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Il sole scivolava tra le ombre dei palazzi della capitale all'arrivo della sera, mentre il cielo si tingeva di un rosa pallido. Ginevra si incamminava furtivamente per una strada stretta, ripensando a ciΓ² che Christa le aveva detto non molti giorni prima.
" In realtΓ , io mi chiamo Historia Reiss. " La sua voce rimbombava nella sua testa senza sosta. Non poteva essere completamente uno scherzo. Non dal modo in cui lo aveva detto.
Inizialmente non avrebbe mai pensato che si sarebbe trovata così a fondo tra l'infida rete di potere e segreti nelle mura, quando aveva iniziato a fare ricerche sulla famiglia Reiss. Era l'alone di mistero, la mancanza di qualcosa, che l'aveva insospettita.
<< Lei lavora per la famiglia Reiss, giusto? Mi potrebbe parlare di loro? Sto scrivendo un libro sulle famiglie nobili delle mura. >> Aveva chiesto ad un contadino che abitava nel Wall Rose nonostante lavorasse le terre dei Reiss.
<< I Reiss sono una famiglia di nobili di campagna. Hanno delle Terre che permette loro di contare sulla rendita. >> E dopo aver pronunciato questa frase, si era fermato, come tanti altri dopo che veniva posta loro la stessa domanda.
Era come una filastrocca da imparare a memoria. Qualcosa non tornava. E doveva essere qualcosa non esattamente irrilevante, giΓ il fatto di aver nascosto una figlia con un nome completamente diverso.
Si era quindi trovata lì, tra i vicoli della capitale, ad aspettare che colui che stava cercando, la trovasse. Che appoggiasse una mano sulla sua spalla, e inavvertitamente, sfoderasse un coltello non poco affilato.
<< Che fai qui, signorina, a quest'ora?>> Una voce rauca e profonda le si avvicinΓ² all'orecchio, mentre tentava di contenere un sussulto.
La ragazza non si voltΓ² verso l'interlocutore, nΓ© oppose alcuna resistenza all'arma puntata alla gola. Prese un respiro e procedette con calma, ripassando nella mente quello che si era preparata a dire:<< Lei Γ¨ il Signor Ackerman, Mi sbaglio?>>
L'uomo dietro di lei eruppe in una forte risata, facendo oscillare il pugnale teso:<< "Signor Ackerman" , che educazione... Sì, sono Kenny.>> Allontanò l'arma, facendo qualche passo indietro e allentando la presa sul braccio della ragazza.
<< Tu invece, chi sei?>>
<< Sono Christa. Christa Lenz. >> Scandì il nome lettera per lettera, frenando qualsiasi tipo di esitazione o balbuzie.
Kenny sporse di nuovo il viso verso di lei, facendo entrare nel suo campo visivo il naso aquilino ed un cappello che avrebbe definito fuori moda da almeno un decennio. Lo vide socchiudere gli occhi, poi sorridere ancora in maniera grottesca:<< Sai, Christa, ti ricordavo bionda. >>
<< Il colore dei capelli puΓ² cambiare con la crescita. >> Rispose, imperterrita, mentre l'uomo allargava il ghigno scoprendo i denti con tanto di gengiva.
<< Ricordavo anche che tu avessi gli occhi azzurri. >> RiavvicinΓ² l'arma alla gola della giovane, mentre un rivolo di sangue scendeva dal piccolo taglio provocato dal contatto con la lama.
Non era un idiota. Alla prima occhiata aveva potuto constatare che non era Christa Lenz. Sembrava anche un po' piΓΉ grandicella della ragazza che diceva di essere.
Scese il silenzio per qualche secondo.
<< Va bene. Non sono Christa. Ma che importa? Se avessi voluto presentarmi lo avrei fatto subito. In fondo, Γ¨ solo un nome, no?>> Si dovette ammettere sorpreso dalla risposta pronta. Ma non era abbastanza. GiΓ il fatto che lo stesse cercando era troppo. Andava eliminata. Aveva tentato con le buone di spaventarla, ma la sua testardaggine l'avrebbe portata alla morte in quel vicolo impregnato di odore di urina.
Aumentò la pressione della lama sul collo della ragazza, che a quel punto si mosse un poco e deglutì, come se si stesse trattenendo dallo scalciare con i piedi e urlare. Vide il sudore freddo scenderle dalla fronte fino alle guance, quasi fossero lacrime.
Schiuse le labbra e pronunciΓ² quella che sembrava un intermezzo tra una preghiera e una specie di minaccia:
<< E poi, se mi permette, non posso proprio morire. Non adesso, perlomeno. Mi lasci il tempo di finire. >>
Un ricordΓ² passΓ² velocemente davanti agli occhi di Kenny. Per un istante allentΓ² la presa sul coltello dalla lama sporcata di liquido cremisi e la ragazza ne approfittΓ² per sfuggire dalle sue braccia e allontanarsi di qualche passo, con lo sguardo rivolto davanti a lui.
Se Kenny prima era stato distratto da una simile frase, adesso era nella più totale confusione. Quel... Viso... La voce... Come si muoveva... Somigliava così tanto a...
<< Va bene, ragazzina. Mi stai simpatica. Dimmi che vuoi senza fare troppe storie>> Si riprese all'improvviso, come se nulla fosse accaduto, spolverandosi il cappotto ed infilando il pugnale nella tasca ricoperta di aloni marroni, forse rimasugli di sangue che avevano impregnato la stoffa.
<< Voglio delle informazioni. >> AnnunciΓ².
<< Che? Pretendi di venire qui su due piedi e di ricevere informazioni ? Chi ti credi di essere? >> InarcΓ² un sopracciglio, aggiustandosi il cappello:<< Cos'hai da darmi , in cambio?>>
Gli porse una scatola di legno piuttosto scuro, non piΓΉ lunga di una mano e larga quanto un palmo. L'uomo ne esaminΓ² il contenuto, impassibile:<< Va bene. Chiedimi.>>
<< Chi sono i Reiss?>>
<< Oh cielo. Mi chiedo dove siamo finiti se una come te Γ¨ arrivata a farsi queste domande. >> Scosse il capo:<< Non Γ¨ una storia affatto corta. >>
Armin le scosse la spalla, notando il suo stato di trance dato dal ricordo che rielaborava nella sua mente. SbattΓ© le palpebre e scosse il capo, tornando ad ascoltare Eren.
<< Nella stanza, sotto casa mia...>> Mormorò, estraendo la chiave dalla maglietta e portandosela vicino alla bocca com'era solito fare:<< Se mio padre ha detto il vero... Lì ci sono le risposte ad ogni nostra domanda. >>
Un silenzio riflessivo cadde di nuovo sulla carovana, spezzato solo dallΙ Caposquadra Hange che faceva notare l'imminente arrivo ad Ehrmlic, dove si sarebbero dovuti dirigere ed in seguito scendere uno ad uno, con il Capitano ed il Reverendo per ultimi.
Quando il reverendo si fu avviato dietro agli altri, Ginevra fermΓ² il Capitano, trattenendolo per il polso:<< Capitano, devo dirle una cosa. >> Lo richiamΓ² con voce ferma, con l'intenzione di raccontare lui (forse solo in parte) quel che Kenny le aveva riferito e le era tornato alla mente.
<< Non c'è tempo. >> Esordì lui, seguendo il membro del culto delle mura con lo sguardo e ascoltandola appena.
<< Signore, Γ¨ importante. >>
<< Me lo dirai dopo. >>
<< Capitano - >>
<< Ti ho detto che non c'è tempo. >> Ribadì, scendendo dalla carrozza:<< Impara a capire quando il momento è opportuno e quando non lo è . >>
L'altra rimase in un silenzio mesto, con la bocca aperta a metΓ , mentre il superiore si incamminava verso la scala davanti a loro e le faceva cenno di seguirlo.
" Era importante... "
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