Capitolo 59 - Brand new start (Pt. 1)

But now I feel I've lost my spark

No more glowing in the dark for my heart

(Placebo - "A million little pieces")*


Il sole tiepido che batteva sul vetro delle finestre dell'aula aveva cominciato a infastidire Giulia sin dai primi momenti in cui si era seduta lì, in uno dei banchi su quel lato della classe. Erano tre mesi che non ricordava esattamente cosa significasse doversi alzare poco dopo le sei per doversi preparare, prendere la corriera, ed andare a scuola.

Era solamente la prima ora del 12 Settembre, e già si sentiva del tutto stanca, e già in parte spaventata.

L'unico lato positivo era che essere in ultima fila – accanto a Caterina, a sua volta affiancata da Valerio, seduto al banco più vicino alla finestra- le permetteva di potersene stare con la testa appoggiata alla superficie fredda e liscia del banco senza destare troppo interesse su di sé da chiunque fosse alla cattedra, dall'altra parte della classe. Non che, ascoltando così distrattamente, si stesse davvero perdendo qualcosa che già non sapesse: era passata solo mezz'ora eppure, Giulia ne era sicura, la loro professoressa d'inglese non aveva smesso di nominare gli esami di maturità neppure per un secondo. Il metodo più adatto per rigirare il coltello nella piaga, e far passare quel pizzico di voglia di continuare ad ascoltare che Giulia stava per perdere definitivamente.

Girò piano il volto nella direzione di Caterina e Valerio, e intuì, dalle loro espressioni, che anche loro dovevano pensarla esattamente come lei: mentre la prima assumeva sempre più un'aria vagamente disperata, oscillante tra il pessimismo più nero e la voglia di dimenticare tutto ciò che aveva a che fare con la maturità, Valerio annuiva ironicamente ad ogni parola della professoressa, senza però commentare causticamente a voce.

Quello che doveva essere il loro ultimo primo giorno passato al Virgilio stava assumendo sempre più, ogni secondo che passava, le sembianze di una strada che portava dritta all'inferno.

Cercando di far piano e senza farsi vedere, Giulia recuperò il proprio telefono dalla tasca dei jeans: con sua somma delusione, si accorse di non aver ricevuto nessun nuovo messaggio. Filippo non doveva ancora essersi svegliato, nel suo nuovo e piuttosto piccolo appartamento di Venezia, preso in affitto con Nicola giusto due settimane prima. Le aveva promesso di scriverle non appena avesse aperto gli occhi, ma i corsi all'università sarebbero iniziati solo tra qualche giorno, e Filippo, probabilmente, senza avere alcun impegno per quel giorno doveva essere ancora nel mondo dei sogni a quell'ora, dormendo tranquillo nel suo letto.

In quel momento Giulia riusciva facilmente a immaginarselo steso sul materasso e con i ricci corti scompigliati contro il cuscino; non potè fare a meno di invidiarlo profondamente a quel pensiero. E non riuscì nemmeno a trattenersi dal pensare che raggiungerlo sarebbe stata decisamente una cosa migliore di quel che si stava sorbendo in classe in quel momento.

Sospirò demoralizzata, lasciando scivolare di nuovo la testa verso la superficie del banco: non era ancora passata un'ora, e già desiderava ardentemente l'arrivo del primo intervallo.

"Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".

Forse non era quello l'Inferno che aveva immaginato Dante, ma quel primo giorno di quinta liceo cominciava pericolosamente ad avvicinarsi parecchio.

*

"Sembra di essere tornate al primo anno passato qui".

Era una sensazione che Giulia non si sarebbe aspettata di provare, non al primo giorno dell'ultimo anno al Virgilio. Eppure c'era un'inaspettata somiglianza al loro primo giorno in assoluto passato lì nel camminare per quei corridoi con la sola compagnia di Caterina, senza l'urgenza di trovare la classe dove si trovavano Filippo, Nicola e Pietro.

Era un po' come essere andate avanti con la vita, ed essere tornate indietro allo stesso tempo.

La 5°A per quell'anno si ritrovava esattamente dall'altro capo dello stesso corridoio in cui era rimasta l'anno scorso; era comunque piuttosto vicina alle scalinate che conducevano al pianterreno, un lato piuttosto comodo calcolando quanto Giulia provasse l'insano bisogno di caffè, e quindi di dover arrivare il prima possibile ai distributori del piano inferiore.

-Fa strano avere così tanto tempo libero a ricreazione- borbottò Caterina, mentre imboccavano la via per le scale – Fa fin troppo strano-.

-Quanto il non dover pensare di dover andare a cercare la loro classe- commentò Giulia. Non c'era bisogno di specificare a chi si riferisse con quel loro: era ovvio, per quanto implicito, che Caterina se la stesse passando esattamente come lei. Stranita, malinconica, forse anche un po' disorientata per quel cambiamento decisamente importante.

Fecero appena in tempo ad imboccare la tromba delle scale, prima di doversi bloccare al primo gradino per evitare uno scontro frontale – che di sicuro sarebbe stato doloroso- con un ragazzo che stava salendo a passi lunghi e veloci, e che sembrava essersi accorto di loro solo all'ultimo momento.

Giulia si sentì raggelare quando riconobbe la figura sorpresa di Giovanni, gli occhi azzurri spalancati in sorpresa. Per un attimo ebbe quasi la tentazione di rivolgergli una smorfia e passare oltre, ma Caterina glielo impedì:

-Ciao, Giovanni- lo salutò come se nulla fosse, alzando una mano e muovendola in un gesto di saluto. Dopo quel segno di disponibilità, il viso dell'altro si rilassò notevolmente, fissando lo sguardo più su Caterina.

-Ciao- rispose lui, rimanendo a distanza di qualche scalino, sollevando il viso – Scusate, forse stavo correndo un po' troppo-.

"Ma dai, non l'avrei mai detto".

-Andavi in classe?- gli chiese Caterina. Giovanni annuì subito:

-Sì, è proprio lì-.

Giulia si girò qualche secondo per seguire la direzione che Giovanni stava indicando con il braccio alzato: effettivamente la 5°A dell'indirizzo elettronico si trovava esattamente di fronte alle scale, pericolosamente vicina alla loro classe. Non certo ad una distanza ragionevole, si ritrovò a pensare infastidita; quella mattina non aveva nemmeno fatto caso a quali altre classi ci fossero lungo quel corridoio, troppo di malumore per porci la dovuta attenzione.

-Di nuovo vicino alla nostra, quindi- commentò ad alta voce, tornando a fronteggiare Giovanni, e incrociando le braccia contro il petto, in una posizione non esattamente amichevole.

-A quanto pare- rispose lui, alzando le spalle – È da un po' che non ci si vedeva-.

Giulia pensò che non sarebbe poi stato così male continuare a non vederlo affatto.

-Da quando è finita la scuola a giugno, credo- puntualizzò Caterina, con fare pensieroso, come se stesse cercando di ricordare se aveva detto giusto.

Non era un'osservazione del tutto sbagliata, rifletté Giulia: le loro classi erano state posizionate nello stesso corridoio anche l'anno prima, e ricordava perfettamente di averlo incrociato diverse volte tra aprile e giugno. Ma se doveva essere precisa, era perfettamente sicura che né lei né Caterina avessero avuto qualche conversazione con Giovanni da dopo la gita a Parigi – da dopo quella mezza dichiarazione fatta di elementi impliciti ed altri più espliciti che, in un modo o nell'altro, le aveva portate decisamente distanti da lui.

-Come stai?- la voce di Caterina la distrasse, facendole quasi cadere le braccia per quell'eccessiva premura. Non riusciva a capire cosa la stesse spingendo a continuare quella conversazione, quando ricordava perfettamente che anche Caterina non aveva preso alla grande i fatti successi a Parigi.

-Direi bene- Giovanni, per la prima volta da quando avevano iniziato a parlare, le aveva sorriso – Un po' assonnato, forse-.

-Passato una buona estate?- Giulia si intromise di nuovo, con un finto sorriso che, ne era sicura, Giovanni doveva ritenere tutt'altro che credibile – Magari hai conosciuto qualche ragazza-.

-Nessuna di importante, a dire il vero. Non è così facile incontrare qualcuno di davvero interessante- Giovanni le rivolse un'occhiata veloce, atona come il tono di voce che aveva usate per parlarle, e che lasciava trasparire del tutto l'ostilità con cui stava ricambiando la sua – Però sì, è stata una buona estate. Almeno è stata tranquilla, prima dell'anno che ci aspetta-.

Prima che Giulia potesse ribattere qualcosa, Caterina la precedette:

-Hanno assillato anche voi con mille discorsi sulla maturità?- gli chiese, a tratti ridendo con una vena di disperazione.

Giovanni rise a sua volta:

-Ovviamente. Non hanno perso tempo- disse, scostandosi una ciocca di capelli mossi finitagli davanti al viso – E voi, come avete passato l'estate?-.

-È andata bene. Piuttosto tranquilla- Caterina rispose brevemente, ma Giulia non aveva alcuna intenzione di perdere quell'occasione:

-Abbiamo fatto una magnifica vacanza in Puglia- iniziò a dire, perfettamente consapevole dell'occhiata disorientata che Caterina le aveva lanciato non appena aveva iniziato a parlare con quel tono enfaticamente soddisfatto – Sai, con amici e con i nostri ragazzi. Davvero fantastica, è stato grandioso passare così tanto tempo con loro-.

Osservò Giovanni annuire con espressione indifferente, un po' troppo indifferente di quel che aveva sperato.

-Buon per voi- le rispose infine – Se non sbaglio ora non sono più qui a scuola, giusto? Sono andati all'università?-.

Poteva sembrare un commento del tutto innocente, e forse anche logico visto che era stata lei per prima ad averli nominati, ma Giulia quasi non riuscì a non incenerirlo con gli occhi.

-Sì, iniziano lunedì. Hanno ancora qualche giorno di ferie, beati loro- Caterina intervenne prontamente, dopo averle lanciato un'occhiata veloce. Sembrò intuire al volo ciò che le stava passando per la testa in quel momento.

"Se lo ascolto un altro secondo, giuro che ...".

-Beh, ora si è fatto davvero tardi. Stavamo andando in segreteria per ritirare alcuni moduli- disse con voce serafica Giulia, fregandosene del tutto che potesse sembrare insolito dover aver bisogno di moduli da firmare già al primo giorno di scuola – E non vorremmo rimandare ancora al prossimo intervallo-.

Giovanni non fece una piega, annuendo subito:

-Certo- rispose a mezza voce, spostandosi di lato per lasciarle passare – Allora ci si vede in giro-.

"Ti piacerebbe".

Caterina fece appena in tempo a salutarlo brevemente, prima che Giulia la trascinasse visibilmente lungo il resto degli scalini, fino a raggiungere il piano inferiore – mettendo, finalmente, una degna distanza tra loro e Giovanni. Appena girarono l'angolo verso il corridoio dove si trovavano i distributori automatici, Giulia tirò un sospiro di sollievo, lasciando la presa sul braccio di Caterina.

-Non sapevo dovessimo andare in segreteria a ritirare dei moduli non ben specificati-.

Giulia si girò a guardare l'altra: stava ridendo sotto i baffi, evidentemente divertita da quella situazione. Giulia si ritrovò a sbuffare sonoramente:

-In effetti mi servirebbe proprio un modulo che servisse per tener fuori dai piedi certe persone-.

Caterina scosse la testa, continuando a camminare con calma:

-Oh dai, non stava facendo nulla di male- mormorò, sospirando a fondo – E poi ormai credo che potremo archiviare quella specie di dichiarazione che mi aveva fatto. Sono passati sei mesi e non è successo nulla-.

Era vero, e per quanto Giulia detestasse doverlo ammettere, effettivamente non poteva negare quel dato di fatto. Negli ultimi mesi avevano sì e no incrociato Giovanni da distante, ma come loro nemmeno lui aveva tentato qualche approccio. Si era, in un certo senso, allontanato senza che nessuno glielo consigliasse apertamente, ma ciò non voleva comunque significare che potesse cambiare idea in futuro, con Nicola altrove e con Caterina che sembrava avergli perdonato qualsiasi cosa.

-Solo perché non è successo nulla finora, non vuol dire che non possa provarci ancora-.

Caterina si fermò di fronte a lei, allargando le braccia:

-Non credo. Probabilmente abbiamo ingigantito la cosa e basta- sospirò di nuovo, rumorosamente, alzando gli occhi al cielo – Sarà un anno noioso e monotono a non finire, fidati di me-.

Giulia non fece in tempo a dire nulla, che Caterina si voltò e ricominciò ad avviarsi verso la zona dei distributori. L'unica cosa che le rimase da fare fu seguirla, scuotendo la testa. Sperava solo che fosse Caterina ad essere nel giusto, e che quei nove mesi fossero veloci a passare, per lasciarsi alle spalle quell'inferno che le si prospettava davanti.











*il copyright della canzone appartiene esclusivamente alla band e ai suoi autori.

NOTE DELLE AUTRICI

Siamo infine arrivati al capitolo che inaugura l'ultimo segmento di questa prima parte di Walk of Life. Capitolo che vede anche il ritorno a scuola per l'ultimo anno di Caterina e Giulia, che si trovano entrambe a vivere un cambiamento piuttosto evidente dopo la divisione del gruppo a causa dell'inizio dell'università. Il cambio di routine le lascia piuttosto scombussolate, nonostante si sapeva sarebbe arrivato, e come se questo non bastasse ricompare pure Giovanni. Vi aspettavate avremo rivisto proprio lui? E la sua sarà una presenza più frequente (per grande gioia di Giulia) o questo incontro rimarrà un unicum, come prospetta Caterina che si aspetta un anno piuttosto monotono?

Magari lo scopriremo prossimamente!

A venerdì con un nuovo aggiornamento :)

Kiara & Greyjoy

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