7- Catch it

Ero agitata, dovevo ammetterlo.

Avevo mangiato a malapena colazione, sia perché la gola mi faceva ancora male quando deglutivo sia perché avevo lo stomaco sottosopra per l'agitazione.

Prima di scendere cercai di coprirmi il più possibile il collo, nella notte si era formato un segno viola nei punti in cui Alex aveva stretto e, non so voi, ma io volevo evitare il più possibile domande scomode.

Mi guardai un'ultima volta davanti allo specchio, presi la borsa e scesi di sotto «Ci vediamo questa sera!» gridai

«Dove vai?» chiese mia madre

Oh, tranquilla mamma, esco solo con Hunter Stark e non so dove andremo e cosa faremo, ma non ti preoccupare, non mi succederà niente.

«Esco con Annie, l'accompagno a fare shopping.» io e le bugie avevamo una relazione particolare da quando ero tornata.

«Va bene, divertitevi!»

Scesi in strada, mi tirai il cappuccio sulla testa e camminai per alcuni minuti in direzione di casa di Annie, nel caso qualcuno mi stesse guardando dalla finestra.

Una volta certa che nessuno mi stesse più controllando, tagliai in una stradina laterale, tornai indietro di alcuni isolati e arrivai nel punto dove Hunter mi aveva lasciato ieri.

Mi sedetti sulla panchina e fissai il cielo, era una giornata soleggiata e calda, mi tolsi la giacca e chiusi gli occhi, godendomi il sole.

«Avrei potuto rubarti la borsa almeno un miliardo di volte.» una voce che iniziava ad essermi famigliare mi riscosse.

Aprii gli occhi e spostai lo sguardo sulla borsa ai miei piedi. Effettivamente sarebbe davvero stato un gioco da ragazzi.

«Meno male che non sei un male intenzionato allora.»

Hunter ghignò divertito alle mie parole, ma il ghigno non raggiunse i suoi occhi per qualche motivo, lasciandoli senza alcun tipo di emozione.

Mi alzai in piedi «Andiamo?»

Lui annuì, entrammo in macchina, mise in moto e si immise sulla strada principale.

«Dove siamo diretti?»

«Vedrai.» disse lapidario cambiando marcia.

«Almeno il posto! Per quanto ne so potresti rapirmi e portarmi dai Riots.» nel momento esatto in cui dissi quelle parole mi resi conto di quanto poco conoscessi Hunter e di quante alte fossero le possibilità che davvero succedesse come avevo predetto.

Lui mi guardò serio «Katharine, Katharine.» voltò in una strada secondaria e accelerò un poco.

«Sei così ingenua.» sentii la porta scattare, provai ad aprirla, ma era chiusa.

Il panico si impossessò di me. Perché non potevo pensarci prima? Sono praticamente salita in auto con uno Stark nonostante fossi ben cosciente che la sua famiglia mi vuole vedere morta.

Presi il cellulare in mano «Fammi scendere o chiamo la polizia.» cercai di minacciarlo

Lui rise «Pensi che la polizia venga a cercarti una volta che dici loro che i Riots ti hanno rapito?» cambiò marcia e svoltò a sinistra.

«Gli Scorpions te la faranno pagare.» dissi in panico

«Certo. Alex verrà a vendicarti.» voltò di nuovo la testa verso di me.

Cercai di guardarlo con odio e rabbia, ma ero sicura che sul mio volto c'erano solo disperazione e paura. Guardai nei suoi occhi color tempesta e ci vidi...

Aspettate un attimo.

Era divertimento quello?

Lo vidi sogghignare e poi tornare a fissare la strada.

«Hunter?» lo chiamai, avrei usato la carta della pietà. Non volevo morire, non così giovane, avevo così tante cose ancora da fare nella vita.

Lui non rispose, fece passare qualche secondo e poi scoppiò a ridere come se avesse cercato di trattenersi da un po', battendo la mano sul volante «Oddio.» continuò a ridere «Dovresti vedere la tua espressione.»

Stava scherzando. Era. Solo. Un fottuto. Scherzo.

«Sei un coglione.» dissi arrabbiata voltandomi verso il finestrino

«Scusa, ma è stato più forte di me.» dalla voce sembrava che stesse quasi piangendo dal ridere.

Io stavo quasi piangendo dalla paura invece.

Lui parcheggiò l'auto e spense il motore.

«Era solo uno scherzo Katharine...» mi mise una mano sulla spalla e cercò di girarmi verso di lui, ma io mi divincolai.

«Sei uno stronzo.»

«Forse non dovresti fidarti delle persone così tanto...» disse lui serio.

Mi voltai «Perché me lo dici adesso?» gli chiesi

«Aspetta, perché piangi?» chiese sorpreso

«Secondo te idiota?!» urlai «Pensavo di morire.»

Lui non rispose subito, mi guardò un po' con aria dispiaciuta e allungò la mano come se volesse farmi una carezza, ma poi la ritrasse e si allontanò da me.

«Mi dispiace.»

«Dove andiamo?» chiesi guardandomi intorno confusa dal luogo dove aveva parcheggiato e cercando di cambiare discorso prima di cedere alla mia vena violenta e spaccargli la faccia.

«Central Park.» mi rispose finalmente «Ma dobbiamo camminare ancora un po', perché trovare un parcheggio nelle vicinanze è impossibile.»

«E cosa facciamo a Central Park?»

Lui mi sorrise, aprì il bagagliaio dell'auto e mi lanciò una palla da football. L'afferrai al volo non senza difficoltà e poi me la rigirai tra le mani.

«È ora che inizi ad imparare qualcosa su questo sport.» mi sorrise.

Si prospettava un pomeriggio decisamente lungo.

***

«Ahia!» gridai quando la palla che mi aveva lanciato mi colpì la fronte.

Hunter rise «Dai forza tiramela indietro!»

Giuro che mi stavo impegnado davvero un sacco per fare un tiro decente, ma esattamente come quelli precedenti, fece pena.

«Mi arrendo!» gridai, andando verso la coperta che lui aveva steso sull'erba «Tutto questo sport mi ha messo sonno... Penso proprio che farò un sonnellino.»

«Oh andiamo.» mi disse lui tirandomi addosso la palla «Getti la spugna davvero così in fretta?! Ti facevo più testarda.»

Dannato lui e le sue sfide. Lo guardai in viso, aveva un sopracciglio alzato e un sorriso di sfida.

«Ma non sono capace!» mi lamentai raccogliendo la palla.

«Ci sono io che ti insegno.» si girò il cappellino da baseball al contrario e si portò alle mie spalle.

«Il movimento che fai è in generale sbagliato.»

Sentii il suo petto aderire alla mia schiena mentre lui cercava di spiegarmi come tenere in mano la palla. Il mio cuore iniziò a battere veloce e forte... Ero sicura che anche lui avrebbe potuto sentirlo una volta smesso di parlare.

Respira Kat, non devi fargli capire che ti fa quest'effetto.

Questa vicinanza mi fece tornare in mente la festa e il bacio, il che non aiutò decisamente.

«Porta la spalla indietro per caricare...» mi disse all'orecchio, portando la sua mano sulla mia vita e mostrandomi il movimento dovevo fare per lanciare.

«Ecco!» disse «Prova a lanciarmela così ok?» mi lasciò andare e fece un passo indietro, facendomi tornare a respirare normalmente.

«Ok.»

Hunter corse un po' di metri lontano da me e poi urlò «Avanti Katharine!»

Cercai di fare come mi aveva detto lui: afferrai la palla con una mano, caricai con la spalla portandola indietro e poi tirai.

Adesso, non fu proprio il lancio perfetto, ma fu decente e, anche se con qualche difficoltà, Hunter riuscì a prendere la palla al volo.

«Sìì!» urlai alzando le braccia al cielo.

«Grande!» disse lui «Adesso placcami!»

«Io- Cosa?» aspettate, lo scopo non era farmi tirare in modo decente?

«Placcami! Non farmi andare a far touchdown dietro di te!»

Lo vidi portarsi la palla al petto e a correre verso di me.

Anche se avessi voluto, come potevo fare ad atterrarlo? Era più alto di me di almeno dieci centimetri e spesso il doppio.

Gli corsi incontro senza sapere bene cosa fare, lui all'ultimo mi schivo e poi gridò «Touchdown!» tirando la palla al suolo

«Dai, non vale!»

«Come no? Tu non hai fatto niente per tirarmi a terra e io ho fatto punto!»

«Come pensi che io possa atterrarti?!»

«Non so, usa l'immaginazione!» tornò di nuovo al posto di prima e si ripreparò per partire «Pronta?»

«Quando vuoi.»

Quando fummo a pochi metri di distanza, spiccai un balzo e mi aggrappai praticamente alle sue spalle, cercando di tirarlo a terra. Lu però mi scrollò come se niente fosse facendomi cadere sull'erba di schiena «Ahia!»

«Stark colpisce ancora!» urlò schiacciando nuovamente la palla a terra e iniziando a corricchiare in cerchio.

«Tocca a me adesso!» affermai rialzandomi e afferrando la palla. Non ero forte, ma ero decisamente veloce, magari sarei riuscita a schivarlo.

«Va bene.»

Mi portai nella posizione dove si trovava lui in precedenza «Pronto?» lo imitai

«Son nato pronto.» rispose con un sorriso sfacciato e pieno di sé.

Iniziai a correre e lui fece lo stesso. Il mio piano era quello di andargli abbastanza vicino e poi saltare di lato all'ultimo secondo per confonderlo e riuscire a far touchdown.

Il piano però fallì miseramente quando, poco prima del mio salto, lui mi afferrò per le gambe e mi caricò in spalla.

«Ehi, ma non vale!» urlai lasciando cadere la palla e battendogli i pugni sulla schiena «Mettimi giù!»

Mi rimise con i piedi per terra «Certo che vale!»

«Non lo sapevo. Non ero preparata! Ho ancora un'altra possibilità perché non me lo avevi detto.»

Lui alzò gli occhi al cielo divertito «Seh, va bene.» afferrò i lembi della sua maglietta e se la sfilò, gettandola sulla coperta.

Deglutì a vuoto quando vidi il fisico che aveva. I muscoli sembravano scolpiti talmente erano ben definiti e tonici.

«Posso rimetterla se pensi che possa influenzare il gioco.» mi disse sogghignando «Oppure potresti togliertela anche tu, così saremmo pari.»

«Sì, nei tuoi sogni.» ringraziai il fatto di essere lontano da lui, perché sicuramente ero arrossita alle sue parole.

«Quando vuoi puoi partire.»

Mi strinsi la palla al petto e iniziai a correre, cercando di concentrarmi su un punto dietro ad Hunter e non su di lui. Ma di nuovo non servì a nulla, perché mi caricò nuovamente in spalla e mi fece girare.

In qualche modo riuscii però a non perdere la palla e quando lui mi mise giù rincominciai a correre.

Ah, ti ho fregato Riot!

Come ogni volta però, cantavo vittoria troppo presto, perché una mano mi circondò la vita, tirandomi con forza e facendomi rotolare a terra.

Mi ritrovai con Hunter esattamente sopra di me, il suo petto schiacciato contro il mio, il suo viso a pochi centimetri da me e le sue mani che bloccavano le mie al suolo, non facendomi muovere.

«Pensavi davvero di farmela?» rise

«Ci è mancato poco, ammettilo.» ridacchiai

Lui rise scuotendo la testa, il suo sguardò vagò sul mio viso, per poi fermarsi sulle mie labbra.

Smisi di ridere immediatamente. Lui iniziò lentamente ad avvicinarsi a me. Il cuore mi stava esplodendo, mi stava per baciare. Ne ero sicura.

Vidi i suoi occhi spostarsi in un punto sotto il mio mento e il momento magico finì non appena Hunter aprì bocca «Cosa cazzo hai fatto al collo?» si allontanò da me e con un dito mi sfiorò la gola.

«Oh.» fu tutto quello che riuscii a dire.

Lui si spostò da sopra di me e io mi misi seduta, cercai di coprirmi con i capelli il collo, cosa potevo fare per riuscire a sviare il discorso?

«Allora?» mi incalzò lui, spostandomi di nuovo i capelli dietro alla spalla, in modo da riuscire a vedere meglio.

«Niente, devo aver battuto da qualche parte...» la scusa più debole che potessi mai tirare fuori, complimenti Kat.

«Pensi che sia stupido?» chiese quasi ringhiando, continuai a non rispondere e a fissarmi le scarpe.

Lui sospirò «Ascolta... So che a qualcuno piace, ma devi stare attenta.»

Adesso di che cosa stava parlando?

Lo guardai con aria interrogativa, lui si passò una mano tra i capelli e sembrò cercare le parole migliori per dirmelo.

«So che alcuni pensano che possa aumentare il piacere quando...»

Appena capii di cosa stava parlando, sentii la faccia andarmi a fuoco «NO!» urlai «Io non-» cercai di farglielo capire con gli occhi, ma non riusciva ad afferrare e sembrava sempre più confuso

«Non l'ho mai fatto.» dissi infine, super in imbarazzo.

«Oh. Io-» anche lui non sapeva cosa dire «Cosa è successo allora?» mi sfiorò di nuovo il collo con le dita.

Rabbrividii al contatto.

«Niente... C'è stato uno scambio di opinioni ieri sera ad una festa...» decisi di rimanere sul vago, sperando che per lui fosse abbastanza come spiegazione.

Ma lui sembrò diventare ancora più aggressivo «Chi?»

«Era ubriaco, e non stava davvero realizzando cosa stava facendo in quel momento.»

Mi strinsi il viso tra le mani e mi costrinse a guardarlo negli occhi «Chi?»

«...A-» stavo per dirglielo, ma qualcuno alle spalle di Hunter attirò la mia attenzione.

Merda.

«Dobbiamo andare!» sussurrai a lui divincolandomi dalla sua presa

«Cosa?» chiese confuso

«Annie e James! Camminando nella nostra direzione, muovi il culo o ci beccano.»

Non servì ripeterglielo due volte, perché con una scatto si alzò in piedi. Io presi la palla, lui raccolse la coperta, la sua maglietta e poi mi afferrò la mano.

Iniziammo a correre, cercando di mettere distanza tra noi e la mia migliore amica, sperando con tutto il cuore che non ci avesse già visto.

Ci fermammo solo qualche minuto più tardi, in mezzo a degli alberi e coperti alla vista da chiunque camminasse sulla strada principale.

Appoggiai le mani sulle ginocchia e cercai di riprendere fiato «Ci è mancato poco.» dissi con il fiatone.

Alzai gli occhi e guardai Hunter. Si era appoggiato ad un albero e stava cercando di regolare il suo respiro. Il petto gli si alzava e abbassava in maniera ritmata.

«Cosa pensi sarebbe successo se ci avesse visto?»

«Non saprei...» risposi in tutta sincerità «Meglio non azzardarla però.»

Lui annuì e si avvicinò a me. I miei occhi furono catturati da alcuni tatuaggi che aveva sul corpo. Prima che potessi io stessa rendermene conto mi ritrovai ad allungare la mano e a sfiorarli.

«Cosa significa?» chiesi passando il dito su un tribale le cui linee intrecciate formavano quelle che sembravano fiamme.

«È il simbolo dei Riots» sussurrò «Come il fuoco, noi distruggiamo tutto quello con cui veniamo a contatto»

«E questo?» posai la mano sul suo petto

«La rondine mi ricorda che sono libero e che non appartengo a nessuno.»

Annuii. Non avevo mai amato i tatuaggi, e ogni volta che Josh tornava a casa con uno nuovo lo insultavo sempre, dicendo che se ne sarebbe pentito un giorno o l'altro. Ma dovevo ammettere che su Hunter stavano davvero bene, lo rendevano ancora più affascinante di quello che già era.

Portai la mano sulle costole «Questo in-»

Non potei continuare perché Hunter posò un dito sulle mie labbra, zittendomi.

«Sei troppo curiosa...» sussurrò accarezzandomi il viso, si avvicinò con le sue labbra alle mie, ma prima che qualcosa potesse succedere qualcosa chiuse gli occhi sospirando «Ti riporto indietro, si sta facendo tardi.» disse di fretta, allontanandosi da me e rimettendosi la maglietta.

«Oh, ok.» risposi confusa

Perché in alcuni momenti sembravo interessare a Hunter, mentre altri sembrava che non vedesse l'ora di liberarsi di me?

Due secondi fa mi stava quasi per baciare e adesso invece mi stava trascinando alla velocità della luce verso la macchina, come se non volesse avere più niente a che fare con me.

Cosa mi stava nascondendo?


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Hello hello!

Vi faccio un regalo (spero haha) e vi aggiornò già la storia! Nei prossimi giorni per me sarà completamente impossibile farlo, quindi ho pensato di anticipare un po' l'aggiornamento. In realtà non ho ancora deciso se mettere un giorno fisso a settimana per gli aggiornamenti oppure aggiornare appena ho un nuovo capitolo... Cosa preferireste voi? (sususu fatemi sapere!).

COme sempre ringrazio tutti quelli che continuano a seguire, i nuovi lettori, chi lascia stelline e chi commenta, mi rendete davvero felice e ancora più felice mi rende il fatto che mi abbiate fatto raggiungere la posizione #98 nella categoria Teen Fiction (AAAAAAAAAAAAAAH <3 <3).

Buona domenica, lova y'all!

Raumalainen.


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