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[N/A] ...Buona giornata <33.

M — S E O N G H W A

Sembrava essere passata un'eternità, dall'ultima volta che andai a scuola. Persino la divisa sembrava starmi leggermente stretta, come se il trascorrere del tempo l'avesse consumata attraverso continui lavaggi e insistenti lavatrici. Mi domandai se fossi ingrassato, osservandomi cautamente allo specchio. Yeosang, ancora steso sul letto, mi osservò confuso.

《Davvero credi di essere ingrassato, dopo la serata di ieri?》commentò divertito, sottintendendo una certa malizia. Mi sentii leggermente a disagio per quell'osservazione, mentre qualcosa nella mia gola si incastrava. Tossii appena, tentando di liberarmi da quell'eccessivo ed indesiderato imbarazzo, passandomi una mano tra i capelli spettinati. Non avevo neanche più il coraggio di incontrare il mio riflesso allo specchio.

Yeosang non aveva di certo tutti i torti. Quella sera non prese molto bene il mio rirardo. Ci ritrovammo a litigare sulla soglia di casa, neanche mi diede il tempo di togliermi le scarpe. Era furibondo: si domandava dove fossi stato, e soprattutto con chi. Mi venne spaventosamente istintivo mentirgli, mentre lo sospingevo di lato. D'altra parte si trattava di casa mia, e non riuscivo ancora a comprendere perché si ostinasse ad abitare con me. Mi faceva piacere, certo, ma in modo limitato. Avevamo a malapena diciotto anni, la convivenza era una parola ancora non compatibile con il mio vocabolario.

Fatto sta, che Yeosang probabilmente aveva realmente bisogno di sfogarsi. Continuò a seguirmi instancabilmente per i corridoi del mio piccolo appartamento, gettandomi alle spalle improperi e urla di pura frustrazione. Quella situazione alla fine feriva maggiormente me, e non se ne rendeva conto. O comunque, fingeva di non esserne consapevole. Non avevo certo il controllo delle mie emozioni, e quelle sue accuse iniziavano ad irritarmi. Fu la prima volta, che presi l'iniziativa.

Lo trascinai a letto, e gli tappai la bocca con la mia. Gli ordinai di tacere, e di smetterla di dire cazzate simili. Sapevo fosse sbagliato minimizzare tutti i nostri problemi al sesso, ma avevo il bisogno fisico che tacesse, che smettesse di ricordarmi quale fosse la verità. Gli morsi con forza qualsiasi tratto di pelle trovassi scoperto, gli baciai frustrato ogni lacrima che abbandonava i suoi occhi lucidi. Tentai in ogni modo possibile di scusarmi, di farmi perdonare per quel che non ero. E mentre dalle sue labbra fuoriuscivano gemiti sommessi, ero costretto a soffocare nel petto singhiozzi inopportuni.

E mi venne seriamente da urlare, quando all'apice del mio piacere immaginai la bionda chioma di Yeosang tingersi di un vivido rosso fragola. Le sue mani, improvvisamente più piccole, mi portarono all'estasi.

Muoviti, siamo in ritardo.》dissi semplicemente, infilandomi le scarpe.

Una volta arrivati a scuola, non lo salutai neanche. I sensi di colpa mi stavano divorando, e volevo che stesse lontano da un essere disgustoso come me. Mi riuscì difficile seguire le lezioni, dal momento che mi sentivo inadatto con me stesso. Continuavo ad agitarmi sulla sedia, e il professore mi cacciò fuori dall'aula. Percepii lo sguardo di Hongjoong seguirmi apprensivo, e mi mancò il fiato al solo pensiero mentre mi richiudevo la porta alle spalle. Mi rifugiai affannato in bagno, sperando che nessun bidello mi avesse notato.

Mi ero appena sciacquato il viso, quando percepii un lieve calore alle mie spalle. Non avevo neanche il bisogno di voltarmi: Hongjoong mi aveva seguito.

Lo guardai attraverso lo specchio di fronte a me, a disagio. Avrei voluto dirgli tante cose, eppure stetti zitto. Notai che mi aveva riportato la felpa, e finalmente mi rilassai un poco. Facemmo per parlare, ma la voce di un bidello fece trasalire entrambi. Hongjoong mi guardò terrorizzato, e prendendolo per mano, feci la prima cosa che mi venne in mente.

Il gabinetto era un luogo ristretto e chiuso, dallo sgradevole odore e di un'igiene discutibile. Ci entrammo entrambi a malapena, avevamo possibilità di movimento limitate. Fortunatamente Hongjoong era minuto, e si incastrava perfettamente tra la mia figura e la parete. Volendo evitare ulteriori punizioni, lo sollevai rapidamente sulla tazza del water, in modo che i suoi piedi non fossero visibili a nessun bidello e dunque si pensasse automaticamente ci fossi solo io. Le mie mani sembrarono incastrarsi perfettamente con le curve dei suoi fianchi, mentre Hongjoong non parve sorprendersi quando lo sollevai da terra, lasciandosi guidare dalle mie solide braccia. Mi sorrise imbarazzato, le sue piccole mani poggiate sul mio petto. Ricambiai il suo sguardo, leggermente imbarazzato.

Attraverso quella vicinanza, mi accorsi di alcuni suoi piccoli particolari che prima erano sfuggiti alla mia attenzione. Come ad esempio i diversi e differenti orecchini che oggi aveva indossato, i capelli leggermente più lunghi dal momento che probabilmente desiderava farli crescere, e lo strato di lucidalabbra che accarezzava le sue labbra sottili. Deglutii a quella vista, ipnotizzato da quell'affascinante immagine.

《Perché lo hai messo?》sussurrai, cauto. Hongjoong sorrise appena, visibilmente imbarazzato. Un dolce rossore colorò le sue guance paffutte, e il desiderio di prendergli il viso tra le mani si fece sempre più insistente in me, dal farmi prudere le dita. Mi avvicinai istintivamente più a lui. Il suo ginocchio si incastrò perfettamente tra le mie gambe, e le sue mani scivolarono timide fino ai miei fianchi. Con un dito, gli sfiorai le labbra, mentre lo percepivo trattenere il fiato sotto di me. Uno strato di lucidalabbra mi macchiò il polpastrello.

《Non lo so. San mi ha semplicemente costretto a metterlo...》mormorò, a disagio. Il suo fiato caldo si scontrò contro la mia mano, e percepii il mio corpo rabbrividire in risposta. Non riuscivo a mascherare il desiderio che avevo di toccarlo, dal momento che adesso le mie dita erano tra i suoi capelli, accarezzandoli con dolci gesti. Lo sguardo attento si spense non appena chiuse i suoi piccoli occhi perlati, lucidi di sentimenti che entrambi non riuscivamo ancora a distinguere, rilassandosi attraverso le mie carezze. Era così affascinante il modo in cui si modellava perfettamente al mio tocco, adattandosi a qualsiasi mio gesto.

Ti sta bene.

Non ero sicuro mi avesse sentito, e non ero certo neanche di averlo detto ad alta voce. Qualcosa nel suo modo di reagire, mi portò a credere che comunque avesse capito il mio messaggio. Il suo corpo si tese al mio tocco, e quasi potei percepire il battito del suo cuore accelerare nelle mie orecchie, invadendomi la mente, nauseandomi i sensi. Feci appena in tempo ad intrecciare il mio sguardo al suo, che lo vidi sollevarsi sulle punte dei piedi.

Nulla in quel momento avrebbe potuto fermarmi. Le mie mani tornarono a stringergli saldamente i fianchi, mentre la mia bocca assetata finalmente incontrava la sua. Non appena le mie labbra toccarono le sue, un'ondata di nuove strabilianti sensazioni mi scosse sin dentro lo stomaco, mentre non soddisfatto cercavo di superare la barriera che la sua timidezza aveva posto tra di noi. Avevo l'impressione che la nostra stessa fisicità ci impedisse di toccarci, tale era il desiderio di intrecciare la mia anima alla sua.

E quando lo sentii ricambiare timidamente il bacio, poggiando le sue piccole mani sul mio viso, la terra sfuggì al di sotto delle mie scarpe, l'inverno dentro di me si spense. In quell'inusuale pomeriggio, chiuso in un misero gabinetto scolastico, riuscii finalmente ad accogliere la mia primavera.

Si chiamava Kim Hongjoong.

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