4. Lenora

«Though I'm weak and beaten down

I'll slip away into the sound

The ghost of you is close to me

I'm inside out, you're underneath.»

Goner - Twenty One Pilots

4. Lenora


Ha passato un'infanzia intera a chiedersi perché lui la veda solo come una sorella minore, ed ora che ha scoperto che può piacere a qualcuno Lenora non riesce comunque a toglierselo dalla testa. Sarà che l'ha sempre protetta; l'ha sempre posta sopra ogni cosa. Sarà che ha preso tanti di quei pugni pur di saperla salva, che lei lo vede come il principe azzurro che è sempre pronto a salvarla, e non come un membro della famiglia obbligato a farlo. Dopotutto Arvin ha sempre tenuto un occhio vigile su di lei - piccola, indifesa ragazzina dal cuore e le mani piccole, e una fede troppo grande che quasi le va stretta. Ci spera sempre che lui possa dedicare a Dio una preghiera e lasciarsi trascinare dal flusso della fede, ma Arvin a volte sembra più il Diavolo, che il profeta salvatore che lei vorrebbe che diventasse.

Ha pensato a lungo a quel fatto; persino mentre Preston si prendeva la sua verginità e se la scopava in macchina senza un accidenti di sentimento. Arvin non lo avrebbe fatto. Arvin non l'avrebbe convinta con mezzi beceri ad andare con lui e farsi sbattere come se la sua anima non valesse niente. Solo che Arvin con lei certe cose nemmeno vuole farle; forse nemmeno ci ha mai pensato. Per lui sono fratelli, per lei sono due orfani che hanno avuto la fortuna di trovarsi, come se Dio stesso avesse tracciato per loro un sentiero che, secondo Lenora, avrebbero dovuto percorrere mano nella mano.

Ama Arvin tanto quanto ama Dio, e se non fosse che si sente in colpa persino a pensarlo, direbbe che forse il padre eterno è un gradino sotto, nella scala dell'amore. Preston non c'è. Non ci sarà mai, lei lo sa e non capisce come uscirne, da quella situazione nella quale si è infilata da sola. Uno di quei problemi che Arvin non può risolvere - o meglio, che può risolvere a modo suo, e se solo sapesse cosa fanno lei e Teagarden, probabilmente tirerebbe fuori la pistola che gli ha lasciato suo padre e pianterebbe un proiettile nella fronte di entrambi. Lenora ha paura perché sa che ne sarebbe capace. Lenora ha paura perché Arvin è il principe azzurro con le corna di un Diavolo nascoste sotto al suo berretto di Denim.

Si stringe nelle spalle e lo raggiunge in veranda. Lui fuma e beve whisky come se la vita non gli avesse dato abbastanza da conservarne una salute dignitosa. Ha i capelli scuri tirati all'indietro con la gelatina, ma due ciuffi ribelli gli cadono su quei due occhi nei quali quasi riesce a vederci le fiamme dell'inferno. Arvin è il suo peccato più grande. Molto più di Preston. Arvin è il peccato del desiderio, e lui nemmeno la guarda quando gli si avvicina. Dà solo una lunga aspirata alla sua sigaretta, prima di gettarla via con un colpo di dita. Lenora vede la cenere che brucia rotolare sull'erba, poi si spegne e torna il buio assoluto su quella radura fragile.

«Se hai freddo dovresti coprirti.»

Lei sussulta. È in piedi accanto a lui, seduto su quella sedia di legno che cigola ad ogni suo movimento. I tarli l'hanno mangiata così tanto che ora è instabile; come lui. A volte gli sembra che stia perdendo i pezzi e ha una paura fottuta che possa uscire di senno e liberare il demonio.

«Sono solo venuta a vedere se stavi bene.»

«Perché non dovrei stare bene?»

«È solo una premura, Arvin. Ultimamente mi sembri nervoso. Pensieroso. E tu con me non parli più», ammette, a bassa voce e abbassa la testa perché ha paura. Ha paura di lui tanto quanto ne è innamorata.

Arvin si alza; Lenora sente il gelo nelle ossa; le tremano le spalle e lui, accendendosi un'altra sigaretta, si toglie la giacca e gliela posa sulle spalle, poi le lascia un frettoloso, impacciato bacio tra i capelli.

«Grazie», mormora lei, ma ha il cuore infranto.

Lui se ne va, ma prima di lasciarla di nuovo sola si ferma alle sue spalle. «È solo una premura.»

Lenora pensa che sia solo l'ennesima illusione di lasciare che si senta amata, come vorrebbe lei, ma non sarà mai così. Vorrebbe che il buio di quella sera la risucchiasse, perché pur brillando di fede, non vede più la luce da un bel po'.

Arvin gliel'ha portata via tutta.

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