ᴄᴀᴘɪᴛᴏʟᴏ 16
"𝙀𝙡𝙡𝙚𝙣 𝙚 𝙅𝙖𝙘𝙠𝙨𝙤𝙣"
Diede un veloce sguardo all'orologio rendendosi conto che era ormai ora di cena e quella sera avevano un invito, ma appena posò gli occhi sul viso di Margot tutto il resto divenne superfluo.
Aveva ragione ad essere arrabbiata, aveva bisogno di risposte e tenerle nascosto quello che stava succedendo avrebbe solo peggiorato la situazione. Sapeva perfettamente che mentirle lo avrebbe soltanto portato a scavarsi la fossa da solo. Non voleva di certo che lo sapesse così, ma era troppo tardi per rimandare la cosa.
Sospirò profondamente e accarezzandole le spalle la guardò per un istante senza fiatare. Prese poi un bel respiro pronto a dirle tutto.
-Il caso a cui sto lavorando è davvero molto difficile e importante, una volta concluso ... beh io voglio smetterla di fare l'avvocato.-
La ragazza spalancò la bocca totalmente presa alla sprovvista da quelle parole. Era sempre stata convinta che Robert fosse nato per fare l'avvocato, che quella fosse la sua vita, che non avesse mai desiderato altro.
Mentre da un lato si sentiva sollevata per quella risposta, dall'altro era davvero sorpresa.
-Ma come? Tu ami il tuo lavoro.-
Lui sospirò.
-È vero, ma ne ho abbastanza. Ho visto troppe ingiustizie e ho bisogno di cambiare aria.-
Si scambiarono uno sguardo d'intesa, uno dei quegli sguardi che solo loro comprendevano e sorrisero.
Robert si sporse leggermente in avanti per baciarla come si deve e dopo un paio di minuti si staccarono per riprendere fiato. Si sorrisero a vicenda e scoppiarono a ridere.
Il motivo di quello screzio lo avevano dimenticato, lei sicuramente non avrebbe avuto problemi a trovare un nuovo studio e lui avrebbe potuto fare qualsiasi cosa.
-Sei perfetta così, smettila di cambiarti!-
Era quasi passata un'ora da quando Margot aveva iniziato a fare letteralmente una sfilata sotto gli occhi di Robert.
Quella sera degli amici dell'uomo li avevano invitati a cena e lei era molto nervosa, non solo per il poco preavviso. Non li conosceva e sicuramente non sapevano nulla di lei, di come si erano conosciuti, delle cose avevano fatto. Ed era pienamente convinta che Robert non avesse minimamente accennato alla sua età. Non gli aveva chiesto nulla, mentre lui continuava a dirle di rilassarsi, ma le conoscenze dell'avvocato non erano di certo come le sue. Lui frequentava gente rinomata e molto ricca di New York, assolutamente l'opposto degli amici di Margot.
-Tesoro va bene così davvero, non voglio fare tardi e tu sei una sventola!-
La ragazza si voltò con il viso corrucciato mentre Downey si stava sistemando la cravatta allo specchio cercando di ignorarla poiché esasperato dalla situazione.
Gli si avvicinò lentamente e si pose fra lui e il vetro sollevandosi leggermente sulle punte per farsi guardare in faccia.
Si scambiarono un'occhiata d'intesa e poi lui la prese dai fianchi per baciarla.
-No fermo! Mi rovini il trucco!-
Lo spinse via ridendo ricevendo un sonoro sbuffo come risposta. Sapeva bene che se gli avesse permesso di baciarla sarebbe stata lei a implorarlo di non fare tardi. Aveva notato perfettamente il modo in cui la guardava ed era più che convinta di conoscere già come quella serata sarebbe andata a finire.
Non le era affatto facile nascondere la sua preoccupazione, ma ogni volta che lui le sorrideva in quel modo dolce le infondeva sicurezza.
Durante il breve tragitto non avevano parlato molto, per lo più avevano cantato le tracce del nuovo CD che Robert le aveva comprato.
Una volta arrivati davanti alla casa degli amici di lui Margot prese un profondo respiro e poi si voltò verso il suo uomo.
-Che cosa sanno di noi?-
Il moro le accarezzò dolcemente una guancia.
-Che ti amo.-
La ragazza alzò un sopracciglio e lui immediatamente capì il suo profondo disagio. Era la prima volta che la presentava a degli amici e di certo non sarebbe stato facile per lei.
Le prese sottobraccio e suonò al campanello della villetta.
Le lasciò un ultimo bacio nell'esatto momento in cui una donna da lunghi capelli corvini e dei tratti asiatici aprì la porta sorridente. La ragazza pulì velocemente il trucco dalle labbra di Robert divenendo rossa in volto.
-Rob! Che meraviglia vederti. Tu devi essere la famosa Margot!-
La donna li invitò ad entrare prendendo i loro cappotti e guidandoli verso la sala da pranzo dove Jackson stava sistemando le ultime cose.
I due uomini si scambiarono un abbraccio amichevole e poi Robert presentò Margot.
Si sedettero tutti a tavolo e la ragazza notò immediatamente che gli amici del suo uomo non sembravano affatto i soliti ricchi snob. Si erano subito dimostrati molto accoglienti e pareva non avessero neppure notato la marcata differenza di età tra lei e Downey.
Ellen era davvero molto bella e il fatto che fosse un giudice federale e non una modella l'aveva sorpresa parecchio. Le aveva detto che i suoi genitori si erano conosciuti in Giappone, ecco spiegati i suoi lineamenti, e poi si erano trasferiti in America, patria natia del padre.
Jackson invece era cresciuto in Illinois, dopo la laurea si era trasferito a New York ed aveva iniziato a lavorare come architetto.
Erano molto gentile e lei si sentiva molto a suo agio, ma Margot non aveva ancora visto la seconda faccia della moneta.
I due uomini si erano seduti a fumare in giardino e Margot aveva deciso di aiutare la padrona di casa a sparecchiare quando la donna le si avvicinò.
-Siete molto affiatati come coppia, da quanto state insieme?-
Lei sorrisse ricordando la prima volta che lo aveva visto in università.
-Ci siamo rimessi insieme circa un anno fa, abbiamo avuto un po' di problemi, ma ora ci siamo riappacificati.-
Ellen annuì.
-Per i suoi problemi di alcol o per la sua difficoltà a gestire la rabbia? So che è un brav'uomo, ma non posso negare che alcune volte mi abbia spaventata.-
Disse abbassando la voce per non farsi sentire.
Margot capì immediatamente di averla giudicata male e di conoscere perfettamente il tipo di donna che aveva davanti. Era gelosa e stava solo cercando di mettere zizzania.
-No affatto, il motivo per cui ci siamo lasciati è un altro: era il mio professore e sai non è molto ben visto che un insegnate scopi con un'alunna.-
La donna spalancò la bocca e Margot si girò vittoriosa andando verso Robert. Aprì la portafinestra e lo raggiunse con un ghigno soddisfatto.
-Amore andiamo. Mi è venuto il ciclo e non vorrei sporcare il vestito di Louis Vitton che mi hai regalato.-
L'uomo strabuzzò gli occhi e senza accorgersi si fece trascinare da un braccio ritrovandosi in auto in meno di cinque minuti.
Si voltò, ancora sconvolto, verso la ragazza che si stava sistemando tranquillamente il trucco.
-Vuoi dirmi che ti è preso?-
Esclamò senza alzare troppo la voce, non gli piaceva farlo con lei perché sapeva bene che il suo vocione la spaventava molto spesso.
-Quella stronza ha parlato male di te e io le ho dato il bene servito. Non ho il ciclo. Andiamo a bere?-
Robert sorrise, con un'altra persona non avrebbe mai reagito in quel modo, ma dopotutto con Margot stava così bene da lasciar perdere il resto.
La cosa che più lo divertiva era l'inesistenza di un nesso logico tra quella frasi, ma decise di non aggiungere altro e premette sull'acceleratore per dirigersi verso il bar più vicino.
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