|24| Primo appuntamento
La neve smise di cadere sulla città, che nel mentre tornò ad essere piena di colori invernali: però ai cittadini piaceva vedere tutto colorato di un bianco candido; soprattutto Nick e Leo.
Una normale giornata scolastica li attendeva, come loro solito.
Si trovarono al bar accanto scuola e fecero colazione assieme, cercando di riprendere l'abitudine persa nelle ultime settimane.
Andarono velocemente a scuola, cercando di arrivare in classe quando ancora era vuota e senza anima viva.
Varcarono la soglia dell'entrata dell'aula, e andarono immediatamente a sedersi ai loro posti, ultima fila di fronte alla cattedra.
Cominciarono a tirare fuori dai loro zaini quaderni e libri e li posarono sul banco, mai smettendo di distogliersi lo sguardo a vicenda.
Finito di sistemarsi, si misero di pensare a tutto quello che gli stava attorno, dai rumori degli studenti, agli odori che li circondavano, agli oggetti all'interno dell'aula.
In quel momento contarono sono loro due; di tutto il resto, non importava nulla.
Le iridi lucenti di Leo si persero in quelle paradisiache di Nick, e viceversa.
I loro corpi si stavano avvicinando, senza minimo controllo, e di lì a poco erano che si scaldavano a vicenda, in una delle aule in cui non avevano ancora acceso il termosifone.
Si tennero stretti in un abbraccio infinito, pieno di cose da raccontare e con molte cose da ascoltare.
In quell'istante, l'abbraccio caldo e sicuro era la cosa più importante per loro.
Poi, senza pensarci un minimo, il capitano si stacco bruscamente dalla stretta divina, arrossendo più che mai...
«Scusami... Non sono ancora pronto per faci vedere così in pubblico...» disse imbarazzato.
Sul volto del rosso, che era visibilmente deluso, comparve improvvisamente un lieve sorriso.
«Non fa nulla. Quando sarai pronto, io sono qui»
Leo annuì, sempre con le guance che gli andavano a fuoco, e abbracciò l'amico, questa volta meno intensamente di prima.
Iniziò ad entrare gente in classe, quindi i due non poterono fare più di altro, se non rivedere i compiti.
••••
Le prime tre ore di lezione passarono più lentamente del solito per Nick e Leo: stavamo attenti, quello era più che certo, ma sentivamo la mancanza di contatto reciproco e di costante chiacchiera.
Quando il suono della campanella della ricreazione risuonò nell'aria come un'eco e tutti uscirono dalla classe, il capitano cominciò ad ansimare e si levò istintivamente la felpa.
Il rosso lo guardò con sguardo incuriosito, per poi cominciare a parlare:
«Come mai ti sei levato la felpa?»
«Ho caldo...»
«Non mi pare faccia così caldo, sai?»
Il silenzio pervase l'aria, e i due ragazzi parvero spaesati.
Poi, il capitano, dopo aver deglutito a fatica, fece scomparire quel silenzio inquietante:
«Senti, Nick... Io dovrei chiederti una cosa...»
Il cuore del rosso cominciò a battere all'impazzata, e le gote, che poco prima erano congelate per il freddo, si scaldarono in un batter di ciglia.
«Dimmi» la sua voce era tremante, e non per il freddo...
«Ti va se... Stasera usciamo? Solo io e te?»
Nick non potè credere alle parole appena pronunciate dal ragazzo. Sul suo volto comparve uno di quei sorrisi di quando si è veramente felici, e il rossore pian piano scompariva.
«Scherzi! Ovvio che sì»
Nick saltò sul copro da rugbista di Leo, e lo strinse in un abbraccio forte.
«Grazie... Nick»
«Grazie a te»
••••
Uscirono da scuola con i sorrisi simili a quello di Joker, e ognuno tornò nella sua rispettiva casa.
Quella sera, avrebbero avuto il loro primo appuntamento!
In realtà, il capitano non raccontò nulla su dove si sarebbe svolto l'appuntamento, ma il rosso era la persona più felice al mondo.
Appena arrivato a casa, salutò la madre, che era un cucina che mangiava un piatto di pasta al pomodoro, e sua sorella, che come al solito era sul divano a guardarsi Attack on Titan senza di lui.
Salì le scale per raggiungere la sua camera e, varcata la soglia della porta, si lasciò trasportare dal suo morbido letto e si distese, con il cuscino stretto al petto.
Leo sarebbe venuto a prenderlo a casa sua alle cinque, e doveva iniziare subito a prepararsi.
Dopo lo sfogo di felicità insieme al suo comodo letto, erano le due del pomeriggio e avrebbe avuto tre ore piene per prepararsi al meglio!
Innanzitutto, tirò fuori dal suo armadio dei vestiti che abbinati avrebbero potuto essere eleganti: una canottiera bianca, con sopra una camicia piuttosto pesante, rigorosamente di colore rosso, un paio di jeans larghi e le sue amate scarpe nere e rosse della Nike.
Poi, corse verso il bagno, si spogliò e andò sotto il getto della doccia bollente, e si beò del momento: adorava stare lì, sotto i getti d'acqua che cadevano, a farsi cullare dalla calma.
Si lavò corpo e capelli, tutto con profumo di cocco, come piaceva a lui; usci da una delle sue ragioni di esistenza, prese un'asciugamano e le lo legò attorno alla vita, e cominciò a pettinarsi.
Quando torno in camera, erano le tre e cinque: si vestì, senza chiaramente mettere le scarpe, e mise un po' di profumo di rose, un mix che adorava insieme al cocco.
Mancava ancora molto, quindi approfittò per studiare un po' di matematica.
Nel mentre pensava.
Pensava a quel che sarebbe accaduto durante la serata.
Pensava a tutte le cose belle di questo piccolo pezzo di Universo.
Pensava al suo amato.
Pensava solo a Leo, e basta.
Infatti, non riuscì a fare nemmeno due esercizi semplici che Richin aveva assegnato.
Voleva vedere Leo, anche solo virtualmente.
Prese il cellulare e aprì Instagram.
Pensava: non seguiva Leo su Istagram! Eppure si conoscevano da così tanto!
Iniziò a cercare diversi profili con nome di Leo, e finalmente lo trovò.
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Lo seguì e, come da perfetto innamorato, inizio a scorrere, guardando i suoi vecchi post con sguardo sognante.
Fece così per tutto il tempo.
Le cinque arrivarono con la velocità della luce.
Il campanello di casa suonò e Nick scese le scale con così tanta foga di rischiare di cadere e sbattere la testa.
Aprì la porta e vide Leo in tutta la sua bellezza: indossava un maglione nero con un teschio che indossa un cappello di natale, i soliti jeans neri, rigorosamente larghi, e due orecchini penzolanti con delle stelline nere e rosse.
Il rosso si incantò davanti al ragazzo: i suoi occhi erano in tutte le parti del suo corpo perfetto, specificamente nei suoi occhi dalle iridi profonde.
Anche il capitano rimase paralizzato dalla bellezza del ragazzo che si trovava a pochi passi di fronte a lui.
Senza esitazioni, si abbracciarono e uscirono di casa, salutando i genitori di Nick e Frida.
«Allora... Dove mi porti?»
«Intanto andiamo al parco a fare una passeggiata, dato che il bel tempo oggi c'è; poi, ti porto a cena fuori, dove è una sorpresa»
La curiosità saliva sempre di più ne corpo di Nick: doveva trattenersi, perché anche se gli avrebbe fatto qualsiasi domanda, lui non ne avrebbe soddisfatta nessuna.
Camminarono verso il parco e, una volta arrivati, si sedettero su due altalene, e cominciarono a dondolare.
«Sei bello, sai?» fece il capitano, e poco dopo abbassò la testa imbarazzato: il suo viso era completamente rosso.
A Nick scappò una leggera risata, seguita da guance rosse e accaldate.
«Grazie. Anche tu, molto»
I loro occhi si fissavano a vicenda, cercando di scendere sempre più in profondità in quelle iridi oceaniche.
Si presero per mano, cosa venuta dall'istinto, e continuarono a fissarsi, cadendo sempre di più nel baratro.
Il parco era deserto: non c'era anima viva, se non loro due.
Il tempo parve essersi fermato e in quel momento contavano solo loro.
I loro visi erano sempre più vicini, tanto che dovettero scendere dalle altalene.
Con le mani intrecciate, si baciarono, senza pensare a chi li stesse guardando: non gli poteva importare meno.
Si staccarono e Leo abbracciò l'altro, stringendolo come non mai.
«Mamma mia, Nick...»
«Leo... Adoro quando facciamo così»
«Anche io. Tantissimo»
Continuarono a chiacchierare, senza badare troppo ai contatti o agli sguardi intimi, finché non arrivarono le sette e mezza.
«Cazzo. Due ore e mezza sono letteralmente volate» disse il capitano, agitato.
«Hai proprio ragione. E, a proposito, la fame sta iniziando a salire...»
«Mon dirlo a me» rispose, massaggiandosi la pancia.
«Vieni, ti porto in un posto»
Leo lo prese per mano e cominciarono a camminare; all'inizio, Nick non capì dove lo stesse portando, ma dopo un po' ragionò, e il suo volto era felice come quello di un bambino.
Si fermarono davanti ad un ristorante esteticamente molto carino ed elegante.
Era un ristorante giapponese: tutto quel che servì al rosso quella sera. Moriva dalla voglia di addentare del buon sushi.
«Sei serio?» chiese stupefatto.
«Sorpresa!»
Il rosso strinse il capitano come se fosse l'ultima volta che lo facesse, lo ringraziò un paio di volte e poi entrarono.
Si sedettero in un tavolo elegante, ornato con fiori finti di ciliegio e con due tovagliette di carta con sopra disegnate delle canne di Bamboo in stile manga.
«Che posto stupendo!»
«Già... Ora che ci penso, ci ho portato anche El... Cioè, quella stronza qui, quando l'ho inviata ad uscire l'anno scorso»
Il viso di Nick improvvisamente si spense.
«Ma non siamo qui per pensare a lei. Fidati, non pensarci»
Il rosso fece quanto chiesto e ritornò ad avere un sorriso perenne sul volto rovente.
Ordinarono molteplici cose, e mangiarono in abbondanza, chiacchierando qualche volta, ma i loro occhi si guardavano sempre.
Finita la cena, Leo pagò e uscirono.
Erano quasi le nove: la luna brillava in cielo insieme a una moltitudine di stelle.
In quel preciso istante, una stella cadente passò davanti agli occhi dei due innamorati, e la loro felicità aumentò.
«Leo, sai che significa?»
«Cosa? Che dobbiamo esprimere un desiderio?»
«Ma è ovvio!»
Entrambi chiusero gli occhi ed espressero i loro desideri
Mi piacerebbe averti sempre accanto, mio dolce Leo
Staremo insieme per sempre, Nick. E non te lo scorderai mai.
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Che bel capitolo 😭
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L'ho scritto mentre le gocce di pioggia cadono, e il rumore è rilassante.
Ci vediamo domani, e baci a chi continua a sostenermi 😘💕
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