17. Hoping one day you'll make a dream last...
...but dreams comes slow and they go so fast
Non sono riuscito a chiudere occhio.
È tutto uno schifo.
Jordan, Samira, quel locale, l'addio al celibato. Tutto.
Non ho fatto altro che pensarci tutta la notte ed avrei decisamente preferito dormire.
L'immagine di Samira che mi cacciava via da quella stanza mi ha tormentato per tutto il tempo.
Non so nemmeno se ho fatto bene ad andarmene. Forse no.
Cristo, no che non ho fatto bene.
Avrei dovuto trascinarla via di lì.
E poi cos'è che le ho detto?
"Quanti soldi vuoi, te li do io".
Sono un coglione. Sono proprio un coglione.
Fanculo.
Doveva essere solo una valvola di sfogo e invece eccomi qui, ora, a piangermi addosso come un idiota.
Avrei dovuto dirglielo, che sono innamorato di lei, ed avrei dovuto portarla via da lì e basta.
Ora credo davvero che non vorrà più vedermi.
Rob e Mikey non dicono una parola. Mi guardano ma non dicono nulla.
Cazzo, io non la smetto di chiedermi se anche loro sono stati con lei.
Se per l'addio al celibato di Jordan si siano dati tutti un gran da fare.
Mi sento nauseato.
Non dicono nulla, mi guardano e basta.
Dobbiamo finire di registrare una canzone ma credo che non concluderemo nulla.
Oltretutto Jordan non è ancora arrivato.
Cristo, posso già immaginare la sua faccia da stronzo quando entrerà qui e si sentirà così potente e soddisfatto.
Che stronzo.
Non avrei mai creduto che sarebbe arrivato a tanto.
Ma lui è così. Deve avere tutto sotto controllo. Anche me. Sopratutto me.
Non lo so come siamo arrivati a questo punto.
Questa band era tutto ciò che avevo, tutto ciò in cui credevo, ed oggi invece vorrei solo andarmene e lasciar perdere tutto.
Prendo la chitarra e suono qualche nota a caso, solo per riempire la stanza di rumore.
Ma non riesco a suonare nulla.
Non ne ho voglia.
Non voglio fare nulla.
Mi fa male la testa, e vorrei smetterla di pensare a Sam e a quello che è successo.
Quando la porta della sala registrazione si apre ed entra Jordan sento il sangue ribollirmi nelle vene.
Ha un'espressione del cazzo sul volto. Tipico.
«Scusate il ritardo, ma ho dormito davvero poco» dice ammiccando divertito.
«Vaffanculo!» sbotto scattando in piedi.
Non riesco nemmeno a ragionare. Voglio spaccargli la faccia. Probabilmente non servirà a niente ma almeno mi sarò sfogato.
«Cazzo Frank, rilassati» mi dice lui facendo un passo indietro.
Rilassarmi? Sul serio?
«Dai ragazzi, non litigate» ci dice Rob col suo solito tono calmo.
«Ah, io non ho alcuna voglia di litigare, non ho nemmeno le forze per farlo» sbuffa Jordan e so che lo fa apposta a comportarsi da stronzo in questo modo. Vuole farmi intendere che ha sprecato tutte le sue forze per scoparsi Samira e io non riesco davvero a calmarmi.
Gli afferro il colletto della maglietta e lo spingo contro il muro alle sue spalle.
«Che cazzo fai!» mi urla contro impaurito cercando di divincolarsi.
Ti spacco la faccia, stronzo.
Alzo un pugno per colpirlo ma Rob si scaraventa su di me afferrandomi il braccio mentre Mikey prova a liberare Jordan dalla mia presa.
«Cazzo Frank non puoi colpirlo!» mi rimprovera Rob «Si sposa tra due giorni, non può presentarsi in chiesa con un occhio nero».
Ma che cazzo me ne frega a me?
Eppure non credo risolverei nulla con la violenza.
«Fai schifo. Fai davvero schifo» dico arrendendomi.
Rob mi lascia il braccio e Jordan si sposta sistemandosi la maglietta e guardandomi come se fossi pazzo.
Poi scuote la testa «Sei ridicolo. Tutta questa scenata per una puttana».
No, voglio pestarlo a sangue. Mi lancio di nuovo su di lui che però è così codardo da nascondersi dietro a Rob.
Mikey sbuffa alzando gli occhi al cielo.
«E smettila, che cazzo!» dice rivolto a Jordan «Non vi sopporto più, sembrate due ragazzini!».
Rob annuisce.
Sembra disperato. Lui è quello che cerca sempre di tenere insieme i pezzi.
Ogni volta che abbiamo avuto qualche problema, Rob è stato quello che ha provato a risolvere ogni cosa.
È il più saggio, quello che conta fino a dieci prima di dire o fare qualcosa.
«Adesso ci calmiamo tutti e risolviamo il problema» dice facendo un respiro profondo.
Apprezzo davvero il tentativo di Rob ma non credo serva a nulla.
«Il problema è che Jordan è uno stronzo e la cosa non si può risolvere con una conversazione» gli dico.
Rob annuisce «Hai ragione ok, lo capisco. Jordan non si è regolato ieri sera».
«Scherzi vero? Non è che non si è regolato, è stato davvero viscido e disgustoso. Ha organizzato tutto per mettere in imbarazzo me e Samira!».
Rob annuisce ancora «Ok, hai perfettamente ragione, ma non c'è nulla di cui vergognarsi, no? La tua ragazza fa la escort, va bene, il mondo sarà pieno di uomini fidanzati con qualche escort, giusto? Noi non siamo nessuno per giudicare e se sta bene a te di certo sta bene a noi» si volta verso Mikey «A te sta bene il fatto che la ragazza di Frank sia una escort?» gli chiede.
Mi sento come un bambino che deve per forza fare pace col compagno di classe stronzo.
Mikey scrolla le spalle «Mi sta benissimo. Io e Alicia non scopiamo da una vita, magari tu non avrai mai questo genere di problemi» dice sorridendomi.
So che vuole solo sdrammatizzare ma non è così divertente.
Rob mi guarda e poi si volta verso Jordan «Ora, Jordan, tu smettila di metterti in mezzo tra Frank e la sua ragazza. Mettiti da parte, tra due giorni sposerai Liz e se non sbaglio Frank non ha fatto casini del genere quando lo hai lasciato quindi smettila» gli dice serio.
Jordan rotea gli occhi. Detesta venire rimproverato. Figuriamoci.
«Perfetto. Tieniti la tua puttanella».
Prima ancora che io possa rispondergli Rob scuote la testa «Non ce la fai proprio eh?».
Jordan sospira e tira fuori un pacchetto di sigarette dalla tasca dei pantaloni. Ne accende una e mi guarda in silenzio per qualche secondo.
«Ora io e Mikey andiamo a prenderci un caffè, ok? Ce la fate a non uccidervi e a chiarire le cose tra voi in modo pacifico?».
Non ho alcuna voglia di stare da solo con Jordan, ma Rob e Mikey escono dallo studio senza darmi il tempo di chiedergli di restare.
Mi accendo una sigaretta anche io.
Jordan si siede davanti al mixer e sospira.
«Non credevo ci tenessi così tanto, comunque» mi dice, come se fosse una valida giustificazione per essersi comportato così.
Non gli rispondo. Non ho davvero niente da dirgli.
«Come fai a voler stare con una che...».
Prima che possa dire qualcosa di volgare lo fulmino con lo sguardo. Mi chiedo se questa storia finirà mai davvero. Jordan fa un respiro profondo «Dico sul serio, Frank. Ti sta davvero bene il fatto che lei si guadagni da vivere così?».
Lo guardo, e non sta sorridendo maliziosamente o in modo irritante. Credo che mi stia parlando da amico.
Non so come ci riesca, a fare lo stronzo, poi l'amico, a cambiare toni ed intenzioni da un momento all'altro.
E comunque non mi sta bene, certo che non mi sta bene, ma è quello che fa, è così che l'ho conosciuta ed è complicato.
E comunque ieri mi ha cacciato via e non credo che voglia più vedermi quindi alla fine non conta più nulla.
Non rispondo, e Jordan sospira.
«Si è rifiutata di fare sesso con me, comunque» dice con un tono così basso che faccio quasi fatica a capirlo «Credo che volesse dimostrarmi di non vergognarsi di quello che fa, ma poi alla fine si è tirata indietro e mi ha lasciato in quello stupido privè da solo».
Lo dice evitando di guardarmi, ed io improvvisamente mi sento sollevato, alleggerito.
SAMIRA
Avrei volentieri dormito per tutto il giorno, ma Diana è venuta a svegliarmi dicendomi che aveva portato Van a casa di un compagno di scuola e che Tina e Ron sono in cucina ad aspettarmi per discutere di quello che è successo ieri sera al Sense.
Per un attimo ho pensato di fuggire dalla finestra della mia camera ma non credo che arriverei lontano.
E comunque sapevo che avrei dovuto affrontare questa conversazione, oggi.
Perdo un po di tempo prima di uscire dalla mia stanza, poi mi arrendo e vado in cucina dove Tina, Ron e Diana stanno seduti al tavolo e sembra una riunione di famiglia.
Diana mi guarda preoccupata mentre Tina e Ron sembrano arrabbiati.
So che mi faranno una ramanzina che non finirà mai.
Ho sbagliato tutto.
«Così non va bene, Sam» dice Tina scuotendo la testa.
«Già, buongiorno anche a voi» borbotto versandomi del caffè.
Mi siedo a tavola con loro, accanto a Diana.
«Che cazzo è successo ieri sera?» mi domanda Ron accendendosi una sigaretta.
Odio quando fumano in casa e non si preoccupano nemmeno di aprire le finestre. Ci vive un ragazzino qui, cristo.
Tina e Ron mi guardano in attesa di una mia risposta.
Cos'è successo ieri sera?
È successo che quando Jordan mi è salito addosso mi sono sentita così patetica e disgustata e sporca che ho iniziato a piangere e l'ho spinto via, lasciandolo in quella stanza da solo.
Ecco cosa è successo.
È successo che mi sono innamorata. Mi sono innamorata ed è una cosa così complicata che vorrei solo addormentarmi e risvegliarmi tra una vita intera, quando avrò dimenticato di Frank, quando avrò dimenticato di amarlo, quando avrò dimenticato il suo sguardo imbarazzato mentre me ne stavo nuda su quel palcoscenico davanti ai suoi amici.
Ma Tina e Ron non capirebbero.
«Non era la serata giusta, ok? E poi lo sapete che preferisco lavorare con i miei clienti abituali e che le feste del Sense non fanno per me».
Ron scuote la testa «Che cazzo significa che non era la serata giusta? Non esistono serate giuste e serate non giuste, tu non puoi abbandonare un cliente di punto in bianco e scappare via!» mi rimprovera.
Come se non lo sapessi già.
Non voglio davvero starli a sentire.
«Va bene, lo so e mi dispiace. Tenetevi la mia parte dei soldi. Non accadrà più».
Ron mi guarda con disappunto «Sei fortunata che il cliente non ha voluto indietro i suoi soldi, altrimenti avresti passato un bel casino!».
Ma guarda un po, magari mi tocca anche ringraziare Jordan per avermi rovinato la vita e non aver voluto indietro i suoi soldi.
Diana mi mette una mano sulla spalla «Dai, non c'è bisogno di fare una tragedia. Sam ha sbagliato e lo ha capito» dice in mia difesa.
Tina sbuffa «Siamo sempre stati tutti molto clementi con te, Sam. Per via di tua madre e tuo fratello. Ti abbiamo trovato i clienti migliori, quelli con meno pretese, sei l'unica del giro ad aver goduto di questo lusso. Non farcene pentire».
Giuro che mi dispiace.
Mi dispiace di essere scappata via in lacrime, mi dispiace di non essere la puttana perfetta e mi dispiace se non riesco a vedere le cose dalla loro prospettiva perché a me fa ancora schifo il mio lavoro, anche se i miei clienti mi trattano bene e non hanno strane richieste sadomaso e stronzate del genere.
Mi dispiace davvero.
«C'entra qualcosa quel cliente che hai iniziato a frequentare?» mi domanda Ron.
Tina mi fulmina con lo sguardo. Queste cose non devono succedere. Una prostituta non può frequentare un cliente. È una regola fondamentale.
Probabilmente Tina sperava che Ron non sapesse nulla. Nessuno gli ha detto nulla di me e Frank. Io di certo non gli ho detto nulla, e sicuramente non lo hanno fatto nemmeno Tina e Diana.
Ron solleva un sopracciglio «Non sono scemo, ok? Sono in questo giro da una vita. Quel ragazzo che viene e resta tutta la notte, che ti ha guardata come un cane bastonato mentre te ne andavi via con l'inglese... Lo so che vi state frequentando, cazzo, non prendetemi in giro».
«Beh, dopo ieri sera penso che non ci vedremo più quindi possiamo metterci una pietra sopra?».
Vorrei piangere anche adesso.
«Ti avevo messo in guardia, Samira. Ti ho detto molto chiaramente che non sarebbe finita bene» dice Tina seria.
«Ok, cristo basta, l'ho capito, ho sbagliato ieri sera, ho sbagliato con Frank, e tu avevi ragione, i miei complimenti. Starò più attenta, non commetteró più questi errori, perdonatemi» sbuffo esasperata.
Diana stringe la sua mano sulla mia spalla per farmi capire che ho il suo sostegno.
Probabilmente se non ci fosse lei qui al mio fianco ora sarei già scappata a chiudermi in camera e a piangere come una bambina.
Mi riesce davvero bene scappare via.
Forse avrei dovuto farlo ieri quando me lo ha proposto Frank. Avrei dovuto dargli retta ed andare via con lui invece di cacciarlo via.
Sarei finita in questa situazione lo stesso ma almeno ne sarebbe valsa la pena. Almeno le parole di rimprovero di Tina e Ron avrebbero fatto meno male di così.
Invece ho cacciato via Frank, ho fatto un casino con Jordan ed ora sembro sotto processo.
Era chiaro che le cose non potessero andarmi bene.
«Va a riposarti ora. Hai un aspetto orrendo» mi dice Tina alzandosi dal tavolo.
Anche Ron si alza, mi passa accanto e mi passa una mano sulla testa scompigliandomi i capelli «È una vita difficile, cerca di non complicartela ulteriormente» mi dice accennando un sorriso.
Probabilmente vuole darmi conforto.
Sono la sua preferita, lo so perché me lo ha detto un paio di volte. Forse perché sono così miserabile da fargli pena.
Apprezzo molto il fatto che abbia sempre avuto un occhio di riguardo nei miei confronti.
«Mi dispiace» gli dico, sincera. Lui mi fa l'occhiolino e sento Tina sbuffare.
Lo so che detesta essere l'unica a darmi addosso.
Avrebbe preferito vedere Ron tenermi il muso per almeno altri cinque minuti.
Mi alzo per andarmene in camera e Diana mi segue.
Mi sdraio sul letto e lei mi accarezza i capelli.
«Com'è finita con Frank?».
«L'ho cacciato via. Credo che non abbia più voglia di vedermi. Non lo biasimo» mormoro, e vorrei piangere.
«Non ti ha ancora cercata? Sono sicura che quando gli passerà ti chiamerà e chiarirete ogni cosa» mi dice cercando di confortarmi.
«Non credo. E comunque ho spento il telefono. Non avrei nemmeno il coraggio di incontrarlo comunque. Dovevi vedere la sua faccia. Era come se avesse realizzato per la prima volta cosa significa frequentare una prostituta».
Mi aspetto che Diana mi dica una di quelle sue tipiche frasi di conforto per farmi entrare un testa che sono molto di più, invece la sento sbuffare.
«Come sarebbe a dire che hai spento il cellulare? Dammi il tuo telefono!» mi dice minacciosa.
Scatto in piedi per raggiungere la scrivania. Non voglio che prenda il mio cellulare perché so che avrebbe il coraggio di chiamare Frank al posto mio e allora si che sarebbe ancora più imbarazzante.
Ma Diana fa uno scatto ancora più veloce ed allunga una mano sulla scrivania afferrando il mio telefono.
«Diana ridammelo!» dico cercando di afferrarlo ma lei si alza in piedi sul letto ed alza la mano per tenerlo ancora più in alto.
«Non ci penso proprio! Ora lo accendiamo ed aspettiamo che Frank ti chiami e se non si fa vivo entro stasera lo chiamiamo noi e chiariamo tutta la situazione!» dice sicura di sé.
Scuoto la testa «No, ti prego lascia stare ok? Dammi il telefono! Al massimo posso scrivergli che è stato bellissimo frequentarlo e che gli auguro tutto il meglio che la vita possa offrirgli».
Diana scoppia a ridere «Sei patetica Sam, ma cos'è, una frase da biglietto di auguri? Dopo questa scordati il tuo telefono, lo tengo io almeno non rischi di mandare tutto a puttane» dice mettendo il telefono dietro la schiena. Scende dal letto e con passo agile mi schiva mentre provo a riprendere il mio cellulare, ma lei è dannatamente più agile e veloce di me, apre la porta della camera e mi sorride «Adesso riposati, riavrai il tuo cellulare a tempo debito».
Sbuffo rassegnata e prego ogni divinità esistente perché non faccia qualche cavolata tipo scrivere a Frank da parte mia o cose del genere.
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