Chapter 23: "Comin' with the bad bitch magic"

Yulis fece scivolare le dita sul corrimano, accarezzandolo con fare distratto mentre scendeva le scale in religioso silenzio.

< Non è reale. Lilith non è reale. >

Con più stizza del necessario, si ravvivò una ciocca di capelli dietro l'orecchio per poi serrare le labbra in una linea già accennata dallo sdegno.

< Niente di quello che ho visto è reale. >

Era così infastidita dall'umore con cui si era alzata. Aveva appena trascorso quella che, con tutta probabilità, era stata la notte più appagante della sua vita, e invece che crogiolarsi nelle immagini di quanto avvenuto con Gareth e Leo, aperti gli occhi si era subito preoccupata di uno stupido, insignificante e incontrollabile sogno.

Liberò il respiro in uno sbuffo controllato.

Con i pensieri ancora ingarbugliati e un piccolo broncio a detenere il controllo della propria espressione, si ritrovò presto al piano terra, dove un profumo dolciastro aveva iniziato a diffondersi per l'ambiente. Fu proprio quell'odore così invitante a stuzzicarle il palato e a condurla in cucina, impedendole di dare credito alle voci che stavano riempiendo l'aria assieme alla fragranza vanigliata.

- Buondì, scricciolo! -

Gareth se ne stava appollaiato sul bancone della cucina. I gomiti puntati contro la superficie sostenevano il peso dell'intero busto, mentre le mani avevano lasciato il mento libero di affondare nei palmi; sul volto sbeccava il suo intramontabile sorriso e gli occhi nocciola le dedicavano uno sguardo leggermente trasognato. Stiracchiò il braccio destro assieme ad un mezzo sbadiglio e dopo aver frizionato il petto con le dita si fermò a giocherellare con il colletto della canottiera, facendo passare la prima falange dell'indice al di sotto dell'orlo: il tempo di mezzo secondo e la mente di Yulis era già volata all'istante in cui, poche ore prima, l'aveva visto sbottonare con zelo la camicia di Leo.

Yulis dondolò sui talloni, mordicchiandosi l'interno della guancia.
Forse, a differenza di quanto lamentato a seguito del brusco risveglio, sovrascrivere l'ultimo sogno non sarebbe stato poi così complicato.

- Vorrei chiederti se hai dormito a sufficienza, ma... - Gareth si interruppe per ridacchiare, lasciando che le labbra si piegassero a un'espressione più maliziosa. - Penso di poter indovinare la risposta. -

- Beh, pel di carota... con te che russi peggio di un vecchio trattore è difficile riuscire a prendere sonno. - rimarcò Leo poco distante, senza mai distogliere l'attenzione dai fornelli.

- Almeno io sono consapevole del mio setto nasale malandato... Perché non chiedi a lei qual è la sua scusa? -

Yulis schiuse le labbra, poi le incollò tra loro e incrociò le braccia al petto, offesa. - Io... non russo. -

Gareth tentò di mascherare la risata dietro un colpo di tosse, mentre Leo si voltò per un istante in modo da lanciarle un'occhiata eloquente da oltre la spalla.

- Io non russo... affatto! - ripeté lei in un borbottio, biascicando una polemica confusa e impastata a sostegno della propria tesi mentre serrava le mani in un debole pugno.

- Certo, certo, Yuls... -

Con un sospiro imbarazzato, optò infine per lasciar perdere il discorso; si sistemò al fianco di Gareth imitandone la posa e alzandosi sulle punte per tentare di sbirciare oltre la figura del biondino ancora intento a cucinare. - Sono dorayaki, quelli? - domandò, percependo l'acquolina formarsi ai lati della lingua.

- Sono solo dei comuni pancake... In dispensa non c'era marmellata di azuki, così ho fatto con ciò che ho trovato. Quelli che vedi in cottura sono alla cannella, mentre quelli già pronti ai mirtilli. -

- Senti qui che profumino... -

Gareth allungò la mano per afferrarne uno, ma subito Leo si preoccupò di scacciargliela via con un colpo secco sul dorso.

- Riesci ad aspettare cinque fottuti minuti? - scandì la frase parola per parola, fissandolo severo come se stesse parlando a un bambino un po' troppo cresciuto.

- Oh, andiamo... almeno uno me lo sono meritato, ti ho fatto da assistente! -

- Il tuo contributo si è limitato letteralmente a versare i mirtilli nell'impasto. -

- E con quale grazia e abilità ho poi mescolato il composto? -

Leo glissò la retorica per scoccare un'occhiata di fuoco verso Yulis: il sopracciglio alto non faceva che accentuare il fastidio che già trapelava in abbondanza dai suoi occhi. - Toglimelo di torno, o giuro che in padella ci finisce pure la sua faccia da schiaffi. -

Yulis si strinse nelle spalle, affilando un sorriso. - Che fine ha fatto quel grembiule tanto grazioso che tua madre ti ha regalato per Natale? La scritta "la tua opinione non è nella cazzo di ricetta" sembra rappresentarti davvero bene, questa mattina. - ignorò lo sbuffo esasperato di Leo, continuando a sogghignare sotto i baffi. - Hai deciso di preparare la colazione per un esercito? -

- E ancora non hai visto niente: il nostro caro Hans si è svegliato chef, stamattina. - berciò Gareth, scostandosi appena in tempo per evitare una gomitata dall'interessato. - Il menù prevede anche uova strapazzate e bacon croccante. -

- Hans? - domandò Yulis, sfarfallando le ciglia in un moto di falsa curiosità mista a sorpresa. - Chi sarebbe questo Hans? -

- Gareth, quella lingua di merda che ti ritrovi... prima te la taglio e poi te la faccio ingoiare. -

L'irlandese, dopo essere corso a nascondersi dietro le spalle della ragazza, puntò i denti nel labbro inferiore pur di limitare le smorfie. Si accostò all'orecchio di Yulis per sussurrarle qualche parola ma, ancora prima che potesse aprire becco, Leo li interruppe sbraitando, armato di nervosismo e spatola in silicone a ondeggiare con moto minaccioso ad un soffio dai loro nasi.

- Accidenti a te, Hamilton, e accidenti pure a quella logorroica inopportuna di mia madre! - si passò la mano libera a scompigliare i capelli, e con le guance tinte di un blando rossore si voltò verso i fornelli. - C'è da preparare il caffè. E il succo d'arancia è da finire entro oggi, visto che gira da troppo tempo. -

- Ci penso io. - propose Yulis con voce sufficientemente alta da coprire l'irriverente "sì, papino" di Gareth. Sgusciò via dall'abbraccio di quest'ultimo, crogiolandosi nel buonumore che permeava la stanza, e si spostò verso la credenza. - Apparecchio per...? -

- Cinque. La colazione post cerimonia tra noi Risers è una tradizione. -

- Tradizione iniziata solo l'anno scorso, visto che questa è la seconda volta che... -

- Io potrò anche essermi svegliato chef, stamattina, ma tu ti sei svegliato polemico, Gareth? - incalzò Leo, alzando un sopracciglio in maniera spropositata.

- Polemico? Io mi sono svegliato su di giri. - puntualizzò, condendo la replica con un ghigno tronfio e compiaciuto. - E ora, grazie a dei pancake al limite della perfezione, sto per festeggiare non solo un ottimo piazzamento in HTT, ma addirittura un'incredibile notte con i miei due biondi preferiti... -

Yulis ficcò la testa tra le ante del frigo per recuperare il succo d'arancia e il fresco l'aiutò a sbollentare le guance in fiamme. - Sapete se gli altri sono già rientrati? - domandò, tergiversando nell'afferrare il cartone colorato.

- Penso che saranno qui a momenti. -

- O magari si sono dimenticati della nostra storica tradizione e hanno deciso di rimanere al Grand Hotel per fare baldoria. - chiosò Gareth con un sorrisetto di sfida rivolto al biondo.

- Quello stronzo di Steiner Senior potrebbe anche aver convinto il figlio a rimanere per bere champagne con qualche membro del Consiglio, ma Dominic... - Leo posò i pancake appena cotti su una griglia per farli raffreddare. - È più probabile che abbia riaccompagnato a casa la madre, subito dopo la premiazione, e che sia rimasto a dormire lì. -

Bastò nominare Magnus Steiner per far cadere la cucina in un silenzio stagnante e gravoso.

- Non avrei mai immaginato che potesse arrivare a tanto... - Gareth malcelò un sospiro. - Trattare Dominic con tutto quel disprezzo, rifiutarsi addirittura di stringergli la mano! -

- È sempre stato un grande fan di noi Virtuosi, probabilmente era solo questione di tempo. Ma c'è di buono che con il siparietto di ieri sera si è giocato la faccia in diretta nazionale. - si limitò a osservare Leo, e un piglio di soddisfazione gli stuzzicò lo sguardo. - Non a tutti piacciono le sue puttanate radicali. -

- Avrei dovuto farlo rantolare a terra quando ne ho avuto la possibilità... - rimuginò Yulis a denti stretti, impiegando fin troppa energia nel pressare la polvere di caffè. - Ridicolo, arrogante, meschino, pezzo di... -

- Grazie per aver dato il via, Yulis. Sei stata brava. -

Per poco, la ragazza non fece traboccare tutto il caffè. Concentrata com'era a inveire contro il padre di Marcus, nemmeno aveva fatto caso a Leo che si era fermato alle sue spalle e che in silenzio, con grande delicatezza, si era sporto su di lei per posarle un bacio leggero tra i capelli. Più che il gesto in sé, a sorprenderla era stato quel "brava" sussurrato all'orecchio e che ormai le risuonava dritto nel petto, vibrando verso il basso seguendo lo stesso ritmo dello sfrigolio del bacon in padella.

"Brava, Yulis."

Abbassò il mento in un scatto, imbarazzata: era certa che Leo non avesse alcuna intenzione di provocarla, eppure non aveva potuto evitare di lasciarsi ammorbidire da quel sussulto che di punto in bianco aveva accelerato la frequenza dei suoi battiti cardiaci.

- Brava, ma impulsiva. Come al solito. -

Yulis mollò la tazzina, facendola tintinnare contro il piano.

Si voltò di scatto, gli zigomi ancora arrossati, ma le pupille già ridotte a due fessure concentrate sul sorriso beffardo che attraversava il viso di Leo da parte a parte. Nel giro di un istante, la seccatura sostituì l'imbarazzo e andò a sopprimere qualunque altro genere di pensiero.

- Non iniziate, voi due! - Gareth si intromise e li ammonì, stritolandoli in un abbraccio un secondo prima che potessero mettersi a battibeccare.

- B-buongiorno, ragazzi. -

I tre si voltarono in sincrono verso l'ingresso della cucina, per poi rimanere quasi di sasso.

- Nick! - fece Leo, in un fonema scricchiolato e pregno di sorpresa. - Buongiorno a te. Scusaci, noi non... non ti abbiamo sentito rientrare. -

- Oh, io non... - il moro portò il palmo della sinistra ad accarezzarsi la spalla. Evitò di incrociare lo sguardo di Leo e prima di completare il pensiero grattò la gola in un tentativo un po' goffo di scaldarla. - In realtà ho dormito qui. Mi sono appena alzato. -

Silenzio.

Yulis osservò Dominic senza fiatare, soffermandosi su quella maglietta gialla slavata e sulle ciabatte che inforcava ai piedi. Abbigliamento palesemente da camera, occhi stanchi e ancora marcati di sonno, capelli scompigliati... L'espressione "appena alzato" era da intendersi alla lettera.

Sfarfallò le ciglia, sentendo lo stomaco annodarsi per l'imbarazzo.
La camera di Nick era proprio al fianco di quella di Leo, ovvero quella in cui si era svegliata.

Quante probabilità c'erano che fosse tornato solo qualche ora prima?
E, al contrario, quante erano le possibilità che lo vedessero già a casa da un pezzo?

Con lo sguardo intriso di un filo di apprensione, Yulis cercò un riscontro in Leo; il ragazzo, però, sembrava sorpreso quanto lei, imbambolato a fissare la figura di Dominic come se stesse cercando di decifrarla, come se faticasse a metabolizzare la sua presenza in cucina.

- C'è davvero un profumo meraviglioso. Che c'è per colazione? -

Almeno avevano chiuso la porta della camera?

- Un banchetto da re, Nick, letteralmente la colazione dei campioni! - si affrettò a replicare Gareth, affidandosi al proprio sorriso contagioso mentre scostava lo sgabello per invitarlo a sedersi. - Leo ha preparato dei pancake da urlo per festeggiare il risultato della squadra... e per scusarsi di tutto il casino che abbiamo fatto stanotte. -

Leo, finalmente ripresosi dal torpore, gli scoccò l'ennesima occhiataccia della mattina, mentre Yulis abbassò lo sguardo verso il caffè, lasciando che i capelli le nascondessero le guance: l'ultima cosa che voleva era leggere l'ovvio nell'espressione di Dominic.

- Posso consigliarti di partire con i pancake ai mirtilli? Li ho fatti con le mie mani. -

Con quell'ultimo intervento, Gareth riuscì a scatenare un'imprecazione in un tedesco molto stretto tra i denti di Leo e un breve moto di ilarità in Yulis, smuovendo così quella bizzarra situazione.

Il campanello di casa trillò nell'aria, distraendo i presenti.

- Vado io. - affermò Yulis, approfittando di quell'occasione per allontanarsi e lasciare a Gareth il compito di smaltire quell'ultima dose di imbarazzo.

A passi spediti imboccò la porta della cucina e si dileguò in salotto, pattinando con le ciabatte sul parquet sino a che non raggiunse l'ingresso.

- Consegna per Yulis Parker. Firmi qui, per cortesia. -

La ragazza ringraziò in un mezzo mormorio e firmò con uno scarabocchio, non riuscendo a distogliere lo sguardo dal gigantesco mazzo di fiori che il fattorino teneva stretto tra le mani.

- Non posso credere che sto consegnando qualcosa a Ultra Violet... e io che volevo farmi sostituire per avere il giorno libero! - un leggero rossore si palesò sulle sue guance. - Posso chiederle un...? -

Yulis spostò l'attenzione su di lui e gli regalò un sorriso cordiale, annuendo con convinzione. - Ma certo. -

Dopo aver accontentato il fan con un autografo, si precipitò in casa. Regali, lettere e altri segni di apprezzamento non erano insoliti, ma di certo non si aspettava di ricevere qualcosa così presto, a nemmeno una decina di ore di distanza dalla proclamazione.

Ma più osservava quei fiori, più qualcosa si agitava all'altezza dello stomaco.

- Partiamo già con i regali? - Gareth aveva preceduto la domanda con un lungo fischio di apprezzamento. - Cosa sono quelli? -

- Fiori, Hamilton. Andiamo, questa era molto facile. -

Gareth fece il verso a Leo, condendo il tutto con una serie di buffe smorfie. - Eri il primo della classe anche il primo anno d'asilo, non è vero? - alla risatina compiaciuta che ricevette in risposta alzò gli occhi al cielo. - Ci riprovo, e da grande e acclamato botanico quale sono, chiedo: che tipo di fiori sono quelli? -

- Viole e iris. - mormorò Yulis, mantenendo lo sguardo accigliato fisso sulle sfumature dei petali; viravano da un lilla intenso a un più acceso e vibrante giallo paglierino localizzato nell'area interna, all'altezza dei pistilli, creando una cromia complementare quasi in grado di ipnotizzare.

- Sono una marea di viole e iris. Qualcuno deve aver fatto piazza pulita di un campo intero. - ridacchiò il rosso. - Tutto molto ultra viola... è sicuramente un regalo per Leo. -

Quest'ultimo si limitò a una sprezzante scrollata di spalle. - Mister su-di-giri stamattina si crede un asso dei giochi di parole. -

Gareth gli allungò una spallata giocosa, coinvolgendolo nella risata.

- Tutto bene, Yulis? - domandò Dominic, sfiorandole la schiena con la punta delle dita.

- Mh? Sì, sì. Va tutto bene. - garantì lei non appena terminò di verificare il bigliettino, immacolato se non per il nome scritto a penna in una grafia elegante. Abbozzò un sorriso e si scostò una ciocca di capelli dal volto. - È solo che non mi aspettavo di ricevere... qualcosa del genere. -

- Dev'essere un nuovo fan. - decretò il moro. - Chi ti conosce ti regalerebbe dei cioccolatini, o dei biscotti fatti in casa. -

La ragazza ridacchiò, tentando di sopire quel velo di fastidio che minacciava di finire allo scoperto. Non era il gesto in sé a farla sentire così a disagio, ma quello specifico accostamento di specie: viole e iris, iris e viole.

- Da quando guardiamo la tv a tavola? -

La voce di Gareth attirò la sua attenzione, distraendola.

- Da quando NHK News ha deciso di mandare in onda uno speciale sulla proclamazione di ieri sera. - replicò Leo, sintonizzando il canale desiderato.

- Quindi... tutta la storia della colazione come tradizione post HTT era solo una copertura per il tuo egocentrismo e la tua voglia spasmodica di rivederti in alta definizione mentre sfotti Magnus Steiner. -

- Mi conosci proprio bene, Hamilton. - con gli occhi al cielo e un sorrisetto divertito sulle labbra, Leo si sistemò a sedere a capotavola.

"Ieri sera, venerdì ventotto aprile, si è svolta la proclamazione della duecentonovesima Hero Top Ten del Paese. Un tripudio di colori, sfavillii ed eleganza ci ha tenuto incollati al palco del Riviera Grand Hotel, e il trailer di apertura, che ha raccolto le imprese più eclatanti dei dieci migliori eroi dell'anno, ci ha deliziato ed entusiasmato per ogni fotogramma, permettendoci di rivivere ciascun istante di gloria."

"Tutto molto vero! Non sono mancate le emozioni, ma, di certo, non sono mancati nemmeno gli istanti di pura tensione..."

- Dritti al punto... - commentò Leo, quasi sovrappensiero; lanciò poi un'occhiata a Dominic. - Nick, se rivedere la faccia di merda di quel figlio di puttana ti mette a disagio... -

- No, no. Va tutto bene, io... - dopo aver scosso la testa, il moro socchiuse gli occhi e incamerò aria nei polmoni. - Mi sono meritato quel posto. Così come meritavo di essere lì, al vostro fianco. - fiatò quelle parole in un'unica mandata, evitando di prendere anche solo un respiro tra una frase e l'altra. - Sono orgoglioso del nostro risultato... e non so davvero cosa ho fatto per meritare degli amici come voi. -

Leo non disse nulla, si limitò a osservarlo in silenzio, le labbra incurvate verso l'alto.

- Così rischi di farmi commuovere! - Gareth gli infilò una mano tra i capelli per sprimacciargli i ricci, rendendoli ancora più disordinati di quanto già non fossero. - Vieni più vicino che ti sei meritato anche qualche altro baciiiinoooo... -

Tra le risate e una serie di balbettii imbarazzati, la tv passò presto in secondo piano.

- Avete iniziato senza di me. -

Quattro paia di occhi si focalizzarono sullo stesso soggetto.

Leo masticò con calma un pezzetto di pancake, fissando il compagno con un'espressione difficile da interpretare. Si ripulì le labbra, senza mai distogliere lo sguardo. - È finito lo champagne, oppure le ostriche sapevano troppo di mare? -

Gareth gli assestò un colpetto alla tibia con la punta del piede, ma il biondo lo ignorò.

- Le nove sono passate da un pezzo, ormai. Se preferivi continuare a intrattenerti con i pezzi grossi del Consiglio potevi anche non disturbarti a tornare. -

- Ho tardato solo mezz'ora. Potevate aspettarmi. -

- Certo, avremmo potuto farlo. - Leo sorseggiò il suo caffelatte continuando a fissare Marcus dritto negli occhi, mantenendo una calma e una compostezza esemplari. - Come tu avresti potuto avvertire. -

"Ma la vera anomalia di quest'anno è un'altra, dico bene? Pare che per la prima volta nella storia della Federazione avremo una partenza più... differita, per così dire."

"Più o meno, sì. A quanto pare, il Consiglio ha decretato che per la prossima Hero Top Ten, che ricordiamo verrà avviata ufficialmente lunedì prossimo, tre su dieci degli eroi premiati quest'anno inizieranno la nuova Season con un punteggio negativo."

- Un punteggio... negativo? - fece eco Yulis, sfarfallando le ciglia.

"Ultra Violet, Ace e Zero, rispettivamente gli attuali numeri otto, sei e tre in classifica, dovranno recuperare ben cinquecento punti ciascuno prima di potersi considerare al pari degli altri eroi. Numericamente parlando e ai fini pratici del conteggio, s'intende."

- Vi hanno tolto dei punti per demerito... solo perché avete difeso me? - mormorò Dominic, e subito Yulis gli afferrò una mano per stringerla nella sua.

"Il provvedimento tempestivo, richiesto espressamente da alcune personalità di spicco all'interno del Consiglio, sembra essere il frutto delle conseguenze di una condotta indisciplinata."

"Tsumugi-san, mi permetta di esprimermi su quest'ultimo punto con una piccola provocazione: una condotta indisciplinata c'è stata, eccome, e lo abbiamo visto tutti, ieri sera. Ma a me pare proprio che a farne le spese siano state le persone sbagliate. Non sei d'accordo anche tu?"

- Cinquecento punti sono almeno un trimestre di incarichi! - sbraitò Gareth, puntando il palmo contro la superficie del tavolo per drizzare il busto. - È... una follia! -

Contrariamente alle aspettative, Leo si lasciò andare a una risata. - Hey, Steiner... quelli del Consiglio ti hanno reso partecipe di questa punizione esemplare, tra un bicchiere di vino e un grappolo d'uva? -

Marcus si limitò a distogliere lo sguardo. - Non prendertela con me. -

- Dio, Marcus, non so davvero cosa sia più patetico... tu che nemmeno ti accorgi di essere un burattino, o tuo padre che ha così paura di rivederci su quel palco da tentare di affossarci ancora prima di partire. -

- Leo, non c'è bisogno di... -

Il ragazzo si scrollò via la mano di Yulis dalla spalla.

- Ma poi, che figura ci fa, Magnus Steiner? Cioè... tanto rumore per poi farci togliere cinquecento punti del cazzo. Cinquecento. Punti. Del cazzo. - ripeté Leo, allungando i toni delle ultime sillabe fino a renderle una cantilena dal timbro inquietantemente divertito. - Tutta qui l'enorme indignazione di Magnus Steiner, il miglior Manipolatore Elementale dell'intero universo? È davvero questo il suo grande provvedimento? Cazzo, nel Consiglio non deve avere poi chissà quanti sostenitori se il massimo che riesce a ottenere è una stronzata di dimensioni epocali. -

- Adesso basta, Leo. Modera i toni. - lo apostrofò Marcus, irrigidendo la mascella. - Non dovresti prendere alla leggera le decisioni del Consiglio. Quando imparerai a essere più rispettoso? -

- Rispettoso? - ripeté lui, entrambe le sopracciglia sollevate ad arco mentre l'astio e l'incredulità modellavano ad arte i lineamenti del suo viso. - A che gioco stai giocando, Marcus? Perché è da un po' che non riesco più a capirlo. -

- Non sto giocando. Non l'ho mai fatto, a differenza tua. -

- Ragazzi... - Gareth scalò giù dallo sgabello per porsi tra i due. - Temo che questa conversazione stia prendendo una brutta piega. -

- Marcus, tu eri lì ieri sera, su quel palco, con tutti noi, e non hai mosso un dito. Non hai fatto niente per aiutare Dominic, che, tra parentesi, è una di quelle pochissime persone in grado di starti vicino. E solo per questo dovresti baciare la terra su cui cammina. -

- Leo, non è necessario... - il diretto interessato intervenne, ma senza abbandonare con lo sguardo il contenuto del proprio piatto. - Marcus non ha niente a che vedere con il comportamento di Magnus. -

- No, Dominic. Ieri sera ho dovuto lasciar correre, perché quello non era il momento adatto. - protestò il biondo. - Ma come leader, come compagno di squadra e come amico devo dire la mia. E dall'indifferenza che ha dimostrato è passato un unico, semplice e chiarissimo messaggio. -

- Non sono stato indifferente! -

- Leo. - Yulis gli si fece accanto. - Affrontare quel momento non è stato facile per nessuno. -

Il biondo schivò sia Yulis sia Gareth, rapido, e si andò a piazzare di fronte all'altro tedesco. - Come può starti bene il modo in cui quello stronzo ti parla? Come puoi rimanere in silenzio quando quell'uomo, tuo padre, non fa altro che tramutare i tuoi risultati in successi mancati? -

Marcus fissò Leo con il fuoco negli occhi.

- Tu non lo conosci, quindi non sputare sentenze su di lui. -

- Ho sentito molto bene quello che ti ha detto durante la premiazione, e mi è bastato a farmi un'idea. Fossi stato in te, gli avrei spaccato la faccia per aver rovinato anche quel momento. -

Marcus agì d'istinto.
Gli assestò una spinta, furente, costringendolo ad arretrare di un passo.

In un battito di ciglia, Yulis fu in mezzo ai due con i palmi protesi verso l'esterno, mentre Gareth manteneva arpionata la spalla del giovane Steiner, pronto a tirarlo indietro.

- Almeno questa è una reazione come si deve! - inveì Leo, fomentandolo ancora. - Avresti dovuto farlo anche ieri sera, avresti dovuto essere dalla nostra parte! -

- Io sono sempre dalla vostra parte! -

Marcus fece un ulteriore passo avanti, sfidando il contatto con Yulis. Non appena la suola toccò terra, il pavimento si avvallò sotto di essa, sprofondando di almeno un paio di centimetri.

- Leo, finiscila qui. - Yulis incenerì il biondo con un'occhiata, poi si voltò verso Marcus, sul cui petto aveva già appoggiato una mano carica dell'energia di Empathy. - E tu datti una calmata. -

- Adesso facciamo tutti un respiro profondo e ci sediamo a tavola, insieme. -

- "Tutti" chi? - decretò acido il biondo, liquidando così il proposito di Gareth. - Dominic si è giustamente rotto il cazzo e se n'è andato in silenzio, mentre a me è passata la fame. Godetevi i pancake. -

Con una scrollata di spalle, Leo si liberò del contatto con Yulis e uscì dalla cucina a grandi falcate.

Dopo aver scambiato un'occhiata con Gareth, la ragazza sospirò pesantemente, quindi si rivolse a Marcus. - Stai bene? -

Marcus evitò la risposta, e con rabbia scacciò quella mano che ancora, con così tanta insolenza, perpetuava il contatto con il proprio petto. - Non usare mai più Empathy su di me. -

Fu un ordine, quello, un ringhio a denti stretti.

Marcus girò i tacchi per uscire.
Ma Yulis non fu dello stesso avviso.

La ragazza allungò la mano e gli afferrò una spalla con uno scatto, costringendolo a farlo voltare verso di sé un'ultima volta; subito, lo sguardo che gli rivolse lo fece desistere dall'intenzione di replicare.

- E tu non azzardarti mai più a rovinare il mio pavimento. -

L'espressione di Marcus mutò all'istante.
La mascella gli si irrigidì, così come tutti i muscoli del collo si tesero fino ad essere pari a corde di violino. Il ragazzo fece un piccolo cenno di assenso con la testa, poi si ritirò in silenzio al piano superiore.

Non una sola goccia di Empathy era stata versata.

- Porca miseria, Yuls, hai spaventato pure me! -

Rimasti soli, Gareth le si fece vicino in punta di piedi, appoggiandole le mani sui fianchi con un'abbondante dose di cautela.

- Detesto queste situazioni... - sospirò lei, lasciandosi sprofondare in quell'abbraccio. - Questi... drammi da famiglia allargata non fanno per me. -

- Beh, noi siamo una famiglia. E per quanto i modi di Leo a volte possano sembrare fin troppo duri, portano i loro risultati. Diamo a tutti un po' di spazio per elaborare quello che è successo e la prossima volta che affronteremo l'argomento saremo più preparati a gestirlo. -

Yulis si abbandonò a un nuovo, lungo respiro, per svuotare del tutto i polmoni, quindi alzò il mento verso Gareth. - Più che mister su-di-giri, oggi sei mister diplomatico-sensei. -

Gareth rise di gusto e si chinò su di lei per morderle una guancia. - Sono un ragazzo dai molteplici talenti. - fece scivolare le labbra sulle sue, catturandole in un bacio prima morbido, poi più umido e profondo. - Ma è vero che sono su di giri per questa notte. È un sollievo non dover più nascondere quello che sento per voi due... almeno tra queste mura. -

Il sorriso di Yulis si affievolì pian piano, ma mascherò la cosa con un nuovo bacio a fior di labbra. - Vado a prepararmi, Noora mi aspetta per un brunch. -

- Oggi doppia colazione? -

- Uno dei lussi per cui vale la pena di finire nella Hero Top Ten. -

Il ragazzo rise, leggero. - Salutami Nor, e dille che quel disgraziato di suo fratello potrebbe anche farsi sentire, ogni tanto. L'Australia non è mica il Polo Sud. -

- Penso che tu abbia molti più contatti con Mihael di quanti ne abbia lei, ma riferirò quanto detto. -



*



Il Rouge era un piccolo e accogliente angolo di Francia, sbocciato solo da un paio d'anni e quasi per caso in una delle viuzze allegre del quartiere di Shinjuku. Un locale silenzioso e riservato, immerso nell'atmosfera magica di Montmartre, in cui era possibile respirare la dolcezza tipica del pain au chocolat, delle galettes e degli immancabili e caratteristici croissant. Aperto dalle sette alle quindici, serviva solo colazioni e brunch esclusivi a un ristretto numero di coperti; presentarsi in un posto del genere senza avere una prenotazione era impensabile, e la stesso riservare un tavolo poteva richiedere mesi e mesi di anticipo, con tanto di inserimento del proprio nominativo in liste d'attesa infinite. Difficile per molti, impossibile per tanti. Ma non per Noora Hernandez.

- Buongiorno, principessa. -

Con un accento tanto ironico quanto palese, Yulis sorrise all'amica che con passi lenti e misurati tentava di avvicinarsi al tavolo per accomodarsi.

- Non osare ridere. - borbottò Noora, abbandonandosi alla soffice poltroncina rossa con uno sbuffo. Si massaggiò il centro della fronte con la punta del medio, e con un nuovo, pesante respiro si levò dal naso gli enormi occhiali da sole con taglio cat-eye. - Le mie occhiaie hanno le occhiaie. -

Nonostante la minaccia non poi così velata, Yulis si esibì in una risata ancora più sentita. Appoggiò gli avambracci incrociati al tavolo e si sporse verso l'altra. - Immagino sia una cosa positiva. -

Noora affilò il sorriso e gonfiò appena le guance, come un gatto tronfio e soddisfatto. - Puoi giurarci, mi querida. È già tanto se riesco a camminare sulle mie gambe! -

- Devi ancora toglierti la giacca e già parti con le allusioni? -

- Allusioni? Qui parliamo di fatti! Mi ero preparata per una bella scopata, non pensavo di dover correre una maratona e stancarmi a questi livelli. E, a proposito, tanti vivissimi complimenti al tuo nuovo mentore: non so cosa diavolo gli danno da mangiare in California per mantenere un tale livello di energia, ma qualunque sia questa dieta vorrei che fosse molto più popolare anche qui Giappone. -

- Ti prego, evita di scendere in ulteriori dettagli! - Yulis scosse la testa, continuando a ridere mentre parava le mani davanti a sé. - Quindi, James ti ha fatto una buona impressione e sono contenta per te, ma... Cosa dovrò rispondergli quando mi chiederà perché non gli hai lasciato il numero di telefono? -

Noora si abbandonò contro lo schienale, stringendosi nelle spalle dopo essersi stiracchiata per bene. - Questa volta potrei aver abrogato una delle mie regole... -

La bionda sfarfallò le ciglia, sorpresa. Guadagnò qualche altro centimetro sul tavolo e affilò il taglio degli occhi. - Noora Hernandez che ha intenzione di vedere lo stesso uomo per due volte di fila? -

- È una bestiolina rara, il tuo caro Golden Boy. Devo prendere il massimo di quello che può offrire, finché rimane nei paraggi. -

Yulis affondò la guancia contro il palmo, studiandola con un sopracciglio sollevato.

- Non è mica una relazione! Lo sai come la penso... È che ha un faccino così carino, un po' da scemotto... credo sia lo stesso effetto che ha Gareth su di te. -

La bionda schiuse le labbra per replicare, ma fu presa così in contropiede da far sfumare le parole nell'aria. Non era preparata a ribattere a una tale affermazione.

- Piuttosto, che fine hai fatto, ieri sera? So per certo che non eri all'After Party. -

- Sono andata via presto. - la bionda si umettò le labbra, pur sapendo che un atteggiamento generico ed evasivo non avrebbe funzionato. - Ti va se nel frattempo ci facciamo portare i menù? -

- Yulene Iris Parker, non provare a sgavignartela così! - Noora puntò l'unghia a mandorla laccata di gel contro la superficie del tavolo, facendola tintinnare sul legno scuro. - Mi rifiuto categoricamente di credere che tu sia tornata a casa a dormire, dopo esserti guadagnata non solo l'ottava posizione della HTT ma anche il favore di almeno tre quarti della popolazione giapponese. -

- Ti ho mai fatto notare quanto sei ossessionata dalla mia vita privata? -

- In quanto giornalista, nonché tua anima gemella, è mio dovere tenerti d'occhio e preoccuparmi per te, specie se la tua vita privata è carente in termini di Vitamina C. -

- Melodrammatica. - commentò Yulis, alzando gli occhi al cielo. - Ed esagerata. -

- Sei giovane, bella, di talento, e prendi pure a calci in culo i cattivi. Hai dello stress da smaltire e delle endorfine da liberare. -

- Chiedo scusa per l'interruzione, signorine. Posso portarvi i menù? -

Noora squadrò il giovane cameriere apparso al suo fianco, poi gli rivolse un sorriso amabile. - Bien sûr. Après nous avoir apporté les menus et expliqué les plats du jour, auriez-vous l'amabilité de répondre à une petite enquête? -

- Une enquête? O-oui, si je peux être utile... -

Non appena il cameriere fu lontano, Yulis assottigliò lo sguardo. - Noora... Cosa gli hai chiesto, oltre ai menù? -

- Solo di rispondere a una semplice domanda... non ti allarmare per così poco. -

- Noora. - ripeté, greve. - La domanda è relativa al sandwich speciale di oggi, non è vero? -

- Ho intenzione di chiedergli se gli piacerebbe portarti a cena e finire a letto con te. In una lingua comprensibile a tutti noi presenti. -

- Noo-ra. - Yulis trattenne a stento il desiderio di strapazzarle le guance e tapparle la bocca con il tovagliolo. Strinse i denti e inspirò dal naso fino a riempire i polmoni, poi contò almeno fino a tre prima di decidersi a parlare. - E va bene. Ieri sera sono andata via presto per filarmela con quel cameriere carino che avevi adocchiato anche tu. Contenta ora? -

- ¡Madre mía! Por fin buenas noticias! -

Noora alzò le braccia al cielo e fissò il soffitto, attirando così l'attenzione di tutti i clienti e facendo sprofondare Yulis in un tremendo imbarazzo.

- Le hai liberate queste endorfine, spero! -

- Sì, sì, le ho liberate! - con le guance in fiamme, Yulis agitò le mani con foga davanti al sorrisetto dell'amica, pur di tentare di distrarla. - Però ora torniamo a parlare tra di noi e non a tutto il locale, va bene? -

Noora acconsentì, pur continuando a sghignazzare.
Divertita proprio come una dodicenne.

- Mesdames... - con discrezione, il giovane cameriere si avvicinò a loro per offrire i menù. - Nel frattempo che decidete cosa ordinare, posso portarvi qualcosa da bere? -

- Per me un'acqua tonica e un bicchiere di succo di mela con limone e zenzero. Mentre per la mia amica... -

- Un cappuccino grande, per favore. Potrei avere qualche zolletta di zucchero in più? -

- Bien sûr, mademoiselle. - il cameriere fece un piccolo inchino, poi si voltò verso Noora. - Mais, à propos de l'enquête...? -

- Ah, oui. Je voulais savoir ce que contenait le sandwich spécial du jour, mais j'ai réussi à lire le tableau.. pas de problème. -

Noora gli sorrise, affabile e piacente come solo Noora poteva apparire, e il giovane cameriere si impappinò nel saluto prima di congedarsi.

- Ho capito solo "sandwich". - mormorò Yulis con le sopracciglia ad arco. - Ma l'ho anche visto arrossire. Se devo iniziare a correre perché hai verbalmente molestato il figlio del proprietario, vorrei saperlo in anticipo... sai, per uscire con te ho messo le scarpe più carine e meno comode che possiedo. -

Noora scoppiò a ridere di gusto. - ¡Pendeja! -

Dopo nemmeno un paio di minuti ricchi di risate e altre battute, le bevande furono servite.

- Non so se prendere una fetta di flan parisien oppure queste madeleines giganti così carine... - Noora tamburellò sulla pagina. - Secondo te cosa dovrei ordinare? -

- Entrambe? - rispose l'altra in una scrollata di spalle. - Dici che se glielo chiedo con tanta gentilezza, e magari pure in francese, mi fanno fare un assaggino di tutti gli éclair che hanno a disposizione? -

- Yulis Parker? -

Yulis scostò lo sguardo dal menù per voltarsi in direzione della voce. Quando le pupille misero a fuoco la donna che le si era appena stagliata davanti, la fronte si increspò di un leggero velo di sorpresa.

- Margareth? Cosa... -

Fu un attimo.
Margareth le aveva già versato addosso l'intero bicchiere di acqua tonica, ancora prima che Yulis potesse completare la domanda.

- Ma sei fuori di testa!? - Noora si alzò di colpo, facendo raschiare la sedia contro il pavimento.

- Sei una poco di buono, una rovina famiglie! - sibilò Margareth, i denti perfetti impegnati a digrignare tutto l'astio provato mentre le parole ricche di odio si infrangevano sul volto di Yulis. - Lui è sposato, e tu devi farti da parte! -

- Margareth, ti assicuro che non ho idea di cosa stai parlando. - Yulis modulò la voce per mantenere un tono pacato, ma la mano arpionata al bordo del tavolo con così tanta forza da far conficcare le unghie nel legno tradì il suo vero umore.

- Sei... sei ovunque! Sui giornali, in tv, là fuori... il minimo che potresti fare sarebbe stare lontana dal suo ufficio e dalla sua testa, non pensi? - ringhiò lei, furente. - Vuoi tentare di riconquistarlo, è per questo che ieri sera vi siete appartati fuori a parlare! -

Yulis rafforzò la presa sul tavolo. Sbatté le palpebre, poi scosse la testa, lasciando che qualche goccia d'acqua venisse schizzata in giro. - Shiiro ed io non stiamo nemmeno lavorando allo stesso caso. E poi, per quale diavolo di motivo dovrei voler tornare con lui? -

- Perché ti sei pentita di aver rifiutato la sua proposta di matrimonio. -

Prese un lungo respiro, sentendo un moto di rabbia risalire per tutta la colonna vertebrale fino a fermarsi alla base del collo. - Ti ha detto lui una cosa del genere? Ti ha detto che sono stata io a voler parlare, ieri sera? -

Margareth drizzò il busto, indietreggiando di un passetto scarso. - So che avete parlato perché una donna vi ha visti uscire in terrazza, da soli. Ho chiesto a Shiiro e lui non l'ha negato. -

- Quindi hai ipotizzato deliberatamente che io sia interessata a tornare con lui, solo perché una terza persona ti ha riferito di averci visto in terrazza. - la bionda inclinò appena la testa di lato, fissandola con un'intensità tale da costringerla a distogliere lo sguardo. - Per Shiiro non avrebbe alcun senso smentire, perché è assolutamente vero che abbiamo parlato. Ma abbiamo parlato di te, Margareth. Per tutto il tempo, Shiiro non ha fatto altro che parlare di te, di quanto sei fantastica come moglie e come persona, di quanto siete spiriti affini. Ti piacerà sapere che ha messo in antitesi il mio comportamento al tuo, rinfacciandomi quanto sono stata stronza con lui, due anni fa. -

A quell'ultima rivelazione, il volto della giovane donna si illuminò: la tensione sulla fronte si affievolì all'istante e le labbra si distesero di qualche centimetro.

- E visto che hai tirato in ballo la questione... Shiiro ti ha raccontato qual è stato il motivo della nostra rottura? -

Margareth sfarfallò le ciglia, confusa. - Non è per via della proposta...? -

- Il matrimonio ha solo una parte della colpa, se è davvero così che la vogliamo chiamare. - Yulis si lasciò sfuggire una breve risata torva, condita da una dose abbondante di risentimento. - Abbiamo sempre voluto cose molto diverse, dalla vita. Per lui era fondamentale sposarsi, formare una famiglia, avere dei figli... mentre a me non è mai interessato niente di tutto questo, perché io ho sempre messo la mia carriera e la mia professione al primo posto. E dato che sembrava non voler ascoltare le mie parole, gliel'ho fatto capire nel modo peggiore possibile, andando a lavorare in un altro continente. -

Margareth la fissò in silenzio, soppesando quelle parole.

- Non esiste alcun futuro, alcun universo in cui io e Shiiro potremmo tornare insieme, Margareth, e sono certa che anche lui ormai ne è consapevole. E poi, ora che ha te al suo fianco, la donna migliore del mondo, perché mai dovrebbe voler perdere ciò che ha sempre desiderato? -

Falsa.
Falsa.
Falsa.

Sapeva di averle raccontato solo una mezza verità. Seppur tutto ciò che riguardasse lei fosse autentico e genuino, il discorso di Shiiro era tutt'altra questione, e introduceva una problematica che di certo non spettava a lei rivelare, o tantomeno risolvere.

- Davvero non sei più innamorata di lui? - mormorò la donna, stropicciandosi il vestito tra le mani.

- La verità è che credo di non esserlo mai stata. - ammise Yulis, guadagnandosi un'occhiata stupita persino da Noora. - Gli ho voluto bene, questo è indubbio, ma... non penso fosse amore. -

Non lo aveva mai detto ad alta voce.
Lo aveva pensato, certo, ma non aveva mai avuto il coraggio di ammetterlo davvero.

- Non ho alcun tipo di interesse nei confronti di tuo marito, Margareth. Puoi stare tranquilla. -

La donna rimase immobile per un attimo, digerendo e metabolizzando tutte le informazioni ottenute. Per quanto si sforzasse, non riusciva a nascondere il sorriso che con grande caparbietà lottava per allungarle gli angoli della bocca verso l'alto. Afferrò una delle sedie al tavolo e vi si lasciò cadere sopra, quasi a peso morto. - Penso proprio di dovermi scusare, Yulis. -

- Oh, tu dici? - fece eco Noora, continuando a fissarla con intensa ostilità.

- Non avrei dovuto aggredirti in questo modo, sono davvero dispiaciuta... e mi sento una sciocca per essere saltata a conclusioni affrettate. - con lo sguardo fisso nel vuoto, si coprì la bocca con le dita, andando ad appoggiare la punta dei pollici sotto al mento. - Ti ho detestata così tanto e così a lungo per... immotivata gelosia? -

- Per quel che vale, il sentimento non è mai stato reciproco. - Yulis accennò un sorriso nella sua direzione. - Ma la prossima volta che hai un problema con qualcuno, ti consiglio di parlare direttamente con quel qualcuno e di non prendertela con le persone che potrebbero gravitare attorno. -

- Ho davvero perso la testa. - le dita si spostarono alle tempie, pizzicandole lievemente. - E vi ho rovinato la colazione. O il pranzo, visto l'orario. Vi prego, lasciate che perlomeno mi occupi io di offrire ogni cosa. -

- Non è necessario. -

- Io la trovo un'ottima idea, anche se non è sufficiente a pareggiare. - berciò Noora, scoccandole l'ennesima occhiataccia. - Mi querida, hai bisogno di asciugarti la camicetta. -

- Se posso essere d'aiuto... -

Yulis si immobilizzò, rimanendo a labbra dischiuse.
Aveva riconosciuto subito quella voce.

Spostò l'attenzione sull'uomo che si era materializzato al suo fianco, ma, come preventivato, non riuscì a focalizzarsi su alcun tratto somatico.

< Cosa ci fa il signor Nobu, qui? >

Lui le porse una serie di salviette di stoffa; erano calde, profumate e di una morbidezza incredibile.

- Con queste dovrebbe riuscire a tamponare l'acqua. Sa, si usano spesso anche in cucina, per un'asciugatura rapida delle stoviglie. -

- P-pagherò anche la tintoria, se dovesse essere necessario! - cinguettò Margareth, sporgendosi di lato per riuscire ad entrare nel campo visivo della ragazza. - Mi sento così in imbarazzo... -

Yulis smise di ascoltare. Era troppo concentrata a scandagliare l'intera sala del Rouge, alla ricerca di quasi due metri d'uomo dai connotati altrettanto offuscati.

- È qui anche lui? - mormorò, a un tono così basso da essere appena udibile. Nobu però scosse la testa.

- Può avvolgere anche i capelli con questo, se necessario. Basterà meno di un minuto per asciugarli. -

A seguito di un piccolo inchino, l'uomo le allungò un panno color porpora ripiegato su se stesso, all'apparenza grande quando un asciugamano da bagno; lo teneva stretto tra i palmi, comprimendolo da sopra e da sotto.

- La ringrazio. -

Yulis non si scompose.
Non lo fece nemmeno quando tra le mani, oltre al telo, le finì anche un piccolo cartoncino patinato. Continuò a sorridere, come se niente fosse, e si affrettò a farlo scivolare nella borsa, resistendo all'ondata di curiosità che al contrario la pregava di dare almeno una sbirciatina.

- Ora che si respira un'aria più pacata, le signorine gradiscono ordinare qualcos'altro da bere? Chef Maurice consiglia la sua ottima limonata: fresca e dissetante. -

- Più che una limonata, in questo momento gradirei un gin tonic. - fece Margareth, alzando un dito verso Nobu. - S'il vous plaît. -

< Margareth non è incinta, come invece sosteneva James... >

- Quindi... hai davvero intenzione di fermarti con noi? - Noora non si preoccupò di nascondere il proprio fastidio, elargendole una nuova occhiata sprezzante e poco amichevole.

- G-giusto il tempo di bere il drink e di dare a voi la possibilità di ordinare. Ci tengo davvero a rimediare al mio comportamento, per quanto mi è possibile. -

La giornalista alzò un sopracciglio e inforcò nuovamente gli occhiali da sole, arraffando il menù. - Dunque, stavo dicendo di voler provare il flan, la torta di carote, le madeleines e un croissant con crema chantilly. Tu invece volevi assaggiare quella dozzina di pasticcini e bignè che offre il banco della pâtisserie, non è vero, Yulis? E il sandwich del giorno, ovviamente. -

Yulis annuì, ma senza ascoltare davvero le parole di Noora: mente e pensieri erano catalizzati su quel piccolo rettangolo di carta che aveva dovuto far sparire con grande solerzia. Phoenix le aveva detto che si sarebbe fatto sentire, ma non immaginava che sarebbe accaduto così presto.

Accavallò le gambe per evitare di cedere all'agitazione di farle molleggiare sulla punta dei piedi, e intrappolò le mani al di sotto della coscia.

Si sarebbe goduta quel brunch...

- Faccio un salto in bagno. Torno tra un minuto. -

...Subito dopo aver controllato il contenuto di quel biglietto.



*



Marcus spalancò di colpo le palpebre e fissò il vuoto attorno a sé. Un vuoto opprimente, fatto di ombre e buio, che fino a un istante prima minacciava di schiacciarlo e di togliergli tutta l'aria dai polmoni, per riempirli di fumo fino a soffocarlo. Le dita ancorate al lenzuolo avevano iniziato a dolere da quanto forte si erano strette attorno al tessuto, la fronte madida di sudore ancora annegava nell'angoscia.

Ci mise parecchi secondi prima di comprendere che quelle grida e quel colore così acceso facevano parte solo di un brutto sogno. Ma quell'odore, quella puzza nauseabonda... proprio non voleva saperne di andarsene.

Si tirò su di scatto, buttandosi oltre il materasso per crollare carponi, la schiena scossa da continui conati che però non sembravano volerne sapere di concretizzarsi.

Era davvero possibile? Percepire un incubo in maniera così nitida, con tre su cinque dei sensi attivi.

Si rialzò a fatica, con lentezza esasperata. La mano vagò nell'ombra, sopra il comodino, alla ricerca del cellulare; il solo fissare lo schermo luminoso pungolava la sua nausea.

" Marcus? "

La voce di Agnes si era fatta acuta e stridente nel pronunciare il suo nome con tutta quella fretta. Aveva risposto al secondo squillo, forse era allarmata.

" Marcus? " ripeté, alzando il tono. " Non chiami mai, che succede? "

- Hai ancora il numero del Dottor Richter? -

Silenzio.

" A cosa ti serve? "

- Hai il numero oppure no? -

Non avrebbe voluto risponderle in quel modo.
L'aveva fatto e basta, con una cattiveria che non gli apparteneva.

Intanto, la mano destra non smetteva di tremare.

" Sono tornati gli incubi. "

Deglutì: quella non era una domanda.

Come faceva sua sorella a capirlo così in fretta, come faceva a essere così brava con le persone, in generale?

Perché lui doveva essere tutto il contrario?

- Non riesco più a dormire bene. Per questo ho bisogno del numero del Dottor Richter. -

" Hai bisogno di aiuto, ma non del Dottor Richter. "

- È il medico di famiglia, ci ha sempre... -

" È il medico che ha scelto nostro padre. " tagliò corto lei, parlandogli sopra. " Ti invio per messaggio il contatto di una persona che saprà aiutarti. "

Marcus sospirò, poi chiuse e riaprì la mano un paio di volte, come se stesse stringendo un'immaginaria pallina di spugna. - È la persona che ha aiutato anche te? -

" È grazie a lei se possiamo avere questa conversazione. " una risata secca, sorda. " Direi proprio che puoi fidarti. "

Marcus rimase in silenzio.

Ascoltò i respiri dall'altro capo del telefono, e il proprio cuore in sottofondo che pareva aver deciso di defibrillare dal momento esatto in cui aveva riaperto gli occhi, quel pomeriggio.

Aveva qualcosa da perdere?

- Va bene. -

Agnes si lasciò andare ad un lungo sospiro. " Grazie, Marcus. Grazie davvero di avermi chiamata. "

- Tutti pensano che io abbia sbagliato. -

L'aveva detto davvero? Ad alta voce?

" E tu cosa pensi? "

Schiuse le labbra, ma non ne uscì alcun suono. Aggrottò la fronte e scosse la testa.

- Che le regole sono regole, e in quanto tali vanno rispettate. -

" Queste non sono parole tue. Cosa pensi davvero? "

Una fitta al braccio destro percorse le ossa fino alla scapola. - Che io devo rispettarlo, sempre, altrimenti... -

Di nuovo, la lingua si era di colpo annodata.

- Nostro padre ha ragione. Gli hanno mancato di rispetto. -

Agnes sospirò. " E il tuo amico, Dominic... pensi che nostro padre abbia avuto rispetto, per lui? "

No.

La risposta era quella.
Era facile.
Un'unica sillaba.

Allora perché non veniva fuori?

" Ti invio subito il numero della Dottoressa Miller. È adorabile, ti piacerà. "

Si sedette sul letto, sentendosi improvvisamente esausto.
Una ciocca di capelli si era appiccicata sulla fronte.

- Grazie, Nessy. -

La sentì sorridere, la sua vera risata, e il peso sullo stomaco parve diminuire.

" Accidenti, non sentivo questo soprannome da... " Agnes si bloccò, come se il singhiozzo l'avesse sorpresa di punto in bianco, strozzando la frase. " Da parecchi anni. "

Appoggiò il dorso della mano sul materasso, distendendo le dita.

" Marcus? "

- Mh? -

" Ti ho preso una tela e dei colori ad olio. Volevo che fosse una sorpresa, un regalo per festeggiare questa Hero Top Ten, ma... ha più senso dirtelo ora. Dovrebbero consegnare tutto a casa di Yulis domani. "

Marcus rilassò le spalle e distese le labbra in un sorriso sincero.

Ora anche il braccio faceva meno male.




~♡_____________~♡~_____________♡~

Sarò breve, fiorellini, perché vi ho fatto aspettare eoni.
Ma il capitolo è bello sostanzioso, no? Spero di essermi fatta perdonare!

Abbiamo tante situazioni, qua, a partire dal chill coi pancake fino ad arrivare a Margareth che va in Berserk non appena becca Yulis al Rouge. Marcus è sempre più... confuso, ma per sua fortuna molte delle persone che gli stanno intorno hanno la pazienza necessaria ad aspettare che con calma ci arrivi da solo, alle soluzioni. Ma Agnes è una brava, bravissima, ottima sorella, e appena può, tenta di aiutarlo in qualunque modo possibile.

Avete carta bianca, se avete domande o considerazioni, sparate pure a raffica!

E, come sempre, stelline e commenti mi aiutano a procedere!

Baci stellari,

Juliet

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