"Quando si ha l'inverno nel cuore anche il sole si fa gelido, si diventa vecchi pescatori tristi che da anni pescano con l'amo della speranza"
Le giornate nebbiose che avevano seguito quel pomeriggio non lo avevano smesso di accompagnare nemmeno per un attimo, nebbia simile a quella fitta di pensieri che Giovanni aveva ad affollargli la testa.
L'immagine di Nicola e le sue parole non si erano allontanate nemmeno di un millimetro: anche dopo quasi una settimana erano ancora lì, al centro della sua mente, indelebili e impossibili da ignorare.
Giovanni si rigirò nel letto, consapevole che la sveglia sarebbe suonata tra cinque minuti. Gli restavano solo quelli prima di doversi alzare per andare a scuola come qualsiasi altra mattina.
Sbadigliò rumorosamente, con stanchezza. Aveva dormito poco in quei giorni, ore di sonno mancate un po' come era mancato il vedere Caterina. L'aveva evitata accuratamente, in una maniera di cui sicuramente anche lei doveva essersi accorta, ma per cui ancora non gli aveva chiesto alcuna spiegazione.
Non poteva esserci nessun altro risultato, non dopo quel che si erano detti lui e Nicola.
Nicola.
Stentava ancora a credere che fosse successo sul serio. Non era solo l'idea di aver avuto una conversazione del tutto pacifica con lui – con qualcuno con cui, di fatto, non solo non aveva mai intrattenuto una vera e propria conversazione, ma con qualcuno che non poteva nemmeno sopportare la sua presenza-, ma l'essenza stessa di ciò che c'era stato in quell'ora insieme.
Ricordava a memoria tutto ciò che lui e Nicola si erano detti, in ogni sfumatura possibile: ricordava gli sguardi, le parole pronunciate a mezza voce, tutti i significati latenti. La sensazione di essere finalmente capito.
Non si sarebbe mai aspettato che le sue speranze si avverassero: aveva atteso fino a quel momento un segno, e finalmente era giunto. In un certo senso, per quanto strano gli potesse sembrare, era grato del fatto che Nicola fosse venuto a sapere tutto.
Quell'incontro tra di loro era stato liberatorio, rivelatore, la spinta che gli mancava per fare quell'ultimo passo verso l'unica scelta che poteva prendere a quel punto.
Stavolta non avrebbe perso quell'occasione per cercare di limitare i danni che già erano stati fatti.
*
Era riuscito a trovare la forza necessaria per chiamare Caterina, e pregarla di incontrarsi quello stesso venerdì appena finita la scuola. A starsene fermo lì, appena fuori dall'uscita sul retro del Virgilio, si sentiva teso come una corda di violino, pronta a spezzarsi al minimo tocco, esattamente come quando l'aveva chiamata il giorno prima.
Caterina sarebbe venuta, di questo era certo. Aveva accettato di vederlo, senza fare troppe domande, e senza nemmeno una qualche sorta di entusiasmo nella voce che potesse indicargli che la sua assenza degli ultimi giorni l'avesse in qualche modo turbata.
Fu mentre cercava di regolarizzare il proprio respiro, e ripetendo tra sé e sé una sorta di discorso che aveva pensato nei giorni passati – e che era sicuro che al momento cruciale si sarebbe inevitabilmente dimenticato a causa dell'ansia-, che vide Caterina arrivare, emergendo dall'orda di studenti che stavano ancora uscendo dopo la fine dell'ultima ora di scuola per quella giornata.
Era quasi sicuro del fatto che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui si sarebbero incontrati in quella maniera.
Aspettò che lo raggiungesse, Giovanni ancora fermo davanti alla prima fila di auto ferme nel parcheggio. Caterina non sembrava particolarmente preoccupata, né arrabbiata. Emanava semplicemente indifferenza, e per un attimo Giovanni non riuscì a capire se quella sensazione lo stesse ferendo o lo facesse sentire più sollevato. Sapeva solo che tra loro due, lei di sicuro se la sarebbe cavata meglio.
-Ciao- Caterina parlò per prima, quando ormai gli era arrivata di fronte, riportando Giovanni lontano dai pensieri che ancora gli vorticavano nella mente – Dovevi parlarmi?-.
Giovanni deglutì, agitato. Sembrava che Caterina non volesse perdere tempo, arrivando subito al punto della questione.
Ora che si trovava lì, davanti a lei, pronto a doverle parlare seriamente per la prima volta negli ultimi mesi, si sentì vulnerabile.
Doveva trovare il coraggio, e cercare di essere il più sincero possibile. Almeno per un'ultima volta.
-Già, ti ho chiamata per questo- replicò infine, abbassando lo sguardo per alcuni secondi. La calca di studenti si stava diradando sempre di più, lasciandoli sempre più soli.
Anche se non stava dicendo nulla più del dovuto, era evidente che Caterina fosse sul chi vive, ed era altrettanto ovvio che avesse capito che quell'incontro non avrebbe portato a qualcosa di semplice da affrontare.
-Cosa mi devi dire?- gli chiese dopo diversi secondi di silenzio. Gli occhi di Caterina continuarono a scrutarlo in attesa, incuriositi e confusi.
Giovanni sospirò a fondo, cercando di prendere tempo: si era preparato mille discorsi per rispondere a quella domanda, e ora non ricordava nemmeno una parola. Non avrebbe comunque fatto alcuna differenza, né avrebbe reso meno difficile ciò che stava per dirle.
-Si tratta di Nicola- farfugliò, notando inevitabilmente come il viso di Caterina si fosse contratto in un'espressione inquieta – Qualche giorno fa ci siamo parlati-.
Giovanni sospirò ancora una volta, quasi incredulo per essere riuscito a dirlo davvero. Si sforzò di continuare a osservare Caterina, preoccupato: era rimasta nel silenzio più completo, lo sguardo perso in una direzione lontana. Riusciva a leggere il panico che doveva averla assalita in ogni tratto contratto del suo viso.
-Come?- la sentì mormorare, la voce incredula e stentorea – Con Nicola?-.
Tornò a puntare gli occhi sgranati su Giovanni:
-Ma in che senso?-.
Giovanni si era chiesto a lungo come Caterina avrebbe preso quella notizia, o se magari qualcun altro prima di lui gliel'avesse data. Ora che erano arrivati a quel punto intuì che ne era ancora totalmente all'oscuro, e che anzi, ora che lo scopriva, era probabilmente nel panico più totale.
-È un po' lunga da raccontare- cercò di dirle in fretta.
Fu come superare l'ultimo ostacolo, inconsapevolmente, perché dopo quelle parole, e osservando di nuovo gli occhi scuri carichi di paura e di domande di Caterina, le parole vennero da sé.
Trasse un ultimo respiro prima di cominciare a parlare. Continuò a osservarla, studiandone attentamente anche le più impercettibili reazioni, mentre le raccontava il più sinceramente possibile come era accaduto che lui e Nicola si fossero incontrati.
Vide il panico di Caterina essere sostituito da un'espressione di muta disperazione, quando, mordendosi le labbra quasi a sangue, le aveva rivelato ciò che si erano detti.
Non si soffermò sul come si era sentito stranamente e inevitabilmente vicino a lui, quasi si fosse reso conto solo quel giorno che, anche se diversamente, avevano a legarli un dolore molto simile.
Non le disse nemmeno che si era quasi sentito in colpa per aver giudicato Nicola abbastanza negativamente fino a quel giorno, negli anni passati. Non le disse che l'aveva sempre trovato troppo altero, troppo freddo e distaccato, un ragazzino tronfio a cui importava solo di sé stesso. Non le disse neanche che in parte ancora lo pensava, anche se ora non riusciva a non vedere che, dietro a quella scorza, Nicola nascondesse un animo molto più malleabile di quanto non si era mai immaginato.
Non glielo disse perché, in quel momento, non era ciò che poteva importare a Caterina, ma era qualcosa che importava unicamente a lui.
Le disse tutto il resto, senza segreti, e capì perfettamente come doveva sentirsi in quel momento Caterina, nel venire a sapere che Nicola aveva scoperto tutto, in un modo o nell'altro: ricordava bene come si era sentito disorientato e spaventato quando gliel'aveva detto Nicola stesso in faccia, durante il loro incontro.
-Vi siete parlati davvero- fu tutto ciò che ebbe la forza di dire Caterina dopo diversi attimi in cui Giovanni aveva già smesso di parlare.
Giovanni annuì:
-Strano a dirsi, ma vero- mormorò, sospirando a fondo – Ci siamo confrontati e ascoltati per la prima volta l'un l'altro. E per quanto possa sembrare incredibile da dire, o impossibile da credere, gliene sono grato-.
A quelle parole Caterina lo guardò stranita:
-Che vuoi dire?-.
Giovanni si morse di nuovo le labbra, soppesando le parole che avrebbe dovuto dire. Si aspettava quella domanda, era la più ovvia che Caterina potesse fargli, ciò non toglieva il fatto che non aveva idea di come rispondere, nella maniera più chiara possibile. Per un mese si era ritrovato a pensare a quel momento, al momento in cui finalmente avrebbero potuto parlarsi senza filtri, senza false speranze. Ed ora, che si ritrovava a vivere quel momento, ora era completamente terrorizzato e consapevole di non poter più tornare indietro.
-Avevo bisogno di qualcuno che mi capisse- iniziò a dire, a mezza voce – E credo che in questo caso io e lui abbiamo più di qualcosa ad accomunarci-.
L'espressione di Caterina non si distese affatto, corrugando ancor di più la fronte:
-Del tipo?- domandò ancora.
"È arrivato il momento".
Aveva provato ad immaginare tante volte il giorno in cui entrambi avrebbero smesso di indossare le maschere che avevano portato fino a quel momento. Ora capiva che non era mai riuscito a immaginare appieno il dolore che avrebbe provato, ma anche il senso liberatorio che lo attendeva allo stesso modo.
Save yourself
Save yourself
-Quello che proviamo per te. E anche il casino che ci ha travolti- mormorò, stringendosi nelle spalle – Mi ha fatto capire molte cose. Cose che riguardano me, e anche te-.
-Non credo di seguirti molto- ammise Caterina, rassegnata.
Giovanni la guardò a lungo, malinconicamente, consapevole che dopo quel che stava per dire non sarebbe mai stato più lo stesso tra di loro.
-Allora lo dirò senza girarci intorno- si sforzò a dire, con voce che rischiava di venirgli a mancare ad ogni secondo che passava – Questo ... Quello che c'è tra noi due, qualsiasi cosa sia, è andato avanti anche per troppo tempo. E forse all'inizio credevo davvero che sarebbe potuta funzionare tra noi, che prima o poi le cose si sarebbero rimesse a posto ... Ma non è così-.
Ora Caterina stava cominciando a capire, rifletté Giovanni: non c'era più traccia di dubbio sul suo viso, solo l'ombra di qualcosa che sembrava sorpresa mista a delusione, e sollievo.
Un po' lo specchio di quel che sentiva lui dentro di sé.
-Dire che stiamo bene insieme non sarebbe vero- continuò ancora – Guardiamoci ora, per esempio: c'è voluto almeno un mese perché trovassi il coraggio per dirtelo. E non è giusto così. Non è giusto che tu resti con una persona di cui non sei innamorata, e con cui non sarai mai felice. Non è giusto per te e nemmeno per me, che soffro ogni volta che mi rendo conto che non sarò mai ricambiato come vorrei-.
The secret is out
The secret is out*
-Giovanni ...-.
Caterina gli si avvicinò, gli occhi ormai lucidi e la voce incrinata, e Giovanni non poté fare a meno di lottare fortemente contro se stesso e la voglia di baciarla un'altra volta. Un'ultima volta.
Restò immobile, il cuore a pezzi.
-Aspetta- la fermò, prima che Caterina lo abbracciasse e mandasse in frantumi gli ultimi residui di resistenza che Giovanni ancora aveva – Non sono arrabbiato con te, sul serio. Non ho alcun rancore nei tuoi confronti. D'altro canto sapevo sin dall'inizio, da quando ti ho baciata la prima volta, in cosa mi stavo buttando. Solo che non volevo ammetterlo-.
Osservò una lacrima scendere lungo il viso di Caterina, e pensò che non si sarebbe stupito affatto nell'accorgersi che lo stesso stava succedendo anche a lui.
-Sono incazzato con me stesso- sbuffò tra sé e sé, scuotendo debolmente il capo – Pensavo di poterti far star meglio, di farti innamorare di me ... Ma la seconda era davvero una speranza stupida, non credi? Non posso costringerti a ricambiarmi, e non lo farei mai. Non ora che ormai credo di aver capito davvero come ti senti, e ora che so che Nicola sa tutto e che ti vorrebbe parlare-.
*il copyright della canzone (Thirty Seconds to Mars - "A modern myth") appartiene esclusivamente alla band e ai suoi autori.
NOTE DELLE AUTRICI
E siamo qui con un nuovo capitolo, che parte direttamente con il mostrare le dirette conseguenze che la conversazione tra Giovanni e Nicola ha avuto. Tempo meno di una settimana, e Giovanni ha trovato finalmente il coraggio di prendere in mano la situazione, e chiamare Caterina per chiederle di parlarle.
Diciamo che l'inizio lascia ben poco spazio all'immaginazione, e per ora non ci si può prospettare nulla di troppo positivo (anche se questo dipende dai punti di vista in base all'essere più #TeamGiovanni o più #TeamNicola 😂)... Sarà davvero così? Sarà la fine della coppia formata da Caterina e Giovanni? O magari entro la fine della loro conversazione succederà qualcosa che ribalterà il risultato (e no, non ci riferiamo all'arrivo di Alessandro Borghese)?
Per saperlo non resta che attendere venerdì!
Kiara & Greyjoy
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