14. Confessione

"

Mamma. Papà.

Spero stiate bene. Non avrei saputo come parlarvi passato tutto questo tempo, e penso che scrivere sia la cosa che mi riesca meglio nella vita, per ora.
Sapete, avrei voluto dirvelo tanto tempo fa, quando ancora ne avevo la possibilità e non mi sentivo responsabile per le scelte di nessuno, nemmeno delle mie. Eppure, avevo paura. Di ferirvi, di ferirmi, di fornire una speranza in cui non credevo ma che desideravo ci fosse. Sono sicura che anche voi provavate i miei stessi sentimenti, all'epoca, ma non parlavate fra di voi, e neppure con me. Fino a una certa età vi guardavo spesso con occhi ammiratori, orgogliosa di chi mi avesse cresciuta fino a quel momento e di chi fossi diventata grazie a voi; ma poi, se solo rimanevo un attimo con me stessa, cominciando a riflettere meglio su eventi che non avevo preso in considerazione, mi sentivo premere da una morsa soffocante e desideravo sparire pur di non pensare a quanto ci stessi male, a quanto vi vedessi soffrire inutilmente.
Tutto il vostro dolore mi ricadeva addosso e mi buttava giù, sempre, e cercavo di tenermi in piedi con le mie sole forze provando a farmi notare da voi e ogni volta era sempre più difficile aiutare me stessa a non crollare.

Non so cosa capitò a un tratto, nelle nostre vite. Fu una cosa graduale, in verità; pian piano, dopo il mio trasloco, iniziavamo a non sentirci più tanto spesso, passavano giorni in cui non ci chiedevamo nemmeno se fossimo vivi e stessimo bene, per poi assicurarcene in un momento di epifania e ritornare alla solita routine qualche minuto dopo. Quegli intervalli duravano sempre di più, tra un 'come stai' e un altro. Una volta non ci sentimmo per mesi. Tre, per la precisione. Era estate, e io d'estate non faccio mai nulla, lo sapete. Me ne stavo a casa mia, lavorando alle mie cose, scrivendo e fantasticando con la mente, e non aspettavo una sola chiamata, né da colleghi, né da amici, tantomeno da voi. Non fraintendetemi, non vi incolpo per questo. Anch'io non vi chiamavo mai, nemmeno quando mi saltava casualmente per la testa, perché era sempre questione di secondi. Poi lo dimenticavo.

Torniamo al motivo per cui vi sto scrivendo questa lettera, però. Non voglio girarci troppo intorno: ho dimenticato di consegnare a uno di voi due una dichiarazione d'amore, l'inverno prima del mio trasferimento. Sì, quella volta. Ricordate, vero? Era quasi Natale. Dovevo passare la vigilia con papà, e il venticinque con mamma. Ero uscita con un mio amico per comprare i regali, quando all'improvviso mi è arrivato un messaggio. Era lungo e noioso, e tra l'altro proveniva da un numero che non conoscevo; più andavo avanti con la lettura, spinta dalla curiosità, più però coglievo riferimenti alla mia vita, a ciò che mi circondava ogni giorno. Sentivo una vicinanza con quella persona che mi aveva fatto dubitare di quello che stavo leggendo. Era davvero un messaggio per me? O forse il mittente aveva sbagliato destinatario? Solo alla fine mi resi conto che la persona a cui era diretto il messaggio era papà. Finiva con un "mio caro e amato" e il suo nome. Vedi, papà, una volta letto il tuo nome mi paralizzai completamente. Tutto tornava: le descrizioni infinite di quel poema, le persone a cui faceva riferimento; era ovvio che fosse per te, che il mittente fosse la mamma e che io non dovevo ricevere assolutamente nulla. Mamma, non me lo tenni per me. Mi dissi che una volta arrivata a casa l'avrei scritto a mano e lasciato dentro l'agenda di lavoro di papà, in modo che potesse leggerlo e risponderti.

Eppure, una volta arrivata a casa, lo dimenticai. Semplice, onesto, non ci pensai più. Forse era dovuto anche al fatto che proprio quella sera il mio telefono era morto a causa della sua vecchiaia, e quindi mi era anche impossibile recuperare il messaggio; ma a prescindere da ciò, non pensai nemmeno di avvisare la mamma che l'avevo ricevuto io, o di dire a papà cosa provava sua moglie.

Volevo scusarmi, e dire che forse è stato meglio così. Adesso leggerete insieme questa lettera perché ho fatto in modo di farvela avere a un vostro rincontro, anche se la mia intenzione iniziale era evitare di parlarne e basta. Il punto è che, anche se va bene com'è andata a finire, per tutti questi anni mi sono sempre sentita in colpa a guardarvi negli occhi, in quei vostri occhi stanchi e privi di gioia, e parlarvi come avevo sempre fatto consapevole dell'amore che la mamma provava per papà, ma anche del fatto che non era mai stata ricambiata e per questo, in qualche modo, era stata abbandonata da lui. Legittimo, comunque. Ripeto, non penso che qualcuno, fra noi tre, abbia un qualche genere di colpa. Io non dovevo ricevere il messaggio e non era compito mio fare da tramite; mamma si era solo sbagliata e papà non aveva mai letto ciò che avrebbe dovuto perché non ne conosceva l'esistenza. Io non so se esiste ancora quell'infinito e un po' ripetitivo poema - e scusatemi se ne parlo in maniera così distaccata, ma è stato anche un po' imbarazzante per me - però vorrei avere una risposta da voi. In qualsiasi modo voi vogliate rispondermi. Sarebbe cambiato qualcosa? La nostra vita sarebbe migliorata in qualche modo, se papà avesse saputo quanto mamma lo amasse? Io, sinceramente, non credo.

A prescindere da quella dichiarazione, papà non provava nulla nei suoi confronti, e mamma se n'era resa conto da tempo. Quello era solo un ultimo e disperato tentativo per rimettere i pezzi a posto, ma dentro una scatola, riposti in uno scantinato, per non rivederli più.

Spero che entrambi abbiate trovato la vostra pace, che abbiate fatto i conti con i vostri sentimenti e che adesso siate rimasti amici, lassù nel cielo, se il cielo per i non vivi esiste davvero; mi rallegrerebbe sapere che vi volete comunque bene, e che vi supportate come spesso vedevo farvi da bambina. Come quando papà combinava qualche casino nei confronti della nonna, e la mamma lo aiutava e lo copriva per sistemarlo.

Mi mancate. Mi dispiace non esservi stata vicina in queste ultime settimane, e mi stupisce sempre il fatto che abbiate voluto dire addio a questo mondo quasi nello stesso giorno. Come se aveste preferito concludere qualcosa distante dagli altri. Perfino da me.

Non sforzatevi di amarvi, d'accordo? Però una cosa vorrei chiedervela: qualche volta, pensatemi. Parlate di me, o sognatemi; apparitemi mentre dormo, in modo che io possa abbracciarvi. Perché anche se l'amore della mamma non era corrisposto, il mio nei vostri confronti era più forte che mai. E non vederlo ricambiato, a volte, mi uccideva. So che non lo facevate di proposito; magari non eravate in grado di dimostrarlo come avrei voluto io. Tutto qui.

Adesso vi lascio in pace.

Vi voglio bene,

E.

"


Parole: 1147.

// Buonasera con la OS in tempo per oggi. Incredibile, vero? E tra l'altro mi piace pure molto.
Fatemi sapere che ne pensate, anche se non dice poi così tanto, forse. Per me, scriverla, è stato catartico. \\

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top