capitolo 2

Dopo quella devastante notte,finalmente il sole. Amavo il sole,illuminava tutta la stanza,improvvisamente ogni paura svaniva. Quella luce mi rendeva felice. Ma la felicità con la mamma durava poco,non giocava mai con noi e la fame continuava a farsi sentire sempre di più. La piccola Estefany se ne stava lì, tranquilla,inconsapevole, sembrava che il sonno la allontanasse da quello che per me era un brutto sogno. Lei sognava continuamente, e mentre sognava sorrideva e a volte muoveva il suo pollice sensibile quanto minuto. Era la mia bambola preferita,avevo sempre desiderato una bambola che potesse piangere e muoversi,e lei lo era. Era la mia bambola e io la sua mamma. Mentre il sole continuava a prenotare sempre più accecante nella stanza,la mamma si svegliò;"il buongiorno lo si vede dal mattino"... Lei al mattino,sembrava già odiarmi,la nostra presenza la irritava,come se qualcosa dipendesse da noi e le sei scocciasse a tenerci lì in quell'angolo. Si alzò velocemente da letto,si mise qualcosa nelle labbra che onestamente sembrava avesse ucciso un maiale e si fosse messa il suo sangue sulle labbra,era brutta. Non appena lei finì di uccidere il mio maiale immaginario, uscì dalla stanza sbattendo fortemente la porta. Quel maledetto rumore interruppe i sogni della sognatrice sorridente, che senza nemmeno pensarci si mise rumorosamente a piangere.Ancora una volta non sapevo cosa fare, la mia bambola puzzava ed era bagnata sulle piccole gambe;allora incapace le tolsi il suo sporco pigiamino,sembrava avesse fatto la cacca. Aveva fatto davvero la cacca. In un mondo o nell'altro cercai di cambiarla mettendogli la mia di mogliettina. Estefany tremava e dato che la mamma e quell'uomo non c'erano,la posai sul letto e le misi qualcosa addosso e fu cosi che la bambole smise di piangere, le bastava il caldo. Le bastava me. Non ero sua sorella,ero la sua mamma...

Stanca di far sentire al sicuro la piccola mi addormentai al suo fianco,stringendole dolcemente il pollice,era l'unico mondo per farla stare bene. Anch'io mentre dormivo viaggiavo insieme a lei per altri mondi,mondi più belli,mondi con altre bambine come me,era bellissimo viaggiare, era bello sognare. Mentre sognavo qualcuno bussava alla porta,non era la mamma,lei sapeva entrare. Io impaurita rimasi li nel letto stringendo con maggiore forza il pollice di Estefany. Da fuori si sentiva una voce femminile, dolce,delicata e gentile. Chiedeva di aprire la porta,ma non ero in grado di farlo,non avevo mai aperto quella porta. Non avevo mai messo piede fuori da quella porta. La signora dalla finestra inizió a spiarci e farmi segno di aprire la porta.Ma non sapevo come dirle che non sapevo come si facesse. Per un po' di tempo la signora sparì, non c'era più,ma mentre stavo per riadormentarmi,di nuovo dalla porta provenivano strani rumori,qualcuno stava cercando di entrare. La porta si spalancò permettendo ad una grande quantità di luce di entrare nella stanza. Era lei,la signora dalla voce gentile. In mano aveva una pentola dalla quale fuoriusciva del fumo,aveva un odore delizioso. Prese Estefany ed iniziò a darle quella zuppa deliziosa, e subito dopo anche a me. Era la cosa più buona che io, che noi, avessimo mai mangiato. Era il mio latte preferito. Dopo averci dato da mangiare la signora ci mise dei vestiti profumati e puliti, mi sentivo una principessa con quella camicetta e quel pantaloncino azzurro,sognavo ad occhi aperti. Estefany iniziò a ridere e la signora giocherellava insieme a lei,sembrava la fata turchina. La signora rimase insieme a noi per un bel po' di tempo,ma non appena iniziò a calare il sole,ci rimise nel letto e se ne andò, con una faccia dispiaciuta.

Ed ecco,ancora lui; il buio,ed insieme a lui la mamma. Questa volta entrò senza sbattere da nessuna porta, non era sola, insieme a lei entrarono due signori puzzolenti,loro a differenza della mamma sbattevano da tutte le parti. Chiuserò la porta e si misero nel letto. Sembrava giocasserò li sopra,incuriosita mi avvicinai. Il signore non appena mi vide mi prese ed inizió a togliermi la magliettina. Mi sentii una principessina incompleta senza quella camicetta viola. La mamma vide che quel signore che voleva farmi giocare,ma si arrabbiò e li caccio velocemente dalla stanza. La mamma mi rimproverò, le sue urla mi fecero piangere e di conseguenza anche la piccola si mise a piangere. Non avevo mai visto la mamma cosi arrabbiata. Mi prese con forza dandomi qualche forte colpo in testa e mi rimise aggressivamente la camicetta. Le sue lunghe unghie mi provocarono qualche graffio sulle mani. Mi bruciava, troppa la paura smise di piangere,non riuscivo più a cacciare le lacrime. Ma nonostante io mi fossi calmata lei continuava a darmi le botte in testa. Io mi stavo zitta. E ancora, ancora più forte. Ero stanca. Piano piano si iniziò a stancare pure lei e smise di farmi male. Si avvicinò vicino a Estefany a lei diede solo uno schiaffo che subito la fece smettere di piangere. Tutto ritorno alla tranquillità. Tutti dormivano,ma io no,io ero lì nell'angolo,sveglia stringevo quel morbido pollice. Dio quanto lo amavo quel pollice,tranquillizzava anche me. Il dolore continuava, ma non volevo piangere,sapevo che il mio pianto avrebbe svegliato la mamma e lei odiava essere disturbata. Il giorno dopo al mio risveglio eravamo sole,lei era già sparita. Anche se assonnata non sapevo cosa fare,mi misi a giocare insieme alla piccola, era bello vederla ridere,la sua risata era contagiosa. I nostri giochetti furono disturbati dal motore di una macchina fuori dalla porta. Il rumore cessò e si sentì sbattere una porta, bussarono, e anche questa volta io non sapevo aprire, bussarono ancora,ancora e ancora. Battevano sempre più forte. Ma poi la porta si aprì, era la signora del giorno scorso ma con lei c'erano due signore sulla trentina. Erano eleganti ma sopratutto profumavano. Scambiarono qualche parola con la signora e dopo una prese in braccio me e l'altra prese Estefany. Sembrava ci stessero portando via, Estefany era tranquilla in braccio alla signora,rideva,stava bene. Ma io ero spaventata,non sapevo chi fossero, non sapevo dove ci stessero portando. La signora che si prese cura di noi per poco tempo,era felice,ma i suoi occhi erano spenti,non avevano quella luce del sole che preneteva ogni volta nella nostra stanza. Erano spenti. Era felice ma triste. Si accorse che io la fissavo e con passo tranquillo si avvicinò a me dandomi un bacio caldo sulla fronte. Lo stesso fece con Estefany e dopo quel suo bacio si riavvicinò a me,questa volta una lacrima le scendeva per la sua pallida guancia. Era davvero triste. Con gli occhi bagnati mi prese e mi strinse forte a sé. Dopo avermi abbracciata mi lasció dolcemente e da quelle labbra sottili uscí una sola frase che non dimenticherò mai:"addio piccola,starai bene e fai sempre la brava".

Dopo quelle parole,le due signore ci misero in quella macchina e partimmo. Fu una sensazione strana allontanarmi da quella signora,la guardavo mentre la macchina si allontanava sempre di più, la vedevo sempre più piccola,fino a vederla sparire nel nulla. Non dimenticherò mai quel l'addio.

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