Capitolo 6.

Eren's pov.

"Levi aspetta!"
Gridai invano tentando di corrergli incontro, ma era troppo tardi, il corvino non accennò a voltarsi e ormai si ritrovò definitivamente fuori dalla palestra e dalla mia vista.

"Eren! Sei entrato in squadra."
Mikasa mi raggiunse con un enorme sorriso stampato in volto, ad essere sinceri non la calcolai troppo, la mia più totale attenzione in quel momento rimase rivolta al ragazzo.

"Eren?"
Chiese guardandomi in viso, come per attirare il mio sguardo sul suo facendo scoccare due dita.

"Già..."
Risposi vago puntando lo sguardo lontano, distante anni luce da quella realtà.

"È successo qualcosa?"
Mi chiese sospettosa.

"Bhe... a parte l'essere saltato addosso al capitano..."
Risposi grattandomi la nuca estremamente a disagio ripensando a quell'istante.

Scoppiò a ridere.
"Quella scena è stata davvero indimenticabile, da manuale!"
Iniziò a deridermi appoggiandomi una mano sulla spalla e l'altra premuta sul suo ventre contratto dalle risate.
Nascosi quello che successe negli spogliatoi, ma ciò non tolse il fatto che ne rimasi visibilmente turbato.

"Erwin?"
Chiese poi.

"C-cosa? Che c'entra lui ora?"
Domandai nervoso alzando il tono di voce.

"N-nulla, è che l'ho visto entrare negli spogliatoi..."
Rispose lei confusa assottigliando gli occhi fin troppo scettica.

"Oh, sì ecco sta... si sta facendo la doccia, penso..."
Risi palesemente nervoso pur di nascondere la mia agitazione, ma non fu abbastanza, Mikasa lo notò, così decidemmo di avvisare Armin e una volta tutti e tre insieme fuori dalla palestra iniziai a raccontargli la verità.

"Ecco ragazzi... negli spogliatoi ho visto l'allenatore... Erwin..."
Mi bloccai per qualche secondo, le parole mi morirono in gola.

"Avanti Eren non lo diremo a nessuno"
Mi incoraggiò Armin.

"Ecco... ho visto Erwin molestare il capitano."
Lo dissi tutto d'un fiato.

Gli sguardi dei miei amici si fecero sbalorditi, entrambi non spiccicarono parola.

"I-il... il capitano molestato?"
Iniziò Armin.

"Sì... insomma io non so nulla... ho solo visto che bhe... lo stava infastidendo."
Cercai invano di rimanere il più vago possibile.

"Infastidendo in che senso?"
Chiese Mikasa.

"Così mi complicate le cose! Come posso spiegarvelo... lo stava palpando e...-"

"Okay... non andare oltre."
Concluse imbarazzata Mikasa scuotendo entrambe le mani davanti a sé.

"Bhe, ma Heichou non dovrebbe dire qualcosa? Insomma se veramente lo stava molestando...-"
Riprese il biondo.

"Sà difendersi benissimo."
Dissi in sua difesa prima che potesse finire.

"Ma è pur sempre più grande di lui, Eren, per quanto possa essere forte il capitano, Erwin è più imponente di stazza e prestazioni, su questo non vi è dubbio."
Tentò di farmi ragionare il biondo.

"Sono certo il capitano sappia bene cosa fare! Non avrà bisogno di persone come noi fra i piedi con tutti quei problemi per la testa."
Sputai quelle ultime parole per poi andarmene quasi offeso.

Tutta quella situazione mi fece infuriare, insomma, un allenatore che molesta un allievo?
Certo, Levi era un uomo dalla fisionomia veramente attraente, non parlando poi del suo corpo, come scolpito nel marmo. Pensai addirittura che Erwin avesse buon gusto.

Ma ti senti quando pensi a queste scemenze?! Sei incredibile Eren, davvero uno stupido pervertito.
Il mio subconscio mi corresse scacciandone ogni pensiero.

Levi's pov.

Quel bastardo.
Prima o poi l'avrei fatto fuori con le mie stesse mani.

Quello stupido maiale non riesce proprio a lasciarmi andare... me la sarei cavata benissimo da solo, dannazione anche a quell'altro ragazzo.
Pensai.
Adesso che anche Eren ne è a conoscenza come cazzo dovrei muovermi?

"Levi! Bentornato..."
Ci fu qualche secondo di silenzio.

"Ahhh Levi mettiti la magliaa!"
Petra era una manager della squadra, si trovava davanti a me completamente rossa e con le mani posate sugli occhi.

"Petra, non rompere, non sono nudo."

"Sì ma..."
Si tolse lentamente e in modo discreto le mani dagli occhi mentre io finii per accomodarmi in un divano della camera con le gambe incrociate e le braccia lungo lo schienale.

"Levi ciao!"
Mi accolse un'altra.

"Hanji."
Ricambiai muovendo il capo in segno di saluto. Lei era invece una stracazzo di seccatura, anche lei nostra manager.

"Che hai fatto?"
Chiese la ragazza con gli occhiali.

"Che t'importa?"
Sbottai.

"Uff... come sei difficile, è stato Erwin?"
Chiese in modo completamente inaspettato.

"Perché mi dici questo?"
Assunsi la mia solita espressione, anche se nel profondo iniziai ad essere estremamente nervoso.

"Perché so che Erwin ci prova con te, e ti consiglio di stare attento, non è il santarellino che tutti credono..."
Rispose con un sorrisetto puntandomi un dito contro.

"Lo so bene..."
Mormorai.

"Cosa?"

"Nulla."
Mi affrettai a dire per non dare sospetti posizionandomi due dita sulle tempie pulsanti.
Petra continuò invece a fissare il mio fisico, la cosa mi infastidii parecchio, odiavo lo sguardo pressante delle persone addosso, era così... fastidioso.

"Levi che hai fatto alla fronte?"
Petra aveva finalmente spostato il suo sguardo dal mio addome alla fronte.

"Nulla, un moccioso"
Risposi vago passandoci sopra una mano.

"Un moccioso?"
Domandò Gunther con una risatina divertita.

"Sì... nulla di grave."
Li tranquillizzai.

"Non voglio nemmeno pensare a quello che gli hai fatto tu."
Rispose Petra ironica.

"No, hai detto bene."
Mi alzai uscendo dalla stanza infilando una semplice maglietta nera attillata.

Eren's pov.

Continuai ad essere confuso, più mi sforzavo a capire, a dare un senso a ciò che vidi e più non capivo, o meglio, non riuscivo a capacitarmi del fatto che Erwin potesse aver compiuto delle azioni simili.
Era un pensiero fin troppo ingenuo e genuino, ma nella mia mente nessuna ragione poteva essere giustificabile.

Non riuscivo a capire nemmeno il perché Levi non avesse detto nulla a nessuno.
Ripensai a quelle immagini per tutta la giornata nella mia stanza, da solo, scosso, finché un bussare insistente alla porta non interruppe il mio religioso silenzio.
Aprii e subito un ragazzo incappucciato irruppe nella stanza afferrandomi per il colletto spingendomi all'interno della camera, con una gamba chiuse la porta continuando ad avanzare fino ad attaccarmi al muro. Si tolse il cappuccio e come già intuii si trattò di Levi.

"L-levi... che cosa?"
Mormorai spaesato muovendo velocemente i miei occhi squadrando la sua figura incapace di mettere a fuoco la situazione.

"Stai zitto e ascolta."
Disse con voce ferma.

Annuii timorosamente mentre le mie guance iniziarono a tingersi di un colore familiare.

"Ti consiglio vivamente di non riferire nulla di ciò che hai visto oggi."
Nelle sue parole non vi era un briciolo di ironia.
Pensai ad Armin e Mikasa, ero nella merda, nonostante sapessi di potermi fidare di loro, il corvino lo avrebbe compreso?

"L-levi io... io l'ho accennato solo ai miei migliori amici, nulla di più..."
Sussurrai spaventato.

Socchiuse gli occhi sospirando rumorosamente per poi sferrare un pugno che probabilmente sarebbe stato indirizzato a me, ma che spostò appositamente facendolo finire contro il muro, a pochi centimetri dal mio viso, sicuramente per il nervoso. Abbassò poi lentamente il capo verso terra.
Girai lievemente lo sguardo verso il pugno e vidi che iniziò a sanguinare dalle nocche.

"Levi... perché non lo dici a qualcuno?"
Chiesi con aria ferma ma comprensiva.

"Perché dovrei?"
Alzò leggermente il capo quasi rassegnato.

"Perché non puoi farti stuprare ogni qualvolta voglia Erwin ne abbia il desiderio"
Iniziai a dire senza mezzi termini.

"Non ti interessa quello che decido di fare"
Mi ammonì.

"E invece sì, tu sei il mio capitano da ora, no?"
Continuai incrociando il suo freddo sguardo per la prima volta senza paura.

"Tsk."
Si affrettò a dire abbassando il braccio.

"Erwin un po' di tempo fa mi ha detto tu fossi attratto da una persona..."
Restai vago sul sesso di questa persona.
Ripresi.
"Stava parlando di sé stesso, non è vero?"
Chiesi, ricevendo tutta l'attenzione del ragazzo.

"Sì, è sempre stato egocentrico, crede che il mondo giri solo attorno a sé. Ma in verità non riesce a vedere oltre un palmo dal suo naso."
Aggiunse calmandosi gradualmente.

Lo guardai con aria compassionevole.
"Vieni, ti fascio la mano."

"Non ne ho bisogno"
Si affrettò a dire.

"Invece a me sembra proprio di sì."
Guardammo entrambi l'arto sanguinante.
Gli fasciai la mano con un kit di pronto soccorso grossolano presente in ogni stanza.

"Perché prima non mi hai colpito?"
Chiesi tentando di aprire una conversazione dopo un lungo periodo di silenzio.

"Mi avresti fatto causa e non mi va di tornare in prigione."
Gli scappò.

"Tornare? Ci sei già stato?"
Chiesi curioso.

"Credi davvero che mi metterò a raccontarti la storia della mia vita?"
Il suo tono era sempre lo stesso, solo alle volte prevaleva un pizzico di ironia e sarcasmo.

Ripresi dopo un piccolo attimo di silenzio mormorando.
"Comunque non ti avrei fatto causa."
Accennai un sorriso.

"Tsk... dicono tutti così"
Rispose con una punta di ironia.

"Non scherzo, se venissi punito da te vorrebbe dire che vi sarebbe un motivo più che valido, quindi se vuoi picchiami pure..."
Dissi imbarazzato delle mie stesse parole, che pronunciate a voce alta assunsero un tono pietoso.

"Non dire cazzate"
Continuò guardandomi come se fossi uno stupido.

"S-sul serio..."
Chiusi gli occhi avvicinandomi a lui in segno che avrebbe potuto agire come meglio credesse, ma quello che fece fu ben diverso da uno schiaffo o pugno, mi accarezzò una guancia.

"Non... non capisco..."
Dissi guardandolo confuso.

"Avevi del sangue."
Improvvisò puntandosi un dito al viso, probabilmente indicando dove fossi macchiato.

"Cos... cosa?"
Arrossii in modo anomalo, non mi aspettai certo una carezza, mi prese alla sprovvista nonostante mi avesse solo tolto del sangue, probabilmente finito lì per fasciargli la mano.

"Sicuro di stare bene... Eren?"
Mi chiese con sguardo malizioso accentuando il mio nome.

"Che... che vuoi dire?"
Domandai agitato.

"Sei completamente rosso..."
Assunse un'espressione maliziosa avvicinandosi sempre più a me.
Ero certo lo avesse fatto apposta, ma arrossii comunque, constatando non fossi in grado di mantenere il mio colore naturale.

Levi's pov.

Mi piaceva vederlo arrossire, metterlo in difficoltà.
Aveva degli occhi davvero da mozzare il fiato, un verde smeraldo in simbiosi a qualche tono sull'azzurro.

Mi alzai dal tavolo dove il ragazzo mi medicò uscendo dalla stanza senza dilungarmi troppo.

"Levi..."
Mi girai lentamente.

"Che vuoi?"
Risposi senza tanta grazia.

"...Te ne vai... vai già via?"
Iniziò giocando nervosamente con le mani.

"Che vuoi che faccia? Che domande idiote, ci vediamo agli allenamenti, e non ti azzardare a raccontare nulla."
Dissi sbrigativo.

"Certo."
Si affrettò a dire coprendo il suo imbarazzo dietro un sorriso.

Aprii la porta e vi notai un ragazzo castano che stava palesemente origliando, la vera domanda era da quanto?

Lo guardai con aria innervosita.
Odiavo le persone che ascoltavano di nascosto, in realtà odiavo la maggior parte delle persone, ma in primo luogo queste.

Il ragazzo s'irrigidì quasi istantaneamente ricomponendosi e facendo finta di niente.
Lo guardai per qualche secondo per poi andarmene.

Eren's pov.

Quando Levi aprí la porta si ritrovò davanti Jean che origliava, fortunatamente si contenne e non disse nulla andandosene subito dopo, anche se capii subito che il gesto non gli andò a genio.

"Eren, CHE CAZZO CI FACEVA HEICHOU QUI?"
Mi urlò una volta che il ragazzo corvino se ne fosse andato.

"Nulla..."
Iniziai a dire.

"Siete... siete soli?"
Perlustrò la stanza.

"Non stavamo facendo nulla."
Tentai di rassicurarlo.
Notò poi un rossore sulle mie guance.

"Eren?!"
Riprese e guardandosi in giro notò del sangue sul muro.

"Che cazzo è questo!?"
Chiese indicando con un dito la chiazza rosso cremisi.

"Jean non è nulla...-"
Tentai di spiegare.

"Ti ha picchiato?"
Sbottò.

"No... in realtà quello è suo."
Riferendomi al sangue.

"Era venuto per dirmi una cosa..."
Dissi vago.

"Eren... non è che a te piace?"
Domandò esaminandomi con lo sguardo, occhi assottigliati e braccia conserte.

"Chi?"
Chiesi scombussolato guardandomi attorno.

"Il capitano"
Lo disse con aria maliziosa e presuntuosa affacciandosi pericolosamente verso la mia figura.

"Io... io in realtà non lo so..."

Il cambio repentino di sguardo di Jean mi fece intendere non fosse la risposta che si aspettava di ricevere, sgranò gli occhi sedendosi poi affianco a me.

"È per il fatto che dovrebbero piacerti i ragazzi, è per quello che non sei sicuro?"
Iniziò a giocare con una penna che era sul tavolo pur di non guardarmi in viso.

"Sì... immagino sia per quello"
Risposi in tono delicato e basso.

"Guarda che non c'è niente di male."
Abbozzò lui.

"Sì, ma...-"

"Nessuno ti giudicherebbe sai... anche a me piacciono i ragazzi."
Mi confidò.

"Cos... tu?!"
Esclamai confuso.

"No, non farti strane idee... l'ho notato qualche settimana fa... un ragazzo... Marco..."

"Quindi Mikasa..."
Tentai di dire.

"Tanto non mi avrebbe calcolato ugualmente."
Iniziammo a ridere, infondo Jean non era così antipatico come credetti.
Anzi, trovai conforto nelle sue parole e una grande somiglianza nei nostri caratteri.

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