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(La canzone è bella quindi... Boh sentitela mentre leggete :3)
Rakir ignoró totalmente l'angelo dal quale stava ricevendo continue maledizioni con gli occhi. La sua attenzione era catturata da Aur e dalle sangue che scorgava ancora dalle sue ferite alle ali. Lo osservò per poco finchè non si tolse Aster dalla schiena, buttandolo in malo modo a terra e precipitandosi dall'angelo morente. Arrivato sul podio si fermó davanti a lui, cadendo in ginocchio e prendendogli la mano che prima aveva teso verso di lui.
«Tu sei Rakir?» Disse Mikael con aria seccata.
«Sì. Che gli è successo?»
«Lo hanno processato ma grazie a me il Rappresentante non ha potuto finire il suo lavoro»
«Molto modesto. Aur, mi senti?» Rakir gli strinse la mano e Aur la ricambió debolmente, accompagnando il gesto con un sorriso accennato. Il demone a quel punto gli passó una mano tra i capelli e, con quel gesto, sentì gli occhi pizzicargli a causa delle lacrime.
«Senti Rakir... Portalo via, lontano da qui. Io cercherò di placare la popolazione angelica e di trovargli un posto nel cielo» Mentre parlava diede al demone la perla nera che aveva trovato proprio in quel momento assieme ai resti della perla bianca frantumata. Rakir seguì con difficoltà le sue parole e non riusciva a capire cosa intendesse. Mikael inoltre lanció uno sguardo verso Aster, il quale era ancora immobile a terra. La recisione del legale con Aur aveva danneggiato anche lui.
Rakir tolse il corpo di Aur dalle braccia del fratello e, facendo attenzione alle sue ali ormai pendenti, lo prese tra le proprie. Le mani si serrarono sull'angelo dopo aver preso la perla.
«Adesso va, mi faró aiutare dal soldato che hai portato qui. Sbrigati»
Rakir annuì e si alzó ma di prendere il volo verso il confine, riguardó il volto di Aur e incrociando il suo sguardo, anche se spento, non potè fare a meno di sorridere. I suoi occhi, anche se segnati dal dolore, conservavano sempre il loro colore che lo avevano sempre attirato.
Il demone allora cominciò a volare velocemente mentre le sue mani si sporcavano del sangue dell'angelo. Incurante di questo proseguì, finchè non riuscì ad intravedere le fiamme rosse e i fumi del suo mondo. Aumentó la velocità del volo ma la mano di Aur gli si posò sul petto, chiudendosi piano nel tentativo di richiamare la sua attenzione.
«Rakir ti prego... Posami a terra»
«Ti porterò all'Inferno. Sono sicuro che Lucifero o... Mio fratello ti aiuteranno»
«No! Ho detto andiamo giù»
Rakir notó lo sforzo di Aur di mantenere un tono fermo e severo, allora sospiró e cominciò a planare lentamente verso il suolo.
«Sicuro Aur?»
L'angelo non parló ma si limitò a guardarlo con determinazione.
Il demone arrivó fino ad una piccola radura ancora verde, rigogliosa e ricca di energia angelica. Rakir per un attimó sperò che quel posto avesse potuto aiutare il suo angelo a rimettersi in sesto ma l'espressione che questo fece quando atterrarono non fu di sollievo. Il demone si inginocchiò, sollevando delicatamente Aur per la schiena con una mano, per poterlo guardare in volto. L'angelo emise un sospiro rilassato e prese piano la mano del demone. Questo rimase sorpreso del gesto ma ricambió la presa.
«Rakir... Io sto morendo»
«Non dire bugie... Tu non puoi morire! Io poi che farò da solo?» Rakir abbassó man mano il tono della voce mentre una lacrima gli scese solitaria da un occhio. Aur gli lasciò la mano e la portò sulla sua guancia, asciugando i resti bagnati. Cercava di tenere un piccolo sorriso anche se stringeva i denti a causa del dolore che provava ad ogni movimento che faceva.
«Gli angeli non sono come voi, se gli tagli le ali, anche solo una, saranno destinati alla morte. Sono una delle nostre fonti vitali»
La voce dell'angelo si fede sempre più debole e i suoi occhi cominciarono ad riempirsi di lacrime.
«Tu non puoi lasciarmi solo! Io che faró senza te? Dimmelo! Un angelo non puó vivere senza una ragione di vita... Allora è inutile diventare un angelo. Senza te, che ormai sei diventato così importante per me, è tutto inutile»
«Non complicare le cose. Io continueró a vivere, non qui ma lo faró... E voglio che tu faccia la stessa cosa. Io non sono un normale angelo, ma un cherubino e ho molto potere. In qualche modo vedrai che tornerò»
«Davvero? Promesso?»
Aur continuó ad accarezzargli una guancia mentre con l'altra mano gli prese quella che conteneva la perla.
«Rakir questa è la tua perla. Da adesso sei un angelo. Tra non molto spariró e spero che tu avrai le mie ali» L'angelo sorrise nuovamente e questo bastó al demone per avvicinarsi al suo viso con il proprio. Dapprima i loro nasi si scontrarono, suscitando una lieve risata di Aur, ma quando le loro labbra si unirono ci fu un grande silenzio scandito solo dal fruscio degli alberi e dai loro respiri. Quel contatto non provocava dolore ma era caldo, piacevole; entrambi in fondo lo aspettavano da molto. Durante il bacio Rakir strinse ancora di più l'angelo, facendo aderire i loro corpi.
Dopo poco Aur si allontanó dalle labbra dell'altro a causa di una fitta al petto. Serrò una mano sul suo braccio a causa del dolore ma riuscì comunque a guardare Rakir.
«Devi vivere Rakir. So che è difficile ma... Fallo per me, ti prego» Aur divenne man mano sempre più pallido finché non chiuse lentamente gli occhi. Il suo respiro divenne sempre più irregolare.
«Per te lo farò ma ti prego... Non lasciarmi da solo» Rakir trattenne le lacrime per parlare, finchè non sentì il corpo di Aur abbandonarsi tra le sue braccia, immobile e con gli occhi chiusi. La sua espressione era come serena ma il demone non seppe fermare tutte le lacrime che aveva bloccato fino a quel momento. Scendevano lente e calde dai suoi occhi, andando ad infrangersi anche sul corpo dell'angelo. Rakir chiamava il suo nome, lo implorava di risvegliarsi anche se sapeva che era totalmente inutile. Strinse Aur più che potè e tra i singhiozzi e gli occhi appannati dalle lacrime non riuscì ad accorgersi che il corpo stava diventando sempre più bianco e luminoso. Quando finalmente se ne rese conto, si allontanó di poco in modo da poter vedere un'ultima volta il suo viso visto che aveva capito che era arrivato il momento di cui Aur stava parlando. Il corpo divenne talmente luminoso che Rakir fu costretto a chiudere gli occhi finchè non sentì più il suo peso; a quel punto riaprì gli occhi. Davanti a lui c'era della polvere luminosa che, sospinta dall'aria, si muoveva attorno a lui. Un pó si posó sulle sue mani, altra sulla sua testa e alcuni granelli rimasero incastrati fra le sue ali.
Rakir sembró incantato da quello spettacolo costituito da granelli luminosi che danzavano con fare quasi giocoso nell'aria. D'un tratto notó qualcosa di luminoso alle sue spalle e, non appena si giró, notó che le sue ali erano completamente immerse nella luce. Potè notare il cambiare della loro forma e quando provó a toccarle vide che le sue mani non erano più nere, ma di una carnagione chiara. Istintivamente portò le mani alla testa e accolse con un grande sorriso l'assenza delle corna. Decise di alzarsi e, in quel momento, la luce attorno alle sue ali svanì, lasciando il posto ad imponenti ali piumate nere dalla forma simile a quella di Aur.
Rakir le battè un pó e, sentendosi subito a proprio agio, alzó il volto al cielo. Le nuvole grigie erano completamente sparite e avevano lasciato il posto ad un magnifico cielo blu scuro costellato di stelle luminose. L'ormai ex demone aguzzó meglio lo sguardo e notó una stella non molto grande ma comunque particolarmente brillante.
«Vivró per te. È una promessa Aur»

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