eight;
*E' consigliabile leggere il capitolo con la canzone che ho postato nei media come sottofondo*
Yoongi's POV
Le mie dita agili danzano sui tasti bianchi e neri e tutto il mio corpo partecipa alla melodia, alle vibrazioni incessanti delle corde di questo pianoforte a muro; i miei occhi si chiudono e la mente inizia ad entrare in un altro universo dove non serve pensare, non serve rimuginare: c'è solo leggerezza ed armonia tra i vari fenomeni naturali.
Non c'è rumore ma nemmeno silenzio, vi è pace; non c'è aria ma vi è il respiro per i polmoni; non è caldo ma vi è calore per il cuore; non è freddo ma vi è freschezza per la pelle; non è chiuso, né aperto, vi è lo spazio giusto per tenere a bada la mia claustrofobia del mondo reale.
E' solo qui che riesco ad esprimere i miei sentimenti, le mie emozioni, anche senza capirle concretamente; è qui che sfogo la mia frustrazione, le mie paranoie e le mie insicurezze; è questo il luogo dove posso rifugiarmi quando la realtà è così incomprensibile e... pesante.
Continuo ad immergermi nel suono prodotto da questo semplice strumento musicale, ed improvvisato dalle mie dita che sembrano andare da sole, muoversi senza un perché, senza dare alla mente il tempo di pensare al giusto modo di porle, al giusto tasto da dover premere, alla giusta nota da produrre: si rincorrono tra loro, si accavallano e si susseguono tra i tasti dando finalmente voce a quello che provo dentro, trasformandolo in pura arte. Questo è il mio modo di buttar fuori tutto il caos e poterlo vedere dall'esterno, per poi risistemarlo ed inglobarlo nuovamente dentro me, altrimenti non sarei più me stesso, altrimenti sarei solo un corpo senza anima.
Sento gli occhi bruciare e li stringo forte prima di aprirli e scoprirli bagnati da lacrime che tardano sempre a scendere sul mio viso; mi mordo il labbro abbassando la testa, e le dita iniziano a velocizzarsi, ad essere più irruenti sulla tastiera producendo un suono aggressivo, ed il mio cuore scoppia a tutto quel miscuglio di emozioni che non posso più controllare, e piango.
Le lacrime silenziose cadono sulle mani e non possono che accompagnarle nella loro opera d'arte; singhiozzi leggeri mi alzano il petto e mi costringono a continuare, a non fermarmi, sia nel pianto che nella melodia; il nodo in gola si scioglie, gli occhi si aprono e chiudono continuamente ed il suono della mia vita mi invade le orecchie fino ad arrivare al petto, dove un cuore malandato batte sempre più forte, e sembra vada al ritmo della tristezza fatta a musica.
Le dita iniziano a rallentare e ad ammorbidirsi cosicché le lacrime riescono ad arrestarsi ed il tremore della mia anima si placa di colpo: non sono io a controllare il pianto ma è il pianoforte ed il suo suono a farlo per me.
Accarezzo per l'ultima volta quei tasti ed il viaggio dentro me stesso finalmente cessa, assieme alla melodia.
Prendo il cellulare poggiato sul pianoforte per controllare l'orario: 19:16. Si è fatto tardi e tra poco la scuola chiuderà costringendomi a tornare a casa. Sono passati cinque giorni da quando è successo quel che è successo: cinque giorni di silenzio tra me e Jimin, cinque giorni in cui cerco di rimediare ai miei errori con lui, cinque giorni in cui mi sono ripromesso di non andare più da J-Hope... cinque giorni che mi manca da impazzire, ma non posso, non devo. E' Jimin quello con cui voglio stare.
Non ne abbiamo parlato. Da quella sera io e lui andiamo avanti come fossimo due automi, ci guardiamo a stento e ci scambiamo giusto le parole necessarie per metterci d'accordo sui vari impegni della giornata. Ormai in quella casa vige un silenzio strano: non è asfissiante o imbarazzante, è solo vuoto, il ché è peggio. Vorrei che almeno fosse opprimente, che mi provochi delle emozioni - anche negative, - ed invece è così indifferente, così privo di qualsiasi sentimento. Non nasconde nulla al suo interno. Nessun grido, nessun pianto, nessuna voce, nemmeno un sussurro. E' semplicemente silenzio.
Il cellulare inizia a vibrare tra le mie mani facendo apparire la notifica di un messaggio: è Jungkook.
-Hey hyung solitario, come stai? Mi sto preoccupando... come mai non vieni più?
Mi raccomando, prenditi cura di te stesso.-
Faccio un respiro più profondo pensando a quanto sia dolce quel ragazzo: in così poco tempo mi sono affezionato a lui tra i vari drink che abbiamo bevuto insieme quando finiva il suo turno, ed io non riuscivo a tornare a casa per il peso della colpa dopo esser stato con Hobi.
-Kookie sto bene, ma non verrò più al locale. Mi dispiace, ti voglio bene.-
Mando il messaggio e mi incammino verso casa accendendomi una sigaretta, l'unica aria che mi permette ancora di respirare.
Jimin's POV
Mi guardo le dita delle mani ormai grinzose per il bagno che sto facendo da un'ora, per poi riflettermi nell'acqua della vasca: chi sono io?
Pensavo di saperlo, pensavo di aver scavato dentro me così a fondo che ormai non c'era più niente da scoprire, ed invece ora sono uno sconosciuto per me stesso.
Quel giorno, nella "dimora dei desideri", non ero io, o forse si ma semplicemente non lo sapevo. Chi sono io? Possibile che sia capace di sporcare i sentimenti in questo modo? L'amore è anche questo?
Prendo il barattolo di tinta, comprata al supermercato, sul bordo della vasca e me la passo per tutta la testa, continuando a specchiarmi e a non riconoscermi nel riflesso. Aish Jimin, il rosa non ti dona più, altro che animo innocente.
Col soffione della doccia mi sciacquo i capelli contaminando tutta l'acqua - con il nero sintetico di quel prodotto - e con essa anche il mio corpo, macchiandomi le cosce e l'addome. Io e Yoongi non abbiamo parlato dell'accaduto, come potevo se provo una sorta di vergogna e di disgusto per me stesso? Così facendo però lo sto perdendo, lo sto allontanando... forse dovrei per tutte le bugie che mi ha raccontato, per i tradimenti continui, ma, in fin dei conti, non l'ho fatto anche io? Per di più lo amo ancora, nonostante tutto.
Mi alzo e, rimanendo ancora con i piedi nell'acqua, guardo nello specchio di fronte quelle chiazze nere sul mio docile fisico e mi sento già più a mio agio: sporco dentro e fuori. Questo sei tu: un ragazzo dal finto cuore tenero. Vorrei piangere da giorni ma le lacrime sembrano bloccate, le mie emozioni si sono congelate e l'apatia sta prendendo il sopravvento.
Mi sciacquo per levarmi il nero, - solo esternamente, - e mi copro con l'accappatoio bianco in spugna per poi uscire dal bagno in camera.
Yoongi.
E' steso supino sul letto con un braccio sulla fronte.
«Sei tornato?» gli chiedo andando a prendere gli occhiali sul comodino.
Lui di tutta risposta mugola qualcosa tra le labbra, continuando a restare in quella posizione con gli occhi chiusi. Io lo guardo e mi sento morire: sta male, non l'ho mai visto così. E' da cinque giorni che va avanti questa storia ed io non sopporto più questa situazione, o facciamo qualcosa o ci perderemo per sempre.
Faccio scivolare l'accappatoio a terra e, nudo, mi siedo sul bordo del letto, di fianco al suo bacino; lui finalmente apre gli occhi ed inclina un po' la testa per potermi guardare, poggiando una mano sulla mia coscia. Posa prima lo sguardo sui miei capelli, poi, continuando a non dire nulla, fissa triste e malinconico i miei occhi uccidendomi all'istante: ti prego, non fare così.
«Dovremmo ritornare» dico io all'improvviso.
Lui sembra non capire, così glielo ripeto. «Yoongi, penso che dovremmo ritornare da J-Hope»
«Mi prendi in giro Jimin?» il suo tono non è arrabbiato o accusatorio, è semplicemente basso e calmo.
«No Yoongie» poggio la mia mano sulla sua, la quale ancora è fissa sulla mia coscia.
«Io voglio recuperare il nostro rapporto, voglio rimediare ai miei errori» mi dice con voce quasi supplichevole.
«Proprio per questo te lo sto dicendo» sospiro profondamente per poi continuare «Yoongi io non sopporto più di vederti in questo stato e da quel giorno qualcosa è cambiato, non solo dentro te»
«Cosa intendi?» mi chiede lui perplesso.
«Non lo so nemmeno io» mi passo la mano tra i capelli umidicci e mi sistemo gli occhiali «Sento solo che dovremmo ritornare per far fronte ai nostri problemi, per capirli e risolverli... non ho altra alternativa. Non sopporto più questa situazione»
«E' una specie di test per vedere se acconsento a questa follia? Se ti tradisco ancora?» stringe leggermente la mia coscia mentre si fa strada nei suoi occhi di nuovo quello sguardo angosciante.
«No fidati, lo dico sul serio! Lì abbiamo iniziato e lì troveremo una soluzione»
Lui si alza col busto, ritrovandosi col viso a mezzo centimetro di distanza dal mio, ed il mio cuore inizia a velocizzare il suo battito: è da troppo tempo che non ci avvicinavamo così tanto.
«Questo ha a che fare con la nuova tinta?» mi fa un mezzo sorriso.
Io ricambio per poi fiondarmi tra le sue braccia stringendolo forte, come se ad un tratto l'aria fosse ritornata nei miei polmoni ed avessi ripreso conoscenza dopo un periodo di coma. Lui è la mia vita e lotterò fino allo stremo delle forze, dovessi anche consumarmi fino al midollo.
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Capitolo depresso: poca azione ma tante riflessioni dei protagonisti, che servono a completare il quadro. Presto ci saranno delle belle e non mancheranno anche dei capitoli un po' più ironici.
Alla prossima <3
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