto.

<< Benvenuti cadetti. Prendete posto. >> si levò una voce da in fondo all'aula.

Tutti i cadetti si zittirono e si sedettero diligentemente ai propri posti.
Dall'ingresso ovest entrò un gruppo di professori e diplomati; i primi presero posto al grande tavolo semicircolare posto davanti ai cadetti, mentre i secondi si sedettero sui sedili che costeggiavano le scalinate.
Sulla grande parete alle spalle dei professori era raffigurato il logo dell'Accademia con il suo motto "Ex Astris Scientia" che appariva come un mantra.

<< Comincio questa cerimonia con il congratularmi con voi; quest'anno più della metà delle persone che hanno sostenuto l'esame di ammissione è riuscita a superarlo e a immatricolarsi con successo. >> la voce proveniva dall'uomo seduto al centro del tavolo.
Anya lo riconobbe da una foto che suo padre teneva in casa; era l'Ammiraglio Atos Geimann, il sovrintendente dell'Accademia.
<< Inutile ricordarvi che voi siete il futuro della Flotta Stellare e quindi il nostro compito... >>

Anya perse il filo del discorso decidendo piuttosto di scrutare attentamente le persone presenti.
Riconosceva la maggior parte dei professori dalle innumerevoli riunioni e cerimonie a cui aveva preso parte suo padre; tra i quali riconobbe anche il robusto Commodoro Cartan che aveva incontrato pochi giorni prima.
Tra i diplomati e i cadetti, nessun viso le era familiare; solo alcuni catturarono la sua attenzione: una ragazza dai capelli biondi e lisci che scorreva annoiata il dito sullo schermo del suo PADD; una diplomata vulcaniana seduta composta accanto a quest'ultima che non faceva altro che lanciarle occhiate di fuoco; una ragazza andoriana che sorrideva ed annuiva ad ogni parola dell'Ammiraglio; e una diplomata, seduta a pochi sedili di distanza, alle spalle di Anya. Stava osservando i professori ma la sua testa sembrava essere da tutt'altra parte, i suoi occhi azzurro cielo erano semichiusi, come se avesse sentito quel discorso già troppe volte e lo considerasse una perdita di tempo; il suo stato di trance venne interrotto da un cadetto seduto accanto a lei che le toccò la spalla e le sussurrò qualcosa all'orecchio. Il colletto dell'uniforme del cadetto era sbottonato e i suoi capelli ondulati castano scuro erano in disordine. Gli occhi dei due ragazzi occhi si incrociarono per qualche secondo per poi posarsi su Anya poco più in basso, squadrandola attentamente. Lei distolse immediatamente lo sguardo imbarazzata; non si era resa conto che stava fissando le persone.

Per cercare di cancellare dalla sua mente quella brutta figura si concentrò di nuovo sul discorso del sovrintendente.

<< Sarò sincero; la Flotta Stellare pretende il massimo dai cadetti e il lavoro è molto duro, ma gli anni che trascorrerete qui saranno fonte di approfondite conoscenze e di straordinarie esperienze. Come avrete modo di notare, molti dei nostri diplomati ricordano il periodo passato all'Accademia con nostalgia. >>

Delle risate leggere provennero da un punto indefinito alle spalle di Anya.

<< In conclusione: impegnatevi e state certi che non ve ne pentirete. Buon lavoro a tutti. Grazie. >>

Una volta scandita l'ultima parola e aver concluso il discorso, il sovrintendente e i professori si alzarono velocemente all'unisono e si diressero verso l'uscita mentre cadetti e diplomati applaudivano; come se quel "grazie" fosse stato una parola d'ordine.

Appena il sovrintendente uscì dall'aula, gli studenti cominciarono ad alzarsi e raggiungere i rispettivi dormitori.
Anya estrasse il PADD dalla borsa per controllare il numero del suo alloggio: blocco D, sezione 2, numero 76. D,2,76.
Anya continuò a ripeterlo nella sua testa nel tentativo di memorizzarlo.
Si alzò riponendo il PADD nella borsa facendo attenzione a non danneggiare il file; nel farlo il suo sguardo scandagliò automaticamente l'aula e le file di studenti che, ordinatamente, lasciavano l'aula, per vedere se aveva attirato la curiosità di qualcuno. Sfortunatamente qualche cadetto l'aveva riconosciuta, e dei bisbìgli cominciarono a levarsi intorno a lei. Anya si sentiva gli occhi addosso. Non poteva negare di sentirsi a disagio ma non aveva altra scelta se non abituarsi, quindi li ignorò continuando per la sua strada.

Quando arrivò all'uscita per poco non andò a sbattere contro un cadetto che stava scendendo le scale velocemente cercando di immettersi nella fila di persone. Anya alzò lo sguardo per vedere chi le aveva tagliato la strada e aprì la bocca per protestare.

<< Scusami?- >> si bloccò e per poco non si morse la lingua.

Davanti a lei c'era il ragazzo dai capelli castani che l'aveva squadrata un attimo prima. I suoi occhi scuri la esaminarono dalla testa ai piedi una seconda volta, poi le sue labbra si curvarono in un sorriso compiaciuto.
L'aveva sicuramente riconosciuta.

<< Scusami tu. >> disse alzando le mani e facendosi da parte per farla passare.

Non lo conosceva ma quell'espressione beffarda l'aveva già irritata a sufficienza.

Lo superò mantenendo lo sguardo davanti a lei. Non aveva tempo per farsi il sangue cattivo, doveva rimanere concentrata sul suo obbiettivo.

Con la mano destra toccò la borsa per ricordare a sé stessa il motivo per il quale era lì.
Avrebbe studiato quel file in un secondo momento, dopo aver localizzato la posizione degli archivi e della biblioteca e una volta aver individuato un orario prima del coprifuoco che le avrebbe permesso la massima discrezione.

Percorse il lungo corridoio costituito da un'unica ampia vetrata fino al suo blocco. Notò che era uno dei blocchi per gli studenti più vicini agli edifici principali dell'Accademia: i blocchi A, B e C erano riservati ai diplomati e al personale, mentre dal blocco D al blocco J erano presenti i dormitori dei cadetti.
Anya trovò con facilità il suo alloggio. Inserì il codice d'accesso sul piccolo monitor posto accanto alla maniglia e la serratura scattò.
Appena la porta automatica si aprì, una piccola figura bianca e alata le volò in faccia facendola cadere all'indietro.

<< Attenta! >> urlò una voce femminile all'interno del dormitorio.

La creatura si allontanò dimenando le ali e sbattendo contro la vetrata.
Anya nel panico aprì la borsa per controllare se il PADD o il file si fossero crepati. Per fortuna erano intatti.

Una ragazza minuta con addosso l'uniforme da cadetto si precipitò fuori dalla porta con il fiatone.
Doveva essere la sua compagna di stanza.

<< Che diamine era quello? >> chiese Anya massaggiandosi il fondoschiena.

<< Un pipistrello bajoriano. >> rispose la ragazza senza voltarsi verso Anya, che stava cercando di rialzarsi.
<< Mi hanno detto che potevo portarlo da Valdez a patto che rimanesse dentro una gabbia, ma quel bastardo ha morso la serratura fin quando non ha ceduto! >>
La sua voce era acuta ed energica, simile a quella di una bambina.
<< Scusami ma devo assolutamente riprenderlo. >> disse infine voltandosi.

Anya la osservò per un secondo. Aveva dei lineamenti molto piacevoli e rotondi, i suoi grandi occhi chiari erano striati di verde e i capelli erano raccolti in due trecce acconciate in modo da formare due specie di anelle. Era sicuramente una ragazza particolare.

<< Ti aiuto. >> disse Anya lasciando la borsa su uno dei due letti per evitare che il contenuto venisse danneggiato.

<< Grazie mille. >>

Il cadetto, senza neanche guardarla, ritornò svelta nel dormitorio per poi uscire con due retini e una gabbia sottobraccio.
Porse uno dei retini ad Anya, che lo prese senza esitare, e insieme corsero verso le aule del dipartimento di astrofisica, la direzione in cui il pipistrello era scappato.

La ragazza cercava di farsi strada il più possibile tra i cadetti mentre Anya, dietro di lei, faticava a mantenere il passo.
Del pipistrello però non c'era traccia.
All'improvviso Anya vide un lampo bianco passare sopra le loro teste e tuffarsi in un'aula aperta.

<< Laggiù. >> gridò alla sua compagna di stanza, che si fiondò dentro l'aula con lei.

Una volta dentro premette il pulsante per chiudere la porta e spegnerne il sensore di prossimità per evitare che il pipistrello uscisse.

Quando si voltarono si resero conto che l'aula non era vuota.
Seduta ad uno dei banchi accanto alla vetrata c'era la ragazza annoiata dai capelli biondi che aveva visto durante la cerimonia, e davanti a lei c'era la diplomata vulcaniana che la fissava a braccia conserte. Il suo sguardo era duro e gelido mentre quello della ragazza bionda era quasi esasperato. Entrambe si voltarono verso Anya e la sua compagna quando le videro entrare.

<< Posso sapere qual è il motivo della vostra irruzione qui? >> chiese con un tono secco e neutro la vulcaniana.

<< Avete per caso visto un pipistrello bajoriano? >> chiese la ragazza al fianco di Anya.

<< Un pipistrello bajoriano? >> chiese perplessa la ragazza bionda prima di essere interrotta con un gesto della mano dalla vulcaniana.

<< È vietato portare animali all'interno del campus. >>

<< Lo so, ma io sono autorizzata. Solo che i pipistrelli bajoriani sono dei tipetti tosti e non sopportano i viaggi lunghi. >> rispose la compagna alzando le spalle.

Anya scorse un movimento in alto con la coda dell'occhio.

<< È lassù! >> disse indicando la creatura bianca che si mimetizzava perfettamente con il soffitto.

Le altre tre ragazze non fecero in tempo ad alzare lo sguardo che il pipistrello si lanciò in picchiata contro la vetrata tentando di fuggire e facendo cadere a terra la ragazza vulcaniana.

La ragazza con le trecce si sporse in avanti con il retino cercando di acchiapparlo e lo stesso fece Anya, ma invece di intrappolarlo si scontrarono perdendo la presa sui retini e spaventando l'animale che cominciò a volare freneticamente per la stanza.

La ragazza bionda afferrò il retino di Anya da terra, si issò in piedi sul banco e con una mossa abile intercettò il pipistrello a mezz'aria catturandolo nella rete.

La compagna di stanza di Anya si alzò da terra velocemente e si avvicinò con la gabbia aperta.
Riuscirono a chiudere la serratura della gabbia prima che la creatura riuscisse a divincolarsi dalla rete.

<< Grazie mille per l'aiuto. >> disse con un sospiro di sollievo.

<< Nessun problema. >> replicò fiera la ragazza bionda.

La vulcaniana si rialzò lisciandosi la gonna grigia con le mani. Fece un respiro profondo e guardò fissa Anya e la sua compagna con uno sguardo che sembrava neutro da fuori, ma gli occhi erano carichi di rabbia.
Anya notò con interesse che stava trattenendo a stento le sue emozioni. Un vero vulcaniano non avrebbe trovato così tante difficoltà nel controllare le proprie emozioni. Forse si trovava in presenza di una vulcaniana al 50%.

Prestò più attenzione alla ragazza bionda accanto a lei: sotto i lisci capelli si intravedevano delle orecchie appuntite. Anche lei era una vulcaniana? Ripensò a tutte le altre volte che l'aveva osservata; ogni volta aveva mostrato delle emozioni: noia, orgoglio, frustrazione, gioia... i cadetti dell'Accademia si stavano rivelando senza dubbio molto interessanti.

<< I pipistrelli bajoriani hanno dei denti affilati, una vista diurna limitata e un temperamento del tutto inappropriato per farlo girovagare libero per il campus di un'accademia. >> disse la vulcaniana scandendo ogni parola.

<< È solo spaventato, è stato un incidente. >> rispose la compagna di Anya cercando di tranquillizzare il pipistrello dentro la gabbia che continuava a dimenarsi.

<< È irrilevante. >>

<< Andiamo, Saja, non è stata colpa loro. >> si intromise la vulcaniana bionda.

<< È irrispettoso rivolgersi a me in quel modo. >> taglio corto l'altra senza neanche guardarla.

La ragazza bionda incrociò le braccia sbuffando.
Anya si chiese che tipo di relazione ci fosse tra le due; ma quello non era il momento giusto per indagare.

<< Ci scusi, faremo in modo che non ricapiti più. >> disse prendendo la sua compagna di stanza per un braccio e dirigendosi verso la porta.

<< Sarà meglio. >> fu l'ultima cosa che sentì dire dalla fredda vulcaniana prima che la porta automatica si richiuse alle loro spalle.

Le due compagne di stanza si guardarono per qualche secondo prima di scoppiare a ridere sdrammatizzando la situazione.

<< Non ci siamo ancora presentate come si deve. Sono Erin Riker; studio xenozoologia. >> disse la ragazza offrendo la mano a Anya, la quale la strinse sorridendo.

<< Io sono Anya Locklear. >>

<< Lo so, tutti qui sanno chi sei. >>

"Ovviamente" disse sarcasticamente Anya a sé stessa.

<< Ti ringrazio molto per avermi aiutata. Mi rendo conto di non essermi presentata nel modo più appropriato. >> continuò con un sorriso imbarazzato.

<< Non ti preoccupare. >> la rassicurò Anya.
<< È stata la migliore prima impressione che abbia mai avuto. Almeno per me. >> disse indicando la porta dell'aula da cui erano appena uscite con un cenno del capo.

<< Che figuraccia! Quella era Saja Tucker, una delle referenti dei cadetti della divisione scientifica. >>

Le orecchie di Anya si drizzarono. All'improvviso la trovò ancora più interessante.

<< Allora di sicuro non si dimenticherà di noi facilmente. >> disse Anya con leggerezza mentre si incamminava con Erin verso il loro dormitorio.

Quel primo giorno all'Accademia della Flotta Stellare stava prendendo una piega decisamente inaspettata.

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