7.
Papillon sbuffò, alle parole della donna.
Erano stati sconfitti ancora una volta, ma non da Lady Bug e neanche da Chat Noir. Quella eroina in arancione, gli era molto familiare, ma non sapeva da dove fosse sbucata.
"Se la situazione è così" continuò la donna "Potremmo utilizzare dei guerrieri più evoluti, che possiedono i poteri dei 4 elementi della terra".
Papillon ghignò, soddisfatto, "Quegli eroi non riusciranno a sconfiggerci un'altra volta".
Marinette era rimasta distrutta dal combattimento del giorno precedente. Le ferite sul viso sembravano non voler cicatrizzarsi, e sarebbe stato un bel problema spiegare ai genitori come mai se le era procurate.
In più era sempre più delusa di Chat Noir: non sapeva cosa stesse facendo mentre lei combatteva, ma era stato comunque insensibile.
Scese le scale per fare colazione e pregò che i suoi genitori non la guardassero in faccia.
Solo poco dopo notò che entrambi erano già andati in pasticceria. Forse avevano un ordine importante.
Marinette trangugiò in fretta e furia i suoi cereali, poichè, come sempre, era in ritardo per la scuola.
Risalì le scale e dopo dieci minuti era vestita di tutto punto per uscire di casa.
Arrivata davanti a scuola vi trovò Alya, che la guardava minacciosa.
"Hey" la salutò Marinette, impaurita.
"SI PUÒ SAPERE CHE FINE HAI FATTO IERI?! SAI CHE PER VEDERE DOVE FOSSI FINITA SONO STATA MESSA IN PUNIZIONE PER TRE ORE?!"
"Eh?"
Alya sospirò, esasperata: "Quella brutta.... ok, eviterò di esprimermi con parolacce. Quella stupida della figlia del sindaco mi ha messo nei guai".
"Mi spiace Alya! È solo che non me la sentivo di rimanere ancora a scuola e.... bhe me ne sono andata"
"Tranquilla ti ho già perdonata, anche se continuo a domandarmi cosa ti stia succedendo in questi giorni. Ad esempio, che cosa hai fatto alla faccia?"
Marinette evitò lo sguardo curioso dell'amica, che la scrutava di sottecchi. Si aspettava quella domanda, eppure non aveva preparato una risposta: "Ehm..." indugiò, cercando qualcosa che potesse soddisfare l'amica "Prometti di non ridere" Aveva avuto un'idea, anche se non sapeva quanto potesse essere credibile. Alya annuì, con un sorrisetto sul volto, protesa in avanti per ascoltare. Marinette sospirò:
" Bhe... mi è caduto un piatto in testa, mentre lo stavo sistemando nella credenza" la corvina trattenne il fiato, sperando che l'amica se la bevesse e la osservò scoppiare in una fragorosa risata. "Ehi! Avevi detto che non avresti riso!"
"Lo so, ma non sono riuscita a trattenermi!"
Marinette la osservò, imbronciata, e Alya smise di ridere, asciugandosi una lacrima dall'occhio: "Comunque, la sai la bella notizia? È tornato Adrien!!"
"Ah, ok..."
"Cosa vuol dire ah? Come mai ti mostri così indifferente di fronte ad Adrien? Mi sembri cambiata, anche con me ti comporti diversamente"
L'amica non rispose e si diresse verso le scale, per entrare a scuola.
Alya la seguì, perplessa, non sapeva cosa stesse succedendo a Marinette, ma voleva aiutarla.
Adrien rimase perplesso, al vedere le previsioni del tempo. Nadia Chamak sembrava quasi agitata, all'annunciare le violente perturbazioni che avrebbero colpito la zona nel giro di qualche ora.
Era molto strano, poichè erano nel bel mezzo della primavera, nessuno si sarebbe mai aspettato un temporale coi fiocchi.
Il biondo scese dalla macchina che lo aveva condotto a scuola e s'infilò il cellulare nella tasca, dirigendosi verso Nino che lo stava aspettando in cima alle scale.
Quando lo raggiunse, l'amico gli lanciò uno sguardo inquisitorio
"Che fine avevi fatto, ieri?"
Adrien ripensò al giorno precedente, alla notte passata a dormire sul tetto e al combattimento con il misterioso guerriero. Tuttavia questo non era stato più difficile del tentativo di spiegare a Nathalie come mai fosse scomparso tutta la notte e il giorno successivo. Fortunatamente il padre non era presente, in viaggio per qualche importante sfilata del suo brand, e non era stato obbligato a dargli una spiegazione.
Il biondo cercò una risposta abbastanza approssimativa: "Ehmm, ho avuto un problema"
Sperò che potesse bastare a Nino, il quale lo squadrò da cima a fondo, prima di tornare a sorridergli.
"Ok bro!" Esclamò, tirandogli una manata sulle spalle, che non fu per niente piacevole.
Entrando a scuola Adrien fu colpitò da un pensiero che lo tormentava da troppo: "Ehi amico? Per caso hai visto Marinette?"
"Sì perchè? Ti piace?" Nino lo osservò, curioso.
"Non giungere a conclusioni affrettate" gli consigliò Adrien, per poi continuare "Era triste per caso?"
"Chi?"
Adrien sbuffò, spazientito "Marinette! Di chi stavamo parlando se no?"
"Si, si scusa. Oggi non l'ho ancora vista, ma ieri mi è sembrata un po' mogia"
'Come immaginavo' si disse Adrien.
Non sapeva che cosa fosse successo a quella ragazza, ma lo avrebbe scoperto, perché, nonostante tutto, non voleva che soffrisse.
Dopo solo due ore di lezione Marinette era già stufa. Non vedeva l'ora che quella tortura finisse e, come se il suo desiderio fosse stato ascoltato, la professoressa entrò in classe annunciando che tutti i ragazzi erano pregati di tornare a casa,
poichè in poche ore una violenta tormenta si sarebbe abbattuta sulla città.
Marinette non sapeva spiegarsi il perchè di quel clima particolarmente strano, dato che fino al giorno prima c'era un sole acciecante, ma vide questo evento quasi come una benedizione che l'avrebbe salvata dalla scuola.
I ragazzi furono portati fuori dall'edificio, e per poco Marinette non volò via. Letteralmente.
Il vento era talmente forte e gelido che la stava trascinando giù dalle scale.
"Ehi Alya!" Urlò per farsi sentire dall'amica.
"Che ne dici se vieni a casa da me?"
Sul volto di Alya si dipinse un sorriso a 32 denti "Ovvio! Su andiamo! Andiamo a goderci questa sottospecie di giornata di vacanza".
E le due si lanciarono sulle scale, sperando di non venire trascinate via dal vento.
Una volta arrivate nella pasticceria dei genitori si accorsero che le prime gocce di pioggia avevano già iniziando a scendere, inumidendo il cemento delle strade.
"Uh, che fortuna che abbiamo avuto!" Esclamò Alya, soddisfatta e sollevata allo stesso tempo.
"Speriamo solo che anche gli altri siano riusciti ad arrivare a casa" disse pensierosa Marinette.
"Ehi ragazze!" Le salutò Sabine, preoccupata.
"Chissa il perchè di questa tempesta. È molto preoccupante. Magari ha che vedere con gli attacchi di Papillon di questi giorni"
A quel punto a Marinette si accese la lampadina in testa. Come aveva fatto a non pensarci! Altro che benedizione! Quella era una vera e propria catastrofe!
I suoi pensieri furono però interrotti dal suono del telefono del negozio.
Sabine corse a rispondere
"Pronto? Chi è?"
Silenzio. Le ragazze cercarono di origliare la risposta, ma invano.
"Oh, salve signorina Nathalie, posso aiutarla?"
La madre di Marinette lanciò loro uno sguardo preoccupato.
"Oh, capisco, ora chiederò alle ragazze. Poi proverò a chiamare la scuola"
Ancora silenzio. Sabine ascoltava assorta e spaventata.
"Si, staremo attenti e faremo di tutto per trovarlo, conti su di noi. Arrivederci."
E chiuse la telefonata, girandosi verso le due compagne.
Il silenziò che seguì fu solamente interrotto da un rumore proveniente dall'esterno. Girandosi, Marinette si accorse che fuori aveva cominciato a nevicare. Piccoli fiocchi scendevano lievi a terra e attecchivano al pavimento, già bagnato dalla pioggia.
Dopo pochi minuti Sabine si decise a parlare: "Ragazze, abbiamo un problema. Adrien non è tornato a casa, la professoressa l'ha visto incamminarsi a piedi, data la mancanza della solita auto che ogni giorno lo accompagna, ma la segretaria del signor Agreste ci ha informati che non è ancora tornato".
Le due ragazze si guardarono, spaventate, e Alya capì subito le intenzioni dell'amica.
"Marinette, no" le intimò, spaventata. Aveva paura di ciò che Marinette stava pensando, e soprattutto di ciò che aveva intenzione di fare.
"E invece sì, Alya, non ho intenzione di rimanere qui a guardare mentre lui è lì fuori, al freddo, e rischia di morire".
Con queste parole, Marinette si diresse alla porta correndo e scomparve dietro di essa.
Nessuno era riuscito a fermarla, poichè la sua mossa era stata troppo avventata, troppo pericolosa, e forse, anche mortale.
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