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[N/A] Spero che questo capitolo non vi deluda, ricordate come al solito di mettere una stellina se vi è piaciuto! ♡ Mancano 10 capitoli, se seguiamo le lettere dell'alfabeto :c
Q — S E O N G H W A
Io e Yeosang non litigavamo da ben oltre una settimana, lo ritenni un grande traguardo. La mattina insistevo nello svegliarmi prima di lui, per poter andare in bagno a simulare qualche smorfia allo specchio. Costringevo le mie labbra a curvarsi in un bugiardo sorriso sin dalle prime luci del giorno, e solitamente sceglievo nel modo più rapido possibile la maschera che ritenevo più adatta al mio umore. Indossavo il mio più falso dei sorrisi, ed ero pronto ad accogliere insieme a Yeosang le mie giornate, osservando il sole scavalcare gli alti pini che si affacciavano alla nostra finestra.
Tentavo in ogni modo di tenere occupata la mia mente: mentre Yeosang era impegnato nelle sue solite lunghe docce mattutine, mi limitavo a preparare il caffè. Ne bevevo tre tazzine, nella speranza di risvegliarmi dal torpore che aveva assopito le mie membra. Lasciavo persino il letto disfatto, dal momento che ogni sera lo avremmo scomposto in breve tempo per soddisfare i capricci di Yeosang. E lui cantava allegro sotto la doccia, raccolto privatamente nel vapore del bagno. Ad ogni mio risveglio, lui cantava.
Da copione, anche quel giorno ripetei indifferente la stessa routine. Bevvi tre tazzine di caffè a stomaco vuoto, e mi leccai distrattamente le labbra screpolate. L'inverno era infine giunto, e ne fui quasi grato. Speravo ardentemente di imbattermi in una breve influenza, il tempo adatto per riprendermi dal lavoro part-time di cui ultimamente mi occupavo. Dal momento che non avevo intenzione di frequentare le lezioni per un tempo indefinito, mi avevano assunto in una cartoleria nei pressi della scuola. Lontano dalla confusione, dalla realtà.
Salutai educatamente l'anziano cliente, dopo essermi accertato di avergli restituito correttamente il resto. Lo vidi bloccarsi sulla soglia del negozio, indietreggiando umilmente di un passo per far passare i prossimi clienti. Richiamato dal mio superiore, decisi di accogliere i nuovi arrivati qualche attimo più tardi. Riordinai facilmente gli scaffali superiori, aiutato dalla mia statura. Colsi l'occasione di leggere distrattamente qualche titolo, mentre riordinavo i pochi libri che possedevamo.
《Perdonami, le tempere dove si trovano?》mi chiese d'improvviso una voce a me familiare, terribilmente profonda. Un brivido attraversò la mia colonna vertebrale. Voltandomi con cautela, incontrai sbigottito lo sguardo altrettanto sconcertato di Mingi. Un nodo alla gola bloccò le mie vie respiratorie, mentre venivo colto inesorabilmente da un lieve attacco d'ansia: non parlavo con Mingi da ormai una settimana. Avevo evitato con attenzione ogni sua chiamata, ed ero stato attento a non leggere i suoi messaggi. Sapevo fosse un comportamento meschino, ma non riuscivo ad evitarlo. Testardo, continuava ad aggiornarmi riguardo il suo fidanzamento con...
Mi dovetti appoggiare allo scaffale, dal momento che persi per un attimo l'equilibrio. La mia testa aveva iniziato a girare ancor prima che avessi potuto registrare quel nome nella mente, e l'aria attorno a me iniziò a mancare. Hongjoong, sospirò autonomamente il mio cuore. Liberi da ogni mio controllo, i miei stessi organi avevano iniziato a reagire allo stimolo di quel ricordo. Repressa, costretta confinata ai confini del mio inconscio, quella memoria era ritornata a tormentarmi, come se non me ne fossi mai liberato realmente. Per un attimo, ogni mio sforzo di finzione mi parve vano.
Mi guardai turbato attorno, senza avere la forza di deglutire per poter dissetare il bruciore della mia gola. Percepivo il bisogno di urlare farsi sempre più immenso all'interno del mio diaframma. Mingi mi guardò titubante, ma una seconda voce lo distrasse dalla sua principale intenzione. La sua voce. Hongjoong ci corse incontro, in volto il più dolce dei sorrisi.
Non seppi spiegarlo, ma quella visione ferì ancor di più il mio animo martoriato. La sofferenza momentanea mi ricordò di quanto necessitassi rivivere quel mio breve attimo trascorso assieme a lui. Mano nella mano, avevamo varcato le porte del Paradiso. Le sue mani sul mio viso, le sue labbra sulle mie. Nemmeno un'eternità, mi sarebbe bastata. Mi mancavo, mi mancava.
Eppure, dal mio più remoto angolo coscienzioso, Yeosang si era riflesso nel mio sguardo. Nelle mie orecchie riecheggiarono d'improvviso i suoi timidi gemiti. Il mio nome ripetuto in dolci sussurri, come fosse stato un'omelia. I suoi interminabili Ti amo, mentre mi baciava la pelle, legandomi inevitabilmente a lui. E questo filo indissolubile, non ero più in grado di spezzarlo. La tossicità della nostra relazione mi aveva ormai avvelenato, suggerendomi che quello fosse ciò a cui ero destinato da sempre. Aveva sciupato la mia determinazione, affaticato il mio desiderio.
Semplicemente per timore, mi ero inventato quella scommessa. Desideravo volare, ma l'altezza del Paradiso mi aveva spaventato. Avevo lasciato la mano di Hongjoong, e non l'avrei più potuta stringere una seconda volta. Intrappolato nella mia stessa paura, l'ho allontanato da me.
Nonostante mi facesse male, per un motivo ancora a me ignoto, ero determinato a ripartire da zero. Avevo scartato da parte ogni mio errore, ogni mia tentazione, ed ero tornato con la coda tra le gambe da Yeosang, disposto a donargli quel che non sarei mai stato. Il bacio con cui lui mi salutò quel giorno, non mi trasformò in un principe. E mai mi ero sentito tanto smarrito, quando divenni consapevole dei sentimenti che provavo per Hongjoong solamente quando lo vidi tra le braccia di Mingi. Mi sarebe bastata una sola motivazione per tornare da lui, una sola motivazione per restare.
Quelle sue labbra così pure, erano state violate da una terza persona. Quel sorriso così dolce, non era più rivolto a me. Ma a farmi soffrire maggiormente, era la consapevolezza che non avrei mai potuto donargli nulla di ciò che meritava. E mi feriva, saper di esistere solamente per lui, ma non poter far parte effettivamente della sua vita. Ormai dipendente dalla sua luce, ogni notte era più buia dell'altra.
Hongjoong mi riconobbe all'istante, irrigidendosi sul posto. Non ebbi il coraggio di guardarlo negli occhi, e combattei contro l'istinto di voltargli le spalle. Solamente quando Mingi si allontanò da noi, alla ricerca delle sue preziose tempere, azzardai a lanciare una rapida occhiata al suo viso di porcellana. Hongjoong continuava a fissarmi, il fiato bloccato nel petto. Serrai i denti, sperando non mi sfuggisse nessun malinteso dalla bocca, ma la mia lingua fu più veloce. Dal momento che lo vidi intento di dire qualcosa, dovevo necessariamente batterlo sul tempo.
《Dobbiamo parlare.》dicemmo all'unisono.
[N/A] Scusate se questo capitolo non è il massimo, ma ero di buon umore e non sono riuscita ad immedesimarmi totalmente in Seonghwa :c
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