22. We have to talk

Non appena Jimin, Jungkook, Seokjin e Namjoon fecero il loro ingresso in discoteca, le luci colorate e i flash che venivano dalla console insieme alla musica assordante li inondarono come un'onda del mare si infrange sulle rive: veloce e irreversibile. I ragazzi videro un tavolino coperto da buste e pacchetti di ogni colore e grandezze, e intuirono quindi di lasciare lì i loro regali.

Jimin si guardò intorno con aria un po' disgustata: le discoteche e i locali come quello non gli erano mai piaciuti più di tanto. Nonostante amasse ballare ed esibirsi trovava quei luoghi come delle scatole piene di corpi senza più un nome o un'identità, il cui unico scopo era passare una sera diversa dalle altre e da scolpire nelle loro menti. Persone che sarebbero state capaci di vendersi per nulla pur di dimenticare cosa c'è all'esterno, persone a cui per una sera non interessa della dignità o delle conseguenze.

Solo alcool, droga, giochi... e come può mancare il sesso?

"va bene ragazzi, io e Jin andiamo a cercare Rajan" esordì Namjoon ad un certo punto, e prima che il biondo potesse replicare si ritrovò già solo con il più piccolo dei quattro.

Come iniziare bene la serata.

Jungkook se ne stava a pochi passi da lui con le mani in tasca e lo sguardo basso. Jimin pensò che il suo profilo fosse letteralmente perfetto, soprattutto per via del suo abbigliamento. Aveva una semplice camicia nera e dei pantaloni abbastanza eleganti, non i soliti jeans. Sembravano quelli di un completo da ricevimenti, ma senza giacca o cravatta. Ma in ogni caso... era semplicemente perfetto.

"ti va di bere qualcosa?" gli chiese ad un certo punto, ma Jungkook restò silenzioso e in disparte mentre guardava la moltitudine di corpi ammassati sulla pista che saltavano e si muovevano disordinatamente.

Jimin sospirò frustrato e poi si voltò per andarsene, una spina di rabbia lo pungeva nel petto perché lui aveva effettivamente provato ad attaccare bottone ma era stato beatamente ignorato. Una presa attorno al suo polso, però, lo fece voltare di nuovo, e il ragazzo si ritrovò il volto dell'altro a una distanza ancor più minima di quanto si aspettasse davvero.

I suoi occhi erano spenti, totalmente bui e privi di emozione, come due caverne svuotate di ogni ricchezza e prati depredati di ogni fiore.
"mi va" disse seccamente, e in un primo momento Jimin non capì a cosa si riferisse, troppo distratto ed ammaliato dalla sua figura.

I due si diressero al bancone del bar ed ordinarono due drink non leggerissimi a dir la verità, ma effettivamente a nessuno dei due interessava più di tanto.
"non tornare senza la testa, stasera" le parole di sua madre rimbombarono nella mente di Jungkook mentre buttava giù il primo bicchiere, già consapevole del fatto che non sarebbe stato l'ultimo della sera.

Al contrario, Jimin restò zitto a guardare l'oggetto in vetro pieno di un liquido azzurrino, esitando a berlo.
"sembri assente" gli disse il più piccolo, e quando l'altro si voltò confuso questi fece cenno al bicchiere con lo sguardo. Jimin allora bevve tutto d'un fiato quella bevanda e poi si appoggiò con i gomiti elle braccia al banco.
"io qui non ci volevo neanche venire" sbottò, e l'altro si avvicinò a lui per ascoltarlo meglio, dato che la musica alta impediva loro di parlare civilmente dopo una certa distanza.

"non ti andava di festeggiare?" chiese Jungkook, e Jimin lo guardò con occhi sottili.
"come mai adesso mi parli senza problemi mentre prima mi hai totalmente ignorato?" disse senza rispondere alla sua domanda.

Jungkook fece una risatina amara: "disse colui che non mi ha calcolato per due intere settimane" ribatté acidamente, e Jimin si sentì colpito nel profondo. Abbassò lo sguardo e rimase senza dire una parole, mordendosi il labbro per non esplodere in una crisi isterica, soprattutto perché non si sentiva proprio nella posizione giusta per rispondere.

Sapeva di avere torto, da quando lo aveva evitato dopo quella volta di passione a tutte le altre volte che aveva continuato a scappare ogni volta che lo vedeva, e infine quando aveva baciato la sua migliore amica, e ovviamente glie l'aveva tenuto nascosto.

Jungkook scosse la testa e lo guardò contrariato: "non ci siamo proprio, Jiminie..." poggiò il bicchiere sul bancone e se ne andò, lasciandolo nel suo silenzio e nella sua agonia.

La musica sfumò per qualche secondo e dalle casse che circondavano tutta la stanza si udì una canzone un po' più ritmata, qualcosa di più armonico e melodioso rispetto a ciò che avevano messo in precedenza. Jimin ordinò una vodka liscia e la scese in un colpo solo, sentendo quel liquido bruciare nella gola, pagò e si diresse in pista, deciso ad unirsi a quella moltitudine di persone.

Chiuse gli occhi e cominciò ad ondeggiare il corpo a ritmo di musica, alzò le braccia e girò su se stesso, mentre nelle vene sentiva l'adrenalina salire.
"ok ragazzi!" una voce metallica parlò dalla console "siete pronti per l'evento più atteso da tutta la sera?"

Jimin alzò la testa quando vide tutti i ragazzi alzare le braccia e urlare in approvazione.
"L'Holi festival sta per iniziare! Preparatevi a saltare e a divertirvi come matti, vogliamo sentirvi da qui fino in fondo alla sala!"

Jimin fece una leggera smorfia col naso: aveva già sentito quella diceria in giro, ma non credeva che ci sarebbe stato sul serio un Holi festival al compleanno di Rajan.
"per chi non lo sapesse, l'Holi festival è il tipico carnevale indiano e consiste nel ballare e scatenarsi mentre si viene inondati da polveri coloratissime... allora siete pronti!?"
le urla che arrivarono dalla folla furono ben chiare.

Pochi secondi dopo, la pista fu invasa da ragazzi e ragazze che reggevano ceste piene di buste di ogni colore: dal rosso, al giallo, al verde, al rosa e al blu, per poi passare a tutti i colori secondari e le varie sfumature. Jimin ne afferrò una rossa e decise di volersi buttare nella mischia, semplicemente perché ormai aveva perso Namjoon e Seokjin letteralmente da quando avevano messo piede in quel luogo, Jungkook era sparito e lui voleva ancora provare a svagare la mente.

La musica ripartì in fretta e Jimin cominciò di nuovo a ballare, e capì che l'alcool si stava facendo sentire sempre di più. Si mosse sinuosamente a ritmo di musica e cominciava a saltare e battere le mani, e quando sentì il conto alla rovescia partire, strappò con i denti la bustina di plastica.

Il cuore gli martellava nel petto al pensiero di quello che stava per accadere, una nuvola arcobaleno pronta a sovrastarli e poi sommergerli come la neve copre le strade d'inverno. Le dita gli si tinsero leggermente di rosso mentre teneva l'oggetto tra le mani e attendeva fremendo come tutti.

Al segnale, tutti i ragazzi cominciarono a saltare e agitare le braccia, e anche dalla console si alzò un polverone simile alla coda di un pappagallo: i vari colori si mischiavano tra loro e si alzavano come nuvole leggere in aria, per poi ricadere come pioggia sui loro corpi.

Jimin cominciò a ridere e a scontrarsi con gli altri ragazzi, i quali ridevano e saltavano anche più di lui, e ad un certo punto vide intorno a sé formarsi vari gruppi di gente che si teneva per mano e girava, saltava, si abbracciava, si baciava.

Ad un certo punto sentì un calore improvviso sulla sua nuca, un respiro caldo e familiare, un profumo avvolgente e inebriante inondò le sue narici e fece sciogliere ogni tensione nel suo corpo. Due mani gli cinsero i fianchi e li strinsero tra le dita; Jimin portò le proprie su quelle del ragazzo e poi chinò la testa all'indietro, poggiandola sulla sua spalla.

E fu lì che lo vide, fu lì che incontrò i suoi occhi per la seconda volta. Lo guardavano dall'alto leggermente socchiusi, neri e profondi come la notte, bramosi e famelici come una leonessa in cerca di cibo per i suoi cuccioli.

Jungkook fece scivolare le mani sul suo addome e strinse il corpo di Jimin al suo, mentre l'altro fece scivolare le mani in alto, tra i suoi capelli. Il più piccolo si sporse verso il collo niveo del biondo e vi affondò il naso, strofinandolo sulla pelle tesa, e questi strinse tra le dita i suoi capelli.

Ad un certo punto Jungkook lo fece voltare verso di sé e continuò a stringergli i fianchi tra le mani, senza smettere di guardare gli occhi color nocciola del suo Hyung. Jimin notò che fosse totalmente perso: aveva le pupille leggermente dilatate e il respiro affannato, e lo guardava come se davvero volesse prenderlo e divorarlo, farlo affondare insieme a lui nella fossa di passione e lussuria che si stava scavando sotto i piedi.

A quel punto non disse nulla e aspettò. Aspettò di vedere dove Jimin volesse arrivare, di constatare sulla sua pelle fino a che punto era disposto a spingersi pur di farsi perdonare, e quindi restò lì fermo ad attendere la sua mossa.

Mossa che non si fece attendere più di tanto, dato che Jimin non esitò a gettarsi tra le braccia di Jungkook. Gli afferrò la nuca con una mano e portò il suo viso alla sua altezza, per poi unire le loro labbra. In quel preciso istante un'altra forte nuvola di colori arrivò dall'alto, ricoprendo i loro corpi.

Jimin chiuse ancor di più gli occhi e strinse la presa attorno al collo di Jungkook, facendo scivolare poi la mano sulla sua spalla. In mente sua pregava affinché il ragazzo non lo piantasse, pregava affinché rimanesse con lui e non lo abbandonasse lì come un idiota, e qualcuno lassù sembrò ascoltarlo perché Jungkook afferrò saldamente i suoi fianchi e rispose al bacio.

Pochi secondi dopo le loro lingue si accarezzavano e danzavano insieme, sulle loro labbra si sentiva il sapore dolce dell'alcool misto all'amaro delle polveri colorate che coprivano la loro pelle, e le loro mani esploravano ognuna il corpo dell'altro.

Jungkook in particolare scese con la mano dalla sua spalla al suo addome, percependo ogni singolo centimetro del corpo del biondo fremere sotto il suo tocco, e quella consapevolezza lo mandò in estasi.

Lo voleva. Lo voleva in quell'istante.

Gli era mancato così tanto il suo Hyung, il suo dolce sapore, la consistenza setosa dei suoi capelli intrecciati tra le dita e quella soda del suo sedere quando lo stringeva per avvicinare i loro corpi, la sua voce soave, i suoi occhi piccoli e magnetici, il suo inebriante profumo, il suo dolce sorriso.

Quel suo angelico, puro dannato sorriso.

"J-Jungkookie..." Jimin ansimò nel bacio e si staccò, unendo le loro fronti e respirando a pieni polmoni in cerca di aria. Quando chiuse gli occhi si perse totalmente tra le sue braccia, le quali in questo momento avvolgevano il suo corpo dalla vita in giù, mentre lui teneva le mani salde sulle sue spalle.

"non qui" sussurrò il ragazzo sulle sue labbra ancora gonfie e bramose di altro contatto. Alzò appena la testa ed incontrò gli occhi profondi e colmi di desiderio del più piccolo, i quali si inchiodarono nei suoi appena si scambiarono il primo sguardo. "Non adesso" aggiunse in seguito, e sciogliendo le braccia dal suo corpo si voltò di spalle e cominciò a camminare.

Jimin rimase per un attimo interdetto dalle sue azioni, ma subito dopo scosse la testa e lo seguì di corsa per non perderlo di vista.

Che significa non adesso? E se non è ora quando sarà?

Il ragazzo lo seguì facendosi strada tra le persone che ballavano e continuavano a lanciare polveri e grida di gioia finché infine non lo vide salire verso le scale che portavano alle camere da letto, e prima di pensare al fatto che Jungkook stesse solo cercando un posto più tranquillo dove parlare, un brivido d'eccitazione gli percorse la schiena e pensieri poco puri gli attraversarono la mente.

Il solo pensiero lo fece arrossire, e Jimin scosse appena la testa per scacciare via quella leggera nota d'imbarazzo. Per via del nervosismo salì gli scalini a due a due e corse poi verso la porta che affacciava sul corridoio, e quando la richiuse alle sue spalle provò un forte sollievo nel sentire la forte musica di prima molto più ovattata e distante.

Restò per un attimo lì fermo, appoggiato alla superficie in legno, mentre guardava Jungkook che se ne stava in piedi e di spalle rispetto a lui: aveva il capo chino e un braccio teso verso il muro, al quale era appoggiato con una mano.

La camicia attillata faceva sì che ogni suo anche piccolo gesto fosse visibile fisicamente, e infatti Jimin poteva vedere i muscoli guizzare a ogni minimo movimento e le spalle larghe e possenti erano messe in risalto dalla sporgenza delle scapole.

"Jungkook..." sussurrò a bassa voce, avvicinandosi a lui. Gli mise una mano sulla spalla tesa e lui fece cadere il braccio a peso morto, poi si girò lentamente verso il più grande e lo guardò ancora con quei suoi occhi bramosi, vogliosi di lui.

"noi due dobbiamo parlare"

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Nota Autrice

I periodi tremendi arrivano per tutti... e ora lo sto passando io. Mi dispiace davvero tanto per i pochi che leggono questa storia ma è da un bel pezzo che non riesco più a scrivere... vedrò di tornare. È una promessa.

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