Il sole di mezzogiorno entrava dalle piccole finestre poste in alto nella grande stanza vuota, o almeno in parte. Nelle ultime ore infatti un gruppo di detenuti aveva deciso di stanziarsi nella cappella assieme a Yunho, il quale era rimasto solo perché Jongho aveva deciso di andare a prendere qualcosa da mangiare e fare un giro per vedere come era la situazione. Al rosa non era importato molto, erano un gruppo di uomini piuttosto tranquilli che probabilmente aveva trovato un posto più silenzioso e meno confusionario di tutti gli altri per poter passare le successive ore a parlare o semplicemente riposarsi. Yunho li aveva sempre osservati da un angolo, non aveva voglia di unirsi a loro e preferì attendere pazientemente l'arrivo di Jongho, purtroppo però alcuni di loro facevano avanti e indietro, erano liberi di andarsene e tornare a loro piacimento e questo faceva stare male il rosa. Improvvisamente si sentì in trappola, soffocato da quelle parenti su cui ormai aveva iniziato a disegnare stanghette per contare lo scorrere delle ore ed annoiarsi di meno, ma a parte quello non poteva fare molto e si sentiva anche inadeguato in un posto come quello, infondo neanche ci era mai stato da quando era in carcere.
Provò a resistere, si sforzò veramente tanto, e tutto per l'amore che provava per Jongho, ma vedere gli altri uscire ed entrare lo fece sentire letteralmente chiuso in gabbia e alla fine non resistette e cedette. Si incamminò a passo spedito verso l'uscita, deciso a cercare il rosso e spiegargli come si sentiva, sapeva che si sarebbe arrabbiato e che avrebbe fatto di tutto per tentare di riportarlo là, ma lui non si sarebbe fatto convincere. Dopotutto una rivolta è una cosa che capita una volta nella vita e onestamente passare quel poco tempo di libertà chiuso in una stanza gli sembrò un assoluto spreco. Non pensò alla sua condizione, ormai aveva già deciso da dopo aver parlato con Mingi, si sarebbe consegnato sperando che il suo aumento di pena non fosse troppo alto, era tutto ciò che poteva fare ora come ora e decise che lo avrebbe fatto anche per Jongho e non solo per sé, con la speranza che in quel modo un giorno si sarebbero potuti rivedere senza niente e nessuno a tentare di dividerli.
Oltrepassò la porta ritrovandosi in un corridoio praticamente vuoto, comprensibile dato che in pochi arrivavano fino laggiù anche durante i giorni normali. Prosegui senza sapere cosa aspettarsi, o meglio, un po' lo sapeva dato che non ci voleva un genio per capirlo, ma vederlo era tutta un'altra cosa, la totale assenza di guardie fu talmente strana da fargli credere per un attimo di non essere più in carcere. Continuò arrivando fino alla zona del celle, camminò lentamente lì davanti, non aveva fretta e si lasciò coinvolgere dall'atmosfera completamente diversa dal solito e a cui lui non era abituato. Gruppi di detenuti sparsi stavano parlando di chissà cosa mentre altri, come lui, andavano da un parte all'altra cercandosi un'occupazione. C'era chi dormiva nelle brandine ancora intatte all'interno delle celle e chi, sempre su quelle brandine, stava facendo qualcosa di più "ricreativo", era pressoché tranquilla la situazione, il momento di rabbia e furia era passato anche perché ad un certo punto le cose da distruggere erano terminate.
Sembrava quasi di stare in un altro mondo, nessuno che brontolava se si correva, nessuno che squadrava tutti dalla testa ai piedi con volto freddo e impassibile, quasi inquietante si può dire, era tutto dannatamente strano e diverso, Yunho non riconobbe neanche più quel posto. Si chiese come fosse stato assistere a tutto quello senza chiudersi in una stanza come conigli in trappola. In quel momento si rese conto quanto la logica di Jongho fosse stupida, magari il primo giorno aveva potuto avere ragione, ma adesso non c'era motivo di preoccuparsi dato che la situazione si era calmata. Andò nella sua cella, era vuota naturalmente e si guardò in giro notando che le loro cose erano state prese da qualcuno, non se ne preoccupò dato che probabilmente non le avrebbe riavute comunque una volta che tutto quello sarebbe finito, ma poi notò qualcosa sul pavimento. Corse subito a prenderla rendendosi conto di averla trovata senza neanche sapere di averla persa, era convinto che fosse nella sua tasca mentre a quanto pare doveva essergli caduta prima che tutto quello cominciasse ed era rimasta lì interra a prendere la polvere, era sopravvissuta alla furia di detenuti che aveva invaso tutto e quella parve una prova abbastanza solida al ragazzo per convincerlo ulteriormente delle scelte che avrebbe dovuto compiere. Era una foto di lui e suo fratello, piccolina e totalmente consumata, ma non abbastanza da non poter mostrare i due bambini sorridenti per le strade di Seoul. La poggiò sul suo petto ed alcune lacrime scesero dai suoi occhi, sarebbe dovuto uscire il prima possibile, voleva ritornare da suo fratello più di ogni altra cosa e aveva bisogno di riprendere in mano la sua vita e smettere di agire sempre succube delle azioni degli altri.
Forse fu proprio quello il suo momento cruciale, quello in cui comprendi il significato di ogni cosa e ti rendi conto che avresti voluto comprenderlo prima. Capì che Jongho aveva sempre avuto ragione, era fortunato ad avere una famiglia che lo stava aspettando e qualcuno che lo amava fuori da lì, perchè la regola principale in un posto del genere era che ciò che accade in carcere, rimane in carcere. E per quanto possa essere doloroso, lui avrebbe dovuto accettarlo come tutti gli altri, avrebbe dovuto scegliere tra la sua vita da libero e la sua vita da recluso, e chiunque sano di testa avrebbe scelto la prima. Si risvegliò da quel piccolo momento di sconforto e rimise la foto in tasca dove sarebbe sempre dovuta stare. Poi riuscì deciso a cercare Jongho per parlargli, se avesse dovuto lasciarlo e consegnarsi voleva dargli l'addio che meritava e soprattutto ringraziarlo per avergli fatto capire quella cosa. Sarebbe stato duro, molto duro, nessuno vorrebbe dover dire addio alla persona che ama, ma purtroppo certe volte bisogna accettare che non tutto va come vorremmo e che le cose a noi più care ci possono essere strappate da sotto agli occhi in un battito di ciglia.
☾︎☽︎
«Ma ti ha dato di volta il cervello!?» urlò San rompendo drasticamente il silenzio presente in quel bagno, aveva lasciato Wooyoung dopo aver facilmente dedotto cosa fosse successo. Sapeva che il moro non sarebbe stato in grado di uccidere qualcuno così a sangue freddo e specialmente se questa persona era un innocente, inoltre le tracce di sangue addosso ad Hongjoong gli avevano fatto intendere che fosse stato lui senza dubbio. «Si può sapere perchè te la prendi tanto? Non sapevi neanche chi fosse» cercò di calmarlo il blu parlando con tono pacato, ma tutto ciò che fece non fu altro che aumentare la rabbia del corvino. San non poteva credere che lo avesse fatto veramente, da quello che sapeva non aveva neanche mai ucciso nessuno e di punto in bianco se ne era uscito in quel modo senza preoccuparsi del fatto che magari Wooyoung non avrebbe voluto assistere ad una scena del genere, e a quanto pareva neanche al fatto che ciò avrebbe potuto portarlo a dei guai molto più grossi. «Secondo quale logica non me la dovrei prendere!? Ti rendi conto di quello che hai fatto?» continuò ad urlare spazientito, Hongjoong sembrava tutta un'altra persona e non lo riconosceva più. «So cosa ho fatto e so anche che non c'era altra soluzione» replicò il maggiore asciugandosi le mani, nessuno nel frattempo stava pensando al fatto che ci fosse anche Wooyoung lì con loro.
«Di altre soluzioni ce ne erano una valanga, non so ad esempio non ucciderlo? O magari anche non farlo davanti a Wooyoung!» gli sputò in faccia San, più andava avanti e più faceva addirittura paura ad Hongjoong, il quale non lo aveva mai visto così adirato in vita sua. «Non ucciderlo a cosa sarebbe servito? Tanto sappiamo entrambi che con molta probabilità lo avrebbe trovato qualcun altro dopo di me e fatto la stessa cosa che ho fatto io! E riguardo al tuo... non so neanche come definirlo, non puoi proteggerlo per sempre da qualsiasi cosa esista!» anche Hongjoong a quel punto alzò il tono di voce, ma stavolta sentendo le sue parole fu l'altro ad abbassarlo di colpo «Io non-... Non è vero che voglio proteggerlo da tutto, ma poi non c'entra niente, non puoi commettere un omicidio così come se nulla fosse davanti a chiunque, ti rendi conto che cosa significa uccidere qualcuno?» chiese San non sapendo più dove quel discorso sarebbe andato a finire, «Si supera, come tutte le cose nella vita» disse il blu riflettendoci dopo, lo aveva fatto durante gli ultimi attimi di rabbia, probabilmente se fosse stato un altro momento ci avrebbe pensato su due volte prima di farlo, sicuramente era una cosa che lo aveva cambiato, ma come tante altre poi si va oltre e si impara a dimenticare. Ma era così che si sarebbe dovuto sentire? Certo, non era felice di aver tolto la vita ad una persona, e per un po' di tempo a quella parte se ne sarebbe ricordato ogni volta che avrebbe guardato la sua mano, così come si sarebbe ricordato dei pugni dati a Seonghwa, ma a parte quello avrebbe dovuto sentire altro? Non lo sapeva, e non lo voleva sapere, in effetti aveva paura che se ci avesse riflettuto poi i sensi di colpa lo avrebbero attanagliato, e non voleva che accadesse, per questo stava cercando di pensarci il meno possibile.
«Lo dici come se fosse una cosa senza importanza» affermò San colpito, non si spiegava neanche lui come potessero esistere persone così, e per quanto potesse essere brutto da dire, secondo lui erano quegli gli individui che dovevano veramente stare in carcere, non gente come lui. Certamente, lui aveva fatto quel che aveva fatto e non poteva negare di meritarsi una punizione, ma essere condannato così per un attimo di debolezza, per aver preferito salvare suo fratello piuttosto che morire con lui, non gli sembrava totalmente giusto. «Parla quello che ne ha uccise tre di persone!» ribattè Hongjoong e il corvino si sentì letteralmente attaccare, lo aveva detto come se fosse stato lui a scegliere di uccidere tre persone perchè gli andava, non era affatto così ed Hongjoong avrebbe dovuto saperlo bene, «È vero, ho ucciso tre persone, e proprio per questo dovresti starmi a sentire quando ti dico che hai fatto l'errore più grosso della tua vita!» iniziò avvicinandosi a lui e puntandogli il dito contro «Pensi che io volessi ucciderle quelle persone? Beh ti sbagli, non ho mai voluto farlo e mi trovo qui solo perchè ho voluto come uno stupido salvare una persona che neanche lo meritava in fondo, sarei potuto scappare e diventare un vero assassino, avrei potuto farlo, ma non l'ho fatto e sono finito in tutto questo. Ma in fondo è meglio così, sono uscito da tutto quello schifo e ho conosciuto qualcuno che mi ha fatto capire cosa significa vivere per davvero. Ho ucciso tre persone e non me lo scorderò mai, ma penso di potermi comunque definire meno assassino di te che ne hai uccisa una sola!» concluse colpito lui stesso dalle sue parole, parlò sincero come non aveva mai fatto prima, probabilmente perchè ne aveva bisogno e non riuscì a non essere onesto. Quello era ciò che pensava, quello era come si sentiva, lui aveva ucciso tre uomini e non se lo sarebbe mai perdonato perchè non conta quanto potessero essere cattivi, aveva comunque privato tre persone della loro vita e non sarebbe potuto tornare indietro neanche volendo, e lui lo voleva tanto.
Ma ciò che lo faceva arrabbiare più di tutti, era che c'era gente come Hongjoong che faceva la stessa cosa senza una ragione precisa, forse perchè nella loro malsana testa lo trovavano divertente, non importava cosa li spingesse a farlo, lo facevano e basta. Poi c'erano persone come lui, persone a cui la vita non aveva mai regalato nulla e che si sono trovate costrette farlo, per i motivi più disparati, e questo non gli andava bene, perchè se solo avesse potuto scegliere non ci avrebbe neanche pensato a farlo, mentre gli altri avevano potuto ed avevano sprecato la loro opportunità di redimersi. Lui non avrebbe più dimenticato quel vuoto al petto provato nel momento in cui aveva premuto il grilletto per la prima volta, quella sensazione che ti travolge facendoti pensare di essere colpito da un treno in corsa, e sapere che qualcuno era capace di non provarla affatto lo faceva imbestialire, proprio per questo si era arrabbiato con Hongjoong, perchè credeva che fosse fortunato a non aver mai dovuto uccidere, ed in quel modo aveva riso in faccia alla fortuna senza rendersi conto che la si ha una volta sola.
Ad aggravare il tutto poi c'era anche la questione di Wooyoung, non poteva credere che avvesse dovuto assistere al tutto, e riguardo a quello non poteva sapere neanche come si era sentito in quel momento. San aveva visto persone morire sin da piccolo, non ricordava neanche cosa aveva provato la prima volta e aveva paura di non sapere come aiutare il moro. Quando era entrato e lo aveva visto con il volto terrorizzato il suo cuore era sprofondato all'istante, lo aveva abbracciato percependo quanto fosse rimasto scioccato dal fatto che non aveva detto neanche una parola, lo aveva lasciato solamente per avventarsi contro Hongjoong vedendo che non aveva ricambiato l'abbraccio ed era rimasto impassibile. Non era lui, e lo sapeva, qualsiasi cosa avesse visto ormai era troppo tardi ed aveva già portato via l'innocenza del ragazzo che amava. Certo, si supera anche quello, ovviamente non equivale al commettere l'atto, ma ciò non significava che assistervi fosse una passeggiata, specialmente se poi si cade lo stesso in una spirale di sensi di colpa. Ed in tutto ciò lui non poteva farci niente se non tentare di far aprire gli occhi al blu e consolare invece Wooyoung finchè non avesse superato la cosa, con la consapevolezza che non sarebbe più stato il ragazzo fragile e innocente che era prima.
Ma dopo le sue profonde parole, venne distratto dalla voce di Hongjoong che pur di scappare da quella conversazione lo riportò a pensare a qualcosa a cui sapeva che sicuramente avrebbe dato la massima attenzione «San» lo richiamò prima di parlare e il nominato continuò a guardarlo come a chiedergli cosa avesse da chiamare se già stava lì davanti a lui «Dov'è Wooyoung?» domandò puntando lo sguardo altrove dalla figura davanti a sé. San si girò subito guardando nel punto in cui lo aveva lasciato e dove adesso non stava più, si guardò tutto attorno ma era evidente che il moro non fosse più lì. Si maledisse per essersi lasciato trasportare dalla rabbia contro Hongjoong e non essersi occupato della questione più importante, ovvero stare con Wooyoung in un momento per lui evidentemente difficile. Senza dire niente si diresse verso la porta deciso a trovarlo e consolarlo per quanto avrebbe potuto fare, lasciò Hongjoong in bagno a ragionare su ciò che aveva fatto, ed anche lui poco dopo uscì cercando invece di pensarci il meno possibile e con la sola intenzione di andare a riposarsi, ma non sapeva che stava per accadere qualcosa che glielo avrebbe invece impedito.
⟨⟨𝑲𝒆𝒆𝒑 𝒈𝒐𝒊𝒏𝒈, 𝒎𝒂𝒌𝒆 𝒂 𝒇𝒊𝒓𝒆
𝑬𝒗𝒆𝒓𝒚𝒅𝒂𝒚’𝒔 𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍 𝒔𝒉𝒐𝒘
𝑨𝒔 𝒍𝒊𝒌𝒆 𝒕𝒐𝒎𝒐𝒓𝒓𝒐𝒘 𝒊𝒔 𝒕𝒉𝒆 𝒆𝒏𝒅 𝒐𝒇 𝒕𝒉𝒆 𝒘𝒐𝒓𝒍𝒅⟩⟩
-Ahhh gli effetti della droga, vorrei dire povero Hongjoong ma non è poi così tanto povero.
Intanto ne approfitto anche qui per dire che ho iniziato una Seongjoong, la trovate nel mio profilo se può vi interessare-
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