Non C'è Quiete Nella Nostra Casa

"No non aprire!" si girò dall'altra parte del letto e mise un cuscino sulla testa.

"Papà ha detto che devi alzarti. Giornata di diplomazia. Così ha detto."

"Ma è domenica!" disse l'altro sbuffando.

"Non sai a chi lo dici..." anche Stefano odiava essere svegliato presto il mattino, ma purtroppo doveva ammettere che quando non lo faceva, la sua giornata non era affatto produttiva.

Sascha si mise seduto. Era a torso nudo perciò Stefano prese dalla sedia una maglietta e gliela lanciò.

Il corvino la prese al volo e rimase a guardare il vuoto pee qualche secondo: "Stefano" spostò lo sguardo su di lui "Sai mi piacerebbe fare qualche altro viaggio come quello dell'altro giorno. Sai, per conoscere il paese."

Stefano annuì sorpreso. "Ti è piaciuta Oxford eh?" disse ridacchiando.

Sascha si alzò dal letto ed iniziò a prepararsi.

"Non era male, ma ora se permetti andrei a rendermi decente"
Detto ciò si catapultò in bagno, seguito dallo sguardo di Stefano.

"Ti aspetto fuori."

Il castano, mentre le cameriere entravano, usciva dalla porta.

"Signore, mi sembra di aver sentito che il Re la stia cercando."

"Lo so lo so, non ve ne preoccupate."

Era la stessa ragazza dell'altra volta. Motivo per cui Stefano non si fece problemi ad avvicinarsi e lasciargli un piccolo bacio a stampo sulle labbra. Lei piena di gioia, si allontanava saltellando.

Sascha che usciva dal bagno proprio in quel momento, lo raggiunse e gli mise un braccio intorno alle spalle con fare amichevole.

"Lo sai che la illudi vero?"

Stefano scosse la testa. "Lo sa che non ci può essere niente di serio fra di noi."

Sascha alzò le spalle. "Se lo dici tu."

Arrivarono velocemente dal Re inglese. Sascha a volte si sentiva in suggestione, pur essendo anche lui un sovrano. Giulio aveva comunque il doppio della sua età, ed era abituato a portargli un certo rispetto.

"Buongiorno ragazzi." iniziò, alzandosi dal trono.

"Quest'oggi voglio che tu, figlio mio, ti prenda cura con assoluta priorità del Duca di Cambridge che sta per arrivare nella giornata di oggi."

Stefano annuì. Non aveva mai avuto modo di conoscere il Duca, ma sapeva che poteva cavarsela.

"Abbiamo alcuni problemi con lui riguardo le rivolte cattoliche dei luoghi sotto sua giurisdizione."

"Quindi devo semplicemente rammentargli il problema o me ne devo occupare io?"

"Come consideri meglio Stefano. Sai già di cosa ho bisogno, e sai anche che devi ottenerlo in qualsiasi maniera." Chairì, facendogli cenno che poteva andare.

"E per quanto riguarda me sua maestà?"

Il Re lo guardò confuso, e sorrise, ricordandosi dei suoi buoni propositi per la giornata del genero: "Vorrei che lei, sempre se nei suoi interessi, passasse una giornata in compagnia di mia figlia. Sa, per affrontare una più approfondita conoscenza. Potreste giovarne in futuro."

Il giovane annuì, e dati i dovuti saluti si diresse insieme a Stefano fuori dal palazzo.

Il castano non era sorpreso dalle richieste del padre, egli voleva due cose: che Stefano fosse un sovrano degno quanto lui stesso, e che il matrimonio tra Sascha e Alessia non fosse fallimentare.

I due si fermarono proprio sulle scale, guardavano entrambi il giardino.

"Sai dove posso trovare tua sorella?"

Una macchina stava parcheggiando a qualche metro da loro, e i due avevano portato la loro attenzione alla figura che ne usciva.

"No." Disse Stefano mentre continuava a osservare l'auto.

"Ma so dov'è il duca." gli disse sorridendo.

Mentre si allontava per andare ad accogliere il Duca, disse a Sascha che probabilmente si trovava in biblioteca a studiare. Sascha lo ringraziò, e rientrò nel palazzo, camminando a passo deciso verso il suo obbiettivo.

"Buongiorno" Stefano tese la mano "Buongiorno a lei, sua maestà" rispose il Duca stringendola.

"Venga pure, abbiamo molte cose di cui conversare." Stefano gli indicò con un dito l'entrata del palazzo.

"Signore queste dove le mettiamo?" chiese uno dei servi del Duca.

Era un ragazzo magro, alto, con i capelli castani e gli occhiali che rimetteva sempre al loro posto.

"Vieni portali dentro, sono sicuro che il Principe ci darà seguenti raccomandazioni a riguardo."

Stefano si riprese quando si sentì chiamato in causa e scosse la testa, come gesto per tornare nel mondo dei vivi. "Portateli pure dentro, gli altri li porteranno alle vostre camere."
Il ragazzo annuì e s'inchinò nonostante avesse un paio di valigie in mano.

"Non è neccess-" stava per dire il castano, ma il ragazzo era già andato avanti senza neanche ascoltarlo.

"Lascia stare, sono fatti così." Gli disse il Duca, per consolarlo.

"Immagino." commentò Stefano, facendo entrare il Duca nel palazzo.

"Signore sono sicuro che mio padre vorrà parlarvi, ma ora è molto impegnato perciò mi prenderò cura io delle sue richieste. Se non gli dispiace, io prenderei un thé."

Il Duca era sorpreso dalle capacità del Principe, l'ultima volta che lo aveva visto, aveva poco più di 4 anni. Ora invece, era un uomo grande e responsabile.

Il Duca sorrise e annuì."Prenderò anche io un thé, ma chiamatemi Giuseppe, altrimenti mi offendo."

Stefano rise e gli fece cenno di dirigersi verso il salone. I due presero posto ed iniziarono a conversare.

Sascha, d'altra parte, si trovava nella biblioteca in compagnia della sua fidanzata.

"Sapete anche a me piacciono i poemi. Mi diverto perfino a scriverli."

"Me li farete leggere un giorno."
La mano della ragazza sfiorò per sbaglio quella del corvino. Lei subito l'allontanò, ma Sascha gli prese la mano, la strinse forte, e poi la baciò.

"Potrete avere qualsiasi cosa una volta che diverrete mia sposa." affermò, accarezzandogli il viso.

Alessia arrossì e lui l'abbracciò. La ragazza si stava lentamente innamorando del principe azzurro. In fondo Sascha aveva tutte le qualità che si potevano cercare in un uomo, era un ragazzo affascinante, aveva carisma, era molto responsabile, e come se non bastasse, era il Re di una nazione.

"Che ne dite se sta sera, a cena, mi porto fuori?" chiese cordialmente il corvino.

"Direi che vi aspetterò fuori, già pronta." Rispose entusiasta la ragazza.

"Credo abbiate studiato abbastanza per oggi, andate a riposarvi." suggerì il sovrano spagnolo.

La ragazza annuì e chiuse i libri per poi dirigersi verso l'uscita mentre li stringeva al petto. In fondo doveva abituarsi ad ubidire alle parole del marito. Era sicura però, che non si sarebbe fatta dominare troppo dalle scelte del corvino. Erano comunque nel ventunesimo secolo.

Il corvino sospirò, ci provava con tutto se stesso, ma non riusciva ad amarla. Non in quel modo.

Anche lui lasciò la stanza, per dirigersi verso il salone e nel frattempo ordinare un caffè. Una volta arrivato, vide Stefano conversare agiatamente con quello che doveva essere il Duca. Il castano rideva, e, ogni tanto portava una tazza alle labbra. Doveva sicuramente esser thé. Il corvino sapeva che Stefano adorava il thé. Improvvisamente però, l'espressione sul viso di Stefano cambiò, e il ragazzo diventò più serio.

"Non credo ci sia altro di cui discutere." affermò con decisione e rabbia il Duca, prima di alzarsi e sbattere la sedia in modo rude.

Appena il Duca lasciò la stanza, Sascha approffittò per avvicinarsi e prendere il suo posto.

Stefano era scioccato inizialmente, ma anche lui poco dopo iniziò a lasciarsi andare alla collera. Strinse la mascella, e tirò un pugno sul tavolo.

"Stefano... Stavo pensando, e a quanto pare ne hai bisogno, che potremmo andare ad Edimburgo. Una pausa non fa mai male."

Stefano sbuffò. "Probabilmente hai ragione. Ma ora ho un problema."

"Non è andata bene con il Duca eh?" Chiese. "Ho visto l'ultimo momento sel vostro incontro."

Stefano scosse la testa. "Affatto bene."

Ordinò altro thé.

"Non solo non vuole fermare la rivolta cristiana, si è anche convertito."

Sascha spalancò gli occhi. "Cazzo." Esclamò scioccato.

"E non è tutto." disse Stefano osservando la reazione del corvino. "È stato lui ha dare inizio alla rivolta."

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