'Personaggi con disturbi mentali: maneggiare con cura!' di Ciscandra

'Personaggi con disturbi mentali: maneggiare con cura!' di Ciscandra

Creatura pantofolaia ormai alla fine del quinto anno di Psicologia Clinica nella città della Mole Antonelliana, si diletta in digitazione frenetica di lettere a caso (a volte anche accostando parole senza senso). Vive in una piccola torre - dal tetto appuntito e senza qualche tegola nera - dell'Asylum for Mad Muffins, in cui, sommersa dai suoi mille quadernetti, fogli strappati, post-it e immagini volanti, cerca di portare alla luce il viaggio di Ciscandra. Cuoca occasionale per la mensa dell'Asylum (perché cucina quasi sempre la Donna-Orologio), sopporta gli ululati-gorgheggiamento della drag queen Dalila (a cui cerca di porre fine inutilmente con grosse pizze rabbiose contro il muro) e sta cercando un metodo per non trovare alla mattina il bagno sempre occupato da Fairy che si incipria. Forse un giorno - dopo innumerevoli e pericolosi viaggi nell'anima - diventerà una buona psicoterapeuta (chi lo sa? - correte ai ripari!).

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Cis e tutto l'Asylum supporta con gioia questa bella iniziativa! I social network come Wattpad (per quanti lati negativi abbiano) se usati bene possono anche unire le persone in una visione di crescita, portare informazione e conoscenza, e supportare la scrittura di chi cerca con passione di portare qualcosa di valido al mondo! Penso quindi, che sia vitale la presenza di progetti come LinkS, che cercano di valorizzare queste persone!

Salve Mad Muffins!

Mi è stato detto di fare un tema, così scriverò un po' a ruota libera (della serie che se avete qualcosa di meglio da fare - come strigliare il gatto o aprire la porta del frigo per sgranocchiare qualcosa - potete interrompere qui! Ovviamente io aprirei il frigo se fossi in voi - i gatti lasciateli in pace a fare il loro buon lavoro da spie internazionali).

Tempo fa ho iniziato (ormai quasi da un annetto) a scrivere una storia che accenna anche al tema delle malattie mentali. Un po' perché è ciò che ogni giorno studio e cerco di comprendere per un futuro lavoro, un po' perché ho attraversato tanto buio, tanti proiettili e guerre perse, e vorrei donare in una storia il mio dolore rielaborato come un'occasione di crescita.

«Ciscandra» tenta di essere un po' un viaggio che parla di tutti noi, e prova a dare spazio a quelle ferite che custodiamo nel nostro cuore crescendo, quelle che se onorate, ci portano a diventare alti alberi con radici nelle stelle.

Forse è una storia che cerca anche timidamente di mostrare, che non c'è questo immenso abisso tra noi e un malato di mente, che tutti noi abbiamo alcune parti malate a cui va data attenzione, e che amarsi realmente e per quello che si è, è qualcosa di tremendamente difficile. Ci vuole tantissima pazienza e costanza, tantissima resistenza e fiducia.

Ok, mò basta!

Mettiamo da parte questo spazio pubblicità (era solo per farvi capire perché ho deciso di parlare di ciò che leggerete ora).

Come va con la strigliata del gatto?

Comunque, vorrei scrivere riguardo a una cosa che mi ha colpito qui su Wattpad.

A volte sbircio alcune os o libri, in cui sono trattate le malattie mentali in modo ancora un po' superficiale e stereotipato (vuoi per inesperienza o perché ci sono molti aspetti e sfumature che andrebbero approfonditi).

Sia chiaro! È indubbio che la malattia mentale sia un tema difficilissimo da affrontare!

Ma in queste storie sembra che il malato mentale venga usato per descrivere il senso di sofferenza, estraneità, impotenza e terrore, che è normale provare in alcuni periodi della nostra vita (come quando ci addentriamo per la prima volta nel mondo degli adulti, lasciando alle nostre spalle un'infanzia più o meno felice).

In sostanza, quello che leggo spesso (ma non in tutti i libri di Wattpad, sia chiaro!) sono i pensieri e le angosce di un normale adolescente con un'aggiunta di uso di droghe, sbalzi d'umore e autolesionismo qui e là.

Però ecco che subito spuntano le parole «depresso», «bipolare», «borderline».

Sono triste quindi ho «una depressione maggiore».

Cambio continuamente umore, quindi sono «bipolare».

Mi sento instabile, sono incazzato e mi taglio, quindi sono «borderline».

Questo, secondo me, non è parlare di malattie mentali.

Nel periodo dell'adolescenza è normale essere incazzati come delle iene, sentirsi degli alieni incompresi, soli, a volte sfigati e invisibili, o sentirsi vicino a un limite, oltre al quale ci aspetta qualcosa che fa paura (bah, non so quando termini l'adolescenza eh, ma io a quindici anni mi sentivo così. E vi assicuro che purtroppo, anche oltrepassato quel periodo, ritorna molte volte un senso di estraneità e di dolore che accompagna).

Tuttavia ci tengo a dire che scrivere della malattia mentale non è appiccicare l'etichetta di «malattia» a una tristezza lancinante, alla rabbia che ci pugnala lo stomaco, o al sentirsi fuori da un mondo che ruota troppo velocemente.

Perché se no si trasmette l'idea che tutti i sentimenti e i vissuti normali, che ci travolgono in un momento di immensa trasformazione o dolore, siano patologici!

E in più si trasmette l'idea che per parlare di malattia basti aggiungere a un dolore una spolverata di sintomi a caso (perlopiù con informazioni scaricate da internet ed errate), e liste di comportamenti estremi (tagliarsi, drogarsi, abuso di alcol, non mangiare ecc).

In un momento in cui la vita ci piomba violenta addosso, lasciandoci da soli nel buio, è normale fare alcuni pensieri, sentirsi tremendamente isolati, non riuscire a comunicare ciò che si prova, aver paura di un futuro che trema fortemente sotto i nostri piedi per nascere prepotente in noi.

È normale identificarsi un po' ai rifiutati, ai malati mentali, agli alieni, ai diversi, agli incompresi. Perché è proprio così che ci si sente: irraggiungibili, con un'innocenza strappata che nessuno può più ricomporre, e che dobbiamo cullare tra le braccia.

Quello che voglio trasmettervi non è che è sbagliato scrivere delle malattie mentali!

Non è che alcuni possono farlo ed altri no!

Io incoraggio chiunque si senta mosso nella sensibilità da questi temi a scriverne, perché secondo me non esiste un limite d'età per parlare di queste cose.

Ci sono esseri umani con un sentire amplificato, che riescono a cogliere il senso di queste cose al di là di quanto tempo ha la pelle che indossano.

Certo, forse un adulto avrà una visione diversa e più profonda di alcuni aspetti (perché sarà maggiormente consapevole di sé - non sempre eh! Non accade a tutti, purtroppo, di approfondire la propria conoscenza!), però è importante che le persone più giovani siano spronate a parlarne, a esplorare anche queste dimensioni di vita.

Quello che semplicemente voglio dire è che a volte, forse, non serve la malattia mentale per trasmettere quanto devastante, caotico e ricco sia il periodo dell'adolescenza.

Non serve appicciare a dei personaggi il termine «borderline» o «bipolare» per cogliere l'enormità di questo tratto della nostra vita, che ci travolge con tutte quelle ferite inaspettate pronte a sbocciare.

Quello che mi pare di vedere è che c'è troppo automatismo nell'uso delle malattie mentali per parlare di ciò che si prova semplicemente crescendo.

Quello che a volte leggo è che una ragazza che cambia umore è subito bipolare. Una ragazza di mal umore che si taglia è subito borderline (e attenzione non sto dicendo che l'autolesionismo, da solo, non sia un qualcosa di importante! Anzi! È un segnale che va colto con la massima attenzione e cura! Tuttavia non basta questo per descrivere ciò che vive una persona borderline).

In questo modo si tratta, superficialmente ed erroneamente, un qualcosa di molto più profondo e delicato, e il vero e complesso universo della malattia mentale non viene mai sfiorato.

Tutto quello che posso dirvi con il cuore è questo: se sentite con tutta la vostra anima che dovete scrivere a proposito di questi temi, fatelo!

Se decidete di coinvolgere nella vostra storia una persona che ha un disturbo mentale, cercate però di prendervene cura, e di avere sempre un po' di attenzione e rispetto per lei.

Ciò significa che dovete prendervi a cuore questo compito, e quindi investire del tempo per informarvi seriamente su questi disturbi (e non con qualche ricerca su internet, su cui girano sempre tante informazioni sbagliate! O leggendo la pagina di Wikipedia con i sintomi!), ma procurandovi del materiale da manuali affidabili, leggendo tantissimi libri differenti, cercando testimonianze ecc.

Cercate di fare sempre il meglio che potete, cercate di capire veramente cosa può provare sulla pelle una persona con quel disturbo, come bisbiglia il mondo che ha attorno.

E certamente non scriverete la verità, né coglierete la totale complessità del vissuto di quella persona, ma in primo luogo non darete informazioni sbagliate o sommarie, e in secondo luogo non minimizzerete questo tema delicato, né il vissuto di quell'individuo.

Tenete sempre conto che state parlando di disturbi che hanno persone reali. Visto il dolore e la sofferenza soverchiante che provano ogni giorno nella realtà, meritano un po' di rispetto e serietà se volete parlare della loro condizione.

Quindi, se volete inserire nei vostri libri persone con un disagio mentale, fatelo, ma vi prego: cercate di stare loro vicino.

Creare un personaggio è sempre creare qualcosa di reale, forse in una dimensione a noi invisibile, ma è sempre dare vita a una realtà, e se si decide di far sanguinare quella realtà, allora bisogna anche assumersene la responsabilità.

Per questo bisogna stare tanto attenti e in ascolto quando si dà vita a qualcosa, perché si vanno a toccare anche parti molto fragili di noi stessi. Non crediate che i vostri personaggi, solo perché sono sulla carta, non siano reali! Hanno invece molta forza e rispecchiano parti di voi da conoscere e trattare con cura.

Tutto quello che ho scritto è solo un mio pensiero da essere umano!

Io non sono un giudice supremo della psicologia, non sono nulla, solo vedo e vivo accanto a queste persone umanamente, e penso sempre che, se io mi trovassi in una condizione di sofferenza così e leggessi un libro che tratta il mio dolore minimizzandolo o comparandolo a «un'adolescenza tormentata», mi ferirebbe molto, oppure mi sentirei solo ancor più alienata dalla vita e distante dagli altri di quanto non lo sia già.

Come scrittori si ha la possibilità di far svagare le persone (che è una cosa bellissima!), ma forse sarebbe bello anche far riflettere e mostrare un po' di verità, senza fuggire troppo dalla realtà che, per quanto a volte insopportabile, è il mondo in cui abitiamo.

Ps. Vi lascio il video di una ragazza (la trovo carinissima :)) che parla del suo disturbo bipolare (di tipo II). L'ho trovato molto bello come testimonianza!

[Dovrebbe esserci un GIF o un video qui. Aggiorna l'app ora per vederlo.]

Adieu,

Cis.

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