26.2 • Ti perdono per le bugie
"It's mortifying to be
the one who remembers."
Song: Remember me - d4vd
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«Lauren!» urlai per fermarle dalla corsa. La rossa quasi cadde in avanti con la principessa addosso, che la tirò su dalla cintura di cuoio attorno alla vita per impedirle la caduta. Mi soffermai sulla sua veste da Guaritrice, sul colore celeste simile a quello del riflesso sul ghiaccio, sulla sua mano sinistra che stringeva quella delicata di Zelia.
La principessa era un bignè alla crema adornato di fragole, una piccola macchia ambrata dentro una nuvola di tulle; bellissima, silenziosa e terrorizzata.
Lauren non batté ciglio quando incontrò il mio sguardo, mi si fiondò addosso senza perdere un secondo per tapparmi la bocca. Scivolammo silenziosamente dentro una delle stanze del lungo corridoio, ma mi morsi la lingua quando la spalla sbatté contro la cornice della porta. Respiravo a fatica, il suo mignolo si era poggiato sulle mie narici bloccandomi le vie aeree, cospargendomi la vista di puntini colorati.
La principessa era solo un puntino sfocato quando pronunciò un sommesso «Lauren, lasciala», gli occhi pieni di lacrime che sotto la luce delle lanterne erano oro colato. I profondi pozzi marroni che si affacciavano dalle ciglia parevano quelli di un cerbiatto puntato da un cacciatore.
«Vedo che sei ancora solo una fogliolina tremante», disse ridendo, ma lo scatto che ebbe alle palpebre la tradì prima che potessi anche solo indagare. Il suo tocco su di me mi gelò il sangue, quel tocco che anni prima era stato uno di quelli che amavo.
La mascella della rossa di tese, io ormai contavo i secondi.
Centellinavo ogni inspirazione come se fosse l'ultima, concentravo l'espirazione per farla diventare un soffio caldo ed elettrico.
«Fanculo», tuonò Lauren quando ricevette la programmata scossa. Si piegò in due, scuotendo la mano come se bastasse quello a fare andare via l'Elettro. A fare andare via me.
Mi pulii con la manica della divisa il sangue che avevo sentito colarmi tiepido dal naso, ma accennai un sorriso. Sentivo il sapore metallico velarmi le labbra.
Zelia riprese per mano la mia vecchia amica, tirandola dal braccio per avvicinarsela, quasi a nasconderla dietro la sua gonna vaporosa.
C'era qualcosa nel modo in cui si sfioravano, in cui l'una partecipava alla presenza dell'altra, che mi pareva fin troppo familiare.
Le mani della Silente erano ambrate, poco più del viso, e sul medio brillava un anello con un simbolo che pareva la capocchia di uno spillo.
Lo spillo...
«Che cosa ci fai qui?» domandai bloccando la via di fuga appiattendomi di schiena contro la porta. La spalla mi doleva, ma serrai la mascella per non darlo a vedere. Non avrei tremato.
«Non sono affari tuoi», rispose Lauren digrignando i denti.
«Sono incaricata di sorvegliare del castello, sono affari miei. Soprattutto se ti trascini dietro la principessa Silente. Dov'è la sua guardia?»
«La sua guardia é morta.»
Schioccai la lingua.
«Fammi il piacere, Lauren.»
Aveva mentito per anni nello stesso identico modo infantile: alzava le spalle ogni qualvolta proferiva il falso, e l'aveva fatto anche in quel momento. Mi fece quasi ridere il fatto che avesse pensato di poterla passare liscia con me.
«L'ho portata via io», cedette come ghiaia durante una frana, «era troppo tardi per proteggerla, stando in quella stanza.»
La gente che gridava, il sangue che sgorgava mentre rovinavano a terra per scappare da quegli Exousies che tali non potevano essere.
Tutto quell'oro e quelle vetrate che crollavano come se non fossero mai esistite.
Mentre l'odore di bruciato e liquame mi opprimeva le narici nella memoria, dei passi vibranti mi fecero venire la pelle d'oca lungo braccia e cosce, solleticandomi i capelli.
Mi accesi come un lampo.
L'indice destro salì in autonomia alle labbra e ordinai a entrambe le ragazze di abbassarsi al suolo; non avevo guardato l'interno della stanza per colpa di quella perditempo di Lauren, non sapevo se vi fossero nascondigli adatti.
Sei tu la guardia, é colpa tua, non sua.
Lauren distese le braccia verso l'esterno, i palmi rivolti verso l'alto nel tentativo di plasmare una bolla protettiva. Forse per la principessa e basta, forse anche per me; non riuscii a scoprirlo prima che la sfera d'acqua rimanesse solo attorno al perimetro della propietaria.
Lauren le comandò di scoppiare. Questo lo fece.
«Sta' zitta», mi schernì.
Feci spallucce e sussurrai: «Non ho detto niente».
Le labbra della rossa si mossero a formare un millesimo insulto, ma rimase in silenzio fino a che i passi smisero di assillarci.
«Ora spiegami cosa ci fa qui la principessa», le ordinai voltandomi verso l'assurdità di quella scena di cui mi trovai spettatrice: la Silente con il viso premuto contro il petto di Lauren, che le accarezzava la testa.
Ebbi un tuffo al cuore.
«Voglio solo sapere cosa ci fate qui», continuai distogliendo lo sguardo. Zelia era talmente fragile che temevo di infrangerla con una sola occhiata di troppo; mi ricordava Claudia, in un certo senso.
Una Claudia ancora inconsapevole della propria forza e delle proprie abilità.
«Te l'ho detto», rispose con voce più dolce, «siamo scappate dopo che abbiamo perso di vista la sua guardia. Lì sopra era una carneficina.»
Anche nelle profondità lo era.
Nathan.
Nora.
Quinlan.
«Hai... fatto bene», replicai inciampando verso la porta. Una leggera luminanza attraversava indisturbata lo stipite, chiamandomi a sé.
Mi chinai verso il basso e poggiai i polpastrelli al legno impolverato, tentando di nuovo di chiamare Vivienne e Alastair.
Il respiro di Lauren mi accarezzò l'orecchio come una tempesta di neve; tremai costringendola a indietreggiare.
«Ari, ti devo delle scuse.»
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Altro piccolo capitolo.
Ho deciso di dividere i capitoli in parti più piccoli così che possa aggiornarvi più spesso
Spero la lettura vi sia piaciuta, grazie come sempre per essere qui 🩷
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