⊰ 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼 𝟴 ⊱

— Bene bene, chi abbiamo qui, una graziosa ragazza. Ehi Natsu, sei pronto... a prendere il suo controllo?

— Perché no. — rispose lui stringendo tra le mani l'orsacchiotto di pezza.

Mitsuri si girò spaventata. Alle sue spalle c'erano due ragazzi, probabilmente della sua età. Il primo a parlare oscillava ripetutamente le braccia, per evitare che le motoseghe che vi spuntavano toccassero il suolo. Il secondo, di corporatura esile, gli era affianco, stringendo gelosamente il pupazzo, nascondendo gli occhi sotto la frangia lilla.
Le loro parole l'avevano profondamente colpita, non poteva che trattarsi di due villain, forse, anzi certamente, collegati alla voce dell'annuncio. Essendo la prima volta che si trovava in una situazione del genere non sapeva bene cosa fare. I suoi compagni erano distanti qualche chilometro, ma comunque in zona, e sarebbero presto tornati da una ronda nei paraggi.
In molti le avevano detto che possedeva un quirk forte, tuttavia non riusciva ancora a crederci tale era la sua insicurezza.
Improvvisamente si accorse che il biondino non era più nel suo campo visivo. Pur non potendolo vedere cercò d'intervenire subito:

— Cadi! — urlò, ma aveva chiuso gli occhi.

Sentì qualcosa di caldo scenderle lungo la guancia e non fu più in grado di muoversi; le braccia erano distese lungo i fianchi, rigide come pali, lo sguardo alla ricerca dell'aggressore. Poi percepì qualcun altro muoversi al suo fianco, la chioma color lavanda strofinò con violenza il suo giocattolo di pezza contro la candida pelle della ragazza, lasciando una chiazza ben più grande del precedente e semplice rivolo.

— La farfalla è stata catturata. — proferì Natsu — Vediamo di trovare gli altri insetti.

L'ansia nei confronti dei suoi compagni sopraggiunse e si mescolò con la paura. Era solo la prima delle tante vittime che avevano intenzione di mietere. Non poteva permettere loro di averla vinta. Ma che fare? Era completamente bloccata. Quella con All Might, in realtà, era stata la sua prima esercitazione: aveva delle buone basi di teoria alle spalle, ma di certo tirare un libro in testa a quei due non avrebbe risolto la situazione. Di nuovo. Era di nuovo lei il problema, l'ostacolo. Voleva tanto continuare a credere che non era colpa sua, ma la sua coscienza, come al solito, annebbiava ogni pensiero.
Hajime si riunì con il compagno, lasciando che le poche gocce di sangue fresco scivolassero lungo la lama affilata.

— Sei bellissima dolcezza. — le sollevò il mento con una mano.

Quindi gli altri potevano muoverla come preferivano.

— Ricordo che Yuri ti aveva detto di tagliarle un braccio, non di graffiarla. — sbuffò Natsu gesticolando con l'orsacchiotto.

Mosse in avanti e in dietro, ritmicamente, le corte zampette brune, e Mitsuri si ritrovò a camminare anche lei verso il ragazzo. Essendo una studentessa non priva d'intelligenza, capì subito che l'oggetto era collegato al potere del nemico, grazie ad esso era riuscito a muoverla. Forse dipendeva dal sangue, perché altrimenti ferirla così lievemente non avrebbe avuto alcun senso. Però continuava a non capire perché non l'avessero subito uccisa, meno avversari da combattere in quel caso.
Un brutto pensiero fece capolino dai meandri delle sue cellule grigie, ma lo scacciò subito. Non poteva assolutamente essere quello il motivo.

— Sta zitto, faccio quello che voglio!

— Se è per questo anch'io! — la strattonò così forte da farle venire i brividi lungo la schiena.

— Dai qua, voglio giocarci un po' io!

— No! Tanto non puoi farlo, lo sai benissimo! — rispose l'altro seccato.

Mitsuri pregò che nel frattempo fossero tornati i suoi compagni e stessero cercando un modo di avvicinarsi silenziosamente, senza essere catturati a loro volta. Miuzaki era uno degli studenti più forti, avrebbe vinto sicuramente contro degli avversari del genere, o almeno questo le veniva da pensare.
Il villain la tirò per i capelli, riuscendo ad incontrare i suoi occhi.

— Tu vieni con noi.

Dannazione. Aveva ragione, come sempre. Anche se quella volta avrebbe preferito non averla.
Fu allora che un'altra figura fece la sua comparsa. La ragazza ringraziò il cielo, quei movimenti rapidi appartenevano sicuramente a Miuzaki. Le divinità avevano ascoltato le sue preghiere.
Ma qualcosa non andò come previsto. Hajime scattò in direzione dell'hero, tenendo le motoseghe alzate e pronte a colpire. Il ragazzo aveva fatto in modo di apparire dietro la compagna, per colpire i due avversari contemporaneamente e riapparire poco distante insieme a Mitsuri, tuttavia aveva sottovalutato i due.
Si portò una mano al viso, il sangue che gli usciva poco sopra gli occhi gli impediva di vedere dove si trovasse effettivamente ma cercò comunque di spostarsi, percependo che il biondo voleva infilzarlo come se fosse una patatina fritta. Rotolò a destra, imbrattando tutto intorno del liquido rosso.
Il cuore di Mitsuri perse diversi battiti. Si sentiva terribilmente colpevole per essere stata catturata così facilmente, mettendo in pericolo altre vite. Miuzaki ansimò, non vedendo dove andare non riusciva a teletrasportarsi, i movimenti del villain erano terribilmente veloci, non era capace di stargli dietro.
Dovevano essersi allenati molto per quel giorno, gli venne in mente che forse li avevano studiati e pedinati o non avrebbero mai mirato ai suoi occhi. Perché non colpirlo dritto nello stomaco e lasciarlo morire in quel doloroso modo? Certamente desideravano qualcosa da loro, ma solo Nashimiya, il suo amico più fidato, sapeva quanto fossero delicati i suoi occhi e quanto fosse difficile usare il suo quirk senza poter vedere. Aspetta, anche il prof lo sapeva, li aveva chiamati in privato per fare delle domande ad ognuno di loro, e lui aveva ammesso questa piccola debolezza, con riluttanza, in sua presenza.
Voleva urlare agli altri due compagni, che probabilmente erano da qualche parte lì in giro, di stare attenti e di andare a cercare Aizawa, dietro a quegli attacchi c'era più di un semplice piano, ma la voce non aveva intenzione di uscire. Mitsuri avrebbe voluto tanto aiutarlo, ma neanche lei era in grado di fare qualcosa in quel momento. Almeno poteva ancora vedere quanto stava accadendo ed Aki e Mamoru correre in loro soccorso.

"Oh, no, così finiranno per essere catturati come noi" pensò, sentendo l'ansia sopraggiungere.

Forse però c'era una speranza. Hajime era ancora intendo a catturare Miuzaki, che, nonostante l'attuale cecità, stava combattendo mediocremente, o almeno era ancora vivo, e Natsu continuava a fissarla per tenerla d'occhio. Doveva trovare un modo per muoversi, o almeno pronunciare qualche parola. Natsu seguì attentamente i due nuovi arrivati:

— Ma che belle prede abbiamo nel nostro territorio — ridacchiò.

In quel momento Aki scattò in avanti, contando sul proprio quirk, e fissando il ragazzo dritto negli occhi. Sarebbe stato di certo un buon piano se davanti non ci fosse stata proprio Mitsuri, che fece contro la sua volontà da scudo umano. Si fece tutto nero intorno a lei. Cavolo, sapeva cosa stava per accadere.

In lontananza vide i suoi genitori e suo fratello che parlavano.

"Senza speranza."

"Una nullità."

"Sempre così insicura."

La scena cambiò. Ora vedeva i suoi compagni di classe di Kyoto.

"Riccona."

"Sfrutti il tuo visino per incantare i professori."

"Ma pensi che siamo stupidi?"

Provò a ribattere che non era vero, quella era solo l'immagine di lei che tutti volevano vedere.

"Non ho bisogno nella mia vita di una ragazza impertinente come te."

Queste parole risuonarono più volte nella sua mente. E' vero: era solo una ficcanaso incapace di affrontare i suoi problemi. Si raggomitolò su sé stessa e premette il viso contro le ginocchia. Ogni tentativo di essere apprezzata dagli altri era vano. Prima o poi l'avrebbero odiata anche lì.

"Non ti bastava un otto?"

"Ovviamente l'ha corrotto con le sue lacrime."

Miuzaki percepì che qualcosa non andava, poteva ancora sentire, ma non le urla trionfanti di Hashimoto. Sentì la catena di una motosega sfiorargli in braccio destro e fece subito pressione con la mano. Non poteva permettersi di perdere quella guerra di logoramento, presto si sarebbe stancato di lui e avrebbe potuto decidere di ucciderlo. Il sangue si stava seccando, a fatica cercò di aprire gli occhi con scarso risultato.
Mamoru non era certo rimasto fermo in una situazione del genere, tuttavia il suo quirk non risultava utile al momento. Doveva avvicinarsi a uno dei due nemici e gli sembrava troppo rischioso e infattibile per uno come lui, non molto allenato. Raccolse da terra una lastra d'alluminio per usarla come scudo. Si trovavano in una zona vicina all'ospedale, distante solo qualche metro, che fungeva da parcheggio. Non c'erano molte macchine quel giorno, quindi i veicoli da usare come riparo erano quasi assenti. Osservò attentamente la zona posteriore a Natsu e Hajime: il primo era ancora intendo a tenere ben stretta Fujiwara, che sarebbe caduta senza essere sorretta dall'altro, mentre il secondo cercava di tenere occupato Miuzaki. Il ragazzo era uno dei loro compagni più forti quindi non capiva come avessero fatto a metterlo fuori gioco così in fretta, ma forse doveva aspettarselo da un'organizzazione. Sicuramente si erano informati.
Puntò tutto sullo spiazzo dietro i cattivi, da dove avrebbe potuto colpire indisturbato Hajime. Certo, ci sarebbe dovuto arrivare prima. Fortunatamente poteva contare sulla sua velocità, che compensava la bassa statura. Aki si stava occupando di Natsu, che divertito guardava Mitsuri passare i cinque minuti peggiori della sua vita. Anche se non poteva muoversi glielo leggevi in faccia che il quirk del ragazzo era andato a segno. Il lilla ignorava apertamente Hashimoto, probabilmente lo riteneva un'inutile compagnia. Quando stava per scattare, però, il possessore dell'orsacchiotto decise di girare le carte in tavola e cominciò a muovere l'oggetto che si teneva gelosamente stretto al petto.
La loro compagna si drizzò, forse l'effetto di "Judge" - il quirk di Aki - era finito. Visibilmente turbata, raccolse qualcosa da terra; Mamoru notò che era un ferro arrugginito accartocciato su sé stesso. Le delicate e curate mani operarono finché non raggiunse la forma di un pugnale, molto stilizzato, come quello che avrebbe potuto al massimo disegnare un bambino delle elementari. Il tutto era accaduto abbastanza in fretta, tanto da non lasciare il tempo ai due di capire bene a cosa sarebbe servito. Poi, portando un braccio indietro per prendere la spinta, lo lanciò contro Aki.
Il ragazzo si aspettava qualcosa del genere fin da subito, quindi riuscì a schivarlo, ma a quello seguirono altri ferri e anche sassolini sparsi nello spiazzo. Saito non si fermò ad aiutare l'altro, trovando quella l'occasione perfetta per soccorrere Miuzaki. L'eroe stava perdendo le forze. Ancora non era in grado di aprire gli occhi - non poter vedere era un grande svantaggio, soprattutto se l'altro ne aveva la possibilità, al contrario - e dai tagli che le lame seghettate gli avevano inferto uscivano ancora rivoli di sangue fresco. Nonostante ciò, Hajime continuava ad evitare parti del corpo vitali.
Non appena quest'ultimo gli diede le spalle, corse alla larga dall'altro scontro e allungò una mano per toccare la spalla del biondo. Finalmente quella mossa riuscì ad indebolirlo, anche se non a fermarlo, e il ragazzo si fece più lento nei movimenti, lasciando il tempo a Mamoru di raggiungere Miuzaki e trarlo in salvo.
Il corvino era esausto. Senza poter sfruttare il proprio quirk si sentiva abbastanza inutile. Mamoru se ne accorse e cercò di tranquillizzarlo: avrebbero concluso al più presto quella battaglia e sconfitto gli avversari grazie all'aiuto di Aki. "Judge" non poteva essere usato molte volte durante la giornata, a meno che anche il suo possessore non desiderasse essere "giudicato" per i suoi piccoli reati, quindi avrebbero aspettato almeno altri cinque minuti prima di provare ad usarlo su Hajime. Senza il fidato compagno, Natsu sarebbe diventato più facile da catturare. Non era né alto né molto forte, il pallore del viso faceva pensare che non dormisse da qualche giorno, o forse aveva solo una carnagione particolarmente chiara. Un ciuffo gli ricadeva spesso sull'occhio destro e ogni volta che succedeva si trovava costretto a perdere tempo a scostarlo.

— Uffa! Ricordami che devo comprarmi una molletta quando torniamo a casa! — urlò al compagno mentre costringeva Mitsuri a combattere contro Aki.

— Pensa a stare concentrato! Dobbiamo portarne almeno uno a Yuri o sbaglio? — lo rimproverò l'altro avvicinandosi a Miuzaki e Mamoru — Dove pensate di andare. Non si lasciano gli amici nel mezzo della festa!

Mitsuri sentì le sue predizioni avverarsi. Maledizione a lei che lo aveva solo pensato. Ogni volta che provava a prevedere qualcosa si rivelava sempre vera, prima o poi. Quei due non avevano intenzione di ucciderli, o almeno non avrebbero ucciso lei e Miuzaki. Essendo potenti rappresentavano dei possibili alleati che Tsukino non voleva in alcun modo perdere. E mentre il capo faceva il suo discorso, i suoi sottoposti li avrebbero dovuti tenere impegnati e impedirgli di raggiungere gli studi televisivi per fermarlo. Quando tutto sarebbe finito li avrebbero condotti alla loro base.
Le saltò all'occhio, però, un particolare: perché non li avevano rapiti quando erano ancora in due e doloranti? Comunque Miuzaki era molto ferito, una goccia sul peluche del lilla e avrebbe controllato senza problemi entrambi. Forse non sapevano dove fosse la base e dovevano aspettare gli ordini di Yuri. Sfortuna vuole che Mitsuri non poteva comunicare telepaticamente con nessuno dei compagni.
Mamoru, tuttavia, decise di sfruttare, per una volta, gli auricolari di cui erano provvisti. Essendo nuovi non avevano ancora capito bene come usarli, ma tanto valeva fare un tentativo. Sollevò sopra di lui la lastra di alluminio che aveva precedentemente raccolto, per proteggere entrambi da un fendente di Hajime e contemporaneamente chiese ad Aki:

— Stai bene?

— Sì, ma Mitsuri è ancora controllata dal tipo pallido e basso — una protesta a tale aggettivo dal diretto interessato — Cavolo se mena bene, mi ha tirato un calcio prima. Fujiwara è più forte di quanto sembra.

La ragazza si rallegrò di tale affermazione. Avendo fatto qualche anno danza classica aveva le gambe ben allenate.
Aki fermò un altro colpo con il palmo della mano, ormai dolorante. Doveva aspettare ancora un altro po' prima di riusare il quirk o si sarebbe stancato troppo. Il suo scontro era appena iniziato. Mitsuri si abbassò cercando di farlo cadere con un calcio, ma lui saltò in tempo per evitarlo. La prese per un braccio mentre si rialzava e l'atterrò rapidamente. Lei si rialzò piantandogli i piedi nelle costole buttandolo a terra. Non si diede per vinto e con una capriola all'indietro era di nuovo in piedi.
Hajime riuscì in fine a rompere la lastra, troppo sottile per reggere i numerosi colpi infertigli. Ritrasse una motosega e afferrò Mamoru per una caviglia sollevandolo.

— Ehi, non sei molto alto.

— Mollami, ci portiamo al massimo cinque centimetri! — disse lasciandogli l'impronta degli stivali sulla faccia.

— Natsu, siete alti uguale tu e folti capelli. Lo sapevate?

— Non ci tenevo molto ad avere quest'informazione. Davvero.

— Ma ora ce l'hai. — gli fece la linguaccia.

Miuzaki approfittò di quella piccola conversazione divertente per correre verso la fontanella del parcheggio. Voleva riuscire ad usare il suo quirk. Hajime lo notò e mollò subito Mamoru:

— Frena, frena, amico mio. Per me sei più importante tu che la mezza scartina. Devi aiutare Yuri. — lo strinse forte a sé, con le motoseghe estratte.

Altri graffi comparvero e alcuni vecchi si riaprirono. Il ragazzo si morse un labbro per non urlare. Dal canto suo, Saito era abbastanza offeso e non mancò di aggrapparsi alle spalle del nemico e sottrargli più energie che poteva. Hajime fu costretto a lasciare Miuzaki, che si accasciò a terra tossendo sangue. Ora aveva una ferita relativamente seria al collo, causata dai denti di una catena. Mamoru rifilò una gomitata all'aggressore, ma troppo debole per fargli del male.

— Dannazione, se muore Yuri si arrabbia con me, vedi di darmi una mano Natsu invece di giocare con la mia bambola!

— Stai calmo!

Finalmente Aki si sentì in grado di riusare il quirk. Cercò il ragazzo motosega e i loro sguardi s'incontrarono. Hajime vide che tutto diventava nero. Senza provare la minima paura aspettò di capire cosa stava succedendo.

"Ah, è stato il tizio coi capelli appuntiti" pensò mettendosi una mano sul mento.

Era immobile. Tutto era buio, tranne una lucina provenire dal fondo di un vuoto infinito. La lucina cominciò ad avvicinarsi e quando gli fu davanti riconobbe la sua sorellina. Si nascondeva dietro i lunghi capelli, come se volesse evitare di guardarlo. Aveva ancora le mollettine colorate di quel giorno. Dietro di lei arrivava suo fratello maggiore, avvolto nella sciarpa bianca. Erano proprio uguali a come li ricordava. Voleva abbracciarli, ma si allontanarono.

— Cosa pensi di fare? Non voglio essere toccato dalle tue sudicie mani.

— Sono pulite, guarda!

— Mi fai schifo.

— Aspetta!

— Tu non ci hai aspettato, o sbaglio?

Si guardò i piedi colpevole. I disastrosi avvenimenti che aveva cercato di dimenticare in ogni modo riemersero dalla sua memoria. Era il compleanno di Lily. Doveva essere un giorno felice ma improvvisamente dei criminali avevano iniziato una sparatoria e l'auto con i due fratelli era rimasta coinvolta insieme a quelle di altri innocenti. Hajime strinse i pugni:

— Non è colpa mia, non potevo saperlo!

— Ah no? A chi pensi di aver dato quelle belle informazioni? Babbo Natale per caso?

— Io...

Si ricordò del passante che aveva incontrato. Aveva chiesto indicazioni stradali con fare sospetto ma non avrebbe mai potuto immaginare che era uno della banda. Sarebbe potuto accadere a chiunque.

— Tu non ci vuoi bene. — gli urlò Angel.

— Non ci hai aiutato quando ne avevamo bisogno! — aggiunse Lily.

— Devi scontare le tue pene.

Catene di piombo si avvicinarono minacciose.

"No, andate via!"

— Pagherai ora.

"No, non voglio!"

Le braccia prima stese lungo i fianchi del biondo si sollevarono, le motoseghe erano ancora scoperte. Le alzò fino a portarle all'altezza della testa e poi le abbassò. Intorno a lui fu tutto sangue. Mamoru che gli era ancora dietro si ritrovò completamente zuppo. Aki era inorridito: nessuno aveva mai cercato di bloccare il suo quirk infliggendosi delle ferite. Però era vero, se si riusciva a provare dolore si fermava la sentenza. Fu una distrazione fatale.
Natsu era finalmente riuscito a capire come muore la bocca di Mitsuri perché potesse attivare il suo potere. Aki si girò giusto in tempo per prendersi un calcio nelle costole. Le labbra scandirono le lettere fatali una ad una.

— Cadi! — si ritrovò a terra.

Mamoru corse verso Natsu cercando di sottrargli l'orsacchiotto. Hajime se ne accorse e cercò di fermarlo. I tagli non lo avevano sfiancato, bensì rafforzato, e si erano già richiusi perché se li era inferti con le sue stesse mani. Ora era veramente arrabbiato. Nessuno avrebbe dovuto ricordargli quel giorno. Nessuno!
Natsu cercò di fermare il compagno, Hashimoto era uno dei possibili alleati, gli ricordò. Hajime non lo sentiva. Ora la sua figura incombeva su quella del biondino. Mamoru, che era diventato più veloce da quando aveva assorbito l'energia del villain, si buttò addosso al ragazzo pallido, prese l'oggetto e cercò di colpire Hajime con un calcio di Mitsuri. Ma non poteva manovrarlo. Natsu si alzò incespicando sui suoi stessi passi, non voleva essere sgridato, però era offeso quanto il compagno. Si mise a lottare con Mamoru per riavere il peluche, che sembrava pericolosamente sul punto di rompersi.
Mitsuri sembrò diventare più pallida, se lo avessero rotto sarebbe morta dissanguata. I due non si stavano accorgendo di ciò, però, e continuavano ad azzuffarsi. Hajime alzò la lama. Aki non poteva riusare il quirk, voleva proteggersi ma non aveva nulla che poteva fermare una motosega. Gli occhi sgranati per la paura.
Miuzaki gli fu davanti. Aveva approfittato del trambusto per sciacquarsi la faccia ed era riuscito ad usare il suo quirk, finalmente. Eccola, stava per abbattersi su di loro.

"Tanto morirò di certo, con tutti questi tagli." pensò il corvino con ancora del sangue che gli usciva lentamente dal collo.

E poi una voce.

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Satoru era aggrappato alla sbarra di ferro di un'altalena. Quel posto era tranquillo al momento, ma tra pochi minuti sarebbero entrate molte persone e sarebbe iniziata una festa. Yuri lo aveva mandato lì per convincere le persone del posto e occuparsi degli hero di ronda. Li vide intenti ad aiutare gli invitati, sistemare i tavoli all'aperto del ristorante e assicurarsi che gli scivoli, le attrazione più rinomate dell'edificio, fossero sicure. Decise di scendere dal suo posticino tranquillo e avvicinarsi. Trovò un microfono abbandonato su una cassa e lo prese con noncuranza. Nah, era troppo poco scintillante, lo avrebbe modificato un po'. Ecco, ora era meglio, guardò con un sorrisetto stampato sul volto i colorati unicorni e le stelline arcobaleno.
Le porte si aprirono e i bambini e gli adulti entrarono nel parco giochi. Continuò ad osservarli con quella sua espressione da gatto sornione. Si allisciò i capelli di un rosso acceso.

"Nessuno mi aveva detto che era un parco divertimenti! Avevo inteso fosse quello dei bimbi vicino alla scuola. Yuri sei impossibile a volte!" nel mentre gesticolava così tanto che chiunque avrebbe potuto capire cosa stava pensando "Potevo mettermi elegante e invece sono in tuta. Ma tu guarda che figura che mi tocca fare. So che la paga non è delle migliori, ma avrei scassinato la casa della signora Asaemon se lo avessi saputo! Non posso ancora permettermi d'intrufolarmi in quella del ricco pelato inglese." continuò il suo soliloquio "Pazienza."

Si schiarì la voce e si sedette a gambe incrociate sulla cassa, di un nero lucente.

— Signori, signori, un momento d'attenzione prego. Capisco di non essere elegante come voi, con quei pantaloni sportivi firmati, i cappellini per proteggervi dal sole, eccetera, eccetera, eccetera... però ritengo di potervi raccontare qualcosa in cambio. Dunque prendete posto. Sta per iniziare lo spettacolo!



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