ꨄ C͟a͟p̲i͟t͟o͟l͟o͟ d͟o͟d͟i͟c͟i͟ ꨄ

Ceramica bollente pizzicò i polpastrelli rigidi di Charlotte. Le sue mani erano sensibili a qualunque forma di calore, sin dall'incidente. Appiattì i palmi contro la tazzina da tè e poggiò le soffici labbra sul bordo liscio. Il piccolo taglio all'angolo delle labbra tirò la bocca in una smorfia.

Inspirò. Un ricciolo di vapore a pelo sul liquido ambrato le leccò il naso. «Mrs Fore,» gli occhi azzurri come fiordi salati sbirciarono oltre la graziosa tazza, tra le ciglia chiare. «Le mie più sentite condoglianze».

La donna davanti a lei era Marisa Fore, la madre di Madeleine. Le sue guance magre tremarono e i sottili occhi color cioccolato si incresparono in un sorriso. Le spalle singhiozzarono in un sospiro. La cipria si tese sugli zigomi alti.

Aveva lo stesso volto anonimo di sua figlia, gli stessi piatti capelli castani e le stesse unghie squadrate e color pesca. Guardarla faceva contorcere l'anguilla elettrica che ronfava attorno alla cavità della cassa toracica di Charlotte; bestiolina in agguato.

A rendere attraente Marisa era soprattutto la cura nei suoi modi; il modo placido e grazioso in cui amava se stessa. Il piccolo tremito delle dita intrecciate sul tavolo pareva calcolato.

La forma sinuosa delle onde che piegavano i suoi capelli era laccata dietro il cranio. Gli occhi languidi e la linea di sbafata di matita attorno alle labbra raccontavano notti insonni.

Eppure, le sue ciglia erano perfettamente laminate in riccioli castani ripiegati sulle palpebre. Le sue unghie erano levigate e traslucide. Odorava d'erbe più del tè contro le papille gustative di Charlotte.

La ragazza ripiegò la lingua sul palato. Represse l'impulso di strizzare gli occhi al sapore forte come smalto dell'aroma alla radice di liquirizia nella rosea tazzina. Detestava il tè alla liquirizia. Era una fissazione di Oliver che lei certamente non condivideva.

Aveva un sapore prepotente, sotto quell'elegante e placido aspetto color dell'onice. Esattamente come Marisa.

Quella donna era una pietra levigata abbastanza da somigliare a un diamante. Partita dal niente, con gli investimenti giusti e qualche notte nel metaforico letto di Oliver era riuscita a guadagnare introiti e rendezvous.

«Oh, tesoro,» cinguettò la donna, facendo passare le dita nel manico della sua tazzina. «Certamente non ero preparata a una situazione del genere; e con questi paparazzi. Rudy ha dovuto cacciarli dal vialetto più volte. Anche questa mattina».

Rudy era il suo boy-toy. Una specie di marito trofeo dai capelli ossigenati e ridotti a un crespo cespuglio giallo paglia, che si avvicinava più all'età di Charlotte che a quella effettiva di Marisa, sotto il trucco.

Scosse scattosamente la testa, ma i capelli rimasero rigidi e immobili. «E ogni giorno deve staccare la carta igienica dalle pareti esterne della casa con una spatolina e tirarla giù dai pini nel giardino. E le uova marce,-». Inspirò alacremente. «È un lavoro faticoso, sai?».

Dagli una mano, allora. Charlotte si morse la lingua. Il sapore del sangue attenuò quello della liquirizia. Poggiò pigramente la tazzina sul centrino.

Sua madre aveva insistito che Charlotte risolvesse quella faccenda in maniera pulita e disponibile, per qualche ragione a lei sconosciuta.

Leccare gli stivali di Prada all'amante di suo padre non rientrava tra i suoi desideri, a ogni modo.

Moriva dalla voglia di raccontarle quanto fosse faticoso farsi un viaggetto, andata e ritorno, fino alla casa del Padre Eterno. Ingoiò il suo caratteraccio, amaro come cenere tra i denti, e inclinò la testa.

Madeleine e sua madre erano sempre state incredibilmente legate. Se non altro, questo poteva capirlo.

Dopo la sua esperienza pre o post morte, aveva sviluppato una viscerale emozione di gratitudine nei confronti di Norah. Aveva rispettato i suoi desideri, l'aveva seppellita a Londra.

Si sforzò di comprendere quel dolore; l'aver perso una figlia. Non si considerava una dotata di istinto materno, ma ci provò.

«Mi dispiace sapere che state passando un periodo tanto difficile», cercò di iniettare simpatia nelle sue parole. «Non era mio desiderio che informazioni private trapelassero. Se posso fare qualcosa, dimmi».

Allungò la mano verso il centro del tavolo di frassino, ammorbidendo le dita. La luce del lampadario che penzolava sul soffitto, proprio sopra di loro, gettava ombre simili a lividi sullo sguardo torvo di Marisa.

Marisa, a quanto pare, lo prese come un invito. Le artigliò la mano, gli occhi spalancati per la speranza ritrovata. «Sarebbe perfetto se tu potessi fare qualcosa contro questi paparazzi, l'opinione pubblica ci è avversa, al momento,».

Qualcosa si attorcigliò alla base della gola di Charlotte e strinse forte. Le dita di Marisa erano soffici come piume, ma le facevano prudere le cicatrici argentee sui palmi. «Ne parlerò con mia madre, sono certa che-».

«Vedi, non credo che il The Sounder possa aiutare». Marisa le accarezzò il palmo, piegando due dita sulle sue nocche. «Pensavo piuttosto a una conferenza stampa; il genere di dichiarazione che solo tu puoi fare».

Charlotte avvertì il bisogno impellente di ritrarre la mano, ma mantenne l'arto inerte sul tavolo freddo. Che cazzo?; era un unico ronzio.

Temette per un momento che le ciocche bionde che riposavano come ricami d'oro contro le sue orecchie avessero distorto le parole della donna. Aggrottò la fronte. «Cosa mai potrei dichiarare per migliorare la tua situazione?».

«Be', sono sicura che ora che il panico si è ritirato tu possa essere un po' più-,» esitò, schioccando la lingua tra i denti perlacei, «Terra-terra», le strizzò la mano. «Attutire l'impatto delle azioni della nostra Maddy».

Che cazzo?; il cuore martellava nel polso di Charlotte. «Voi eravate tanto amiche dopo tutto, ed era così buio; potresti-», Marisa incespicò nella parole per la foga. «potresti dire che non aveva intenzione di andare fino in fondo. Magari; magari era solo uno scherzo di cattivo gusto».

«Sono sicura che,» Marisa mollò la presa attorno alle nocche arrossate di Charlotte. Le pettinò pigramente una ciocca bionda dietro l'orecchio. Le sue dita rimasero ferme tra i lisci capelli dorati, «ci devi almeno questo».

Il suono pelle contro pelle echeggiò nell'aria; brusco e crudo. Charlotte serrò la bocca. Il torpore del suo sconvolgimento si ritirò come un'onda del mare sulla riva. Aveva appena schiaffeggiato la mano di Marisa Fore. Be', merda.

La donna scattò indietro, districandosi dai capelli di Charlotte con uno scatto quasi serpentino. La fissò, scioccata. I piatti occhi castani quasi saltarono fuori dal cranio. Si teneva la mano arrossata con l'altra.

Gli occhi di Charlotte lampeggiarono; fiamma azzurra simile a un fuoco fatuo. «Terra-terra è ciò che hai nel cervello se hai pensato anche solo per un secondo che mentirei in una conferenza stampa per fare un favore alla madre di un'assassina. Madeleine mi ha sparato; fino in fondo».

Inspirò bruscamente attraverso il naso. «Sarei morta, se-», se non fosse stato per il mio lupo. Il suo?; da quando la pensava in quel modo?
Intrecciò le dita in grembo e inghiottì.

«Se?», incitò la madre di Maddy, scoprendo i denti in una smorfia. Scattò in piedi. Charlotte osservò la sedia cadere lunga per terra con una sorta di fredda rabbia che pulsava sotto la pelle. «Avanti, dì la verità,».

C'era qualcosa di insinuante nel suo tono; non piacque a Charlotte. Cercava di torreggiare su di lei, stando lì, in piedi, dall'altro lato del tavolo. «No?», chiese Marisa. Charlotte rimase in silenzio.

Mrs Fore rise, sputacchiando sul tavolo. «Allora la dirò io,». La ragazza inarcò un sopracciglio. «La verità è che tu sei una piccola bugiarda. Hai inventato questa storia sulla mia Maddy per attirare attenzione mediatica sulle rielezioni di tuo padre a presidente del consiglio.»

Charlotte sbuffò. Quindi era questo, ciò che si diceva in giro. Effettivamente, sarebbe potuta essere una mossa orchestrata da Oliver, se non fosse stata così assurda. «Non è possibile che lei abbia cercato di ucciderti e per puro caso un fottutissimo orso l'abbia sbriciolata. Perché sei viva, eh?; Perché non la mia Maddy?».

Ormai la donna stava sbraitando. Aggirò il tavolo e Charlotte fu costretta a saltare giù dalla sedia, che spinse indietro premendo il piede calzato dallo stivale di camoscio contro la gamba di legno. «Tuo padre,».

«Sì, quel dannato di tuo padre che continua a mettere a tacere ogni giornale che osi suggerire che la storia potrebbe non essere quello che sembra.», Marisa le sventolò l'unghia rosa pesca davanti alla faccia.

Charlotte fissò le sue guance rosse e il frenetico agitarsi delle sue braccia, ostentata alterigia sul suo volto angelico. Il tessuto fine del foulard grigio antracite la strozzava, ora, premendo contro la base della gola. Non sapeva di cosa stesse parlando Marisa.

«Permette solo a tua madre di scrivere dell'accaduto. Quella lurida puttana ha scritto certe cose di Maddy-»; Marisa fece per invadere il suo spazio personale, affondando la sua faccia arrossata nel suo ossigeno. «Io ti rovinerò; vi rovinerò tutti. Come voi avete rovinato lei.»

Eppure, sua madre le aveva detto di parlare con Mrs Fore. Era probabile che sperasse in una riconciliazione che mettesse a tacere i pettegolezzi. Be', non era molto verosimile.

Charlotte era giusto pronta a dare una testata alla donna, appena fosse stava abbastanza vicina.

In quel momento, pulcino-Rudy accorse nel soggiorno. «Tesoro, che diavolo sta succedendo?». I suoi capelli troppo gialli erano appiattiti sulla fronte. Aveva finito di pulire?

Raggiunse Marisa e la strinse in un ampio abbraccio. La donna si accasciò contro la sua camicia, sul petto, singhiozzando. Le spalle crollarono e il mascara scivolò attorno alle palpebre. Rudy le poggiò il mento sulla testa e sospirò bruscamente.

Charlotte si chiese se non fosse una cosa ricorrente. Offrendo deboli carezze circolari alla schiena della donna, l'uomo fissò la ragazza.

«Vattene; va via»; erano parole brusche e prive di veemenza, allo stesso tempo. Accarezzavano in contropelo ogni singolo fascio di nervi di Charlotte, facendola intirizzire per il fastidio. Non era un fottuto cane.

«Non preoccuparti, non ho desiderio di intrattenermi con voi», rispose. «Ma prima, mi sembra doveroso, a dir poco, dare a Mrs Fore una risposta perlomeno adeguata.» La donna alzò la testa dal petto del marito, girandosi tra le sue braccia. Rudy sbuffò.

«Non credo che sia necessario, non la vedi?», mosse il mento appena barbuto su e giù, in direzione di Marisa. Il trucco aranciato aveva sporcato la sua camicia bianca.

«Certo che sì», sorrise Charlotte. «Non vorrei ignorarla. Sarebbe scortese da parte mia. Sono venuta qui, andando contro le mie migliori prerogative di autoconservazione, proprio perché vi compatisco».

Marisa squittì. Charlotte si schiarì la gola, coprendo una smorfia affilata con il pugno. «Voglio dire, perché compatisco il vostro dolore.» scosse la testa, «Non certo per essere additata come bugiarda, o puttana».

Rudy sussultò. Charlotte scosse la testa, accorata. «Io non mento e non diffamo. Perché dovrei averne bisogno?», I suoi occhi scintillavano di divertimento. «Mrs Fore, di attenzione ne ricevo abbastanza anche solo entrando in una stanza».

Detto questo, li aggirò e strattonò via il braccio dalla presa di Rudy, quando cercò di fermarla. Percorse il piccolo antro immacolato del corridoio fino alla porta e uscì nella brezza estiva.

Quasi se ne pentì. Quando la porta si richiuse alle sue spalle, il flash di varie luci le lampeggiò nelle retine come un mucchio di lucciole troppo eccitate e le fece lacrimare gli occhi. Si coprì la faccia con la manica. Dannatissimi, giornalisti. Gemette.

Scese le scale del pianerottolo a piccoli balzi, cercando di farsi strada nella calca. Fu sommersa come un sasso che cade nel mare non appena i tacchi dei suoi stivali colpirono il vialetto di ciottoli perlati che squarciava a metà il verde giardino.

Le fronde dei pini coprivano d'ombre come lividi la sua pelle pallida, mentre gli occhi delle telecamere le venivano spalmati davanti alla faccia. Un microfono, o forse erano cinque, le fu sventolato sotto il naso.

Strinse le dita irrigidite dalla brezza pomeridiana nelle estremità del foulard appeso attorno al collo bianco. Un giornalista si aggrappò alla sua giacca di pelle ecologica e lei dovette spintonarlo via.

Qualcuno le schiacciò un piede e lei ricambiò affondando il tacco dove doveva essere l'alluce del disgraziato.

Un gomito le sfiorò il naso, mancando il bersaglio di pochi centimetri solo perché era inciampata all'indietro, scivolando su un ciottolo. Il suo petto cominciava a comprimersi. «Signorina, un commento, uno; un-».

Un'intervistatrice tutta lentiggini con un taglio da pixie rosso fuoco la aspettava davanti al cancello di ferro battuto alla fine del viale.
Sembrava voler ingoiare Charlotte dietro un sorriso.  «Signorina, l'incontro è andato-».

Fu spintonata da parte da un orientale con il naso aquilino e il corpo allampanato. Si rialzò e lo spinse indietro. In poco tempo, la folla divenne una vera e propria mischia. Qualcuno le sbatté addosso.

Charlotte incespicò e cadde a terra. I jeans si bagnarono della rugiada che impregnava l'erba ghiacciata. Temette di soffocare, vedendosi circondata da gambe , pantaloni e gonne di tutti i tipi. Le si strinse la gola. Qualcuno stava per calpestarle la mano.

Si vide uno stivale nero a due centimetri dalla faccia. Chiuse gli occhi, cercando di aprire i palmi per attutire l'impatto.

Il colpo non arrivò. Invece, un suono, simile a un sospiro collettivo, parve diffondersi in spire concentriche nella calca. Il gruppo si divise in due file lungo i lati del vialetto, aprendosi come le acque del Mar Rosso per Mosè. Con un simile brusio.

Lo stivale si allontanò dal suo viso, assieme alla puzza di cuoio e Charlotte aprì gli occhi, riparandosi dal sole con la mano; il sedere ancora piantato nel terreno. Le ginocchia sbucciate le bruciavano da morire.

Il respiro le fu strappato dalla gola palpitante, che ancora sapeva di liquirizia. «Oh, mio Dio», stava dicendo la giornalista lentigginosa con il taglio da pixie al suo cameraman, sgomitando contro il suo fianco. «Inquadralo, ora. Oh, Dio.».

I sussurri si diffondevano insieme a click di telecamere e macchine fotografiche. Charlotte seguì la traiettoria delle loro inquadrature con il cuore che batteva nella gola.

Un enorme lupo bianco se ne stava seduto dall'altro lato del cancello aperto. La luce colpiva la sua pelliccia come folgore di Zeus. I denti brillavano contro il rosa delle gengive.

Angolo d'autrice.

Già, non è uno scherzo: ho davvero aggiornato. Brooks si prenderà una bella strigliata per la sua bravata. Non so se qualcuno sia ancora qui a seguire la storia, ma ovviamente vecchi e nuovi lettori sono i benvenuti. Sto anche pensando di dare il via a una pesante revisione di CREIL.

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