✿chαptєr ѕíхtєєn✿

ʜᴏsᴇᴏᴋ's ᴘᴏᴠ

Namjoon aveva lasciato la musica a basso volume, in macchina.
Lui e Seokjin sedevano davanti, mentre Hoseok si era accoccolato sul sedile posteriore.
"Sicuro di avere abbastanza cibo?" Chiese per la milionesima volta il più grande dei tre, mentre il suo migliore amico parcheggiava accanto a casa Jung.
"Direi di sì. Grazie per tutto quello che state facendo per me, davvero."
Jin si voltò verso di lui. "Troveremo altri modi per aiutarti, credimi. Anche se, Hobi, dovresti trovare il coraggio di denunciare i maltrattamenti."
Hoseok scosse la testa. "Lo so, hyung. Ma ora come ora, non posso farlo. Mio padre vincerebbe la causa..."
"Se ha soldi, sì. Conosco una persona che ha perso una causa per via dei soldi, Hoseok. Sta attento, okay?"
Dopo quelle sincere parole, il rosso ringraziò nuovamente lo hyung ed il suo migliore amico. "Starò attento. A domani, ragazzi."
Mentre la macchina usciva dalla via, Hoseok sentì Namjoon che urlava un: "domani andiamo con i pattiniiiiiii!" A squarciagola, coronato da Born this way che i ragazzi avevano messo al massimo del volume.
Quando entrò in casa, un forte odore di tabacco e alcool lo accolse, come sempre del resto.
"Ragazzino, sei tornato a casa finalmente!" Il signor Jung lo guardò, con uno sguardo che faceva venire i brividi.
"S-sì, padre..."
"Senti, vai un momento fuori. Ho finito le sigarette, ti do i soldi." Ordinò, facendo posare al ragazzo lo zaino all'ingresso.
Hoseok annuì, prendendo le monete che l'uomo gli aveva dato poco prima.
"Q-quali vorresti?"
"Le solite, idiota di un figlio!" Sbottò, prima di tirargli uno schiaffo in pieno viso. "Muoviti!"
Il ragazzo dai capelli rossi uscì, stringendosi nella felpa. Faceva piuttosto freddo, e lui aveva trovato quella come prima cosa nell'armadio.
Mentre camminava, pensò e ripensò alle parole di Seokjin.
"Conosco una persona che ha perso una causa per via dei soldi"
Come poteva qualcuno pagare un giudice per vincere una causa? Chissà come doveva essere stata male quella persona, forse addirittura era finita in carcere... un flash improvviso gli balenò in mente, non voleva nemmeno credere ai suoi pensieri.
Scacciò quell'idea dal suo cervello, sentendo che comunque cercava di ritornare a forza nella sua mente.
Comprò le sigarette, inserendo nella macchinetta i soldi: per sua fortuna, quella sera era ben fornita e riuscì a trovare quelle che il padre desiderava.
L'aria accarezzò delicatamente i suoi capelli, e in qualche modo gli rammentò i tocchi delicati di Yoongi quando vi giocava per farlo addormentare. Sorrise, mentre tornava a casa propria, con il cuore un po' più leggero del solito.
Porse le sigarette al padre, augurandogli come di consuetudine la buonanotte, per poi rifugiarsi in camera sua.
Prese un quaderno pulito, e iniziò a scrivere quello sul quale aveva ragionato durante il tragitto per andare verso la macchinetta: tutto tornava, ma aveva bisogno di altre conferme. Non poteva chiedere a Seokjin, doveva aspettare che lui facesse il primo passo, erano affari privati. Però... anche i suoi affari privati erano stati svelati a forza, giusto? Sapeva che era stato in carcere, ma la sua convinzione che fosse innocente si era rivelata vera, se le parole di Jin-hyung riguardavano proprio lui.

Il giorno seguente, Namjoon era venuto a prenderlo davanti a casa munito di pattini, ed anche Hoseok indossò i suoi.
Misero le scarpe in una borsa di plastica, partendo a gran velocità verso la scuola.
"Non mi prenderai mai!" Rise Namjoon, voltandosi indietro per osservare l'amico che lo stava seguendo poco più indietro. Peccato che ci fosse un incrocio, e nonostante avesse la precedenza, non aveva guardato prima di passare.
"Namjoon, attento a quel-" Hoseok non riuscì a pronunciare una parola di più, dalle sue labbra non riuscì ad uscire alcun suono.
Corse fino al luogo dell'incidente, dove trovò l'amico steso a terra, inerme.
Perdeva sangue, anche se Hoseok non capiva bene da dove, il camion che lo aveva urtato era fermo poco più indietro e il conducente stava chiamando l'ambulanza.
Hoseok controllò che stesse respirando e che il suo cuore stesse battendo, e solo allora telefonò a Seokjin, pregandolo di venire a recuperarlo in macchina: non essendo un parente di Nam, non lo avrebbero mai lasciato salire.
Jin-hyung arrivò poco dopo l'ambulanza, traumatizzato per la notizia. Non spiccicò parola, avvolto nella sua felpa rosa.
Arrivati entrambi in ospedale, aspettarono con pazienza il resoconto dei medici.
"Siete amici di Kim Namjoon?" Domandò uno dei medici, sembrava stressato dal suo lavoro, ma era comprensibile.
Hoseok annuì debolmente.
"Al momento le sue condizioni sono stabili, lo abbiamo intubato per sicurezza. Ha un braccio che è stato fasciato e alcune ferite sul resto del corpo, ma sta bene. Certo, ha perso molto sangue, ma siamo riusciti a ristabilire i suoi valori completamente. Potete andare nella sua stanza, se volete, è da questa parte."
Hoseok e Jin aprirono la porta, trovandosi davanti a qualcosa che nessuno avrebbe mai voluto vedere su un proprio amico.
Namjoon era sdraiato sul letto, coperto fino al busto da coperte di un bianco quasi accecante. Respirava artificialmente, il braccio sinistro era stato fasciato, il resto delle ferite non si notava, coperto dal lenzuolo.
"N-Nam..." la voce rotta dal pianto di Hoseok fu il primo suono in quella stanza, era davvero distrutto.
Stretto in un abbraccio da Seokjin, si lasciò andare alle lacrime.
"Hey, va tutto bene." Jin lo strinse, accarezzando i suoi capelli rossi. Anche lui era preoccupato, ma sapeva che vedere un incidente con i propri occhi era traumatico. "J-Jin, è stato così ingiusto... sarebbe dovuto succedere a me, lui non ha colpe!"
Il più grande scosse la testa. "No, Hobi. Non prenderti colpe che non hai, l'unico qui ad avere responsabilità è stato il camionista. Namjoon aveva la precedenza, okay? Ora rilassati, non credo gli piacerà vederti in lacrime quando si sveglierà."
Hoseok fece un giro per sfogarsi, passando tra quei corridoi bianchi e asettici, fino a quando il suo istinto non gli comandò ti tornare indietro, in stanza.
Seokjin-hyung rimase con lui fin quando poté, siccome non poteva assentarsi dal suo turno di lavoro, avendo già preso le ferie per quel mese, assicurando ad Hoseok che sarebbe passato da casa sua per lasciare al padre le solite sigarette.
Il rosso si ritrovò da solo in quella stanza, ad ascoltare il battito del cuore dell'amico, scandito dalla macchina a cui era collegato che ne monitorava lo stato di... beh, di vita.
"Sei stato così idiota a girarti... mi hai fatto prendere u-un infarto, avrei dovuto essere io lì al posto tuo." Mormorò Hoseok, avvicinandosi e prendendo la mano del suo migliorr amico.
"Smetti di piagnucolare come un bambino, Hobi." La voce di Namjoon gli arrivò alle orecchie, era flebile, ma decisa. "E smetti di darmi dell'idiota, grazie." Aggiunse, stringendo la mano di Hoseok nella propria.
"Nam, oddio, sei sveglio..." il rosso suonò il campanello per avvisare i medici, ancora scosso dalla situazione.

Una volta che Nam fu libero da tubi e cose varie, si sedette sul bordo del suo letto, cercando di non scoppiare in lacrime. Namjoon capì la situazione, e immediatamente lo rassicurò. "Sta calmo, Seokie, sono qui. Sono vivo, okay? Tu non hai nessuna colpa, e non avresti dovuto esserci tu al posto mio, il mondo va come deve andare."
Il maggiore annuì. "Sai, Seokjin mi ha portato qui ed è stato con te per un po' mentre io mi sono fatto una passeggiata per calmarmi, non so cosa ti abbia detto. Avrebbe voluto restare di più, ma aveva il turno di lavoro."
Namjoon arrossì a quel nome. "O-oh, grazie per avermelo detto. Ma è stato qui solo perchè ti ha accompagnato, immagino."
L'altro scosse la testa. "Era sconvolto, Nam, ha trattenuto le lacrime per aiutarmi, ma credo abbia pianto. Ho visto come vi guardate, secondo me tu gli interessi, Joonie. Quando sono tornato in camera aveva gli occhi rossi, non riusciva a smettere di guardarti e sembrava volesse tirarti fuori da quell'inferno di tubi. Credimi, secondo me prova qualcosa per te."
Namjoon spalancò gli occhi. "Eh?! N-no, dai, non è possibile, non dire fesserie solo per farmi stare meglio!"
"Namu, dico davvero, sareste una coppia perfetta. Oh... Jin-hyung ti ha mandato un messaggio, credo." Notò, vedendo che il telefono dell'amico aveva una notifica, e riconoscendo la musichetta che aveva per i messaggi del maggiore.
Namjoon sbloccò il telefono, leggendo il messaggio.

Da: Jin-hyung ☆
Nam, quando starai meglio ti va di uscire assieme a me? Anche solo per un caffè, fammi sapere.
~Hyung favoloso

"Oddio, oddio, oddio, mi ha chiesto di uscire!"
Un'infermiera entrò nella stanza. "Va tutto bene, signorino Kim? Abbiamo sentito urlare..."
Hoseok rise. "Ha ricevuto un messaggio con la richiesta di un appuntamento." Spiegò, facendo l'occhiolino alla donna.
"Oooh, congratulazioni allora. Sono ancora single, ma se magari mi faccio mettere sotto da un camion il primario mi chiederà di uscire..." disse, uscendo dalla stanza e facendo scoppiare a ridere i due ragazzi.
"Le persone sono strane." Notò Hoseok.
"Ma senti un po' chi parla."

Quel pomeriggio, Hoseok ricevette una telefonata da Yoongi mentre uscivano. Il biondo si era spaventato non vedendolo a scuola, pensando a qualche problema con il padre, ma il ragazzo più giovane gli aveva subito spiegato la situazione, tranquilizzandolo. Quel modo protettivo che Yoongi aveva deciso di usare nei suoi confronti non gli dispiaceva, anzi. Lo ringraziò per essersi preoccupato per lui, e si chiese esattamente che cosa avesse fatto per trovare il vero carattere di Yoongi.
Sorrise, ripensando a come dal non sopportare la sua anima, era passato all'abituarsi a lui così velocemente, forse perchè quando Yoongi era semplicemente sè stesso anche quest'ultima cambiava, come se il portare una maschera ne modificasse la potenza.
"Stupida cosa delle anime." Brontolò, accendendo la musica sul suo mp3.
Mise una canzone di Ruelle, la adorava: ogni sua canzone gli ricordava qualcosa del suo passato, ma questa no. The other side aveva il sapore del suo presente, dei suoi vecchi e nuovi amici, delle sue paure. Era la colonna sonora momentanea della sua vita.
In quel momento, si accorse dell'orario: era ormai pomeriggio tardi, suo padre si sarebbe sicuramente arrabbiato.
Appena entrò in casa, non vedendolo, urlò un "Padre, sono tornato! Scusa per il ritardo!" Senza però ricevere risposta. Sul tavolo, scritto in fretta, un biglietto.
"Ragazzo, sono fuori con Brittany, la mia donna francese. Pulisci la casa da cima a fondo, lasciami la doccia libera per le 23."
Wow, sarebbe stato libero, quella sera.
Nonostante la casa da pulire, si divertì parecchio: aveva acceso la musica, passando sia l'aspirapolvere che lavando i pavimenti fino a farli brillare. Aveva pulito le finestre, rendendo la visuale del cielo molto più bella senza la polvere che spesso si depositava sul vetro, diminuendo il bagliore delle stelle.
Finì di pulire tutto, erano le 20:30 circa, e aveva abbastanza fame per poter cenare. Dopotutto, a pranzo non aveva toccato cibo se non un pacchetto di cracker, poiché era rimasto in ospedale con Namjoon, stessa cosa valeva per Jin, che lo aveva obbligato a cenare minacciandolo di morte molto dolorosa con una padella.
Cucinò due uova per fare presto, mangiandole assieme a dei fagioli rossi e qualche pezzo di pane. Il cibo che Namjoon gli aveva lasciato da tenere in camera era fantastico, e aveva avuto il permesso dal padre di poter mettere in frigo alcune cose come ad esempio il formaggio, a patto di occupare poco spazio (il resto serviva per le bottiglie di vino e alcool dell'uomo, le preferiva fredde).
Mentre mangiava, rigorosamente sul divano come i veri uomini virili, guardò un reality show tanto per passarsi il tempo.
Sorrise: finalmente una serata come voleva lui, senza urla, senza schiaffi, senza lividi. Si sentiva un ragazzo normale, e in quel momento stava bene. Certo, se a Namjoon non fosse successo niente sarebbe stato anche meglio, ma per una volta poteva pensare a sè stesso lasciandosi alle spalle i problemi del mondo, chiudere gli occhi e respirare quella vita che tante volte gli era contro.
Lavò ciò che aveva utilizzato, e dopo aver ripulito salotto e cucina andò in camera, una volta fatta anche una doccia. Si addormentò appena toccato il cuscino, stanco per la giornata pesante appena passata.
Quella notte, dopo tanto tempo, non ebbe alcun incubo, ma solo un sogno. Lui e Yoongi, al mare, a rincorrersi come bambini.

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