𝘐'𝘭𝘭 𝘣𝘦 𝘭𝘰𝘰𝘬𝘪𝘯𝘨 𝘢𝘵 𝘵𝘩𝘦 𝘮𝘰𝘰𝘯
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˗ˏˋ ♡ ˎˊ˗
𝘐'𝘭𝘭 𝘣𝘦 𝘭𝘰𝘰𝘬𝘪𝘯𝘨 𝘢𝘵 𝘵𝘩𝘦 𝘮𝘰𝘰𝘯
Taehyung non è così scosso come Jungkook si aspettava. O forse ha solo avuto un po' di tempo per calmarsi, perché dopo che la madre di Jungkook se n'è andata, si asciuga semplicemente il viso con la manica e si siede sul divano, con Yeontan raggomitolato in grembo che gli lecca la guancia arrossata.
Jungkook lo raggiunge un attimo dopo, e Taehyung si abbandona senza esitazione tra le sue braccia aperte. Jungkook poggia il mento sulla sua testa e rimangono così per un po'.
«Ho chiesto a mia madre di venire al nostro matrimonio?» chiede alla fine Jungkook. È un po' stupito, a dire la verità. E si chiede se sia il caso di rimangiarsi tutto o no.
«Mhmm.»
«E ha detto di sì?»
«Già.»
Jungkook tira un sospiro e abbraccia Taehyung un po' più forte. «Che giornata orribile.»
Riesce a percepire la sagoma del sorriso di Taehyung, nel punto in cui il suo viso è premuto contro il collo di Jungkook. Non è così luminoso come vorrebbe, ma almeno c'è.
«Sono appena le dieci e mezza», dice Taehyung. «Abbiamo tanto tempo per rimediare.»
«Non so come fai a pensare sempre positivo.»
«È troppo triste pensarla in qualsiasi altro modo.»
«Già», concorda Jungkook. «Lo è.»
Rimangono in silenzio ancora per un po', finché Yeontan si alza con una scrollata indispettita e balza sul pavimento.
«Vado a dargli un croccantino», dice Taehyung, e Jungkook trattiene un sospiro.
«Quel cane non ha bisogno di altri croccantini, Taehyung. È già grasso.»
«Non è vero», ribatte Taehyung, esterrefatto, e si dimena per sfuggire alle braccia di Jungkook. «È soffice.»
Jungkook scuote la testa con un sorriso disperato e guarda Taehyung dare da mangiare a Yeontan non uno, ma quattro croccantini dopo che quest'ultimo si è seduto, ha agitato la coda, si è rotolato e ha abbaiato. Jungkook pensa che Yeontan chiacchieri un po' troppo, ma ha deciso di essere più gentile dopo essere riuscito a far pisciare sotto quel povero cane. Anche se Yeontan non sembra ricambiare il favore, a giudicare da quanto sta abbaiando in questo momento.
Ma ne vale la pena, perché Taehyung sorride mentre si china a baciare il nasino di Yeontan all'infinito.
Jungkook odia il fatto di riuscire a vedere l'impronta di quella dannata mano dalla cucina fino a qui, nel soggiorno, perciò decide di alzarsi anche lui, e cammina fino a posizionarsi dietro Taehyung quando si raddrizza di nuovo.
A volte è bello che Taehyung sia giusto un po' più alto di lui. A Jungkook piace nascondere il viso tra i capelli di Taehyung, come adesso. In questo modo non è costretto a vedere la guancia di Taehyung. E ora tutto profuma di rosa e caprifoglio, lo shampoo preferito di Taehyung. Anche quello di Jungkook, quando sa che non vedrà Taehyung molto spesso in un determinato giorno. Yoongi lo ha beccato mentre si scuoteva i capelli in faccia per fingere di annusare Taehyung.
«Il tuo profumo dovrebbe essere pronto a breve, no?»
«Ho ricevuto un'e-mail ieri», dice Taehyung. Afferra i polsi di Jungkook e li tira in avanti in modo che le sue braccia gli circondino la vita. «Deve riposare ancora per una settimana, ma posso andare a prenderlo quando voglio.»
«Dovresti andare a prenderlo adesso. Voglio sentirlo.»
Jungkook sente Taehyung scuotere la testa. «No. Non prima del matrimonio.»
«Ma sono due intere settimane, Taehyung.»
«Immagino che dovrai pazientare.»
«Immagino di sì.»
«E poi potrai... Jungkook? Stai bene?»
Jungkook non voleva fare il rumore che ha fatto, nel soffocare l'improvviso singhiozzo che si è fatto strada nella sua gola. Stringe Taehyung con più forza per impedirgli di voltarsi, ma Taehyung probabilmente riesce a sentire le lacrime di Jungkook sulla sua nuca.
Taehyung strofina i pollici sul dorso delle mani di Jungkook. «Cosa c'è che non va?»
«Mi dispiace che ti abbiano picchiato.»
«Non è colpa tua.»
«Mi dispiace comunque», sussurra Jungkook. Si sente orribile, perché non era qui per proteggere Taehyung. Perché non ha potuto fare di più per aiutare il suo fidanzato. A quanto pare sta lottando da mesi con questa situazione e Jungkook non ne aveva idea. Si sente una merda, anche se Taehyung ha ragione. Non è colpa sua.
«Dispiace a tutti», dice Taehyung, e Jungkook sente il sorriso nella sua voce. «Non cambia nulla.»
«Ti prego, non prendermi in giro adesso, Tae.»
«Ok», mormora Taehyung. «Ok, non lo farò.»
«Credo di voler tornare in terapia.»
«Davvero?»
Taehyung è abbastanza gentile da sembrare sorpreso, anche se Jungkook sa che probabilmente se n'è accorto un bel po' di tempo fa. Probabilmente ne è felice, visto che è stato lui a suggerirlo.
«Credo di dover tornare in terapia», chiarisce Jungkook.
«Ok.»
«Dopo il matrimonio, però. E... cazzo, il tuo tour. Dopo quello, allora.»
C'è una lunga pausa prima che Taehyung parli di nuovo. «È tra parecchi mesi, Jungkook.»
«Lo so. Ma non voglio incasinare i nostri piani.»
«Non me ne importa niente dei nostri piani. M'importa che tu stia bene.»
«Starò bene», dice Jungkook, con molta più convinzione di quanta ne provi. «Voglio che sia... una misura precauzionale.»
Riesce a percepire la tensione attraversare il corpo di Taehyung. «Precauzionale per cosa?» Taehyung si agita tra le braccia di Jungkook. «Per favore, posso girarmi e guardarti?»
Jungkook scuote la testa, appoggiando la fronte sulla spalla di Taehyung. «Non ancora.»
«Perché?»
«Non voglio vedere quella manata sulla tua faccia.»
«Posso provare a coprirla, se ti fa sentire a disagio.»
«No, amore, non è-» Jungkook si interrompe con un sospiro, chiedendosi come esprimere i propri sentimenti. «Non è per te. Mi sento in colpa perché non ero qui per proteggerti, tutto qui.»
«Ho ventotto anni, Jungkook. Non ho bisogno di essere protetto.»
«Invece sì», ribatte Jungkook, posando un dolce bacio sul collo di Taehyung. «Solo che non lo sai.»
«No», insiste Taehyung. «Ho bisogno che tu ti prenda cura di me, quando succedono cose come questa. Proprio come io dovrei prendermi cura di te. E questo significa fanculo il tour, fanculo il matrimonio-»
«Non dirlo neanche», dice Jungkook con tono perentorio.
«Dico solo che se pensi che dovresti tornare in terapia, non aspettare. E non pensare che- Dio, posso girarmi, per favore? Voglio guardarti in faccia.»
Jungkook allenta la presa quanto basta perché Taehyung possa girarsi verso di lui. La mano rossa sul suo viso non è più così difficile da guardare, ora che sta svanendo.
«Grazie», dice Taehyung, prima di continuare. «Questo significa che per tutte le volte in cui tu ti sei preso cura di me, e non dire che non lo fai, perché lo fai - fin troppo, a volte - io mi prenderò cura di te. Siamo in due, giusto? Quindi se pensi che di aver bisogno di tornare in terapia, io ti supporterò.»
Jungkook gli rivolge un sorriso spezzato. «Anche se significa che non posso venire al tuo tour?»
«Tutto ciò che voglio è che tu stia bene. E se questo significa che non puoi venire al tour con me, ok. Siamo già stati lontani per un periodo in passato, penso che possiamo farcela di nuovo. E magari saremo sposati per allora, perciò avremo la luna di miele a cui pensare, ovunque e in qualsiasi momento decidessimo di andare.»
Jungkook lo osserva cautamente. «Dieci settimane.»
«Dieci settimane. Non sono così tante, in realtà. Siamo stati lontani per-»
«Un mese e ventinove giorni.»
«-molto più tempo... cosa?»
«Un mese», ripete Jungkook, stringendo la presa sui fianchi di Taehyung, «e ventinove giorni. Il periodo più lungo in cui siamo stati lontani, da quando ci siamo conosciuti.»
«Ed è stato dopo...»
«Dopo tua nonna.» Jungkook si avvicina, appoggiando la fronte contro quella di Taehyung. «Non voglio più stare lontano da te.»
«Nemmeno io. Ma- Jungkook, non voglio... la tua salute- la tua salute mentale è importante. Più importante del tour.»
«Non puoi saltare il tour, Taehyung.»
«Ok, allora io andrò in tour e tu potrai stare a casa. Magari con tuo padre? O Chim e Yoongi, o Jin, o Junghyun, chiunque. Chiamami tutti i giorni e troveremo un modo per far funzionare le cose. D'altronde, cosa sono dieci settimane rispetto a una vita insieme?»
Jungkook non risponde. Si sta pentendo, perché per quanto sappia che è un'idea intelligente tornare in terapia, non intendeva dire che lo vuole davvero. L'idea di stare lontano da Taehyung per dieci settimane è un'agonia. È riuscito a malapena a superare quei due mesi, e questo prima di trascorrere tre anni con Taehyung, ogni giorno e soprattutto ogni notte.
«Come farai a dormire?» sbotta. «Non puoi... non puoi dormire senza di me.«
«Troverò un modo. Ho dormito senza di te per anni, sai, sono sicuro che potrei riuscirci di nuovo.»
«Non dire così.»
«Scusa», replica Taehyung. «Non intendevo questo.»
«Non posso stare con mio padre. Non se c'è mia madre, voglio dire, è proprio per lei che voglio tornare in terapia, e non posso stare da Jin, perché deve partire per il tour—»
«Non lo so , in realtà.»
Jungkook solleva la testa per poter guardare Taehyung negli occhi. «Cosa?»
«Non so se verrà. Joon ha detto che forse non viene.»
«Perché no?»
Taehyung schiva lo sguardo di Jungkook. «Stanno litigando, credo.»
«Per cosa?»
«Non gliel'ho chiesto.»
«Perché?»
«Perché non sono affari nostri.» Taehyung ride, baciando la guancia di Jungkook. «Non lo sono, Jungkook.»
«Se il tuo stupido amico fa del male al mio amico, lo prendo a calci in culo», brontola Jungkook.
Ha davvero bisogno di parlare con Jin di quello che sta succedendo, che siano affari suoi o meno. Per quanto a Jungkook non dispiaccia iniziare conflitti, odia quando le persone a lui vicine litigano. Lo fa sentire instabile, cosa che secondo la sua terapeuta è probabilmente un effetto collaterale del trauma del divorzio dei suoi genitori. Ha ancora il suo numero; dovrebbe chiamarla.
«Il mio stupido amico è anche tuo amico, e lo sai. E lui mi dice le stesse cose di te.»
Lo stomaco di Jungkook si contorce. «Pensa che ti farò del male?»
«No», risponde subito Taehyung, «no, è solo... come un fratello maggiore. Sia lui che Hobi. Vogliono solo prendersi cura di me, tutto qui. Come fai tu con Jin.»
Jungkook annuisce, tranquillizzandosi, e si abbandona contro Taehyung. Taehyung barcolla mentre tenta di non scivolare di lato, ma Jungkook riesce a spingerlo giù fino a farli cadere sul pavimento.
«Abbiamo un divano fantastico», mormora Taehyung, ma Jungkook è troppo impegnato a tirare Taehyung tra le sue braccia e a sdraiarsi in modo che Taehyung sia sopra di lui. «Ti prego, non dirmi che stiamo per fare sesso.»
«Credo che possiamo andare a letto.»
Ma, contrariamente a quanto dice, Jungkook resta sdraiato sul pavimento, godendosi la sensazione del corpo di Taehyung premuto lungo ogni centimetro del suo, della testa di Taehyung annidata sotto il suo mento. Solleva una mano per intrecciarla tra i capelli di Taehyung.
«Penso di... poter aspettare? Per la terapia, intendo. O forse potrei farla online o qualcosa del genere, mentre tu sei in tour... Non lo so. Quello che so è che mi ucciderebbe stare lontano da te. Credo che tu mi tenga sano di mente più di quanto entrambi ci rendiamo conto.»
Taehyung rimane in silenzio per un lungo momento. «Ok.»
«Ok?»
«Non è... è la tua vita, Jungkook. La scelta è tua, non mia.»
«Ma anche tu hai un'opinione.»
«Sì. Ma io non—» Taehyung si interrompe con un brusco sospiro. «Non voglio che litighiamo.»
Jungkook avvolge le braccia intorno alla vita di Taehyung. «Allora non litighiamo.»
«Penso solo che dovresti tornarci adesso, invece di aspettare chissà quanti mesi. Non credo che sia una misura preventiva, o come hai detto tu. Penso... hai detto che ne hai bisogno. E credo che tu ne abbia bisogno adesso.» Taehyung si sostiene con un gomito, ancora appoggiato sul petto di Jungkook. «E non voglio essere scortese o... offensivo, è solo che tengo molto a te e non voglio che tu ti senta bloccato o in trappola o che non riesca ad andare avanti e—»
«Ho capito», gli promette Jungkook. «Ne ho bisogno.»
«Perciò ci vai?»
«No.»
Jungkook solletica il fianco di Taehyung, rimpiangendo il fatto che non sia più così sensibile in quel punto come prima. Presto tornerà ad esserlo però, se Jungkook riuscirà a fare le cose a modo suo. Un'altra ragione per cui dovrebbe accompagnarlo in tour: qualcuno deve assicurarsi che Taehyung mangi a sufficienza, dorma almeno otto ore a notte e si prenda delle pause quando il tutto inizia a diventare troppo stressante. E Jungkook sa che Hobi e Namjoon sono bravi in questo, è solo che lui è più bravo, a prendersi cura di Taehyung.
È strano pensare che tra tutti i loro amici più stretti, eccetto Yoongi, Jungkook è quello che conosce Taehyung da meno tempo. Ma in pratica, considerando tutto il tempo che hanno trascorso insieme, Jungkook pensa di essere il più qualificato per portare a termine questo incarico. Non che Taehyung sia per lui un incarico. Mai e poi mai.
Anche se in questo momento il suo gomito gli sta schiacciando la gola.
«Ahi», si lamenta, e Taehyung scivola un po' più giù per liberarlo dalla sua stretta. Ma questo fa anche sì che i loro inguini sfreghino l'uno contro l'altro e Jungkook non ha nemmeno bisogno di guardare Taehyung per sapere che si sta mordendo le labbra. L'attrito è più che piacevole, la tuta di Jungkook e il pigiama di Taehyung (è passato da quello a cuori ad uno con su stampate delle piccole note musicali, e Jungkook è fottutamente innamorato di lui e del suo essere sempre così sdolcinato) non lasciano molto all'immaginazione.
«Sei sicuro che non vuoi fare sesso?» lo provoca Jungkook. «A me pare di sì.»
«No», Taehyung mette il broncio. «Perché stiamo facendo un discorso serio.»
«Sul pavimento della cucina.»
«Sì, sul pavimento della cucina.»
«Taehyung, se sto lontano da te per dieci settimane la situazione può solo peggiorare, terapia o meno.»
Jungkook riesce a percepire la bocca di Taehyung, premuta contro il suo collo, iniziare a tremare. «Allora perché- perché mi hai detto che vuoi tornarci?»
«Era solo un pensiero random.»
«Non è un pensiero random. È la tua vita, Jungkook. E so che scherziamo e tutto, e che non ti piace parlarne, ma è- è una cosa molto seria. Anche se ne stiamo parlando sul pavimento della cucina.»
«Pensavo avessi detto che era una mia scelta. Visto che è la mia vita.»
«Lo è.»
«Ma sembra che tu sia piuttosto deciso a scegliere per me.»
«Non sto-» Taehyung sbuffa un sospiro che si avvicina pericolosamente alla rabbia. Anche Jungkook è un po' seccato, visto che la conversazione sta iniziando a girare in tondo. «Per favore, non mettermi parole in bocca. Non ho detto questo.»
«Ma è quello che vuoi.»
«Certo che è quello che voglio. Voglio che tu sia- che tu sia in salute, che stia bene e che non viva con questi terribili pensieri che tu- che tu non sia abbastanza o che provi troppa rabbia-»
«Oh, quindi adesso sei tu a dirmi quello che penso?»
C'è un silenzio teso tra loro e lo stomaco di Jungkook si stringe per il dolore che sente nella voce di Taehyung quando parla di nuovo.
«Ho detto che non voglio litigare. Non so perché stai facendo di tutto per farlo diventare un litigio.»
Solo loro potevano avere una discussione come questa, riflette Jungkook. Premuti l'uno contro l'altro dalla testa ai piedi, così vicini che Jungkook riesce a sentire il suo cuore e quello di Taehyung battere all'unisono.
«Non lo so nemmeno io», confessa Jungkook. «Scusa.»
«Voglio solo aiutarti.»
«Lo so.»
«E non... non so come fare», dice Taehyung, con voce flebile. «Ma voglio solo aiutarti.»
Jungkook appoggia la testa contro quella di Taehyung, una mano gli accarezza leggermente la schiena. «Mi dispiace se sono un casino ambulante.»
Taehyung gli stringe il braccio. «Non dire così, mai. Sei esattamente come devi essere.»
«Non è un pensiero molto confortante.»
«Per me lo è», dice Taehyung con fermezza. «Visto che ti amo, esattamente come sei.»
«Perché?»
«In che senso perché?»
«Io non... perché mi ami?»
Un altro silenzio. Jungkook sente il battito cardiaco di Taehyung accelerare. «Davvero non lo sai?«
«Non- non capisco», spiega Jungkook. «Non lo capisco.»
«Perché no?»
«Perché...» Jungkook gesticola alla cieca, cercando le parole giuste. «Perché tu sei tu, e io sono io, e tu sei- questa creatura perfetta, bellissima, e io sono solo... Taehyung, non sono abbastanza per te, non veramente. E mi piace che non te ne importi niente, è solo che... non lo so, tutto quello che sta succedendo con mia madre mi ricorda- mi dimostra che ho fatto dei progressi, ma è ancora- è troppo facile per me ricascarci, tornare a quello che ero prima. E quello che ero prima, amore, non è... non è una persona degna di te.»
Taehyung gli stringe di nuovo il braccio, più forte. Jungkook si chiede se Taehyung si renda conto di farlo, di avere una reazione fisica all'acuirsi delle sue emozioni. Proprio come Jungkook, solo che Taehyung lo fa per amore, non per rabbia. Taehyung prova così tante cose; ha bisogno di molto più delle parole per esprimerle. È per questo che Jungkook si sveglia ogni mattina con una parte di sé stretta tra le mani di Taehyung, qualcosa che permetta a Taehyung di percepire che Jungkook non lo lascerà andare. Che non lo abbandonerà, come ha fatto sua nonna. Taehyung ha imparato che l'amore non è sempre sufficiente affinché qualcuno resti al tuo fianco e per questo ha bisogno di rassicurazioni. Jungkook è felice di dargliele, perché in un certo senso lo comprende. Anche lui ha bisogno di qualcosa di più delle parole per esprimere le sue emozioni, ma di solito questo comporta allontanare le persone, non avvicinarle.
Sono un miracolo, loro due. Sono così diversi sotto ogni punto di vista, eppure sono arrivati fin qui.
Forse non troppo lontano, sussurra una vocina malvagia nella testa di Jungkook. Se continuate a litigare in questo modo.
Non stiamo litigando, cerca di protestare, ma la vocina si limita a ridere.
È la voce di sua madre.
«E non è una mia scelta?» dice Taehyung, e il petto di Jungkook inizia a far male quando sente che è sull'orlo delle lacrime. «Anche se tu pensi di non essere abbastanza, non è comunque una mia scelta? Io voglio te. Non voglio nessun altro e- Jungkook, ho bisogno di te tanto quanto tu dici di aver bisogno di me. Perciò non dire più di non essere degno di me, ok? Non è vero. E mi spezza-»
Taehyung si interrompe bruscamente, premendo il viso contro la spalla di Jungkook mentre cerca di trattenere il pianto.
«-mi spezza il cuore», continua con voce spezzata, «che tu non te ne renda conto. E non è colpa tua, è solo... so com'è stato con tua mamma, con tuo fratello, e poi con il tuo- il tuo capo... ma le cose che ci accadono non ci definiscono. E- e il Jungkook che conosco questo se lo ricorda. Forse è tua mamma o forse- forse è il fatto che ti ho nascosto delle cose, ma... devi sapere che ti amo. Ti amo tantissimo, più di qualunque altra cosa.»
«Lo so. Penso solo che non dovresti.»
Taehyung lascia andare un sussulto tremante, e Jungkook deve trattenerne uno. Immagina di essersi sempre sentito così, ma queste ultime settimane sono state dure, abbastanza da riportare a galla queste insicurezze. Forse è per questo che spesso si sveglia piangendo.
«Be', io sì», dice Taehyung con voce rotta. «E non ho altro da aggiungere. Ti amo, ti amo, ti amo.»
«Ti amo anch'io», sussurra Jungkook. Non sa cos'altro dire.
«E so che è una tua scelta, ma puoi... puoi almeno prendere in considerazione l'idea di chiamare la tua terapeuta? Anche se non per una sessione. Anche- anche solo per farle sapere come ti senti.»
«Non sono sicuro che le cose funzionino così, amore.»
Taehyung gli bacia il collo. «Voglio aiutarti. Ma non so- penso che in questo caso... il mio aiuto non sia abbastanza.»
«Lo è», insiste Jungkook. «Ecco perché non posso mancare al tuo tour.»
«Forse dovremmo chiedere l'opinione di qualcun altro.»
«Cioè?»
Taehyung sospira. «Magari chiediamo a tuo padre? Mi sento come se- penso che noi due siamo troppo coinvolti. E lui ha passato molto più tempo con te; tutto quello che è successo con il tuo capo, lui c'è sempre stato...»
«Anche tu ci sei stato per gran parte del tempo», gli ricorda Jungkook.
«Ma lui c'era fin dall'inizio», dice Taehyung. «Quindi forse può capire se tu- se forse stai iniziando a-»
«A dare di matto? Sì, gli chiederò se pensa che sia il caso di buttarmi in manicomio.»
Le mani di Taehyung si stringono di nuovo intorno al suo braccio. «Non intendevo dire questo.»
«Lo so.»
«Solo... parliamo con tuo padre, ok? O se vuoi farlo da solo, va bene. Penso solo che dopo quello che mi hai detto dovresti almeno parlare con qualcuno. Terapeuta o meno.»
Jungkook trattiene un sospiro di sollievo. Non è sicuro del motivo per cui abbia tirato fuori l'argomento, se non come richiesta d'aiuto. Avrebbe dovuto sapere che Taehyung gli avrebbe risposto, alla grande.
«Certo. Possiamo alzarci adesso? Ho il culo intorpidito.»
Taehyung scivola via da lui senza una parola, tendendogli una mano per aiutarlo ad alzarsi. Una volta in piedi, Jungkook fa scorrere un dito sulla guancia di Taehyung.
«Ti fa male?»
Taehyung scrolla le spalle. «Brucia un po'.»
«Mettiamo del ghiaccio.»
Una volta che si sono rimessi a letto, nonostante sia quasi mezzogiorno, Jungkook tira Taehyung a sé e lo fa sedere tra le sue gambe, tenendogli doverosamente una borsa del ghiaccio sulla guancia. Jungkook non crede che lascerà un livido - se così fosse, potrebbe uccidere lo zio di Taehyung - ma la prudenza non è mai troppa.
«Mi dici cos'è successo?» chiede.
Taehyung si appoggia al suo petto. «Promettimi che non ti arrabbierai.»
«Piccolo, non mi arrabbierei mai con te.»
«Non con me, per la situazione», precisa Taehyung. «Ormai appartiene al passato.»
Jungkook vorrebbe ribattere che "il passato" è accaduto un'ora fa, ma ha capito cosa sta cercando di dire Taehyung. Quindi si limita ad annuire contro la sua spalla e ad aspettare che continui.
«Ero fuori con Tannie e la sua macchina... è arrivata fino al marciapiede e non mi sono accorto che era lui finché non è sceso, e poi... mi è venuto incontro e- non riuscivo a capire bene, stava urlando. Ma poi ha detto: "Stai lontano dalla casa di mio padre", e io sapevo che doveva aver visto le impronte. Quindi non potevo negare, e non l'avrei fatto comunque perché-»
«Tu odi mentire.»
«Sì. Lui continuava a urlarmi contro e io non sapevo cosa fare se non stare lì impalato, e poi è arrivata tua madre, così mi sono girato a guardarla e poi...»
«Sì.»
«E per un attimo sono rimasto sotto shock, perché so che mi odia, ma sono- siamo comunque una famiglia.»
«Dovremmo davvero chiamare tuo padre», sbotta Jungkook, ma Taehyung sta già scuotendo la testa.
«Non voglio. Ti prego, Jungkook.»
«Nemmeno io voglio, ma non si tratta del fatto che tu vada lì. È il fatto che tuo zio ti ha dato un ceffone, ok? In pieno giorno, senza alcuna prova-»
«Lo sapeva, invece, perché-»
«Senza alcuna prova concreta», lo interrompe Jungkook. «Non voglio che pensi di poterla fare franca.»
«Non possiamo lasciar perdere?» implora Taehyung. «Ho già detto che non tornerò lì. E non posso- non voglio litigare di nuovo con la mia famiglia. Non quando siamo così vicini al matrimonio.»
Jungkook sospira. «Non lo so, Taehyung. Non mi piace.»
«Beh, a me non piace che tu stia rimandando la terapia.» Taehyung si strofina il braccio. «Siamo d'accordo sul non essere d'accordo?»
«Pensavo che non volessi litigare.»
«Ecco perché dovremmo lasciar perdere.»
Jungkook bacia la guancia di Taehyung. «Va bene.»
Il resto della giornata trascorre tranquillo: non avevano comunque intenzione di fare nulla. Taehyung è molto silenzioso e fa scorrere le dita sul tatuaggio floreale di Jungkook così tante volte che Jungkook teme che possa cancellarsi.
Mercoledì, l'impronta della mano è completamente sparita e l'unica prova rimasta è il piccolo taglio al centro della guancia di Taehyung. Jungkook lo cerca ogni volta che gli dà un bacio. Taehyung arrossisce ogni volta, e Jungkook è follemente innamorato di lui.
I due non parlano del litigio, anche se in realtà non si tratta nemmeno di un litigio, e Jungkook preferisce che le cose rimangano così. Riguardo al compromesso, pensa di aver ottenuto la parte migliore dell'accordo. Non dover spiegare al padre di Taehyung che non è riuscito a proteggere suo figlio gli sta bene. Anche se Jungkook sa che se dovesse rivedere lo zio di Taehyung lo prenderebbe a pugni, al diavolo le accuse penali.
Taehyung esce per fare delle commissioni che Jungkook non può fare, ovvero "cose che Jungkook non può sapere fino al matrimonio". Per Jungkook non sarebbe una sorpresa se Taehyung si facesse prendere un po' troppo la mano, visto che lo fa anche per le vacanze più ordinarie.
Mentre Jungkook è a casa da solo (cosa sempre più frequente di questi tempi), riceve una telefonata da Junghyun.
«Hey.»
«Ciao, Kookie. Due cose.»
Jungkook mette in pausa il videogioco a cui sta giocando per ascoltare con attenzione.
«Uno: che tipo di drink vuoi per la tua festa? Stasera al lavoro faccio un ordine per la fornitura settimanale e volevo sapere se c'è qualcosa di speciale che posso procurarti.»
«Uhm...»
«Vuoi che scelga io?»
«Sì, credo di sì. Ne capisci più di me.»
Junghyun ride. «Ci pensiamo noi. Siamo tu, io, Jin e Yoongi, giusto? E forse Jimin?»
La gamba di Jungkook inizia a rimbalzare.
«Kookie?»
«Non so ancora nulla di Jimin, no.»
«Ok, va bene lo stesso. Penso che sia più un problema rimanere senza, piuttosto che averne troppo.» Junghyun ride e Jungkook cerca di unirsi a lui, ma suo fratello maggiore si accorge che sta fingendo anche attraverso il telefono.
«Tutto bene?»
«Non- uh, non so nemmeno se Yoongi verrà.»
«Cosa? Perché no? Va da Taehyung? Che traditore-»
«No, è solo che... non so se verrà.»
«Perché no?» ripete Junghyun.
«Abbiamo tipo litigato.»
Junghyun sospira. «Kook...»
«Lo so.»
«Stai bene?»
Jungkook sbatte le palpebre, non tanto per la domanda quanto per il modo in cui Junghyun la pone, come se ci fosse qualcosa di gravemente sbagliato.
«Non sembro star bene?»
«È solo che da quando la mamma si è rifatta viva sei un po'-»
«Perché la mamma è tornata, Hyun, porca puttana.»
«-belligerante.»
Jungkook guarda lo schermo della TV. «Sto ancora cercando di abituarmici, ok?»
«Ti credo, l'hai invitata al matrimonio.»
«Te l'ha detto lei?»
«L'ho chiamata l'altra sera, sì.»
«Perché?»
«Le presenteremo Yuna.»
«Cosa?» Jungkook stringe il telefono con tanta forza da temere di romperlo. «Di già?»
«Senti, se viene al tuo matrimonio, Yuna la vedrà lì. Non ho intenzione di mentire a mia figlia su chi sia sua nonna.»
La gamba di Jungkook continua a rimbalzare.
«Venerdì andiamo a pattinare sul ghiaccio, se ti va di venire. Anche Taehyung, ovviamente.»
«A pattinare?»
«La scuola di Yuna organizza una festa invernale; Ari ne sa più di me. Sia lei che papà si sono presi un giorno di ferie dal lavoro per l'occasione, quindi ho pensato che potremmo presentare la mamma a Yuna. È un luogo pubblico, e in più ci saranno tutti i suoi amici, perciò se-»
«Se andasse male.» L'idea che la mamma faccia o dica qualcosa per ferire Yuna gli fa venir voglia di vomitare.
Junghyun capisce al volo cosa sta insinuando Jungkook. «Sì.»
«E vuoi comunque correre il rischio di fargliela conoscere?»
«Beh, non ho molta scelta, Kookie. L'hai invitata al tuo matrimonio.»
«Quindi è colpa mia?»
Segue un breve silenzio, e a questo punto la gamba di Jungkook è diventata una specie di martello pneumatico.
«È di questo che parlavo», dice infine Junghyun.
«Riguardo al fatto che ti vedo un po' bellicoso.»
Jungkook fissa il suo grembo. «Per favore, non chiamarmi così.»
«Non lo faccio. Penso solo che alcune delle cose che stai facendo- ho paura che tu possa-»
«Cosa, diventare violento? Non preoccuparti, non farò del male a tua figlia. E vaffanculo, Hyun; hai fatto tante risse quante ne ho fatte io quando eravamo più piccoli.»
C'è un silenzio teso tra loro. «Che tu ti faccia male, Kookie. È questo che mi preoccupa.»
«Cosa?»
«Hai avuto- uhm, hai avuto una crisi l'altra settimana? Da papà?»
Jungkook aggrotta le sopracciglia per la scelta delle parole di Junghyun, ma non può mentire a suo fratello. Forse avrebbe potuto farlo tre anni fa, ma ora Junghyun lo vede benissimo.
«Io e papà li chiamiamo episodi.»
«Merda, scusa. Non intendevo dire che... Sì. Un episodio. Ne hai avuto uno? Nel vialetto?»
«Più o meno», dice Jungkook sinceramente. «Ma credo di essermi fatto sopraffare da tutto quello che è successo con la mamma. Il modo in cui ha trattato Taehyung e... non lo so. Ora sto meglio.»
«Sì?»
«L'ho invitata al mio matrimonio, no?»
«Già, così pare, Kookie.»
Jungkook avverte che Junghyun si sente rassicurato, ma non sa se è ancora convinto. Sa che tutto questo è molto più importante di quanto lui stesso non voglia far credere, ma non può permettersi di crollare proprio adesso. Non quando sta per sposarsi con l'amore della sua vita e successivamente andare a sostenerlo mentre segue i suoi sogni.
Deve mantenere la calma, se non per la sua famiglia, per il bene di Taehyung.
«Solo- me lo dirai se stai pensando a qualcosa...»
Jungkook arrossisce, contento che stiano parlando solo al telefono. Odia quando tutti si comportano così con lui: Junghyun, Yoongi, Jimin, Ari, persino suo padre, a volte. Jin è probabilmente l'unica persona che gli permette di nascondere la cosa sotto il tappeto, e per proprietà transitiva suppone anche Namjoon.
Taehyung, ovviamente, non può essere inserito in nessuna categoria.
È solo che Jungkook si sente sempre il mostro della famiglia, quando tutti iniziano a comportarsi in modo estremamente delicato con lui, come se avesse bisogno di essere maneggiato con cura, perché altrimenti esploderà.
È stato bene per un po', almeno un anno, e una piccola faccenda come questa non lo manderà in tilt.
Eppure, è già successo. Quella stupida vocina è tornata, e Jungkook si affretta a metterla a tacere.
«Sì. Sì, ah-ah. Ma sto bene, Hyun.»
«Ok, se sei sicuro-»
«Qual è la seconda cosa che volevi dirmi?»
«Oh.» Junghyun si schiarisce la gola. «Sì, riusciresti a passare a prendere Yuna per me? Ha fatto mezza giornata a scuola ed è da Jin, ma lui ha un appuntamento alle quattro. E siamo in ritardo, quindi non credo che-»
«Dove sei?»
«Dal dottore. Ari ha una visita di controllo.»
«Cosa- vi darà una foto?»
«Probabilmente sì.»
«Posso averla?»
Junghyun ride. «La prima foto in assoluto di mio figlio, e la vuoi tu?»
«La prima foto in assoluto di mio nipote», si lamenta Jungkook.
«Sì, certo che possiamo procurartene una», gli assicura Junghyun. «Basta che non lo dici a Yuna, ultimamente sta diventando gelosa del bambino.»
«Immagina come sarà quando arriverà.»
Junghyun emette un gemito. «Non farmici pensare.»
Riattaccano qualche minuto dopo, dopo che Jungkook ha assicurato a Junghyun che non c'è davvero alcun problema. Non ha nient'altro da fare: stasera Taehyung è a cena con la sua famiglia.
Un'ora dopo Jungkook è a casa di Jin e bussa alla porta. È un po' sorpreso quando gli apre Namjoon, ma si stampa in faccia un sorriso frettoloso.
«Joon, hey.»
Il mio stupido amico è anche tuo amico, sai? E mi dice la stessa cosa di te.
«Hey, sei qui per Yuna?»
Pensa che ti farò del male?
«Sì.»
«Ottimo. Entra pure.»
Jungkook segue Namjoon all'interno, pensando per la millesima volta che Jin sia la persona più elegante che conosca. Ma poi vede il marlin di peluche che Jin ha appeso alla parete e pensa che forse non è proprio così.
«Amore?» esclama Namjoon, mentre si dirigono in cucina. «È arrivato Jungkook.»
Jungkook fa un sorrisetto quando sente Yuna sussultare di sorpresa; la vede spaparanzata per terra con Jin mentre compone un puzzle.
»Zio Koo!» grida, e Jungkook si accovaccia appena in tempo per accoglierla tra le sue braccia quando sfreccia verso di lui.
«Ciao, tesorino», dice prendendola in braccio. «Come stai?»
«Bene.»
«Com'è andata a scuola?»
«Benissimo, mi hanno dato gli adesivi.»
«Davvero?» esclama Jungkook. «Posso vedere?»
Yuna alza gli occhi al cielo. «Li abbiamo già usati.»
«Yuna ha detto che la mia agenda per il lavoro non era abbastanza allegra», spiega Jin, alzandosi dal tappeto per salutarlo. «Ora è molto allegra.»
«Jin è super gentile, non è vero?» dice Jungkook.
«Il Signor Jin è il più gentile del mondo», esclama Yuna, mentre Jungkook la rimette giù. Yuna corre via per aggrapparsi alla gamba di Jin. «Non me ne andrò mai.»
«Hyun farà tardi, quindi sono passato a prenderla io» dice Jungkook a Jin. «Ha detto che hai degli appuntamenti.»
«Devo tornare in ufficio, sì. Ho staccato solo per un paio d'ore.»
Jin è occupato a cercare di convincere Yuna a staccarsi dalla sua gamba ("Devo andare a pulire i denti delle persone, tesoro"), perciò non si accorge dello sguardo infastidito che attraversa il viso di Namjoon. Jungkook, però, lo nota e ripensa a ciò che gli ha detto Jin. Non si direbbe proprio che di recente stiamo litigando, visto che Jin indossa uno dei famigerati cardigan di Namjoon e Namjoon lo sta aiutando a fare da babysitter alla nipote del suo amico.
Ci vogliono diversi minuti e parecchi tentativi per convincere Yuna a mettersi il cappotto e le scarpe in modo che Jungkook possa riaccompagnarla a casa. Lo fa solo dopo che Jungkook accetta di fermarsi a prendere un gelato lungo la strada. Non gli importa: non è il padre di Yuna, quindi non dovrà affrontare il calo di zuccheri che si manifesterà dopo averla portata a casa. Lui deve comprarle il gelato alle tre del pomeriggio; è questo che significa essere uno zio.
Finalmente, Yuna si arrende e Jungkook la aiuta a rimettere tutto ciò che è riuscita a spargere per l'appartamento nello zaino. Di certo non ha ereditato il gene dell'ordine maniacale della famiglia Jeon. Jin li raggiunge all'ingresso.
«Vi accompagno», dice, prendendo il cappotto dal guardaroba all'ingresso. Se lo mette sulle spalle e torna verso la cucina. «Joon, dovrei essere di ritorno per le sette.»
«Ok.»
Jin giocherella con un bottone del cappotto. «Ti troverò qui?»
Jungkook non può vedere il volto di Namjoon, ma riesce a vedere l'ansia che attraversa quello di Jin. E per qualcuno che di solito è così calmo, non è una cosa confortante da vedere. Jin dovrebbe essere quello che ha sempre tutto sotto controllo, cazzo, e adesso persino lui sta crollando?
«Certo.»
«Ok. Ti amo.»
A Jungkook sembra più una domanda che una dichiarazione.
«Ti amo anch'io.»
Poi escono dalla porta e si dirigono verso l'ascensore. Jungkook abbassa lo sguardo per controllare che Yuna sia assorta a giocare con i bordi della sua sciarpa, prima di parlare a bassa voce a Jin.
«Allora, chi sta avendo la meglio?»
Jin preme il pulsante per chiamare l'ascensore. «In cosa?»
«Nel litigio tra voi due.»
«Oh. Nessuno, al momento.»
«È sempre lo stesso? Da... aspetta, da quante settimane va avanti?»
«Sempre lo stesso», conferma Jin. «Quindi direi da un bel po'.»
«Taehyung mi ha detto che forse non verrai in tour», dice Jungkook, mentre le porte dell'ascensore si aprono ed entrano.
«Cosa?» Jin scruta Jungkook, assottigliando gli occhi. «Perché l'ha detto?»
Jungkook fa spallucce. «Così ha detto Joon, a quanto pare.»
«Meraviglioso, cazzo», borbotta Jin.
«Cosa sta succedendo tra voi due? Sul serio.»
Lo sguardo di Jin si sposta su Yuna e poi su Jungkook. «Dopo.»
Jungkook aspetta che siano fuori, che il seggiolino di Yuna sia stato trasferito dall'auto di Jin alla sua e che sia legata per bene, prima di mettere di nuovo Jin alle strette.
«Ok, ora puoi parlare.»
Jin si china a baciare la guancia di Yuna prima di chiudere delicatamente la portiera dell'auto. Si volta verso Jungkook con un sospiro, infilandosi le mani in tasca e ingobbendosi contro il freddo.
«Pensa che io lavori troppo.»
«Tu lavori troppo», replica subito Jungkook.
«Lavoro dalle nove alle cinque», protesta Jin. «A volte anche più tardi, ma non lavoro mica nei fine settimana!»
«Non hai fatto un'estrazione d'emergenza di un dente domenica scorsa?»
«Non è questo il punto», obietta Jin con un cipiglio. «È solo seccato perché "non ci vediamo abbastanza".» Dice l'ultima frase facendo le virgolette con le dita e abbassando fin troppo la voce rispetto a quella di Namjoon, ma Jungkook ride lo stesso.
«Ma ogni volta», sospira Jin, «che dico che dovremmo andare a convivere, lui dice di no.»
«Glielo hai chiesto?»
«Jungkook.» Jin sposta lo sguardo su di lui. «Esco con quest'uomo da due anni e mezzo. Certo che gliel'ho chiesto.»
Jungkook alza le mani in segno di resa. «Non lo so, pensavo che fossi un tipo lento! Io so di esserlo-»
«Ti sposi tra due settimane, idiota. Non credo che sia una mossa tanto lenta.»
Jungkook storce il naso. «Sei cattivo quando non fai sesso.»
Ecco la reazione che Jungkook cercava: Jin diventa rosso fuoco e balbetta parole incomprensibili per qualche istante.
«Io- noi non- è- io-»
«Supposizione azzeccata, mi pare di capire.»
«Zitto», protesta Jin. Si passa una mano sul viso. «In realtà non è questo il problema, è solo una conseguenza. Il problema è che mi dice che lavoro troppo, ma ogni volta che gli chiedo di trasferirsi da me, mi dice che preferirebbe che prendessimo una nuova casa insieme.»
Jungkook sbatte le palpebre. Questo è il litigio più insensato che abbia mai sentito. «Allora prendete una nuova casa.»
«Vuole trasferirsi più lontano. Più vicino a dove si trova ora.»
«Allora fallo?»
Jin emette un lungo sospiro. Jungkook vede Yuna che scalcia le gambe contro il sedile dell'auto, evidentemente annoiata. Non gli resta molto tempo.
«Jungkook. Tutta la mia vita è qui. I miei genitori, che stanno invecchiando, tutti i miei amici, a parte te e Taehyung, che tra l'altro non vivete neanche vicino a Joon, per non parlare della mia professione, è tutto qui. Se mi sradico e mi trasferisco a un'ora di distanza, dubito fortemente che tutti i miei pazienti mi seguiranno lì.»
«Insomma... immagino di sì.»
Jin scuote la testa. «Sapevo che non avresti capito.»
«Cos— ok, spiegami allora.»
«È solo che- non lo so, è che- non capisco perché non possa venire a vivere con me. Non è che casa mia sia orribile—»
«Il pesce sul muro è alquanto orribile.»
«Vaffanculo, era un regalo di tuo padre», obietta Jin. «Quello che voglio dire è che ho l'impressione che lo stia facendo per- non so, per dimostrare che ha ragione? Ma non vedo come io possa avere torto; il mio criterio è l'unico che abbia un senso.»
«Oppure lavora di meno», sottolinea Jungkook.
Jin lo fulmina con lo sguardo. «Anche se lo facessi, non andremmo comunque a vivere insieme.» Si sfrega le mani sul viso. «È frustrante. È come se non mi ascoltasse.»
«Forse sei tu che non lo ascolti?» suggerisce Jungkook. Non vuole fare l'avvocato del diavolo, ma non sa come altro aiutarlo.
«Lo farei, ma non mi dice mai un cazzo.»
Jungkook inclina la testa. «Che vuoi dire?»
«Esattamente questo.» Jin fa un gesto con le mani. «Lui- è tutto così frustrante; non mi dice cosa prova e non capisco perché non voglia semplicemente- parlare, voglio dire, è così...»
«Silenzioso.»
Non sai cosa significhi vivere con un uomo silenzioso.
Di nuovo quella maledetta voce.
«Silenzioso, sì. E lo amo, e non voglio che tra noi finisca per una cosa stupida come questa, ma io... ci ho provato, ma non so cos'altro fare.»
Amare qualcuno che non ti lascia mai entrare, non importa quanto ci provi.
Taci, pensa Jungkook. Chiudi quella cazzo di bocca.
«Potrei chiedere a Taehyung di parlargli», propone Jungkook, ma Jin scuote subito la testa.
«No. No, questa è una questione che devo affrontare da solo, sono sicuro che alla fine tutto si sistemerà. Penso che se ci sediamo e ne parliamo, staremo bene.»
Jungkook non gli fa notare che è quasi un mese che litigano, e se Namjoon non gli confida i suoi sentimenti, non sa proprio come possa funzionare. Ma se Namjoon e Jin si lasciano, è solo un altro punto da aggiungere della lista Jeon Jungkook è fottuto, e non può permettere che questo accada, almeno non prima del matrimonio e del tour.
«Senti, ci vediamo sabato, ok?» dice Jin, stringendo Jungkook in un rapido abbraccio prima che possa protestare. «Speriamo che per allora io e Joon avremo risolto tutto.»
«E se non fosse così c'è sempre mio padre», propone Jungkook. «Penso che stareste molto bene insieme.»
Jin alza gli occhi al cielo. «Sì, beh. Sei l'unico a pensarlo.»
«Non è vero», gli dice Jungkook. «Jimin una volta ha detto che pensava che tu fossi nato per collezionare DILF.»
Jin arrossisce per la seconda volta. «Non so nemmeno cosa significhi», borbotta, e Jungkook fa un sorriso tanto ampio che gli si arriccia il naso. «Devo andare; ci vediamo all'addio al celibato.»
«Ottimo. Ci vediamo allora.»
Jin se ne va e Jungkook sale in macchina per ascoltare Yuna che parla del suo compagno di classe che ha mangiato un pezzo di colla stick ed è stato mandato in infermeria. Sembra qualcosa che Taehyung potrebbe aver fatto quando era piccolo, a dirla tutta.
Yuna prende due palline di gelato con zuccherini arcobaleno e cioccolato e, dato che Jungkook è un vero e proprio mollaccione, le fa intingere il tutto in una glassa al caramello che prontamente si spalma sulla faccia e sul sedile dell'auto.
Quando Ari apre la porta, si limita a lanciare a Jungkook un'occhiata esasperata e porta Yuna dritta in bagno.
«Perché ogni volta che badi a Yuna, torna a casa molto più pasticciata di quando è partita?» Junghyun esce dalla cucina e va all'ingresso per abbracciare Jungkook. «Grazie ancora, comunque. Siamo appena tornati.»
«Com'è andata?»
«Bene, direi. Ari sta bene, tutto nella norma.»
«E il bambino?» chiede Jungkook, dondolandosi sui talloni. Vuole vedere la foto.
«Anche il bambino sta bene», ride Junghyun. «Ti ho portato la foto.»
«Oh mio Dio», sbotta Jungkook. «Oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio.»
Junghyun alza gli occhi al cielo. «Rilassati, Kookie. Vieni, è in cucina.»
Jungkook praticamente si precipita dietro a Junghyun per andare in cucina, dove la cena si sta già cuocendo sui fornelli. Jungkook lancia un'occhiata, pensando al fatto che dovrà tornare a casa e mangiare da solo. Ogni volta che Taehyung passa del tempo con la sua famiglia, di solito non torna prima di sera. A Jungkook normalmente non pesa che rientri tardi, perché lo sveglia sempre per dargli il bacio della buonanotte e per dirgli che gli è mancato, anche se sono passate solo un paio d'ore.
Jungkook quasi si mette a piangere quando Junghyun gli fa vedere la foto, facendogli notare il piccolo punto sgranato nell'angolino. Al diavolo il braccio tatuato. Sta per diventare di nuovo zio. È bello esserci, almeno stavolta. Soprattutto perché tutto il resto sembra così confuso, al momento.
Junghyun sembra averlo capito, perché rivolge a Jungkook una lunga occhiata quando, venti minuti dopo, sta per uscire. «Hey, quello che ho detto al telefono, su di te, sul fatto che hai avuto una crisi-»
«Oh, no, Hyun, non fa niente-»
«Invece fa», lo interrompe Junghyun. «Non volevo dirlo in quel modo, e mi dispiace. Voglio solo assicurarmi che tu stia bene. E va benissimo anche se non stai bene, lo sai?»
«Lo so.»
«Ok, però... io ci sono, se hai bisogno di parlare con me.»
Jungkook fa strisciare gli anfibi sul pavimento. «Ok.»
«Scusa se ti sto mettendo a disagio.»
«No, non è così», lo rassicura Jungkook. «È solo che- è un po' imbarazzante, tutto qui. Mi sembra che ultimamente tutti mi trattino con i guanti.»
Perché hai mandato tutto a puttane, Jeon-
«Penso che siamo solo preoccupati, Kookie. Vogliamo solo aiutarti.»
Jungkook non può dire a Jungkook che neanche lui sa come aiutare se stesso, al momento. Quella voce orribile sembra essersi radicata nel suo cervello e non vuole starsene zitta. E non ha idea del perché. Dovrebbe essere il momento più felice della sua vita: sta per sposare Taehyung.
«Lo so. Te lo dirò, ok? Se dovessi ricascarci.»
«Ok. Non devo essere per forza io, comunque. Solo... non allontanarci, va bene?»
Non allontanarmi, sussurra la voce di Taehyung, e Jungkook deve buttar giù il nodo che ha in gola. Ci sta provando davvero. È solo che è così difficile, perché è così silenzioso.
Un uomo silenzioso.
«Non lo farò. E- uhm, penso che verrò a pattinare con voi venerdì.»
«Sì?» Junghyun sembra al settimo cielo, e questo aiuta a mitigare il brivido di terrore che scorre lungo la schiena di Jungkook. È preoccupato che potrebbe andare terribilmente male, e che Yuna dovrà avere il suo primo impatto con il disastro nucleare che è la famiglia Jeon. «Sei sicuro?»
«Sì, perché no?» dice Jungkook, con molta più sicurezza di quanta ne provi. «Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?»
Potrei tagliare la gola a mia madre con un pattino da ghiaccio, ecco cosa potrebbe accadere.
«Non devi forzarti», dice Junghyun, come se riuscisse a leggere nella mente di Jungkook. «Fai come ti senti. Yuna avrà comunque tutti i suoi amichetti, perciò probabilmente non baderà a nessuno di noi. Eccetto Taehyung, se viene.»
Jungkook ha una visione di Taehyung che viene sommerso da un gruppo di bambini sulla pista di pattinaggio. I bambini lo adorano; qualcosa nel suo modo di essere così buffo lo rende una calamita per loro. E Taehyung adora i bambini, soprattutto quelli che gli ricordano i suoi fratelli, quando erano più piccoli. Ha otto anni in più di suo fratello e quattro in più di sua sorella, quindi è abituato a prendersi cura di loro. Anche oggi Taehyung ha lasciato il loro appartamento armato di generi alimentari sufficienti a sfamare un piccolo esercito, pronto a rifornire i frigoriferi dei suoi fratelli nelle rispettive case.
«Vediamo come va», decide Jungkook. «Se è troppo, me ne vado.»
«Certo, fammi sapere. Ciao, Kookie, ti voglio bene.»
«Ciao, Hyun. Grazie ancora per la foto.»
Quando arriva a casa, Yeontan sta guaendo chiedendo di essere portato fuori e, non volendo commettere lo stesso errore dell'ultima volta, Jungkook lo accontenta. Poi prepara e mangia la sua cena, ancora una volta da solo con Yeontan. Yeontan gli sembra più amichevole, pensa. O forse sta solo elemosinando i suoi avanzi. Jungkook si è appena sistemato davanti alla TV, in conflitto con sé stesso sul fatto di chiamare o meno Yoongi, quando bussano alla porta.
Si alza con un grugnito e va ad aprire. Forse è Yoongi. Se è Jimin, non è sicuro di riuscire a trattenersi dal raccontargli ciò che lui e Yoongi hanno visto domenica.
Ma non è Jimin.
E non è Yoongi.
«Ciao, coniglietto.»
Jungkook le sbatte la porta in faccia.
Poi la riapre, con il cuore che batte all'impazzata. «Merda, scusa. Non volevo farlo, è solo che... mi hai colto di sorpresa.»
«Non fa niente. Sono venuta a vedere come stava Taehyung. Gli ho portato qualcosa; tuo padre ha detto che questi sono i suoi preferiti.»
Tiene in mano una scatola di cartone bianca e Jungkook nota che su di essa è impresso il logo della pasticceria preferita di Taehyung, a pochi isolati da casa loro. Lui adora i cupcake; Jungkook lo ha preso in giro diverse volte per il fatto che quando li mangia riesce sempre a sporcarsi la punta del naso con la glassa.
«E volevo dirgli che può mangiarli tutti in una volta e io non dirò una sola parola.» Lei gli fa l'occhiolino e Jungkook si ritrova, come un traditore, a sorridere a sua volta. Non è un sorriso vero e proprio, ma comunque l'angolo della sua bocca si solleva, non si abbassa.
Non sa se sia un progresso o una debolezza.
«Non è in casa in questo momento, ma riferirò il messaggio.»
L'espressione di sua madre si spegne. «Oh, non c'è. Va bene.»
La bocca di Jungkook si muove prima che il suo cervello abbia il tempo di dirle di tacere.
«Comunque puoi entrare, se vuoi.»
Cazzo.
«Certo, bun. Mi piacerebbe molto.»
Una volta entrata, Jungkook si chiude la porta alle spalle con un colpo di tosse nervoso. Non è sicuro di come andrà a finire. Lei lascia cadere i cupcake sul tavolino e Jungkook nota inarcando le sopracciglia che si appende da sola il cappotto. Si chiede se sia perché ha davvero cambiato atteggiamento o semplicemente perché Taehyung non è qui a farlo per lei.
Jungkook tentenna, con le mani infilate in tasca, mentre la vede guardare in giro per l'appartamento. Lui e Taehyung hanno pulito ieri sera; pensa che sia abbastanza in ordine. Ma se c'è qualcuno che potrebbe trovare un difetto, quella è sua madre.
È un po' sorpreso quando lei si siede sul divano con un leggero sospiro, senza fare commenti.
«Com'è andata la giornata?» gli chiede.
«Bene.»
«Hai fatto qualcosa di interessante?»
«No.»
Sua madre sorride. «Non hai fatto proprio nulla?»
«Ho accompagnato Yuna a casa di Hyun.»
«Oh, sì. Yuna, che tesoro.»
Jungkook cerca di non irrigidirsi quando sua madre dice "tesoro". Non gli piace sentirla usare il soprannome speciale di Taehyung, nemmeno di sfuggita.
«Immagino che Junghyun ti abbia detto che la conoscerò.»
«Sì.»
«Presumo anche che tu non ne sia molto felice.»
«Non particolarmente, no.»
Sua madre sorride ancora, cosa che lui non riesce a capire. Forse non le urla più contro, ma non è certamente un suo amico. E di certo non è suo figlio.
«Tuo padre e io stavamo cercando di pensare a come avrebbe dovuto chiamarmi.»
«Signora Jeon», ribatte Jungkook, prima di riuscire a fermarsi. «Sembra che questo sia il nome che preferisci.»
Sua madre ride. «Oh, pasticcino. A volte hai una lingua così tagliente.»
Jungkook si morde la lingua, infastidito da sé stesso di aver reagito in modo brusco e infastidito da sua madre di averlo trovato divertente.
«Ricordo ancora tutte le volte che siamo dovuti andare nell'ufficio del preside per sentirci dire che avevi risposto male a qualche insegnante. Tuo padre si arrabbiava tantissimo, ma ricordo che dovevo trattenermi dal ridere quando ci raccontavano le cose che avevi detto. Anche allora», sorride, «eri così divertente. E così intelligente.»
Lei voleva te, dice la voce di Junghyun. È così anche adesso.
Jungkook si ritrova ad avvicinarsi sempre di più al divano. Si siede.
«Ricordo che papà non mi lasciava mangiare i dolci», dice lentamente, «e poi tu mi portavi di nascosto un biscotto prima di andare a letto.»
«Oh, è vero! E cos'era quella cosa che Junghyun diceva sempre...»
«Un biscotto per Kookie», cita Jungkook. «Lui e papà hanno inventato quella canzoncina.»
«È vero, sì! Me ne ero dimenticata.»
«Ti sei dimenticata di molte cose.»
Jungkook si morde di nuovo la lingua. Non è sicuro di riuscire ad accettare che sua madre torni nella sua vita se continua a dire cose del genere. Non è sicuro di volerla riavere nella sua vita, nemmeno adesso. È tutto un gran casino che vorrebbe nascondere sotto il tappeto e non pensarci più per tanto, tanto tempo.
Ma sua madre lo ignora. «Lo so. E mi dispiace per questo. E davvero– significa molto per me, pasticcino, che tu mi abbia permesso di stare di nuovo vicino a te e a tutta la famiglia. So di averti ferito e mi dispiace. E la cena che abbiamo fatto... non potrò mai scusarmi abbastanza per quella. Ero così ansiosa di rivederti, coniglietto, e non volevo essere scortese con Taehyung, ma–»
«Mamma, è tutto a posto.»
«Oh?»
«Abbiamo– ho superato la cosa», decide Jungkook. «Ricominciamo da qui.»
Quella cosa dentro di lui che si è infranta, quando l'ha invitata al matrimonio, sembra aver aperto questa parte del suo cuore che deve aver sigillato molto, molto tempo fa. E ora c'è tutto questo spazio vuoto, e desidera riempirlo. Con Yuna è diverso, riflette. Non è così ingenuo da pensare che sua madre sia una brava persona e, se deve essere sincero, non vuole che Yuna la frequenti più di tanto. Ma a volte nemmeno lui è una brava persona, perciò pensa che questo vada bene.
E poi gli mancava così tanto sua madre, anche se non lo ammetterà mai a nessuno.
«Sono davvero felice di sentirlo», dice sua madre. Si avvicina per prendergli la mano e Jungkook la lascia fare. «Ora raccontami di questo matrimonio. Voglio conoscere tutti i dettagli.»
È un'esperienza extracorporea, lasciarle fare quello che avrebbe dovuto fare per ventisei anni. Essere sua madre. Ma è una sensazione così bella e naturale che Jungkook non si trattiene. Le racconta tutto quello che può sul loro matrimonio, dalla torta ai fiori alla lista degli invitati, e lei lo ascolta avidamente. Aveva dimenticato di potersi sentire così, di potersi crogiolare nel calore dell'affetto di sua madre. Lei non lo manifestava spesso cose come questa, ma quando lo faceva era come se il sole spuntasse da dietro le nuvole.
Jungkook non può nemmeno immaginare come si sia sentito Junghyun, nel tentativo di renderla orgogliosa di lui per tutti quegli anni. Quando era piccolo, Jungkook non si rendeva conto di quanto lei lo preferisse a Junghyun. Ma ora è evidente ai suoi occhi. Anche nelle loro vecchie foto di famiglia, le poche che hanno, lei abbraccia sempre lui e mai Junghyun.
Questo rende Jungkook ancora più grato a suo padre di aver dato a Junghyun un'altra possibilità quando è ritornato; tra tutti i membri della famiglia, loro due sono quelli che si capiscono meglio.
Jungkook non si rende conto di aver parlato così a lungo (con sua madre, per giunta), finché la porta d'ingresso non si apre ed entra Taehyung, tremante per il freddo.
«Signora Jeon», dice, cercando chiaramente di nascondere la sua sorpresa. «Salve, come sta?»
«Sto bene, Taehyung. In realtà mi sono fermata solo per vedere come stavi.»
«Sto– uh, sto bene.»
«Menomale.»
«Ti ha portato i cupcake», aggiunge Jungkook, indicando la scatola sul tavolino.
In quel momento si accorge che sua madre gli tiene ancora la mano. Non sa bene cosa fare; si sente come se fosse stato colto in flagrante, per qualche motivo. Ma qualunque cosa brilli negli occhi di Taehyung sembra molto più felice che triste.
«Grazie», dice Taehyung, mentre si toglie la sciarpa e i guanti. «Sono i miei preferiti.»
«Il signor Jeon me ne ha parlato, sì.»
«Com'è andata la cena, amore?» chiede Jungkook.
«È andata bene», risponde Taehyung. «Niente di nuovo.»
Jungkook annuisce. «Vuoi un cupcake?»
«Certo.» Jungkook e sua madre si scambiano un sorrisetto mentre Taehyung si avvicina. «Grazie ancora, signora Jeon.»
«Certo, tesoro. Beh, credo sia meglio che io vada, adesso.»
«È sicura di non voler restare?» chiede Taehyung. «Magari per un caffè o un tè?»
La madre di Jungkook gli fa l'occhiolino prima di rispondere a Taehyung. «Credo che d'ora in poi sia meglio che il caffè me lo faccia da sola.»
Taehyung guarda Jungkook, confuso, ma Jungkook si limita a rivolgergli un sorriso rassicurante. Sua madre si alza e va verso il guardaroba per prendere il cappotto, mentre Jungkook si alza per poter salutare Taehyung con un bacio. Il viso di Taehyung è freddo per il vento e sa di neve. Jungkook fa un patto con se stesso: portare Taehyung e i suoi cupcake a letto il più presto possibile.
«Oh, coniglietto, volevo chiederti una cosa.» Jungkook dà le spalle a Taehyung e guarda sua madre. «Stavo pensando di prendere qualcosa a Yuna, per venerdì. E non so se tu hai qualche idea.»
Jungkook ci pensa un attimo. «In questo momento le piacciono molto le cose glitterate.»
«E il suo colore preferito è il viola», aggiunge Taehyung.
La madre di Jungkook si acciglia. «Pensavo a un peluche o qualcosa del genere.»
«Uh, certo. Credo che sia ok.» Jungkook non sa perché non lo chieda semplicemente a Junghyun. Forse perché non le piace particolarmente parlare con Junghyun.
Questo fa sembrare la bella conversazione che hanno appena avuto una mossa del cazzo, da parte sua. Non vuole sacrificare quello che ha con Junghyun per quello che ha con sua madre, ne è consapevole. Ma è ancora tutto strano, nuovo e disorientante, e ha bisogno che Taehyung si sdrai a letto e mangi la sua scatola di cupcake mentre ne parlano. Oppure senza parlarne; Jungkook è disposto ad accettare entrambe le opzioni.
«Sai, Taehyung, Jungkook ne aveva uno che adorava quando era piccolo, lo portava sempre con sé... oh, cos'era? Una– era una scimmia?»
«Era un pesce.»
«Carino», dice Taehyung, stringendo il braccio di Jungkook.
«Sì, un pesce! Ora mi ricordo. Com'è che lo chiamavi, pasticcino?»
«Caramella al Limone.»
«Super carino», mormora Taehyung.
Jungkook batte leggermente la testa contro quella di Taehyung. Si era quasi dimenticato di Caramella al Limone. Suo padre lo portò all'acquario quando aveva sette anni e lo comprarono al negozio di souvenir, un pesce giallo e brillante con le pinne blu. Fu suo padre a iniziare a chiamarlo così; Jungkook aveva molti animaletti di peluche e dovevano distinguerli in qualche modo. Per quanto Jungkook odi ammetterlo, sua madre aveva ragione quando, durante il loro litigio, diceva che era sempre attaccato ai suoi giocattoli.
Caramella al Limone, però, era il suo preferito, tanto che Jungkook ci dormiva tutte le notti, finché non fu invitato a un pigiama party in terza elementare e dovette lasciarlo per preservare la sua dignità. Ai pigiama party con Jimin e Yoongi invece lo portava sempre con sé, perché a loro non importava.
Si chiede dove sia ora Caramella al Limone. Probabilmente si trova in qualche negozio dell'usato; ha avuto una crisi adolescenziale quando ha iniziato il liceo e ha chiesto a suo padre di sbarazzarsi di tutti i suoi stupidi giocattoli vecchi che erano ancora nell'armadio del soggiorno. Pensava di aver seppellito quel ricordo abbastanza in profondità, ma di tanto in tanto affiora quando Jimin lo prende in giro accusandolo di essere stato un marmocchio capriccioso quando erano più bambini. Forse lo era, ma aveva dei grossi problemi in famiglia, quindi pensa di avere almeno una mezza giustificazione.
Jungkook si acciglia improvvisamente, ricordando un'altra cosa che doveva aver rimosso.
«Hey–»
«Beh, io vado», dice sua madre, salutandoli. «Dirò a tuo padre che lo saluti.»
«Io– sì, ok. Ci vediamo venerdì.»
«Che c'è venerdì?» chiede Taehyung. Jungkook vorrebbe sciogliersi per il modo in cui i suoi occhi continuano a sfrecciare verso la scatola di cupcake.
«Pattinaggio sul ghiaccio in famiglia», gli dice la mamma di Jungkook, e Jungkook aggiunge un borbottio sottovoce.
«Con tutta la famiglia.»
Taehyung sembra capire immediatamente cosa intenda, visto il modo in cui trattiene un sorriso gigantesco per sostituirlo con qualcosa di molto più neutro. «Che bello! Allora ci vediamo venerdì, signora Jeon.»
«Ci vediamo, tesoro. Ciao, coniglietto.»
Quando la porta si chiude alle sue spalle, Jungkook si sente sollevato per il fatto che se ne sia andata, ma stranamente triste per il fatto che non le abbia detto 'ti voglio bene'.
«Caramella al Limone?» chiede Taehyung. «Sei la cosa più piccola e carina che il mondo abbia mai visto, Jeon Jungkook, lo sai?»
«Non sono carino», mugugna Jungkook. «E nemmeno piccolo.»
Ha un braccio tatuato. Per la miseria.
Ma Taehyung si limita a stringergli le guance con una risatina compiaciuta. «È bello vedere che passi del tempo con tua madre.»
Jungkook aspetta che Taehyung gli lasci la faccia prima di annuire. «Sì. È solo uno schifo che non si ricordi la metà delle cose che io invece ricordo.»
«Mi dispiace. So che è dura. Ma lei ci sta provando, giusto? E anche tu ci stai provando; è questo che conta davvero», decide Taehyung. «Mi fa piacere che tu ti sia aperto.»
«Io... sì. Credo di esserlo anch'io.»
Taehyung gli sorride e lui lo ricambia con esitazione. «È strano... è davvero strano parlare con lei delle cose di quando ero bambino. Per esempio, tutta la storia di Caramella al Limone, il motivo per cui l'ho ricevuto è perché papà mi ha portato all'acquario il giorno in cui lei e Junghyun si sono trasferiti, per cercare di distrarmi dalla loro assenza.»
«E per distrarre anche sé stesso, immagino.»
Jungkook non riesce mai a capacitarsi dell'empatia di Taehyung. Non gli è mai venuto in mente, fino ad oggi, che quel giorno suo padre stava cercando di distrarsi tanto quanto Jungkook. Ne ha parlato, molto sommariamente e mai in modo concreto, di come si sentiva per il divorzio, per la separazione della sua famiglia. Dopo aver perso il figlio maggiore e con il più piccolo appeso a un filo.
Jungkook pensa che a parti invertite, se Junghyun fosse rimasto con il loro papà, sarebbe diventato un ingegnere aerospaziale o qualcosa del genere. Junghyun è intelligente, divertente, talentuoso e gentile, ma tutto questo non significava un cazzo per la mamma e per anni ha sprecato le parti migliori di sé per questo motivo. E Jungkook pensa anche che se fosse andato lui con sua madre, a quest'ora sarebbe probabilmente morto in un fosso. È lui quello più debole, più volubile, più emotivo. Lui e sua madre avrebbero distrutto tutto.
L'hanno quasi fatto, diverse volte, ed è passato solo un mese.
«Ho avuto una giornata molto lunga», confessa Jungkook. «E non so te, ma a me piacerebbe– che stai facendo?»
Jungkook osserva divertito Taehyung che finalmente si avventa sulla scatola di cupcake, sollevando il coperchio e staccando l'involucro da uno di essi prima di infilarselo prontamente in bocca.
La voce di Taehyung viene fuori ovattata, l'espressione peccaminosa. «Mangio un cupcake.»
«Anche tu hai avuto una lunga giornata, eh?»
«Non ne hai idea.» Taehyung sospira soddisfatto e poi divora il resto in un sol boccone. «Sì, oggi non è stata una giornata molto divertente.»
«La tua famiglia?» chiede Jungkook. Si posiziona dietro Taehyung e gli toglie il cappotto dalle spalle. Taehyung lo lascia fare e i suoi occhi si chiudono quando la mano di Jungkook si insinua per un attimo tra i suoi capelli.
«Mio zio ha chiamato mio padre. Per il fatto che vado da Lolly.»
«Oh, piccolo, mi dispiace.»
Jungkook è davvero sollevato. Non voleva nascondere nulla alla famiglia di Taehyung e pensa che se Taehyung dovesse aver bisogno di qualcuno su cui contare, non dovrebbe avere solo Jungkook. Certo, Jungkook ci sarà sempre, ma a volte non può nemmeno contare su sé stesso, quindi come può farlo Taehyung?
«Qualcuno ha litigato?» chiede esitante.
La sua domanda trova risposta quando Taehyung geme e va a prendere un altro cupcake. Questa volta si sporca la punta del naso con la glassa, e Jungkook vorrebbe poter restare per sempre in questo piccolo momento di dolcezza, per favore.
«Sì, abbiamo litigato. Io e mia sorella, per lo più, e poi mio padre era– non lo so. Mi sentivo come se si stessero coalizzando contro di me, e il fatto è che sono io quello che–» Si interrompe con uno sbuffo, masticando furiosamente il suo cupcake. Jungkook ne approfitta per baciargli via la glassa dal naso. «Sono io che sono rimasto con lei», continua Taehyung, dopo aver deglutito. «Sono io che– loro non c'erano e non sopporto quando si mettono lì a dirmi come– come dovrei stare, quando– loro non sanno cosa si prova–»
Jungkook annuisce comprensivo, attirando Taehyung tra le sue braccia.
Taehyung scuote la testa contro la spalla di Jungkook. «Io– no. Non voglio essere arrabbiato con loro. Non è colpa loro, lo so, ma a volte mi fanno proprio arrabbiare. Se sapessero quanto mi è servito–»
«Ma non è così», precisa Jungkook con dolcezza. «Non proprio. Era solo un modo per restare a galla, piccolo. Questo lo sai. Me l'hai detto tu stesso.»
«Io– ma io–»
«E anche se ti è servito, Taehyung, a causa di questo ti sei fatto male. Perciò non è una cosa buona. Anche se lo fosse, non lo è più.
«Ed è per questo che non ci vado più», protesta Taehyung, e Jungkook non ha bisogno di vedere la sua faccia per capire che in piena fase imbronciato. «Ma quello stupido stronzo di mio zio ha dovuto chiamare e sbraitare contro mio padre, e poi mi sono beccato tutta la ramanzina su– hey, perché stai ridendo?»
Jungkook non riesce proprio a trattenersi. «Tu– tu non parli mai male di nessuno–» ride, mentre Taehyung lo fulmina con lo sguardo. «E hai appena detto–»
«È un maledetto idiota», brontola Taehyung. «E uno stronzo.»
Jungkook fa un sorriso così ampio che gli fanno male le guance. Stringe la presa sulla vita di Taehyung e lo solleva in aria per un momento, baciando ogni lembo di pelle che riesce a raggiungere.
«Jungkook, cosa stai–»
«Sono così orgoglioso di te», spiega Jungkook, dopo che Taehyung è di nuovo per terra. «Che ti difendi da solo.»
Il rossore soddisfatto di Taehyung per tutti i baci di Jungkook si attenua un po', e poi abbassa la testa. «In realtà non ho detto nulla di tutto questo.»
«Ma l'hai appena detto a me», sottolinea Jungkook. «Conta lo stesso, piccolo. Comincia dalla tua testa e parti da lì. Magari la prossima volta puoi dirglielo in faccia. E colpirlo a tua volta.»
Taehyung scuote la testa. «Non lo farei mai.»
Jungkook scrolla le spalle, mantenendo l'atmosfera leggera. «Non fa niente. Però– credo che non si debbano perdonare le persone che ti hanno fatto del male, almeno non subito. Quindi parla male di tuo zio ancora per un po', ok? Almeno con me. Ti prometto che non lo dirò a nessuno.»
«Jungkook, non so...»
«Dai», lo supplica Jungkook. «Sai che lo vuoi. È un uomo orribile, egoista e disgustoso.»
Taehyung arriccia il naso. Jungkook tenta un approccio diverso.
«Come mio regalo di nozze. Mangia quei cupcake e raccontami tutte le cose che odi dei perfidi figliastri di tua nonna.»
«Ho già il tuo regalo di nozze.»
«Cosa?»
Taehyung inarca un sopracciglio. «Tu non hai il mio?»
«Sì– uh, sì, certo.»
Non ce l'ha.
Taehyung alza gli occhi al cielo. «Come sei prevedibile.»
«Sta– stai zitto e mangia un altro cupcake», protesta Jungkook, incapace di trattenersi dal sorridere appena un attimo dopo. «Ti prometto per allora ti prenderò qualcosa.»
«Non voglio niente», dice Taehyung, con sguardo sincero. «Sposarti mi basta e avanza.»
Ora è Jungkook ad alzare gli occhi al cielo. «Com'è possibile che tu sia così perfetto?»
Taehyung sghignazza mangiando il suo ultimo cupcake. «Non sono assolutamente perfetto; puoi chiedere a mia sorella.»
«Perfetto per me», ribatte Jungkook.
Taehyung fa spallucce, riflettendo sulla domanda di Jungkook mentre si succhia via un po' di glassa dal dito. «Penso sia perché tu ami tutto di me. Perciò anche le mie parti peggiori non sembrano poi così male, a conti fatti. Credo che l'amore sia un po'... a volte ci rende ciechi.»
«È una cosa buona o cattiva?» Jungkook è un po' troppo concentrato sul modo in cui si muove la lingua di Taehyung in questo momento.
«Dipende se quell'amore è ricambiato, credo. Il cieco che guida il cieco, non è così che dice il detto?»
«Mhmm.»
«Non mi stai ascoltando, vero?»
«Mhmm.» Jungkook ritorna in sé quando sente le risatine contagiose di Taehyung. «Aspetta– no, volevo dire–»
«L'amore è anche sordo, a quanto pare», osserva Taehyung, allungando la mano per intrecciare le dita di Jungkook con le sue. Jungkook è più che felice di lasciarlo fare, avvicinandosi e appoggiandosi al suo fianco. «Mi piacciono davvero tanto questi cupcake, quindi non dire nulla quando domani mattina saranno finiti.»
«L'amore è cieco», dice Jungkook con aria insolente, dando un pizzicotto al fianco di Taehyung. «Non me ne accorgerò nemmeno.»
Taehyung risponde schiacciandogli il cupcake in faccia.
Trascorre il giovedì evitando il telefono per non dover pensare di contattare Yoongi. In realtà dovrebbe farlo, perché sabato c'è il suo addio al celibato e non crede che una gigantesca lite sarebbe così divertente come quello che hanno già programmato. Ma Jungkook non si sente troppo bene al momento, in termini di stabilità, e se dovesse succedere qualcosa con Yoongi o Jimin che gli dia l'ennesima scossa, non è sicuro di come andrà a finire. Deve solo superare il matrimonio. E il tour.
Taehyung è convenientemente troppo preso dai suoi drammi familiari per assillarlo; suo fratello si è presentato in lacrime alla loro porta chiedendo a Taehyung di fare pace con sua sorella. Jungkook sa che lo farà, ma quando Taehyung litiga con lei ha sempre bisogno di un po' di tempo per calmarsi. I suoi fratelli sono gli unici con cui litiga veramente, e Jungkook pensa che sia perché con loro può essere egoista. Jungkook sta cercando di far capire a Taehyung che può essere egoista anche nella loro relazione, ma finora i progressi sono stati minimi. Ciò che conta davvero è che Taehyung permetta a Jungkook di mettere i suoi sentimenti al primo posto. Solo che in questo momento è Jungkook a doverglielo chiedere, altrimenti continuerà a essere troppo gentile, il suo difetto fatale.
L'amore è cieco.
Taehyung è cieco di fronte a tanti difetti di Jungkook, molti dei quali sono fatali. E Jungkook non dubita che Taehyung lo ami, ma come ha detto lui stesso, non lo capisce. Soprattutto quando si sveglia il venerdì mattina con gli occhi gonfi di lacrime, semplicemente non riesce a capire. Neanche stavolta Taehyung sta dormendo, perciò Jungkook non può correre in bagno a sciacquarsi la faccia.
Ma Taehyung tiene Jungkook stretto per un paio di minuti, senza dire una parola. Jungkook non sa come dirgli che è la cosa più curativa che qualcuno abbia fatto per lui da settimane.
Dopo la loro corsa quotidiana, Taehyung chiede a Jungkook di prenderlo di nuovo in braccio e lui acconsente volentieri. Taehyung si avvinghia alla schiena di Jungkook, con la guancia premuta sul suo collo. Come se sapesse che la vicinanza fa bene a Jungkook in questo momento. Anche se nella sua testa c'è una vorticosa confusione, almeno il suo corpo è in pace, con accanto l'amore della sua vita.
«Hey, Jungkook?»
Jungkook aggiusta la presa sulle cosce di Taehyung prima che escano dal parco. «Sì, amore.»
«Sono davvero orgoglioso di te.»
«Cosa? Perché?»
«Semplicemente perché... penso che tu abbia fatto molti progressi nella tua vita. E sono orgoglioso di te per questo. Dovresti esserlo anche tu.»
«Grazie.»
«Indosserai mai l'orologio che ti ho regalato?» chiede Taehyung all'improvviso.
«Sì, certo», risponde Jungkook. «Per il matrimonio.»
«E dopo il matrimonio?»
«Dopo il matrimonio, tipo a letto? Posso farlo, devi solo chiedere, piccolo.»
Taehyung gli dà uno schiaffo sul petto. «Non intendevo questo.»
Jungkook lo sa. «Mmh... non lo so. Immagino di sì, se vuoi che lo faccia.»
«Dovresti indossarlo solo se vuoi», risponde Taehyung. «Ma non capisco perché non lo fai.»
«È un orologio molto elegante, Taehyung.»
«Lo so.»
«Non sono un tipo elegante.»
«E allora? Non credo che abbia molta importanza. L'ho preso per te come promemoria di quello che hai superato. E penso che se lo indossassi di più, forse ti ricorderesti di quanto– sai, di quanto sei forte.»
«È per il fatto che andrò di nuovo in terapia?»
Taehyung sospira contro il suo collo. «No, ma riguarda un po' quello che hai detto mentre ne parlavamo. Sul fatto che non ti rendi conto del perché ti amo.»
«Taehyung...»
«Non sto cercando di importi nulla. Voglio solo aiutarti come posso. E l'orologio faceva parte del mio tentativo di aiutarti.»
«Taehyung», dice sinceramente Jungkook, «se non avessi te la mia vita non sarebbe nemmeno una minima parte di quella che è ora. Mi aiuti già abbastanza, credimi.»
«Quindi lo indosserai?»
Jungkook solleva Taehyung un po' più in alto sulla sua schiena. «Favore numero trecentododici.»
«Vedi, adesso so che quello l'abbiamo già usato», si lamenta Taehyung. Bacia la nuca di Jungkook, le dita intrecciate sul petto di Jungkook. «Ma grazie.»
Dopo essere tornati a casa e aver fatto la doccia, Taehyung porta Yeontan a fare una passeggiata veloce, mentre Jungkook va in camera da letto e prende la scatola dell'orologio dal ripiano più alto dell'armadio. Non scherzava quando diceva che era davvero di lusso; anche la scatola sembra più costosa di quasi tutto ciò che Jungkook possiede.
Quando la apre gli viene un groppo in gola, l'orologio gli brilla davanti agli occhi. Si costringe a prenderlo e lo gira per esaminare l'incisione sul retro. Blue in Green. Ricorda il giorno in cui Taehyung glielo ha regalato. Quando l'ha scartato, Taehyung ha detto "andiamo avanti a testa alta", con quel suo dolce sorriso.
Jungkook non merita di indossarlo, e non solo perché costa circa cinque mesi di affitto.
Avanti a testa alta, ha detto Taehyung. Non è questo il modo in cui stanno andando le cose adesso, e lui lo sa bene.
In apparenza, vanno meglio. Parla con sua madre, sta per sposarsi, tutto ciò che riguarda il suo ex capo è un lontano ricordo. Ma in realtà, nel profondo, sente qualcosa montare in lui. E lui la sta nascondendo, a causa del matrimonio e del tour, mentre tutti sono felici, ma lui la sente.
Non aiuta il fatto che, mentre le questioni familiari vanno bene, tutte le sue amicizie vadano a rotoli. Ha davvero bisogno di chiamare Yoongi; è passata quasi una settimana. Non può ancora nemmeno pensare di parlare con Jimin, non dopo quello che ha visto. E ora Jin e Namjoon stanno litigando, anche se per una cosa stupida e di poco conto, e tutto questo è davvero troppo, in questo momento.
Non merita di indossare questo orologio. Proprio come non merita Taehyung.
Quando sente la porta d'ingresso aprirsi, se lo infila frettolosamente al polso. Per tenersi alla larga dalla terapia almeno fino a dopo il matrimonio e il tour, deve fingere ancora per un po'. Di sicuro ha fatto abbastanza pratica.
«Oh, tesoro», dice Taehyung quando Jungkook entra nel soggiorno. «È bellissimo.»
«Sì?»
«Sì, mi piace molto su di te.»
A Jungkook viene da ridere per l'improvvisa agitazione di Taehyung. Lui se ne sta letteralmente lì impalato e Taehyung sembra pronto a saltargli addosso. È davvero, davvero adorabile.
Ma Jungkook non ha tempo di punzecchiarlo: devono andare a pattinare sul ghiaccio con la famiglia Jeon. Jungkook è nervoso, mentre Taehyung guida fino alla pista di pattinaggio. È preoccupato soprattutto per Yuna, che sua madre non sia così entusiasta come dovrebbe. O che a Yuna piaccia troppo sua madre.
Quando arrivano, Yuna è già sul ghiaccio a pattinare con il padre di Jungkook. Jungkook lo nota e lo saluta. È piuttosto affollato, quindi Taehyung si offre di fare la fila per i pattini mentre Jungkook va a cercare la sua famiglia.
Individua per primo Junghyun, seduto a un tavolo con Ari, che continua a guardare la pista ogni due secondi.
«Penso proprio che dovrei essere lì con loro», dice Junghyun.
Ari alza gli occhi al cielo. «Lascia che si divertano.»
«Hey», dice Jungkook, sedendosi su un posto vuoto dall'altra parte del tavolo. «Ce l'abbiamo fatta.»
«Ciao, Kookie. Tuo fratello sta avendo un attacco di panico–»
«Non è vero», sbuffa Junghyun, incrociando le braccia. «È solo che... e se cade? Non è più giovane come una volta, potrebbe farsi male.»
«Chi, papà? Ci ha insegnato a pattinare, Hyun. Penso che se la caverà benissimo.»
«E se cadesse Yuna?»
«Sarei scioccato se non lo facesse», dice Ari. «Penso che tutti debbano cadere almeno una volta, non è questa la regola numero uno del pattinaggio?»
Junghyun guarda il bicchiere di plastica con la birra davanti a sé. Forse Jungkook ne dovrebbe prendere uno anche per sé.
«Non so perché sia così preoccupato», sussurra Ari a Jungkook. «Ha fatto cadere Yuna di testa quando era piccola.»
«Io– cosa... io non–» balbetta Junghyun, mentre Jungkook scoppia a ridere.
«Senti», dice Ari, accarezzando il braccio di Junghyun con fare rassicurante, «l'unica persona che devi preoccuparti di non far cadere sono io. E ho già promesso che non pattinerò. Quindi problema risolto, amore mio.»
Junghyun annuisce con forza, ma sembra ancora nervoso. Jungkook cerca di cambiare argomento.
«La mamma è già qui?»
Junghyun annuisce di nuovo. «In bagno. È venuta con papà.»
«Yuna ha già–»
«Mhmm.»
Jungkook non sa se essere sollevato o deluso di essersi perso le presentazioni. «Com'è andata?»
Junghyun beve un lungo sorso di birra, perciò risponde Ari. «È andata bene. Yuna era un po' timida, ma credo che si abituerà presto.»
«La mamma le ha portato qualcosa?»
Junghyun scuote la testa. «No. Perché, avrebbe dovuto?»
«Uhm– no, niente.» Jungkook non dovrebbe sentirsi infastidito, ma lo è.
«Sei emozionato per domani sera?» chiede Ari. «Come puoi vedere Junghyun si sta preparando.»
Junghyun diventa rosso quando Ari indica la sua birra e Jungkook adora il modo in cui lo prende in giro. A volte Junghyun è troppo duro con se stesso; lei è brava a farlo rilassare. Inoltre, Jungkook pensa che lo faccia nel modo giusto. Non come la loro mamma.
«Sì, sarà divertente. Credo che Taehyung faccia venire una trentina di persone a casa, quindi sono contento che facciamo due serate separate.»
Jungkook potrebbe invitare solo due persone alla sua festa: Jin e Junghyun. Non ha chiamato Yoongi. Ha deciso che non può farlo. Meglio rimanere all'oscuro di ciò che sta accadendo con Jimin che saperlo e perdere uno dei suoi migliori amici. O almeno, questo è ciò che dice a sé stesso.
In realtà è solo un egoista.
E chissà, con Jin e Namjoon che litigano. Forse saranno solo Jungkook e Junghyun. Non gli dispiacerebbe, in tutta onestà. Potrebbe semplicemente avvelenarsi di alcol se cercasse di competere con suo fratello, bicchiere dopo bicchiere.
«Ciao, coniglietto.»
Jungkook si gira e vede sua madre avvicinarsi al loro tavolo e, senza pensarci, si alza per abbracciarla. Si accorge di averlo fatto solo dopo, mentre si siede di nuovo. Lei si siede accanto a lui e gli sposta i capelli dietro l'orecchio.
«Dov'è Taehyung? Non viene?»
«No, è qui. Sta prendendo i pattini»
«Accidenti, questi capelli sono tutta un'altra cosa», dice sua madre, continuando a giocherellarci. Jungkook non sa bene perché glielo lasci fare. «Li terrai così per il matrimonio?»
Jungkook scrolla le spalle. Non ha prenotato nessun taglio di capelli, quindi è probabile di sì. E sembra che sua madre glielo chieda più per genuina curiosità che per velata critica, il che è una novità. Jungkook non ha nulla da ridire.
«Dovresti farti crescere i capelli così», dice Ari, dando un colpetto alla spalla di Junghyun con un sorriso. «Ti darebbero un'aria così audace».
Junghyun ride. «Tu dici? Non sono sicuro che mi starebbero bene.»
«Oh, non lo so. Stanno bene a Kookie, e comunque voi due siete praticamente gemelli.»
«Mmm», interviene la mamma di Jungkook, «direi che i lineamenti di Jungkook sono un po' più raffinati.»
«Davvero?» chiede Ari. «Penso che si assomiglino molto.»
Jungkook non riesce a capire se Ari non si sia resa conto del sottile filo di tensione che sta attraversando Junghyun, oppure se sia volutamente indifferente al commento della madre. In ogni caso, continua a mantenere un sorriso placido, ma Jungkook riesce a vedere il luccichio di qualcosa dietro i suoi occhi, come se stesse sfidando la madre a dire qualcosa di scortese.
Ma Ari non conosce abbastanza bene la mamma per capire che dire cose scortesi è ciò che le piace di più fare.
«Sai, era così, quando erano più piccoli. Ma ora che Junghyun si è lasciato un po' andare, non ne sono più tanto sicura.»
Jungkook si morde l'interno della guancia. Junghyun tiene gli occhi fissi sul tavolo, mentre solleva il bicchiere e lo scola tutto d'un fiato.
«Cosa?» Ari ride e Jungkook non sa proprio come faccia a sembrare così leggera e spensierata di fronte a tutto questo. «Non credo che sia così.» Accarezza il braccio di Junghyun finché lui non la guarda. «È ancora molto bello.»
«Grazie, amore», mormora lui, ma è evidente che è umiliato.
«Già», interviene Jungkook, desideroso di cancellare quello sguardo dalla faccia di Junghyun. «Inoltre, Hyun ha quattro anni in più di me. E ha una figlia. Se avessi un figlio avrei un aspetto di merda.»
«Due figli», aggiunge Ari.
Jungkook annuisce con foga. «Due figli, sì, esattamente. Non è giusto dire così, mamma, dai. Hyun sta benissimo.»
Jungkook non capisce perché dica cose del genere in faccia alla gente. Come se non si rendesse conto di quanto sia offensiva. Jungkook non vuole litigare, non dopo tutto quello che è successo l'ultima volta con Taehyung, ma sembra che ora lei abbia cambiato bersaglio e lui non ha intenzione di fargliela passare liscia. Ari sembra essere dello stesso parere.
«E se avessi due figli, anche tu berresti in pieno giorno?»
Jungkook guarda sua madre in modo brusco e lei alza le mani in segno di resa.
«Sto solo scherzando–»
«Non è divertente», dice Jungkook, con voce severa. «Siamo i tuoi figli.»
Il volto di sua madre è attraversato da un lampo prima che lei ceda. «Va bene, va bene. Stavo solo scherzando, ma Junghyun, mi dispiace se ho ferito i tuoi sentimenti.»
«Non c'è problema», dice Junghyun, continuando a guardare il tavolo. «Niente che tu non abbia già detto prima.»
Improvvisamente a Jungkook viene voglia di piangere.
«Vado a prendere qualcos'altro da bere», annuncia Junghyun, spingendo indietro la sedia mentre si alza.
«Vengo con te», dice Ari alzandosi per raggiungerlo.
«Ne prendi uno anche per me?» dice Jungkook, e Junghyun gli fa il pollice in su prima di stringere Ari al suo fianco.
Jungkook li guarda allontanarsi e non capisce come sua madre possa essere così cattiva con suo fratello. È una brava persona, malgrado tutto quello che ha passato. Jungkook pensa che chiunque possa constatarlo dal modo in cui tratta sua moglie e sua figlia, e non è giusto che sua madre critichi qualcosa di così superficiale come il suo aspetto fisico.
Se Jungkook deve essere onesto al cento per cento, no, Junghyun non ha l'aspetto che aveva al college. Ma ha anche trent'anni, lavora quasi ogni sera e ha una bambina esageratamente energica. Cosa si aspettava?
«Oh cielo», sospira sua madre. «Non so perché continuo a dire cose sbagliate.»
«Nemmeno io», dice Jungkook. «Non è così difficile essere gentili.»
«Ci sto provando, coniglietto.» L'irritazione nella voce di lei è sufficiente perché Jungkook si volti a guardarla. Qualcosa di incandescente affiora sulle sue labbra, ma prima che possa pronunciarlo lei continua. «Ho difficoltà con tuo fratello. So di averlo ferito in passato e sono sicura che ti ha raccontato tutto. Ma anche lui mi ha ferito.»
«Perché, perché non era il figlio perfetto che volevi? Di chi pensi che sia la colpa, mamma?»
Sua madre alza un sopracciglio e Jungkook si costringe a fare un respiro profondo.
«Senti, forse Hyun non era una brava persona all'epoca. So che l'ho pensato anch'io. Ma ora è una brava persona e credo che, se vuoi tornare a far parte di questa famiglia, devi stare anche con Hyun. E– e amarlo, ed essere orgogliosa di lui–»
«Signora Jeon, salve!» Jungkook si interrompe quando Taehyung appare dietro di loro, con due paia di pattini in mano e un sorriso smagliante sul volto. «È bello rivederla.»
«Anche per me, tesoro. Ti sono piaciuti i cupcake?»
Taehyung arrossisce. «Molto, sì.»
«Bene.»
Taehyung solleva i pattini e fa l'occhiolino a Jungkook. «Che ne pensi, tesoro?»
Jungkook potrebbe decidere di fare l'amore con lui su questo tavolo, qui e ora.
«Sì, sono pronto.»
«Signora Jeon, oggi pattina?»
La madre di Jungkook scuote la testa. «No, no, è sempre stata una cosa di mio marito. Ha insegnato ai ragazzi a pattinare.»
Jungkook non le dice che non è più suo marito. Ma si permette di pensarlo. È stata semplicemente una stronza con Junghyun. Jungkook pensa che Ari avrà il suo bel daffare, visto che anche lei rimarrà seduta fuori dalla pista. Ma ha fiducia che sarà in grado di resistere. Non perde il controllo quando si tratta delle persone che ama, Jungkook ne è stato testimone. E pensa che Junghyun potrebbe aver bisogno di molto amore per superare questa situazione, da parte di tutti.
È strano che sia Jungkook a odiare la mamma, ma che sia Junghyun ad avere un problema con lei.
Non voleva me, perché voleva te.
Si allacciano i pattini e Taehyung gli tiene stretto il braccio mentre camminano verso l'ingresso della pista. All'inizio Taehyung barcolla un po', ma ritrova l'equilibrio abbastanza in fretta, così Jungkook lo lascia andare una volta entrati in pista.
Sono anni che non pattina, ormai. L'ultima volta che ricorda di esserci andato è stato con Jimin; un terribile appuntamento a quattro che Jungkook ha realizzato essere tale solo alla fine della serata, quando il ragazzo con cui doveva far coppia ha provato a baciarlo. È bello essere di nuovo qui, e ricorda perfettamente tutti i movimenti, mentre scivola sul ghiaccio con vertiginosa disinvoltura. Lui e Taehyung dovrebbero farlo più spesso, pensa.
Si gira appena in tempo per vedere Taehyung cadere di schiena.
Jungkook sfreccia subito verso di lui, ma Taehyung sta già ridacchiando tra le sue mani guantate. «Stai bene?»
«Sì. Ho solo perso l'equilibrio per un attimo.»
Jungkook fa forza sulle gambe e si abbassa per aiutare Taehyung a rialzarsi. «Mio padre è lì in fondo, se vuoi andare a salutarlo.»
«Certo, sì.»
Jungkook si gira e riparte. È davvero una bella sensazione. Raggiunge la metà della pista prima di volgere lo sguardo indietro per sorridere a Taehyung.
Solo che Taehyung è tornato al punto di partenza, di nuovo col sedere per terra.
Jungkook aggrotta le sopracciglia e torna indietro, pattinando svelto per poi frenare dolcemente e tendere la mano a Taehyung perché possa afferrarla. «Che è successo?»
«Sono caduto di nuovo.»
«Lo vedo.»
«Bene, sto bene.» Taehyung si sfrega i jeans, storcendo il naso per la chiazza umida che si sta già scurendo sul retro. Jungkook è abbastanza gentile da non fare commenti. E poi, il rossore sulle guance di Taehyung lo distrae molto di più.
Jungkook grugnisce quando sente qualcosa sbattere contro la sua gamba e affonda i pattini nel ghiaccio per restare in piedi. Taehyung si aggrappa con una mano alla ringhiera per non cadere. Di nuovo.
«Koo!»
Jungkook guarda da una parte all'altra, fingendosi confuso. «Chi ha parlato?»
«Io!»
Jungkook guarda Taehyung. «Hai sentito?»
«Sono io, zio Koo!» Yuna gli tira la giacca. «Qui giù.»
Jungkook finalmente abbassa lo sguardo e vede Yuna abbracciata alla sua gamba con un ampio sorriso. «Amorino», esclama, e non esita a stringerla in un abbraccio. «Dai a Koo un po' di zucchero, per favore.»
Yuna gli bacia prontamente la guancia. «Ciao, Tata», dice, salutando con entrambe le mani Taehyung.
Jungkook si scioglie sempre quando lo chiama così; non riusciva a farsi andare a genio "Taehyung" quando stava imparando a parlare, così hanno optato per "Tata" e da allora lo chiama sempre così.
Taehyung ricambia il saluto. «Ciao, piccolina. Come stai?»
«Bene. La mamma ha detto che vi sposate.»
«Ci sposiamo. Te l'abbiamo detto, ricordi?» Jungkook la fa saltellare un paio di volte. «Sarai la nostra damigella d'onore.»
«Ci sono i miei amici», dice Yuna, cambiando completamente argomento. Ormai Jungkook ci è abituato. Tempo fa Taehyung gli ha spiegato che i bimbi piccoli tendono a fare così e Jungkook ha dovuto mordersi la lingua per non fargli notare che anche lui parla allo stesso modo.
Il mio bimbo, il mio piccolino.
«Davvero?» chiede Taehyung. «Dove sono?»
«Ce n'è uno lì», dice Yuna, indicando la pista con i suoi guantini viola, «e lì... e lì... e lì... e quella è la mia amica che usa il walky, perché lei non sa pattinare, ma io sì, quindi non ne ho bisogno.»
Yuna conlcude la frase con un grande sospiro e un sorriso orgoglioso, e Taehyung sorride a sua volta.
«Hai tanti amici, vero?»
«Ah–ah.»
«E ti presenterà a tutti quanti, se non stai attento.» Il padre di Jungkook si ferma accanto a lui e si arrotola la treccia di Yuna tra le dita. «Non puoi pattinare così, tesoro; il nonno non è più veloce come una volta. Ciao, Jungkookie. Grazie per essere venuto.»
Jungkook, con Yuna tra le braccia, si lascia andare contro la mano di suo padre che gli liscia i capelli. «Di nulla.»
«Taehyung, come stai?»
«Sto bene. Non sapevo che pattinasse così bene, signor Jeon».
«Mio padre mi ha insegnato quando ero piccolo; avevamo uno stagno che ghiacciava ogni inverno proprio dietro casa del mio vicino. Era l'età della pietra, ovviamente. Quando l'ho insegnato ai ragazzi è stato in una pista di pattinaggio vera e propria.»
Jungkook sussulta quando Yuna inizia a dimenarsi tra le sue braccia e gli dà una testata sul naso. Taehyung gli fa un sorrisetto mentre la mette giù, e tutti cercano di capire cosa l'abbia fatta agitare così tanto.
«Papà!», grida lei, e Junghyun la saluta con un cenno della mano mentre si dirige verso di loro, passando intorno a gruppi di bambini e genitori fino a fermarsi davanti a loro.
«Papà», dice Yuna con tono serio, «il nonno mi sta insegnando a fare i salti.»
«Davvero?» Junghyun lancia un'occhiata al padre. «Come sta andando?»
«Bene. Ci sta prendendo la mano.»
«Triplo axel entro i cinque anni, vero?» Jungkook sorride.
«Medaglia d'oro a dodici», risponde suo padre.
Junghyun si inginocchia sul ghiaccio davanti a Yuna e prende un fazzoletto dalla tasca della giacca. «Soffia», le dice, tenendolo sotto il naso. Yuna fa come le è stato detto e fa una smorfia quando Junghyun le asciuga il moccio. «Brava, piccola.»
«Vuoi pattinare con me?» chiede, e Junghyun annuisce.
«Sono venuto qui per questo. Vuoi farmi vedere come salti?»
Il viso di Yuna si illumina di gioia e inizia a tirare la mano di Junghyun non appena lui si rimette in piedi. «Vieni, papà, vieni a vedere!»
«Ci vediamo dopo», dice Junghyun. «Kookie, la tua birra è sul tavolo.»
«Oh, grazie, hyung.»
Lui e Yuna si allontanano pattinando e Jungkook non può fare a meno di sorridere come un idiota quando vede il modo in cui Junghyun stringe la mano di Yuna, chiaramente terrorizzato che possa cadere. Jungkook è sicuro che sia già caduta un sacco di volte con il nonno; sa che a lui è successo abbastanza spesso, quando stava imparando.
«Beh, divertitevi voi due. Io esco», dice suo padre, dandogli una pacca sulla spalla. «Taehyung, se questo qui inizia a fare lo spaccone, tu ignoralo e basta.»
«Non faccio lo spaccone», protesta Jungkook, anche se probabilmente è vero. Non può farci niente se è bravo a pattinare sul ghiaccio. E non può farci niente se gli piace sentire i complimenti di Taehyung per il suo talento. Anche se sta soltanto pattinando con un mucchio di bambini piccoli e genitori esausti.
Jungkook lascia andare suo padre senza protestare. Probabilmente Ari è da sola con sua madre e Jungkook ha il vago sospetto che lei stia facendo un mucchio di domande super invadenti sul bambino. Suo padre sarà probabilmente un buon intermediario; trova Ari estremamente divertente. «Una boccata d'aria fresca», ha detto la prima volta che si sono incontrati.
«Ok», dice guardando Taehyung. «Sei pronto?»
«Mhmm.»
Taehyung lascia la parete e–
«Che– amore, ma che?»
Taehyung si acciglia, di nuovo sdraiato sul ghiaccio, e fa spallucce. «Credo di essere una schiappa a pattinare sul ghiaccio.»
«Credo che tu abbia ragione», dice Jungkook, chinandosi per aiutarlo a rialzarsi. «Pensavo che potessi farcela.»
«Anch'io», confessa Taehyung. «Ma non lo faccio da tanto. Credo di aver dimenticato come– oh, porca vacca–»
Jungkook non è abbastanza veloce da afferrarlo quando il pattino gli scivola via da sotto i piedi, così Taehyung stramazza al suolo, sbattendo sul ghiaccio con un urlo senza fiato. Jungkook si inginocchia accanto a lui con un cipiglio preoccupato.
«Non sei proprio capace.»
«Sembri scioccato. Quando mai sono stato in grado di fare qualcosa di sportivo?» chiede Taehyung, e Jungkook presume che non abbia tutti i torti.
«Solo... fammi dare un'occhiata ai tuoi pattini». Taehyung allunga le gambe in modo che Jungkook possa vedere. «Oh, ecco perché. I lacci non sono abbastanza stretti.»
Taehyung aspetta pazientemente che Jungkook glieli regoli e poi accetta di nuovo il suo aiuto per rimettersi in piedi. Ci riesce a malapena prima di provare ad avanzare e sbattere immediatamente contro il muretto. Forse non è colpa dei pattini, dunque.
Jungkook lo guarda, con la bocca aperta per lo stupore nel vedere quanto Taehyung sia negato in questa cosa. Taehyung si aggrappa con determinazione alla sbarra.
«Non ci riesco», decide. «Resto qui aggrappato al muretto.»
«Cosa– piccolo, no. Siamo qui per pattinare, perciò pattiniamo.»
«Peccato che io non ci riesca, Jungkook. O forse non mi hai appena visto cadere otto volte di fila?»
«Che ne dici di uno di quei cosi che ti aiutano a pattinare? L'amica di Yuna lo sta usando.»
Taehyung lancia a Jungkook un'occhiata letale. «Preferirei leccare la pista piuttosto, grazie.»
Jungkook non riesce a trattenere le risate e tira leggermente il braccio di Taehyung. Taehyung per poco non strilla e scaccia via la sua mano. «Mi fai cadere di nuovo.»
«Tienimi la mano», dice Jungkook, mantenendo un tono dolce e incoraggiante. Vuole davvero che Taehyung pattini con lui, anche se è un disastro. «Non permetterò che accada nulla di brutto, te lo prometto.»
«Oh, certo», ribatte Taehyung, «perché tenermi per mano mi impedirà di– merda!»
Jungkook riesce a malapena a mettere un braccio intorno alla vita di Taehyung e a impedirgli di cadere ancora una volta col culo per terra, ma Taehyung continua a roteare freneticamente le braccia e Jungkook deve sforzarsi di non ghignare per la sua espressione impanicata.
«È orribile», dichiara Taehyung, dopo essersi rimesso in piedi stringendo gli avambracci di Jungkook. «Orribile, orribile, orribile, non posso credere che abbiamo accettato di–»
«Zio Koo! Koo, mi hai visto?»
Jungkook si gira con grazia per vedere Yuna che si fa strada verso di loro, un po' traballante ma molto meglio di Taehyung, che emette un guaito strozzato quando il movimento di Jungkook lo fa sbandare lontano dal muretto.
«Piega un po' le ginocchia», gli dice Jungkook, prima di dedicare a Yuna la sua attenzione. «Ho visto cosa, tesoro?»
«Ho saltato!»
«Davvero? È fantastico!»
«Tata, hai visto?»
Taehyung sta fissando i suoi piedi, tenendo ancora le braccia di Jungkook strette in una morsa, ma per qualche motivo sta di nuovo perdendo l'equilibrio. «Jungkook», lo avverte, «Jungkook, sto per cadere di nuovo.»
«No, non cadrai», dice Jungkook mentre li guida di nuovo verso il muro. Taehyung si lascia tenere tra le braccia di Jungkook e arrossisce immediatamente quando Jungkook lo stringe a sé, bloccandolo.
«Che c'è?» Jungkook alza un sopracciglio alla vista del respiro tremante di Taehyung. «Non posso farti cadere di nuovo.»
«Non puoi nemmeno farmi diventare duro davanti a tua nipote», sussurra Taehyung, e ora è Jungkook ad arrossire.
«Tata», ripete Yuna, prima che Jungkook possa replicare. «Hai visto?»
«È stato davvero bello, Yuna. Puoi rifarlo?»
«Ah–ah!»
Yuna torna da Junghyun pattinando, e Taehyung impreca sottovoce. Jungkook sente le sue cosce tremare mentre si sforza di rimanere in piedi.
«Rilassati», dice Jungkook. «Fai un respiro profondo e concentrati sull'equilibrio. Stringi gli addominali.»
«Non li ho.»
«Sì, invece», dice Jungkook ridendo. «Tutti ce li hanno. Proviamoci ancora una volta.»
«Davvero non posso cadere di nuovo», risponde Taehyung, con un sospiro stanco. «So di avere quasi trent'anni, ma questo mi fa sentire ancora più vecchio.»
«Non cadrai», gli promette Jungkook. «E se cadi, cadiamo insieme, che ne dici?»
«Oh, puoi scommetterci che ti trascino giù con me, Jeon.»
Jungkook infila affettuosamente un dito nella guancia di Taehyung. «Ora faccio un passo indietro. Reggiti alle mie mani.» Taehyung sembra vagamente terrorizzato mentre Jungkook inizia a pattinare all'indietro con movimenti lenti e regolari, praticamente trascinando Taehyung sul ghiaccio. «Non guardare giù», gli consiglia Jungkook. «Ti farà perdere l'equilibrio. Ecco, guarda me.»
A Jungkook si blocca il respiro in gola quando Taehyung solleva la testa e lo guarda in modo così serio e fiducioso.
«Non lasciarmi», lo supplica Taehyung.
«Non lo farò.»
Riescono a fare un giro incerto e traballante intorno alla pista e Jungkook è quasi certo che gli verranno dei lividi per la forza con cui le dita di Taehyung gli stanno scavando i polsi. Anche se non cambierebbe questa situazione per nulla al mondo. C'è qualcosa nel modo in cui Taehyung si stringe a lui che fa sentire Jungkook più utile di quanto non lo sia stato da settimane. Utile non è la parola giusta, pensa. Affidabile. Stabile. Qualcuno di cui Taehyung possa fidarsi. E Jungkook sente che se Taehyung può fidarsi di lui, allora forse anche lui può fidarsi di se stesso.
«Che c'è?» chiede Taehyung, una volta che hanno superato la curva e sono tornati a pattinare in linea retta.
«Cosa?»
«Perché mi guardi in quel modo?»
«Come ti guardo?»
Lo sguardo di Taehyung si abbassa sui suoi pattini, ma Jungkook è veloce a fargli sollevare di nuovo il viso. La guancia di Taehyung è gelida, gli occhi spalancati mentre torna a guardare Jungkook.
«Come... non lo so», cerca di spiegare Taehyung. «Mi stai fissando.»
Jungkook fa scorrere il pollice sulla guancia di Taehyung. «Ti amo tantissimo, cazzo.»
Taehyung sbatte le palpebre. «Ti... ti amo anch'io.»
«Dico sul serio, piccolo.»
«Anch'io.» Taehyung inarca un sopracciglio. «Stai bene?»
«Sto bene. Sto benone.»
«Sei sicuro– ah, aiuto!»
Jungkook non batte ciglio quando Taehyung si dimena, oscillando in avanti e colpendo il suo petto prima che entrambi cadano sul ghiaccio. A Jungkook manca l'aria nei polmoni, ma avere Taehyung addosso non è poi così male. Seppellisce il viso tra i capelli di Taehyung e ride non appena riesce a riprendere fiato.
«Piccolo, sei proprio negato.»
«È quello che ho cercato di dirti finora», piagnucola Taehyung.
«Tutto bene qui?»
Jungkook alza lo sguardo e vede Junghyun in piedi sopra di loro, con Yuna accanto. Lei gli tira la mano e lui la solleva in modo che lei possa piroettare sotto di essa.
«Esibizionista», sussurra Taehyung, e questo sembra far risvegliare Jungkook.
«Stiamo bene», riesce a dire, «stiamo alla grande. Taehyung è solo un po'–»
«Non fa per me», dice Taehyung a Junghyun. «Penso che Ari abbia fatto proprio bene a non farsi coinvolgere.»
Jungkook solleva la testa quanto basta per dare un bacio a Taehyung, ignorando il grido di disgusto di Yuna.
Riesce a tirar via Taehyung dal ghiaccio senza ulteriori cadute, il che è già di per sé un miracolo, e lo porta in salvo al loro tavolo dove ci sono i suoi genitori e Ari. Taehyung lo esorta a tornare sulla pista, insistendo sul fatto che starà bene. Jungkook lo saluta con la promessa sussurrata di fargli un massaggio sul sedere più tardi, nel caso in cui dovesse fargli male, e riceve in risposta un adorabile rossore sulle sue guance.
Trascorre il resto del pomeriggio a pattinare con Yuna e Junghyun, e anche con suo padre, quando torna sul ghiaccio. Jungkook vuole parlare con Junghyun di ciò che ha detto la mamma, ma Junghyun non gliene dà la possibilità, perché resta sempre accanto a Yuna o coinvolge il padre nella conversazione. Jungkook sente di doversi scusare per il paragone che la mamma ha fatto tra di loro. Non avrebbe mai voluto una cosa del genere e teme che Junghyun nutra del risentimento nei suoi confronti, come gli ha detto di aver fatto in passato. Jungkook non pensa di poter perdere di nuovo suo fratello, soprattutto non adesso.
Ma Junghyun lo saluta lo stesso con un abbraccio da orso e gli promette di rivedersi domani, perciò Jungkook pensa di poter stare tranquillo. Taehyung ha bisogno delle sue attenzioni quando tornano a casa, perché per quanto ci abbiano scherzato su, Taehyung ha davvero dei lividi sul sedere. Jungkook è più che felice di partecipare al processo di guarigione, per il resto della notte.
E per tutta la mattina, fino a quando Taehyung non lo spinge finalmente fuori dal letto con abbondanti risate intorno a mezzogiorno, in modo che possa iniziare a prepararsi per il suo addio al celibato. Jungkook non deve fare altro che presentarsi al bar di Junghyun, quindi rimane a letto per un altro paio d'ore dopo che Taehyung se n'è andato. Non ha ancora chiamato Yoongi.
Taehyung non ha detto nulla su Jimin, e Jungkook pensa che, in tutto il marasma che c'è stato a casa di Lolly e nella sua famiglia, deve essergli passato di mente che Jimin se la fa con il suo capo. Forse non è così, pensa Jungkook. Non sai cosa hai visto.
Non sa bene cos'altro potrebbe significare.
Con un po' di timore si reca al bar di Junghyun. Riesce a vedere l'auto di Jin nel parcheggio, il che è confortante, ma non c'è Yoongi. La cosa gli fa molto più male di quanto si aspettasse.
Ma quando entra Junghyun gli fa l'occhiolino da dietro il bancone e gli versa un bicchiere di whisky, il dolore si attenua.
«Alla tua ultima settimana di libertà», dice Jin, brindando con il suo bicchiere. «O come cazzo dice la gente.»
«Sì, beh, non stanno per sposare Taehyung», sottolinea Jungkook. «Fanculo la libertà, sinceramente.»
Jin gli sorride. «Sei proprio un romanticone.»
Junghyun si ferma al loro tavolo con un boccale di birra. «Devo solo finire un'ultima cosa e poi sono fuori servizio.»
«Ok», dice Jungkook. «Non c'è fretta, Hyun.» Sa che Junghyun sta cercando di lavorare il più possibile; con un altro bambino in arrivo le sue spese aumenteranno di molto.
«Come vanno le cose con tua madre?» chiede Jin, dopo che Junghyun si è allontanato. «Andate d'accordo?»
«A dire il vero, sì. È ancora una stronza, ma non quanto lo era prima.»
Jin sbuffa una risata. «Proprio quello che ogni madre vuole sentirsi dire.»
«Verrà al matrimonio.»
«Davvero?»
«Davvero. L'ho invitata io.»
Jin lo scruta dall'orlo del bicchiere. «Hai avuto un esaurimento nervoso? Sei impazzito?»
Jungkook sa che sta scherzando, ma c'è un po' troppa verità nelle sue domande. «Forse.» Si affretta a cambiare argomento. «Come va tra te e Joon?».
Jin beve un bicchiere prima di rispondere. «Non lo so, sinceramente. Ho accettato di iniziare a staccare il venerdì. Stiamo comunque cercando di assumere un altro socio, quindi potrebbe essere una buona cosa.»
«È una buona cosa. E per quanto riguarda il trasferimento?»
«Sono ancora indeciso.»
«E il tour?»
«Ancora più indeciso.»
«Voglio dire», propone Jungkook, cercando di rendersi utile, «se ci vai, dovrai prenderti delle ferie. Quindi questo potrebbe significare lavorare ancora di meno.»
Jin si limita a fare un cenno di assenso, e poi per fortuna Junghyun torna a distrarli entrambi.
Sono già a due boccali di birra quando qualcuno si ferma davanti al loro tavolo.
«Ce n'è un po' per me?»
Jungkook alza lo sguardo e vede Yoongi, con le braccia incrociate e un sopracciglio alzato. Ha un'aria abbastanza disinvolta, ma Jungkook nota l'impostazione nervosa delle sue spalle.
«Per te, amico mio», dice Junghyun, alzandosi dalla sedia per battere la mano a Yoongi sulla spalla, «ne ho un barile intero.»
«Proprio questo volevo sentire.»
Yoongi si accomoda sulla sedia accanto a Jungkook senza dire altro e si versa un bicchiere.
«Questo è l'addio al celibato più minimalista a cui abbia mai partecipato», osserva Jin. «Uno dei miei amici ha affittato uno yacht per due giorni.»
«Com'è stato?» chiede Junghyun.
«Terribile, cazzo. Dopo tre ore volevo andarmene e l'unico modo per farlo era buttarmi in mare.»
Jungkook ride nel bicchiere, contento che Jin sia qui per stemperare la tensione. La sente irradiare da Yoongi a ondate, ed è sicuro che anche Yoongi la sente provenire da lui.
Per questo Jungkook quasi si strozza quando la mano di Yoongi si intrufola nella sua sotto il tavolo per dargli una stretta decisa. Yoongi non gli tiene mai la mano; è una cosa da Jimin. Ma sono sposati, quindi probabilmente ha acquisito qualche sua abitudine.
Jungkook ha paura che non saranno sposati ancora per molto.
Riesce però a capire cosa Yoongi sta cercando di dirgli. Mi dispiace.
Jungkook ricambia la stretta. Dispiace anche a me.
Non hanno mai avuto bisogno di parlare molto, loro due.
Vuole chiedere di Jimin, naturalmente, ma non lo farà finché Junghyun e Jin sono ancora seduti di fronte a loro. Così continua a bere e ad ascoltare le stupide storie di Jin sulla pesca e quelle ancora più stupide sui dentisti, anche se per poco non piange dalle risate quando Jin racconta di una bambina che cercava di staccargli le dita a morsi perché era convinta che le avrebbe "rubato tutti i denti".
Jungkook pensa di essere bravo a fingere di stare bene. E lo è, perché è insieme a suo fratello e ai suoi amici e tutti ridono e si divertono. Quindi non capisce perché non dovrebbe star bene, così come non capisce perché si è svegliato di nuovo piangendo nell'ultimo mese.
Vorrebbe stare bene. Ma per qualche motivo non ci riesce.
Ma non può dirlo a nessuno, non prima del matrimonio. E del tour.
L'orologio di Taehyung è pesante sul suo polso, un costante e scintillante promemoria. Avanti. A testa alta. Non può indietreggiare, non adesso.
Mentre Jin e Junghyun sono abbastanza ubriachi da sfidarsi in una patetica partita a biliardo, Jungkook ha finalmente la possibilità di parlare con il suo migliore amico. Il suo migliore amico, ricorda a se stesso.
«Mi dispiace», sbotta. «Mi dispiace tanto per quello che ho detto, mi sono comportato come un coglione. E avrei dovuto chiamarti, ma–»
«Dispiace anche a me. Per averti cacciato dalla mia macchina, non avrei dovuto farlo. È solo che non... non sapevo cosa avessi davanti e–»
«Ora lo sai?» chiede Jungkook a bassa voce. Mette una mano sul braccio di Yoongi, preparato al peggio. «Yoongs, dovevi proprio finir–»
«Scusatemi, signori, sto cercando il futuro signor Kim.»
Gli occhi di Jungkook quasi gli escono dalle orbite quando Jimin si avvicina al loro tavolo con una mano dietro la schiena. Ha i coriandoli tra i capelli e sbatte le palpebre a Jungkook e a Yoongi con fare civettuolo. Jungkook è a dir poco confuso. Esterrefatto, per non dire altro.
«Cosa–»
«Hey, amore», dice Yoongi, e toglie il braccio dalla presa di Jungkook per attirare a sé Jimin. «Com'è la festa di Taehyung?»
«È divertente! C'è un sacco di gente; si sta divertendo.» Jimin fa un cenno ai coriandoli con un sorriso. «È di sicuro un evento. Ma sono stato mandato in missione dall'altro scapolo per consegnare un piccolo regalo.»
Fa l'occhiolino a Jungkook, che resta a bocca aperta. Non sa perché Jimin si stia comportando come se niente fosse. O perché Yoongi gli abbia messo un braccio intorno alla vita.
Jimin tira fuori la mano da dietro la schiena per posare una busta davanti a Jungkook. Jungkook sbatte le palpebre.
«Che cos'è?»
«Da parte di Taehyungie. Ha detto che solo Jeon Jungkook può aprirla.» Jimin agita le dita con fare drammatico prima di sedersu in braccio a Yoongi, il quale ancora le mani sui fianchi di Jimin.
Jungkook non capisce cosa stia succedendo. «Aprilo, Kook», gli dice Jimin.
Jungkook non sa cos'altro fare e apre la busta, ignorando il tremore che ha iniziato a percorrere le sue mani. Ne estrae un foglio di carta lucida, e a malapena si rende conto di ciò che vede prima di nasconderlo prontamente sotto il tavolo.
«Cosa– perché non possiamo vedere?» si lamenta Jimin. «Che cos'è?»
Jungkook si china per verificare che il suo pensiero iniziale sia corretto. Dando una seconda occhiata, riesce a vedere la scrittura di Taehyung in un angolo della foto. «Nel caso in cui avessi dei ripensamenti.»
È proprio una cosa da Taehyung. Beh, mandargli un regalino a sorpresa lo è. La foto invece non è per niente da Taehyung. È così lontana da qualsiasi cosa Taehyung abbia mai fatto che Jungkook crede di essere in stato di shock.
«Non si può vedere, mettiamola così», riesce a dire, dopo essersi schiarito la voce.
«Che significa?»
«Mi ha mandato... uh– mi ha mandato–» Jungkook spera sinceramente che Taehyung non abbia fatto stampare questa foto in un negozio.
«Non riesco nemmeno a dirlo.»
Jimin sussulta, ma Yoongi sembra ancora confuso. Jimin si china per sussurrargli all'orecchio e Yoongi fa un sorrisetto prima di dare un pugno sulla spalla di Jungkook. «Grande, Kook.»
«Cosa ci siamo persi?» Jin si avvicina al tavolo per bere una birra, e Junghyun lo segue a ruota. «Ciao, Jimin.»
«Ciao. Taehyung ha mandato un nudo a Jungkook.»
«Cosa?» strilla Jin, mentre Junghyun si limita a sghignazzare.
«Il piccolo Kookie è cresciuto.»
Jungkook arrossisce fino alle punte dei capelli e nasconde la faccia tra le mani. È così imbarazzante. Ma Taehyung è così sexy e Jungkook ha intenzione di baciarlo senza ritegno non appena si rivedranno.
«Siete solo gelosi», bofonchia.
«Ci puoi scommettere», dice Junghyun. «Vorrei che anche Ari mi mandasse una cosa del genere.»
«Che schifo», geme Jungkook.
«Credo che Joon non sappia nemmeno come si fa.»
«Che schifo.»
«Può chiedere consiglio a Taehyungie», dice Jimin, proprio quando Jungkook ritiene finalmente sicuro sollevare la testa dalle sue mani. «Visto che Taehyungie ha ricevuto tanti buoni consigli da me.»
Jungkook sbatte la testa sul tavolo. «Che schifo!»
«Va bene, lasciamo sopravvivere questo povero ragazzo», dice Junghyun. «Dobbiamo tornare a giocare, scusateci.»
«Mi devi un sacco di soldi, cazzo», sorride Jin, mentre prendono le birre e si allontanano dal tavolo.
«Junghyun», lo chiama Yoongi, che si gira con un sopracciglio alzato. «Jin è una pippa a imbucarle nell'angolo a sinistra.»
Junghyun scoppia in un ampio sorriso. «Sant'uomo!»
«Traditore!» grida Jin, ma Yoongi si limita a fare spallucce. Jungkook sente una strana sensazione di nausea nello stomaco quando le braccia di Yoongi si stringono intorno alla vita di Jimin, che si appoggia comodamente al suo petto.
Non sa come–
«Hey, Jungkook? Posso dirti una cosa?»
Lo sguardo di Jungkook si solleva di scatto verso il volto di Jimin. Sta guardando Jungkook con un sorriso gentile, ma c'è qualcosa di triste nei suoi occhi, e questo fa venire un groppo in gola a Jungkook.
«Certo– sì, dimmi, Chim.»
Jimin si sporge, azzerando la distanza tra loro, per prendere le mani di Jungkook. Jungkook è un po' troppo confuso per allontanarsi. Yoongi lo guarda in un modo che, secondo Jungkook, dovrebbe essere rassicurante. Invece il battito cardiaco di Jungkook aumenta.
«Il mio capo ha la demenza senile.»
«Il– cosa?»
Jimin annuisce. «Yoongi mi ha raccontato quello che avete visto l'altra settimana. Fuori dal suo palazzo. Ero lì ad aiutarlo perché non si ricordava come funzionasse il forno.»
Oh Dio. Hai mandato di nuovo tutto a puttane, Jeon–
«E l'ho tenuto segreto», continua Jimin, «perchè me l'ha chiesto lui. Andrà in pensione a breve ma non vuole che la gente sappia e– a volte lui mi ricorda un po' te, in un certo senso.»
«Me?»
«Non gli piace essere compatito.»
«Eccetto quando si tratta di Chim», dice Yoongi, ma Jimin si limita a scuotere la testa sorridendo.
«So cos'avete pensato. E io– uhm, penso che tempo fa mi sarei arrabbiato e avrei litigato a morte con voi, ma siamo grandi adesso, e non è così gli adulti risolvono le cose, no?»
«Ma allora perchè... i messaggi, le chiamate e le–»
«Di notte diventa confuso, molto. E so che non è il massimo della professionalità, quello che ho fatto. Ma non ha davvero nessun altro, e mi ricorda anche– sì, mi ricorda anche la nonna di Taehyung, un po'.»
Jungkook si irrigidisce. «Sì?»
«Mhmm. Sua moglie è morta un paio di anni fa e da allora è rimasto solo. A parte la– la demenza senile, è davvero molto solo. E sai che odio vedere le persone sole.»
Jungkook vede il sorriso che spunta agli angoli della bocca di Yoongi. La tendenza di Jimin a combinare incontri non è più così marcata come un tempo, ma il profondo sentimento che l'accompagna è rimasto.
«Merda, Chim, mi dispiace.»
«No, non fa niente. Ora mi rendo conto che non avrei dovuto nascondervi la cosa. Almeno non a Yoongs.»
Yoongi grugnisce in segno di assenso e seppellisce il viso tra le scapole di Jimin.
«Ne abbiamo parlato ieri sera», spiega Jimin. «Volevo sapere perché mi evitavi e poi è venuto fuori tutto.»
«Per poco non davo fuoco alla casa», dice Yoongi, ma Jungkook capisce che sta scherzando.
Jimin stringe le mani di Jungkook. «Non ho intenzione di tradire Yoongi. Te lo prometto.»
Il labbro inferiore di Jungkook vacilla e sente le lacrime pizzicargli gli occhi. «Sono proprio un coglione–»
«Kook, non lo sei. Sono io che dovrei essere dispiaciuto; ero... non so nemmeno perché l'ho tenuto nascosto, in realtà. Me l'ha chiesto lui, e poi io... non lo so. È una situazione strana in cui trovarsi.»
«Taehyung lo sapeva?»
«È stato un po' impegnato», risponde Jimin. «Con il matrimonio, il tour e tutte le faccende di famiglia. E sappiamo tutti che non è bravo a mantenere i segreti.» Jimin abbassa lo sguardo. «È così che ho scoperto che tua madre è tornata in città.»
Jungkook apre e chiude la bocca un paio di volte, non sapendo bene cosa dire. Sta ancora cercando di capacitarsi di tutta la situazione del suo capo. In fondo doveva sapere che Jimin non avrebbe mai fatto una cosa del genere, non a Yoongi. Né a nessun altro. È solo che non riusciva a vedere la cosa in modo diverso, quindi ha pensato che dovesse essere vero, a prescindere dall'indole di Jimin.
Ricorda l'ultima volta che non riusciva a vedere qualcosa in modo diverso. Quanto ha ferito Taehyung a causa di questo, e si vergogna da morire. C'è tanta ostilità nel volto di Jimin e anche in quello di Yoongi. Jungkook sa che è rivolta a sua madre, non a lui, ma lo fa comunque sentire in imbarazzo. Hai mandato tutto a puttane, Jeon.
«Kook», dice Jimin dolcemente, «non puoi.»
«Non posso– non posso cosa?»
«Lei non è come Junghyun; non è la stessa cosa.»
«Non so di cosa stai parlando.»
«Sì che lo sai.» A dirlo è Yoongi, che emette un profondo sospiro e stringe la sua presa sulla vita di Jimin. «Non possiamo impedirti di fare niente, ovviamente. Siamo solo preoccupati.»
«Non è–» Jungkook abbassa lo sguardo sul suo grembo. «So che non è una brava persona. E che non è– anche se è tornata, non è comunque– non è neppure gentile. Capite cosa intendo?»
«Ricordiamo tutto», mormora Jimin e stringe di nuovo la mano di Jungkook. «Cosa ti ha detto?»
«Niente», risponde sinceramente Jungkook. «Ed è questo che... è questo che rende tutto difficile, perché– Hyun mi ha detto– ha detto che lei ha sempre voluto che io stessi con lei, invece che con papà. E che lo vuole ancora. Ma non è– è stata così cattiva con Hyun, e io non... non lo so. Non so niente. Ma non posso semplicemente non rivolgerle la parola; è tornata insieme a mio padre e ha conosciuto Yuna e verrà al matrimonio–»
«Verrà al matrimonio?» chiede Jimin. «Kook, sei impazzito?»
«No, affatto. Lei– io– per quanto ci abbia ferito, lei– credo che ci stia provando. E io– se ho dato a Hyun questa possibilità, allora devo darla anche a lei.»
«In realtà non è che–» esordisce Jimin, ma Yoongi lo zittisce con un bacio sulla spalla.
«Non vogliamo che tu soffra, Kook.»
«Nemmeno io. Ma sento che a questo punto se non faccio un tentativo con lei finirò per perdere quello che ho già.»
«Intendi tuo padre e Junghyun? Sceglierebbero te all'istante, lo sai», dice Yoongi, e Jimin annuisce con forza.
Ma Jungkook scuote la testa. «Lo so. Ma è solo che... Hyun vuole che lei sia presente quando nascerà il bambino–»
«Anche se lo tratta di merda.» Jungkook aggrotta le sopracciglia a Jimin, che ricambia il cipiglio. «L'hai detto tu stesso.»
«Mio padre», continua Jungkook, decidendo di ignorarlo. È fin troppo vero, è questo il problema, e lui era sincero riguardo a ciò che ha detto a Yoongi l'altra settimana. Non può starsene qui a parlare male di sua madre con loro, perché poi inizierebbe ad arrabbiarsi. E non dovrebbe arrabbiarsi, se vuole superare il matrimonio e poi il tour. «Mio padre– lui è davvero... non lo so neppure. La ama? Non lo capisco, ma... Non posso chiedergli di annullare quella parte di sé, capisci? E sento che... si merita qualcosa di buono. Anche se non è... buono per me».
«Non stai bene?» chiede subito Yoongi. «Non c'è alcun problema se così fosse.»
Jungkook gli fa un sorriso tirato; lui e Junghyun a volte condividono lo stesso cervello, e non solo per quanto riguarda il bere.
«Sto davvero bene in questo momento.» Bugia.
«Immagino che tu ne abbia parlato con Taehyung», dice Jimin, e Jungkook annuisce.
«Sì. Ma... lui vuole che io cerchi di far funzionare le cose con lei. Ma allo stesso tempo insiste perché io torni in terapia, ed è come se– come se mia madre fosse l'unica ragione per cui dovrei farlo.»
«Non lo capisce?»
«Io– beh, credo che lo capisca. Ma non vuole che io senta di avere dei rimpianti se allontano mia madre prima di averle dato davvero una possibilità.»
Jimin fissa le loro mani ancora unite. «Ma quante occasioni ha già avuto? Tutti i compleanni, il diploma e la laurea a cui non è venuta, e– senti, ti ricordi di quando ha cambiato numero? Perché io sì, Kook. Ricordo di essere stato con te in camera tua mentre piangevi a dirotto perché non avevi più modo di parlarle, e–»
«Chim», interviene Yoongi con dolcezza, massaggiandogli la schiena, «ha capito.»
Jungkook ha capito fin troppo bene, perché deve sbattere forte le palpebre per impedire alle lacrime di affiorare. Non dimenticherà mai quella sensazione, quando chiamò sua madre al cellulare e sentì che il numero non era più attivo. La consapevolezza che lei lo aveva abbandonato.
«Ma Hyun ha fatto la stessa cosa», sussurra. «L'ha fatto. Anche lui mi ha abbandonato, ma poi è tornato e io l'ho fatto tornare nella mia vita. E– Cristo, mi ha cambiato la vita. E ha cambiato anche la sua, e io– se nostra madre riuscisse a– a fare anche solo una minima parte di tutto ciò... Non vale la pena di provarci almeno?»
Yoongi e Jimin si scambiano un'occhiata, così Jungkook si affretta a continuare. «E sono il primo a dire che non è perfetta. Proprio ieri volevo ucciderla e ha ancora molta strada da fare, soprattutto con Junghyun, ma credo che questa volta... ci stia provando. Ci tiene davvero a Taehyung e–»
«Ah, ecco la risposta», dice Yoongi, e Jungkook arriccia il naso, disorientato.
«Cosa?»
«La chiave del tuo cuore. Taehyung.»
Jungkook arrossisce. «Credo di sì, sì. È solo che Taehyung è il mio cuore.»
Si guardano per un lungo momento, finché Jungkook non si rende conto di ciò che ha detto. Allora diventa ancora più rosso, mentre Yoongi finge di vomitare sul tavolo e Jimin squittisce sulla sua spalla.
«È così carino!» grida Jimin. «Oddio, Kook, aspetta che venga a sapere quello che hai appena detto.»
«No, ti prego», implora Jungkook. Taehyung pensa già che sia un romanticone sdolcinato, e Jungkook, che ha un fottuto braccio tatuato, deve salvare almeno un po' la sua reputazione.
«Troppo carino», ripete Jimin. «Sto per morire, siete terribilmente carini.» Di colpo ha un sussulto. «Dovreste dirlo nelle vostre promesse, dico sul serio.»
Jungkook seppellisce la testa tra le braccia e vorrebbe sprofondare nel pavimento.
Il resto della sua "festa" prosegue bene. Sapere che Jimin e Yoongi stanno bene è un macigno che si è tolto dalle spalle, più di quanto possa immaginare. E anche sapere che Jimin sia ancora la persona che è sempre stato, leale e premuroso e così fottutamente divertente, anche dopo che Jungkook ha bevuto abbastanza birra da offuscare tutto il resto. Jimin sta discutendo con il barista affinché gli lasci scegliere la musica che vuole, cercando di convincerlo che "lavora alla radio". Continua a ripetere il suo stupido slogan, ma il barista non lo calcola minimamente.
(«La conosci», piagnucola Jimin, sporgendosi dal bancone. «Sono Jimin – nelle vostre orecchie per questa sera e nel vostro cuore per sempre. Sono io!»
«Jeon, questo qui sta con voi?»).
Junghyun deve andare a prelevare Jimin, trasportandolo al tavolo come un pompiere e facendo morire Jungkook dalle risate. Jimin sembra così piccolo, appeso alla spalla di Junghyun. E così arrabbiato. Sembra Yeontan, si rende conto Jungkook, e lo trova così divertente che non riesce a smettere di ridere neppure per dirlo a Yoongi, che sembra leggermente preoccupato.
Quando escono dal bar (ovvero: quando vengono educatamente sbattuti fuori), Jin ha perso sette partite a biliardo e deve a Junghyun una somma di denaro non precisata, che decide di ripagare in massaggiagengive per il nuovo bambino. Al che Jungkook quasi si mette a urlare, perché sta per diventare di nuovo zio.
Mentre tutti aspettano i rispettivi passaggi (Ari per Junghyun, taxi per tutti gli altri) Jungkook riceve un messaggio da Taehyung che richiede a lui e al resto del gruppo due minuti buoni per essere decifrato.
heyyyyyy
tesoero
tiamooiiitiamoieetiamo
dormo dalle mie scodelle
scodelle
SCODELLE
porca patella
paletta
ci vediamo dmoani
ti amo
mmmwaaahhhh
bacini
hai viisto la mia fotoo
«Lo chiamo», dichiara Jungkook, che viene prontamente fermato da Jin e Junghyun, mentre Jimin gli strappa di mano il telefono.
«La prima regola di un addio al celibato è che non c'è il fidanzato», dichiara Jimin, indicando Jungkook con fare severo. È un po' ubriaco a giudicare da come oscilla sui suoi piedi, ma Jungkook non è in condizioni migliori.
«Ma io lo amo», si lamenta Jungkook. «Il mio fidanzato jazz.»
Il suo telefono suona nella mano di Jimin, che trova la forza di liberarsi dalla presa di Jin e Junghyun. C'è un motivo se va in palestra. Sbircia oltre la spalla di Jimin per vedere cosa gli ha mandato Taehyung.
ne vuoi un'altra!
?
ti amo tesoeoro
Jungkook sorride così tanto che gli occhi quasi gli si chiudono. Dio, quanto ama Taehyung.
Il suo telefono squilla di nuovo.
ciaoooooo 😉
E poi all'improvviso compare una foto.
Jungkook emette un rumore a metà tra un urlo e un sussulto e strappa il telefono a Jimin.
«Non l'ho vista», giura Jimin, rosso fuoco. «Non ho visto niente.»
Jungkook dà un pugno sul braccio di Jimin, che squittisce indignato e si gira per rannicchiarsi contro il petto di Yoongi per sicurezza. Yoongi gli bacia la fronte e lo allontana dalle manate roteanti di Jungkook, impacciato da tutta la birra e il whisky che ha bevuto ma animato dalla giusta rabbia.
«Il mio fidanzato jazz», ringhia. «Mio.»
«Siamo davvero ubriachi», dice Jin, e questo riassume bene la situazione.
L'auto di Ari si ferma sul marciapiede qualche minuto dopo e lei abbassa il finestrino con un gran sorriso.
«Hey, ragazzi. Sono venuta a prendere quel boccale di birra vivente laggiù.» Indica Junghyun, che diventa tutto rosso malgrado stia sorridendo.
«Forza, bellezza.»
Jungkook potrebbe sciogliersi all'istante: è così che saranno lui e Taehyung tra qualche anno?
Junghyun riesce a sembrare piuttosto figo, appoggiandosi alla fiancata dell'auto e chinandosi per baciare Ari. Sembra molto meno figo quando inciampa verso il lato del passeggero, e Jungkook potrebbe davvero pisciarsi addosso per quanto sta ridendo.
«Sì, sì», esclama Junghyun, ora al sicuro all'interno dell'auto. «Ridete del ragazzo che vi ha fatto bere gratis!»
«Ti voglio bene, Hyun!» grida Jungkook, un tantino troppo forte per essere le due del mattino. «Miglior fratello di sempre!»
Ari avvia il motore salutandoli e Jungkook intravede il grande sorriso di Junghyun, il cui naso si arriccia proprio come quello di Jungkook. La mamma ha ragione a dire che non si assomigliano in tutto e per tutto. Junghyun arriccia il naso solo quando è davvero, davvero, davvero felice.
Anche Jungkook non riesce a smettere di sorridere, anche quando Jin lo prende in giro dicendo che c'è ancora tempo per sistemare i suoi denti da coniglio prima del matrimonio. Pochi minuti dopo anche Jin viene riaccompagnato a casa, con un nuovo livido sul braccio a causa dello schiaffo irritato di Jungkook.
«Kook, resta da noi stasera», lo supplica Jimin, appendendosi al braccio di Yoongi. «Tu, io e Yoongs, come ai vecchi tempi.»
«Forse dovrei tornare a casa mia–»
«Taehyungie non è nemmeno a casa», lo interrompe Jimin. «È già da sua sorella, quella sullo sfondo è la tenda della doccia–»
«Lo sapevo che l'avevi vista!» sbotta Jungkook, indicando Jimin con aria accusatoria.
Jimin si nasconde dietro Yoongi per proteggersi. «Non ho potuto fare altrimenti! È molto attraente, se questo ti fa sentire meglio!»
Jungkook si limita a emettere un lamento. Quando arriva il taxi, si schiaccia contro la fiancata dell'auto e inclina il telefono per poter vedere di nuovo la foto. Taehyung è molto attraente. Jungkook non immaginava che potesse far sembrare così belli i suoi amati pantaloni del pigiama con i cuoricini, ma a Taehyung piace sorprenderlo nei modi migliori.
Jungkook accetta di rimanere a dormire da Jimin e Yoongi, solo perché sa che suo padre si è fermato a casa sua stanotte per prendersi cura di Yeontan. Cerca di protestare quando Yoongi si offre di dormire sul divano, ma Yoongi non lo ascolta.
«Non riuscirò a dormire con questo che mi ridacchia nelle orecchie tutta la notte», dice, indicando Jimin con un cenno della testa. Puntuale, Jimin soffoca una risata nascondendosi con le mani. «Voi restate qui, io voglio solo andare a dormire. Ci vediamo domattina, Kook. Spero che tu abbia passato una buona serata.»
Jungkook è ubriaco, ma è abbastanza cosciente da sembrare sincero quando risponde. «Ho passato una bella serata. Grazie, Yoongi. Per tutto.»
Una volta che Yoongi scompare sulle scale, Jimin trascina Jungkook in camera da letto in modo che entrambi possano buttarsi a faccia in giù sul letto. Jungkook si toglie i jeans e li getta sul pavimento con un grugnito; è troppo andato per cercare di infilarsi nel minuscolo pigiama di Jimin. Jimin sembra propenso a seguire la stessa strada, sdraiandosi accanto a Jungkook e sbattendo le palpebre verso il soffitto.
«Dovremmo lavarci i denti.»
«Io non mi muovo», dichiara Jungkook.
«Non sembra una buona idea», insiste Jimin. «Il nostro amico è un dentista.»
Jungkook si gira su un fianco per guardare Jimin. «Pensi che Jin non si lavi i denti ogni tanto?»
Jimin ricambia lo sguardo e improvvisamente entrambi scoppiano a ridere, con le lacrime che sgorgano dagli angoli degli occhi mentre si stringono l'uno all'altro. Il fatto che Yoongi voglia dormire al piano di sotto comincia ad avere un senso.
Quando si ricompongono, Jungkook sorprende entrambi avvicinandosi e seppellendo il viso nel collo di Jimin.
«Kook?»
«Mi dispiace di aver pensato che lo stessi tradendo.»
«Cosa– oh, non c'è problema.»
«Invece c'è. Non avrei dovuto– sei il mio migliore amico. E avrei dovuto sapere–»
«Ma dopotutto ti sei basato su quello che hai visto–»
«Chim, lascia che mi scusi con te, cazzo», Jungkook mette il broncio. «Mi sento così orribile.»
C'è una breve pausa e Jungkook sente le dita di Jimin aggrovigliarsi tra i suoi capelli, giocandoci mentre parla. «Anch'io mi sento orribile. Non mi ero reso conto di quanto stessi ferendo Yoongs, non prima che me lo dicesse lui. E io... non lo so. Noi diciamo sempre che sei tu quello che ha un caratteraccio, ma credo di averlo anch'io. O almeno, serbo rancore, sai? E ho pensato che tutte le sue preoccupazioni fossero– fossero dovute al suo giudizio su di me, per come ero in passato. Perché lui– prima che stessimo insieme, mi sembrava che mi giudicasse sempre. E mi fa ancora male, anche se so che ora non lo farebbe mai. Ma mi metto sulla difensiva ogni volta che tira fuori cose del genere, e credo che una parte di me volesse solo dimostrargli che si sbagliava. Perché stavo facendo qualcosa di buono. E volevo che si fidasse di me. Lui si fida, lo so, ma io... tutte le volte che avrei potuto dirglielo, non l'ho fatto.»
«Si fida di te», dice Jungkook. «Quando ti abbiamo visto con il tuo capo non è stato lui a saltare a conclusioni affrettate. Sono stato io a pensare...»
Jimin gli tira leggermente i capelli. «Non è la prima volta che salti a conclusioni affrettate, vero?»
«Ed è per questo che mi sento orribile.»
«Acqua passata», decide Jimin. «Io e Yoongi l'abbiamo superata, quindi non c'è motivo per cui tu debba sentirti in colpa. E penso– voglio dire, penso che sia stato un bene per noi parlarne. Io devo essere più aperto e lui– beh, Yoongi è perfetto.»
«Chi sei e cosa hai fatto al mio amico Jimin?» borbotta Jungkook.
Jimin ride. «È andato via per un po', ma ora è tornato.» C'è un'altra pausa e Jimin si sposta più vicino. «Mi dispiace di non esserti stato vicino per la questione di tua madre.»
«Non è colpa tua», dice Jungkook. «Sono io che ti stavo evitando.»
«È stato davvero terribile?»
«Sì», dice Jungkook. «E no. Mi confonde. Credo di dover affrontare la cosa giorno per giorno.»
«Se devo essere del tutto sincero, penso che sia una pessima idea. E so che devi tenere conto di molti altri fattori, Kook, ma dovresti pensare prima di tutto a te stesso.»
«Non voglio essere egoista–»
«Non è egoistico preoccuparsi di se stessi», dice Jimin con fermezza. «Se senti di non farcela, devi dirlo.»
Non tagliarmi fuori.
Hai mandato tutto a puttane, Jeon–
«Sapevi che Taehyung andava da sua nonna?» chiede Jungkook, cambiando argomento.
Sente il sospiro di Jimin contro il suo orecchio. «Quel giorno che ti abbiamo visto con il tuo capo ha detto che ti ha chiesto di coprirlo.»
«Non sapevo nulla. Pensavo che si occupasse solo di cose del matrimonio che non voleva che tu sapessi.»
«Dio... da quanto sta organizzando tutto questo?» Jungkook sospira. «Farò la figura del coglione, non ho nemmeno un regalo per lui.»
«Scommetto che non gliene hai preso uno neanche per San Valentino.»
«È stato il giorno in cui è tornata mia madre.»
C'è un silenzio teso. «Merda. Mi dispiace.»
Jungkook solleva una spalla. «Non è colpa tua.»
«Me l'ha detto sua sorella», dice Jimin, riprendendo la conversazione. «Qualche giorno fa, mentre stavamo preparando la sua festa.»
«Sì, mi ha detto che hanno litigato per questo.»
Le dita di Jimin gli accarezzano i capelli, e Jungkook sente che sta iniziando ad abbandonarsi al sonno. «Hey, Chim?»
«Sì.»
«Ti ricordi quando abbiamo dormito a casa mia? Molto, molto tempo fa, quando avevo appena conosciuto Taehyung. E tu e Yoongi eravate innamoratissimi e non volevate ammetterlo– ahia.» Jungkook pizzica il braccio di Jimin per vendicarsi dello strattone che Jimin gli ha appena dato ai capelli. «Ma te lo ricordi?»
«Sì, credo di sì.»
«È che... ricordo di averti detto che avevo paura di rimanere da solo. Ed è davvero bello sapere che non sono più solo.»
«Certo che non sei solo.»
Jungkook lascia che gli occhi si chiudano e il Jimin dei suoi ricordi pronuncia le stesse parole del Jimin che gli sta accanto ora.
«Hai noi.»
La mattina si sveglia e Jimin gli dice che deve andare ad aiutare il suo capo a fare delle cose nel suo appartamento. Yoongi lo accompagna e Jungkook pensa al modo in cui non riescono a togliersi le mani di dosso mentre escono dalla porta. È disgustoso, ovviamente, ma bello da vedere.
Forse non sta andando tutto a rotoli.
Ci mette un po' a tornare a casa. Prende l'autobus e torna al bar per recuperare l'auto e portarla a casa sua. Per tutto il tragitto verso casa strizza gli occhi per attutire il pulsare sordo che sente tra le tempie e si chiede se tutti gli altri che hanno fatto festa ieri sera stiano male come lui.
La risposta gli arriva quando, varcando la porta d'ingresso, vede Taehyung svenuto sul divano, raggomitolato e con indosso una delle felpe di Jungkook, il volto seminascosto dal pelo di Yeontan. Yeontan sembra troppo tranquillo per ringhiare a Jungkook quando entra, e Taehyung sembra troppo stanco per svegliarsi al rumore della porta che si chiude.
Così Jungkook va da lui, premendo delicatamente le labbra su un angolo della sua bocca e poi sull'altro.
«Mmm?»
«Hey, piccolo. Sono a casa.»
«Mmm.»
«Hai passato una bella serata?»
«Mmm.»
«Ho ricevuto la tua foto. Mi è piaciuta molto.»
«Mmm.»
«Sei troppo stanco per funzionare in questo momento?»
«Mmm.»
Jungkook sorride e solleva Taehyung dal divano, prendendolo in braccio. Taehyung emette uno squittio e si aggrappa alle sue spalle, con gli occhi che si aprono di scatto. Fissa Jungkook, che fa del suo meglio per non ridere.
«Mi sei mancato», dice Taehyung, mentre Jungkook li porta in camera da letto. «Ho provato a mandarti dei messaggi.»
«Ho visto.»
«Ti ho mandato un'altra foto.»
«Ho visto anche quella.»
«Ti è piaciuta?» chiede Taehyung sbadigliando. Jungkook lo deposita sul materasso prima di infilarsi sotto le coperte per raggiungerlo. «Ho messo in valigia quei pantaloni del pigiama per un motivo.»
«Un ottimo motivo», concorda Jungkook. «Non smetti mai di sorprendermi, piccolo.»
«Bene», sospira Taehyung, avvicinandosi senza esitazione a Jungkook per sdraiarsi sopra di lui. «Perché sarai legato a me per sempre. Dobbiamo mantenere le cose interessanti.»
«Penso di poterlo tollerare», sorride Jungkook.
«Mmm. Sarà meglio per te.»
Forse non sta andando tutto a rotoli.
Forse
non
sta
andando
tutto
a
rotoli
?
?
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???
?????????????
«...ungkook...»
«...Jungkook...»
«Jungkook!»
Jungkook sente il suo pugno colpire qualcosa di duro e poi sente un latrato spaventato che può appartenere solo a Yeontan. È a casa, quindi.
Diversi pensieri gli passano per la testa simultaneamente. È mercoledì sera. Lui e Taehyung hanno passato gli ultimi quattro giorni a fare tutto quello che c'era da fare per il matrimonio. Ha visto suo padre otto volte, Junghyun cinque e sua madre due volte. Lei stava bene. Anche lui. Ora è mercoledì sera, forse giovedì mattina. Non sa cosa stesse sognando.
I suoi occhi sono ancora chiusi.
«Jungkook, tesoro.»
Di colpo si mette a sedere sul letto con un sussulto, muovendosi così velocemente da far quasi cadere a terra Taehyung, che fino a un secondo prima era chinato su di lui. Non riesce a respirare, non con queste stupide lenzuola aggrovigliate intorno al petto e questa stupida maglietta che gli stringe la gola e perché la mano gli fa così male e–
«Che cos'è?» grida. «Che cazzo è?»
C'è qualcosa che gli sfiora la gamba, e in questo momento stanno succedendo così tante cose che non riesce a comprenderne nemmeno la metà.
«È solo– Jungkook, è Yeontan– ecco, Tannie, vieni, allontanati da papà.»
«Toglimelo di dosso», dice a Taehyung, non sapendo bene cosa intenda davvero. «Toglilo; toglilo, Taehyung, per favore–»
«Ok», lo rassicura Taehyung. «Ok, va bene. Resta fermo un attimo. Va tutto bene, te lo prometto.»
Taehyung riesce a malapena ad abbassare le lenzuola intorno ai suoi fianchi prima che Jungkook scoppi in singhiozzi profondi e laceranti, così violenti che gli fa male il petto.
«Oh, tesoro», sussurra Taehyung, «cosa c'è che non va?»
Jungkook non sa come spiegare che ogni cosa non va, e allo stesso tempo niente, quindi si limita ad afferrare debolmente il braccio di Taehyung finché non lo capisce da solo. Taehyung si sporge in avanti, così Jungkook può seppellire il viso nel suo petto e piangere.
È imbarazzante che non sia la prima volta che accade una cosa del genere. Ma non succedeva da più di un anno, e Jungkook è stato preso alla sprovvista dalla rapidità con cui si è presentato. Anche Taehyung deve esserlo, ma di certo lo nasconde meglio.
«Era un incubo?» chiede, ma Jungkook scuote la testa.
«Non– non mi ricordo– non so–»
«Ok. Non fa nulla, tira fuori tutto. Ci sono qui io.»
La mano di Taehyung gli copre la nuca, calda e morbida, e Jungkook si limita a piangere, abbandonando completamente ogni tentativo di preservare la propria dignità. Taehyung lo ha già visto nel momento peggiore della sua vita, anche se questo ci si avvicina molto. Taehyung si limita a mormorare parole dolci come fa sempre, finché Jungkook non sente che non si frantumerà in mille pezzettini se si concentra su qualcosa di diverso dalla voce di Taehyung.
«Stai bene. Ci sono qui io. Ci sono qui io, Jungkook.»
«C'è davvero qualcosa che non va in me», risponde Jungkook in tono strozzato.
Taehyung risponde con un bacio sulla testa di Jungkook. «Ti amo.»
«Dillo ancora», implora Jungkook. Si sente completamente impotente.
«Ti amo», ripete Taehyung. «Ti amo, Jeon Jungkook. Ti amo.»
«Perché mi fa così male la mano?»
Taehyung cerca di allontanarsi, ma Jungkook emette un umiliante mugolio che gli impedisce di muoversi. Poi sente la mano libera di Taehyung che gli sfiora leggermente le nocche della mano che gli pulsa da quando si è svegliato.
«Ti agitavi nel sonno. Credo che tu abbia sbattuto contro la testiera del letto prima che potessi svegliarti.»
Jungkook annuisce, tirando un sospiro. «Ho spaventato Tan?»
«Non credo, no.»
«Dov'è?»
«Proprio accanto a me.»
«Posso– posso tenerlo in braccio?»
Taehyung annuisce. «Però devi lasciarmi spostare.»
«Tra un minuto.»
Taehyung acconsente, lasciando che Jungkook lo tenga stretto per tutto il tempo che vuole. Trascorrono ancora un paio di minuti prima che finalmente allenti la presa, e quando alza lo sguardo per incontrare gli occhi di Taehyung, quest'ultimo sta già ricambiando il suo sguardo.
Taehyung gli rivolge un piccolo sorriso e inizia ad asciugargli gli occhi con la manica della felpa. La felpa di Jungkook, peraltro, e questo semplice fatto fa miracoli nel placare i nervi di Jungkook.
«Mi dispiace», mormora Jungkook, una volta che Taehyung lo ha ripulito un po'. «Non volevo spaventarti.»
«Non fa niente. Vuoi ancora tenere in braccio Tannie?»
Jungkook annuisce. Per quanto litighi sempre con quel cane, ha bisogno di qualcosa da fare con le mani, qualcosa che lo costringa a essere gentile. Inoltre, si sente ancora in colpa per lo scatto d'ira che ha avuto davanti a Yeontan la scorsa settimana e vuole farsi perdonare.
Anche se è un cane.
Ma è il cane di Taehyung.
«Yeontan», Taehyung lo chiama dolcemente, «vieni.»
Non essendo abituato a disobbedire a Taehyung, Yeontan attraversa cautamente il letto fino a dove Taehyung sta accarezzando la coscia di Jungkook e lo annusa.
«Vai da papà», dice Taehyung, quando Yeontan alza lo sguardo verso di lui.
Jungkook, dal canto suo, rimane immobile. Forse ha spaventato Yeontan. Forse è troppo un caso disperato perché Yeontan si senta al sicuro con lui.
Ma poi sente le zampette di Yeontan sulla sua gamba e improvvisamente Yeontan gli si accoccola in grembo con il suo caratteristico sbuffo. Jungkook fa scorrere lentamente una mano sul suo pelo e Yeontan si rannicchia meglio tra le sue gambe, incoraggiandolo a continuare. E Jungkook potrebbe mettersi a piangere di nuovo, solo per questo motivo.
«Bravo cucciolo», dice Taehyung. «Bravissimo, Tannie.»
«Bravo cucciolo», aggiunge Jungkook, un po' stordito.
Taehyung ora lo fissa, allungando la mano per spostargli i capelli che gli sono ricaduti sul viso. «Vuoi dell'acqua?»
«Sì.»
Taehyung gli dà una rapida e confortante carezza sulla nuca prima di uscire dalla camera da letto. Jungkook sa che Taehyung gli sta solo andando a prendere un bicchiere d'acqua, ma è colto da un panico irrazionale che lo spinge a cercare a tentoni il telefono prima di rendersi conto di quello che sta facendo.
Aspetta in ansia, contando gli squilli e cercando di mantenere l'altra mano abbastanza delicata per continuare ad accarezzare Yeontan.
E se non risponde? E se mi sta ignorando? E se mi odia perché ho mandato tutto a puttane– hai mandato tutto a puttane, Jeon–
«J'ngkookie?»
Jungkook soffoca un singhiozzo quando sente la voce di suo padre, assonnata e disorientata.
«Papà», è tutto ciò che riesce a dire.
«Jungkookie.» Ora sembra molto più sveglio, più vicino al telefono. «Amore, che succede?»
«Puoi– puoi venire da me? Per favore, puoi venire?»
«Sì. Arrivo subito– cos'è successo? Stai bene? Dov'è Taehyung?»
«Mi sta prendendo– uh, mi sta prendendo dell'acqua, non– non lo so, mi sono svegliato e– ti prego, vieni qui.» Jungkook non riesce a sopportare il modo in cui la sua voce trema, così si tappa la bocca.
«Sto arrivando», ripete suo padre. «Resta calmo, ok? Papà sta arrivando, non preoccuparti. Aspetta con Taehyung. Posso parlargli?»
«È– uhm, è in cucina.»
«Va bene. Quando torna posso parlargli?»
Parleranno di te, di quanto sei pazzo e fottutamente fuori di testa, Jeon–
«Jungkookie? Sei ancora con me?»
«Sì, ah–ah.»
«Cerca di rilassarti. Respiri profondi, proprio come facevamo una volta. Sto arrivando.»
Jungkook si affloscia contro i cuscini, sollevato dal fatto che suo padre stia arrivando, ma sentendosi un codardo per averlo chiamato.
Taehyung torna in camera con l'acqua e guarda il suo telefono con aria interrogativa. «Con chi stai parlando?»
«Papà, Taehyung è qui. Puoi parlare con lui.»
Jungkook baratta il telefono con il bicchiere d'acqua e si concentra a prendere sorsi deliberatamente lenti mentre Taehyung parla con suo padre. Non riesce a cogliere granché dalle parole di Taehyung, solo qualche sommesso "mhmm" e "non lo so". Taehyung si accuccia accanto a Jungkook e gli ravvia delicatamente i capelli dietro le orecchie, le sue dita scivolano tra essi con facilità malgrado tutti i grovigli. Jungkook pensa alla mano di sua madre che gli ha accarezzato i capelli qualche giorno fa e vorrebbe non averlo fatto.
Taehyung riattacca un attimo dopo, ma non offre alcuna spiegazione. Si accoccola più vicino a Jungkook e continua ad accarezzargli i capelli. È Jungkook a parlare, dopo aver posato il bicchiere mezzo vuoto sul comodino.
«Sento che sta per succedere qualcosa di orribile.»
«Tipo?» chiede Taehyung a bassa voce, ma Jungkook scuote la testa.
«Non lo so, solo– Taehyung, non lo so, mi sono appena svegliato e sento come– come se stesse per succedere qualcosa di orribile, qualcosa che– non lo so. Non lo so. So solo che sono terrorizzato.»
«Non devi avere paura», mormora Taehyung, appoggiandosi alla sua spalla. «Sono proprio qui.»
«Ma se– Taehyung, se dovesse succedere a te? Non posso– se ti succedesse qualcosa non riuscirei a–»
«Non mi succederà nulla», lo rassicura Taehyung. «E nemmeno a te. Siamo al sicuro.»
«Non riesco– c' è qualcosa di molto, molto brutto, Taehyung; non riesco a spiegarlo ma io– io–»
A Jungkook sembra di impazzire, ma non riesce a liberarsi dalla profonda sensazione che qualcosa di terribile si stia per abbattere su di loro. E tutto ciò che vuole, tutto ciò che ha sempre voluto e che vorrà, è proteggere Taehyung. Ma come può farlo se non sa cosa sta per accadere? Si sposeranno tra due giorni, questo è certo. E se è questa la cosa terribile, beh– basterà buttare giù Jungkook da una rampa di scale.
«Tesoro», dice Taehyung, così vicino da essere praticamente addosso a Jungkook. «Siamo al sicuro.»
«Non lasciarmi», dice Jungkook con voce strozzata, sorprendendosi di averlo detto. Ma Taehyung si limita a zittirlo dolcemente con un bacio sulla guancia.
«Mai. Mai, mai, mai.»
«Non lasciarmi andare.»
«Mai.»
Forse sta andando tutto a rotoli.
Hai mandato tutto a puttane, Jeon.
notes
bear with me per l'estrema lentezza nell'aggiornare ma questo capitolo è lunghissimo. è stato un parto. se mi è sfuggito qualche errore fatemelo notare, i did my very best nel ricontrollare ma sono 23k+ parole💀
- 2 capitoli alla fine ma sono enormi come questo quindi succederanno 482979291 cose
spero che il capitolo vi sia piaciuto 💕
- M
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