66 Why Worry
ANTONELLO
Dicembre 1993, ventiquattro anni prima
I suoi occhi verdi si posarono su di me, li percepivo dall'altro capo della sala, mi perforavano, mi attraevano irresistibilmente; erano gli occhi più intensi che avessi mai guardato, ma che non sarebbero mai stati miei. Elisabetta Rosati - Stella mi fissava, incuriosita dal mio abito in affitto, dal mio aspetto scarmigliato, dal mio evidente disagio. Non appartenevo a quel mondo e mai sarei riuscito ad adattarmi a esso. Una musica leggera i suoi passi, mentre camminava nella mia direzione: le movenze lievi come una piuma e un ancheggiare sinuoso, affascinante e letale per i miei sensi obnubilati dall'alcol e dall'abbondante buffet.
"Non mi pare di conoscerla". Esordì; la voce come un caldo e morbido velluto ad avvolgermi i sensi, placandoli ed eccitandoli al tempo stesso.
"Lei è il signor..." Lasciò che domanda aleggiasse nell'aria, poi mi fissò in viso in modo insistente, con aria di superiorità affinché comprendessi l'impossibilità di eluderla.
"Mi chiamo Antonello Vinci, in effetti, non posso definirmi un conoscente delle vostre famiglie né tanto meno un amico: sono soltanto un giornalista del Corriere!"
La giovane donna alzò un sopracciglio con aria scettica.
"Addirittura!" Il tono di voce ironicamente divertito, rappresentava un chiaro segno della sua incredulità.
"Da quando in qua il Corriere della Sera si occupa di cronaca rosa, non siete tutti impegnati con le vicende di Mani Pulite?"
Sorrise, un luminoso e beffardo sorriso. Un'espressione alla quale nessuno sarebbe riuscito a resistere, tanto meno io.
Giangiacomo Maseri si avvicinò alla sua fidanzata, lo sguardo minaccioso, freddo, violento.
"Amore!" Il tono, velatamente aggressivo, voleva mettermi in guardia, ridefinire le distanze, sancire in modo assoluto la proprietà della ragazza, proprio come se si trattasse di una merce: intoccabile, preziosa, ma pur sempre una merce.
Non mi sembrava di scorgere amore nella sua voce.
"Giangi, lo sai?" il tono di Elisabetta era totalmente inconsapevole del muto duello che il suo fidanzato stava combattendo con me.
"Abbiamo addirittura un giornalista del Corriere della Sera tra gli invitati..." Rise e lui con lei, ma la sua ilarità non raggiunse gli occhi che restarono freddi e guardinghi.
"Davvero?" Fece una pausa squadrandomi da capo a piedi dall'alto del suo abito di Armani.
"Beh, può essere, mio padre invita chiunque; anche i poveracci sono ammessi alle sue feste!" Ancora uno sguardo disgustato al mio smoking a noleggio e poi uno a lei, per capire se stesse mentendo o no.
"... e t'importunava?" Aveva deciso di darle fiducia?
"Cosa ti ha chiesto?" il tono tremulo tradì un nervosismo insolitamente sospetto per un uomo alla sua festa di fidanzamento.
I miei sensi si misero sull'attenti, il Maseri nascondeva qualcosa, ma non era abbastanza sveglio o... lucido, da mascherarlo con un atteggiamento amichevole; una persona più accorta non avrebbe mai fatto capire a un giornalista di avere qualche segreto. Elisabetta si voltò verso di lui, bella e altera, sapeva come comportarsi in società e come districarsi da situazioni complesse: la parola che meglio la rappresentava era distacco.
"Tesoro, che ne dici di mostrare al nostro giovane giornalista quanto siamo felici? Non vorrai non dargli materiale per un articolo."
Sorrise fintamente e poi fissò il suo uomo.
"Poverino, dovrà pur guadagnarsi da vivere, in un modo o nell'altro!"
Stronza, pensai. Sei veramente stronza!
Sorrise ancora, questa volta rivolgendosi a me e con un cenno del capo mi congedò. Mano nella mano con il suo futuro marito si avviò verso il centro della sala e, a un suo cenno, la musica iniziò. Restai a lungo a guardare la coppia volteggiare, mentre uno strano senso di disagio si impossessò di me.
Avvertivo la menzogna aleggiarmi attorno.
****
Presente
Mi passai una mano sulla fronte asciugando le gocce di sudore che la imperlavano. Questo viaggio sembrava non avere fine. Ero stanco, avevo dormito poco e male, e i ricordi sembravano gravare su di me con il loro insopportabile peso. Un gravame che, purtroppo, ero costretto a portare da solo.
****
Ventiquattro anni prima
"I miei complimenti Giangi la tua fidanzata è splendida!" La voce del giovane uomo sembrava divertita e beffarda.
Chiuso nel lussuoso bagno di villa Maseri, cercai prestare orecchio alla conversazione che si svolgeva fuori dalla porta.
"Elisabetta... sì, è stata un buon affare!"
"Solo un affare?" l'uomo che parlava con il Maseri aveva un tono scettico nella voce.
"Si!" confermò Giangi con tono fermo e tremendamente freddo.
"Le nostre famiglie avranno reciproco godimento da questa ...unione. Rosati - Stella ripianerà i suoi debiti, la mia famiglia sarà imparentata con uno dei più rispettati e nobili casati milanesi. Questo legame ci consentirà di accedere agli alti scranni del potere economico e politico della città! Marco, ti parlo di potere vero, quel potere che va al di là dei soldi..." Una breve pausa, poi l'uomo chiamato Marco riprese a parlare.
"E la tua donna è al corrente ...dell'affare?"
Maseri rise amaramente, poi il suo tono mutò improvvisamente facendosi aggressivo, irato, instabile.
"Marco, ti assicuro che se questa cosa dovesse uscire fuori tu ne risponderai personalmente a me e la cosa non sarà affatto piacevole. Per te!"
"Calma, Giangi, sai che di me ti puoi fidare!" Il tono dell'interlocutore del Maseri si era fatta leggermente tremula, ma nonostante ciò, continuò a tenergli testa.
"Dalla tua reazione devo dedurre che lei è all'oscuro di tutto..."
"Non avrebbe mai accettato di sposarmi altrimenti. Ho dovuto faticare non poco per conquistarmi la sua fiducia. È così altera, così orgogliosa!"
"E così meravigliosamente bella!" Concluse Marco sfidando le possibili ire del suo amico.
"Possibile che tu non sia attratto da lei?"
Già, com'era possibile non esserne attratti, quando a me era bastato un solo sguardo per sentirmi irresistibilmente calamitato dal magnetismo dei suoi occhi?
"In effetti è una bella puledra, sarà un piacere cavalcarla per un po'... Ma solo quello. Non m'interessa altro. Solo scoparmela. Spero almeno sia brava!"
Un'altra risata, questa volta sguaiata, volgare, viscida, proprio come lui.
"Non dirmi che non te la sei ancora fatta!" La voce dell'uomo chiamato Marco sembrava incredula; non c'era da stupirsi, erano note alla cronaca le sue notti selvagge tra i locali notturni di Milano, le sue frequentazioni con il mondo della prostituzione e della droga.
Provai un moto di compassione per quella giovane, bellissima sconosciuta il cui destino di tristezza e dolore era già segnato.
"Non sarei riuscito a conquistarla se mi fossi comportato come un depravato, saltandole addosso al primo appuntamento!" Un'altra risata a riempire il lussuoso antibagno.
"Ma tu sei un depravato!" Marco rise, poi la sua voce si abbassò facendosi maliziosa.
"Le mie amiche mi hanno raccontato certi particolari su di te..."
Silenzio, poi un tonfo sordo come di un corpo che sbattuto contro una delle porte.
"Senti, Marco, non provare a ricattarmi! Né tu, né le tue amiche." Il tono freddo e tagliente come una lama, era minaccioso e serio.
"Sai che ho abbastanza denaro da zittirvi e non pagandovi una tangente!"
Sentii un brivido lungo la schiena, quell'uomo era pericoloso, più pericoloso di quanto potessi pensare. Era un ragazzino ricco, viziato e con frequentazioni pericolose e questo poteva essere un mix letale per chiunque, soprattutto per l'ignara Elisabetta.
"Ehi calma, amico, so come comportarmi, lo sai vero? Sai che non ti tradirei mai, non mi conviene, sei uno dei miei migliori clienti... ecco, a proposito, che ne dici di farti un tiro? Per fare pace, offro io..."
Ancora silenzio, poi un rumore di metallo sul piano di marmo, poi un'aspirazione e infine un sospiro di sollievo.
"Grazie, Marco, non sarei riuscito a restare in questo posto un momento di più, ora ho la forza di affrontare il resto di questa cazzo di serata!"
Passi, una porta sbattuta, attesa, silenzio. Non c'era più nessuno.
Uscii dal bagno in cui mi ero rinchiuso e inquieto mi diressi verso la sala da ballo. Giangiacomo Maseri ed Elisabetta Rosati - Stella ballavano teneramente abbracciati.
Why Worry cantavano i Dire Straits, perché preoccuparti.
Quando questo mondo sembra cinico e freddo
Il nostro amore splenderà di rosso e d'oro e tutto il resto lo incontreremo strada facendo
Perche preoccuparsi, dovresti ridere dopo il dolore
Il sole dovrebbe splendere dopo la pioggia
Queste cose sono sempre state le stesse
Quindi perche preoccuparsi adesso?
No, lui non provava amore per lei, nessuna tenerezza, nessuna dolcezza. Sentii il sangue ribollirmi nelle vene, Ero davvero preoccupato.
Per lei.
* Why Worry
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