Captive

La corte di Kenny, re del più vasto impero degli ultimi duemila anni, risultava assolutamente ammaliante. Tutti i visitatori che, quando erano in viaggio visitavano il regno di Sina, rimanevano folgorati da così tanta bellezza e sfarzosità. Punta di diamante dell'intero regno era sicuramente il palazzo reale, residenza principale dei nobili, posizionato su un'altura a dominare l'intero panorama. Le pareti del salone principale, dove il reggente accoglieva i suoi ospiti e dove allestiva prosperosi banchetti, erano percorse da lesene dalle movenze vorticose, adornate da pietre preziose che rendevano, l'atmosfera dell'ambiente ricca e a tratti coreografica. Tende blu di pregiati tessuti orientali, con lo stemma della famiglia Ackerman ricamato in argento, scendevano lungo ogni finestra. Il lunghissimo e sontuoso tappeto del medesimo colore, partiva dalla porta d'ingresso, fino ad arrivare alla base del trono dove imponente, sedeva dritto il sovrano. Il giovane principe, futuro erede al trono, non amava quell'assurda ostentazione di ricchezza e proprio per questo motivo si rifiutava di prendere parte a qualsiasi evento organizzato. L'unica festa dell'anno in cui suo zio gli imponeva il suo volere e lo costringeva a partecipare era il venticinque dicembre, giorno di Natale in cui il rampollo compiva gli anni. Così, contro ogni sua volontà, il principe era costretto a festeggiare tra nobili pomposi, scambiare chiacchiere di convenienza con persone vuote, interessate unicamente al loro tornaconto. Il giovane ragazzo era bello, forse il più affascinante dell'intero reame e molti bramavano la sua compagnia e il suo corpo. Nonostante la scarsa altezza, madre natura gli aveva donato un fisico invidiabile. Magro al punto giusto, con un accenno di muscoli sviluppati negli anni grazie ai suoi quotidiani allenamenti con la spada, l'incarnato niveo e immacolato, il volto sottile e due meravigliosi occhi allungati dalle iridi argentee. I capelli corvini come il cielo notturno, ereditati da sua madre, erano rasati sulla nuca e più lunghi sul davanti, con qualche ciocca che ricadeva ordinatamente sulla fronte.

«Potresti almeno fingere di provare interesse, Levi.» lo canzonò re Kenny a bassa voce, evitando che le guardie alle loro spalle udissero quel piccolo rimprovero. Era il giorno del suo ventesimo compleanno quello e un giullare stava intrattenendo gli ospiti con dei giochi di magia. Il ragazzo in tutta risposta increspò le sottili e pallide labbra e levò gli occhi al cielo, sbuffando e portando una mano, adornata da un anello d'oro bianco, sotto il mento. Era l'unico gioiello che il ragazzo portava, stonando con il resto dei reali che, con assurda vanità, sfoggiavano i loro beni, quasi come se fosse una gara a chi ne possedeva di più.

«Non vedo perché dovrei.» rispose solamente continuando a tenere lo sguardo fisso sul giovane ragazzo dai capelli dorati che ostinatamente perseverava nel compiere quegli insulsi trucchetti da quattro soldi. Levi detestava assistere agli spettacoli a loro dedicati, li trovava noiosi e troppo lunghi, ma era suo dovere partecipare, almeno in quella giornata. Kenny sospirò, cercando di mantenere la pazienza.

«Perché questa è una festa in tuo onore, caro nipote. Dovresti sorridere, essere affabile e magari invitare una giovane nobile a danzare con te.» disse allora, cercando di smorzare la tensione con un sorrisetto d'intesa. Levi non rispose, semplicemente si limitò a lanciargli un'occhiata glaciale. Sapeva bene dove l'uomo voleva andare a parare, quel discorso lo avevano affrontato già troppe volte. Levi non si era mai preoccupato di approfondire la relazione con una delle tante giovani ragazze a lui presentate da suo zio. Era un suo dovere, lo sapeva bene, eppure non gli interessava minimamente prendere moglie.

Una volto finito il numero, il ragazzino fece un inchino, ricevendo in cambio una moneta d'argento e un sorriso da parte del re.

«Mio signore, in onore della nostra nuova alleanza e del vostro compleanno, ho portato per voi un dono, sperando di allietare ancor di più questa splendida ricorrenza.» a farsi avanti e a parlare, fu Jean Kirschtein, principe delle terre del sud, residente nella capitale, Trost. Per anni i loro regni erano stati nemici e la loro alleanza, seppur stipulata, risultava ancora fragile. Levi non rispose, continuò a guardare con sufficienza quello che per titolo sarebbe dovuto essere un suo pari, senza emettere un solo suono. Essendo il giovane principe un ragazzo molto assente, che poco si curava della nobiltà e che non partecipava alla vita di corte, le chiacchiere e i pettegolezzi su di lui era innumerevoli. L'unica cosa che era assolutamente veritiera: il suo pessimo carattere. Levi era tanto bello, quanto freddo e arrogante e non si curava di nascondere queste sue pecche dietro false maschere.

«E mio nipote sarà felice di accettarlo, principe Jean.» rispose al posto suo Kenny, rivolgendo poi al giovane ereditiere una gomitata. Levi sospirò, facendo poi un cenno con il capo.

«Voci di corridoio mi hanno informato che siete sprovvisto di un prediletto, vostra altezza. Ed per per questo che ho portato qui con me dal sud i migliori schiavi, istruiti all'arte del piacere nella casa di Venere.» Levi non rispose, semplicemente si limitò ad assottigliare impercettibilmente gli occhi.

Kenny dal canto suo si agitò, ma mantenne il suo sorriso. Un altro pettegolezzo che girava a palazzo su Levi, riguardava proprio la sua vita sessuale. Mai aveva preso con se un prediletto, pareva non sopportare la compagnia schiavi e mai aveva ceduto alle avance che riceveva, nonostante la quantità davvero spropositata. Anche in quel momento, di primo istinto, pensò di rifiutare quella "generosa" offerta, ma lo sguardo imperativo di Kenny glie lo impedì. La famiglia Ackerman e la famiglia Kirschtein erano finalmente in pace e rifiutare un dono del genere avrebbe significato solo una cosa: affronto.

Il principe Jean considerò il silenzio di Levi come un tacito consenso così, con un sorriso sgargiante piazzato in volto, face battere le mani due volte. Quel semplice gesto bastò a far entrare nell'enorme sala venti schiavi che, arrivati al cospetto dei sovrani, si inginocchiarono a loro tenendo lo sguardo basso. Figure meravigliose, ognuna di loro con i classici tratti somatici del sud:
splendidi capelli che parevano morbidi fili d'oro e gemme azzurre al posto degli occhi.
Tutti pronti ad obbedire come era stato loro insegnato, in particolare si trattava di dieci ragazzi e dieci ragazze.

«Prego Vostra Altezza, siete libero di scegliere lo schiavo che più vi aggrada.» disse allora Jean, invitando Levi con un gesto di mano ad alzarsi, per scegliere personalmente.

Il corvino riuscì brillantemente a nascondere il suo nervosismo, mantenendo salda la maschera di arroganza e indifferenza. Con passo lentamente studiato si avvicinò ai giovani ragazzi, ispezionandoli uno ad uno, stando ben attento a non far trasparire alcuna emozione. Ognuno di loro portava gioielli di diverso tipo che sarebbero andati in dono al futuro padrone. Tutti avevano ai polsi spessi bracciali d'oro, simbolo principale degli schiavi di piacere. Ogni volta che i suoi occhi si posavano su una di quelle figure così dolcemente remissive, per queste era inevitabile non arrossire e abbassare lo sguardo. Tutti perfettamente istruiti per soddisfare le necessità e i desideri di signori di nobili origini. L'attenzione del giovane erede al trono, venne attirata da uno schiavo diverso. A differenza degli altri era alto, con il corpo tonico. Il suo incarnato color caramello era in netto contrasto con le pelli rosa degli altri e i lunghi capelli, legati con un fermaglio d'oro avevano il colore del mogano. Levi gli si fermò davanti, puntando gli occhi in quelle meravigliose gemme verdi, le cui pupille erano contornate da particolari pagliuzze ambrate. Con suo sommo stupore queste non si abbassarono, mantenendo il contatto visivo con particolare sfrontatezza. Lo stava sfidando. L'attenzione di Levi venne catturata poi dai polsi del ragazzo che, diversamente dagli altri schiavi, erano ammanettati.

«Perché questo schiavo è incatenato?» chiese Levi, continuando a fissarlo. Non sarebbe stato certamente il principe il primo a cedere.

«Il ragazzo ha uno spirito... libertino.- disse Jean, portandosi una mano sotto il mento, senza far vacillare il suo sorriso. - Non è uno schiavo di piacere convenzionale ma... se vi piacciono le sfide.» il tono di voce di quel principe da strapazzo, metà tra il divertito e il malizioso, mise a dura prova la pazienza di Levi, che dovette costringersi a rimanere impassibile. Nel frattempo il ragazzo continuava a guardarlo dall'alto, l'espressione seria, le sopracciglia lievemente aggrottate, e le labbra piene chiuse in una linea dura.

«Come ti chiami?» domandò allora, curioso di udire il suono della sua voce. Ma il ragazzo non rispose, si limitò semplicemente ad assottigliare gli occhi.

«Il suo nome...» provò Jean, ma il principe lo interruppe

«La domanda è rivolta a lui.» disse semplicemente, tornando poi a fissarlo in attesa di una risposta.

«Il mio nome è Eren.» disse fiero, nessuna esitazione, nessuna nota d'imbarazzo. Gli aveva parlato guardandolo in faccia senza alcun timore, la voce alta e ben chiara, del tutto incurante di avere dinanzi a se il futuro re di Sina.

«Ovviamente se lo prenderete con voi potrete cambiare il suo nome, scegliendo quello che preferite. E mi perdoni per il suo carattere così sfrontato, ci penserò io stesso a rimetterlo in riga.» disse Jean avvicinandosi con fare minaccioso allo schiavo.

«No. - fece Levi, fermandolo con un gesto di mano. - Da ora è il mio prediletto, una mia esclusiva proprietà. Nessuno ha il diritto di toccarlo all'infuori di me.» il tono imperativo fece fremere il giovane Jean, ma solo per un attimo. D'altronde anche lui era un principe, non poteva certamente mostrarsi inferiore.

«Naturalmente. - disse con un sorriso disinvolto. - Spero tanto che il mio dono sia stato di vostro gradimento.»

Il resto degli schiavi fu condotto fuori dal salone delle feste, liberando lo spazio e permettendo ai nobili di cimentarsi in soavi danze. Il nuovo prediletto venne condotto da due guardie nelle camere del principe.

«Trattalo bene, Levi. - gli sussurrò il re, quando il principe riprese posto al suo fianco. - È un regalo del principe Jean in persona e va trattato con cura. Un giorno sarete voi due i sovrani, quindi vedi di non creare ostilità tra...»

«Tranquillo.» rispose solamente, il tono freddo e distaccato come al suo solito.

«Bene. Ed ora, perché non inviti Lady Historia a ballare? Non ha smesso di fissarti un attimo da quando è arrivata.- l'occhiataccia che ricevette dal nipote per questa domanda fu una delle peggiori. -Figliolo, ti sto chiedendo ti invitarla a ballare, non di chiederla in moglie. Suvvia, fa felice questo vecchio e stanco re.» si giustificò allora, con un sorriso bonario.

Sospirando sommessamente, Levi si alzò, incamminandosi verso la giovane nobile.

Quando i festeggiamenti finirono, Levi si ritirò nelle sue stanze, finalmente libero da quella stupida pagliacciata che lo aveva stancato all'inverosimile. All'interno dell'enorme camera, trovò ad attenderlo il suo regalo, ben incatenato ad un gancio vicino al muro e accasciato su sei preziosi cuscini. Non appena i loro occhi s'incontrarono lo schiavo diede uno strattone alle catene, sporgendosi verso di lui.

«Stavo per chiederti come mai ti avessero incatenato di nuovo. Ma a questo punto la risposta è chiara.» sarebbe stata dura, quel ragazzo non aveva ricevuto alcuna educazione, non era mai stato addestrato alla sottomissione, nessuno aveva mai temprato il suo carattere ribelle.

«Perché me? Avreste potuto prendere con voi un qualsiasi schiavo, una qualsiasi di quelle docili e ubbidienti creature.» ringhiò allora il giovane, gli occhi luminosi, la fronte corrugata per la rabbia.

«Non credo di doverti alcuna spiegazione.» sospirò il principe, avvicinandosi piano al ragazzo. Quest'ultimo non si mosse, rimase immobile e in silenzio, studiando con lo sguardo le movenze di quello che considerava il suo aguzzino. Levi si abbassò, mettendo a terra un ginocchio e prendendo il mento del ragazzo con una mano, avvicinandolo pericolosamente al suo volto.

«E non credo nemmeno che ti convenga comportarti in questo modo. Pensaci, l'unico che ci perderebbe qualcosa sei solo tu.» aggiunse.

«E cosa dovrei fare? Starmene qui mentre voi mi usate come un giocattolo?» rispose, senza ritirarsi. Era coraggioso, doveva dargliene atto.

«Allora è di questo che si tratta. - Levi sorrise, avvicinandosi ancora di più al viso del ragazzo, sfiorandogli il naso con il suo. - Hai paura che possa approfittare di te.» continuò, spostando la sua attenzione alle labbra schiuse del prediletto, passando su quello inferiore il pollice. Quel gesto fece fremere il castano, divertendo Levi all'inverosimile. «Credimi, strapparti via quell'aria arrogante sarebbe una sfida davvero interessante.» sussurrò allora, scostando una ciocca ribelle dalla fronte. Vide chiaramente il petto di Eren muoversi un po' più velocemente, ma la testardaggine obbligava il suo prediletto a rimanere fermo. Contro ogni aspettativa del ragazzo, Levi si alzò, allontanandosi da lui fino a giungere accanto al suo letto.

«Peccato solo che io preferisca portarmi a letto le persone consenzienti.» disse poi, lasciandolo del tutto senza parole.

«Cosa...? Io...» Eren era chiaramente interdetto, ma il principe non gli permise di dire altro.

«Se non ti dispiace, sono stanco.- disse, avviandosi verso la sala da bagno. - E tranquillo, quando avrò la certezza assoluta che non mi ucciderai nel sonno, ti libererò io stesso da quelle catene.»

~

I primi giorni non furono affatto facili. Eren si era limitato a parlare lo stretto indispensabile, beveva poco e mangiava ancor meno. Dormiva solo ed esclusivamente quando Levi non era nelle sue stanze, la notte rimaneva fermo nel suo giaciglio fatto di cuscini e stoffe pregiate a fissare il suo padrone, pronto a difendersi da un qualsiasi attacco a sorpresa.

Una sera, dopo aver cenato con suo zio, Levi si ritirò nelle sue stanze prima del solito orario. Non appena fece il suo ingresso, il prediletto scattò sull'attenti, contraendo quasi involontariamente i muscoli. Il principe, di tutta risposta, levò gli occhi al cielo, ormai sfinito da quella situazione assurda. Senza proferire parola si stese sul suo letto, come suo abituale rito serale e prese a leggere uno dei suoi romanzi.

«Ti ho già detto che non ti farò niente, quindi piantala di guardarmi come se fossi un mostro.»

«Perché non mi trattate come si trattano gli schiavi di piacere?» osò domandare il giovane dal suo giaciglio. I muscoli del torace, ben accentuati, erano contratti dal nervosismo e Levi non riuscì a distogliere lo sguardo.

«Vorresti questo?» domando allora il principe.

«Conta sul serio quello che voglio?» rispose subito, gli occhi assottigliati per l'evidente dubbio che lo aveva colto.

«Generalmente no.»

«Generalmente....» ripeté allora Eren, più a se stesso che al suo interlocutore.

«Non chiedermi di liberarti. Non posso proprio farlo.» precisò Levi, esitando sulle ultime parole.

«Ne sono consapevole.» l'espressione del suo viso non mutò minimamente, evidentemente quel pensiero non aveva mai sfiorato la sua mente. Sapeva perfettamente di essere il prediletto di un futuro re. Liberarlo significava per il principe risultare debole agli occhi del suo popolo e, in situazioni delicate come quella che stavano affrontando, con una debole alleanza in gioco, proprio non poteva permetterselo. Contro ogni sua aspettativa, Levi si alzò, abbandonando il libro sul materasso. Senza proferire parola alcuna, prese a liberare dalle catene il ragazzo.

«Non avete paura che io possa uccidervi?» domandò, rimanendo immobile a fissare le sottili mani che che armeggiavano con una chiave d'ottone.

«Pensi sia davvero così facile farmi fuori?- domandò allora il principe, accennando appena un sorriso. -Se è così, allora mi sottovaluti.» disse, facendo scivolare via le catene e liberandolo.

«O forse siete voi a sottovalutare me.» rispose il ragazzo, sfidandolo nuovamente.

«Quanti anni hai?» chiese, sedendosi scompostamente su uno dei dei cuscini, mantenendo nonostante ciò la sua innata eleganza.

«Vi interessa davvero saperlo?» fece accigliato. Levi sospirò, per poi avvicinarsi ad un palmo dal suo volto.

«Dovresti smetterla di essere così sfrontato. Stai mettendo a dura prova la mia pazienza.»

«E cosa succederà quando questa sarà finita?» la voce del castano improvvisamente roca. Gli occhi lucidi, le labbra umide e semiaperte. La sua bellezza era innegabile.

«Mi stai provocando.»

«Sto solo cercando di capire.» face allora, lo sguardo languido. Un'espressione maliziosa attraversò gli occhi argentei del corvino.

«In piedi. - ordinò il principe, sollevandosi lui stesso per primo. - Servimi.» continuò piazzandosi davanti al suo schiavo.

«Come?» domandò allora, leggermente spiazzato.

«Non credo di doverti delle spiegazioni. Pur non essendo stato addestrato in nessuna casa di piacere, penso tu sappia come si serve un padrone.» fece allora, tendendogli entrambi i polsi, senza interrompere il contatto visivo. Le mani di Eren scivolarono sotto quelle del principe e, impacciato nei movimenti, prese a sciogliere uno ad uno i nastrini che costringevano i vestiti regali a restare su. Servire il proprio padrone, aiutarlo a prepararsi per la notte era uno dei compiti fondamentali per un prediletto e qualsiasi altro schiavo al posto suo si sarebbe emozionato nel compiere quei gesti. Eren invece era solo nervoso e le sue dita tremarono quando passarono a sciogliere i nastri all'altezza del collo. Quando i vestiti cedettero, lasciando intravedere buona parte del collo niveo del corvino, Eren sentì il cuore perdere un battito. A quel punto Levi lo aiutò, sfilando via i pesanti abiti regali e rimanendo solo con una camicia di seta leggera. Proprio come un magnete con il metallo, le dita del castano furono inevitabilmente attratte verso i bottoncini ancora chiusi dell'indumento, prendendo a sbottonarli uno ad uno. Si sentì come sotto l'effetto di un sortilegio, più la pelle del principe veniva scoperta, più lui bramava di vederne ancora, di sfiorarla con le dita. Il lieve movimento del petto del suo padrone, che si alzava e abbassava ad ogni respiro, lo attraeva come poche altre cose al mondo. Quando l'ultimo bottone fu aperto, Levi fece un passo indietro.

«Può bastare.» disse, inclinando leggermente il capo e sorridendo alla vista dell'espressione scossa del suo schiavo. Poi si voltò, con l'intenzione di raggiungere la sala da bagno. Eren lo fermò prima, afferrandolo per un braccio. Un gesto involontario, non dettato dalla mente.

«Quando ti ho dato il permesso di toccarmi?» ma la sua voce non era irritata, quanto più divertita, soddisfatta: come se avesse raggiunto uno scopo. Eren non mollò la presa, ma strinse ancora di più, per impedirgli di allontanarsi, poi con un passo azzerò nuovamente le distanze.

«Cosa volete da me? Cosa guadagnate dal comportarvi in questo modo? Sono una specie di sfida? "Vediamo per quanto questo schiavo avrà intenzione di fare il ribelle." Perché non mi prendete e basta? Cosa state aspettando?» chiese allora con il fiatone e a quell'ultima domanda gli occhi di Levi brillarono di malizia.

«Che tu mi supplichi.» sussurrò solamente, dando poi uno strattone, liberando il braccio e ritirandosi nel bagno.

~

I giorni che seguirono quello in cui il principe liberò lo schiavo dalle sue catene furono piacevolmente diversi. Eren aveva cominciato a dormire normalmente durante la notte, non guardava più il corvino come una possibile minaccia e aveva preso a mangiare regolarmente. Tutte le sere e tutte le mattine, Levi si faceva servire, pretendendo aiuto nel vestirsi e nello svestirsi. Eren imparava molto velocemente e nel giro di pochi giorni, sapeva perfettamente come allacciare e slacciare tutti i nastrini dei vestiti del suo padrone.

Eren gli raccontò della sua vita prima di essere portato a Sina. Gli raccontò della sua piccola fattoria in periferia, dei suoi amici, delle sconfinate distese d'erba, del mare che si vedeva all'orizzonte dalla soffitta di casa sua. Gli parlò di sua madre e della malattia che l'aveva colpita, della mancanza di soldi per pagare le medicine e di tutti gli sforzi compiuti da lui e sua sorella Mikasa, per cercare di guadagnare qualcosa. Gli confessò anche il motivo per cui si era ritrovato ad essere un schiavo di piacere. Fu il giorno in cui sua madre ebbe un brutto attacco che, senza neanche pensarci, corse in città e rubò delle medicine. Purtroppo lui non era mai stato un ladruncolo e fato volle che a scoprire la sua bravata furono proprio due guardie reali. Queste lo portarono, senza ascoltare le sue ragioni, al cospetto del re e del principe. Conosceva bene le rigide regole del suo regno e la punizione del suo misfatto sarebbe potuta essere la morte. Jean però lo riconobbe come il fratello della piccola contadinella di cui era infatuato e decise di risparmiargli quel tragico destino. Lo piazzò tra gli schiavi di nascosto dal re, per permettergli di fuggire dal regno e gli promise che si sarebbe preso cura di Mikasa e di sua madre, dando loro una mano a livello economico.

Levi ascoltava sempre in silenzio le storie del suo prediletto, prestando attenzione all'intonazione della voce e alle movenze del suo corpo. Adorava sentire i racconti legati al mare, lui non lo aveva mai visto da vicino. Il suo regno si trovava tra le montagne e per un principe è difficile allontanarsi dal castello. Da anni ormai considerava le mura che circondavano il suo palazzo come una specie di gabbia di cui lui era prigioniero da sempre. L'unica cosa che era riuscita a portarlo fuori da quella prigione era la lettura, passione ereditata da sua madre e che ormai condivideva con il suo prediletto. Il principe aveva infatti preso l'abitudine di leggere ad alta voce i suoi libri, in modo da permettere al prediletto di ascoltare e magari discuterne con lui. Eren si rivelò particolarmente intelligente e discretamente colto, i pensieri che formulava non erano mai scontati e riusciva a sorprendere Levi in ogni occasione. Fu proprio durante una di queste serate, in particolare quando Levi si era accomodato accanto a lui sui cuscini, che un servitore bussò alla porta per informarlo della presenza di Lady Historia a corte. La ragazza lo attendeva nella sala da tè, compostamente seduta su una delle sedie. Il vestito blu cobalto era semplice, scendeva morbido lungo i fianchi e le maniche lunghe andavano a stringersi verso i polsi. I boccoli biondi, tenuti su solo da un piccolo fermaglio, ricadevano lungo le guance, incorniciandole il visino.

«Mia signora, cosa vi porta a palazzo?» esordì il principe, mettendo su un affabile e finto sorriso. Aveva costretto Eren a seguirlo con la speranza che, vedendolo occupato con il suo schiavo di piacere, Lady Historia lo avrebbe trattenuto poco.

«Oh Levi, ho accompagnato mio zio Uri a far visita al nostro re.» sussurrò, allungando una mano per farsela baciare, puntando i due occhioni azzurri in quelli del prediletto che aveva deciso di tenersi a debita distanza dai due.

~

«Perdonatemi, vostra altezza. Ma non ero certamente pronto per assistere ad un corteggiamento pre matrimoniale. Non capisco perché sono dovuto venire con voi.» disse, paonazzo dalla rabbia.

«Corteggiamento per matrimoniale? Ma come parli?» Levi sorrise portandosi una mano alle labbra e alzando un sopracciglio, palesemente divertito da quella sfuriata.

«E smettetela di guardarmi in quel modo! Ridete come se fossi un fenomeno da baraccone.» Levi fece allora un passo nella sua direzione.

«Non rido di te. Sorrido semplicemente perché ti trovo adorabile.» Eren allora indietreggiò, fino a ritrovarsi con le spalle contro la parete.

«Adorabile? Mi avete visto bene? Se volevate uno schiavo "adorabile" avreste dovuto sceglierne un altro. Uno qualsiasi. Non me di certo.»

«Quando fai così, sei ancora più desiderabile.» soffiò Levi a pochi millimetri da quelle labbra.

«Comincio seriamente a dubitarne. Ormai sono convinto che a voi piaccia esclusivamente stuzzicare... giocare. Per il resto siete solo un pezzo di ghiaccio che...» ma non riuscì a concludere, una delle mani del corvino era salita all'altezza della sua gola, applicando attorno ad essa una leggera pressione.

«Se mi vuoi, sai cosa devi fare.» gli sussurrò allora ad un orecchio. Non erano mai stati così vicini, il loro toraci uniti che si muovevano all'unisono. La mano prese a scendere, disegnando con le dita le linee perfette di quel torace. Un tocco leggero che si soffermava sui punti sensibili mozzando il respiro al castano.

«Due parole, solo due parole e sono tuo.» disse, continuando a vagare su quel corpo e respirandogli contro il collo.

«Vostra Altezza...» la voce roca, gli occhi liquidi, le labbra arrossate. Era meraviglioso. La mano del principe arrivò a tastare l'intimità dell'altro, scoprendola piacevolmente gonfia d'eccitazione. In risposta spinse subito i fianchi contro quella presa, cercando sollievo in quel tocco.

«Dillo Eren.» ma questa volta era lui che stava supplicando.

«Vi prego.» disse allora, poggiando la fronte contro quella del più basso. Le dita di Levi risalirono, aggrappandosi ai capelli del più alto e azzerando la distanza tra le loro labbra con un bacio. Il sapore del ragazzo era proprio come lo aveva immaginato, così come i movimenti che compiva. Le mani di Eren, fino a quel momento immobili vicino alla parete, si ancorarono ai fianchi stretti del principe e, con un solo movimento invertì le posizioni, costringendolo tra il muro e il suo corpo. Il castano continuò a baciarlo come se ne andasse della sua stessa vita, mordendogli il labbro e ricevendo in cambio dolci gemiti d'approvazione. Le labbra scesero poi lungo la mandibola, fino a giungere al sottile collo pallido che da troppe sere ormai, sognava marchiare. E così fece, succhiando un lembo di pelle appena sotto l'orecchio e inebriandosi della voce del corvino che piano lo invitava a continuare stringendo in un pugno le ciocche scure. Cercò a tentoni i bottoni della camicia bianca, evitando di fare troppo caso a come venivano aperti. Far saltare qualche bottone ad uno dei tanti vestiti di un reale non era poi chissà quale perdita. L'importante in quel momento era avere a disposizione più pelle possibile da toccare e da lambire con le labbra. Il modo in cui l'indumento ormai aperto scese lungo la spalla del più basso fu la completa disfatta dello schiavo. I muscoli contratti, gli occhi ormai neri per il piacere lo mandarono del tutto fuori di testa. Toccò il suo torace delicatamente, quasi come se avesse avuto paura di vederlo cadere in pezzi lì davanti a lui. I pollici sfiorarono i capezzoli già turgidi e di tutta risposta il corvino si abbandonò completamente contro il muro, chiudendo gli occhi e cercando di respirare piano. Le mani di Eren scesero allora verso i pantaloni blu, dalla fattura leggera e quasi si stupì di quanto fu facile rimuoverli, ritrovandoselo completamente nudo e alla sua mercé.

Alla sua mercé.

«Io...» cominciò Eren, ma Levi lo precedette.

«Lo so. L'ho capito dal primo momento. Per me va bene.» e per la prima volta vide il principe arrossire.

«Siete un principe.» precisò, cercando ulteriori conferme.

«È una questione di gusti.»

«E siete il mio padrone... normalmente dovreste essere voi a dettare le regole.» fece allora, ancora un po' incerto.

«Oh ti assicuro che le regole le detterò io.» sorrise malizioso, facendo scendere le dita giù, arrivando a rimuovere con veloci gesti, la stoffa che gli circondava il bacino, facendo così crollare l'ultima sottile barriera che ancora li separava. L'erezione del castano svettò turgida tra di loro, guadagnandosi uno sguardo d'approvazione da parte del minore che, con gli occhi carichi di lussuria, si leccò le labbra. Le mani di Eren tornarono dunque ad adagiarsi sui piccoli fianchi del compagno, ma quando si avvicinò nuovamente al suo viso, intento a reclamare l'ennesimo bacio, quest'ultimo si scansò. Con un ringhiò di disapprovazione, il castano gli diede un leggero strattone, questa volta più pretenzioso. Sentiva il bisogno di quelle labbra contro le sue, quasi queste gli potessero dare la vita stessa. Levi nuovamente glielo negò, sorridendo compiaciuto dall'aria frustrata che affliggeva il giovane volto del ragazzo.

Il principe a quel punto gli si avvicinò ed Eren credette di aver vinto, accennando a sua volta un sorriso trionfante. Quando le labbra del più basso furono ad un soffio dalle sue, questi indietreggiò nuovamente.

«Vi prego, io...» non riuscì a continuare, le parole gli morirono tra le labbra quando la mano del corvino scese tra le sue gambe, afferrando la sua erezione.

«Adoro sentirti supplicare.»

Continuando a muovere lentamente la mano, si abbassò sulle ginocchia, senza smettere di guardare il suo prediletto negli occhi. Si leccò le labbra, muovendo la lingua lentamente e beandosi dello sguardo del tutto fuori controllo dello schiavo.

Leccò la punta del sesso gonfio, già in precedenza umido di umori, scendendo poi lungo tutta la lunghezza con movimenti lenti e calcolati. Sentì i muscoli del compagno guizzare fin dal primo tocco, così decise di continuare a torturarlo, percorrendo ogni vena pulsante. Quando si ritenne soddisfatto del suo lavoro, decise finalmente avvolgerlo interamente con le labbra, appiattendo la lingua per dare maggior spazio e per facilitare i movimenti. A quel punto le mani di Eren s'intrecciarono con uno scatto involontario ai capelli corvini dell'uomo che gli stava donando piacere, ancorandosi ad essi.

«A-ah, ancora. Vi prego non fermatevi.» ma Levi non aveva assolutamente intenzione d'interrompere il suo operato. Vedere quel ragazzo sciogliersi sotto le sue attenzioni era la più sensuale delle scene e lui non aveva intenzione di perdersi nemmeno un attimo. Più prendeva quell'erezione in profondità, più il castano ansimava e mormorava frasi sconnesse.

E per gli dei, se era eccitante sentire la sua voce in quello stato.

Continuò così finché il castano non tirò indietro per i capelli la sua testa.

«Datemi un secondo...» disse, il petto che si alazava e abbassava velocemente, gli occhi lucidi, le gote arrossate e la fronte imperlata di sudore: era vicino al culmine. Levi sorrise soddisfatto, afferrandolo poi per un polso, facendolo cadere sul giaciglio di cuscini. Non avevano bisogno di parole, Eren capiva perfettamente cosa desiderava il suo padrone, così fece scivolare delicatamente le mani lungo il torace fino ai fianchi. Con una mossa del tutto inaspettata, lo fece voltare, costringendolo a caproni con i palmi delle mani piantati sul pavimento e con le gambe aperte oscenamente. Le mani di Eren passarono dunque ad accarezzare le natiche, sfiorando con le dita l'anello di muscoli che ad ogni carezza si contraeva dolcemente.

«Posso...?»

«Fallo.» ordinò. La lingua di Eren prese allora a vezzeggiare l'apertura rosa, inumidendola con la saliva. I gemiti controllati di Levi però non gli diedero soddisfazione. Aveva bisogno di sentirlo, voleva ascoltarlo urlare ansante il suo nome, in preda alla passione. Con quest'obiettivo ben chiaro in mente, cominciò a penetrarlo con la lingua, mentre con una mano percorse le cosce fino ad arrivare alle sua erezione. Finalmente un sospiro più forte sfuggì dalle pallide labbra del principe, che subito cercò di camuffare portandosi una mano alla bocca. Era inebriante tormentare una persona sempre così apatica e fredda fino a ridurla ad un ammasso di gemiti soffocati. Eren continuò la sua dolce tortura, inserendo un dito al suo interno, stando ben attento ai movimenti, con lo scopo di fargli provare meno dolore possibile. Levi tirò un sospirò, cercando di mantenere i muscoli ben rilassati per non ostacolare quella nuova presenza. Il modo in cui Eren si muoveva era assolutamente perfetto, lento ma deciso. Lo preparò con perizia, passando ad aggiungere un secondo dito. Quando ritenne di aver manipolato abbastanza la zona, lo fece voltare e si piazzò tra le sue gambe, artigliandosi con le mani ai quei fianchi tanto invitanti.

La penetrazione fu veloce, bisognosa e lasciò entrambi senza fiato. Eren rimase fermo, mantenendo quella posizione per permettere al compagno di abituarsi all'idea. Era piacevolmente stretto e il castano sentiva chiaramente ogni piccolo muscolo contrarsi attorno alla sua erezione. Il principe strinse il labbro inferiore tra i denti, affondando in quel pezzo di carne il fastidio iniziale, poi si spinse contro i fianchi del suo schiavo, dandogli così il consenso, invitandolo a continuare, a spingersi oltre. Eren lo fissò per alcuni istanti, perdendosi nei tratti gentili di quel viso, per insinuare nuovamente la lingua nella sua bocca e abbandonandosi contro il suo corpo. Le prime spinte furono lente, Eren sembrava in conflitto con se stesso, voleva trattenersi per non fargli del male e allo stesso tempo voleva farlo suo nel modo più feroce possibile.

«Guarda che non mi rompo.» sussurrò il giovane principe, dando voce ai pensieri del suo prediletto. Quelle parole, se possibile, fecero perdere nuovamente la testa al castano che, questa volta, affondò con più decisione, mozzando del tutto il fiato all'altro. Voleva dimostrargli di essere all'altezza, voleva prenderlo in quel modo, dargli piacere e prendersene altrettanto da quel corpo. Una spinta, poi un'altra ancora, sempre più veloci. Udì finalmente un gemito perfetto sfuggire dalle labbra del corvino quando, entrando dentro di lui, cambiò angolazione.

«Si... si Eren lì... ah, continua!.» il prediletto sorrise, rallentando nuovamente i movimenti.

«Così, mio signore?» chiese, toccando nuovamente quel punto e uscendo lentamente da quel corpo, ormai scosso da brividi.

«Si, si così... ti prego.» la mente completamente annebbiata dal piacere, piccole scosse che gli percorrevano la colonna vertebrale.

«Mi state supplicando, vostra altezza?» domandò allora divertito, continuando a martellare dolcemente il punto di massimo piacere dell'altro. I loro occhi s'incontrarono e, prendendolo completamente alla sprovvista, Levi invertì le posizioni, sedendosi a cavalcioni sul compagno e prendendo a muoversi incontrollatamente.

Le fronti imperlate di sudore si toccarono, le mani di Eren risalirono lungo i fianchi del principe, stringendoli con le dita e accompagnando quei movimenti.

«Te l'ho detto, sono io che detto le regole.» disse, continuando a muovere sensualmente il bacino.

«Mio signore...» sussurrò, prendendo a baciargli il collo, a venerare la sua carne.

«Chiamami. Chiama il mio nome Eren.» gli ordinò allora, sentendo la sensazione dell'orgasmo partire dal basso ventre.

«Levi...» il principe gettò la testa all'indietro, chiudendo gli occhi e beandosi di quella voce arrochita che bisbigliava il suo nome.

«Ancora... Ahh, Eren dillo ancora.» gli chiese, ormai i movimenti dei sui fianchi erano imprecisi, veloci, dettati solo ed unicamente dalla passione. Le dita strette attorno alle ciocche castane.

«Levi, ancora Levi! Di più... ti supplico.» la mano del ragazzo impugnò l'erezione del suo amante, accompagnandolo verso l'estasi, per poi seguirlo nell'orgasmo con un ultimo colpi di reni. Entrambi si accasciarono, stringendosi l'uno all'altro ancora con il fiato pesante e i loro corpi sporchi del frutto del loro piacere.

«Ho parlato con il principe Jean. -fece ad un tratto Levi, disegnando cerchi invisibili sul petto del castano.- Tua madre pare stare molto meglio, la seguono i migliori dottori. Anche tua sorella sta bene.»

«Voi... avete fatto questo per me?»

«Ho dato ordine alle mie guardie di scortarti per riportarti a casa tua.- sospirò allora, guardandolo poi negli occhi.- È ciò che desideri, no?»

«Mi state liberando? Ma avevate detto di non poterlo fare!» Eren si sollevò sugli avambracci, gli occhi spalancati per lo stupore.

«Correrò il rischio. Da domani sarai nuovamente un uomo libero.»

«E voi?»

«Io non sopporto la schiavitù. Quando sarò re, sarà del tutto abolita dal mio regno.» disse semplicemente.

«Vi sposerete con quella donna?» osò allora domandare.

«Sei geloso?» lo schernì quindi il principe, intenerito da quell'espressione.

«Non credo di potermelo permettere.» disse allora, distogliendo lo sguardo.

«Tu sei nato per essere libero. - disse, afferrandolo per la nuca e facendo avvicinare i loro volti. - Non permettere a nessuno di sottometterti. Lotta per la tua libertà.»

«Anche tu la meriti, Levi.»

«Sono un principe. Non posso permettermela.- sorrise. - Ma ti assicuro che con te, ci sono andato molto vicino.»

Angolo Autrice:
Questa storia è stata un vero e proprio parto. Avevo programmato di pubblicarla prima di Natale, ma proprio non ci sono riuscita. È nata in seguito alla lettura di Captive Prince ed io, non essendo pronta a lasciar andare quel mondo e i suoi protagonisti, ho deciso d'inserire i miei adorati Eren e Levi in un contesto simile. Spero tanto vi sia piaciuta!
Per il resto, auguro a tutti voi buone feste ❤️

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