❻ ♪ 𝙇𝙚𝙩 𝙩𝙝𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙮 𝙗𝙚𝙜𝙞𝙣! ♪ 𝓅𝓉. ①

~ Nel bene o nel male, tutti abbiamo un ruolo.
Un qualcosa che ci definisce, ci plasma, e ci fa decidere da che parte stare.
Anche se, pur essendo buona, calcolerei il fatto che tutti noi, che il nostro mondo, è nato dall'oscurità.
E che male c'è, ad essere malvagi, ogni tanto?
Nessuno, perché la luce è stata creata per riportarci dove meritiamo di stare, quando ci sentiamo smarriti o a pochi passi dalla vera crudeltà. ~

{ Arial Black }

30 marzo 2024 •


«E perché dovrei darti retta?»
Lo stuzzico.

«Perché...»
Mi tira davanti a sé.
«Posso tranquillamente scoparti qui ed ora...»

Le sue mani percorrono il mio corpo, e per la prima volta, tocca la mia pelle nuda della pancia, alzando un po' la mia maglietta.

«sperando che tu sia già bagnata...»
E infila una mano tra le mie cosce.
Trasalisco quando i nostri corpi si premono contro la portiera della macchina di fianco.

Tutto di lui mi grida "sesso".
La sua voce è così bella, ed io non me ne sono mai accorta.

Mi afferra i polsi, interrompendo di scatto il contatto con il resto.
Ma la differenza della prima volta, è che non li stringe affatto. Li sta accarezzando.

Sembra come intontito, i suoi occhi sono leggermente offuscati da una nebbiolina sfumata.

«Cazzo, Abby, lo sai quanto è difficile, starti vicino... Starti così vicino... Posso diventare davvero cattivo, lo sai?»

In poco tempo capovolge la situazione, mettendomi con la schiena contro il suo petto.
Le mie mani sono letteralmente appoggiate al finestrino dell'auto.

Le sue, invece, stanno solleticando dolcemente il mio seno.
«Mh!»
Un gemito mi scappa, quando decide di andare sotto al reggiseno, per toccarmi i capezzoli.

«Dio, sono così turgidi... Scommetto che il ribaltarsi della situazione ha dato i suoi frutti, o sbaglio?
Il tuo gemito, i tuoi movimenti in sintonia con i miei, tutto perfettamente incastrato.

Sai, posso essere dolce con te, come è giusto che sia.
Ma quando mi va, posso portarti via una notte intera di piacere esasperante.»

Mi piega un po' verso di lui, e sento il suo membro che si sta rigonfiando.

«Kayros, non sono abituata a questo genere di cose...»
Sono sempre stata troppo romantica per andare oltre ad un bacio.

E con lui non c'è stato nessun contatto come quello.
Mi sto lasciando trasportare come se fossi una foglia con il vento.
Quando in realtà il passato mi continua a martellare che devo interrompere ogni azione che sto facendo.

O meglio, che mi sto facendo fare da lui.
In pratica come un ventriloquo con la sua marionetta.

«E se io dovessi fartele iniziare a piacere?»
Mi sfiora il collo, e cerco di concentrarmi per formulare una frase di senso compiuto, nonostante lui mi continui a distrarre con tutto questo.

«Non ci siamo nemmeno baciati.
Sembra che fai tutto questo solo per te stesso.
Ma alla fine è così, dopotutto!
Usa e getta per scopare gratuitamente... Io credevo che dopo tutto ciò, tutte le tue rivelazioni e parole... Avessi aperto un nuovo capitolo e avresti provato a capirmi.
Probabilmente una cotta da adolescente maschio idiota non serviva a niente.
D'altronde, come dici tu, l'amore non è altro che una debolezza!»

Lo allontano da me, con tutta la forza possibile che mi è rimasta.

La sua espressione è confusa, e rimane lì, in piedi, senza muoversi.

L'ho ferito.
«Abigail... Io... Io non volevo.»
I suoi occhi sembrano indugiare sul crollo emotivo, la sua voce sembra un tremolio fragile.

«Ma lo hai fatto.»
Ribatto delusa.

Guardarlo in queste condizioni... Stanco, triste... Persino affamato... Aspetta, affamato?

Osservo meglio.
Si, lo è.
I suoi occhi sono diventati eterocromatici.

«Kayros, hai fame.»

Il fatto di osservarmi in questo modo dannatamente sexy, non aiuta la situazione di calma che cerco di mantenere per riferirglielo.
Non sono ancora abituata al fatto che sia un ibrido.
Figuriamoci che sia pure il capo indiscusso di tutto quanto!

Mi ha fatto male sapere che cosa ha dovuto passare.
Quando me lo stava dicendo, mi sembrava di essere lì, con lui, in quel periodo, e di sentire in parte il dolore che ha dovuto sopportare.

Capirlo è stato molto difficile, perché non sono cose che appaiono così, dal nulla.
Sono questioni piuttosto particolari.

Le lancette di un orologio rintoccano nella mia mente, come un timer.
Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto.

Risponde dopo un po'.
«No, non ho fame.»
Sembra distaccato.
Ha le braccia conserte e sembra che stia tentando di combattere l'impulso che lo affligge.

Quello della sua incontrollabile sete di sangue.

Impunto il piede.
«Ti dico di sì, invece, guarda i tuoi occhi.»
Si gira e guarda nello specchietto della Mustang.
«Merda, e adesso che cosa faccio?
Non ho del cibo di scorta!»

Tocco il collo, sentendo la pulsazione della parete del vaso sanguigno.

Lo devo aiutare, non voglio che si senta in colpa perché ora non mangia nient'altro che l'elisir degli esseri viventi.

Gli vado incontro, e tocco la spalla con un dito.
Scansa la mia mano con il suo avambraccio senza voltarsi.

«Non avvicinarti.
Non toccarmi.
Non fare movimenti bruschi.»

Sbatto le palpebre, decisamente sorpresa.
Non l'ho mai sentito parlare con un tono così torreggiante e pesante.

«Girati.»

«No.
Vai via, Abby.
Non vedi che cosa divento, se inizio ad andare a pezzi?»

«Non voglio vederti così conciato, girati e basta!»
Lo fa lentamente, con qualche brivido incerto.

Sposto i miei capelli e le sue pupille si dilatano all'istante.
«Ti posso anche prosciugare, Abigail!»

«Non lo faresti mai.»
Gli prendo il viso tra le mani
«Tu non sei malvagio.
Sei stato obbligato a diventarlo, ma non lo hai mai voluto.»

«Che frase d'effetto.
Ma non succederà.»
Si allontana da me.
Entra in auto, e io faccio lo stesso.
Parte a tutta velocità.

«Abby, appena saremo lontani da occhi indiscreti, mangerò.
Per ora, cerca di non agitarti.»

La mia ansia fa sentire i battiti del cuore che balla per i cazzi suoi.
«Ti prego, cerca di calmarti, non voglio ferirti!»

Una decina di minuti e torniamo a casa.
Apre la porta in tutta fretta.
La stessa che usa per richiuderla.

«Seth!
Adam!
Venite qua!»

Ci raggiungono entrambi poco dopo.

«Restate un attimo qua con lei.
Devo cambiarmi questi vestiti imbrattati.»

Corre come un matto nel bagno.

Mi sposto da un piede all'altro, forse perché tendo ad essere ansiosa già di natura.

Vado di corsa a prendere un bicchiere d'acqua, e butto giù le pastiglie.

«Non avere paura, anzi, forse è lui ad averne di più...»

Mi giro.
Si scambiano un'occhiata.
«Perché?»

«Beh, questa è la prima volta che porta una ragazza a fargli vedere di cosa si nutre, e che cosa diventa...»

Per poco non faccio un salto.
«Aspettate, volete dire che lo vedrò bere da una sacca di plasma!?»

«L'idea ti scandalizza?»

Beh, diciamo che non è roba quotidiana.

«No, solo non me lo sarei mai aspettato per nulla al mondo.»

A quanto pare mi sbaglio su un sacco di cose.
Perché tutti noi abbiamo sempre un grande pensiero oggettistico di dover trovare una scusa per dare peso a tutto quello che crediamo, e lo facciamo diventare la cosa più logica, quando non è altro che far peggiorare la situazione?

Continuo a guardare i quadri appesi.
Ci sono raffigurazioni Greche, Egizie, Giapponesi e Norrene.

Il Kraken, che distrugge città intere.
Devastazione data dal figlio di Ade.
Carne della sua carne.
Un mostro marino imprigionato per secoli e secoli, che torna dagli Dei con rancore, riversando la rabbia e il dolore sul mondo.

Questo quadro rappresenta la repressione e la vendetta... Due cose che si scatenano al minimo sbaglio.

Anubis, Dio della morte e della mummificazione, osserva con i suoi occhi magnetici mentre le accompagna nel mondo dell'Aldilà.
Porta le anime dannate al loro destino, della buona o cattiva sorte.

Era il compito a lui affidato, nonostante in realtà non voleva avere questo fardello nella sua vita immortale.

Invece, questo, rappresenta la maledizione, imposta o volontaria, che ti accompagna per la vita.

Una kitsune a nove code, che passeggia nei suoi giardini, con dei piccoli laghetti dove affiorano fiori di Loto.
Gli spiriti volpe sono stati considerati astuti e ingannatori.
Ma molte volte, il sentimento reciproco tra di loro e un'essere umano era così forte, da abbattere le barriere che impedivano questo gesto.

Questo qui, rappresenta l'amore che non finirà mai, e niente lo può fermare.

Fenrir, il lupo gigante.
Nato tra l'unione di Loki, dio dell'inganno, fratellastro di Thor e figlio di Odino, e la titanide Angrboða.
Violento e impulsivo, mangia chiunque, in questo caso un villaggio vichingo, ed è quasi impossibile da uccidere.
Ma Odino si è sacrificato, morendo assieme a lui.

Infine, questo ricorda quanto i genitori possano influenzare i figli, nonostante questi ultimi non vogliano.

Quattro mitologie, quattro significati.
Sembra che stia cercando di raccontare su tela le sue disavventure e le sue debolezze.
Ma anche quel poco di speranza, alla fine.

Torna dopo qualche minuto.
Indossa solo dei pantaloni da tuta e una maglia grigia a maniche corte.
«Vieni.»
Apre la porta segreta nel muro.
Una volta entrati nella stanza, chiude a chiave.
Inizia a spostare un po' di roba, e intanto mi parla.
«Non ti dà fastidio vedere il sangue in sacche di plastica chirurgiche?»

«No, non mi ha mai fatto nemmeno schifo.»

«Ok, bene.
Prossima domanda.
Sei pronta a vedere la mia trasformazione?»

Deglutisco a fatica.
«Si.
Voglio sapere cosa ti rende così ostile con te stesso.»

La sicurezza che sento nella mia risposta mi sorprende fin troppo.

«Ma prima...»
Aggiunge lui.
«Devo sapere che cosa ti ha spinto a non detestarmi per ciò che sono.
Perché non ti faccio orrore?»

«Perché, semplicemente, non hai mai provato ad uccidermi.
Non hai ceduto nemmeno standomi vicino poco fa.
Potrei odiarti per molte altre cose, ma non per questo.»

Sembra deluso dal resto della risposta.

Fa dei lunghi sospiri, con gli occhi chiusi, prima di fermarsi.

La sua pelle è pallida, biancastra.
I suoi canini sono leggermente più appuntiti.
Le sue unghie diventano degli artigli dorati.
I suoi occhi rimangono dello stesso colore, ma sono più luminosi, e da quello rosso scaturisce sulla pelle alcuni segni simili a delle cicatrici.

«Parlami, per favore.»
Mi supplica, all'orlo della tensione.

«Pensi che io abbia paura di te?
È questo che ti tormenta?»

È visibilmente imbarazzato.
«Beh, certo.
Uno come me non va preso alla leggera...»

Vedendolo combattuto, mi alzo e trovo una chiave nera vicino ad un libro.
Mi sento osservata, ma non mi giro.

Apro il lucchetto e dal primo vento gelido nebuloso che esce dalla cella, arriva in secondo piano la vista di diversi contenitori malleabili.

Trovo un A positivo, e dopo averlo recuperato, glielo metto in mano.

Mi siedo comoda sulla poltrona e lo guardo con molta attenzione.

«Mangia.»

Mi stupisco di me stessa, per come il mio tono è diventato imperativo.
Questa è la prima volta che gli ordino di fare qualcosa.

E, a dirla tutta, sembra molto gratificante.

Mi osserva, in silenzio.
È riluttante, nonostante il suo corpo, ormai rigido, ammette il contrario.
Finalmente si lascia andare.

Non lo vedo succhiare dalla cannuccia, ma morde direttamente al cuore della plastica per poter svuotare la sacca in pochissimo tempo.

«Mi stai fottendo il cervello.
Non guardarmi come se fosse una cosa eccitante.»
Si lecca il labbro inferiore, con delle gocce che gli colano giù.

«Ma per me lo è.»

No, non è una bugia.
È la verità, questa.

Gira la testa di lato, e il suo orecchino a forma di spirale è più visibile,
Il suo sorriso sfacciato mostra i denti eleganti e ben proporzionati, cosa che non mi sarei mai aspettata.

Accavallo le gambe.
«Vederti con l'aria da cattivo ragazzo ti rende più attraente di quanto credi.
Dammi retta.»

Senza volerlo mi mordo il labbro.
Mi sta fissando, dopo aver prosciugato anche la seconda.
«Non farlo.
Potresti ritrovarti in meno di dieci secondi con me sopra di te, intento a baciarti.
E i miei baci, se arrivano da questo comportamento istintivo, non sono per niente delicati.»

Si appoggia al bancone vicino al mobile bar e si versa un bicchiere di Tequila.
Lo rotea con il liquore all'interno che crea un piccolo vortice.

Se lo beve tutto d'un fiato.
Lo mette nella lavastoviglie incorporata che lo lava all'istante.

«Ora possiamo andare, dopotutto tu non hai ancora mangiato.
Sarebbe da scortesi non prepararti qualcosa.»

«Sarebbe da scortesi, farlo quando io non ho il minimo accenno di fame.»

«Devi mangiare.»
Il punto è che io invece non voglio.
Cazzo, non voglio!

«Ti dico che non ne ho bisogno, ma che cosa c'è ora?
Non sei il mio nutrizionista!»

«E invece da ora lo sono.
Vai in camera, cambiati e rilassati.
Scendi quando sei pronta.»

Effettivamente devo lavarmi.
Sono molte ore che tengo su questi vestiti.
E oggi la giornata è stata molto intensa.

Prendo un pigiama un po' più lungo, nero.
Stasera fa più freddo, e non credo che io riesca a sopportare il calo di temperatura come lui.

Mi faccio un bagno nella vasca idromassaggio, e poi, dopo essermi asciugata ed aver indossato il mio completo per la notte, prendo il mio libro.
Sono arrivata oltre la metà, e la cosa che mi stupisce, è quanto sia difficile avere un amore così.
Spensierato, pieno di sogni e senza paranoie.

Un dubbio mi fa tornare alla realtà.
Ma vorrebbe essere chiamato di nuovo Blake, o Kayros è l'unico che vorrebbe sentire?

***


Vado giù e sento il profumo inimitabile di uno dei miei piatti preferiti.

«Hai fatto gli spaghetti alle vongole!?»
Non riesco a resistere, la fame è riuscita a prendere il controllo.
Sprizzo gioia da tutti i pori, quando lui annuisce.

«Non so come riesci a comprendermi tu.»

«potrei porti lo stesso quesito.»

Dopo aver mangiato ad una velocità estrema quel piatto delizioso, mi propone due idee.

«Vuoi andare a letto o vedere un film?»

«Vada per il film, metti quello che vuoi.»

Ci mettiamo sul divano, a una debita distanza.
Quello che è appena successo mi sembra surreale.

Non il fatto che io lo abbia visto mentre si nutriva.

È invece per come gli ho risposto io, che mi ha fatto sentire più sicura di me, e senza barriere.

Ma tutto questo mi ha causato un bel distacco da lui, perché mi vergogno moltissimo.

Apre Prime Video, ma quello che ci appare sullo schermo, che è uno dei più guardati e apprezzati, mi fa diventare sempre più piccola per l'imbarazzo totale.
"Cinquanta sfumature di grigio."

«Non devi sentirti a disagio.»

Si mette più vicino a me.
«Forse non lo sai, ma sei la prima ragazza con cui guardo un film.»

Sono stupefatta.
«Stai dicendo che dopo tutto questo tempo, nessuna ragazza lo ha mai fatto!?»

Si sente in colpa.
«Nessuna ragazza, Abby.
Ero io, che preferivo fare solo le mie cazzate.
Non prendevo nulla sul serio, nulla sul personale.»

«E perché lo fai con me?
Perché ti ostini a fare di tutto?»

«I motivi per cui lo faccio sono tanti.
Ma io non voglio che tu entri a fare parte della mia vita.
Voglio che rimaniamo solo amici.
Che andiamo d'accordo e che tu sia felice.
Come ti sentiresti dentro una famiglia di mafiosi?
E con me?
Avresti ogni giorno il costante terrore che io ti possa mordere e mandare all'altro mondo.»

Lo guardo, con la tristezza che mi fa spegnere il colore delle mie iridi.
«E invece sai cosa?
Stai sbagliando tutto, cazzo!
Vuoi solo amicizia tra di noi?
Non credo che possa funzionare.
Non c'è mai una scelta di mezzo per entrambi.
O ci azzanniamo come dei cani, o sembra che siamo due ragazzi innamorati persi.
Sai, il fatto che tu sia il capo indiscusso degli Oblivion, non significa che lo sei diventato di tua spontanea volontà.
E solo perché tu sei un ibrido, non ha un effetto costante di paura su di me.
Non mi feriresti mai, a meno che non sia io a chiedertelo, per sapere che cosa si prova...»

Pronuncio l'ultima frase così piano, che la sento io per miracolo.
«Ti ho sentita, lo sai?
Il mio udito non è esonerato da un tono appena percettibile.»

Merda.

Cerco di sviarlo.
«Allora perché quando ti picchiavo, sentivi un dolore come un normale essere umano, e non è subentrata la tua resistenza?»

«Non cambiare discorso, bimba.
Comunque, se vuoi tanto saperlo, me lo chiedevo anche io, finché non ho capito che è la Gemma di Poseidone, a farmi subentrare il dolore, quando sei incazzata.»

Ah, ora tutto mi è più chiaro.

«Ma tornando al nostro discorsetto di prima... Come mai vorresti provare a sentire un morso sulla tua pelle?
È semplice curiosità, o dietro c'è ben altro?»

Uffa, ma perché deve sempre mettermi in difficoltà con le sue contorte domande, con quella voce attraente, e sempre in momenti un po' fuori luogo?

Cerco di formulare una frase, ma lui mi prende per il braccio.
«Ei, era solo un quesito banale, non stare a rispondere se non ti va...»

Nella mia mente trovo già il motivo per cui pensa il contrario.
"Ma, io so benissimo che invece tu muori dalla voglia di saperlo."

Gli prendo il telecomando dalla mano.
Metto su "Pirati dei Caraibi : la vendetta di Salazar."

Mi sdraio sul divano e mi metto comoda per guardare il film.
Sento la sua mano che mi scosta i capelli.

«Mi dai l'onore di appoggiare la testa qui?»
Con le sue dita traccia il perimetro tra la clavicola e l'incavo del mio collo.

Sospiro, e cedo.
«Te lo permetto, ma non rompermi le scatole, è da una vita che non vedo questo film.»

Si posiziona, e sento i suoi capelli neri solleticarmi la guancia.

Passa circa una mezz'ora, quando lo sento russare.

Cavolo, deve averlo davvero stremato, tutto questo...

La scena tra il dialogo di Karina e Henry.
Adoro questa parte del film...

I miei pensieri si interrompono, quando alcuni piccoli baci, vengono posati dove lui si è accomodato.

«Scusa, non ho saputo resistere.
Sappi che non erano per un doppio fine.»

«E allora per che cos'erano?»

«Perchè ho capito che non esiste una semplice scappatoia tra di noi.
Ti odiavo con tutto me stesso.
Ma il tuo carattere, la tua bellezza... Mi hanno fatto ricredere di dare sempre speranza all'amore.
Avevo paura di rimanere ferito, di ferire te, e che togliendo l'armatura dal mio cuore non avrei potuto avere una seconda possibilità, se tra di noi andava male.
Ma se non ci provo, non saprò mai la verità.»

Non credo alle mie orecchie.
Ha appena detto tutto questo, per me?

Gli accarezzo i capelli dopo minuti di silenzio dalla sua dichiarazione.
Non so che cosa dire, sono sconvolta dalle sue parole.
Non sono sicura di provare lo stesso per lui.

Ma allora perché il mio cuore sembra che voglia uscire dalla cassa toracica, e le farfalle nello stomaco mi hanno fatto sorridere?

«Kayros...»
«Si, Abby?»

Ho capito una cosa.
Se vuoi che qualcuno ti accetti, devi essere te stessa.
E lui, ha capito tutto, pur odiandomi.

***

31 marzo 2024 •

Mi sveglio di soprassalto.
Sono tutta sudata.
Quindi, era solo un sogno.
No, era un incubo di merda, cazzo!

Mi giro, e lo vedo che dorme di fianco a me.

Mi sa che io dopo essermi sdraiata, mi sono addormentata di sasso.
Cerco di guardare l'orario.
Quattro e trentasei.
Mi butto sul letto, esasperata.
Oggi è martedi.
E significa che bisogna andare a scuola.

Dato che non riesco a riaddormentarmi, prendo il cellulare e mando un messaggio a Ludivine.
È online, per fortuna.

Abby : come stai?
Dimmi che non è nulla di grave.

Lulu : dicono che non ho ferite superficiali, ma è stato lo stupro a causare qualche danno.
Non mi sanno dire con certezza se sarò ancora in grado di avere figli, in futuro...

Inizio a piangere, cercando di non svegliare comunque Blake.
Che io gli dia un nome o l'altro, non gli importa.

Abby : è tutta colpa mia!

Lulu : non azzardarti a dirlo, Abigail Asher!
Ti stavano addosso già da tempo.
Jordan, Alan e i loro fedeli servetti erano già strani da molto tempo.


Abby : ma perché?

Lulu : io... Io non te lo so dire.
A proposito... Come stai, lì con Blake?


Come è facile per lei cambiare subito argomento.
Resterà sempre la ragazza che darebbe la sua stessa vita per salvare qualcuno.

Abby : Ho appena fatto un incubo, e non riesco più a dormire... Svegliarmi da quell'illusione, che sembrava così vera... Mi sento malissimo.
E tu perché non sei nel mondo dei sogni?

Lulu : sapevo che me lo avresti chiesto.
Non ho sonno.
E detto da me è strano, molto strano.

Si, questo posso confermarlo.
Lei ha sempre avuto un sonno anche oltre le ore consigliate.
È la mia orsetta lei.

Abby : cerca almeno di chiudere gli occhi e rilassarti.

Lulu : ok ok, ci provo, ma non ti assicuro nulla.
Ma adesso voglio sapere una cosa.


Oddio, questo no...
Non le rispondo, mi sta facendo agitare.

Lulu : beh, chi tace acconsente.
Perché tra te e lui non è ancora scoppiato nulla?
Dopo ieri, è cambiato qualcosa.
Lo sento.


A malincuore, le rispondo.

Abby : lui... Lui non vuole che io faccia parte della sua vita, e a me va bene così.

E in realtà a me fa molto male.
Mi fa sentire una sensazione che in questi diciassette anni non ho mai provato...

Lulu : se lo dici tu... Ora devo mettere giù, altrimenti mi iniettano un bel po' di sedativo, se mi vedono ancora sveglia.
Ti voglio bene, ci sentiamo tra qualche ora.❤️🫂


Le sue ultime emoji mi fanno sorridere.
Però mi manca.
Mi manca avere la sua compagnia, le sue risate, le sue facce buffe.

Decido di andare a guardare la TV giù.
Con una lentezza estrema e una delicatezza che la accompagna, riesco a scendere dal letto.

Mi avvicino a lui.
Mentre dorme è così carino.
Sembra un dolce bambino, perché alla fine anche lui dimostra meno anni di quelli che ha.
È proprio dalle bugie, che nessuno si aspetterebbe quello che purtroppo è davvero.

Con una mano gli accarezzo la testa, come nel sogno.
Apre gli occhi di scatto.
Senza alzarsi, le sue mani mi prendono per la vita, e mi posiziona sopra di lui.
«Mi stavi toccando i capelli?»
Il suo sguardo scrutatore mi dà fastidio.
«si, e allora?
Vogliamo parlare delle tue mani, che si stanno muovendo lentamente su e giù dalla vita fino al sedere!?»

Vorrei cadere in un buco nel terreno.
Anche se è buio, penso che veda benissimo che il mio viso ha i pomelli rossi.
Di certo, i vampiri vedono bene anche nelle tenebre.
Neanche Alan ha mai fatto queste cose.

Eppure, il suo tocco è così delicato, che mi fa sentire alla perfezione ogni millimetro che sta esplorando, anche sotto i pantaloni, tra le pieghe delle cosce e i glutei, e con esitazione nell'inguine.
Mi irrigidisco.
«B-b-blake... Che cosa stai facendo?»

Incrocia i miei occhietti innocenti.
«Beh, quello che ho desiderato fare dal primo momento in cui ti ho vista.
Averti per me...»

Mi sorride.
Un sorriso che mi uccide da quanto è sincero.

Sono così agitata.
«Non essere nervosa.»
Alza la schiena, e siamo quasi alla pari con le nostre simmetrie mentre ci osserviamo l'un l'altra.

«Perchè...»
Mi accarezza il viso.
«Non mollerò la presa tanto facilmente.»

Ci giriamo entrambi nel momento esatto in cui il sole sorge.
Sono le cinque e quarantasei.
«Kayros, perché hai scelto me?
Forse Alan aveva ragione, forse avevano ragione tut-»

Mi posa un dito sulle labbra, interrompendo la mia risposta.

«Perchè te?
Perché sei la ragazza che ha saputo tenermi testa, perché sai trovare soluzioni anche quando sarebbero impossibili da percepire, perché tu sei altruista, e accetti le persone per quello che sono!
Tu non hai idea di che cambiamento enorme ho fatto, grazie a te...
Una patologia non definisce qualcuno, né da il diritto di denigrare nessuno.»

Mi ritraggo un po', per poter parlare.

«ma questo non significa che tu provi amore per me.»

«È vero, ma questo non tralascia il fatto che io ti voglio bene.
Ora andiamo, tra poco dobbiamo essere a scuola.»

La sua risposta mi ha lasciato una piccola ferita, perché ci credevo davvero.
Credevo che sarebbe cambiato tutto.
Che lui sarebbe riuscito a comprendere che questo non potrà mai essere un amore platonico.
Che le sue mani su di me fossero state scaturite da un sentimento che non svanisce mai.

Mi rimette in piedi.
«Sono le sei, dovremmo alzarci.»

«Perchè così presto?»

«La Nocturne non è più sicura.
Devo pensare a cosa portare per protezione.
Tu intanto vai a fare colazione, ti raggiungo tra trenta minuti.»
Mi dà una piccola spintarella, e apro la porta.

Scendo le scale, immersa nei miei pensieri.

Se lui non è interessato ad avermi, non avrà il benché minimo fastidio a vedermi conoscere altri ragazzi.

Li trovo in cucina, seduti a fare colazione.

«Buongiorno!»

Mi sorridono.

«Ei Abby!
Buongiorno!»

Li osservo dal riflesso del frigorifero e mi vado a sedere.
Prendo una bottiglietta d'acqua e ingoio le mie pastiglie.
Ma non potevano farle dal sapore neutro!?

«Non hai fame?»

Nego.

Sospirano entrambi, come se non avessero altra scelta.

Seth mi porge una piccola brioche.

«Cerca di mangiare qualcosa.»

Mi sorride dolcemente.

La afferro.
«Grazie.»

Adam cerca di farmi il terzo grado.
«Almeno hai dormito bene?»

Una meraviglia!

Mi appoggio alla mia mano, assonnata.
«per niente.
Voi invece?»

Adam risponde per primo.
«Nemmeno io, a causa di un rumore fastidioso
Dà una gomitata a Seth, che parla ridacchiando.

«Oh, ehm, si, stavo russando, e penso che ero io il "rumore fastidioso".
A quanto pare si sente anche attraverso il muro!»
Le due parole le imita con le virgolette.

«Ah ah, davvero spiritoso Poison...»

Finito di chiacchierare, torno su per andare a cambiarmi.

In camera non c'è traccia di Kayros.

Deve essere andato nel bagno al piano inferiore.
Decido di chiudere la porta e di togliermi il pigiama.
Rimango con gli slip e una canottiera molto leggera, entrambi neri.
Preparo le mie cose sul letto, e vado in bagno.

Apro la porta.
Per poco non vado in coma.
Vedo lui, con solo un telo spugnoso che gli arriva in vita.
È appena uscito dalla doccia.
Cazzo.
Emetto una vocina strozzata
«Scusa!
Me ne vado subito!»

Ma riesce a prendermi il braccio prima di essermi ancora mossa.
«Che c'è?
Il grande e grosso lupo cattivo ti fa paura?»
Sul suo viso appare uno sguardo divertito.

Maledizione.
«Non è questo il punto!
Io non ci sto nel bagno con te, quindi fammi uscire.»
Ma continua a trattenermi, imperscrutibilmente.
«E se invece fosse il tuo Boss a chiederti di restare?»

Cosa?
No, ma scherziamo!?
«Direi al mio Boss che non accetterei il suo caloroso invito per rimanere con lui al bagno.»
Lo dico, senza pensarci due volte.

Si crea un aria cupa e scura attorno a noi.
«E se lui ti obbligasse?
Non ti piacerebbe?
Nemmeno un po'?»

«No!
Dato che tu adesso ti senti un dio sceso in terra per il tuo incarico.
Dici di essere cambiato, e poi non sei diverso nemmeno di una virgola.
Continui a recitare le tue belle frasi, ma ricorda, che la gente vuole i fatti, non le parole.
Che cazzo me le dici a fare, se poi non lo pensi davvero?
Sai che ti dico?
Vaffanculo!»

«Oh, quindi non hai ancora capito.
Dammi un piccolo spazio riassuntivo.
Ieri sera sei praticamente crollata sul letto, con ancora il libro in mano, e non hai nemmeno mangiato.
Ti ho appoggiato sul comodino il tuo romanzo e ti ho coperta, per poi sdraiarmi.
Mi sono addormentato poco dopo anche io, stanco morto.
Sono combattuto dal cedere alla tentazione e di ammetterlo, o di rimanere sulla strada sicura e di non farti pentire di avermi conosciuto.
Eppure, tu sei la ragazza sbagliata, al momento giusto.
Mentre io, sono quello giusto, ma al momento sbagliato.»

«Oppure sono io la ragazza giusta, al momento sbagliato.
Mentre tu, il ragazzo sbagliato al momento giusto.
Se li dici al contrario cambia molto, te lo assicuro.»

«Senti, se non vuoi nemmeno che io sia tuo amico, smettila di rompere i coglioni.
Vuoi che te lo dico in faccia?
Va bene!
Tu non sei un cazzo per me, non lo sei mai stata e non lo sarai mai.»

Inizio a piangere e gli urlo contro.
Le mie lacrime fanno bruciare gli occhi.
«Allora non ti darebbe il benché minimo fastidio se dovessi scopare con il primo che capita!»

Si irrigidisce.
«Ti conosco.
Non lo faresti mai.»
E se ne esce dal bagno ancora più arrabbiato dal nostro primo incontro.

Il destino unisce, il destino divide.
Eppure, perché tanta gente dice che si può scegliere?

***


Non ci siamo parlati per tutto il giorno, a scuola.
Stava vicino a me solo perché gli faceva comodo stare lontano da tutti gli altri idioti.

Abbiamo dovuto recuperare la verifica di matematica, ma direi che un A- è più che favorevole.

È sera, e lui, come al solito, non è qui a farmi compagnia.

Ludivine ora starà dormendo a causa degli antibiotici e sonniferi che le hanno dato... Eppure vorrei parlarle, perché lei è l'unica a capirmi.
Ho già su il mio pigiama blu.
Quello che ho indossato la prima notte.
Vicino a me, c'è solo Seth.
«Abby, almeno mangia qualcosa, non puoi stare per così tanto senza mangiare.»

Sai che cazzo me ne frega.
Non sono dell'umore per parlare.
Non gli rispondo e vado sul divano.
Niente.
Non c'è un cazzo nemmeno in TV!

«Dio, dammi la forza per non tagliare la testa al toro!»
Si, è quello stronzo il toro, per chi non avesse capito.

Dei passi si avvicinano.
Vedo il bodyguard.
Si siede di fianco a me, e mi sorride timidamente.
«Dai, ti cerco io qualcosa.»

Non mi oppongo e gli lascio il telecomando tra le mani.
Ha gli occhi grigi e i capelli sono neri.
Ai lati sono quasi tagliati a zero, ma ha un ciuffo enorme che gli dona un aspetto molto accattivante.

«Perchè non ti tratta come meriti?»

Perché è dannatamente... Dannatamente imperativo.

«Non chiederlo a me, non ho nemmeno voglia di guardarla, la TV...»

Decide di sdraiarsi, da essere così l'uno di fronte all'altra.
Guarda le mie labbra e poi i miei occhi.
«Kayros non sa nemmeno cosa si perde con te.»

E mi bacia.
Mi accarezza i capelli, e poi il viso.
È davvero bello, però... Non è come fare anche solo qualche battuta o un sorriso con quello stronzo.

Eppure, c'è quella fastidiosa metafora che continua.

Non riesco a levarmela dalla testa.
È una cosa tossica?
Si.

Reprimo i miei pensieri e mi lascio trasportare dalla frenesia lenta e dolce di questo momento.

Mi avvicino e d'istinto mi metto sopra di lui.

Tutto sembra avere un significato ora.

ma un ringhio ci interrompe.
«chi cazzo ti ha detto che puoi baciarla!?
Smettila di toccarla!
Allontanati e vattene in camera, non voglio vederti fino a domattina, porca puttana!»

A causa delle sue urla, salto via da Seth, terrorizzata, ma lui viene afferrato per la spalla e sbattuto a terra.
Si rialza, e iniziano a guardarsi come due nemici che cercano di salvare la damigella in pericolo.

«Sarai anche il mio capo, ma se la tratti così, non credo che voglia avere a che fare con te!»

«tu non hai capito che qui comando io, e nessun'altro.
Ho detto vai nella tua stanza.»

In pochi secondi Seth tira un pugno sulla tempia di Jackson.
Non barcolla nemmeno.

In tutta risposta, lui lo solleva senza alcuno sforzo e lo sbatte contro la scalinata di marmo.
Inizia a sanguinargli lo zigomo.
La botta gli ha procurato una ferita.
Fatica a stare in piedi, ma ci riesce.
«Perchè ti ostini tanto a vederla solo come un trofeo?
Perché non provi nemmeno a osservarla con occhi diversi?»

Gli risponde, ma le parole sono indirizzate a me implicitamente, mentre mi guarda con occhi delusi e infuocati.

«Perchè non ho più niente che possa aiutarmi.
Per un momento, ho creduto davvero che bastasse qualcuno che si è infiltrato nella mia vita, ma a quanto pare, l'ultimo barlume di speranza è andato a puttane!
E sai cosa mi ha ferito di più, Abigail?
Il tuo carattere, così bello, quanto proibito, dove poter trovare una soluzione a tutti i mali.
Quanto disprezzo, quanta verità.
Ma d'altronde, tutto questo non vale niente, non significa un cazzo!
E tu, vatti a dare una ripulita e a disinfettarti, non ti voglio qui.»

Tristezza e compassione sono le due emozioni che Seth dimostra, prima di chiudere a chiave la sua porta e sparire.

E, in tutto questo, l'idiota si è lasciato trasportare dal suo lato predatore, trasformandosi.
«Blake... Kayros...»
Cerco di parlare, ma non so nemmeno come chiamarlo.
Non ho fatto altro che chiamarlo in entrambi i modi senza sapere quale preferirebbe.
Mi interrompe, brusco.
«No, non azzardarti a parlare.»

Ma poco dopo, cade a terra, colto da un improvviso malessere.
«No, no, no!
Non adesso, TI PREGO!»
Urla agonizzato.

Salto giù dal divano e mi accascio lì con lui.
«Kayros, che cazzo sta succedendo!?»
Cerca di grattarsi, o meglio, graffiarsi la schiena con i suoi artigli.
Da sotto la maglia vedo un simbolo che emette una tenue luce.

Sono due ali enormi, che coprono la maggior parte della pelle.

Cerco una soluzione, con l'ansia che inizia a salirmi.
Sento il battito cardiaco balzare alle stelle.

Vado in cucina e prendo delle forbici appese e taglio da dietro il tessuto della maglia.
Quello che vedo per poco non mi fa stare male.

La sua pelle sta bruciando lentamente, e dei buchi si stanno allargando, lacerandogli la pelle.
«Maledizione Kayros, che cosa sta succedendo!?»

Riesce solo ad urlare, le parole gli muoiono in gola.

Quando provi a capire qualcuno, in verità non ci riesci mai.
Abbiamo entrambi abbandonato l'amore.

Sono sul punto di andare nel panico.
Ad un tratto, una frase di insinua nella mia mente da una voce sconosciuta.
"Il potere della vita e della morte, della guarigione e del destino."

Sento uno strano formicolio in tutto il corpo.
E le mie mani sprigionano un blu intenso.
«Cerca di resistere.»
Le appoggio sulla sua schiena inarcata.
Lentamente, tornano nere come l'inchiostro di un tatuaggio.
Crolla a terra, mentre cerca di riprendere fiato.

«Dimmi che ora non senti più male.»
La mia preoccupazione si può notare in tutto l'attico.
Annuisce, e si rialza, andando sul divano.
Appoggia i gomiti alle ginocchia e si tiene la testa tra le mani.

Lo raggiungo.
«Sei riuscita a curarmi... Perché lo hai fatto?
Pensavo che dopo stamattina, non avresti nemmeno voluto vedermi in cartolina.»

«Quelle maledette ali ti stavano facendo lentamente soffrire e consumare la pelle.
Non potevo lasciarti così.
E poi, ho sentito delle parole nella mia testa... Credo che abbiano scatenato il fattore di base.»

Annuisce con un cenno del capo.
«grazie.»

Anche solo questa piccola parola, mi toglie ogni problema.

Si alza e va a pulire la macchia di sangue che ha lasciato Seth.

Poi va verso la cucina, mentre io mi siedo al bancone.

Prende qualcosa dalla lavastoviglie e poi va verso il frigo.

Ritorna con un bicchiere, il mio portapastiglie e un piatto con dentro delle verdure tagliate a rondelle e cotte e un petto di pollo grigliato.

«Te lo avevo preparato ieri.»

Lo appoggia davanti a me, portandomi anche le posate e uno scottex.

Interrompe il contatto con i miei occhi, e arrossisce.

«Io... Non credo di avere fame.»

Mi sento un colpa, tremendamente in colpa.

Nelle sue iridi vedo un bagliore di delusione e tristezza.

«Devi mangiare Abigail, non puoi continuare così.
Con i farmaci che prendi non puoi rimanere a digiuno.»

Lo guardo accigliata.
«Ma come fa-»

«Ho fatto delle ricerche su Internet.»

Si appoggia di schiena al piano di lavoro, incrociando le braccia.

«Perchè ti preoccupi tanto per me?»

I secondi passano, e la sua risposta è l'unica cosa che voglio sentire in questo momento.

«Cerca di mangiare.
Ti chiedo solo questo.»

Sbuffo, ferita dal fatto che ha fuorviato la mia domanda.

Provo a mangiare, ma tutto quello che riesco a fare, è mangiare metà petto di pollo e qualche verdura.

Sconfitto, prende il piatto e butta il resto nell'umido.

Lava posate e bicchiere con il quale ho bevuto le pastiglie, poi mi vado a sedere sul divano.

Poco dopo, i miei pensieri che rimuginano diventano pesanti, e inizio a sentire in me la stanchezza.

Inizio a sbadigliare e lui lo capta.
«Dai, andiamo a dormire.»
Non dico nulla, sono troppo stanca per potergli rispondere.
Saliamo le scale, ed ognuno va dal suo lato.
Cado a peso morto sul letto e cerco di coprirmi.

Guardo lo Skyline.
Tutto quello che vedo là fuori, è suo.

«Domani non andiamo a scuola.»

«Vuoi darmi altri ordini per caso?»
Il mio sarcasmo marcato non lo scalfisce.

«No, semplicemente dobbiamo andare a fare compere.»

«Ovvero?»

«È così palese che non mi avresti ascoltato, perciò va bene, hai vinto Eclipse.»

Si gira, guardando il mio viso di profilo.

«Non ti seguo.»

Sono totalmente confusa.

La sua voce non trapela nulla che la contraddistingua.

«Ti sei dimenticata della festa?
Dobbiamo procurarci un abito rosso per te.»

***

Spazio autrice

Ecco ragazzi, la parte uno del capitolo "che la festa abbia inizio!"
Domani cerco di scrivere anche quello dopo, ma penso che ci voglia un pò per vederlo finito.

Buon proseguimento, mie piccole Eclissi ...
🌑⚜️🪷

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