2- Cosa avevo combinato?
«Tesoro, tuo padre vuole vederti... è nel suo studio» mi informò mia madre affacciandosi alla porta della mia camera mentre stavo finendo di sistemare le ultime cose.
«Vado subito.» mio padre era la persona meno paziente di questo mondo, quindi era meglio non farlo aspettare.
Quando le passai accanto, lei mi fece una carezza sulla guancia e mi riscaldò il cuore con un sorriso gentile. Cielo, quanto mi era mancata.
Scesi le scale e mi fermai davanti alla porta chiusa dello studio. Potevo sentire la voce di mio fratello dentro, bussai e poi senza aspettare alcuna risposta entrai.
«Ciao!» dissi dirigendomi verso di loro.
Mio fratello allargò le braccia e io mi ci tuffai dentro, inalando il suo profumo che mi era così tanto famigliare, sapeva di casa.
«Sono così felice che tu sia qui!» mi disse premendo la bocca contro la mia testa. Anche mio padre si alzò e venne verso di me. Mi diede un buffetto sulla guancia e mi sorrise «Sono felice che tu sia tornata...» gli sorrisi e lo abbracciai.
Quando mi staccai notai che mio fratello aveva un nuovo tatuaggio sull'avambraccio: una stella color rosso sangue.
Ci passai le dita sopra, era stato appena fatto, lo si poteva capire dalla sensazione che lasciava sulle dita.
«Mi avevi detto che-» cominciai, ma mio padre non mi lasciò finire.
«Lo sai che non ti devi preoccupare di questo. Devi essere fiera di lui. È la seconda volta che onora la nostra famiglia.»
«Non è un onore.» dissi seria, facendo precipitare la temperatura della stanza sotto lo zero. L'espressione di mio padre cambiò e divenne grave e severa.
«Katharine, non ti permettere mai più. È grazie a lui che adesso sei qui, devi essergli grata.»
«Oh certo. Grata per avermi fatto lasciare New York?!»
Gli avevo chiesto così tante volte di lasciare gli Scorpions, anche quando sapevo che non avevamo scelta: ci eravamo nati dentro, e una volta che lo sei non ne puoi più uscire. In più lui aveva appena acquisito la stella di sangue, stava risalendo la gerarchia tanto cara ai miei.
«Kat...» mi ammonì Josh, ma io non lo stetti a sentire e continuai ad urlare contro mio padre.
«Sono stufa sai? Pensavo che aveste lasciato gli affari! È pericoloso e quello che fate è orribile! Persone muoiono cazzo!»
«Abbassa i toni signorina, è con tuo padre che stai parlando.» disse lui quasi al limite
«Perché? Quando tu premi il grilletto non è il padre di qualcuno quello che uccidi? Non è il figlio di qualcun altro quello che si riversa a terra nel suo stesso sangue?! Non è forse più grave del fatto che io dica una parolaccia?»
Fu troppo per mio padre, fece scattare la mano e io ricevetti uno schiaffo in pieno viso. Mi portai una mano sulla guancia: non mi aveva mai picchiato prima d'ora.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime.
Josh cercò di abbracciarmi, ma mio padre gli disse duro «Se la tocchi ne arriva uno anche a te.»
«Ma-»
«Deve capire che siamo una famiglia. E in famiglia ci si supporta a vicenda. Gli Scorpions hanno rinunciato a tanto per averti di nuovo tra noi e questo non sarebbe stato possibile senza tuo fratello. Adesso vai in camera tua e fatti un esame di coscienza. Pensa a quanto ti stai atteggiando da egoista.»
Io dovevo farmi un esame di coscienza... Certo. Uscì dallo studio sbattendo la porta, corsi in camera e mi ci chiusi dentro.
Presi il cellulare e digitai il numero di Annie, lei rispose dopo il primo squillo.
«Eccola l'inglese!»
«Annie! Cosa fai?» dovevo assolutamente parlare con qualcuno
«Mi sto preparando che Alex fa una festa nel suo appartamento... Ci vediamo lì?»
«Non sono stata invitata...» Alex stava cercando di mettercela tutta per farmi sentire esclusa a quanto pare.
«Ti sto invitando io ora, forza, preparati e trascina qui il tuo sedere!»
«No, io passo davvero. Speravo di poterti parlare della festa di ieri...»
«Me ne parli domani a scuola? Devo proprio andare Kat, scusami!»
«Vai tranquilla... Salutami tutti!» dissi un po' triste e poi riattaccai.
Mi lasciai cadere di schiena sul letto.
Domani sarebbe stato un grande primo giorno di scuola, avrei rivisto tutti i miei amici e avrei iniziato l'anno nel migliore dei modi.
Ieri sera dopo aver lasciato il locale ero così felice di aver fatto ritorno, adesso invece mi stavo seriamente chiedendo se non avevo solo peggiorato le cose per tutti...
Mi portai le dita alle labbra e ripensai al bacio della sera prima. Non l'avevo ancora detto a nessuno, neanche ad Annie. Glielo avrei raccontato il giorno dopo a scuola...
Mi avvicinai alla finestra della mia camera, l'aprii e uscii fuori sulle scale anti incendio che portavano sul tetto.
Mi sedetti in silenzio ad ascoltare il rumore della città, il rumore della vita che scorreva davanti a me.
C'erano quasi 8 milioni e mezzo di abitanti a New York, e lui era là fuori da qualche parte. Le probabilità che lo ritrovassi erano vicinissime allo zero.
Chissà se avevo fatto qualche differenza per lui. Mi stava pensando in quel momento? Sarebbe tornato al locale a cercarmi? Ne dubitavo.
Sentii qualcuno bussare alla porta e la voce di mio fratello urlare «Kat, posso entrare?»
«Un attimo!»
Rientrai in camera e chiusi la finestra dietro di me.
***
«Tu non capisci Annie...» appoggiai la schiena al mio armadietto e sospirai drammaticamente, ma lei alzò una mano per non farmi continuare e quando cercai di parlare mi fece segno di tacere.
«Ascolta, quello che succede nei locali di New York, rimane nei locali di New York ok? È la prima regola qua e lo sai bene anche tu.»
Mi girai, aprii l'armadietto e svuotai il mio zaino, tenendo solo i libri che mi servivano per la prima lezione.
«Per di più, questo è il nostro primo giorno da Seniors, siamo i più grandi della scuola, tu sei la sorella di Josh e sei uno schianto. Avrai una marea di ragazzi che faranno la fila per te!»
«Non è quello il punto Annie, e lo sai...»
Potevo ancora ricordarmi chiaramente gli occhi di quel ragazzo, un misto tra blu e grigio, che mi ricordavano tanto l'oceano in tempesta.
«Kat sei una lagna. Non ho mai amato il tuo lato romantico, mi ha sempre fatto venire il diabete. In questo momento lui potrebbe essere a letto con un'altra.»
«Grazie eh.»
Un gruppo di ragazze ci passarono accanto e ci salutarono. Io ricambiai il saluto e poi mi buttai lo zaino in spalla e mi incamminai con Annie verso la classe in silenzio. Avevamo entrambe Letteratura Inglese e sinceramente non vedevo l'ora di iniziare!
Quando entrammo non c'era ancora troppa gente, prendemmo posto una davanti all'altra in due banchi vuoti al centro della classe. Tirai fuori il libro e il quaderno degli appunti e lo posai sul banco, poi mi girai verso Annie, che si stava limando le unghie con aria annoiata.
«Come sta Lowe?» chiesi preoccupata. Avevo scoperto da mio fratello che la sera della festa nel locale era scoppiata una rissa e lui si era, ovviamente, buttato in mezzo. Ma non era stato troppo fortunato.
«Sta bene. Ha un occhio nero, ma per domani dovrebbe tornare... Mi sono offerta di dargli un po' del mio fondotinta per coprirlo, perché se il preside lo vede così è la fine, ma ha rifiutato. Pensa lo faccia più attraente agli occhi delle ragazze...»
«È sempre il solito ... E Alex? Sta bene?» ero davvero preoccupata per lui? O speravo semplicemente che qualcuno gli avesse spaccato la testa nella rissa? Non saprei davvero dire.
«Si è solo beccato qualche cazzotto. I Riots sono dei bastardi, non sarebbero nemmeno dovuti essere lì, L'Under è nel nostro territorio.»
«Ancora problemi con loro?» deglutii iniziando a sudare freddo. Era stata per colpa loro se avevo dovuto lasciare New York, per colpa loro la mia vita era cambiata in maniera radicale. Per colpa loro avevo perso Alex, per colpa loro avevo perso tre anni della mia vita in un collegio in mezzo al nulla.
«Problemi?!» Annie mi guardò come se fossi matta, e poi si sporse verso di me «Quei cazzo di Riots sono una spina nel fianco! Sconfinano sempre e causano solo problemi! Reclutano sempre più persone, si atteggiano come se fossero i padroni dell'intera città, ma sono solo dei cazzoni.»
Potevo vedere la rabbia nei suoi occhi. Non sapevo se lei fosse a conoscenza del vero motivo della mia partenza, io non glielo avevo mai detto e lei non aveva mai chiesto.
«Ma sai cos'è la cosa peggiore?»
Scossi la testa. Come potevo saperlo se ero tornata da neanche una settimana?
«Quei figli di puttana vengono in questa scuola.»
Cosa?! Chi è che aveva permesso una cosa del genere? Tutti sapevano che c'era una battaglia infinita tra noi Scorpions e i Riots, e mettere ragazzi delle due diverse fazioni sotto lo stesso tetto non era proprio una genialata.
«Ma chi-?»
La campanella suonò e delle risate attirarono la mia attenzione. Tre ragazzi erano appena entrati in classe e si stavano dirigendo verso dei banchi liberi in fondo all'aula. Indossavano tutti e tre la giacca della squadra di football del liceo e vedendo come tutte le ragazze stavano praticamente sbavando solo guardandoli, qualcosa mi diceva che dovevano essere piuttosto popolari.
Annie mi tirò una gomitata e disse con astio «Parli del diavolo... E ne spuntano tre.» cercai di vedderli in faccia, ma continuavano a darmi la schiena e a fare casino tra loro.
«Uno più coglione dell'altro.» commentò «Uno di loro è uno Stark.» disse poi dopo un attimo di silenzio.
Sì, decisamente Annie sapeva il motivo della mia fuga.
«Come lo sai?»
«È arrivato lo scorso anno all'inizio del secondo semestre. Nessuno sapeva chi fosse, poi Alex ha fatto delle ricerche e ha scoperto che è il cugino di Aaron...» sospirò «Un vero spreco, se posso dire la mia.» si guardò le unghie e poi fissò di nuovo gli occhi su di me «È un figo da paura.»
La professoressa entrò in classe «Forza, prendete posto, che iniziamo!»
Tutti si sedettero e io approfittai del momento per sbirciare verso i tre ragazzi in fondo alla classe adesso che si erano seduti potevo vederli in faccia facilmente.
Non l'avessi mai fatto. Il mio cuore iniziò a battere forte e mi vidi la vita passarmi davanti a velocità della luce.
I miei occhi incontrarono un paio di occhi color tempesta.
Cosa avevo combinato?
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Ciao a tutti! Eccovi il terzo (contando il prologo) capitolo della storia! Grazie a tutti quelli che hanno usato un po' del loro tempo per leggere le parti precedenti e a coloro che hanno votato/commentato :)
Come sempre fatevi sentire con voti e commenti, che ancora non sono in grado di leggere le vostre menti!
Alla prossima, Raumalainen
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