Capitolo 5 - Think Happy Thoughts
Frank e Gerard erano arrivati alla conclusione che Gee non pensava a bere quando era occupato. Quindi doveva sempre avere qualcosa da fare, doveva tenersi impegnato.
Ad esempio, chiudersi in studio a registrare era un buon modo per tenerlo occupato. O fare le pulizie in casa, o andare a fare la spesa, erano buoni modi per tenerlo occupato. E anche fare tanto sesso, era un buon modo per tenerlo occupato.
Così Frank e Gerard stavano insieme ventiquattro ore al giorno, ed erano così innamorati l'uno dell'altro che mai per un attimo potevano dirsi stufi di avere l'altro intorno, anzi...
E quindi erano passati sette giorni. I primi erano i più difficili, dicevano. Gerard parlava con la terapista un'ora al giorno tre volte a settimana, doveva riempire un diario nel quale annotava ogni singolo pensiero, e sopratutto ogni volta che sentiva la necessità di bere qualsiasi cosa di alcolico, doveva parlarne con la persona più vicina a lui - nel suo caso Frank - e chiamare la terapista, e scrivere sul diario e fare qualsiasi cosa per distrarsi. Anche lucidare l'argenteria, se non gli veniva nient'altro di meglio in mente.
Così la casa era completamente pulita ed ordinata, e non c'era un granello di polvere nemmeno nell'angolo più irraggiungibile sotto al letto.
Gerard sentiva la necessità di bere sopratutto quando accadeva qualcosa di brutto o si innervosiva o si arrabbiava. Così tutti intorno a lui cercavano di farlo ridere, di farlo stare tranquillo, di evitare di parlare di Alex o del breve ma tormentoso periodo in cui aveva rotto con Frank né di niente che potesse farlo pensare troppo, a cose troppo tristi.
E dato che cantare faceva sentire meglio Gee, i ragazzi passavano intere giornate in studio, e finalmente, dopo solo sette giorni di duro ma divertente lavoro, i My Chemical Romance avevano finito di registrare anche le ultime canzoni.
Il che significava che il disco era pronto.
Frank volette prendere alcune demo e portarsele a casa. Una copia la diede a sua madre. Una la spedì a suo padre. Un'altra la lasciò nello stereo della macchina di Gerard.
Adorava ascoltare la voce di Gerard, l'incredibile intensità che c'era in quei canti, l'emotività che riusciva a tirare fuori.
Dal canto suo comunque Gerard si sentiva molto meglio. Certo, spesso non voleva mostrarlo ma sentiva come se l'urgenza di bere qualcosa gli scorresse nelle vene, ma sembrava che Frank avesse un sesto senso al riguardo e riusciva sempre a distrarlo. Così era già ora di andare a dormire e lui non aveva avuto più nemmeno il tempo materiale per potersi soffermare a pensarci.
L'unica cosa, ridicola, che lo infastidiva leggermente, era che da quando c'era Frank al suo fianco, e non aveva più bevuto un goccio di qualsiasi tipo di bevanda alcolica, Alex - o lo spirito, o quello che era - era sparita nel nulla.
Da una parte si riteneva fortunato, almeno era segno che non era impazzito del tutto o perduto per sempre. D'altra parte però gli mancava, ed aveva il terrore che se la Alex vera non si fosse mai più risvegliata, lui non aveva avuto nemmeno il tempo di salutare almeno quella immaginaria.
L'unica persona con la quale si era sentito libero di parlarne era stato Frank. Gli altri non avrebbero capito, mentre Frank ci credeva davvero ed era anche divertito dalla versione fantasma di Alex che rompeva le palle proprio come quella vera, ed una volta disse anche che gli dispiaceva non averla mai vista.
Mikey guardava quell'anonimo cd che aveva tra le mani con gli occhi pieni di speranza. Non era ancora il prodotto finale, non aveva una copertina né nulla. Era solo un cd con su scritto con un pennarello indelebile blu "My Chemical Romance Demo CD". Tutto lì. Eppure in tutta quella semplicità c'era la speranza di una vita intera.
Sapeva che non poteva far ascoltare a nessuno le canzoni in anteprima né lasciare il disco incustodito, quindi aveva rimediato un lettore CD ed aveva programmato di lasciare a quell'infermiera amica di Frank, Jamia, il compito di far ascoltare almeno una canzone al giorno ad Alex. Si era documentato tanto che avrebbe potuto fare dei seminari sugli stati di coma, ed aveva letto più volte l'importanza della musica per cercare di far tornare a sé le persone in quelle condizioni.
Sentiva qualcosa, come se fosse nell'aria. Era la sensazione che sarebbe andato tutto per il meglio. Avrebbe potuto giurarsi su qualsiasi cosa.
Frank e Gerard erano tornati insieme, il che andava già bene. Inoltre, Gerard stava facendo di tutto per smettere di bere, ora erano giorni che non toccava più nulla, né alcolici né psicofarmaci, e parlava sempre con la terapista che gli dava un sacco di consigli utili.
Il disco era pronto, e Ray, insieme al manager Brian, aveva organizzato un bel mucchio di serate e partecipazioni a vari locali e festival nei dintorni, e la band avrebbe avuto impegni almeno per i prossimi due mesi.
Dovevano iniziare ad organizzare un bel pò di cose, a partire dal furgone di Ray che era decisamente troppo piccolo per poter girare in lungo e in largo per le varie destinazioni in cui dovevano suonare. Ciò significava che dovevano rimediare un mezzo di trasporto più accogliente, ed ovviamente ad occuparsene sarebbe stato Ray, che era quello più organizzativo del gruppo.
Quando Mikey arrivò all'ospedale, dovette chiedere in giro di Jamia ad un altro paio di infermiere nel reparto. Una di loro disse che non ne sapeva nulla, mentre l'altra che Jamia era a casa con l'influenza o qualcosa del genere. Qualsiasi cosa fosse, comunque si sarebbe assentata dall'ospedale per qualche giorno senza poter così far ascoltare il disco ad Alex.
Mikey aspettò che la stanza fu vuota e le infermiere avessero finito di sistemare flebo e tutto il resto, poi tirò fuori il lettore cd dallo zaino. Era incredibilmente emozionato, era come se si aspettasse che Alex si risvegliasse dì lì a cinque o sei minuti. Gli sudavano le mani e imprecò sotto voce quando il CD gli cadde a terra, lo soffiò per togliere qualsiasi possibile granello di polvere se ce ne fosse stato e lo infilò nel lettore dopo aver srotolato le cuffiette che aveva gli aveva avvinghiato intorno. Prese una sedia, di quelle scomode sulle quali sedeva sempre quando andava a trovarla, la sistemò accanto al letto e cercando di fare attenzione a non fare qualche danno, come se stesse maneggiando dei vetri fragilissimi, mise una cuffietta all'orecchio di Alex, e l'altra la tenne per lui. Voleva affrontare quel momento insieme a lei in tutto e per tutto.
Con un respiro profondo accese il lettore mentre il cuore pompava a tremila nel petto nel momento in cui il lettore caricava il cd. Sembrava che il tempo stesse per fermarsi, o che stesse andando tutto a rallentatore.
Partì Romance, un minuto di suspence durante il quale Mikey osservava gli occhi chiusi di Alex, che non davano alcun segno di vita. Si disse che sarebbe successo tutto quando sarebbe partita la prima canzone, quando ci sarebbero state le chitarre e la batteria e la voce di Gerard e il suo basso.
Così gli tremavano le mani, quando il lettore caricò la seconda canzone, Honey.
Doveva svegliarsi, con quella canzone. Doveva, assolutamente. C'era tutta la disperazione di Gerard, tutta la storia di suo fratello e i suoi problemi e Alex ci teneva troppo, per non reagire. Doveva.
Un minuto. Si sveglierà. Un minuto e trenta secondi. Alex era ancora addormentata. Due minuti. Alex non dava alcun segno di volersi riprendere. Mikey voleva quasi urlarle che si era stancato di vederla così, che doveva svegliarsi e basta. Tre minuti e quattro secondi. Alex, ti prego. Mikey stava per piangere. Tre minuti e cinquantuno secondi. Vaffanculo.
Non era vero niente. Non era vero che le persone in coma potevano sentire, potevano ascoltare, potevano risvegliarsi. Non era assolutamente vero. Mikey stava piangendo, ora. Era stato uno stupido, ed erano stati stupidi tutti, a dargli retta, a non dirgli di smetterla di volare con la fantasia, a credere anche loro che Alex avrebbe riaperto gli occhi, prima o poi. Tanto valeva staccare quei macchinari. Spengerla una volta per tutte. Tanto non si sarebbe svegliata mai più.
Spense il lettore ai sette secondi della seconda canzone. Si asciugò gli occhi, lasciò il lettore sul mobiletto bianco e freddo accanto al letto. Mise a posto la sedia. Andò via senza dire nulla.
Era come se fosse crollato tutto, era come se d'un tratto si fosse trovato tra le macerie di un terremoto devastante, lui e nient'altro, nemmeno più la speranza.
Per due interi giorni Mikey non uscì dalla sua stanza. Non lo sapeva nessuno, perché non ne aveva parlato con nessuno, ma lui aveva perso ogni speranza ed ora non aveva voglia di fare nulla, di dire nulla e di pensare nulla. Se ne stava sdraiato sul letto di Alex, che ora era il suo letto, che probabilmente sarebbe stato sempre il suo letto, perché lei non si sarebbe svegliata mai più.
Pensò che per lo meno se Alex fosse stata lì sarebbe stata contentissima di quella specie di tour che i ragazzi avrebbero dovuto affrontare. Anzi, probabilmente Alex sarebbe stata la prima a preparare la borsa per partire. Anzi, probabilmente Alex sarebbe già partita.
Se non altro doveva farlo per lei. Anche se non contava davvero nulla.
La pila di lettere che Frank aveva dato a Jamia era finita, con tanto di lacrime della ragazza che aveva pronunciato parola per parola tutta la disperazione del ragazzo. Non aveva conosciuto Alex in vita, ma da quanto aveva capito doveva essere proprio una tipa straordinaria.
La guardò in silenzio per un pò. Aveva sistemato tutte le lettere in un cassettino del mobile. Così ci mise anche le ultime due. Quando aprì il cassetto però ci trovò dentro anche un lettore cd. Non sapendo di chi fosse lo aprì per vedere il disco che c'era dentro. Sapeva che i My Chemical Romance era la band di Frank, così pensò di ascoltarlo. Sapeva che Frank suonava benissimo, aveva la passione per la musica da quando era ragazzino, gliel'aveva tramandata suo padre, alla quale era stata tramandata dal padre e pensò che se Frank avesse mai fatto dei figli - cosa improbabile, si disse, in quanto almeno al momento stava con un altro ragazzo - questi avrebbero probabilmente avuto in corpo il gene della musica, proprio come tutta la stirpe Iero.
Eppure Jamia era una ragazza discreta ed educata, e prima di ascoltare quel disco pensò fosse il caso di chiedere il permesso a Frank. Magari era un disco fatto appositamente per Alex, e non voleva certo appropriarsi di nulla che fosse di una ragazza in coma.
I ragazzi erano in viaggio verso la prima tappa del loro mini tour. Il disco era appena uscito e i ragazzi lo avevano pubblicizzato così tanto che c'erano già un sacco di ragazzini pronti a vedere i loro show, molti in più di quanti ce ne erano solitamente alle serate che facevano nei locali della zona, che comunque erano già abbastanza.
Frank e Gerard erano rannicchiati in fondo al furgone. Gerard aveva ascoltato ogni singola parola che usciva dalla bocca di Frank mentre questo parlava al telefono con quella Jamia - chiunque fosse, l'aveva vista solo una volta e già gli dava fastidio che i due ora si sentivano anche per telefono - e gli raccontava del disco e del mini tour e di tutto il resto. Lo guardò con aria di disapprovazione quando Frank disse "Mi farebbe piacere, dovresti davvero venire a vederci suonare una di queste sere.".
A Gerard non faceva piacere proprio per niente e dentro di sé sperò che chiunque si occupasse dei turni all'ospedale affibiasse a Jamia tutti orari notturni, così non si sarebbe mai presentata.
«Quindi?» chiese quando Frank rimise il cellulare nella tasca dei jeans.
Il ragazzo scrollò le spalle «Quindi cosa? Voleva solo sapere se poteva ascoltare il cd demo.» spiegò con semplicità.
«Dovevi dirle che può trovarlo nei negozi di dischi. Se lo comprasse...» mormorò Gerard acido.
Frank rise «E smettila di fare sempre il geloso. E' stata molto carina con me...» disse dandogli una leggera gomitata sul fianco.
«...certo che è stata carina. Chi non è carino con te?» domandò l'altro massaggiandosi la parte dove Frank lo aveva colpito.
«Volete smetterla di fare l'allegra coppia gioiosa e gelosa? C'è qualcuno che sta cercando di dormire...» mormorò lamentoso Mikey dai sedili di fronte.
Gerard e Frank si guardarono con aria preoccupata. Forse erano anche le prime parole che il ragazzo pronunciava da giorni.
«Che fai?».
La mamma di Jamia era in piedi sulla porta della camera della ragazza, con le braccia incrociate davanti al petto e l'aria stanca dalle ore straordinarie di lavoro.
Jamia sospirò, spengendo il lettore cd, e guardò sua madre. Se ne era stata seduta per ore sul letto ad ascoltare quel disco, a ripetizione, all'infinito.
«Sai quella ragazza in coma all'ospedale? Quella Alex di cui ti ho parlato, che non ha genitori ed ha fatto quell'incidente e tutto il resto?».
La madre di Jamia annuì, raggiungendo sua figlia sul letto.
«Beh, ha tutte queste persone straordinarie intorno, che stanno facendo di tutto per aiutarla a svegliarsi... e c'è questo Frank... ricordi Frank Iero? Era in classe con me alle elementari.».
Sua madre annuì. Non potevi dimenticarti di Frank Iero.
«...ecco, mi ha dato un mazzo di lettere da leggerle, perché lui non ce la fa a parlare con un corpo che non reagisce, ok? E io l'ho fatto, ho letto tutte quelle lettere, e sono così piene di amore e disperazione e sentimento... E pensavo che se questa ragazza non si svegliasse più, sarebbe un trauma per tutti.» sospirò «Insomma... Deve solo svegliarsi. Non deve essere difficile. Aprire gli occhi, parlare, tornare da loro...».
La mamma di Jamia sospirò «Tesoro, tu lo sai meglio di me che non è così semplice...» sussurrò accarezzandole la testa.
«Ma deve svegliarsi mamma.».
«Cazzo...» mugugnò Mikey quando gli caddero a terra i due libri che teneva in mano e lo zaino, dopo aver urtato contro qualcosa o qualcuno. Quando si chinò a raccogliere la sua roba si ritrovò davanti ad una ragazza con dei lunghi capelli scuri e un sacco di piercing e tatuaggi sul corpo. Per un attimo pensò che era quasi inquietante. Lo guardava come se stesse per scoppiare a ridere da un momento all'altro, poi però non disse nulla e si chinò ad aiutarlo a raccogliere le sue cose.
«Tieni...» disse infine porgendogli una copia di Harry Potter.
Mikey l'afferrò imbarazzato «Grazie...» mormorò tirandosi su. Lei fece lo stesso.
«Sei di qualche band?» chiese la ragazza prima che Mikey potesse andarsene. Lui scrollò le spalle «My Chemical Romance.» disse, indicando con un cenno della testa suo fratello e gli altri che stavano chiacchierando intorno al furgone nel parcheggio del parco dove avrebbero il giorno seguente. Era un festival rock, dove c'erano un bel pò di band, alcune più note, altre emergenti come loro.
«Mai sentiti...» mormorò lei sorridendo «Beh, io stò con un pò di altri gruppi. Lavoro con loro. Quando suonate, voi? Oggi o domani?».
Mikey non aveva molta voglia di conversare, ma di certo era abbastanza educato da non lasciare una ragazza nel bel mezzo di una conversazione.
«Suoniamo domani...» disse, accennando un sorriso come per annunciare la fine della chiacchierata. Ma la ragazza continuò a parlare «Io suono con un gruppo di amici. Tanto per dargli una mano, niente di ché... suoniamo stasera. Vieni ad ascoltarci? Io suono il basso.».
D'improvviso il finto sorriso di Mikey si espanse lievemente sul suo volto. Era una bassista proprio come lui. Era una cosa carina. Non che fosse raro trovare degli altri bassisti, ma era una coincidenza carina essersi scontrato proprio con un'altra bassista.
«Davvero? Anche io suono il basso!» esclamò.
Lei sorrise «Sul serio? Domani verrò a vedervi suonare! Però tu vieni a vedere noi stasera, ok?» disse ridacchiando «Sembriamo due bambini... Comunque, piacere...» aggiunse infine allungando la mano destra per presentarsi «Io sono Alicia.».
Mikey la guardò imbarazzato, poi sorrise stringendole la mano «Piacere, Mikey Way...» disse.
Dopo due giorni di riposo passati ad ascoltare e riascoltare quel cd, Jamia tornò a lavoro all'ospedale. Arrivò mezz'ora prima dell'inizio del suo turno. Forse, non lo poteva sapere, qualcuno aveva già fatto ascoltare il disco ad Alex, ma lei era uscita prima, era passata al negozio di musica di Belleville, aveva comprato una copia originale, l'aveva messa nel lettore ed aveva messo le cuffiette nelle orecchie della ragazza in coma.
Accese il lettore e cominciò a sistemare le coperte sulla ragazza, controllare la flebo e tutto il resto.
Era passato circa un quarto d'ora da quando il disco era partito. Era iniziata la traccia numero 6, una delle preferite di Jamia.
C'erano un sacco di voci confuse. C'erano delle frasi senza senso, sparate a caso. Voci familiari che parlavano, rumori di assordanti risate, suoni e canzoni. C'era una voce in particolare. C'erano delle immagini sfocate che passavano come flash: tre secondi, un bacio. Due secondi, un ragazzo. Quattro secondi, un bar affollato. Due secondi, un post-it scritto in fretta. Un secondo, un concerto. Cinque secondi, un gruppo di gente seduta intorno ad un tavolo, divertiti e spensierati. Un secondo, un ragazzo con aria scazzata e spaesata. Tre secondi, un caffè. Cinque secondi, fumo e cenere. Due secondi, panico e paura. Quattro secondi,mamma e papà. C'era una luce fastidiosa, una luce abbagliante, una luce che acciecava. Un rumore stridulo, un rumore di freni, il rumore di un clacson insistente. Il rumore di uno schianto. C'era una voce che urlava, c'erano una chitarra ed un basso ed una batteria. C'era una frase che si ripeteva all'infinito.
Think Happy Thoughts Think Happy Thoughts Think Happy Thoughts Think Happy Thoughts Think Happy Thoughts...
La sensazione era simile all'uscire dall'apnea. Un respiro profondo, una boccata d'aria. Aria, finalmente.
«Ci vediamo la prossima settimana, allora...» disse Alicia seduta sui sedili posteriori di un van marrone. Stava partendo con la band per la quale suonava alla vista della loro prossima tappa, e da lì ad una settimana poi sarebbero stati ad un altro festival al quale partecipavano anche i My Chemical Romance. Mikey sorrise salutandola con un cenno della mano.
«Ti chiamo uno di questi giorni, ok?» disse lei quando il ragazzo alla guida mise in moto la macchina.
«S-si, ok...» balbettò Mikey arrossendo.
«Gerard! Cazzo, Gerard!».
Frank stava correndo su e giù per tutto il backstage del festival, mentre roadie e addetti ai lavori smontavano il palco e tutto il resto, tutto ciò che era stato casa loro per quei due giorni.
«Avete visto Gerard Way?!» domandò con un velo di panico nella voce, rivolto a due tizi muscolosi e tatuati dalla testa ai piedi, che lo guardarono spaesati «Non importa, grazie...» disse alla svelta continuando a cercare.
«G E R A R D !» urlò ancora.
«Ehi, che succede?!» chiese Ray, spuntando dal nulla, piazzandosi proprio davanti a Frank.
«Gerard! Dov'è Gerard? E Mikey?» chiese Frank agitato. Stava letteralmente sudando. Quel dannato cellulare non prendeva la linea e non riusciva a trovare i fratelli Way.
Ray scrollò le spalle «Mikey stava salutando quella tipa, Alicia, al parcheggio... E Gerard stava chiacchierando con Matt e degli altri ragazzi, che saranno al prossimo festival. Che succede?».
Frank fece un respiro profondo. Calmati. No, non c'è da star calmi. «Dobbiamo tornare a Belleville!» esclamò guardando l'amico dritto negli occhi.
Ray gli lanciò un'occhiata confusa «A Belleville? Non possiamo andare a Belleville. Dobbiamo andare alla prossima tappa...» disse cercando di farlo calmare.
Frank scosse la testa «No, Ray, dobbiamoassolutamente tornare a Belleville, ok?! Adesso. Subito, cazzo! Vai a chiamare Mikey, aspettateci al furgone! Vado a prendere Gerard e Matt.».
«Frank, non possiamo andare a Belleville!» si oppose Ray, ma inutilmente. L'altro era già sparito di corsa alla ricerca di Gerard e Matt. Non avrebbe accettato alcun rifiuto. Da solo o con gli altri, sarebbe tornato a Belleville. Punto.
"Cazzo".
C'era questa ragazza che piangeva. Non l'aveva mai vista prima, però era lì con le lacrime agli occhi e un sorriso sollevato sul volto.
C'erano un mucchio di altre persone, tutte in divisa, tutte col camice o con quelle divise color pastello. Tutte intorno a lei, che smuovevano, parlavano, chiedevano, rispondevano, la guardavano e l'analizzavano.
«Riesci a parlare?».
«Come ti chiami?».
«Ricordi cosa è successo?».
«Sai dove ti trovi?».
Guardò tutti, uno alla volta.
«Non parla. Perché non parla?».
Sospirò «...se non la smettete di chiedermi cose come faccio a rispondervi?».
Le faceva male la gola. Non riusciva a parlare bene. Si sentiva intontita e confusa e c'era davvero troppa gente, ed ora tutti la guardavano e ridevano, anche la ragazza che le stava accarezzando la mano. Guardò in quella direzione, dove c'era infilato l'ago della flebo.
«Ricordi come ti chiami?» chiese quello che doveva essere un dottore.
Alex guardò la ragazza, che sembrava piangesse di gioia «Perché piangi? Mica sono morta. Ci conosciamo?».
Il dottore le guardò entrambe, poi sospirò «Allora? Riesci a sentirmi? Ricordi come ti chiami?».
Alex voleva scendere da quel letto. Si sentiva incredibilmente indolenzita. C'era proprio troppa gente intorno a lei. Guardò il dottore e scrollò le spalle. O provò a farlo, perché le facevano davvero troppo male «Napoleone. Credo di chiamarmi Napoleone Bonaparte.».
Tutti la guardarono senza fare un fiato. C'era un velo di preoccupazione nei loro volti. Un velo bello pesante.
«Ok, ok, sto scherzando. Rilassatevi...» rise lei infine. La ragazza al suo fianco rise con lei, mentre gli altri la guardavano straniti e un pò scocciati.
Jamia rideva perché aveva compreso che Alex era fatta così. Era proprio come scriveva Frank nelle lettere. Era la risposta che si sarebbe aspettato chiunque avesse un minimo di conoscenza della ragazza.
«Come ti chiami?» chiese di nuovo il dottore.
«Alexis Barone. Ho 18 anni. A Natale mi hanno aggiustato la macchina. Qualche giorno dopo mi sono schiantata da qualche parte...» disse facendo mente locale. Poteva rivedere tutte le immagini dell'incidente. Era tutto confuso, e lei poteva rivedere tutte quelle immagini confuse. «Cazzo, dovevo andare a vedere un concerto. Cavolo... Dovevo anche organizzare la festa di Capodanno. Avevo grandi cose in mente. Posso tornare a casa? Forse faccio ancora in tempo. Magari chiamo Mikey e...». Tutti la stavano ascoltando, anche se lei stava per lo più parlando a sé stessa. Tutti la guardavano preoccupati.
Jamia si schiarì la gola «Alex... Capodanno è stato un mese fa.» mormorò.
La ragazza la guardò con aria di panico nel volto. «Un mese fa? Cazzo! Da quanto tempo sono qui? Un mese? Un mese è decisamente troppo! In un mese saranno successe proprio troppe cose! Cazzo... Gerard e Frank si saranno lasciati e rimessi insieme almeno quindici volte, in un mese! E Mikey... oh, cazzo, vi prego, ditemi che non è mai passato un Mikey Way al pronto soccorso, morto folgorato o qualcosa del genere! Quel tipo è pericoloso! Un mese è proprio troppo!» esclamò preoccupata.
Il dottore rise «Sei il caso più strano del mondo. Ti sei risvegliata dal coma e non hai smesso un attimo di parlare. Solitamente sono tutti storditi e non riescono a mettere due parole in fila.» disse divertito.
«Si, sono una chiacchierona, lo so. Ora posso andare?» disse poi provando a scendere dal letto.
Un movimento inesistente. Non sentiva nulla. Non riusciva a muovere le gambe. Non riusciva nemmeno a sentirle, le gambe. Un'altro pò di panico negli occhi. Guardò la ragazza accanto a lei, Jamia.
«Cristo! Non riesco a muovere le gambe. Perché non riesco a muovere le gambe? Oh, ti prego, dimmi che sotto quel lenzuolo ci sono ancora, le mie dannate gambe... ti prego... ti prego dimmi che non avete dovuto amputarmi nulla, ti supplico. Cioè, se mi avete trinciato le gambe io... no, se non ho più le gambe voglio morire. Fatemi morire. Rimettetemi in coma e staccate i macchinari, per favore!».
Jamia sorrise «Tranquilla. E' normale. Devi fare della fisioterapia. Le tue gambe sono ancora lì.» spiegò con calma.
«Ok. Dove sono Frank e Mikey e Gerard e tutti gli altri? Cioè, "tutti", tutti sono loro tre, ma dove sono, comunque?» domandò poi guardandosi intorno.
«Credo che siano in tour. Credo che arriveranno appena possibile.» rispose Jamia.
«Ora dobbiamo fare delle visite, potete parlarne dopo?» domandò il dottore sbuffando.
«Ma io voglio andare a casa... Posso andare a casa?».
«Tra qualche giorno, Alex. Ora dobbiamo fare delle visite ed accertarci che sia tutto ok.» disse lui.
«E poi potrò tornare a casa? Oddio, con la sfiga che ho magari ci è cascato sopra un meteorite e non ce l'ho nemmeno più, una casa...» commentò poi mormorando.
Jamia sorrise uscendo dalla stanza dopo averla salutata. Il dottore doveva visitarla, anche se era abbastanza ovvio che stesse bene c'erano molti altri controlli da fare.
Tirò fuori il cellulare dalla tasca, appena fu fuori la stanza, e scrisse un sms a Frank. "Non vede l'ora di vedervi.", scrisse ed inviò.
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Credo che questo sia, insieme all'ultimo, uno dei miei capitoli preferiti in assoluto. Per il titolo (me lo sono tatuato), la canzone, il risveglio, quella gran figa di Alicia.
Spero piaccia anche a voi
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