I don't want to go

Ed è ciò che viveva in Faith, quella che chiamiamo depressione.
Sconfitta, perdita, la consapevolezza che non sempre è l'eroe a vincere.
Quando Robert tornò verso la villa Davis, poté sentire il profondo rimbombo di violini e violoncelli che gli facevano tremare il cuore. Aveva scelto il momento peggiore per essere buono una volta per tutte. Riuscì soltanto a togliersi la barba e tagliarsi i capelli nel bagno più vicino, quando sentì un tonfo sordo provenire dalla stanza dove dormiva Faith.
Corse subito arrampicandosi per le scale, aprendo la porta di scatto e vedendo la sua amata forza per terra, raggomitolata, nei suoi occhi poté vedere ciò che successe durante l'incendio. Un lamento simile a quello dei cani feriti, o dei pazzi, usciva dalle sue labbra e spaccava in due la volontà del professore.
Si avvicinò quasi tentennando.
-Non..non mi sento molto bene...
Disse Faith visibilmente nel panico, tremando come una foglia appassita al sole.
-Stai bene.
Rispose Robert tirandola su ma sempre con quella prontezza a scansarsi nel caso avrebbe dato di matto, e di sicuro l'avrebbe capita.
-Non voglio morire, non voglio morire.
No non stava morendo, però anche se continui a respirare non significa che sei ancora vivo.
Si aggrappò alle spalle dell'uomo, la faccia contro la spalla sinistra, gli occhi cerulei spalancati mentre piangeva chiedendo alla propria anima saggia di non lasciarla, di non pronunciare il sacrificio. Chiese alla realtà che la circondava di fingersi bella per un'ultima volta. Chiese al tempo di fermarsi un secondo, chiese al potere di darle il coraggio di rialzarsi. Chiese infine alla mente di tenere duro fino alla fine del viaggio.
Ma alla fine rimase soltanto lei a piangere tra le braccia di Robert, il quale la stese sopra al letto mettendosi seduto al suo fianco. Stava chinato ad accarezzarle le guance, a sperare che se avesse avuto l'istinto di baciarla non lo avrebbe respinto.
Però in quel momento nemmeno lui voleva baciarla, altrimenti sarebbe scoppiato in lacrime con un nonnulla.
-Mi dispiace, mi dispiace Robert per farti passare tutto questo.
La mise a tacere accarezzandole la nuca, appoggiando la fronte sulla sua sempre sperando di non essere rifiutato.
-Hai bisogno di aiuto.
Subito Faith si dimenò e Rob cercò di fermarla per evitare che si facesse male da sola, avvolgendo le braccia attorno a lei resistendo finché esaurisse le forze per muoversi. Ignorò le sue urla che, dolore più o dolore meno, erano le stesse di tre anni fa quando le rendeva la vita uno schifo. Chiuse gli occhi e resistette.
-Io ho già te.
Provò a giustificarsi lei, ma egli scosse la testa.
-Non basto Faith, hai bisogno di uno psicologo o un terapista.
La ragazza si dimenò ancora e Robert le prese i polsi senza stringerli, ma sbagliò a far così poiché subito Faith rimase muta a guardarlo. E sapeva benissimo cosa stava pensando in quel momento.
-Non voglio farti del male, okay?
Sospirò e la lasciò andare, sedendosi sulla poltrona davanti al letto.
La guardò intensamente negli occhi, evitando di sfiorarla di nuovo.
-Almeno lascia che chieda io aiuto.
Continuò con voce ferma e l'intenzione di condurre le parole ai fatti.

-Non voglio sentirmi dire cose che già so Rob, sto vivendo questo schifo di periodo e lo voglio vivere con il tuo aiuto e basta!
Sbraitò Faith urlando altre cose contro l'uomo il quale abbassò la testa ascoltandole tutte senza permetterle di ferirlo al petto.
-Non ti farò vedere nessuno, nessuno. Voglio solo chiedere aiuto a qualcuno che di mestiere aiuta le persone e vedere cosa posso fare.
Faith provò la sua pazienza fino al limite continuando a contestarlo, e avrebbe dovuto aspettarsi una reazione da Robert.
-Devo aiutate te, non me! Devo aiutare te nonostante vorrei sparire per sempre vedendoti depressa, capito? TE non ME!
Urlò superando le urla isteriche della protagonista la quale impaurita si appiattì contro il materasso, ma questa volta Robert non la consolò. Egli sospirò tirandosi il ciuffo, appoggiando pesantemente la schiena contro la poltrona e guardandola di nuovo.
-V..vorresti...sparire?
Mormorò Faith stringendo debolmente le lenzuola tra le dita, apparendo come un raggio di sole lasciato a congelare.
-Alcuni giorni sono meglio di altri.

Rispose Downey comandando le sue emozioni contrastanti con una certa accuratezza.
-Allora perché sei ancora qui?
Non esitò per nessuno motivo a risponderle.
-Come potrei lasciare da sola la mia ragazza migliore.
Faith sorrise leggermente, ma per Rob veder quel piccolo sprazzo di luce fu un enorme passo avanti.
-Quando ti accade una cosa del genere, vorresti parlarne?
Forse aveva trovato lo psicologo perfetto.
-No, certe volte non vorrei parlarne.

Ed ovviamente i suoi pensieri corsero da Talia.
-Perché sei tornato?
Robert non seppe esattamente come risponderle, ma fece del suo meglio.
-Vedi piccola, anche io ho perso qualcosa in America. E non posso più riaverlo indietro quel qualcosa, quindi sono arrivato al punto in cui mi sentivo pronto a fermarmi, e così ho fatto.

Si sporse in avanti per guardarla meglio, vedendo che almeno gli aveva parlato invece di sbraitargli contro, però era stato costretto a metterle paura e non lo divertiva spaventarla, non più.
-Vedi se il dolore, di qualunque grandezza e ragione, lo accetti e non ti ribelli quel periodo di merda durerà pochissimo e nemmeno te ne accorgi di aver pianto ogni notte. Se invece continui a soffermarti su ciò che è successo, ti arrabbi, non accetti la realtà, quel periodo durerà cento volte di più.
Forse delle parole non sono molto efficaci contro una tragedia, però qualcosa smossero in Faith, e soltanto Robert poteva riuscirci.
-Perché certe volte tutto ciò che desideri è sempre stato davanti a te per tutto questo tempo e non te ne sei mai accorto. Però quando lo vedi puoi anche rimanere deluso, non sempre ciò che sogniamo appare così bello nella realtà.
Faith andò dritta al punto senza troppi dispiaceri.
-Ti è morto qualcuno Robert?
Downey sorrise, ovviamente non di felicità, guardandosi le mani intrecciate tra loro.
-Anche se fosse, cos'avrei da perdere?
Alla fine riuscì a convincere Faith ad andare a trovare la tomba di Wonder, ciò che rimaneva sepolta accanto ai genitori.
-Bene, c'è l'acqua...
Disse la protagonista guardando un fiume scorrere davanti a lei, la mano che tremava venne presa da Robert il quale riuscì a fermare il suo tremolio.
Stava per dire altro, ma vennero interrotti dal messaggio di Lilibeth.





*si ieri sera ho visto Infinity War e non mi riprenderò mai più. Commentate e votate altrimenti vi crucio...*
Qua da Shinimal è tutto
Al prossimo capitolo.

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