𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞𝐬𝐭𝐨

Era ormai un po' di tempo che i due camminavano ininterrottamente per quella foresta e Seonghwa poteva giurare che di lì a poco sarebbe finita. Cominciavano ad essere entrambi stanchi ma sapevano che avrebbero dovuto tenere duro per arrivare almeno a Pyeongchang e poi potersi riposare un po', inoltre il caldo estivo sicuramente non aiutava affatto in quella camminata, ma potevano almeno ringraziare di non trovarsi sotto il sole cocente. Più andavano avanti e più Hongjoong non faceva che guardare la mano di Seonghwa, sapeva benissimo cosa sarebbe successo se avesse continuato in quel modo, era rischioso andare in giro in un ambiente del genere con una ferita aperta, oltrettutto era piuttosto sicuro che ci fossero ancora le schegge di legno rimaste e che sicuramente non avrebbero aiutato la pelle a rimarginarsi. Avevano passato la maggior parte del tempo in silenzio, nessuno dei due voleva dire niente, ma questo finché Seonghwa non rallentò la sua camminata per guardarsi la mano destra. Il suo volto rimase impassibile mentre la muoveva avanzando lentamente, ma Hongjoong sapeva che gli stava facendo veramente male così decise di intervenire «Se continui così si infetterà» gli disse ad alta voce dato che erano un po' distanti come sempre, il maggiore lo guardò per qualche secondo senza dire nulla e poi semplicemente continuò a camminare facendo finta di niente «Non mi servono i tuoi consigli».

«Ti ho visto prima, non ti sei potuto avvicinare a quegli infetti per via della ferita, hai intenzione di continuare così e rischiare ogni volta?» gli domandò allora Hongjoong continuando a seguirlo, «Quando arriveremo mi farò aiutare dal mio amico, contento?» rispose Seonghwa pur sapendo dentro di sé che ciò fosse una cosa stupida e meschina da dire, ma l'orgoglio era difficile da mettere da parte. «Mi sento offeso, sai?» rispose il biondo con tono sarcastico, ma ciò che disse l'altro lo fece tornare subito serio, «Dovrebbe importarmi?» le parole del maggiore erano intrise d'odio infondato, ma l'altro non se ne sorprese. «Perchè sei così fottutamente orgoglioso? Pensi che non sappia quanto ti sta facendo male il dorso della mano? Se non ti fai medicare tra qualche ora potresti averla completamente rossa e il dolore aumenterebbe soltanto. Hai idea di quanti batteri potresti raccattare se continui a strusciare contro le foglie o contro i tuoi stessi vestiti come hai fatto prima?» parlò Hongjoong con tono di rimprovero, ma che forse fu utile per convincere l'altro. Il biondo non era una persona cattiva, e anche se l'altro lo trattava male non poteva starsene con le mani in mano e guardarlo stare sempre peggio, dopotutto era proprio compito dei medici curare tutti a prescindere dalle situazioni o dall'individuo.

Seonghwa si fermò guardandosi di nuovo la mano dolorante, sapeva che l'altro avesse ragione, lo sapeva bene ma odiava ammettere di aver bisogno di aiuto. Il minore notò la sua esitazione e decise di usare le maniere forti, avanzò verso di lui e gli prese con forza la mano per poi esercitare una elevata pressione esattamente dove stavano i graffi, Seonghwa subito fece un verso di dolore e ritirò il braccio verso di sé guadagnandosi uno sguardo da parte dell'altro che diceva solo 'sei un idiota'. A quel punto Hongjoong lo prese per l'avambraccio e lo trascinò verso un tronco caduto sulla destra, il grigio provò a non dargliela vinta facendosi tirare con difficoltà, ma era evidente che in realtà volesse anche lui farsi curare. «Che fai!?» gli chiese alzando la voce, ma il minore lo ignorò completamente continuando a camminare «Non riesco a vederti in queste condizioni».
Hongjoong lo spinse a sedere sul tronco e si tolse lo zaino per poi mettersi a sedere su una pietra di fronte, gli riprese la mano nelle sue guardando attentamente le nocche totalmente rosse e sospirò vedendo alcune schegge di legno incastonate nella pelle come temeva.

Senza dire altro aprì lo zaino e ne tirò fuori un piccolo kit di emergenza con un paio di pinzette dentro, tenne ferma con forza la mano di Seonghwa mentre gli tolse attentamente le schegge più grosse che poteva vedere ad occhio nudo. Il grigio continuò a comportarsi come al solito guardandolo con sguardo scettico, ma si accorse di come Hongjoong non fosse proprio attento in ciò che faceva, o meglio, non usava la stessa attenzione che probabilmente avrebbe riservato a qualcun altro. «Ahi! Fa piano!» esclamò Seonghwa appena il biondo gli toccò con le pinzette il taglio più profondo, l'altro ridacchiò prima di alzare gli occhi per guardarlo in faccia «Più sei arrogante e meno sarò gentile» affermò posando le pinzette e prendendo la borraccia d'acqua. Gliela versò sulla mano per pulirla dalla sporcizia e ciò fece fare un mugolio di scontento al maggiore «Sprechi l'acqua che serve per bere» commentò con evidente disapprovazione, Hongjoong non disse niente ma semplicemente gli lanciò uno sguardo prima di prendere anche la bottiglia con il disinfettante che ovviamente si portava sempre dietro. Senza pensarci due volte ne versò un bel po' sulle ferite e immediatamente Seonghwa ritrasse la mano urlando «Fa male cazzo!».

«Ma sei scemo? Forza dammi qua e vedi di lamentarti di meno» tagliò corto il biondo riprendendogli il polso per avvicinarlo, «Vorrei vedere se fossi al posto mio cosa faresti» rispose Seonghwa pentendosi di aver urlato, in genere riusciva a sopportare molto bene il dolore, eppure la mano gli faceva veramente male e dentro di sé era grato all'altro per averlo aiutato nonostante il suo comportamento, non avrebbe voluto sapere cosa sarebbe successo se avesse lasciato che si infettasse ancora di più. «Sicuramente non frignerei come un bambino» disse Hongjoong prendendo delle garze per avvolgerle attorno alla sua mano ben strette. «'Mi faccio aiutare dal mio amico'» il minore imitò la voce dell'altro per prenderlo in giro riguardo ciò che aveva detto poco prima «Forse avrei dovuto lasciare che facessi di testa tua solo per poi ridere vedendoti piangere sul serio» continuò poi, sapeva di starsi comportando da stronzo, ma dopotutto l'altro lo era continuamente. Hongjoong era così, non era cattivo come persona, però se lo si istigava sapeva essere molto perfido.
«Senti vaffanculo, regola numero cinque: tieni chiusa quella cazzo di bocca» affermò ormai frustrato il maggiore, ci stava provando ad essere meno insopportabile del suo solito, ma non poteva farsi trattare in quel modo dal primo che passava credendosi importante solo perchè era figlio di uno famoso. «Non c'è di che!» gli urlò dietro il biondo vendendolo allontanarsi, riprese lo zaino e lo seguì senza aspettarsi alcun grazie, era prevedibile che facesse lo stronzo di nuovo e comunque era stato lui ad averlo provocato per primo quella volta. 

Andarono avanti per un po' di nuovo in silenzio, magari per Seonghwa no, ma per Hongjoong la tensione che si era creata era estremamente percepibile. Non capiva il motivo per cui l'altro fosse così antipatico con lui, forse non gli stava simpatico suo padre, ma lui era una persona diversa dal padre e odiava quando lo guardavano come se stessero guardando la persona più famosa di tutta la Corea, quando in realtà il massimo che aveva fatto nella vita era curare le persone nell'ospedale di Gangneung. Ma Hongjoong non era una persona cattiva, sapeva rimanere sempre imparziale, si poteva dire fosse un tipo molto mite. Non era rancoroso, ma si comportava a seconda di come richiedeva la situazione, nel modo in cui conveniva a lui, sì, Hongjoong era sicuramente molto furbo. Però non riusciva a capire perché l'altro si comportasse così con lui, non gli aveva mai fatto nulla, neanche aveva idea di chi fosse fino ad un giorno prima, ed il grigio si comportava come se fosse il suo peggior nemico.

Proprio per questo decise di approfittare del momento per provare a parlargli, sapeva di averlo infastidito con quello che gli aveva detto poco prima, ma nonostante il comportamento dell'altro, sapeva anche che non avrebbe potuto fargli niente, altrimenti lo avrebbe già fatto da un pezzo. «Posso farti una domanda?» gli chiese aumentando il passo per cercare di arrivargli vicino, ma Seonghwa con quelle sue gambe lunghe andava molto veloce. «Mi sembrava di averti detto di non parlare» rispose l'altro spostando alcuni arbusti per passare, «Perchè mi odi?» Hongjoong la buttò subito lì senza girarci intorno, anche perché non c'erano molti altri modi per porre quella domanda. «Come?» domandò Seonghwa non aspettandosi un quesito del genere, «Voglio dire, non mi sembra di averti mai fatto niente, eppure ti comporti come se fosse il contrario» spiegò il biondo dopo essersi reso conto di essere stato troppo diretto probabilmente. Seonghwa in risposta arrestò la sua camminata per girarsi verso l'altro, il quale rimase stupito della cosa dato che le uniche volte in cui lo aveva guardato negli occhi per parlargli non era stato in modo pacifico. «Io non ti odio» rispose con una secca risatina che non fece altro che stranire ancora di più il minore, ma prima che potesse controbattere, l'altro concluse il discorso «Odio solo ciò che rappresenti» affermò prima di proseguire la sua camminata. Hongjoong corrugò le sopracciglia non capendo precisamente cosa intendesse, ma non demorse e continuò a porre domande per capire qualcosa in più su quel ragazzo con cui avrebbe sicuramente dovuto passare un sacco di tempo assieme. «Odi i medici?» domandò perplesso ricominciando a camminare a sua volta, «Odio il potere» Seonghwa scosse la testa rimanendo sempre molto sintetico con le sue risposte, «Perchè?» chiese allora il biondo sempre più curioso di comprendere il motivo del suo comportamento, sempre se ce n'era uno. «Una lunga storia» disse solamente il maggiore, naturalmente non si sarebbe mai aperto con qualcuno che conosceva da appena un giorno, considerando che non lo aveva mai fatto completamente neanche con persone che gli erano sempre state vicino.

«Questo comunque non spiega perché odi me» Hongjoong riportò all'attenzione la prima domanda che aveva posto, sapendo perfettamente che il maggiore non gli avrebbe mai raccontato quella lunga storia, cosa che era più che comprensibile dopotutto. «Ancora? Ti ho detto che non ti odio» ripeté Seonghwa stranamente con tono cordiale nelle sue parole, sembrava quasi che avesse deciso di abbandonare per un attimo quel solito velo di ghiaccio che lo rivestiva.
«Allora perchè ti comporti così?» il biondo incalzò ancora il discorso, ormai deciso a far aprire un minimo l'altro, voleva a tutti i costi conoscere meglio la persona che aveva accanto e con cui avrebbe dovuto passare i successivi giorni. «Così come?» chiese Seonghwa a sua volta facendo solo fare una risatina al minore, il quale rimase stranito dal doverglielo davvero spiegare «Cercherò di dirtelo con parole carine, dunque... Arrogante, stronzo, freddo, rancoroso, irascibile e a volte troppo orgoglioso» elencò tutti gli aggettivi che secondo lui sarebbero andati a braccetto con il nome del grigio, sperando di non farlo arrabbiare. Sorprendentemente Seonghwa non sembrò prendersela, ed anzi, resse il gioco «Così mi stai facendo i complimenti» rispose sorridendo mentre continuava a guardare avanti gli alberi che a poco a poco si stavano diradando. «Simpatico» commentò sarcasticamente il biondo vedendo finalmente un lato del maggiore più amichevole, «Deciditi, o sono simpatico o antipatico» affermò Seonghwa continuando quel discorso che quasi gli fece dimenticare il motivo per cui era arrabbiato fino a poco prima. «Ero ironico» puntualizzò Hongjoong dicendo l'ovvio, «Anche io» per la prima volta da quando si erano conosciuti, Seonghwa rise. Per un attimo il maggiore si voltò verso di lui e Hongjoong vide come sembrasse tutta un'altra persona quando sorrideva genuinamente, sembrò quasi come se il suo volto si fosse illuminato e d'istinto anche lui rise ricambiando. In quei pochi secondi Hongjoong capì solo una cosa, il viaggio che lo aspettava sarebbe stato meno peggio di ciò che pensava.

In quel momento il maggiore si fermò di nuovo per guardare l'altro direttamente negli occhi prima di parlare. Seonghwa sapeva bene quale fosse il suo carattere, e sapeva anche meglio che avere a che fare con lui era difficile, non tutti riuscivano a capirlo e a sopportarlo. Ma anche lui era consapevole del fatto che probabilmente non avrebbe potuto dire addio al biondo tanto presto come credeva, per cui tanto valeva provare a rendere più pacifico il loro rapporto, sempre se ne avevano uno. «Senti, sono fatto così, ok? Non ce l'ho con te, è solo che ci metto molto per fidarmi di qualcuno e spesso non ci riesco neanche. Però tu non hai fatto niente di male, quindi.. non so fai semplicemente come vuoi, basta che non mi dai fastidio» parlò con una nota di acidità nelle sue parole, che però non disturbò Hongjoong, anzi, questi non poteva essere più felice del fatto che finalmente l'altro si fosse rivolto a lui in modo gentile.
Il grigio riprese a camminare ma si fermò subito dopo per girarsi di nuovo, «Ah e.. Hongjoong» lo chiamo e il nominato gli rispose con uno sguardo «Grazie» disse alzando la mano fasciata e sorridendo, il minore ricambiò il sorriso e lo raggiunse. Questa volta Seonghwa camminò più piano in modo che Hongjoong non rimanesse indietro come prima.

Non passò molto che finalmente giunsero alla fine di quel bosco che sembrava quasi interminabile e si fermarono per ammirare il panorama. Era ormai sera ed il sole stava tramontando, il cielo era di un colore che sfumava dall'azzurro scuro all'arancio acceso, senza nuvole e con il sole che sembrava una palla di fuoco sempre più vicina all'orizzonte. «Ci siamo» disse solamente Seonghwa avvistando in lontananza la loro meta, si trovavano sopra una leggera collina e più avanti si poteva scorgere la cittadina di Pyeongchang con gli edifici parzialmente illuminati dalla luce gialla di quell'ora. Il maggiore sospirò pensando solo al fatto che di lì a poco avrebbe dovuto rivedere una sua vecchia conoscenza, e non aveva idea di come spiegargli il motivo della sua visita.










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-Perdonate se questo capitolo fa schifo, è stato un casino scriverlo-






























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