Cap.13
Jude's Pov
《Adesso svolta a destra..》
Girai in un piccolo vicolo tra due villette a schiera; l'asfalto era imbrattato ormai di sabbia poiché ci trovavamo a pochi metri dalla costa. Davanti mi si parò un panorama bellissimo: il cielo era coperto e la luce faticava a filtrare attraverso le nuvole, il mare era di un blu intenso e la sabbia scura per l'umidità della notte.
Abbassai il finestrino della mia auto e subito dei lievi fiotti di vento mi scompigliarono i capelli, e riuscii così a sentire l'odore del mare.
《Credo che possiamo anche fermarci.》, le sentii dire.
Rallentai e mi voltai verso di lei: le sue labbra erano piegate in un lieve sorriso e guardava dritto davanti a sé talmente assorta che gli occhi quasi le luccicavano. 'A quanto pare deve piacerle molto il mare!',pensai.
《Scendiamo?》, chiesi spegnendo il motore.
Lei semplicemente annuì.
Alzai i finestrini e scesi dall'auto chiudendo poi la portiera e lei fece lo stesso. Feci il giro passando dietro al cofano e mi misi al suo fianco, ma lei non si mosse di un passo. Mi voltai di nuovo a guardarla e aprii la bocca per chiederle se andasse tutto bene, ma le parole mi morirono in gola; sorrideva, ma allo stesso tempo vidi una lacrima solitaria che le solcava il volto. Si accorse che la stavo fissando e si asciugò frettolosamente la guancia con la manica della sua giacca sgualcita, così mi voltai velocemente, in modo da non metterla a disagio.
《Non pensi sia bellissimo?》, mi chiese, mentre si chinava per slacciarsi le vecchie Converse.
《Il mare? Beh si...certo. ma d'estate preferisco andare in piscina; è tutto più calmo.》
《Piscina? Mm..non credo di esserci mai stata, ma penso comunque che sia più bello il mare. Insomma..la spiaggia, l'odore, le onde..》
Già, forse aveva ragione lei, ma non ero mai stato un buon nuotatore, quindi non amavo molto il mare.
《Forse hai ragione, ma è un po' pauroso. Non credi?》
《Pauroso?》, chiese ridacchiando sotto i baffi, piegandosi per prendere in mano le scarpe.
Arrossii immediatamente. Non avrei certo voluto fare la figura dello stupido, ma ormai era troppo tardi. Mi sospinse, dandomi una leggera spallata e iniziò ad incamminarsi velocemente verso la spiaggia, superando le staccionate delle due villette adiacenti. Rimasi ad osservarla da dietro, seguendola lentamente, in modo da darle il suo spazio e mentre camminavo arrotolai le maniche della camicia fino al gomito per poi fermarmi definitivamente e togliere scarpe e calzini.
Quando mi risollevai la vidi cadere a terra e rotolare sulla sabbia;
《Oh cazzo..》, borbottai, correndo subito verso di lei.
La ritrovai a pancia in giù, così gettai le scarpe di lato e le presi le spalle per voltarla.
《Buh!》, disse sorridendo e lanciandomi un po' di sabbia addosso.
《Ma che fai? Mi hai fatto prendere un colpo!》
《Niente. Mi rilasso. Vieni, stenditi anche tu.》, mi disse, battendo la mano accanto al suo corpo.
Eravamo molto vicini all'acqua, tanto che qualcuna delle onde più forti arrivava a bagnarle i piedi; la brezza era leggera e la sabbia fresca sotto i miei piedi. Accettai il suo consiglio e mi sdraiai accanto a lei.
《Adesso guarda in alto..in cielo.. e lentamente chiudi gli occhi. Non pensare a niente..》, mi sussurrò in un orecchio e sentii un brivido salire su per la schiena.
Lentamente feci come mi disse, chiudendo piano gli occhi, estraniandomi da tutto il resto e amplificando i miei altri sensi che normalmente vengono sempre messi in secondo piano dalla vista. Riuscivo a sentire distintamente il richiamo dei gabbiani, sembrava così dolce; l'odore della salsedine era più forte e sentivo i pochi raggi di sole riscaldarmi il petto e le cosce; percepii anche il braccio di Victoria che sfiorava il mio e senza pensarci più di tanto feci intrecciare le nostre mani. Lei non si discostò, ma strinse le sue dita attorno alle mie.
《Venivo qui con mia madre..credo.》
Sua madre? Aveva detto di non ricordare molto della sua vita precedente a quella che aveva iniziato con Sam.
《Beh...sono ricordi confusi.》, iniziò, come se mi avesse letto nel pensiero, 《Sembrano sogni tante volte, o forse sono solo quelli. Ne faccio di continuo; sul mio passato principalmente. Ma a volte non riesco a distinguere i ricordi veri dai sogni puramente immaginari. La maggior parte sono confusi, altri più nitidi. Molti sono brutti e altri belli. Quello mio e di mia madre mi lascia sempre una bella sensazione; quando mi sveglio vorrei subito riaddormentarmi per non farla scivolare via...》
《Cosa sogni?》
《Mm...che mi intreccia i capelli. Nel mezzo mette delle piume colorate. Mi dice che portano fortuna. Poi mi volto ma non riesco mai a vederle il volto. E poi ci sono i suoi capelli...Li ha così lunghi. E castani! Si, mi pare abbia i capelli castani..》
'Forse è per questo motivo che tiene i capelli corti. È consapevole che questo è un ricordo e non un sogno. Probabilmente le fa male il ricordo; per questo sorrideva e piangeva nello stesso momento quando siamo arrivati. Deve essere frustrante non ricordarsi neanche il volto della propria madre.' Pensai.
《Poi...vedo lei in un angolo, seduta per terra. Siamo a casa e io sto nella stanza con lei. Le tengo compagnia, perché lui..perché è stanca. Per passare il tempo mi insegnava ad intrecciare acchiappasogni..》.
Non ho di certo ignorato il modo in cui prima ha esitato e cambiato il filo del suo discorso. Cosa voleva dire in realtà?
《Le altre volte cosa sogni?》
Silenzio.
《Sogni anche altre persone? Magari tuo padre..o una sorella, un fratello..》
La sentii discostarsi e togliere la sua piccola mano dalla mia, così aprii gli occhi e la trovai seduta con le ginocchia portate al petto, mentre mi dava le spalle.
Scosse la testa e fece leva con le mani sulla sabbia per sollevarsi da terra.
《Dai alzati!》, esclamò tendendomi le mani per aiutarmi a sollevarmi.
Mi misi a sedere e poi mi sollevai mentre lei ancora mi porgeva le braccia, indietreggiando.
Gliele afferrai e subito lei mi tirò a sé per condurci verso l'acqua e, appena i nostri piedi toccarono il bagnato, iniziò a schizzarmi.
《Ehi!》, dissi ridendo,《Non vale!》
Iniziammo a giocare come due bambini con l'acqua e la sabbia.
La mattinata e tutto il pomeriggio passarono in fretta, senza che noi ce ne accorgessimo, tanto che non pensammo neanche al cibo. Mentre il sole tramontava, ci stendemmo nuovamente sul bagnasciuga, ormai tutti bagnati e sporchi di sabbia. Mi sentivo sfinito e per poco non mi addormentai seduta stante.
《Ehi Vick..》, iniziai, prendendo il telefono dalla tasca posteriore e controllando l'orario. Le otto di sera.《Vick alzati, dobbiamo andare.》
Mi voltai e la vidi beatamente addormentata a braccia aperte e subito mi spuntò un sorriso spontaneo sulle labbra.
《Vick..》
La chiamai più volte scuotendola, fin quando non sollevò leggermente le palpebre.
《Dobbiamo andare..》
《Hi..mm...alfri scinque inuti...》, farfugliò, e si rigirò su un fianco.
Fu inutile continuare a chiamarla. Mi ignorava totalmente e iniziava a farsi davvero buio. Così presi la decisione più sensata. Non doveva pesare molto.
Mi chinai e la presi fra le braccia mentre lei non dava nessun segno di vita: era completamente andata.
Mi incamminai verso l'auto parcheggiata nel vicolo fra le due villette e nel frattempo pensai che non mi aveva più detto cosa era successo quella notte. In realtà non avevamo più parlato di argomenti specifici, ma ci eravamo limitati a divertirci.
Dopo aver aperto la macchina la feci distendere sui sedili posteriori; poi passai avanti, misi in moto e mi diressi verso il posto in cui avevo capito abitasse.
Non ci sarebbe voluto molto e fui costretto ad ammettere a me stesso che mi dispiaceva.
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